Ai REFERENDUM del 12-13 Giugno 2011 io voto SI alla Abrogazione : NUCLEARE, ACQUA 1, ACQUA 2, LEGITTIMO IMPEDIMENTO

No alla chiusura dell'ILVA Taranto,lo stabilimento è Ricchezza,finchè Vive possiamo disinquinare,altrimenti muore la Citta!. Pdf Ascolta http://consulenteambientale.eu

S. Messa Quotidiana Registrata a Cristo Re Martina F. Mese di Maggio 2011 Pubblicata anche su YOUTUBE http://www.youtube.com/user/dalessandrogiacomo Vedi e Ascolta cliccando sul giorno Do01. Lu02. Ma03. Me04. Gv05. Ve06. Sa07. Do08. Lu09. Ma10. Me11. Gv12. Ve13. Sa14. Do15. Lu16. Ma17. Me18. Gv19. Ve20. Sa21. Do22. Lu23. Ma24. Me25. Gv26. Ve27. Sa28. Do29. Lu30. Ma31. Aprile 2011 Ve01. Sa02. Do03. Lu04. Ma05. Me06. Gi07. Ve08. Sa09. Do10. Lu11. Ma12. Me13. Gi14. Ve15. Sa16. Do17. Lu18. Ma19. Me20. Gi21. Ve22. Sa23. Do24. Lu25. Ma26. Do27. Lu28. Ma29. Me30. Marzo 2011 Ma01. Me02. Gv03. Ve04. Sa05. Do06. Lu07. Ma08. Me09. Gv10. Ve11. Sa12. Do13. Lu14. Ma15. Me16. Gv17. Ve18. Sa19. Do20. Lu21. Ma22. Me23. Gv24. Ve25. Sa26. Do27. Lu28. Ma29. Me30. Gi31. Febbraio 2011 .Ma01. .Me02. .Gi03. .Ve04. .Sa05. .Do06. .Lu07. .Ma08. .Me09. .Gi10. .Ve11. .Sa12. .Do13. .Lu14. .Ma15. .Me16. .Gi17. .Ve18. .Sa19. .DO20. .Lu21. .Ma22. .Me23. .Gi24. .Ve25. .Sa26. .Do27. .Lu28. Gennaio 2011 Sa01. Do02. Lu03. Ma04. Me05. Gv06. Ve07. Sa08. Do09. Lu10. Ma11. Me12. Gv13. Ve14. Sa15. Do16. Lu17. Ma18. Me19. Gi20. Ve21. Sa22. Do23. Lu24. Ma25. Me26. Gi27. Ve28. Sa29. Do30. Lu31. Dicembre 2010 Me 01. Gv02. Ve03. Sa04. Do05. Lu06. Ma07. Me08. Gv09. Ve10. Sa11. Do12. Lu13. Ma14. Me15. Gv16. Ve17. Sa18. Do19. Lu20. Ma21. Me22. Gv23. Ve24. Sa25. Do26. Lu27. Ma28. Me29. Gv30. Ve31. Novembre 2010 Lu 01. Ma02. Me03. Gv04. Ve05. Sa06. Do07. Lu08. Ma09. Me10. Gv11. Ve12. Sa13. Do14. Lu15. Ma16. Me17. Gv18. Ve19. Sa20. Do21. Lu22. Ma23. Me24. Gv25. Ve26. Sa27. Do28. Lu29. Ma30. Ottobre 2010 Ve01. Sa02. Do03. Lu04. Ma05. Me06. Gv07. Ve08. Sa09. Do10. Lu11. Ma12. Me13. Gv14. Ve15. Sa16. DO17. Lu18. Ma19. Me20. Gi21. Ve22. Sa23. Do24. Lu25. Ma26. Me27. Gv28. Ve29. Sa30. Do31. Settembre 2010 Me 01. Gi02. Ve03. Sa04. Do05. Lu06. Ma07. Me08. Gv09. Ve10. Sa11. Il Sito Ufficiale della Parrocchia Cristo Re Martina F. è http://www.parrocchie.it/martinafranca/cristore.it Il Canale YOUTUBE di CRISTO RE è http://www.youtube.com/results?search_query=cristoremartina&aq=f Vedi La PASSIONE http://www.youtube.com/watch?v=sjt8rPDLYlY

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Parrocchia Cristo Re Martina

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CHIESA CATTOLICA

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http://www.fratiminori lecce.org/node/342

http://www.siticattolici.it/

Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2011-05-17 ad oggi 2011-06-10 Sintesi (Più sotto trovate gli articoli)

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2011-05-15-16 e 2°turno Ballottaggio 29-30 Maggio

Elezioni Amministrative - Ballottaggi

Comunali

Milano PisapiaCentrosinistra 55,1% MorattiCentrodestra 44,9%

Napoli De MagistrisIdv-Sinistra 65,4% LettieriCentrodestra 34,6%

Cagliari ZeddaCentrosinistra 59,4% FantolaCentrodestra 40,6%

Trieste CosoliniCentrosinistra 57,5% AntonioneCentrodestra 42,5%

Grosseto BonifaziCentrosinistra 57,3% LoliniCentrodestra 42,7%

Varese OprandiCentrosinistra 46,1% FontanaCentrodestra 53,9%

Novara BallarèCentrosinistra 52,9% FranzinelliCentrodestra 47,1%

Cosenza PaoliniIdv-Sel-Verdi 46,7% OcchiutoCentrodestra 53,3%

ST

DG

Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

41° Anniversario - SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

Provinciali

Trieste PoropatCentrosinistra 58,7% RetCentrodestra 41,3%

Pavia BosoneCentrosinistra 51,2% InvernizziCentrodestra 48,8%

Napoli De MagistrisIdv-Sinistra 65,4% LettieriCentrodestra 34,6%

Mantova PastacciCentrosinistra 57,3% FavaCentrodestra 42,7%

Vercelli BobbaCentrosinistra 49,1% VercellottiCentrodestra 50,9%

Ragusa GuastellaCentrosinistra 36,0% DipasqualeCentrodestra 56,7% BattagliaCentro 7,2%

Eletti al 1° Turno:

Torino FassinoCentrosinistra 56,7% M. CoppolaCentrodestra 27,3%

Bologna MerolaCentrosinistra 50,5% BernardiniCentrodestra 30,4%

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2011-05-15 1° Turno, 15, 16 Maggio

Milano PisapiaCentrosinistra 48,0% MorattiCentrodestra 41,6%

Napoli MorconeCentrosinistra 19,1% LettieriCentrodestra 38,5% De MagistrisIdv-Sinistra 27,5%

Torino FassinoCentrosinistra 56,7% M. CoppolaCentrodestra 27,3%

Bologna MerolaCentrosinistra 50,5% BernardiniCentrodestra 30,4%

Trieste CosoliniCentrosinistra 40,7% AntonioneCentrodestra 27,6%

Cagliari ZeddaCentrosinistra 45,2 FantolaCentrodestra 44,7%

Capoluoghi, 13 a 4 per il centrosinistra Altri 13 comuni andranno al ballottaggio

Primo bilancio delle principali sfide. Partite già chiuse per il rinnovo di 17 amministrazioni. Tre ribaltoni a due per l'opposizione. Secondo turno in bilico a Trieste e Cagliari. Stop che pesano per la maggioranza a Varese e Novara

Internet, l'informatore, ll Giornalista, la stampa, la TV, la Radio, devono innanzi tutto informare correttamente sul Pensiero dell'Intervistato, Avvenimento, Fatto,

pena la decadenza dal Diritto e Libertà di Testimoniare. Poi si deve esprimere separatamente e distintamente il proprio personale giudizio.

 

 

Per conoscer le mie idee Vedi il "Libro dei Miei Pensieri"html PDF

Il mio commento sull'argomento di Oggi è :

Martina F. 2011-05-31

Oggetto: Ripartiamo 4 già da OGGI per il FUTURO : REFERENDUM SI-SI-SI-SI, Milano-EXPO-Società di Ingegneria, Napoli-RIFIUTI 90% Subito, Torino,Bologna…Regioni, Lanciamo Insieme piano Sviluppo Alternativo a Governo, STUDENTI+LAVORATORI+IMPRESE+PENSIONATI+Giustizia = + FUTURO, +RIPRESA, + Legalità

Gent.mi e Carissimi Condottieri Vittoriosi, ora si fa Seriamente l'Italia rispolverando quello Spirito che gli Elettori hanno riscoperto dando a Voi il Massimo della Fiducia.

 

Pisapia,

lancia subito la Sfida partendo dal Controllo della EXPO, costituissci immediatamente una Società di Ingegneria che Coordini tutta le Relative Attività, verifichi la Bontà dei Programmi, la Correttezza dei Conti Economici, consenta la partecipazione fattiva, competente ed innovativa a tutte le regioni e città d'Italia, oltre che a tutte le Imprese, per una riuscita planetaria dell'evento.

Verifica Immediatamente le reali sigenze della Metropolitana M4, con una indagine seria sui flussi giornalieri di lavoratori, fatti aiutare dagli Studenti, che coinvolti nel il tempo pieno, possono essere una validissima risorsa di Energie, Iniziative e Lavori a costi bassissimi, inserendoli nei rilievi statistici, gestione e monitoraggio online degli Appalti, costi di gestione enti, riduzioni spese sanitarie per le prenotazioni online delle visite, la gestione delle ricette relative alle malattie croniche…

Lancia la costituzione di una Banca del Lavoro Sociale, coinvolgendo Lavoratori super esperti in Cassa Integrazione, Mobilità, Pensione, per la fornitura di di Lavoro altamente qualificato a costi bassi, per trasferire Know-How con il Tempo Pieno degli Istituti Superiori, per l'esecurione di Lavori Socialmente Utili liberando capitali da destinare ad investimenti reali, ed a incrementare Servizi Sociali Diversamente non fruibili da parte della collettività. Così facendo si potrebbe recuperare almeno un 10% del PIL ( Frazione relativa a Milano, ma ciò vale per tutta Italia )

Si ridiscuta inoltre del 8% che risulta essere di oltre 144 Mln di euro, chiedendo un contributo da gestire direttamente con rappresentanti della Comunità.

 

 

 

 

 

 

 

Martina F. 2011-05-26

Oggetto: Ripartiamo 3 già da OGGI per il FUTURO : STUDENTI+LAVORATORI+IMPRESE+PENSIONATI+Giustizia = + FUTURO & +RIPRESA meno Corruzione, - Mafia, -Delitti, -Concussioni, così da OGGI con Torino, Bologna, Milano, Napoli e Tutte le Nuove Amministrazioni

 

Candidati Sindaci e Sindaci Eletti, INVESTITE negli STUDENTI, nei Lavoratori, nelle Imprese, nella Giustizia,

COINVOLGETE:

  • Gli Studenti, non lasciandoli alla mercè della Gelmini e di questo Governo che li vuole mantenere ignoranti favorendo la Dispersione Scolastica, allungando i tempi di inserimento nel Mondo del Futuro con +2 anni negli Istituti Tecnici Superiori, parcheggiandoli in una Università degradata. Invertite la tendenza lanciando Voi il Tempo Pieno perché i GIOVANI possano esprimere da subito tutte le le loro immense energie potenziali e possano contribuire da subito con Servizi Reali alla collettività, alle Imprese, negli Appalti, nella Gestione OnLine degli Enti
  • I lavoratori & Imprese Liberandole dal Giogo della Corruzione, Mafia, Concussione, aiutando la Giustizia a Celebrare i Processi in tempo reale, perché si recuperi al Reddito Reale il Maltolto, il Sommerso, il Gioco al Massacro del Ritardo nei Pagamenti delle Fatture o del Lavoro Onesto. Così si restituirà fiducia nello Stato di Diritto e ci sarà una accelerazione del 1000% nella Circolazione del Denaro ( rispetto a processi che durano decenni, crediti che si prescrivono con i processi, mentre si accumulano debiti verso il Fisco per colpa dei delinquenti che invece gongolano e si fanno forti sui deboli )
  • I Futuri Pensionati Virtuali, come me, che potranno ricevere la Giusta Pensione Reale solo dopo un anno grazie a questo Governo dei Ricchi ( un Mln di Pesionati Virtuali all'anno danno un contributo in tasse allo stato dei ricchi di 15 Mld di euro, in 5 anni sono ben 75 Mld !

  • I Pensionati Reali, che rischiano di vedere svalutate le loro Pensioni se non riparte la Ripresa e se non si versano i contributi dei Giovani Lavoratori precari, che finiranno per pesare sulle pensioni sociali ( sempre e solo dell'INPS dei lavoratori onesti e non sulle pensioni dei RICCHI )
  • I Giovani Lavoratori costretti a lavorare per salari da fame e contratti capestro senza futuro, perchè si schierino con chi vuole un Lavoro Dignitoso e Professionale per Tutti a Garanzia di Salari Competitivi grazie alla Ricerca, Innovazione Tecnologica, Know-How, alla pari del lavoro tecnologicamente evoluto delle Grandi Nazioni alle quali dobbiamo fare riferimento, invece che a quelle del terzo mondo a cui ci vogliono poragonare
  • I Cittadini nella Elezione diretta e controllo degli Amministratori degli Enti e Società Pubbliche
  • La Collettività per una Banca del Lavoro, che con il Volontariato si occupi del Sociale, per manterenre Servizi e Prestazioni che potrebbero essere a rischio nel rientro dal Debito cresciuto di 300 Mln per colpa di una Politica Incapace di Programmare Sviluppo. Il risparmio dovrà essere reinvestito per il rilancio della Produzione, insieme ai risparmi ed i recuperi dalla Corruzione, Lavoro Nero, controllo e selezione oculata degli Appalti, dai quali dovranno essere categoricamente escluse le società anonime e quelle a contetinori Box di soci occulti e malavitosi.
  • Date un segnale chiaro e forte che saranno costituite società multiregionali nei settori dell'Acqua, Energia, Agricolture, Alimentazione, Salute, Trasporti, Servizi, Formazione, Ricerca, Innovazione, ecc. E non dimenticate che i proventi della Ricerca, dei Brevetti, devono essere della collettività e non devono svanire nelle mani d della corruzione e delle Multinazionali.

Coinvolgendo queste forze su giusti obbiettivi date loro il paspartou per il FUTURO a partire da OGGI

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

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Martina F. 2011-05-21

Oggetto: Ripartiamo 2 già da OGGI per il FUTURO : Dalla SCUOLA - Torino, Bologna, Milano, Napoli e le Nuove Amministrazioni

Candidati Sindaci e Sindaci Eletti, INVESTITE e COINVOLGETE i GIOVANI,

Convocate immediatamente per Martedì Assemblee Cittadine con gli STUDENTI delle SUPERIORI ed UNIVERSITARI,

chiamate insieme Rappresentanti dei SINDACATI, delle IMPRESE, degli Ordini Professionali ( Periti Industriali, Geometri, Ragionieri, ecc.),

per Concordare Percorsi Formativi Complementari, da attuare da Settembre con il TEMPO PIENO in tutti gli ISTITUTI e LICEI,

e Stage per gli UNIVERSITARI

Chiedete agli ORDINI PROFESSIONALI il RICONOSCIMENTO della FORMAZIONE ATTUATA con il TEMPO PIENO come TIROCINO ABILITANTE all'ESERCIZIO delle PROFESSIONI

Chiedete agli IMPRENDITORI il RICONOSCIMENTO del TIROCINIO a MASTER FORMATIVI

Chiedete ai Sindacati accordi per l'Impiego nei Percorsi Formativi di Personale Altamente Specializzato del Mondo del Lavoro in Mobilità, Cassa Integrazione, Unitamente a Liberi Professionisti di notevole Esperienza, consentendo l'Integrazione delle Indennità per raggiungere i Livelli Economici Salariali Normali

Chiedete Agli Enti ed Imprese Pubbliche di consordare con gli Istituti Attività Lavorative che consentano la messa in rete di tutte le Attività Amministrative ( Compreso l'Informatizzazione del Rapporto con i Cittadini) ed Economiche ( Bilanci, Gestione, Spese dettagliate, ecc. ), Trasparenza della Gestione in Rete e degli Appalti ( Verifiche Progetti, Rispondenza a Richieste Economiche-Sociali, Congruità Economica, Verifiche Composizioni Societarie Appaltatori, Controllo Forniture, Lavori, Collaudi, Monitoraggio Risulteti Tecnico-Economici, ecc.), Verifiche Tecniche-Burocratico-Amministrative e di Sicurezza di tutte le Attività Economiche del Territorio per ridurre drasticamente le tempistiche e rendere attuabili le Autorizzazioni delle relative Attività nei tempi Tempi di 1-2 Settimane, massimo 1-2 Mesi per quelle Complesse

Per Esempio negli ITIS, Istituti Tecnici Industriali, gli Studenti possono essere Formati Professionalmente per:

  • Gli Informatici, per tutte le Attività di Messa in Rete Internet, Informatizzazxione e Gestione Centri Servizi
  • Gli Elettrotecnici, Meccanici, Termotecnici, per le Verifiche Progettuali delle relative Specializzazioni, le attività inerenti le pratiche della L 37/08, Prevenzione Incendi, Sicurezza…
  • I Geometra per le Relative Mansioni, Pratiche Civili, Prevenzione Incendi, Sicurezza, ecc.
  • I Ragionieri per la Elaborazione e Verifiche dei Bilanci
  • Gli Studenti delle Altre Specializzazioni e quelli dei Licei, ciascuno nei setteri nei quali normalmente trovano occupazione

Nelle Assemblee Stilerete dei Documenti Programmatici che saranno il Vs. Breviario per le INIZIATIVE che consentano il FUTURO dei GIOVANI e Ns. a Partire da Oggi.

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

 

 

 

Martina F. 2011-05-19

Oggetto: Ripartiamo da Torino, Bologna, Milano, Napoli già da OGGI per il FUTURO

Ripartiamo da Torino, Bologna, Milano, Napoli già OGGI per il FUTURO,

VALORIZZANDO le GRANDI INESPRESSE ENERGIE dei GIOVANI, TRASFERENDO LORO l'ESPERIENZA dei LAVORATORI e degli ANZIANI,

per far RINASCERE lo SPIRITO degli ITALIANI nella LEGALITA',

LIBERANDO MILANO, il NORD, l'ITALIA, le ATTIVITA' ECONOMICHE dall'ABBRACCIO ASFISSIANTE della MAFIA e CORRUZIONE,

VALORIZZANDO la PROFESSIONALITA', INCORAGGIANDO le IMPRESE,

FAVORENDO le INIZIATIVE SANE del TESSUTO ECONOMICO SOCIALE per uno SVILUPPO SOSTENIBILE,

con il RISPARMIO ENERGETICO SPINTO in tutte le ATTIVITA', REINVENTANDO le ENERGIE ALTERNATIVE,

FORNENDO RICERCA, SERVIZI e SICUREZZA ad IMPRESE e CITTADINI,

per AUMENTARNE le ASPETTATIVE MIGLIORANDO la QUALITA' della VITA nel LAVORO, nell'AMBIENTE,

COSTRUENDO la PACE con il DIALOGO, il TRASFERIMENDO di CULTURA ITALIANA, FORMAZIONE, LAVORO

COME ponte ITALIANO di EUROPA ai PAESI del MEDITERRANEO, AFRICA, MEDIO ORIENTE, BALCANI, ASIA, MONDO.

Per fare tutto ciò le nuove amministrazioni si propongano di:

  • Aiutiare la Giustizia fornendo alla Magistratura supporto con Magistrati, Cancellieri e Personale Ausiliario, da assumere a tempo determinato da parte dei Comuni a Supporto della Magistratura, per accelerare tutti i nuovi processi, da tenersi in tempo reale: rito immediato e sentenza esecutiva entro 1 mese dalla contestazione della Fattura di pagamento, del Lavoro non pagato, dell'illecito licenziamento, della Frode, della Corruzione, del furto !

Con l'accelerzione di tutti i nuovi processi a favore delle Aziende Sane ed Oneste, dei Lavoratori, contro la Corruzzione, ecc. l'Economia e la Sicurezza daranno un impulso notevole alla ripresa economica ed agli investimenti

  • Monitorare tutti gli appalti verificando con non siano presenti soci occulti collegati a Mafia (esclusione dagli appalti di società con soci azionari anonimi), inserimento in rete di tutte le fasi relative agli Appalti, dal Progetto al collaudo, costi, spese, risultati, ecc.
  • Favorire il Tempo Pieno nelle Scuole Superiori con Programmi Mirati al Trasferimento, a costi ridotti, del Back-Ground e l'Esperienza con l'utilizzo dei personale esperto in Mobilità, Cassa Integrazione, Pensione
  • Creare Economia e Valore Aggiunto Utilizzando il Percorso Formativo del Tempo Pieno per in
  • Realizzazione di Centri Servizi per la Collettività
  • Informattizzare e Rendere Pubblico e Trasparente tutti gli Appalti, dal Progetto, alla Gara, alla Liberazione delle Imprese del Giogo Mafioso, Corruzione, Concussione, alla Bontà dei Progetti, Rispondenza alle Aspettative e Reali Esigenze della Collettività, Verifica degli Avanzamenti, dei Costi, dei Tempi di esecuzione Lavori, dei Risultati nel rispetto degli Obbiettivi Progettuali delle Opere, la Gestione degli ENTI e Società Pubbliche, per azzerare la Corruzione
  • Aiutare la Pubblica Amministrazione nella Corretta Gestione, non Burocratica ma Realmente Tecnica, delle Verifiche Tecniche, Economiche, Ambientali, snellendo il rilascio di Autorizzazioni ed Emissione delle Licenze, controllando i Progetti e verificandone le rispondenze alle richieste legislative, monitorando la dovuta documentazione, correttezza, completenzza, ecc.Tutti questi controlli oggi sono inesistenti con gravissime omissioni ed abusi.
  • Adeguare tutti gli Edifici Pubblici, Strutture e Servizi alle Normative Progetuali e di Sicurezza, completandone la documentazione ed i collaudi
  • Aiutare la Pubblica Amministrazione nella contabilità, nelle verifiche di correttezza e trasparenza, suo inserimento in rete
  • Contribuire alla Banca del Lavoro di cui sotto
  • Costituire una Banca del Lavoro Sociale, per ovviare alla Mancanza di Servizi Utili alla Collettività ed ai Cittadini con scarsa autonomia Fisica ed economica, nei settori della Sanità, Assistenza, Asili Nido, Scuola, Formazione, Ristorarzione, Riabilitazione, Tempo Libero, Cultura. A questa Banca del Lavoro Sociale le Persone forniranno Lavoro Volontario che Verrà contabilizzato per poterne usufruire gratuitamente o a costi riddottissimi al Bisogno proprio e di propri famigliari. In questo modo si possono incrementare del 30% i Servizi Sociali a costo pressochè nullo, e risparmiare notevoli somme da sprechi e servizi onerosi per l'amministrazione, riutilizzandole per interventi ed investimenti altrimenti impossibili
  • Far eleggere direttamente dai Cittadini gli Amministratori di Enti e Società Pubbliche. Calmierare gli Stipendi dei relativi Amministratori, riducendoli drasticamente nel caso siano superiori ai 200.000 Euro annui. Rendere pubbliche tutte le attività e relativi costi, nonchè i bandi per le assunzioni.
  • Dotare tute le Sedi di Uffici Pubblici, Scuole, Società di FONTI Energetiche Rinnovabili
  • Procedere in maniera trasparente in tutte le iniziative per la EXPO 2015, ridefinendo bene tutta l'Organizzazione (soggetta ad elezione da parte dei Cittadini), gli obbiettivi, garantendo il trapasso degli Immobili a fine evento, per quanto possibile, a riutilizzo per la collettività, giovani, lavoratori, imprese.

Attivare Meccanismi Economici, Sgravi, e facilitazioni per chi investe nell'Area e/o per le attività correlete, compreso forniture e montaggi, agevolazioni per l'Assunzioni di Lavoratori, non consentendo alle Aziende di assumere per oltre 2 anni con contratti a termine, ecc.

Consentire a tutte le regioni di operare in un coordinamento nazionale alle iniziative, perché l'EXPO si trasformi in Iniziative di Formazione, Ricerca,

Sviluppo Economico Nazionale, e Motore per gli Scambi in Europa, nel Mediterraneo, Africa, Asia, ecc.

Costituire una Società di Ingegneria e Ricerche che Gestisca in prima persona tutte le Iniziative dell'EXPO

  • Ottimizzare e risparmiare negli Sprechi dei Costi Sanitari. Anche solamente riformando la Burocrazia, che non rende affatto trasparente i costi del servizio, ma consente sprechi ed illeciti economici si può, per esempio
  • Risparmiando già solo le 2 ricette al mese, che senz'altro 10 Mln. di anziani richiedono mensilmente per malattie croniche, in un anno si risparmierebbero 240 Mln di ricette. Queste costano in sola carta, ad 1 euro ciascuna, 240 Mln. di Euro l'anno.

Con il tempo di 5 Minuti per ciascuna ricetta (preparazione, dottore, farmacia, contabilizzazione, ASL), al costo di 30 E/ora si hanno altri 600 Mln di euro di costo annuale. A questo vanno aggiunte le ore che ciascun ammalato spende per andare dal dottore, coda, ecc, fare la ricetta, con enormi costi inutili, inquinamenti per spostamenti, ecc.

Basterebbe che ciascun medico autorizzasse 1 volta l'anno, addirittura per più anni fin tanto che guarisce la malattia, l'uso di ciascun farmaco, per abilitarne la consegna, che deve essere certificata in farmacia, e quindi la relativa contabilizzazione automatica del sistema informatico ASL. Il ritiro dovrebbe essere personalizzato/familiari/delegati in farmacia, e convalidato in automatico al sistema.

  • Certificare personalmente l'utilizzo di tutti i farmici ed interventi specialistici in ambulatori ed ospedali per ridurre gli sprechi ed eliminare le falsificazioni per interventi specialistici non somministrati
  • Informatizzare tuttle le analisi di laborratorio con inserimento in ciascuna cartella dei singoli assistiti, per consentire la consultazione online del medico curante, delle strutture ospedaliere per l'assistenza ambulatoriale, per evitare illecite e false o ripetute analisi e prestazioni specialistiche
  • Consentire l'effettuazione delle visite specialistiche con tempi superiore alla settimana, di essere effettuate in strutture che lavorano su più turni, eventualmente anche la notte nel caso di utilizzo di apparecchiature costose, il cui utilizzo va ottimizzato ed ammortizzato più velocemente

  • Lanciare una campagna generalizzata su base nazionale "Non è Mai Troppo Tardi per la Raccolta Differenziata dei Rifiuti " a Costo Zero, con ritorno economico e riduzione dei Costi ( la mattina in TV in tutta Italia al posto dell'Oroscopo va Raccomandato la raccolta del tipo di rifiuto giornaliero:
  • Con due soli tipi di contenitori, uno per l'Umido da raccogliere ogni 4 giorni (al massimo 7 in caso di centri con densità abitativa notevole), l'altro per la raccolta negli altri 3 giorni distintamente della Plastica, Carta e Cartone, Vetro.
  • Con Buste Trasparenti per la visione del tipo di rifiuto, identificate con tonalità di colore diverse e iscrizioni per ciascuna tipologia di rifiuto, personalizzate per la rintracciabilità, eventualmente distribuite dai medesimi supermercati, unitamente ai codici identificativi da incollare.

E' assurdo aver eliminato le buste non biodegradabili, in quanto erano più resistenti, e di per se erano già un riciclaggio essendo utilizzate da buste per la spesa a buste per i rifiuti. Le buste biodegradabili probabilmente contengono coloranti che se si dissolvono nei terreni potrebbero essere più pericolosi delle buste medesime, mentre le buste tradizionali sono visibili e rintracciabili.

Inoltre con le Biodegradabili, visto la scarsa resistenza si è costretti a comprare anche le buste della spazzatura nere con conseguente raddoppio

del consumo delle buste di plastica.

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

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La "carta sprecata" delle grandi opere

di Sara MonaciCronologia articolo18 maggio 2011Commenti (9)

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MILANO. Il risultato delle amministrative di Milano sorprende il centrodestra. Soprattutto alla luce dei progetti infrastrutturali avviati durante l'ultimo mandato: con la conquista di Expo, Milano potrà realizzare quelle opere rimaste nel cassetto per decenni. I ritardi, indubbiamente, ci sono. Eppure con due nuove linee di metropolitana, il nuovo sito espositivo ideato per la manifestazione internazionale, più la Brebemi e la Pedemontana (le due grandi connessioni stradali che aiuteranno ad alleggerire il traffico cittadino, inserite anch'esse nel dossier di candidatura per l'Expo) a Milano e nel territorio confinante verranno spesi entro il 2015 quasi 9 miliardi, mettendo insieme l'intervento finanziario governativo, quello comunale e quello privato.

Tre opere tra quelle appena elencate sono già partite: la linea 5 della metro, i cui lavori sono iniziati nel giugno 2007 e per cui Palazzo Marino sta investendo 50 milioni (su circa 750 totali) e che dovrebbe venire completata il prossimo anno; la Brebemi (Brescia-Bergamo-Milano), che verrà realizzata interamente in project financing per un investimento di 1,6 miliardi, e che sarà pronta nel 2012; la Pedemontana (da Dalmine a Malpensa), che dovrebbe essere completata nel 2014 grazie ad un investimento complessivo di 4,1 miliardi, in parte con finanziamenti pubblici e in parte con il project financing. A questo si dovrebbe aggiungere il passante ferroviario, cioè il treno cittadino che collega Rogoredo a Bovisa (da Nord a Sud della città), un'opera senza fine iniziata negli anni Ottanta e finita dopo 30 anni, nel 2008.

Oltre alle opere inserite nel dossier di candidatura di Expo, il mandato della Moratti si chiude con un altro traguardo nel settore della mobilità, condiviso in modo bipartisan con il centrosinistra: la quotazione in Borsa della Sea, la società aeroportuale di Malpensa e Linate controllata dal Comune di Milano. Deliberato dal consiglio comunale un mese fa, lo sbarco a Piazza Affari dovrebbe avvenire il prossimo autunno con un aumento di capitale del 35%, in modo che Palazzo Marino diluisca la propria quota dall'attuale 84,6% al 51% circa. Questa operazione servirà non solo a permettere a Palazzo Marino di prelevare dalla società aeroportuale un extradividendo da 160 milioni per far tornare il bilancio comunale, ma anche di garantire a Sea un potenziale finanziamento tra i 400 e i 500 milioni da parte del mercato, utili per portare avanti un piano industriale da 1,4 miliardi.

Alla luce di questi traguardi il centrodestra di Letizia Moratti pensava forse di avere gioco facile, di essere riconoscibile come una coalizione pragmatica e operativa. Probabilmente però sono entrati in gioco altri elementi, come la scarsa capacità di comunicare i progetti in corso. Oppure, si dice nello staff della Moratti in queste ore, l'"invasione" della politica romana dentro la campagna elettorale. Evidentemente però, rimanendo sul fronte delle grandi opere, sono state percepite più le criticità che i successi.

E in effetti qualche difficoltà c'è. Nel pacchetto Expo la metro 4, che collegherà Linate a Lorenteggio (da Sud Ovest a Sud Est), ha subito diversi ritardi, e indicativamente i cantieri apriranno un anno dopo il previsto. Ad oggi la gara non è stata ancora aggiudicata ufficialmente, e non è scontato che tutta l'opera, del valore di 1,2 miliardi (di cui 400 milioni comunali), venga realizzata interamente entro il 2015.

Anche il Piano di governo del territorio (Pgt), che ridisegna l'urbanistica della città per i prossimi 30 anni, ha creato non poche discussioni e qualche tensione nel mondo delle associazioni e dei comitati cittadini. I dubbi riguardano il rischio di una cementificazione fuori controllo e la scarsa integrazione con un piano di mobilità in grado di sostenere la crescita della popolazione. Sulla testa del prossimo sindaco peserà tra l'altro un ricorso al Tar contro il Pgt, fatto a febbraio da una ventina di consiglieri di opposizione. Le motivazioni sono di tipo formale, ovvero il mancato dibattito in consiglio comunale di alcuni punti. Tuttavia tra qualche mese il Tar potrebbe bloccare ancora il Piano, per la cui realizzazione c'è voluto più di un anno.

Pgt a parte, il mandato Moratti si chiude con il proseguimento di alcune iniziative urbanistiche iniziate dal predecessore Gabriele Albertini, che pensò di spostare in periferia la struttura della Fiera liberando l'area di City life, un quartiere a Nord di Milano dove oggi si stanno costruendo grattacieli per abitazioni di lusso e centri direzionali. I grandi investimenti immobiliari si sono estesi anche all'area di Porta nuova, nella parte Nord di Milano. Ma tutto questo non è bastato per vincere.

 

 

Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2011-05-17 ad oggi 2011-06-10

AVVENIRE

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2011-06-10

 

 

 

 

2011-05-30

30 maggio 2011

AMMINISTRATIVE

Pisapia sindaco di Milano

De Magistris conquista Napoli

PISAPIA: MILANO AVEVA BISOGNO DI CAMBIAMENTO

A scrutinio concluso, Giuliano Pisapia ha ottenuto 365.657 voti contro i 297.874 di Letizia Moratti.

"Sarò il sindaco di tutta Milano". Così Giuliano Pisapia nella sua prima conferenza stampa da sindaco del capoluogo lombardo. L'avvocato, che si è detto "commosso ed emozionato", ha sottolineato che "Milano aveva bisogno di cambiamento e noi la cambieremo". Poi, raccontando della telefonata ricevuta da Letizia Moratti, ha spiegato che "ciò dimostra che è iniziata una stagione nuova che metterà da parte le contrapposizioni frontali per lavorare per il bene e i beni comuni". "Ho sempre parlato dei problemi di Milano ma un pensiero va anche a Napoli, mio padre è napoletano, mia madre è milanese quindi proprio per questo voglio ricordare anche quel risultato". E' quanto ha dichiarato il sindaco Giuliano Pisapia durante il suo primo discorso al teatro dell'Elfo. "È rinato un impegno e un entusiasmo che Milano non vedeva da tempo: questo è il nostro regalo alla città":

La vittoria del candidato del centrosinistra, Giuliano Pisapia, avrà l'effetto di spingere il sindaco uscente Letizia Moratti ad intensificare il proprio impegno per la città e per l'Italia. Lo ha affermato la stessa Moratti durante una conferenza stampa. "È un risultato che mi spinge a moltiplicare il mio impegno per Milano e per il mio paese. Metterò in campo il capitale di fiducia che ho raccolto in questi anni, lo metterò a disposizione di Milano e dell'Italia per unire tutte le forze politiche moderate che desiderano dialogare per rafforzare la coalizione e costruire nuove alleanze, e per consolidare le alleanze con l'obiettivo di continuare a servire la mia città e il mio paese per il bene comune". Ha sottolineato più volte questa volontà di continuare il suo impegno, il sindaco uscente, rimandando ai prossimi giorni le valutazioni rispetto agli impegni istituzionali, in particolare la carica di commissario straordinario per l'Expo.

5000 persone e festeggiamenti in piazza Duomo. Per celebrare la vittoria di Pisapia sono arrivati Roberto Vecchioni, che aveva tenuto un concerto a chiusura della campagna elettorale per il primo turno, Paolo Rossi, Claudio Bisio e don Virginio Colmegna, il direttore della Casa della Carità.

DE MAGISTRIS: PAGINA SENZA PRECEDENTI A NAPOLI

A scrutinio concluso, Luigi De Magistris ha ottenuto 264.730 voti contro i 140.203 di Gianni Lettieri, vincendo per il 65,4 a 34,6.

È stata una vittoria a tappeto quella di Luigi de Magistris, da oggi neo sindaco di Napoli. Al ballottaggio l'ex pm ha battuto lo sfidante Gianni Lettieri (Pdl) in tutti i quartieri della città. "Abbiamo scritto una pagina senza precedenti nella storia della città. I napoletani sono i veri protagonisti di questa sfida. È il segnale che si può cambiare la politica facendo politica". Così un emozionatissimo Luigi De Magistris ha parlato in conferenza stampa con la certezza di essere il nuovo sindaco di Napoli. Nonostante la sicurezza di raggiungere un risultato più che positivo, il neo primo cittadino sottolinea che l'esito del voto "è stato al di sopra delle aspettative". L'ex pm ringrazia in primis "i napoletani che meritano questa vittoria". Ringrazia, poi, l'Idv, le liste civiche che l'hanno sostenuto e il candidato del Terzo polo, Raimondo Pasquino, definendolo "una persona seria". "Sarò il sindaco di tutti - annuncia - anche di quelli che hanno votato Lettieri o altri candidati".

Un corteo ha accompagnato il neo sindaco di Napoli dall'hotel Royal Continental, sede del quartier generale dell'ex pm, a piazza Municipio, dove alle 21 è iniziata la festa finale.

LE ELEZIONI PER I COMUNI

MILANO

Pisapia (centrosinistra) 55,1 % - Moratti (centrodestra) 44,9 %

NAPOLI

De Magistris (Idv) 65,4 - Lettieri (Cd) 34,6

CAGLIARI

Zedda (CSs 59,4% - Fantola (Cd) 40,6 %

TRIESTE

Cosolini (Cs) 57,5% - Antonione (Cd) 42,5 %.

GROSSETO

Bonifazi (Cs) 57,3% - Lolini (Cd) 42,7%

NOVARA

Ballaré (Cs) 52,9% - Franzinelli (Cd) 47,1%

VARESE

Oprandi (Cs) 46,1% - Fontana (Cd) 53,9%

COSENZA

Paolini (Idv-Sel-Verdi) 46,7% - Occhiuto (Cd) 53,3%

LE ELEZIONI PER LE PROVINCE

TRIESTE

Poropat (Cs) 58,7% - Ret (Cd) 41,3

PAVIA

Bosone (Cs) 51,2 % - Invernizzi (Cd) 48,8%

MANTOVA

Postacci (Cs) 57,3% - Fava (Cd) 42,7%

VERCELLI

Bobba (Cs) - 49,1 - Vercellotti (Cd) 50,9 %

 

 

30 maggio 2011

LE REAZIONI

Berlusconi:

abbiamo perso,

è evidente

Mentre i dati confermano la sconfitta elettorale un po' in tutta Italia, Silvio Berlusconi in Romania dapprima non commenta, ma poi in serata dice: "Abbiamo perso, è evidente". E poi: "Sono un combattente, servono nervi saldi per andare avanti con le riforme, Bossi è d'accordo e la maggioranza è coesa e determinata", aggiunge. A dare l'idea di quale possa essere il suo umore è Roberto Maroni. Il ministro dell'Interno, anche lui nella delegazione della bilaterale, lascia la suite dove il premier è riunito con i più stretti collaboratori. L'esponente leghista si concede ai cronisti mettendo subito in chiaro che "il governo non è a rischio". Certo, sottolinea Maroni, ora serve un "colpo di frusta", soprattutto in ambito economico. Ed è proprio Maroni a riferire quale sia il pensiero di Berlusconi: "Anche lui concorda sul fatto che serve un forte rilancio dell'azione di governo". Come dire: nessuna intenzione di farsi da parte.

Evidentemente il Cavaliere dà per scontata la tenuta della maggioranza, la fedeltà della Lega, ma soprattutto la possibilità di recuperare consensi nel Paese attraverso una più incisiva azione dell'esecutivo. A cominciare dalla riforma fiscale che, è la sua speranza, dovrà portare ad una riduzione delle aliquote per "persone e imprese", come aveva annunciato in campagna elettorale.

Prima di pensare a tutto questo, tuttavia, Berlusconi dovrà tenere insieme non solo una maggioranza che durante la campagna elettorale ha mostrato più di una crepa, ma anche un Pdl al cui interno non si arrestano le scosse di assestamento, come dimostrano le dimissioni annunciate di Sandro Bondi. Inevitabile quindi che l'umore del premier sia quello di un leader che dopo un primo turno molto deludente, assiste a dei ballottaggi che rappresentano una vera e propria "sberla" (copyright di Maroni) per la maggioranza.

Una sberla che non spaventa però Franco Frattini che affida al suo blog il commento a quanto accaduto: "lo avevamo detto prima dell'esito del voto e lo confermiamo: il governo va avanti. Del resto un'alternativa parlamentare neppure esiste" anche perché, spiega, "il Pd non ha certo vinto in queste amministrative che hanno visto in corsa, a Milano e Napoli, due candidati ben lontani dalla tradizione riformista". Ciò non toglie però la necessità per il governo e il partito di "rimboccarsi le maniche con urgenza, prima che le speranze alimentate e le promesse non mantenute ci facciano perdere la partita". Anche per questo Frattini torna a suggerire come possibile 'curà "l'avvio urgente di una nuova fase del partito" che guardi con decisione "alle primarie" che sono, "ancor prima che il Congresso, il vero meccanismo trasparente e regolato per evitare la balcanizzazione del Pdl".

BERLUSCONI: MILANESI? DEVONO PREGARE IL BUON DIO

Che dice ai milanesi? "Che adesso devono pregare il buon Dio affinché non gli succeda qualcosa di negativo, perchè veramente la città non era amministrata male e quindi adesso speriamo che questi qui si improvvisino in un mestiere che non hanno mai fatto". Lo ha detto il premier in merito all'esito del ballottaggio a Milano e riferendosi poi ai nuovi amministratori e al nuovo sindaco di centrosinistra.

CESA: SONORA SCONFITTA, IL PREMIER NE PRENDA ATTO

"Il premier prenda atto di questa sonora sconfitta e apra una fase nuova, non si può andare avanti in questa situazione". Così Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc, commenta al Tg3 i risultati dei ballottaggi. "Servono riforme serie - ha ribadito Cesa - da fare insieme: Berlusconi si dimetta e si apra una nuova fase".

BERSANI: RISCOSSA CIVILE

"C'è una riscossa civile. Un risveglio civico e morale. Mentre noi guardiamo oltre Berlusconi, bisogna mandarlo a casa e guarire dalla malattia, espellere le tossine che lui ha messo in tanti anni". Così Pierluigi Bersani, leader del Pd, in piazza al Pantheon dove il centrosinistra sta festeggiando i risultati delle amministrative.

FINI: IL BERLUSCONISMO E' ARCHIVIATO

Si chiude un'era: "il berlusconismo è archiviato" e ora si apre una nuova fase per il Terzo Polo, la costruzione della "casa comune dei moderati". E visibilmente soddisfatto, Gianfranco Fini, dello scenario che si apre dopo i risultati dei ballottaggi e , neanche a dirlo, la sua soddisfazione la mostra dal palco del " festival della felicità" di Pesaro. "Berlusconi ha raccolto quel che ha seminato e chi semina vento raccoglie tempesta", dice il leader di Fli, quasi costretto a precisare che "da uomo del centrodestra" si sente tutt' altro che felice del risultato. Ma, aggiunge, " ho la coscienza a posto perchè quando, 15 mesi fa, misi in guardia il Presidente dalla deriva che si stava prendendo, fui messo alla porta".

 

 

 

30 maggio 2011

PROCURA DI ROMA

Le interviste ai Tg: il premier

indagato con tre direttori

La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i direttori del Tg1 Augusto Minzolini e quello pro tempore del Tg2 Mario De Scalzi per l'accusa di abuso di ufficio. I fatti si riferiscono al video delle interviste al premier trasmesse il 20 maggio scorso. Il filmato delle interviste era stato oggetto di una denuncia dei Radicali presentata nei giorni scorsi in Procura e firmata da Emma Bonino e Marco Cappato. Nella denuncia si sottolineava come "gli interventi di Berlusconi nei Tg siano per temi trattati e scenografia con tanto di simbolo elettorale alle spalle dei veri e propri spot elettorali assolutamente vietati nei notiziari".

La posizione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non andrà al vaglio del Tribunale dei Ministri. La decisione della Procura è dovuta al fatto che, è stato sottolineato, in quel caso Berlusconi agì come presidente del Pdl e non nella veste di premier.

 

 

 

 

 

2011-05-27

27 maggio 2011

ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Ballottaggi, ultime ore di campagna

La partita delle amministrative si avvia verso la fase conclusiva con i ballottaggi di domenica e lunedì. Urne aperte per la prima volta invece in Sicilia per un turno elettorale che coinvolgerà 27 Comuni per il rinnovo di sindaci e consigli comunali. Nel complesso saranno 6.605.806 gli italiani che si recheranno ai seggi.

Questa sera i comizi conclusivi: Berlusconi è atteso a Napoli, Bossi a Varese, Bersani a Rimini e poi, insieme allo stato maggiore del Pd, a Milano a sostegno di Pisapia. Dalla mezzanotte entra in vigore il silenzio stampa. Letizia MOratti ha comunicato che in caso di vittoria il vicesindaco sarà Roberto Castelli.

QUANDO SI VOTA - Le operazioni di voto si svolgeranno domenica dalle ore 8 alle ore 22 e lunedì dalle ore 7 alle ore 15; lo scrutinio avrà inizio nella stessa giornata di lunedì al termine delle operazioni di voto e dopo il riscontro del numero dei votanti. Per il turno di ballottaggio si sceglie solo tra i due candidati (presidenti di provincia o sindaci) che hanno ottenuto, al primo turno, il maggior numero di voti e l'elettore vota tracciando un segno sul rettangolo entro il quale è scritto il nome del candidato prescelto.

CORPO ELETTORALE - Considerando una volta sola gli enti interessati contemporaneamente a più tipi di consultazioni, il numero complessivo degli elettori del ballottaggio nelle Regioni a statuto ordinario sarà di 5.577.816, a cui vanno aggiunti per le Regioni a statuto speciale i 475.412 del Friuli Venezia Giulia, i 397.001 della Sicilia e i 175.577 della Sardegna. Nelle Regioni a statuto ordinario il turno di ballottaggio nelle cinque province interesserà un corpo elettorale di 1.701.480 elettori, di cui 818.566 maschi e 882.914 femmine. Le sezioni elettorali saranno 2.219. Il ballottaggio negli 81 Comuni delle regioni ordinarie interesserà 3.906.012 elettori, di cui 1.855.363 maschi e 2.050.649 femmine. Le sezioni elettorali saranno 4.606.

BALLOTTAGGI PER COMUNI E PROVINCE - Sono in tutto 88 i Comuni chiamati al ballottaggio i prossimi 29 e 30 maggio. Agli 81 delle Regioni a statuto ordinario se ne aggiungono infatti 4 in Friuli-Venezia Giulia (Trieste, Monfalcone, Pordenone, Cordenons) e 3 in Sardegna (Cagliari, Sinnai, Iglesias). In tutto sono 13 i capoluoghi di provincia che sceglieranno il sindaco al secondo turno: Novara, Milano, Varese, Rovigo, Rimini, Grosseto, Napoli, Cosenza, Crotone, Trieste, Pordenone, Cagliari e Iglesias. Le Province saranno nel complesso 6: Vercelli, Mantova, Pavia, Trieste, Macerata e Reggio Calabria.

COMUNALI IN SICILIA - Sono 27 i Comuni coinvolti per un totale di 4.775 candidati, di cui solo 951 donne (5%), in 120 liste, vale a dire un aspirante eletto ogni 83 votanti. Unico capoluogo coinvolto è Ragusa (61.711 elettori), mentre in provincia di Enna non si vota in alcun Comune. Gli elettori dovranno scegliere 505 consiglieri comunali oltre ai sindaci (per la carica si presentano in 102). Tra i centri maggiori Canicattì e Favara, in provincia di Agrigento, Bagheria, nel palermitano, e Vittoria in provincia di Ragusa. Verranno rinnovate anche le circoscrizioni di Aspra, nel comune di Bagheria e Scoglitti, in quello di Vittoria. Oltre che negli enti il cui rinnovo era già fissato per scadenza naturale, si voterà anche a Vallelunga Pratameno (Cl), Terrasini (Pa), Ferla e Sortino (Sr), dove i sindaci si sono dimessi o sono stati sfiduciati, e Favara (Ag), dove il sindaco ha lasciato dopo la chiusura delle indagini, che lo riguardano, sul crollo di una casa che provocò la morte di due sorelline. Col sistema proporzionale andranno al voto 13 Comuni, 14 con il maggioritario. Il minitest elettorale nell'isola sarà di difficile interpretazione per i maggiori partiti nazionali perchè la stragrande maggioranza delle liste è d'ispirazione civica mentre movimenti che stanno su fronti opposti a livello nazionale o regionale in qualche caso hanno stretto alleanze per il voto comunale.

CURIOSITÀ - Numerosi i casi di ballottaggi decisi per l'esito al fotofinish di due settimane fa. Il caso più eclatante, ricorda un'analisi di Anci Comunicare, è quello del sindaco uscente di Varese, Attilio Fontana, costretto al ballottaggio per meno di 0,7 punti percentuali. Ma il record spetta a Ginetto Perseu, candidato sindaco del centrodestra a Iglesias, che si è fermato al 49,909%, in una città con 24 mila elettori. Un pugno di voti, insomma, lo hanno costretto al ballottaggio con la candidata del centrosinistra, Marta Testa, che lo tallona con il 46% delle preferenze al primo turno. Svetta infine il caso del Comune di Fraine, dove si va al ballottaggio pur avendo soltanto 463 abitanti: al primo turno i due candidati hanno raggiunto la perfetta parità nel numero delle preferenze e dunque si dovrà tornare al voto.

 

 

 

27 maggio 2011

VERSO IL VOTO

Milano, nel confronto bonus bebè e moschea

La penultima giornata di campagna elettorale inizia con il faccia a faccia dimezzato su Sky, perché l’unico volto che appare è quello di Letizia Moratti. Accanto c’è la sedia vuota, simbolo del rifiuto di Giuliano Pisapia. Dopo il precedente dell’11 maggio, quando il sindaco uscente lo accusò di essere stato condannato e amnistiato per un reato per il quale era stato in realtà assolto, l’avvocato ha preferito non concedere il bis in un campo, quello di Sky, definito ormai "squalificato".

Che Pisapia non si sarebbe presentato si sapeva da tempo ma sino all’ultimo il conduttore Emilio Carelli ha sperato in un ripensamento. La trasmissione si è così trasformata in un monologo, con 26 minuti di intervista (la metà del tempo previsto per il faccia a faccia) alla Moratti. Il sindaco ha esordito dicendo di essere pronta a chiedere scusa a Pisapia per l’episodio di due settimane fa. Immediata la replica: "Ho aspettato invano per tanto tempo le scuse, che non si fanno davanti alle telecamere ma in privato" ha detto Pisapia ricordando che prima del "tranello" su Sky a sottrarsi ai confronti era stata per ben sette volte la Moratti. Nel pomeriggio si è saputo di una missiva di scuse del sindaco. "Ho inviato una lettera privata a Pisapia, deciderà lui se renderne pubblico il contenuto" ha detto Letizia Moratti. La missiva è stata recapitata allo studio dell’avvocato in via Fontana. "Ne ho preso visione non appena mi è stato possibile – ha detto Pisapia –. Si tratta di un segnale che voglio interpretare come distensivo".

Nell’intervista a Sky il sindaco ha ribadito la valenza amministrativa e non politica del voto che deve avvenire sulla "base dei programmi della credibilità e della competenze" facendo capire di essere stata danneggiata dalla situazione romana. È ritornata sul tema della grande moschea giudicata "inopportuna in un momento in cui il terrorismo e l’instabilità del mondo islamico sono un pericolo per tutti" ed ha attaccato il suo rivale per le sue posizioni sull’aborto. "Noi confermeremo il bonus per le mamme mentre nel programma di Pisapia c’è il sostegno alle donne che interrompono la gravidanza ha detto". In serata il sindaco si è recata nell’area del campo rom di via Triboniano, assicurando la chiusura di altri campi nel caso di una sua rielezione. Per oggi è previsto l’annuncio della squadra di assessori.

Giornata densa di incontri sul territorio, dalle cooperative al canile, anche per Pisapia che ha sottolineato, ancora una volta di essere accusato dal centrodestra di una serie di posizioni che non coincidono con il suo programma dalla moschea, "che non verrà certo realizzata a spese del Comune" al presunto aumento dell’Ici "una delle tante menzogne sul mio conto". L’avvocato ha spiegato che tra i suoi primi provvedimenti ci sarà l’abbonamento gratuito ai mezzi pubblici per chi ha più di 65 anni. Riferendosi alla campagna della sua rivale Pisapia l’ha accusa di occuparsi più di propaganda elettorale che dei problemi dei milanesi.

"Spero proprio che dopo essere stata al confronto con sé stessa a Sky la Moratti abbia visitato il quartiere di Santa Giulia che è in una situazione disastrosa". A sostegno del candidato di centrosinistra ieri è arrivato a Milano il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che ha tenuto un comizio alla Barona. "Da sempre ho detto che a Milano si vince e figuratevi se non sono certo adesso". Poi ha aggiunto che Pisapia "raffigura plasticamente il nostro stile sobrio e onesto che guarda agli altri all’altezza degli occhi e non da sopra e che sa che governare vuol dire dirigere e non comandare". In difesa della Moratti ieri è sceso in campo Roberto Formigoni sottolineando che la sua "candidatura non è affatto debole come qualcuno ha scritto".

Una frase, attribuita al premier Berlusconi (e poi smentita) da cui ha preso le distanze la stessa Moratti. Che ha inoltre criticato le affermazioni del premier sugli elettori senza cervello: "Ho molti rispetto per tutti gli elettori". Oggi ultimi appelli al voto, poi la parola passa ai milanesi.

Cinzia Arena

 

 

27 maggio 2011

VERSO IL VOTO

A Napoli ricette opposte per l’emergenza rifiuti

Stessi argomenti, stessi problemi, proposte e soluzioni diverse. La campagna elettorale funziona così anche e soprattutto per il ballottaggio napoletano. A sinistra Luigi de Magistris pensa a Raimondo Pasquino, rettore dell’Università di Salerno e candidato sindaco per il Terzo Polo, e lo propone come presidente del futuro Consiglio comunale consolidando in questo modo l’asse con i moderati. Da destra Gianni Lettieri risponde con l’idea di creare un comitato di rettori per rilanciare lo sviluppo di Napoli.

"Credo che Pasquino possa essere un ottimo presidente del Consiglio e quando sarò sindaco voglio lui in questo ruolo" dichiara l’ex pm, che aggiunge: "È una persona che ho imparato ad apprezzare in campagna elettorale per il suo stile, così come ho apprezzato il suo annuncio di voler rimanere in Consiglio comunale".

Dopo un incontro con i rettori degli Atenei napoletani e i presidi delle due facoltà napoletane di Medicina e chirurgia Lettieri invece commenta: "La città deve tornare a essere un punto di riferimento accademico per tutti i giovani del Mezzogiorno e del Centro Italia e può attrarre studenti e studiosi da tutto il Mediterraneo". Confermando il suo impegno per "le residenze universitarie che a Napoli mancano e che devono invece diventare un punto di forza per fare della città un attrattore anche da un punto della formazione", lancia la sua proposta: "Ogni due mesi – è il punto di vista dell’ex presidente degli industriali napoletani – ci confronteremo sulla situazione degli atenei napoletani per rilanciare insieme la ricerca e fare sistema con le aziende italiane e internazionali impegnate proprio su ricerca e sviluppo. Una sorta di comitato dei rettori che può dare all’amministrazione comunale un grande contributo di idee per la crescita internazionale della nostra città".

La costruzione di un termovalorizzatore a Napoli est – inserito nel piano rifiuti regionale, ma ancora in sospeso, senza gara di appalto e quindi senza assegnazione – è il tema centrale per risolvere l’emergenza rifiuti, lontana dall’essere superata, ed è anche quello che più divide i due aspiranti sindaco. "Fa male" chiosa senza appello de Magistris. "Serve e niente allarmismi" per Lettieri. Il candidato dell’Idv e della Federazione della Sinistra promette: "Con me ci sarà un cambiamento totale della politica messa in atto in questi anni". E quindi "differenziata al 70 per cento entro sei mesi, realizzazione degli impianti di compostaggio o avviare quelli che già ci sono, via i cassonetti, cittadini motivati, contatti con altre regioni per togliere l’immondizia dalle strade fino a quando non entra a regime la differenziata". Di certo, la netta opposizione al termovalorizzatore. "Perché – spiega de Magistris – ad Acerra non si possono mangiare neanche più i cavoli". E chiama in causa le polemiche intorno all’impianto di Brescia: "Alcuni dicono che non fa male, altri dicono che la percentuale di tumori è aumentata".

Il candidato del centrodestra chiede "niente allarmismi, Acerra non scarica diossina altrimenti la magistratura l’avrebbe chiuso" rassicura. Sul piano di de Magistris poi ribadisce: "È lo stesso piano di Pecoraro Scanio che ci ha portato al disastro". Quanto alla realizzazione del termovalorizzatore napoletano, Lettieri prevede "l’apertura di un dibattito con i cittadini, un comitato di controllo su come vengono eseguiti i lavori e su quello che si fa dopo". E prospetta: "I lavoratori devono essere del posto e parte dei benefici del termovalizzatore, che guadagnerà milioni e milioni di euro, devono restare sul territorio".

Valeria Chianese

 

 

27 maggio 2011

ASSEMBLEA CEI

Bagnasco: unità d'Italia

"valore imprescindibile"

"Non finiremo mai di ribadire che l'unità nazionale è un valore imprescindibile, e una conquista irrinunciabile. Tutto il resto, le varie proposte, anche il federalismo solidale, deve essere al servizio di questa unità di popolo e nazione". Lo ha detto il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, illustrando i lavori della 63/ma Assemblea nazionale dei vescovi conclusasi oggi a Roma. Bagnasco ha risposto ad una domanda sulle parole di ieri del Papa a proposito del rapporto fra nord e sud d'Italia e sull'ipotesi che alcuni ministeri vengano trasferiti a Milano. "Auspichiamo - ha concluso - che sull'unità del nostro popolo della nostra nazione e del nostro Stato non ci siano e non ci possano essere dubbi.

NON AVER PAURA DEGLI STRANIERI

"Quanto i lampedusani e gli abitanti di Linosa hanno fatto per accogliere i rifugiati dai Paesi arabi deve essere un richiamo a non avere paura dello straniero. Deve essere un messaggio forte a tutto il paese: tutti dobbiamo sentirci contagiati da questo esempio di Lampedusa, tutta l'Italia nella sua interezza".

LA FINCANTIERI

A proposito della situazione della Fincantieri "che non riguarda solo la Liguria ma il lavoro di molte persone e famiglie in diversi parti d'Italia, "auspico e ho fiducia nella volontà di un apporto unitario, propositivo e guardo con fiducia all'impresa e ai sindacati". Secondo Bagnasco il prospettato incontro con il ministro "è un segnale positivo" e potrà aiutare nel senso di "salvaguardare l'occupazione dei dipendenti che ovviamente esprimono la loro forte preoccupazione". Tutto ciò, come è evidente, può avvenire "a fronte di innovazione e aggiustamenti imprenditoriali che i tempi che viviamo forse richiedono".

IL PARROCO ARRESTATO

"Ci si può trovare di fronte a situazioni che sono come un fulmine a ciel sereno". L'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha ribadito oggi che nulla faceva presagire i fatti che nella diocesi da lui guidato hanno coinvolto don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente arrestato con l'accusa di abusi su minore e cessione di stupefacenti. Il card. Bagnasco ha parlato ai giornalisti della possibilità "di ogni persona di vivere una schizofrenia esistenziale", e anche di quella che "non ci siano segnali, denunce e neppure voci o allusioni da parte della comunità".

Nelle linee guida anti-pedofilia che la Conferenza Episcopale Italiana sta elaborando, in adesione alla recente Lettera circolare della Congregazione per la Dottrina della fede, "sarà sicuramente messa nero su bianco l'esortazione ai vescovi affinché invitino le persone a fare denunce e segnalazioni" dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. "Questa cosa è già nella prassi di fatto - ha aggiunto Bagnasco - ma sarà messa nelle linee guida nazionali".

IL COMUNICATO FINALE DELL'ASSEMBLEA DEI VESCOVI

"L’educazione è il fulcro prospettico e l’impegno prioritario delle diocesi italiane nel decennio corrente: ciò impone un’attenta analisi delle dinamiche culturali in cui essa è chiamata a vivere. È fondamentale affrontare il discorso culturale per giungere a una proposta di fede, in una società nella quale il pensiero individualistico trasforma la libertà in privilegio del più forte e conduce alla deriva dell’indifferenza". È un passaggio del comunicato finale dei lavori della 63Ş Assemblea generale dei vescovi italiani che si è conclusa oggi a Roma. Per i vescovi, "è indispensabile riproporre l’esperienza cristiana quale sintesi forte e bella, che individua nel Cristo il principio che ridona respiro a tutto l’umano". In tal senso, "educare alla fede diventa così la prima urgenza e il primo servizio a cui la Chiesa è chiamata, dando respiro e profondità all’impegno culturale e alla testimonianza della carità". Nel comunicato diffuso oggi, si legge che "l’orizzonte della fede non muove da una dottrina o da un’etica, ma da un incontro personale" e "nel dibattito in aula è emersa con forza la necessità di contestualizzare l’opera educativa della Chiesa nel panorama culturale, consapevoli del fatto che è questo il momento per indicare strade che introducano e accompagnino all’incontro con Cristo".

"Molti hanno sottolineato come non manchino nelle nostre comunità sperimentazioni stimolanti e buone prassi – prosegue il comunicato -, soprattutto nell’ambito dell’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi: un primo obiettivo operativo sarà quello di una mappatura delle esperienze, che ne consenta una conoscenza più diffusa in vista del discernimento". In particolare "la famiglia – spesso integrata dall’apporto dei nonni – resta il soggetto educativo primario, nonostante le fragilità che la segnano" ed accanto ad essa "rimane fondamentale il ruolo della parrocchia" ma anche "associazioni laicali, gruppi e movimenti vanno a loro volta valorizzati, verificandone con puntualità esperienze e proposte educative". Inoltre, "molto ci si attende dai sacerdoti: ribadendo la stima nei loro confronti, per la dedizione di cui danno prova, si chiede loro un salto di qualità, le cui basi devono essere poste sin dalla formazione in seminario". I vescovi hanno poi condiviso "l’importanza di offrire una risposta accogliente e vitale in particolare ai cosiddetti ‘ricomincianti’: quanti, cioè, dopo un tempo di indifferenza o di distacco, maturano la volontà di riavvicinarsi alla pratica religiosa e di sentirsi parte della Chiesa".

La prolusione del presidente della Cei card. Angelo Bagnasco, si legge ancora nel comunicato, "è stata apprezzata per l’impostazione, l’equilibrio e l’ampiezza di sguardo. In particolare, i vescovi hanno condiviso la preoccupazione per la situazione di precariato lavorativo che mette a dura prova soprattutto i giovani, e per la contrazione dei servizi sociali – a partire dall’offerta sanitaria. Il doveroso contenimento della spesa pubblica non può, infatti, avvenire penalizzando il livello delle prestazioni sociali, che è segno di civiltà garantire a tutti". In questa direzione, "unanime è l’impegno a investire energie per formare una nuova generazione di amministratori e di politici appassionata al bene comune". Sul tema degli abusi sessuali compiuti da ministri ordinati, si tratta di "una piaga infame" e "i vescovi hanno ribadito che sull’integrità dei sacerdoti non si può transigere" perché "condivisa è la certezza che chiarezza, trasparenza e decisione, unite a pazienza e carità, sono la via della perenne riforma della Chiesa". Quindi, "profonda sintonia è emersa anche nella valutazione della drammatica situazione libica: i vescovi hanno chiesto con fermezza che le armi cedano il posto alla diplomazia; che l’Europa avverta come il Nordafrica rappresenti oggi un appuntamento a cui è essa convocata dalla storia; che l’impegno di accoglienza dei profughi sia condiviso a livello comunitario".

Come ogni anno, "i vescovi hanno provveduto ad alcuni adempimenti amministrativi, fra cui spicca l’approvazione dell’assegnazione e della ripartizione delle somme provenienti dall’otto per mille per il 2011". I dati, come sempre riferiti alle dichiarazioni dei redditi effettuate tre anni fa, cioè nel 2008, confermano "l’ottima tenuta del meccanismo dell’otto per mille: all’aumento complessivo del numero dei firmatari, è corrisposta la perfetta tenuta della percentuale di quanti hanno espresso la propria preferenza per la Chiesa cattolica. Ciò induce a perseverare nell’impegno di trasparenza quanto all’utilizzazione e alla rendicontazione di queste somme". Inoltre, "si è data comunicazione degli esiti della rilevazione delle opere sanitarie e sociali ecclesiali presenti in Italia" ed "è stato presentato il libro bianco informatico sulle opere realizzate grazie ai fondi dell’otto per mille, nonché il portale internet www.chiesacattolica.it.

Si sono forniti poi ragguagli sul seminario di studio per i vescovi sul tema dei rapporti fra Chiesa, confessioni religiose e Unione europea (Roma, 14-16 novembre 2011). Altre informazioni hanno riguardato la Giornata per la Carità del Papa, la Giornata mondiale della Gioventù di Madrid, il Congresso eucaristico nazionale di Ancona e l’Incontro mondiale delle Famiglie di Milano.

 

 

 

 

27 maggio 2011

VERSO IL VOTO

Il Forum delle famiglie:

nell’urna pesino i valori

Nell’imminenza dei ballottaggi delle amministrative il Forum delle associazioni familiari lancia un appello per un voto a favore della identità e della soggettività della famiglia, della sussidiarietà, del diritto alla vita. Da famiglie e associazioni impegnate per il bene comune, "non "dentro" ai partiti, ma "di fronte" ai partiti", si ritiene infatti "doveroso ricordare i valori e i temi concreti oggi in gioco", considerando altrettanto importante "non fornire indicazioni dirette di voto". "Non appartiene al nostro ruolo – spiega il "Cartello" delle famiglie – non corrisponde al nostro stile operativo".

Il Forum condivide altresì "quanto ricordato anche dal segretario della Cei, monsignor Mariano Crociata a margine dei lavori dell’assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, e cioè che "a proposito del voto non ci si può sostituire alla coscienza di nessuno" perché "il bene comune va al di là dei singoli schieramenti".

Nel merito, durante la campagna elettorale, l’associazione di associazioni ha già sottoposto alla firma dei candidati una dettagliata piattaforma valoriale e operativa per costruire "una città a misura di famiglia" con 10 indicazioni di metodo e 10 proposte concrete, sulle quali potremo poi dialogare con chi risulterà eletto.

Del documento si ribadiscono "tre valori prioritari, in qualche modo irrinunciabili", in gioco anche a livello locale, come criteri di discernimento. In primo luogo viene richiamata "l’identità della famiglia e la sua rilevanza sociale e pubblica, saldamente fondata nel dettato costituzionale dell’articolo 29". Preme al Forum anche l’adozione del "principio di sussidiarietà, come criterio di sviluppo di sistemi di welfare locali plurali, capaci di mettere al centro la famiglia e di attivare tutte le forze sociali e associative". In fine si chiede "la promozione del valore dell’accoglienza solidale, sia per le famiglie che per le comunità locali, nei confronti della tutela della vita nascente e fragile, delle famiglie immigrate, delle fragilità familiari".

Ogni elettore, conclude il comunicato, "potrà e dovrà verificare la sintonia con questi valori di programmi elettorali, impegni pubblici, concrete attività dei candidati e degli schieramenti". Il Forum conclude ricordando il monito lanciato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo primo messaggio di fine anno, nel 2006, proprio sulla politica. "Se la politica diventa un continuo gridare – disse in quella occasione il Capo dello Stato – un gareggiare a chi alza di più i toni, uno scontrarsi su tutto, su ogni questione, in ogni momento, ne soffrono le istituzioni, a cominciare dal Parlamento, e ne soffre il rapporto con i cittadini. Quando nel frastuono generale non si possono nemmeno più cogliere bene le diverse posizioni e proposte, allora molti finiscono per allontanarsi non da questo o quel partito, ma dalla politica".

Pier Luigi Fornari

 

 

2011-05-25

25 maggio 2011

FINCANTIERI

Continuano le proteste

Blocchi a Castellammare

Proteste e forti tensioni a Castellammare di Stabia (Napoli): a via Nocera nei pressi della stazione della Circumvesuviana, i lavoratori della Fincantieri hanno costretto i titolari degli esercizi commerciali ad abbassare le serrande; rotta anche una vetrina. Paura tra i cittadini. Bloccata la circolazione dei treni della Circumvesuviana. Blocchi sono stati messi in atto anche a viale Europa, l'arteria stradale principale della città: il traffico è rimasto bloccato. Presidi restano presso la sede del Comune.

"La situazione a Castellammare di Stabia sta diventando insostenibile - ha detto il sindaco Luigi Bobbio - da questa mattina sono in atto azioni sovversive in città. La protesta degli operai deve assolutamente rientrare e restare nei limiti della legalità. Chiedo, in maniera accorata, al prefetto di concentrare ora, subito, a Castellammare di Stabia tutte le forze necessarie a recuperare il controllo della piazza e a ripristinare la legalità. Un solo attimo di ritardo potrebbe far arrivare le cose troppo oltre. Se necessario coinvolgere l'Esercito. Chiedo allo Stato, in tutte le sue articolazioni, di non lasciare sola la città di Castellammare in questo difficile momento".

"La mobilitazione non si fermerà finché non avremo certezze sul prosieguo dell'attività del cantiere e sulla continuazione della realizzazione delle navi per garantire i lavoratori di Fincantieri e del suo indotto - spiega Giovanni Sgambati, segretario della Uilm Campania -. È evidente che nonostante l'incontro di ieri con Caldoro e la convocazione al ministero il prossimo 3 giugno, i lavoratori non si sentono rassicurati per scongiurare la chiusura del cantiere".

PROTESTE A PALERMO, LA SPEZIA E ANCONA

Circa 600 operai del Cantiere navale di Palermo e dell'indotto hanno bloccato viale Regione siciliana a Palermo, all'altezza del Motel Agip. La protesta è scattata dopo l'assemblea dei lavoratori, che si è svolta davanti i cancelli della fabbrica, indetta dai sindacati di Fim, Fiom e Uilm, sul piano industriale 2010-2014 predisposto da Fincantieri e presentato lunedì ai sindacati. Il piano prevede in totale 2.551 esuberi, la chiusura dei cantieri di Castellammare di Stabia (Napoli) e Sestri Ponente (La Spezia) e il ridimensionamento di quello di Riva Trigoso (Genova). Dei 2.551 esuberi annunciati dalla società, 1.151 interesseranno i lavoratori degli altri siti del gruppo, tra cui il cantiere navale di Palermo. Gli operai si sono mossi in corteo dai cancelli della fabbrica; una delegazione è stata ricevuta anche dall'assessore regionale alle Infrastrutture Pier Carmelo Russo.

Più di 500 operai della Fincantieri hanno partecipato questa mattina al corteo di protesta indetto dalle rappresentanze sindacali Fim Fiom e Uilm del cantiere spezzino del Muggiano. La manifestazione, partita dallo stabilimento al confine tra i comuni della Spezia e di Lerici, è sfilata per le vie cittadine, fino a raggiungere la Prefettura, dove i segretari provinciali dei sindacati hanno preso parte a una riunione con il Prefetto della Spezia, Giuseppe Forlani, esponendo le proprie preoccupazioni sul piano di riorganizzazione che "non darebbe alcuna rassicurazione sul futuro dello stabilimento spezzino". La manifestazione, molto rumorosa ma composta, ha vissuto qualche attimo di tensione quando alcuni lavoratori hanno occupato piazza Verdi impedendo la circolazione del traffico. L'intervento delle forze dell'ordine ha impedito che si creasse un blocco.

Lavoratori della Fincantieri di Ancona in corteo anche oggi, dopo la manifestazione di ieri contro il piano di ristrutturazione del gruppo navalmeccanico. Si sono diretti verso il palazzo della Regione Marche, dove una delegazione di operai e rappresentanti sindacali di Fiom, Fim e Uilm ha incontrato il governatore Gian Mario Spacca. Il sito industriale di Ancona non è fra quelli destinati alla chiusura, ma sarà comunque coinvolto da tagli occupazionali nell'ambito dei 2.551 esuberi annunciati dall'azienda.

INCONTRO SINDACATI-TAJANI

Su Fincantieri si apre anche un tavolo sindacati-Ue. Il vicepresidente della Commissione europea responsabile per l'industria, Antonio Tajani, e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil si incontreranno venerdì prossimo nella sede della rappresentanza di Roma dell'esecutivo europeo per esaminare quali interventi possono essere messi in campo dall'Ue per accompagnare la ristrutturazione del gruppo cantieristico e contenere l'impatto sull'occupazione.

MINISTRO ROMANI: NESSUN AVALLO AI TAGLI

Nessun avallo a "licenziamenti o tagli dell'occupazione" e massimo impegno del governo a intervenire sulla vicenda Fincantieri. Èquanto assicura il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, in una intervista pubblicata su Il Mattino. "Fino a quando non saranno attuati impegni concreti e condivisi di riconversione delle strutture interessate maggiormente alla crisi - sottolinea Romani - non ci sarà da parte nostra alcun avallo a licenziamenti o tagli dell'occupazione". E, aggiunge, "la decisione di anticipare al 3 giugno l'incontro per la situazione Fincantieri, già convocato per il 6 giugno, è il segnale che il governo ha deciso di intervenire", ancor di più, che "non è mai stato con le mani in mano". Entrando nello specifico della situaizone di Fincantieri, il ministro sottolinea poi che quella in atto "è una crisi di ordini, non di qualità o di scarsa affidabilità dei lavoratori". Dunque bisogna approfondire una ipotesi che punti "alla specificità della collocazione geografica dei cantieri italiani".

MINISTRO SACCONI: GOVERNO AL LAVORO PER MODIFICA PIANO

"Il governo segue da tempo la situazione: l'azienda si trova in condizioni di obiettiva criticità ma questo non deve significare disperdere risorse a partire da quelle umane. Il governo è al lavoro per cercare di discutere e modificare il piano industriale". Così il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, in merito alla vicenda Fincantieri, parlando a margine della presentazione della relazione annuale dell'Inps a Montecitorio.

CASSA DEPOSITI, FINANZIAMENTO PER ACQUISTO DUE NAVI

La Cassa Depositi e Prestiti annuncia un finanziamento di 830 milioni a Fincantieri: in pratica, si legge nel comunicato emesso al termine del Cda, si tratta di un finanziamento di 830 milioni a Carnival Corp Plc, il principale gruppo al mondo nel settore crocieristico, per l'acquisto di due navi da crociera da Fincantieri Cantieri Navali SpA. Nella nota, "si tratta di un'operazione di Export Banca diretta, a sostegno dell'esportazione di beni da parte di Fincantieri, rilevante per l'impatto sociale ed economico. La costruzione di navi da crociera delle dimensioni di quelle attualmente in ordine da parte di Carnival coinvolge per ciascuna nave oltre 1.200/1.500 addetti, alimentando un indotto complessivo per oltre 7.000 posti di lavoro, con significative ricadute occupazionali per le regioni italiane in cui verranno realizzate. Il finanziamento in oggetto, è assistito da garanzia rilasciata da SACE a CDP".

25 maggio 2011

Comunicato dei vescovi liguri a proposito della questione Fincantieri

I Vescovi liguri, impegnati in questi giorni a Roma per l’Assemblea generaledella CEI, sotto la guida del Card. Angelo Bagnasco, seguono con crescentepreoccupazione gli avvenimenti legati alla pubblicazione del nuovo piano industrialedi Fincantieri.

La consapevolezza che ad essere in gioco è la condizione diinnumerevoli persone e di tante famiglie è pure legata alla percezione che in questavicenda si determini il futuro di ampi settori del sistema-lavoro nella terra ligure.

I Vescovi condividono le ansie e le legittime preoccupazioni dei dipendenti dei cantierie auspicano che, pur in presenza di obiettive difficoltà, non cessi il dialogo e laricerca di una soluzione più adeguata. Le giuste preoccupazioni, d’altra parte, nondevono inclinare verso soluzioni violente, ma avviare un confronto maturo che, nelsalvaguardare i posti di lavoro, sappia valorizzare le strutture industriali, autentico volano dell’economia ligure.

Non è da escludere, in questa ricerca, la necessità diaffrontare eventuali sacrifici, purché condivisi a tutti i livelli e con la responsabilepartecipazione di ciascuno.

Rispetto a questa difficile congiuntura economica esociale, i Vescovi invocano nella preghiera il perseguimento del bene comune, graziead un esercizio rigoroso del discernimento, al di là dell’emotività del momento edelle reazioni di parte.

Roma, 25 maggio 2011

 

Bagnasco S. Em. Card. Angelo, Arcivescovo di Genova

Canessa S. E. Mons. Martino, Vescovo di Tortona

Tanasini S. E. Mons. Alberto, Vescovo di Chiavari

Careggio S. E. Mons. Alberto Maria, Vescovo di Ventimiglia- San Remo

Lupi S. E. Mons. Vittorio, Vescovo di Savona-Noli

Moraglia S. E. Mons. Francesco, Vescovo di La Spezia- Sarzana- Brugnato

Oliveri S. E. Mons. Mario, Vescovo di Albenga-Imperia

Palletti S. E. Mons. Luigi Ernesto, Vescovo Ausiliare di Genova

 

 

25 maggio 2011

BALLOTTAGGI

Berlusconi: perso a Milano

per blocco mediatico di sinistra

Silvio Berlusconi individua nel "blocco mediatico di sinistra" la causa della non vittoria al primo turno a Milano di Letizia Moratti. Ospite di Porta a porta, il premier alla domanda di come è stato possibile aver perso Milano al primo turno, spiega: "Io credo ci sia una motivazione assolutamente precisa. Abbiamo contro un blocco mediatico terrificante, a partire dal Corriere della Sera, da Sky e La7 e le trasmissioni Rai pagate con i soldi di tutti che stanno con la sinistra".

CON DE MAGISTRIS MANETTE SULLA CITTA'

"De Magistris era nella giunta Bassolino e non si è mai dissociato. Aveva presentato una mozione di sfiducia che poi Di Pietro ha fatto ritirare. È il vecchio che avanza. È capace di suscitare simpatia ma votarlo è una follia". Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante un'intervista a Porta a Porta che andrà in onda stasera. Parafrasando il titolo del film di Francesco Rosi 'Mani sulla città, Berlusconi afferma: "Sarebbe come mettere le manette sulla città". "Io faccio politica - aggiunge Berlusconi - e non posso essere sincero fino in fondo", ma "Napoli non si rivolga più al presidente del Consiglio se poi chiama De Magistris. È una follia mettere la città nelle mani di chi ha combinato disastri. Certo - conclude il premier - era una battuta, saremo sempre pronti ad aiutare la città".

VENDOLA: LA SCONFITTA SARA' TUTTA DI BERLUSCONI

"Il vento sta cambiando, il centrosinistra batterà il centrodestra. Berlusconi sta scaricando sui candidati la responsabilità di una sconfitta che è tutta sua. Non perde la Moratti, non perde Lettieri, perderà Berlusconi che ci ha messo la faccia". È quanto ha dichiarato Nichi Vendola, al suo arrivo a Cagliari per un breve tour elettorale a Cagliari, Iglesias e Sinnai, a sostegno dei candidati del centrosinistra.

"È la fine del ciclo berlusconiano - ha aggiunto il leader di Sel - la fine di un quindicennio il vero tema di questa campagna amministrativa. Lo ha voluto lui, è sempre lui che sovrappone il suo volto alla dimensione dei problemi di una città, di un territorio, ma questa volta il referendum gli è andato male".

 

 

25 maggio 2011

LA RICERCA DELLA "QUADRA"

Ministeri al Nord, la Lega rilancia

Nonostante l'accordo tra Bossi e Berlusconi di ieri che sembrava aver congelato la faccenda, continua la sfida tra la Lega e l'ala del Pdl contraria al trasferimento al Nord di alcuni ministeri. Non basta ad Alemanno la derubricazione dei dicasteri in dipartimenti: basta che il ministro Calderoli torni a toccare l'argomento per ricordare le promesse del premier che il sindaco di Roma interviene a chiedere che la faccenda sia regolata da un voto parlamentare.

Più che le sottigliezze lessicali, è il complesso della dichiarazione di Calderoli a far drizzare le orecchie al primo cittadino romano: "Nessuno stop allo spostamento dei dipartimenti al Nord. Lo si farà e comunque, il Presidente Berlusconi ci ha dato la sua parola". Questa la risposta di Alemanno: "Credo sia necessario un voto parlamentare che dica no a questo smembramento delle funzioni della Capitale, bisogna avere un confronto politico molto serio per archiviarli definitivamente".

Da lontano interviene Pier Luigi Bersani, che sembra voler guardare anche lui al dopo ballottaggi, ma con una diversa prospettiva. "Il governo si levi di torno", se non è in grado di affrontare i problemi del Paese, a cominciare da quelli del lavoro, spiega senza giri di parole. Articolata invece la risposta di Fabrizio Cicchitto alle aperture leghiste a un ritorno al Mattarellum. "Tutto il dibattito politico in corso dimostra che il bipolarismo continua a caratterizzare il sistema politico italiano in modo assai profondo", dice il capogruppo del Pdl alla Camera, "anche se sarebbe auspicabile che esso diventi più civile e non caratterizzato, come è oggi, dalla intenzione di distruggere l'avversario. Di conseguenza non è condivisibile l'ipotesi di una modifica della legge elettorale in senso proporzionale". Anche questa è materia per il dopo ballottaggi. Lo afferma anche Roberto Formigoni.

MINISTERI AL NORD, QUESTIONE CONGELATA

Provare fino all’ultimo secondo a fare il "miracolo" e, allo stesso tempo, separare l’esito dei ballottaggi di Milano e Napoli dal destino del governo. E dunque da un lato videomessaggi, interviste su tv locali, telefonate a raduni elettorali, ospitate da Bruno Vespa (stasera), anche se ormai la possibilità di vederlo impegnato in un comizio "dal vivo" sembra ridursi al lumicino. Dall’altro massima enfasi sulla fiducia ottenuta ieri sul decreto Omnibus, accompagnata da un mantra ripetuto ad ogni deputato che lo va a salutare a Montecitorio: "Andiamo avanti, arriviamo a fine legislatura...". Anche se si perde? Quella parolina è vietata, ma la risposta, che tutti ricavano dai segnali che lancia il premier, è un "si". Tanto è vero che per oggi pomeriggio, prima della partenza per il G8 francese prevista per domani, il Cavaliere ha convocato l’ufficio di presidenza del Pdl, proprio per parlare di futuro e di riforme. E anche per profilare un rinnovamento di volti nel governo e nel partito. È questa una promessa da mantenere con le tante correnti interne, sia d’origine forzista sia di origine aennina, ormai apertamente insoddisfatte. Ed è anche un modo per frenare il movimentismo di Scajola e delle fondazioni gestite dai ministri "moderati", da giorni in contatto per ragionare sui vari scenari che si apriranno lunedì pomeriggio.

Nella strategia per tenere in piedi la legislatura, però, cruciale è trovare l’ennesima "quadra" con la Lega. Al centro delle polemiche tra il Carroccio e gli azzurri sempre il decentramento dei ministeri. "Silvio non è d’accordo? Lo convinco io...", arringa Umberto Bossi in Transatlantico. Uno show quello del senatur, con tanto di replica in romanesco al sindaco di Roma Gianni Alemanno, che dopo aver minacciato di ritirare i suoi fedelissimi dalla maggioranza ha ieri ribadito il suo "rifiuto assoluto" al trasferimento di dicasteri. "E ti credo...", gli risponde ironico Bossi. Poi una pernacchia sui referendum (seguita però da un’apertura sui quesiti riguardanti l’acqua: "sono attraenti, noi volevamo una legge ma Fitto si è messo di traverso..."), infine l’evidente attivismo dei suoi uomini sulla legge elettorale, da modificare in senso proporzionale.

È il punto a cui il Carroccio subordina la prosecuzione dell’alleanza, e chi ha visto Berlusconi di persona l’ha definito "avvilito", sia per le continue richieste dei lumbard, sia per lo spauracchio (che ritorna) di un governo tecnico. È il motivo per cui, anche nelle ultime clip agli elettori ricorda che "non c’è alternativa all’attuale maggioranza". Sul tema dei dicasteri spostati al Nord, invece, il premier, prima di avviare la mediazione serale, si limita a dire che "niente è deciso". Il Cavaliere vede più volte Bossi e Calderoli (accompagnati in alcune fasi da Tremonti e Alfano) sia a Montecitorio sia, più tardi, a Palazzo Grazioli (al vertice serale c’era, oltre ai capigruppo Pdl, anche Lamberto Dini, senatore azzurro che nel ’95 fu primo ministro proprio dopo la rottura tra Lega e Forza Italia e la caduta del primo governo Berlusconi).

E il capo del governo ha chiesto di accantonare, "per ora" la questione spinosa dei ministeri, evitando di farne un argomento di campagna elettorale a rischio boomerang. Se ne riparlerà dopo il secondo turno delle amministrative, "e una soluzione si troverà, insieme", gli ha assicurato.

Intanto il premier si appresta a sparare i suoi ultimi colpi elettorali. I sondaggi che gli hanno passato ieri non lo incoraggiano, nemmeno a Napoli dove Lettieri è in vantaggio ("ormai non li leggo più", scherza con i suoi).

Dunque la priorità - dopo che il premier aveva a lungo parlato di voto "politico" - è "denazionalizzare" i ballottaggi. Gli danno una mano su questo anche Formigoni e Moratti circoscrivendo il secondo turno a una "questione milanese". Tuttavia, nell’ultimo videomessaggio di ieri (ma registrato venerdì) il premier tuona ancora contro la "sinistra estrema e pericolosa" di Pisapia e De Magistris, poi incalza: "I ballottaggi sono una nuova sfida, possiamo e dobbiamo vincere". In serata si concede poi un ritorno al recente passato, rilanciando su "giustizia e intercettazioni" in un intervento telefonico a Sora. Marco Iasevoli

 

 

25 magio 2011

LA POLEMICA

Il Cavaliere contro l’AgCom:

vogliono ridurmi al silenzio

Divide ulteriormente gli animi la decisione dell’Agcom di multa­re Tg1 e Tg4 per lo spazio con­cesso al presidente del Consi­glio. Da un lato il centrode­stra, Silvio Berlusconi in testa, che lamenta, per bocca di Fa­brizio Cicchitto, addirittura un’ingerenza dell’autorità presieduta da Corrado Cala- brò. Dall’altro le opposizioni che si schierano risoluta­mente con quest’ultimo e puntano il dito contro lo stra­potere mediatico del Cava­liere. A un lato del pendolo c’è proprio lui, il premier, che ieri si sarebbe sfogato con i suoi, lamentandosi dell’Ag­com, e dicendo che ogni sua parola costa 800 euro di mul­ta. "Siamo all’assurdo, mi im­pediscono di parlare", a­vrebbe detto parlando in au­la con alcuni deputati del Pdl mentre erano in corso le vo­tazioni sulla fiducia al decre­to omnibus.

Intanto va in scena un duro botta e risposta tra il capo­gruppo del Pdl alla Camera Cicchitto e Calabrò. Il primo è un fiume in piena che parla di "durissimo colpo alla li­bertà di informazione", di "gherminella" usata contan­do in un solo giorno i tempi di intervento del premier, in si­lenzio da tempo. Poi di "dise­gno liberticida" di alcune for­ze di sinistra. Infine delle "gra­vissime responsabilità" di Ca­labrò che "sta venendo meno al ruolo del garante super par­tes ". Immediata la replica. "Il problema esaminato era spe­cifico ed è stato ritenuto ano­malo ". Per le "modalità" il "ri­salto " e il "contesto" delle in­terviste a Berlusconi. "Non faccio valutazioni politiche. Abbiamo riscontrato una vio­lazione delle regole e le san­zioni sono automatiche", conclude Calabrò. Tiene il punto Cicchitto che contro­batte: "In Italia vige la libertà di critica e ad essa non può sfuggire l’Agcom". A dare man forte alla decisione dell’Ag­com interviene il commissa­rio Michele Lauria, uno dei re­latori del provvedimento san­zionatorio, ribattendo al pre­mier che "nessuno vuole im­pedire a lui o ad altri di parla­re".

È un problema di regole. E queste non sarebbero state rispettate, viste le "interviste di tono propagandistico, con i giornalisti quasi relegati al ruolo di 'spalla'". E senza spazi per voci diverse. In­somma una situazione che "potrebbe evidenziare un e­clatante caso di conflitto di in­teresse ". E comunque richie­de una "profonda revisione" della legge sulla par condicio. Interviene anche il presiden­te della Rai, Paolo Garimber­ti, che si dice dispiaciuto che l’azienda sia stata multata, e rileva che l’entità della san­zione è dovuta al fatto che si trattava di una "recidiva".

Lancia in resta parte all’attac­co il segretario del Pd Pier Lui­gi Bersani. Che giudica "insa­nabile " anche dalla multa quanto accaduto. E chiede che non siano i cittadini a pa­gare. Bersani definisce poi "sconsiderate e lunari" le af­fermazioni di Cicchitto. Rin­cara la dose Leoluca Orlando (Idv), che ritiene il pidiellino "allergico alla libertà di infor­mazione ". Da oggi, con il pre­mier da Vespa, "ci sarà una nuova abbuffata", preannun­cia - con la promessa di un ul­teriore ricorso all’Agcom - il deputato Pd Roberto Zacca­ria. In difesa di Cicchitto e contro la sentenza si schiera­no Maurizio Gasparri, Mar­gherita Boniver, Osvaldo Na­poli e l’associazione Lettera 22. "Se i magistrati che sba­gliano non pagano, perché le multe faziose dell’Autorità per le comunicazioni le dovreb­bero pagare i giornalisti che intervistano il premier e non la Rai?", replica - infine - a Ber­sani Francesco Storace, lea­der de 'La Destra'.

 

 

 

24 maggio 2011

ASSEMBLEA GENERALE CEI

Crociata: "In politica

criteri chiari,

nessuna partigianeria"

In politica la Chiesa respinge "ogni partigianeria", ma vuole "accompagnare tutti nella ricerca del bene comune". In economia "condivide la preoccupazione per il momento che vive il Paese, soprattutto dal punto di vista sociale, con particolare riguardo alle famiglie, al lavoro e alle emergenze che a queste due realtà si collegano". E quanto alla piaga della pedofilia, "l’impegno dei vescovi italiani è quello di "sostenere le vittime e mettere i colpevoli in condizioni di non nuocere". Monsignor Mariano Crociata risponde così alle domande della conferenza stampa che fa il punto sulla seconda giornata di lavori dell’Assemblea generale della Cei. Il segretario generale si presenta davanti all’affollata platea dei giornalisti e per prima cosa dà conto del dibattito seguito alla prolusione con cui lunedì pomeriggio il cardinale presidente, Angelo Bagnasco, aveva aperto l’assise. "Preoccupazione", dunque, per la situazione italiana, ma con la precisazione che questo sguardo "non contrasta con un senso di fiducia nella nostra gente, nella capacità che le nostre comunità sul territorio hanno di reagire".

Politica e ballottaggi. Si passa quindi al fuoco di fila delle domande. Ed è naturalmente l’attualità politica a farla da padrone. Per quali candidati votare nei ballottaggi? La risposta del vescovo è articolata. Innanzitutto, ricorda, "ai cattolici che svolgono un servizio nella vita pubblica o politica è chiesto di essere coerenti con la loro fede, ma senza coinvolgere la comunità cristiana come tale, perché la comunità non sceglie una parte, ma assume il bene di tutti".

Dal punto di vista dell’elettore, "la scelta dei candidati deve tener conto del quadro delle caratteristiche e delle esigenze che permettono a chi assume responsabilità in ambito pubblico di essere capace di rappresentare non gli interessi di una parte, ma la visione dell’uomo che esprime la fede cristiana: non come espressione di parte, ma come espressione del bene comune a vantaggio di tutti". Anche perché "il bene comune va al di là dei singoli schieramenti" ed è compito della comunità cristiana "accompagnare questa ricerca senza farsi partigiana". In sostanza, ha spiegato monsignor Crociata, "credo che a proposito del voto non ci si possa sostituire alla coscienza di nessuno. Dobbiamo ricordare quali sono i criteri a cui i pastori richiamano tutti i fedeli. Sono loro, poi, a scegliere – liberamente rispetto alla loro coscienza – il candidato che risponda alla visione cristiana della vita e della realtà".

Referendum. Anche in occasione dei prossimi referendum, non spetta alla Chiesa in quanto tale entrare nel merito. Ma indicare criteri, sì. In particolare, ha sottolineato il segretario generale della Cei, "tutte le forme di espressione della volontà popolare sono da apprezzare, stimare e incoraggiare". Inoltre su "questioni come l’acqua e simili ci deve sempre essere grande vigilanza e responsabilità sociale. La cura di questo e di altri beni comuni è fondamentale, perché rimangano e siano salvaguardati e custoditi per il bene di tutti".

Pedofilia. Diverse domande hanno riguardato quella che il cardinale Bagnasco, lunedì, aveva definito "un’infame emergenza non ancora superata". Il vescovo ha spiegato che le linee operative messe a punto dal gruppo di esperti della Cei contro la pedofilia (al lavoro da circa un anno) si basano su due criteri di fondo: "Che le vittime siano prontamente ascoltate e aiutate e che chi si è reso responsabile di abusi possa essere messo in condizioni di non nuocere ed eventualmente di affrontare un cammino di recupero". Rispondendo poi a una domanda sui dati italiani, il segretario generale della Cei ha ribadito la cifra già resa nota l’anno scorso: "Un centinaio di casi, nell’arco di una decina d’anni, più l’aggravio di quelli resi noti in questi mesi".

Monsignor Crociata ha respinto al mittente, invitando "a non fare confusione", l’accusa di una presunta "contrapposizione" tra la linea scelta dalla Cei in materia di abusi e quella di altre Conferenze episcopali. "Ci sono state – ha precisato – Conferenze episcopali che hanno voluto, in circostanze specifiche, istituire organismi nazionali, ma non tutte l’hanno fatto perché, come ribadisce il documento della Congregazione, le Conferenze episcopali sono organismi pastorali, di coordinamento tra i vescovi, non organi istituzionali che rivestono una qualche autorità sui vescovi". L’impegno della Cei, dunque, "continua a svilupparsi sulla linea di quanto si è già iniziato a fare e non da ora", ribadendo che "la responsabilità è del vescovo diocesano, che agisce prontamente e in rapporto di comunicazione costante soprattutto con la Congregazione". La linea è quella di "accompagnare i vescovi a intervenire in maniera pronta in situazioni che possono manifestarsi, e purtroppo a volte si sono manifestate", cioè di far sì – ha ribadito Crociata – che "le vittime siano ascoltate, tutelate e sostenute in una situazione di così grave disagio", e di "fare in modo che l’autore degli abusi possa essere allontanato e perseguito".

In margine a questo tema, e rispondendo a una precisa domanda, il presule ha espresso "stima e vicinanza a monsignor Claudio Maniago, vescovo ausiliare di Firenze, chiamato in causa da testimoni nelle indagini a carico di don Lelio Cantini, prete ridotto allo stato laicale dal Papa e condannato per abusi sessuali sui minori. "Non abbiamo notizie di particolari procedimenti" su monsignor Maniago, ha detto Crociata. "Se gli elementi dovessero venire fuori, li vedremo. Ma non ci sono motivi per farne un caso, visto che, peraltro, il procedimento relativo al sacerdote risulta chiuso in modo chiaro e preciso".

Una moschea a Milano? Il segretario generale della Cei è stato interpellato anche sulla possibilità della costruzione di una moschea a Milano. Un fatto, ha risposto, che risponde "al diritto fondamentale della libertà religiosa, che include anche il poter disporre di luoghi di culto". Le moschee, però, ha fatto notare, sono anche luoghi di aggregazione sociale, che devono rispondere alle "esigenze di vita sociale e comunitaria nel rispetto della nostra Costituzione e delle leggi che in Italia regolano la convivenza".

Infine, nella prima fase dei lavori dell’Assemblea, ha riferito monsignor Crociata, c’è stato anche qualche intervento sulla messa secondo il rito antico latino, teso ad "assicurarne la celebrazione a quanti la chiedono, ma senza turbare l’impegno ordinario nella vita della comunità secondo il Concilio Vaticano II".

Mimmo Muolo

 

 

 

 

 

 

2011-05-23

23 maggio 2011

ASSEMBLEA GENERALE DELLA CEI

Bagnasco: "L'Italia

merita dialogo e fatti"

"Dalla crisi oggettiva in cui si trova, il Paese non si salva con le esibizioni di corto respiro, né con le slabbrature dei ruoli o delle funzioni, né col paternalismo variamente vestito, ma solo con un soprassalto diffuso di responsabilità che privilegi il raccordo tra i soggetti diversi e il dialogo costruttivo". A dirlo è il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione alla 63esima Assemblea Generale dell'Episcopato Italiano, che si tiene da oggi in Vaticano. "Se ciascuno - avverte Bagnasco - attende la mossa dell'altro per colpirlo, o se ognuno si limita a rispondere tono su tono, non se ne esce, tanto più che la tendenza frazionistica si fa sempre più vistosa nello scenario generale come all'interno delle singole componenti".

"La gente è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando sempre di più dalla politica" che appare "non raramente, inguardabile, ridotta a litigio perenne, come una recita scontata e, se si può dire, noiosa", afferma il porporato che definisce senza mezzi termini "vaniloquio" quello a cui assistiamo nel dibattito politico: "una spirale dell'invettiva - spiega - che non prevede assunzioni di responsabilità". "Gli appelli a concentrarsi sulla dimensione della concretezza, del fare quotidiano, della progettualità, sembrano - lamenta Bagnasco - cadere nel vuoto". E così addirittura quegli autorevoli interventi che richiamano la gravità della situazione, e che il cardinale definisce come "allerta emergenziale", che prima "erano non solo funzionanti ma anche ragione di sollievo, oggi appaiono fiacchi e menoreattivi".

"A potenziale contrasto - rileva il presidente della Cei - c'è una stampa che appare da una parte troppo fusa con la politica, tesa per lo più ad eccitare le rispettive tifoserie, e dall'altra troppo antagonista, e in altro modo eccitante al disfattismo, mentre dovrebbe essere fondamentalmente altro: cioè informazione non scevra da cultura, resoconto scrupoloso, vigilanza critica, non estranea ad acribia ed equilibrio". "Ma segnaliamo lo iato - conclude - anche per dare voce all'invocazione interiore del Paese sano che è distribuito all'interno di ogni schieramento".

Ma sono numerosi i temi toccati dal presidente della Cei cardinale Bagnasco nella prolusione. Ecco i principali.

1) LA BEATIFICAZIONE DI GIOVANNI PAOLO II con le sue "proprietà quasi medicamentose rispetto alle tribolazioni della comunità credente" e la viva eredità che questo evento lascia.

2) LE LINEE GUIDA CONTRO GLI ABUSI sulla quale da un anno sta lavorando, su mandato della presidenza Cei, una commissione di esperti che a breve presenterà i risultati.

3) LA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ in programma a Madrid da 16 al 21 agosto servirà ancora una volta a "far comprendere a tutti i giovani che Cristo c’entra con la vita, con tutti i suoi ambiti".

4) LA PREGHIERA A MARIA PER L’ITALIA che si terrà dopodomani a Santa Maria Maggiore a Roma richiama la necessità di un "soprassalto di responsabilità". Il severo giudizio sulla politica attuale e il bisogno di una nuova generazione di politici "votati al bene comune".

5) L’INDIVIDUALISMO INDISCRIMINATO e la deriva dell’indifferenza, dell’apatia sociale. La Chiesa, a questo riguardo, non è "avversaria della modernità", ma ne "è l’anima".

6) LA LEGGE SUL FINE VITA con l’auspicio che la norma non si imbatta in ulteriori ostacoli, ottenendo un largo consenso in Parlamento.

7) LA NECESSITÀ DI PROVVEDIMENTI A FAVORE DELLA FAMIGLIA

perché "nulla è davvero garantito se a perdere è la famiglia".

8) LA QUESTIONE CENTRALE DEL LAVORO con 11 indicazioni di intervento. Serve "un’alleanza esplicita per generare occupazione".

9) LA CORRUZIONE DEI COSTUMI che sovverte le categorie valoriali e il fondamento antropologico del benessere civile.

10) LE RIVOLTE IN NORDAFRICA E IL CONFLITTO IN LIBIA per il quale non si può certo parlare di intervento armato "pulito", mentre va sveltita la via della diplomazia.

 

 

 

23 maggio 2011

ISTITUTO CENTRALE DI STATISTICA

Povertà, rischia 1 italiano su 4

Giovani, né lavoro né studio

Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) "sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale". Si tratta di un valore - rileva l'Istat nel rapporto annuale presentato oggi - superiore alla media Ue che è del 23,1%. Il rischio povertà riguarda circa 7,5 milioni di individui (12,5% della popolazione). Mentre 1,7 milione di persone (2,9%) si trova in condizione di grave deprivazione si trova 1,7 milione (2,9%) e 1,8 milione (3%) in un'intensità lavorativa molto bassa. Si trovano in quest'ultima condizione l'8,8% delle persone con meno di 60 anni (6,6% contro il valore medio del 9%). Solo l'1% della popolazione (circa 611 mila individui) vive in una famiglia contemporaneamente a rischio di povertà, deprivata e a intensità di lavoro molto bassa.

Nelle regioni meridionali, dove risiede circa un terzo degli italiani, vive il 57% delle persone a rischio povertà (8,5 milioni) e il 77% di quelle che convivono sia col rischio, sia con la deprivazione sia con intensità di lavoro molto bassa (469mila).

SEMPRE PIU' GIOVANI NON STUDIANO E NON LAVORANO

Non lavorano e non studiano, sono soprattutto donne, del Mezzogiorno e con una licenzia media, anche se aumenta sempre più la quota tra diplomati e stranieri. È l'esercito dei Neet (Not in education, employment or training): nel 2010 sono poco oltre 2,1 milioni, 134mila in più rispetto a un anno prima (+6,8%), i giovani fra i 15 e i 29 anni che non hanno un lavoro e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione.

Secondo la fotografia scattata dal Rapporto Istat 2010 rappresentano il 22,1% della popolazione nella stessa fascia di età (20,5 nel 2009). Nonostante l'incidenza del fenomeno continui a essere più diffusa tra le donne (il 24,9%), tra i residenti del Sud (30,9%) e tra i giovani con al più la licenza media (23,4%), si legge nel rapporto, l'incremento dei Neet ha riguardato soprattutto i giovani del Nord-est (+20,8%), gli uomini (+9,3%) e i diplomati (+10,1%), ma anche gli stranieri.

Nel 2010 sono 310mila gli stranieri Neet, un terzo della popolazione tra i 15 e i 29 anni. Il 65,5% dei Neet è inattivo, anche se solo la metà non cerca un impiego e non è disponibile a lavorare.

I disoccupati rappresentano il 34,5% dei Neet; nel Mezzogiorno circa il 30% è disoccupato e il 45% è comunque interessato a lavorare. Tra i Neet, vive con almeno un genitore l'87,5% degli uomini e il 55,9% delle donne. Fra queste ultime, circa 450mila sono partner in una coppia, con o senza figli e rappresentano il 38,3% delle Neet italiane. La condizione di Neet permane nel tempo: oltre la metà dei Neet resta tale per almeno due anni. D'altro canto, più si rimane fuori dal circuito formativo o lavorativo, tanto più è difficile rientrarvi.

Per quando riguarda invece il lavoro prosegue nel 2010 la flessione degli occupati 18-29enni (-182mila unità) dopo la caduta particolarmente significativa del 2009 (-300mila unità). In termini relativi, il calo dell'occupazione giovanile (-8,0 e -5,3%, rispettivamente nel 2009 e nel 2010) è stato circa cinque volte più elevato di quello complessivo. Nel 2010, è occupato circa un giovane ogni due nel Nord, meno di tre ogni dieci nel Mezzogiorno. Più nel dettaglio il tasso di occupazione degli uomini 18-29enni è al 59,2% al Nord e al 35,7 nel Mezzogiorno, con il minimo del 30% in Campania e Calabria; quello delle giovani donne è al 47,2% al Nord e al 21,9 nel Mezzogiorno, mentre in Campania e Calabria si colloca intorno al 17%. Ogni 100 giovani atipici nel 2009, circa 16 erano occupati stabilmente dopo un anno (erano 26 tra il 2007 e il 2008). Il 60,1% dei giovani a distanza di un anno ha ancora un contratto a tempo determinato o un rapporto di collaborazione. Nel 2010 circa un milione di giovani aveva un lavoro temporaneo.

SONO 800MILA LE DONNE LICENZIATE IN GRAVIDANZA

Ben 800mila donne, con l'arrivo di un figlio, sono state costrette a lasciare il lavoro, perchè licenziate o messe nelle condizioni di doversi dimettere. Un fenomeno che colpisce più le giovani generazioni rispetto alle vecchie e che appare particolarmente critico nel Mezzogiorno, dove "pressoché la totalità delle interruzioni può ricondursi alle dimissioni forzate".

Nel 2008-2009, si legge nel documento, circa 800mila madri hanno dichiarato che nel corso della loro vita lavorativa sono state messe in condizione di doversi dimettere in occasione o a seguito di una gravidanza. Si tratta dell'8,7% delle madri che lavorano o hanno lavorato in passato e che sono state costrette dalle aziende a lasciare il lavoro, magari firmando al momento dell'assunzione delle "dimissioni in bianco".

A subire più spesso questo trattamento, si legge nel rapporto, non sono le donne delle generazioni più anziane ma le più giovani, 6,8% contro 13,1%, le residenti nel mezzogiorno (10,5%) e le donne con titoli di studio basso (10,4%). Una volta lascito il lavoro solo il 40,7% ha poi ripreso l'attività, con delle forti differenze nel paese: su 100 donne licenziate o indotte a dimettersi riprendono al lavorare 15 nel Nord e 23 nel Sud.

Il ruolo fondamentale all'interno della famiglia, svolto dalle donne, condiziona fortemente la possibilità di lavorare. Più di un quinto delle donne con meno di 65 anni, che lavorano o hanno lavorato, nel corso della loro vita ha interrotto l'attività. La quota sale al 30 per cento tra le madri e nella metà dei casi l'interruzione è dovuta alla nascita di un figlio.

Le interruzioni del lavoro per motivi familiari diminuiscono passando dalle generazioni più anziane alle più giovani per il calo di quelle dovute al matrimonio (dal 15,2 per cento delle donne nate tra il 1944 e il '53 al 7,1 per cento di quelle nate dopo il 1973).

Resta, invece, pressochè stabile tra le diverse generazioni (intorno al 15 per cento) la quota delle donne che interrompono l'esperienza lavorativa in occasione della nascita di un figlio. Le interruzioni prolungate, vale a dire le uscite dal mercato del lavoro che continuano dopo cinque anni, sono molto più elevate nel Mezzogiorno (77,1 per cento dei casi, contro il 57,2 nel Nord-est). Oltre la metà delle interruzioni del lavoro per la nascita di un figlio non è il risultato di una libera scelta. Sono infatti

circa 800 mila (pari all'8,7 per cento delle donne che lavorano o hanno lavorato) le madri che hanno dichiarato di essere state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere, nel corso della

loro vita lavorativa, a causa di una gravidanza.

FAMIGLIE ANCORA IN DIFFICOLTÂ

Le famiglie italiane sono ancora in ginocchio per la crisi economica che ha colpito il paese. Nel

2010 è tornato a crescere il loro reddito disponibile (+1 per cento), dopo la flessione del 3,1 per cento registrata nel 2009, ma, considerando la variazione dei prezzi, il potere d'acquisto ha subito una ulteriore riduzione dello 0,5 per cento (-3,1 per cento nel 2009). In calo anche la propensione al risparmio delle famiglie, che si è attestata al 9,1 per cento, il valore più basso dal 1990, 1,4 punti

percentuali in meno rispetto all'anno precedente.

Se sono aumentati dell'1% i redditi da lavoro dipendente (erano diminuiti dell'1,3 per cento nel 2009), i redditi netti da capitale sono scesi del 5,8 per cento, dopo la caduta del 35,4 per cento del 2009 e il reddito da lavoro autonomo e dalla gestione delle piccole imprese è risultato in calo dello 0,7 per cento (-0,2 per cento nel 2009).

LE PRESTAZIONI DEGLI ENTI

Le prestazioni sociali in denaro delle Amministrazioni pubbliche sono cresciute del 2,3 per cento, quelle assistenziali in denaro sono invece scese del 5,8 per cento rispetto al 2009, anno di erogazione del bonus straordinario di 1,5 miliardi di euro destinato al finanziamento delle famiglie a basso reddito. E ancora: in aumento dal 2000, con l'eccezione del 2009, le imposte correnti a carico delle famiglie. Nel 2010 la crescita è stata pari al 2,2 per cento, a sintesi dell'aumento del gettito Irpef (4,2 per cento) e della contrazione delle imposte sui redditi da capitale (-40,3 per cento). La regolarizzazione o il rimpatrio di attività finanziarie e patrimoniali detenute all'estero è proseguita per 600 milioni di euro, che si sono aggiunti ai 5 miliardi del 2009. In tutto questo, la deprivazione materiale delle famiglie è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2009 (15,7 per cento sul totale delle famiglie) ed è grave per quasi la metà delle famiglie interessate; è più diffusa tra le famiglie con cinque o più componenti (25,3 per cento), con tre o più figli (25,6 per cento) e tra quelle che vivono in affitto (33,3 per cento).

La percentuale di famiglie materialmente deprivate sale al 26,0 per cento nel Mezzogiorno e scende al 9,7 al Nord. Quando la perdita dell'occupazione (2009) ha riguardato un uomo genitore o coniuge/partner, la probabilità di trovarsi in condizioni di deprivazione materiale è salita al 36,5 per cento dal 28,5 per cento osservato l'anno precedente, prima di perdere il lavoro. La crisi ha costretto le famiglie a risparmiare meno nel 19,1 per cento dei casi, e a intaccare il proprio patrimonio o a indebitarsi (16,2 per cento) per mantenere stabile il tenore di vita. Ma, nonostante tutto, anche nel 2010 la famiglia ha svolto il ruolo di ammortizzatore sociale nei confronti dei giovani, affiancandosi alla cassa integrazione che h sostenuto una larga quota di adulti con figli. Per quanto riguarda il reddito disponibile delle famiglie, questo si concentra per il 53% nelle regioni del Nord, per il 26% nel Mezzogiorno e per il restante 21% nel Centro.

 

 

 

23 maggio 2011

VERSO IL BALLOTTAGGIO

Elezioni, da Agcom pesanti multe

a Rai e a Mediaset

Pesanti multe a Rai e Mediaset da parte dell'Agcom per le interviste al presidente del Consiglio venerdì scorso. L'Autorità ha deciso di comminare a Tg1 e Tg4 la sanzione massima prevista dalla legge e pari a

258mila euro in quanto recidivi mentre a Tg2, Tg5 e Studio Aperto la multa ammonta a 100mila euro ciascuno. L'autorità presieduta da Corrado Calabrò aveva chiesto già sabato scorso "chiarimenti urgenti alle emittenti interessate".

"Considerate le osservazioni pervenute da Rai e Mediaset, la Commissione - informa un comunicato - ha ritenuto che le interviste, tutte contenenti opinioni e valutazioni politiche sui temi della campagna elettorale, e omologhe per modalità di esposizione mediatica, abbiano determinato una violazione dei regolamenti elettorali emanati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza e dall'Agcom".

Quindi la decisione di sanzionare i cinque tg per un totale di circa 816mila euro complessivi. "L'Autorità - continua il comunicato - ribadisce che vige il dovere di equilibrio e completezza di informazione fino alla conclusione della campagna elettorale con i ballottaggi in corso. L'Autorità ha infine chiarito che il divieto di diffusione di sondaggi sulle intenzioni di voto rimane in vigore su tutto il territorio nazionale fino allo svolgimento del secondo turno".

CONFALONIERI: PRONTI AL RICORSO

Mediaset è stata "corretta ed equilibrata" e, qualora l'Agcom dovesse affermare che ci sia stata una violazione della par condicio lo scorso 20 maggio, quando Silvio Berlusconi ha rilasciato interviste ai principali telegiornali nazionali, l'azienda è pronta a ricorrere "come abbiamo già fatto l'ultima volta, vincendo". A dirlo è il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, a margine di un incontro all'Università Iulm di Milano.

 

 

23 maggio 2011

VERSO IL BALLOTTAGGIO

Milano, stretta di mano tra Moratti e Pisapia

Rapida stretta di mano tra il sindaco di Milano uscente Letizia Moratti e lo sfidante di centrosinistra a Milano Giuliano Pisapia, che si sono incontrati lunedì pomeriggio ai giardini Falcone Borsellino per la cerimonia in occasione del 19esimo anniversario della strage di Capaci. Dopo il confronto in tv a Sky fra i due candidati in cui Letizia Moratti aveva accusato Pisapia di essere amnistiato (mentre è stato assolto) per furto d'auto, l'avvocato non aveva voluto stringere la mano tesa del sindaco e fra i due non c'era più stato scambio di saluti.

"Ho stretto la mano che mi ha dato come faccio sempre - ha spiegato Pisapia - con tutte le persone gentili e cortesi. Siccome sono gentile e cortese do la mano a chi me la porge". "Mi ha fatto molto piacere" ha commentato da parte sua la Moratti. "Siamo qua in un momento molto particolare - ha poi osservato - di ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, un ricordo che deve essere memoria viva".

Il gesto del disgelo tra i due candidati arriva dopo che in mattinata un video-appello al voto di Silvio Berlusconi sul sito del Pdl aveva nuovamente alzato i toni dello scontro: Milano città non sicura, islamica, Zingaropoli, Stalingrado d'Italia se vincesse Giuliano Pisapia, il cui programma è rischioso e va a braccetto con i centri sociali. Una città come Milano "che vuole andare avanti e crescere non vorrà consegnarsi all'estrema sinistra con i rischi di diventare disordinata, caotica e insicura". Milano, dice il premier nel messaggio, "non può diventare, alla vigilia dell'Expo 2015, una città islamica, una Zingaropoli di campi rom assediata dagli stranieri e che darebbe loro anche il diritto di voto nelle consultazioni municipali". Non si può, rincara la dose Berlusconi, far vincere Giuliano Pisapia, il cui programma è "rischioso, rischioso" e "gode dell'appoggio dei centri sociali e delle frange estreme della sinistra". "Non credo - sottolinea ancora il Cavaliere - che vogliamo un sindaco che sembra vada a prendere il caffè tutti i giorni con i rappresentanti dei centri sociali e consegnare la città a chi promette programmi irrealizzabili e farebbe di Milano la Stalingrado d'Italia". Per questo, "dobbiamo andare tutti a votare, non vogliamo consegnare Milano ad sinistra autoritaria, inefficiente e clientelare".

 

 

23 maggio 2011

VERSO I BALLOTTAGGI

Berlusconi: "Milano alla sinistra

sarà una zingaropoli islamica"

"Milano non può diventare, alla vigilia dell'Expo 2015, una città islamica, una zingaropoli di campi rom, una città assediata dagli stranieri e che dà a questi stranieri extracomunitari anche il diritto di voto nelle consultazioni municipali". Lo afferma Silvio Berlusconi, in un videomessaggio trasmesso sul sito del Pdl.

"Dobbiamo andare tutti a votare, per garantirci - aggiunge il leader del Pdl - una Milano più bella, più ordinata, più sicura, che continui a crescere nella prosperità e nella modernità come ha fatto in questi anni con Albertini e la Moratti. Una città che vuole andare avanti e crescere non vorrà certo consegnarsi all'estrema sinistra, con il rischio di diventare una città disordinata, caotica, insicura".

NAPOLITANO: IN ITALIA ECCESSO DI PARTIGIANERIA POLITICA

In Italia c'è un eccesso di partigianeria politica. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo incontro stamattina con i giornalisti della stampa estera, secondo quanto riferito da

alcuni presenti. Napolitano con i corrispondenti esteri è tornato a parlare di "hyperpartisanship" in un momento invece nel quale, ha sottolineato, i festeggiamenti per i 150 anni dell'unità d'Italia sono andati ben oltre le attese e con la partecipazione di tutto il Paese.

I giornalisti stranieri, attraverso le parole del presidente dell'Associazione stampa estera Tobias Piller, hanno poi sottolineato come in Italia "si avvertano ventate di antieuropeismo". Napolitano ha replicato che questa non è una cosa solo italiana ma il ripiegarsi su se stessi è una cosa grave, come grave è l'assenza di un impegno per l'Europa. "L'Unione europea - ha aggiunto il Capo dello Stato - deve essere un global player". Napolitano infine, a chi gli faceva notare una presunta mancanza di sensibilità da parte delle istituzioni italiane alle esigenze della stampa, ha risposto: "L'Italia è un paese complicato, dal punto di vista sia istituzionale che politico".

 

 

23 maggio 2011

AMMINISTRATIVE

Ministeri a Milano, lite Pdl-Lega

Berlusconi frena: "Dipartimenti"

È guerra nella maggioranza sulla richiesta della Lega di spostare al Nord due miniseri. La proposta fa seriamente traballare l'asse tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Il Senatur noncurante della contrarietà dei vertici del Pdl gioca al rialzo annunciano l'ipotesi che a Milano possa "arrivare un ministero di peso, quello che muove l'economia", ma soprattutto mette in chiaro che sulla decisione c'è il placet del premier:

"Parola data non torna indietro", avverte il leader del Carroccio. Berlusconi prova a mediare e parla di

"dipartimenti" a Milano. Una soluzione ben lontana dalle richieste dei leghisti, che non arretrano e si preparano alla 'guerrà con Roma. "Così salta ogni intesa", avverte il sindaco della Capitale Gianni Alemanno pronto alle barricate.

Berlusconi. Offre quella che sembra un' apertura, almeno parziale, alla proposta leghista di trasferire a Milano un paio di ministeri, spiegando che "arriveranno probabilmente dei dipartimenti", spiega che, comunque vada il voto di domenica, non ci saranno ripercussioni sulla tenuta del governo e attacca la sinistra che in caso di vittoria a suo parere trasformerebbe Milano nella "Stalingrado d'Italia".

È questa la linea che, a pochi giorni dal ballottaggio per le amministrative, il premier consegna a telecamere e taccuini dei giornalisti nella sua prima esternazione pubblica dopo il voto, se si escludono le interviste televisive dei giorni scorsi.

L'occasione è una visita alla signora Franca Rizzi, madre dell'assessore del Pdl Ivan Rizzi, ricoverata da ieri al San Carlo di Milano dopo essere stata aggredita mentre distribuiva volantini a favore di Letizia Moratti. "Un episodio increscioso", attacca il premier, una delle spie del "clima di guerra civile" che infiamma la politica. Berlusconi glissa sulle aggressioni subite da due sostenitori di Giuliano Pisapia. "Queste cose - afferma rispondendo a una domanda - non le so".

Ma il tema del giorno, quello che ha tenuto alta la tensione politica con le dichiarazioni incrociate di Bossi, Calderoli e alti esponenti del Pdl, è la proposta di spostare a Milano dei ministeri. Alla domanda su quanti e quali dovrebbero essere Berlusconi risponde che "arriveranno probabilmente dei dipartimenti: a Milano ci sono già dipartimenti delle opere pubbliche e del provveditorato scolastico". Lo stesso, aggiunge, può avvenire a Napoli o in altre città del Sud.

In ogni caso, assicura, con l'alleato leghista non ci sarà nessun problema. Il voto di domenica, a prescindere dal suo esito, non avrà "assolutamente nessun peso per quanto riguarda la continuità di governo fino alla fine della legislatura".

 

 

 

 

 

 

2011-05-21

21 marzo 2011

AMMINISTRATIVE

Berlusconi: "Con Bossi

pensato a decentramento"

"Con Bossi abbiamo pensato di continuare la nostra volontà di continuare la nostra attività di governo, abbiamo pensato anche a qualche decentramento per alcune funzioni di governo, ci siamo consolidati nella necessità di realizzare la riforma della giustizia, la riforma del fisco e dell'architettura istituzionale dello Stato". Lo sottolinea Silvio Berlusconi ai microfoni di Telelombardia. "Il programma di Letizia è un programma molto concreto con tantissime idee, ve ne ricordo alcune: Expo 2015 che è una grande occasione, due importanti nuove linee della metropolitana, il Pgt grazie al quale avremo 30mila nuovi alloggi per le famiglie meno fortunate. Il tutto a spese dei privati senza oneri per il Comune e l' incremento del verde di tre milioni di metri quadrati".

"Ecopass - assicura il premier - sarà gratuito per i milanesi perché la fase di sperimentazione di questo sistema è terminata. L'inquinamento, il traffico e gli incidenti sono, grazie all'ecopass, diminuiti e per questi motivi e per l'attuale congiuntura economica, la Moratti ha deciso di rendere gratuito l'ecopass. E sempre grazie alla giunta Moratti, Milano ha le tasse e le tariffe dei servizi più bassi d'Italia".

Bossi: due ministeri a Milano. Decentrare alcuni ministeri a Milano e intervenire sulla pressione fiscale "sono tutte e due cose possibili", certo è che "dobbiamo portare i ministeri a Milano e penso ne arriveranno due". Umberto Bossi ha risposto in questi termini a chi gli chiedeva quale sarà la sorpresa che lui e Silvio Berlusconi dovrebbero annunciare la prossima settimana prima del ballottaggio a Milano. Interpellato a margine della Festa della Polizia a Varese, Bossi ha ribadito quanto assicurato nel corso dei recenti comizi elettorali: "poiché è passato il federalismo fiscale, che diminuisce il costo dello Stato, Tremonti se vuole può ridurre le tasse". Quanto al decentramento, il passaggio successivo delle riforme, "non è cosa da poco", ha aggiunto Bossi. "E' dovuta arrivare la Lega - ha concluso - a realizzare i sogni".

Le promesse della Lega di spostare i ministeri al Nord sono "pure balle". Lo dice il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che spiega di aver ricevuto "garanzie assolute" sulla permanenza delle sedi nella capitale, "dal premier, dai capigruppo Pdl e da tutta la realtà governativa che risponde al Pdl.

"Sì, mi impegnerò contro Pisapia, perché rischia di trasformare Milano in una zingaropoli": lo ha detto Umberto Bossi rispondendo ai cronisti che gli chiedevano se si impegnerà in prima persona per sostenere Letizia Moratti a Milano. "Farò almeno un comizio" ha aggiunto Bossi interpellato a margine della festa della polizia a Varese. "La Lega non può permettersi di lasciare andare Milano a catafascio, porteremo due ministeri", ha aggiunto Bossi. "Pisapia - ha proseguito - vuole aumentare i campi rom e costruire la moschea più grande d'Europa". Poi, a chi gli chiedeva della maratona di interviste ai telegiornali da parte di Silvio Berlusconi, il leader leghista ha risposto: "non le ho viste, comunque il Pd se potesse ne farebbe cinquecento".

La prossima "sarà una settimana molto impegnativa, nella quale ci impegneremo moltissimo non solo a Milano ma anche negli altri Comuni in cui c'é il ballottaggio". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, interpellato dai giornalisti al suo arrivo alla Festa della Polizia a Varese.

"La commissione servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni si riunirà lunedì per valutare la situazione e prendere eventuali deliberazioni". Lo ha detto stamattina il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò, parlando ai manifestanti del sit-in di protesta davanti alla sede dell'Agcom. "Gli uffici - ha detto ancora Calabrò - stanno lavorando e monitorando ora per ora la situazione. Abbiamo anche inviato una lettera di richiesta di chiarimenti a Rai e Mediaset".

 

 

 

21 marzo 2011

AMMINISTRATIVE

Bossi: "2 ministeri a Milano"

Alemanno: "Una bufala"

Decentrare alcuni ministeri a Milano e intervenire sulla pressione fiscale "sono tutte e due cose possibili", certo è che "dobbiamo portare i ministeri a Milano e penso ne arriveranno due". Umberto Bossi ha risposto in questi termini a chi gli chiedeva quale sarà la sorpresa che lui e Silvio Berlusconi dovrebbero annunciare la prossima settimana prima del ballottaggio a Milano. Interpellato a margine della Festa della Polizia a Varese, Bossi ha ribadito quanto assicurato nel corso dei recenti comizi elettorali: "poiché è passato il federalismo fiscale, che diminuisce il costo dello Stato, Tremonti se vuole può ridurre le tasse". Quanto al decentramento, il passaggio successivo delle riforme, "non è cosa da poco", ha aggiunto Bossi. "E' dovuta arrivare la Lega - ha concluso - a realizzare i sogni".

Le promesse della Lega di spostare i ministeri al Nord sono "pure balle". Lo dice il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che spiega di aver ricevuto "garanzie assolute" sulla permanenza delle sedi nella capitale, "dal premier, dai capigruppo Pdl e da tutta la realtà governativa che risponde al Pdl.

"Sì, mi impegnerò contro Pisapia, perché rischia di trasformare Milano in una zingaropoli": lo ha detto Umberto Bossi rispondendo ai cronisti che gli chiedevano se si impegnerà in prima persona per sostenere Letizia Moratti a Milano. "Farò almeno un comizio" ha aggiunto Bossi interpellato a margine della festa della polizia a Varese. "La Lega non può permettersi di lasciare andare Milano a catafascio, porteremo due ministeri", ha aggiunto Bossi. "Pisapia - ha proseguito - vuole aumentare i campi rom e costruire la moschea più grande d'Europa". Poi, a chi gli chiedeva della maratona di interviste ai telegiornali da parte di Silvio Berlusconi, il leader leghista ha risposto: "non le ho viste, comunque il Pd se potesse ne farebbe cinquecento".

La prossima "sarà una settimana molto impegnativa, nella quale ci impegneremo moltissimo non solo a Milano ma anche negli altri Comuni in cui c'é il ballottaggio". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, interpellato dai giornalisti al suo arrivo alla Festa della Polizia a Varese.

"La commissione servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni si riunirà lunedì per valutare la situazione e prendere eventuali deliberazioni". Lo ha detto stamattina il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò, parlando ai manifestanti del sit-in di protesta davanti alla sede dell'Agcom. "Gli uffici - ha detto ancora Calabrò - stanno lavorando e monitorando ora per ora la situazione. Abbiamo anche inviato una lettera di richiesta di chiarimenti a Rai e Mediaset".

 

 

21 maggio 2011

SECONDO NOI

Legittimi dubbi

Dopo cinque giorni di silenzio, un’intervista al presidente del Consiglio era effettivamente un’occasione giornalisticamente ghiotta, prima ancora che politicamente interessante. Un’intervista, però. Di quelle, magari, con domande non banali. Era perciò prevedibile che la scelta di Silvio Berlusconi di parlare agli italiani all’ora di cena, quasi a reti unificate, scatenasse reazioni da parte delle forze di opposizione. Facendo crescere pure perplessità sul rispetto della par condicio, sul ruolo del servizio pubblico nel mezzo di una competizione elettorale.

Ma è in particolare la cifra dell’intervento del presidente del Consiglio – ancora una volta teso ad attaccare l’avversario, a sponsorizzare un singolo programma elettorale fin nei minimi particolari – a sollevare interrogativi. È davvero utile che Silvio Berlusconi sovrapponga così il suo volto a quello dei candidati locali? È opportuno che getti nella battaglia tutto il peso del governo, facendosi riprendere con il simbolo elettorale a fianco? Soprattutto: è questo che gli italiani si aspettano da un presidente del Consiglio? Il primo turno elettorale, anche a questo proposito, ha dato un messaggio eloquente.

Av

 

 

 

21 maggio 2011

BERLUSCONI AL CONTRATTACCO

"Non diamo Milano agli estremisti"

Scontro sull’offensiva mediatica

Dalle 18.30 alle 20.45 il premier va in onda - tra lo sconcerto e la rabbia delle opposizioni - quasi a reti unificate, con interviste su Tg1, Tg2, Tg4, Tg5, Studio aperto e Gr1. E battezza la nuova linea comunicativa a cui il centrodestra affida il compito di ribaltare il voto di Milano. Azzerati gli attacchi ai pm (appena un "giustizialista" messo sulla schiena di Luigi De Magistris, l’ex magistrato candidato a sindaco di Napoli), il premier si concentra invece su tre obiettivi: richiamare i moderati delusi, indicare il pericolo che al governo della sua città vada la "sinistra violenta ed estremista appoggiata dai centri sociali, che vuole fare le zingaropoli e sogna la Stalingrado d’Italia", fare la lista dei risultati raggiunti dalla giunta uscente che sarebbero "messi in pericolo" da Pisapia, a partire dall’Expo 2015. Il silenzio lungo cinque giorni si è dunque rotto con un discusso forcing mediatico, deciso l’altra notte dai "colonnelli" Pdl, con il placet di Letizia Moratti, per evitare l’impressione di un premier dimesso e rassegnato.

Col sorriso delle grandi occasioni, seduto ad un’ampia scrivania con alle spalle, ben visibile, il simbolo del Pdl, Berlusconi riceve poche domande sul futuro del governo, alle quali risponde con tono sereno, senza le punte esasperate della settimana scorsa: "Non c’è alcun pericolo per l’esecutivo, non c’è altra maggioranza che la nostra, l’asse con la Lega è solido. Faremo le riforme del fisco e della giustizia". La premessa del suo ragionamento viene dall’analisi del voto: "Siamo sempre il primo partito, il Pd ha da piangere e non da ridere, ha perso cinque punti ed è dominato dalle estreme". E il Nuovo polo? "Irrilevante, l’Udc vince solo se sta con noi - è l’estremo tentativo di aprire un dialogo con i centristi -, Fli è sparito". Dunque, ragiona, i moderati sono ancora lì che ballano. E li sprona: "Lo so, siete rimasti anche voi turbati come me quando l’altra sera avete visto la città invasa da bandiere rosse con falce e martello. Davvero vogliamo che un Paese occidentale vada in mano ai Grillo, ai Vendola e ai Di Pietro?".

Il Cavaliere si dice "intimamente sicuro" di vincere sia a Milano sia a Napoli, ma è costretto ad ammettere la delusione che l’ha vinto lunedì scorso. "È stato un risultato inaspettato, abbiamo fatto degli errori, dovevamo dire che contro di noi c’era una coalizione che va dal Leoncavallo al partito delle manette, dai radicali ai cattocomunisti".

Milano e Napoli, Napoli e Milano. Tutto passa lungo quest’asse. Per quanto riguarda la sua città, il premier rigetta l’accusa di essersi ritirato dalla trincea ("sono in campo ogni giorno come cittadino") e critica punto per punto il programma di Pisapia: "Vuole il centro islamico, dice che ogni zingaro si può fare la baracca dove vuole, aumenta l’ecopass... e poi con lui ci sono i comitati anti-Expo, ce lo faranno perdere". Alla città partenopea dedica meno spazio, scegliendo una chiave di lettura fissa: "Sul pm d’assalto De Magistris ora si concentra il potere clientelare degli ultimi 18 anni, quello che ha rovinato i napoletani e non ha saputo risolvere il problema rifiuti". Di contro, dunque, Lettieri è "la novità".

Paradossalmente, a suscitare maggiore curiosità nella giornata degli "inseguitori" è una frase sibillina del leghista Calderoli: "Bossi e Berlusconi vi faranno una sorpresa". Pian piano il mistero si dissolve: giovedì prossimo il premier deve andare in Francia per il G8, dunque le ultime cartucce elettorali vanno sparate prima, entro mercoledì. E allora si profila quel comizio-conferenza congiunto del Cavaliere e del Senatur, in cui dare in pasto agli indecisi una "flat tax" o una "no tax area" per Milano, insomma agevolazioni fiscali contrapposte al "più tasse per tutti della sinistra". Un "evento" in cui annunciare le riforme istituzionali, il Senato federale, il riordino del fisco, il decentramento di ministeri nel capoluogo lombardo e in quello campano. In cui, magari, rimettere nel piatto promesse già spese la settimana scorsa, come l’abolizione della Tarsu sinché non sarà risolto il problema rifiuti. E il premier ci metterà la faccia, perché "le partite durano 90 minuti, e siamo al secondo tempo".

Marco Iasevoli

 

 

 

 

 

2011-05-20

20 maggio 2011

VERSO IL BALLOTTAGGIO

Berlusconi: a Milano

possiamo vincere

Raffica di interviste di Berlusconi ai principali tele e radiogiornali delle reti pubbliche e private. Il premier ha scelto questa formula, aspramente contestata dalle opposizioni, per rompere il lungo silenzio osservato dopo le elezioni amministrative di domenica scorsa. Ecco cosa ha detto Berlusconi a Studio Aperto: i milanesi sono rimasti turbati dalle bandiere rosse con la falce e martello che sono scese in piazza a festeggiare la vittoria di Giuliano Pisapia e non consegneranno la loro città agli estremisti.

In una successiva intervista al Gr1 Rai il Cavaliere ha detto di non capire perché il Pd canti vittoria, visto che è arretrato rispetto alle precedenti comunali. "Il vero risultato politico è che non ci sono alternative al nostro governo, alla nostra maggioranza", ha poi detto Berlusconi al Tg4 diretto da Emilio Fede. "Il risultato di Milano ci dice che i milanesi non hanno premiato il Partito democratico. Il risultato vero di queste elezioni è che il Popolo delle libertà resta il primo partito in Italia e il Pdl e la Lega si confermano l'unica alleanza in grado di esprimere un governo stabile, un governo credibile", ha detto Berlusconi a Studio Aperto in quello che è stato il suo primo giudizio sulle elezioni del 15 e 16 maggio e sulla netta sconfitta, anche personale in quanto capolista del Pdl, a Milano.

"Noi siamo stati sfavoriti da una maggiore astensione del popolo dei moderati ed è da questo dato che noi dobbiamo ripartire. I moderati di Milano - ha detto ancora il premier - avrebbero potuto votare per il Terzo Polo e invece hanno scelto il Pdl confermandolo come prima forza politica della città". Berlusconi ha quindi sottolineato il "risultato negativo" ottenuto dalla coalizione che fa capo a Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli.

LE CRITICHE DI BERSANI

"Non siamo in Bielorussia". Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si è rivolto al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, criticandone l''invasione delle testate televisive. A tal proposito, a margine di una iniziativa a Bologna, il segretario Pd ha criticato il fatto che Berlusconi intenda "mettere la faccia quando vuole lui nei telegiornali di questo Paese".

 

 

 

 

 

2011-05-18

18 maggio 2011

VERSO IL BALLOTTAGGIO

Terzo Polo, nessuna alleanza

Bossi: non affondo col Pdl

I candidati del Terzo Polo a Milano e Napoli hanno escluso un'alleanza con gli sfidanti di centrodestra e centrosinistra al ballottaggio per la carica di sindaco. "Non siamo disposti ad alcun apparentamento", ha detto Raimondo Pasquino, il candidato a Napoli. Stessa dichiarazione ha fatto Manfredi Palmeri, che correva nella città di Milano.

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche i leader del Terzo Polo Pierferdinando Casini per l'Udc, Fracesco Rutelli per l'Api e il presidente della Camera Gianfranco Fini per Fli. Fini ha detto che "chiunque pensi di creare divisioni nel Terzo Polo in vista del ballottaggio e nei futuri mesi di attività parlamentare che si annunciano molto interessanti è meglio che cambi i suoi piani".

Il Terzo polo è "fuori da ogni rischio" in eventuali elezioni politiche, dove non avrebbe problemi di quorum. Lo ha detto Pier Ferdinando Casini, che ha affermato che i due candidati "hanno ottenuto un risultato straordinario, e cioè quasi il 10% a Napoli e quasi il 6 per cento a Milano. Considerando la differenza tra il voto amministrativo e quello politico, il Terzo Polo è, sia al Senato che alla Camera, fuori da ogni rischio e sarà anche forza determinante in Parlamento".

BOSSI: AL BALLOTTAGGIO NON CI SONO RISCHI

Umberto Bossi arriva a Roma, Palazzo di Montecitorio, dove il governo ha appena assaporato le prime contrarietà del dopo elezioni. Rassicura, ammette, promette. "Al ballottaggio non ci sono rischi"; "A Milano? Abbiamo perso"; "Non fatevi illusioni" sulla tenuta del governo; "Di certo non ci faremo trascinare a fondo". Ci vogliono due giorni perchè il leader della Lega commenti direttamente l'esito delle amministrative, e pare di poter cogliere la volontà di tenere conto, al tempo stesso, degli equilibri della coalizione e degli umori di un elettorato che, a suo modo, è di palato esigente.

Resta però una frase, quel "non ci faremo trascinare a fondo", che ha un impatto immediato e viene interpretato così: vada come vada, la Lega non ha alcuna intenzione di finire sotto il pelo dell'acqua, magari attaccata ad un macigno.

Intanto ad andare giù è il governo: quattro volte in una mattinata sola, alla Camera. A Montecitorio si discute sulla situazione carceraria, e l'esecutivo prima è va sotto su una serie di mozioni presentate da Fli, Pd e Idv, poi sul testo presentato dalla maggioranza. I numeri delle votazioni parlano di scarti che vanno dai 10 ai 12 voti, il registro delle presenze mette in risalto i vuoti della maggioranza, in particolare da parte dei Responsabili. Tra loro gli assenti sono stati 12 su 29, quasi la metà. Soddisfatte le opposizioni, con Massimo Donadi dell'Idv: "è il primo effetto dello tsunami di domenica". E Dario Franceschini, capogruppo del Pd, sceglie l'understatement: "Non male ...". Sempre per l'Idv interviene Di Pietro, a promettere che al secondo turno arriverà la spallata.

 

 

18 maggio 2011

DOPO IL VOTO

Governo battuto

alla Camera

Maggioranza subito in tensione alla Camera nelle prime votazioni dopo le ammnistrative. Il governo e' stato battuto nell'aula sulla mozione di Fli sulla situazione delle carceri. Il testo, su cui il governo aveva espresso parere contrario, è passato con 254 no e 264 si'. Il governo è stato poi battuto altre tre volte alla Camera nelle votazioni sulle mozioni riguardanti la situazione delle carceri. L'assemblea di Montecitorio ha approvato con 269 si' e 255 no la parte dalla mozione Pd su cui c'era il parere contrario del governo; subito dopo e' stata bocciata una parte della mozione del pdl su cui c'era invece il parere favorevole dell'esecutivo: in quest'ultima votazione i si' sono stati 255,i no 268. Infine e' stata approvata con 269 voti favorevoli e 257 contrari una parte della mozione dell'Idv su cui il goerno aveva dato parere contrario.

 

 

 

18 maggio 2011

DOPO IL VOTO

Governo battuto

alla Camera

Maggioranza subito in tensione alla Camera nelle prime votazioni dopo le ammnistrative. Il governo e' stato battuto nell'aula sulla mozione di Fli sulla situazione delle carceri. Il testo, su cui il governo aveva espresso parere contrario, è passato con 254 no e 264 si'. Il governo è stato poi battuto altre tre volte alla Camera nelle votazioni sulle mozioni riguardanti la situazione delle carceri. L'assemblea di Montecitorio ha approvato con 269 si' e 255 no la parte dalla mozione Pd su cui c'era il parere contrario del governo; subito dopo e' stata bocciata una parte della mozione del pdl su cui c'era invece il parere favorevole dell'esecutivo: in quest'ultima votazione i si' sono stati 255,i no 268. Infine e' stata approvata con 269 voti favorevoli e 257 contrari una parte della mozione dell'Idv su cui il goerno aveva dato parere contrario.

 

 

18 maggio 2011

DOPO IL VOTO

Berlusconi: l'esecutivo non rischia

"Non c’è un governo a rischio, non c’è una legislatura a rischio. Queste elezioni amministrative non cambiano la situazione. Si va avanti e si arriva fino in fondo. Già, fino al 2013". Silvio Berlusconi, cammina avanti e indietro lungo il perimetro, del salone di palazzo Grazioli. Per tutta la giornata il premier si è chiuso la bocca. È teso, nervoso, demoralizzato. Capisce che la tensione è alta. E, in un vertice notturno con lo stato maggiore del Pdl, ammette tutte le difficoltà del momento. Anche le difficoltà con la Lega: "Sì, ci sono problemi; sì, alcune scelte ci hanno diviso. Ma ritroveremo unità". Prende fiato il premier. Poi, con poche parole, spiega il momento difficile con l’alleato storico. E la strategia per mettere a posto le cose.

"Da ora in poi ogni decisione sarà condivisa con il Carroccio. Questa sarà una regola", ripete il premier. Si va avanti con la speranza di rialzarsi. Berlusconi è convinto che la partita amministrativa non sia chiusa. "Si è giocato solo il primo tempo", ripete sottovoce. E azzarda: "A Napoli e a Milano vinciamo noi". C’è una carta che il premier vuole giocare: Pier Ferdinando Casini. Vitale per spingere Moratti e Lettieri, ma vitale anche in prospettiva quando si tratterà di scegliere il nuovo governo. "Casini riveda la sua strategia, scelga, capisca che l’Italia è un Paese che vuole il bipolarismo...". Berlusconi comincia a lanciare segnali chiari al vecchio alleato: "Rinunci a questo ruolo di ago della bilancia. La gente non capisce. Di là o di qua; o con i moderati o con gli estremisti". È un’offensiva che sembra destinata a crescere di intensità nelle prossime ore. Perché può essere lui la carta segreta in vista del voto politico che il Cavaliere continua a volere a fine legislatura. E perché capisce che anche Fini dovrà fare i conti con questo voto amministrativo. "Fini è una zavorra che Casini non può continuare a portare. L’ex capo di An non esiste più, le percentuali di Futuro e libertà sono da prefisso telefonico...". Berlusconi si ferma ancora. Poi agita un foglio con dei numeri scritti a penna. "Alle provinciali Fli si è fermata all’1 e 52 per cento. Nei comuni è andata ancora peggio. Mi scrivono 1,32... Casini che fa? Continua davvero con Fini?".

Sono due giorni che il presidente del Consiglio tace in pubblico. L’ultimo sondaggio che gli mettono sotto gli occhi parla chiaro. La prima infornata di Responsabili non è piaciuta agli elettori. "Abbiamo fatto un errore, si, i nostri non hanno capito, hanno creduto alla cosa del calciomercato, della compravendita, alle falsità della sinistra". Però ciò che fatto è fatto, si può solo correre ai ripari. Rinviando la "verifica parlamentare" chiesta dal Colle, e stoppando, con il parere favorevole dei responsabili, la seconda tranche di nomine. Tutti d’accordo, nessuna lamentela, ci si rende conto che il tempo delle lamentele è finito, e che se si perdono Milano e Napoli al secondo turno si rischia di andare tutti a casa. Un passo falso, quello del rimpasto, che nei ragionamenti del premier conta quasi di più rispetto allo scivolone in diretta tv della Moratti contro Pisapia e dei toni radicali usati anche da lui negli ultimi giorni di campagna elettorale.

A fianco all’analisi c’è anche la voglia di motivare la truppa, che sembra davvero con il morale a terra: "A Letizia serve il sostegno di tutti – incalza –, non ci possono essere arretramenti e defezioni...". Eppure anche il premier è sempre meno convinto che la situazione possa essere ribaltata e qualcosa si capisce da una frase: "Ci metterò la faccia solo se serve". Senza Berlusconi la strategia potrebbe essere ricalibrata: stop agli affondi su pm e giustizia. Ma intanto il Cavaliere sferra l’ennesimo affondo : "Dobbiamo far capire chi c’è dietro Pisapia, lui ha la faccia pulita ma alle sue spalle ci sono centri sociali e la sinistra estrema. I milanesi non gli possono dare le chiavi della città...". Quell’atto d’accusa si sposta a Napoli e investe De Magistris. "Non possiamo dare la città in mano a un pm che ha solo rovinato delle persone e non ha mai vinto un processo, mentre ci sono tanti magistrati bravi".

Marco Iasevoli

 

 

18 maggio 2011

IL CENTRO SINISTRA

Bersani: via il governo se non ce la fa

L’applauso di Walter Veltroni spezza l’ultimo dubbio: il Pd è compatto e nella vittoria delle amministrative si sente autorizzato a guardare al dopo-Berlusconi, invocando le urne. Pier Luigi Bersani sale sul podio del vincitore, fiducioso che "questo vento non calerà ed è destinato a intensificarsi" e pronto a guardare avanti, con la prospettiva del voto anticipato. "La realtà è che non reggono fino al 2013 – azzarda il segretario democratico – e se non sono in grado si vada a votare".

Così il giorno dopo il risultato della sbornia, i vertici del Partito democratico si riuniscono a Largo del Nazareno per fare un’analisi a freddo del voto e guardare ai nuovi scenari che si aprono, con le alleanze da vagliare nell’immediato e per il futuro prossimo. E, dopo aver ascoltato il segretario, a rompere gli indugi nel coordinamento è proprio l’avversario interno di Bersani, quel Veltroni che aveva chiesto una verifica della linea post-voto. "Sono stato io stesso a chiedere un applauso e a dire che era inutile il dibattito perché condividevamo tutti la relazione del segretario", racconta l’ex sindaco di Roma.

E nel suo bilancio, Bersani traccia anche le linee da seguire. "Laddove si può vedere il risultato di partito – spiega - , si vede nettamente un Pd in buona salute, che emerge sia come punta sia come centrocampo della coalizione", qualche volta anche "compensando qualche debolezza altrui". Ed è proprio questo partito a essere chiamato a condurre i giochi. Non solo nell’immediato per i ballottaggi, considera il leader pd, che valuta le possibili alleanze. L’appello è ancora una volta a quel Nuovo Polo che vuole essere decisivo, al quale manda a dire che "l’estremismo è nel centrodestra". Il punto è che gli apparentamenti non servono solo per l’oggi, ma anche per un probabile nuovo scenario di voto, sebbene Bersani registri il diverso atteggiamento di Berlusconi che – al contrario di quanto fece D’Alema – "avrebbe dovuto già dimettersi", ma non lo ha ancora fatto.

E qui il segretario del Pd non si lascia andare a facili conclusioni.

Piuttosto invita il suo partito a stendere un programma, prima di aprire il capitolo delle possibili coalizioni. Comunque, di alleanze si occuperà la direzione a metà giugno, annuncia il segretario democratico. L’importante sarà "non cadere negli errori che anche noi abbiamo fatto". Il pensiero va "all’esperienza dell’Unione che non è stata nel ricordo tutta positiva, anche se per qualche scelta di governo andrà rivalutata". Il numero uno del piddì trova allora "il modo per non cadere nei limiti del passato" e cioè "partire da una decina di riforme e su queste acquisire una disponibilità a discutere con le forze di centrosinistra che hanno intenzione di governare".

Solo allora Bersani, che si dichiara sempre disposto a correre per la premiership, vedrà come orientarsi per venire incontro agli alleati. Il leader del Pd parla di una "convergenza anche tra diversi che prendono patto impegnativo per il Paese. Gli italiani sono stufi di politicismi, vogliono sapere cosa si deve fare".

I ragionamenti che vincono convincono il vertice, nel quale presto arriverà anche Chiamparino. "Bisogna dare atto che, anche superando mesi difficili, Bersani ha portato il Pd a un risultato positivo", commenta Dario Franceschini. Ma restano le preoccupazioni di Renzi, che concede la vittoria al segretario e concorda con preoccupazione sulla necessità di converegere su punti programmatici. Niente apparentamenti con i "grillini" per "recuperare voti: occorre riscoprire la fatica di fare proposte".

Roberta D’Angelo

 

 

18 maggio 2011

SECONDO TURNO

Casini: "Ci cercano, ma non ci arruoliamo"

Il terzo polo oggi sarà in conclave per decidere cosa fare per i ballottaggi. Sotto gli occhi interessati (e preoccupati) dei candidati sindaci rimasti in lizza e dei loro supporter nazionali. Ma sul più in vista dei tre leader, Pier Ferdinando Casini, c’è anche un pressing personale da parte di Berlusconi. Un pressing che preoccupa un po’ Fini e Rutelli, per nulla intenzionati ad andare vestiti di sacco e con il capo coperto di cenere alla Canossa di Arcore. E anche consapevoli che senza l’Udc il terzo polo non potrà mai decollare. Ma il leader centrista li ha rassicurati: "Ho intrapreso questa strada – ha detto loro – e non ho alcuna intenzione di cambiarla, proprio ora che sta dando i suoi frutti". Pino Pisicchio, vicepresidente di Api, si sente tranquillo su questo fronte: "Casini ha già fatto una scelta, quella di non allearsi più con Berlusconi. Non vedo perché dovrebbe tornare indietro su una strada che ha già percorso senza alcun successo".

Il copione scritto fin qui durante le consultazioni fra i tre leader (Casini, Fini e Rutelli), prevederà oggi l’ascolto dei candidati sindaci esclusi dal ballottaggio a Milano e Napoli: Manfredi Palmeri e Raimondo Pasquino. E poi, una decisione. Che potrebbe essere immediata, ma che probabilmente sarà differita, con un’operazione di rilancio sul programma. Tre, quattro punti sostanziosi da portare all’attenzione dei competitori del ballottaggio. Con l’intenzione di alzare molto la posta, rendendo difficile se non impossibile l’apparentamento almeno nei casi più spinosi, ovvero proprio Milano e Napoli. Casi spinosi, entrambi. Tant’è che le previsioni a Montecitorio sono a favore della libertà di voto nei capoluoghi lombardo e campano. Nessuno tra i dirigenti del Nuovo Polo vuole confermarlo pubblicamente, anche per non rovinare la giornata di oggi dal punto di vista dell’attesa mediatica per la decisione. Tuttavia, sono in molti a scommettere che tra Moratti e Pisapia da una parte e De Magistris e Lettieri dall’altra non si faranno scelte. A Milano sostenere il sindaco uscente, ragiona un esponente dell’Udc, significherebbe "sostenere Berlusconi. E negare quindi tutto il senso dell’operazione del Nuovo Polo". Ma Pisapia "è troppo a sinistra, non è un moderato alla Enrico Letta". Anche se l’esponente dell’Api, Bruno Tabacci si è speso per l’accordo con la sinistra a condizione che Pisapia indichi Palmeri come presidente del Consiglio comunale. A favore della Moratti c’è un’opzione decisa da parte di Urso e Ronchi, anima moderata di Fli, che paradossalmente finisce per rendere più difficile la scelta di Fini e sodali.

Per Napoli, invece, appoggiare Lettieri sarebbe una sconfessione soprattutto per il plenipotenziario di Fli Italo Bocchino che con Cosentino (l’influente e contestato leader del Pdl campano) ha un conto in sospeso da un pezzo. Ma allo stesso tempo Casini e Rutelli hanno una dichiarata e annosa allergia per il giustizialismo dell’Idv e, quindi, ancora di più per quello di De Magistris. Casini, ieri molto loquace (a differenza di Fini, che sembra scomparso), ha confermato ai giornalisti alla Camera di essere oggetto di grandi attenzioni: "Segnali di fumo e di telefono ci sono arrivati da tutti – ha detto – anche dai più impensati. Ma il problema è politico. Noi non facciamo parte della Repubblica dell’arruolamento, per cui chi è stato eletto all’opposizione poi finisce al governo. Le alleanze si decideranno sul territorio con i nostri dirigenti locali. Ma in ogni caso gli elettori sono maggiorenni e vaccinati e ognuno farà la propria scelta sul voto". Una battuta, infine, per chi spinge per l’accordo su Letizia Moratti: "Nemmeno io sono legittimato a parlare per i milanesi e i napoletani, figuriamoci Ronchi e Urso".

Giovanni Grasso

 

 

 

17 maggio 2011

Voto e "messaggi" di maggio

A ragion veduta

Probabilmente, da ieri sera, l’attuale bipolarismo italiano è ben più seriamente in crisi nelle sue vecchie dinamiche e nei suoi vecchi equilibri di potere, mentre il governo di centrodestra è un po’ più stabile. Colpisce come possa risultare al tempo stesso evidente e ambivalente il significato politico di una tornata amministrativa – significato che, stavolta persino più di altre volte, è stato imposto di forza dai principali leader, a cominciare dal presidente del Consiglio SiIvio Berlusconi. Eppure è così. Mentre un anno fa le vittorie del centrodestra divennero preludio soprattutto al deflagrare delle tensioni interne al Popolo della libertà, le sconfitte, le battute d’arresto e le altre "lezioni" subìte in questa consultazione dall’alleanza nazionale di governo Pdl-Lega dovrebbero indurre a rivedere – con giudizio – passo, agenda e linguaggi nell’esecutivo e in Parlamento. Così come potrebbero suggerire alle due diverse opposizioni – il Nuovo polo di centrodestra e il centrosinistra allargato Pd-Idv-Sel (che, in più di una situazione, s’è diviso) – di dedicare tempo ed energie alla costruzione di proposte di coalizione e di governo che sarebbe autolesionista affidare ancora alla pura aritmetica o, magari, a qualche leader "per caso".

Viene, dunque, da Milano il dato più squillante di questo maggio elettorale. Nella capitale economica del Paese si andrà al ballottaggio per il nuovo sindaco, e questo era tutto sommato previsto. Ma ci si andrà con Giuliano Pisapia (esponente di quella che un tempo veniva chiamata "sinistra radicale") nettamente in testa nella corsa contro il sindaco uscente Letizia Moratti, e questo era vagheggiato da qualcuno e temuto da altri, ma niente affatto scontato in una città che da circa tre lustri è la stabile base del fenomeno politico berlusconiano. Il secondo dato forte viene da Napoli, e segnala anche qui il protagonismo dell’ala più movimentista delle opposizioni di centrosinistra: al ballottaggio con il candidato sindaco dell’opposizione di centrodestra Gianni Lettieri (in vantaggio, ma non troppo) andrà, infatti, non l’uomo scelto dal Pd, bensì l’ex pm Luigi De Magistris, cioè un esponente di punta dell’Italia dei valori che non si è mai accoccolato all’ombra di Di Pietro.

Un terzo dato significativo viene da Torino dove Piero Fassino – co-fondatore di un Pd un po’ più ricco e aperto dell’attuale (grazie alla presenza di esperienze diverse da quella diessina da cui lui stesso proviene, esperienze in parte oggi "espulse") – ha vinto nettamente al primo turno "doppiando" il suo avversario e confermando la maggioranza di centrosinistra dopo gli otto anni dell’era Chiamparino. Il quarto dato riguarda diverse forze politiche, variamente schierate. In un momento nel quale i due grandi alberi (Pdl e Pd) del malmesso bipolarismo italiano apparivano più scossi, i frutti dello scontento sono caduti senza regola fissa e soprattutto dove non li si attendeva. Così la Lega Nord non ha affatto goduto delle palesi difficoltà del Pdl; il Nuovo polo – pur potenzialmente decisivo in più di un ballottaggio – sembra aver diviso per tre i voti dell’Udc e non è riuscito a essere "terzo" ovunque; l’Italia dei valori ha messo a segno alcuni colpi a effetto, ma è stata superata in più di una grande piazza urbana sia dai vendoliani di Sel sia (in particolare al centronord) dagli amici di Beppe Grillo raccolti nelle liste Cinquestelle.

Ma non c’è dubbio che il segnale più eloquente è per Berlusconi. Il premier ha voluto e guidato una sorta di campagna referendaria su se stesso e il raccolto per il suo partito e per l’intero centrodestra (soprattutto nelle città simbolo) è stato magro, il più magro da anni. Tanti faranno i conti con questo dato, e il Cavaliere che è anche un realista non potrà certo tirarsi indietro. C’è un elettorato che non accorre alle urne "a comando" e che comunque (e questo è un messaggio trasversale) è sempre meno disposto a votare solo "contro" o solo guardando alle note questioni dibattute da anni attorno o dentro alle aule di giustizia dove il premier è atteso o convocato. Abbiamo, poi, il fondato sospetto che questo elettorato renitente al plebiscito sia largamente "moderato" e questo, forse, spiega perché non ami affatto i comportamenti eccessivi, i ricorrenti toni incendiari di certa polemica e la preoccupante "distrazione" sulle questioni più impellenti per la gente che vive, lavora, mantiene la famiglia e paga regolarmente le tasse. Oltre che con i numeri bisognerà fare i conti anche con questi uomini e donne che votano (o non votano) a ragion veduta.

Marco Tarquinio

 

 

 

18 maggio 2011

Cominciano le analisi sul voto di maggio

Quel test che ci illude di maneggiare l’esistenza

Il day after di una importante tornata amministrativa non dura mai un solo giorno. Ma è dall’indomani esatto del voto che le analisi cominciano a farsi davvero approfondite. È un esercizio sempre assai utile, ma stavolta – in particolare in città come Milano e Napoli – addirittura indispensabile in vista di certi (inattesi) ballottaggi. Sebbene, infatti, non sia facile dare una valutazione d’insieme dei risultati, è abbastanza chiaro che il 15 e 16 maggio i cittadini-elettori non hanno scelto né la rottura irrazionale né la continuità compiaciuta. Laddove le città sono state ben amministrate – com’è il caso di Torino – l’opzione è stata inequivocabilmente a favore della stabilità (preferenza, peraltro, facilitata dal fatto che Piero Fassino è apparso subito un candidato serio e autorevole).

Laddove, invece, vi sono stati dei problemi gravi come a Napoli, riguardanti sia la maggioranza sia l’opposizione, si è fatto largo sino a diventare secondo un candidato "terzo" come Luigi De Magistris, grazie anche alla sua capacità di catalizzare e rimotivare una parte della voglia di rinnovamento del capoluogo campano. È all’interno di questa logica complessiva che il voto milanese va interpretato. I conti finali tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia, ovviamente, sono ancora da fare. Si vedrà chi emergerà alla fine come vincitore. Ma, di certo, il segnale politico proveniente dalla Lombardia è una risposta infastidita a chi ha preferito impostare il dibattito sull’estremismo comunicativo piuttosto che sulle realizzazioni concrete (quelle già fatte o avviate e quelle da fare).

La questione significativa, dunque, va persino oltre il pur cruciale numero di voti ottenuto da ciascun candidato e schieramento, e riguarda ciò che la gente comune non accetta più della politica attuale e vorrebbe vedere cambiato al più presto. Gli elettori scontenti, non a caso, non sono ricorsi allo spreco del voto. Non hanno manifestato cioè una dispersione "per disapprovazione", ma, utilizzando una legge elettorale che permette loro di farlo e che permette anche di esercitare il potere di preferenza su tutti i candidati alle assemblee elettive, hanno giudicato ragionevolmente dove potessero risiedere le garanzie per una migliore efficacia e una maggiore credibilità. Si badi bene, in un contesto del genere, non sempre chi è votato è ritenuto migliore. Talvolta l’indicazione serve solo per invocare e, per quanto possibile, accelerare un cambio di rotta.

D’altronde, tutti abbiamo constatato in questi ultimi mesi troppo protagonismo e troppa concentrazione esclusiva a "vincere la guerra"; meno a giocare bene e con stile la partita, presentando progetti funzionali, idee nuove e utili per amministrare il territorio. La personalizzazione dello scontro è stata però stimata freddamente dall’elettorato, e l’uso mediatico del gettar discredito sull’avversario è parso ben al di sotto della serietà dei problemi che le persone vivono. La fondatezza dell’appello lanciato, già da qualche mese, dalla Chiesa italiana a una "rigenerazione" politica è emersa, in fin dei conti, come parere condiviso di un elettorato maturo ed esigente che ha dimostrato di distinguere il reale dall’apparente. Ora stilare la propria "ricetta per il futuro" appare compito necessario e urgente per tutti.

E sale un’attesa chiara: più etica responsabile e più praticità operativa; meno scandali e spettacolarità inservibili. Il tempo delle valutazioni si è ormai aperto. Speriamo che sia un’occasione per tutta la classe dirigente di rettificare e mutare atteggiamento. La democrazia, infatti, evolve sempre e dappertutto, non soltanto in Africa e in Medioriente. E la politica o decide di guardare solo se stessa e di scomparire oppure può tentare di cambiare metodo e imparare dagli errori. Insomma, al di là delle improbabili profezie, degli squilli di tromba dei vincitori e dei dissimulati mea culpa dei perdenti, un grande lavoro resta da fare. Ritornare alle idee, recuperare il contatto con la vita reale delle persone e impegnarsi non a creare vuoto consenso, ma a interpretare la volontà e i bisogni concreti dei cittadini. Quest’ultimi, infatti, scelgono ormai attentamente, senza farsi incantare dalle favole.

Benedetto Ippolito

 

 

18 maggio 2011

LA SFIDA DI NAPOLI

Match Lettieri-De Magistris

"Forcaiolo". "Moderati con me"

Si approntano nuove strategie per avvicinare i cittadini, specie i più reticenti al voto, si ripropongono i programmi e si sondano alleanze per i quindici giorni di campagna elettorale che porteranno al ballottaggio Gianni Lettieri, l’imprenditore 55enne candidato per il Pdl e la sorpresa politico-elettorale Luigi De Magistris, l’ex magistrato di 43 anni candidato per l’Italia dei Valori e Federazione della Sinistra. Il traguardo è la successione a Rosa Jervolino come sindaco di Napoli.

"Da Napoli parte la riscossa di tutto il Mezzogiorno e i napoletani non la metteranno nelle mani del prestanome di Cosentino (cioè Gianni Lettieri, mentre Nicola Cosentino è il coordinatore del Pdl campano accusato di associazione camorristica, ndr)" annuncia De Magistris che con il suo 27,5%, acquisito con voti trasversali alle imposizioni partitiche e soprattutto con voti di opinione, ha stravolto i sondaggi, messo in imbarazzo i politologi e sconvolto gli apparati di partito. "Da oggi dico ai napoletani che è terminato il tempo di proteste pericolose e occorre invece unire le forze per restituire dignità alla città con progetti veri e soluzioni concrete", afferma Lettieri che confida sempre nell’appoggio del premier Berlusconi e sfida l’avversario con dieci punti di distacco (38,5% al primo turno).

Parole in libertà mentre la corsa alle alleanze è già iniziata. De Magistris chiede "apparentamenti sostanziali" cioè dialogo e confronto sui programmi: "Io ne ho uno che può essere migliorato – spiega – ma non è negoziabile, soprattutto non lo è al ribasso". Replica Lettieri: "Io ritengo importante rivolgere un appello forte alla città tutta e in maniera particolare ai tanti moderati, agli indecisi e a coloro i quali non vogliono che Napoli torni nelle mani di chi fino ad oggi ha amministrato riducendo la città in questo stato di degrado tra l’immondizia e le buche in strada".

Il 9,74% raggiunto dal Terzo Polo resta l’incognita del ballottaggio napoletano. Dove si indirizzeranno i voti convogliati sul candidato Raimondo Pasquino? Oggi il leader dell’Udc Casini incontrerà a Roma i referenti campani del partito: prevarrebbe l’indicazione ufficiale di lasciare libertà di coscienza ai propri elettori senza escludere però, in sede locale, un velato sostegno a De Magistris. Entrambi i contendenti si dicono sicuri che alla fine avranno il voto dei moderati.

Ci spera Gianni Lettieri: "Ho difficoltà a pensare che il Terzo Polo possa votare per De Magistris che fa solo demagogia, usa un linguaggio forcaiolo e non ha alcun progetto". Ne è convinto De Magistris: "Moderati e liberali, con il voto disgiunto, hanno scelto me al primo turno e penso che lo faranno anche al secondo". Il candidato di Idv si è sentito con Pasquino e conferma: "Non credo che appoggerà Lettieri". Intanto, l’ex pm incassa il sostegno dei Verdi e di Sinistra e libertà, e quello del Pd, lo sconfitto della tornata: il candidato sindaco Mario Morcone ha raggiunto solo il 19,15% dei voti pagando la fretta con cui è stato designato dal partito dopo il pasticcio delle primarie napoletane. "Noi non abbiamo chiesto l’apparentamento e ho detto a De Magistris di valutare lui quale può essere la formula migliore per appoggiarlo – dichiara Andrea Orlando, commissario del Pd napoletano –. Noi comunque sosterremo il centrosinistra perché a Napoli si può vincere". Nel gioco delle alleanze torna, con il 2,5% dei voti, l’Udeur di Mastella che chiama al confronto il Terzo Polo rimandando ogni decisione in vista del ballottaggio. Anche i suoi numeri, assieme a quelli delle altre liste civiche e dei tanti astenuti al primo turno (il 40%) possono avere il loro peso in un confronto molto incerto.

Valeria Chianese

 

 

18 maggio 2011

MILANO

Il mea culpa di Letizia "Riparto dalla gente"

Letizia Moratti dopo il flop di lunedì, recita il "mea culpa" per una campagna elettorale troppo al di sopra delle righe e promette di rimettersi "in gioco, ripartendo da zero e dalla gente". Non solo, in un confronto molto duro con Silvio Berlusconi, il sindaco uscente ha reclamato la regia del rush finale di questo scontro elettorale. "Silvio, per favore... – avrebbe detto Moratti al presidente del Consiglio – lasciami fare e tu da questa partita stanne fuori". Il Cavaliere ha ascoltato lo sfogo del candidato di Pdl e Lega Nord e alla fine ha accettato. Moratti era molto contrariata anche dall’ingerenza nella sua campagna di alcuni esponenti del Pdl, come Daniela Santanché, che hanno esasperato i toni, distraendo gli elettori dai veri problemi della città e dalle tante ricette che invece, il primo cittadino uscente, avrebbe in realtà attuato, come per esempio "il non aumento delle imposte locali".

Letizia Moratti è pronta a vendere cara la pelle al ballottaggio. Ricalibrate le tattiche di comunicazione, mandate a casa alcune agenzie di comunicazione (come l’importante Sec), cambiati gli spin doctor, con un riavvicinamento al suo ex uomo di fiducia Paolo Glisenti. "Credo che per troppo amore per la città e per i milanesi, abbiamo sbagliato i toni della campagna per Milano. Ora voglio rimettermi in gioco – spiega Moratti –. Si apre una fase nuova, nella quale possiamo riprendere un contatto con tutte le persone, nelle vie, nelle piazze, con le quali abbiamo passato questi cinque anni. Le problematiche, le difficoltà, le criticità le conosciamo e alcune le abbiamo risolte e altre vogliamo risolverle completando il nostro lavoro".

Il risultato registrato da Letizia Moratti nelle elezioni comunali a Milano ha risentito di una campagna "un po’ troppo arrabbiata – ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani –. I numeri non sono devastanti e ora c’è una battaglia tutta da fare, lavorando porta a porta". Suona la carica anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni: "Adesso si riparte da zero e noi torneremo a rivolgerci a tutti gli elettori moderati e riformisti, anche a quelli che hanno preferito altre opzioni al primo turno".

Intanto, sull’altro fronte si dice no a possibili alleanze con il Nuovo Polo e con il movimento Cinque Stelle. "Grillo e Casini? Non mi sembra il caso...". La voce filtra dall’entourage di Giuliano Pisapia. Nella disamina delle tattiche per la volata finale di domenica 29 e lunedì 30, messe a punto ieri mattina, Pisapia è stato chiaro.

"Squadra che vince non si cambia", confermano i suoi più stretti collaboratori dell’avvocato milanese. Non solo, Pisapia ha confermato ieri quanto affermava già alle primarie del Centrosinistra: "L’Udc? Non ci si può alleare con chi ha partecipato per 15 anni a giunte di centrodestra che hanno costruito una città che non ci piace". Grillo? Ci sono punti (pochi) in comune. Tutto qui. Anche se in 15 giorni le cose possono cambiare.

È chiaro invece che Pisapia parlerà agli elettori centristi e di Grillo, ma non è detto appunto che farà accordi con i leader di partito. Anche perché il metodo trovato, assicurano ancora al comitato elettorale del centrosinistra, quello di parlare ai cittadini a riguardo dei problemi della città per ora ha funzionato. "Li abbiamo asfaltati...", dicono e i dati confermano: "Il sindaco uscente Letizia Moratti per soli 671 voti ha evitato il "cappotto" al primo turno". La crescita di voti? "Pisapia ha preso più voti della coalizione, ciò significa che ha portato un valore aggiunto, riattivando quelle centrali di voti del riformismo che si erano un po’ perse", dice Andrea Fanzago, storico e riconfermato consigliere comunale del Pd.

Davide Re

 

 

 

 

 

 

 

2011-05-17

17 maggio 2011

ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Pdl: tranne Milano è pareggio

Ma Bersani apre al voto

È Milano la principale sorpresa del primo turno delle elezioni amministrative, con il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia che va al ballottaggio con il 48% dei consensi contro Letizia Moratti al 41,6%. In forte calo i voti del Pdl (28,7%) e le preferenze per il premier, dimezzate rispetto a quelle del 2006. A Torino è sindaco Pietro Fassino con il 56,7% dei voti. Bologna resta al centrosinistra con Virginio Merola al 50,5% e un exploit del Movimento 5 stelle di Beppe grillo al 9,5%. A Napoli sfida tra il candidato del Pdl Gianni Lettieri e quello dell'Idv Luigi De Magistris; fuori dal ballottaggio il Pd.

Oggi si attendono i commenti ufficiali del premier dopo il calo dei consensi registrato dal Pdl e dalla Lega in primis a Milano, ma sono già numerosi i commenti sulla prima tornata delle amministrative. "Segnale molto forte, ma il ballottaggio è fase nuova", dobbiamo tornare a parlare delle cose concrete", ha detto ieri Letizia Moratti. A concentrarsi su una campagna elettorale "moderata" e "abbassare i toni", invita il leghista Matteo Salvini. Il Pdl non è decollato è necessario "rimboccarsi le maniche", per riprendere "il percorso immaginato da Berlusconi quando dal predellino lanciò il Pdl", dice Claudio Scajola. "Si può dire che ha vinto l'Ulivo...", commenta l'ex premier Romano Prodi che invita ad evitare alleanze spurie o strane. D'accordo il sindaco di Firenze Renzi che afferma: "Bersani rafforzato, ora evitare le ammucchiate anti-Cavaliere, la rincorsa al Terzo Polo e a Bossi".

VERDINI, MILANO? PENSAVAMO RISULTATO RIBALTATO

"Ci aspettavamo questo risultato ma ribaltato a nostro favore. L'attenzione su Milano ha distratto un po' dagli altri risultati il Pdl in totale ha ottenuto il 26% il Pd 21%". Lo afferma Denis Verdini, nel corso di una conferenza stampa nella sede del Pdl con il vertice del partito. "L'Udc quando si allea con noi vince mentre perde quando si allea con la sinistra", ha detto Verdini. "Fatto salvo Milano, che per noi è stata una vera sorpresa, sul resto i numeri dimostrano una sostanziale parità fra centrodestra e centrosinistra", ha detto Denis Verdini sottolineando come a livello nazionale il Pdl ha ottenuto il 26% contro il 21% del Pd. "Non ci penso nemmeno a dimettermi, non sono abituato a dare le dimissioni", ha affermato Verdini rispondendo a chi gli chiede se abbia pensato alla dimissioni nel caso a Milano il PdL dovesse perdere.

LA RUSSA, NO QUESTIONE NORD MA PROBLEMA MILANO

"Non esiste una questione settentrionale, ma un problema Milano. Non dobbiamo dare la colpa a nessuno, ma capire gli errori e rimediare in pochi giorni, la prima correzione possibile è far capire la vera attività del sindaco Moratti che è tutt'altro che algida". Lo afferma Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl nel corso di una conferenza stampa nella sede del partito. "Non credo che Berlusconi sia contento. E' Milano, non lo è nessuno", ha aggiunto La Russa rispondendo a chi gli chiede se il premier sia deluso dal risultato. "Il sostegno lo chiedono sindaci, non escludiamo niente anche se mi sembra che Casini si sia espresso chiaramente". Risponde così il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa a chi gli chiede se il Pdl chiederà ufficialmente l'appoggio di Fli al ballottaggio.

CALDEROLI: TUTTA LEGA IMPEGNATA PER VINCERE BALLOTTAGGI

"La Lega, tutta la Lega, è impegnata per vincere i ballottaggi di fine mese e ce la metteremo tutta per vincerli": lo ha detto il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. "Ho letto in queste su alcune agenzie alcune supposizioni assolutamente prive di fondamento - ha aggiunto il ministro - circa quel che la Lega starebbe facendo. Sono elucubrazioni prive di qualsiasi sostanza. La Lega è riunita in queste ore proprio per trovare la strada per vincere i ballottaggi, e Bossi per primo sta pensando a come vincere. E quando ci mettiamo ce la facciamo". "Noi non ascoltimao le sirene dell'ultimo momento, non caschiamo in giochini di seduzione, la Lega sta con chi le riforme le vuole davvero e può realizzarle": lo ha detto all'ANSA il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, rispondendo alla domanda se la Lega stia valutando un possibile 'smarcamento' dalla maggioranza alla luce dei risultati elettorali e di 'ammiccamenti' da parte delle opposizioni.

 

17 maggio 2011

Voto e "messaggi" di maggio

A ragion veduta

Probabilmente, da ieri sera, l’attuale bipolarismo italiano è ben più seriamente in crisi nelle sue vecchie dinamiche e nei suoi vecchi equilibri di potere, mentre il governo di centrodestra è un po’ più stabile. Colpisce come possa risultare al tempo stesso evidente e ambivalente il significato politico di una tornata amministrativa – significato che, stavolta persino più di altre volte, è stato imposto di forza dai principali leader, a cominciare dal presidente del Consiglio SiIvio Berlusconi. Eppure è così. Mentre un anno fa le vittorie del centrodestra divennero preludio soprattutto al deflagrare delle tensioni interne al Popolo della libertà, le sconfitte, le battute d’arresto e le altre "lezioni" subìte in questa consultazione dall’alleanza nazionale di governo Pdl-Lega dovrebbero indurre a rivedere – con giudizio – passo, agenda e linguaggi nell’esecutivo e in Parlamento. Così come potrebbero suggerire alle due diverse opposizioni – il Nuovo polo di centrodestra e il centrosinistra allargato Pd-Idv-Sel (che, in più di una situazione, s’è diviso) – di dedicare tempo ed energie alla costruzione di proposte di coalizione e di governo che sarebbe autolesionista affidare ancora alla pura aritmetica o, magari, a qualche leader "per caso".

Viene, dunque, da Milano il dato più squillante di questo maggio elettorale. Nella capitale economica del Paese si andrà al ballottaggio per il nuovo sindaco, e questo era tutto sommato previsto. Ma ci si andrà con Giuliano Pisapia (esponente di quella che un tempo veniva chiamata "sinistra radicale") nettamente in testa nella corsa contro il sindaco uscente Letizia Moratti, e questo era vagheggiato da qualcuno e temuto da altri, ma niente affatto scontato in una città che da circa tre lustri è la stabile base del fenomeno politico berlusconiano. Il secondo dato forte viene da Napoli, e segnala anche qui il protagonismo dell’ala più movimentista delle opposizioni di centrosinistra: al ballottaggio con il candidato sindaco dell’opposizione di centrodestra Gianni Lettieri (in vantaggio, ma non troppo) andrà, infatti, non l’uomo scelto dal Pd, bensì l’ex pm Luigi De Magistris, cioè un esponente di punta dell’Italia dei valori che non si è mai accoccolato all’ombra di Di Pietro.

Un terzo dato significativo viene da Torino dove Piero Fassino – co-fondatore di un Pd un po’ più ricco e aperto dell’attuale (grazie alla presenza di esperienze diverse da quella diessina da cui lui stesso proviene, esperienze in parte oggi "espulse") – ha vinto nettamente al primo turno "doppiando" il suo avversario e confermando la maggioranza di centrosinistra dopo gli otto anni dell’era Chiamparino. Il quarto dato riguarda diverse forze politiche, variamente schierate. In un momento nel quale i due grandi alberi (Pdl e Pd) del malmesso bipolarismo italiano apparivano più scossi, i frutti dello scontento sono caduti senza regola fissa e soprattutto dove non li si attendeva. Così la Lega Nord non ha affatto goduto delle palesi difficoltà del Pdl; il Nuovo polo – pur potenzialmente decisivo in più di un ballottaggio – sembra aver diviso per tre i voti dell’Udc e non è riuscito a essere "terzo" ovunque; l’Italia dei valori ha messo a segno alcuni colpi a effetto, ma è stata superata in più di una grande piazza urbana sia dai vendoliani di Sel sia (in particolare al centronord) dagli amici di Beppe Grillo raccolti nelle liste Cinquestelle.

Ma non c’è dubbio che il segnale più eloquente è per Berlusconi. Il premier ha voluto e guidato una sorta di campagna referendaria su se stesso e il raccolto per il suo partito e per l’intero centrodestra (soprattutto nelle città simbolo) è stato magro, il più magro da anni. Tanti faranno i conti con questo dato, e il Cavaliere che è anche un realista non potrà certo tirarsi indietro. C’è un elettorato che non accorre alle urne "a comando" e che comunque (e questo è un messaggio trasversale) è sempre meno disposto a votare solo "contro" o solo guardando alle note questioni dibattute da anni attorno o dentro alle aule di giustizia dove il premier è atteso o convocato. Abbiamo, poi, il fondato sospetto che questo elettorato renitente al plebiscito sia largamente "moderato" e questo, forse, spiega perché non ami affatto i comportamenti eccessivi, i ricorrenti toni incendiari di certa polemica e la preoccupante "distrazione" sulle questioni più impellenti per la gente che vive, lavora, mantiene la famiglia e paga regolarmente le tasse. Oltre che con i numeri bisognerà fare i conti anche con questi uomini e donne che votano (o non votano) a ragion veduta.

Marco Tarquinio

 

 

17 maggio 2011

ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Bologna e Torino al Pd

Milano e Napoli al ballottaggio

A fine serata il risultato di Giuliano Pisapia, candidato del centrosinistra a Milano, è addirittura migliore di quello delle prime proiezioni: 48,04%. Il sindaco uscente Letizia Moratti si ferma al 41,59. Manfredi Palmeri, candidato del Terzo polo, ottiene il 5,54. La tendenza favorevole al centrosinistra a Milano, Bologna e Torino è apparsa netta fin dalle prime proiezioni. I vari istituti demoscopici avevano più o meno le stesse proiezioni già dopo la chiusura dei seggi alle 15. Non è avvenuto che nelle trasmissioni televisive, come è accaduto altre volte, si discutesse su percentuali che poi via via si rivelavano fasulle.

Un'ulteriore analisi dell'imprevisto dato di Milano conferma la portata del successo del centrosinistra: Silvio Berlusconi, che era capolista della lista del Pdl, ottiene tra le 20 e le 22 mila preferenze, lontane dalle oltre 50 mila che di solito consegue nel capoluogo lombardo nelle elezioni politiche. Il Pd inoltre potrebbe diventare, quando giungeranno i dati ufficiali del voto, seppure per uno 0,1%, il primo partito della città con il 28,6% di voti. La Lega ha invece perso - contro tutti i pronostici - 4 punti percentuali rispetto alle scorse amministrative.

Quei due-tre punti percentuali che mancano alla Moratti rispetto al voto della coalizione che la sostiene indicano probabilmente un voto disgiunto forse. La forbice del voto leghista - l'ottimo risultato in Lombardia, il calo inaspettato a Milano - indicherebbe che il malessere alberga in questo settore dell'elettorato. Ma è troppo presto per fare analisi definitive. Alle prime considerazioni si aggiunge il secco calo di consensi al voto di lista per il Pdl che è passato dal 36% al 28.

A Bologna, Virginio Merola, centrosinistra, ce la fa a diventare sindaco al primo turno: 50,46%. Manes Bernardini, lo sfidante del centrodestra, si blocca al 30,35. Massimo Bugani, del Movimento cinque stelle ispirato da Beppe Grillo, una delle novità di queste elezioni, ottiene un imprevisto 9,50%.

Il risultato di Piero Fassino, ex segretario dei Ds, conferma le previsioni della vigilia sull'esito del voto di Torino: è eletto sindaco al primo turno con il 56, 55%. Michele Coppola, candidato del centrodestra, non va oltre il 27,30. Anche qui buon risultato del "grillini": Vittorio Bertola ottiene il 4,97.

Sorpresa a Napoli nel campo del centrosinistra. A sfidare tra quindici giorni nel ballottaggio Gianni Lettieri, candidato del centrodestra che ha ottenuto il 38,53%, non sarà il candidato della coalizione di cui fa parte il Pd (Mario Morcone, 19,36%) ma l'ex magistrato Luigi De Magistris, deputato europeo dell'Idv, che con il 27,43 ha conquistato il ruolo dell'outsider.

Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, si dice ovviamente soddisfatto: "Si è alzato il vento del nord contro il centrodestra". Alla vigilia si era augurato - come poi è avvenuto - due vittorie al primo turno (Bologna, Torino) e due ballottaggi (Milano, Napoli). Le alleanze promosse dal Pd sembrano tuttavia premiare l'alleanza con Nichi Vendola (a Milano) e rendere indispensabile quella con Antonio Di Pietro (Napoli). Il che non piace a tutto il Pd. Su alleanze e leadership si riaprirà di sicuro il dibattito nel partito di Bersani.

Dal Pdl si ammette l'inaspettata battuta d'arresto a Milano. "Un risultato al di sotto delle aspettative", lo

definisce Ignazio La Russa che però mette in rilievo la debacle del centrosinistra a Napoli. Il leghista Roberto Calderoli annuncia il massimo impegno del Carroccio nel ballottaggio tra quindici giorni a Milano. Il Pdl spera in un secondo tempo che, come avviene spesso nelle partite di calcio, ribalti il risultato del primo. Tutte le energie verranno investite in questa direzione, correggendo gli eccessi polemici contro Pisapia e i magistrati del primo turno.

L'attenzione è puntata anche sul Terzo polo che non ha ottenuto percentuali di rilievo alla sua prima verifica elettorale ma che nel capoluogo lombardo potrebbe rivelarsi decisivo con il suo 5, 59%. Italo Bocchino, vicepresidente di Fli, ha ieri sera nei commenti televisivi preferito evidenziare la sconfitta del centrodestra a Milano più che sbilanciarsi su indicazioni di voto.

I finiani Adolfo Urso e Andrea Ronchi hanno già annunciato che daranno indicazione di votare Letizia Moratti a Milano. Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, che ieri si è incontrato a colazione con Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, preferisce parlare di accordi programmatici da verificare situazione per situazione. In un comunicato del Terlo polo si legge: "Senza di noi non si governa, non tanto e solo in termini numerici quanto e soprattutto in termini politici, perchè la soluzione dei problemi dei cittadini non può essere affidata a coalizioni condizionate da radicalismi ideologici e populisti".

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Tre vittorie al Pd, due al Pdl e sei ballottaggi. Questo l'esito delle elezioni che hanno riguardato 11 province italiane: Campobasso, Lucca, Macerata, Mantova, Pavia, Ravenna, Reggio Calabria, Treviso, Vercelli, Gorizia e Trieste.

CAMPOBASSO. A Campobasso il nuovo presidente della Provincia è il candidato del centrodestra Rosario De Matteis con il 54,26% dei voti contro il 30,89 della candidata del centrosinistra Micaela Fanelli. Il Pdl riesce così a strappare la provincia al Pd: il presidente uscente è infatti Nicola D'Ascanio, del centrosinistra.

LUCCA. A Lucca il candidato del centrosinistra e presidente uscente Stefano Baccelli viene confermato alla guida della Provincia con il 54,92% e 96.548 voti contro il 40,99% (72.056 voti) del candidato del centrodestra Gabriele Attilio Brunini.

MACERATA. Si va al ballottaggio a Macerata: il candidato del centrosinistra Antonio Pettinari ha infatti guadagnato il 43,11 % contro il 42,76% del candidato del centrodestra e presidente uscente Franco Capponi.

MANTOVA. Ballottaggio anche a Mantova dove il candidato del centrosinistra, Alessadro Pastacci, si è fermato al 41,81% dei voti, soltanto pochi decimali in più dello sfidante del centrodestra, Gianni Fava, che ha conquistato il 41,09% delle preferenze.

PAVIA. Anche a Pavia bisognerà aspettare il ballottaggio del 29 e 30 maggio: il risultato definitivo del primo turno vede un testa a testA tra il candidato del centrodestra, Ruggero Invernizzi (Pdl), al 41,11% dei voti, più di dieci punti percentuali al di sopra dello sfidante del centrosinistra, Daniele Bosone (Pd), che ha conquistato il 33,82% delle preferenze.

RAVENNA. A Ravenna è Claudio Casadio (Pd) il nuovo presidente della Provincia: il candidato del centrosinistra ha raggiunto il 62,05% contro il 26,68% del candidato del centrodestra Rudi Capucci. Il presidente uscente è Francesco Giangrandi (centrosinistra) riconfermato per il secondo mandato alle elezioni amministrative del 2006.

REGGIO CALABRIA. Ballottaggio a Reggio Calabria tra il candidato del centrodestra Giuseppe Raffa (45,40%) e quello del centrosinistra uscente Giuseppe Morabito che si è fermato al 26,58%.

TREVISO. A Treviso il candidato del centrodestra e presidente uscente Leonardo Muraro viene confermato alla guida della provincia con il 57,46% contro il 32,86% della candidata del centrosinistra Floriana Casellato.

VERCELLI. Si va al ballottaggio tra il candidato del centrodestra Carlo Riva Vercellotti (Pdl, Lega Nord, Partito dei Pensionati, La Destra e Fiamma Tricolore) con il 49% dei voti contro il 32,95% del candidato del centrosinistra Luigi Bobba (Pd, Lista civica Vercelli, Pensionati e Invalidi, Moderati Orgoglio Piemonte).

GORIZIA. Il presidente uscente, Enrico Gherghetta, sostenuto tra gli altri dal Pd, Sel e Idv, è stato riconfermato alla guida della Provincia con il 52,81% contro il 36,75% di Simonetta Vecchi, sostenuta, tra gli altri, da Pdl, Lega Nord e Pensionati.

TRIESTE. Anche qui la sfida per le provinciali finisce con un ballottaggio: il presidente uscente, Maria Teresa Bassa Poropat, sostenuta tra gli altri dal Pd, Federazione della Sinistra, Sel e Idv ha raggiunto infatti il 48,48% dei voti contro il 29,83% del candidato del Pdl, Lista Civica di Piazza di Trieste e Pensionati, Giorgio Ret.

 

 

 

17 maggio 2011

ROMA

Terzo Polo: domani si decide su ballottaggi

Vertici del Terzo Polo domani a Roma per stabilire la posizione da tenere a Milano e Napoli per i ballottaggi del 29 maggio prossimi. Italo Bocchino, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli si incontreranno probabilmente a Montecitorio con il candidato a Napoli, Raimondo Pasquino, e con quello di Milano, Manfredi Palmeri, per decidere da che parte stare nei due capoluoghi che torneranno alle urne.

"Le amministrative sono state una svolta riguardo al referendum di Berlusconi a Milano. Ha vinto il superamento del bipolarismo e la crescita del Terzo Polo che sarà determinante nei ballottaggi da Milano a Napoli". Lo ha detto il leader di Api Francesco Rutelli, a margine dell'inaugurazione della Venere di Morgantina ad Aidone (Enna). L'Api, "che ha raccolto più di quanto previsto dai sondaggi, insieme a Udc e Fli nelle prossime ore valuterà con i candidati locali che proposta fare per i ballottaggi e, in particolare, a Milano e Napoli. Risolveremo questo problema prendendo una iniziativa politica. Il giorno per annunciare tale iniziativa è domani".

 

 

17 maggio 2011

PD

Bersani: risolvano i problemi o vadano a casa

"Il Pdl ha preso una scoppola micidiale, altro che pareggio. E anche la Lega è nettamente in difficoltà e arretra in luoghi significativi, perché non si possono tenere i piedi in due scarpe, berlusconiani a Roma e leghisti a casa". Così il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ironizza sull'analisi fatta dal Pdl sull'esito delle amministrative, definendo "straordinario" il risultato del Pd.

"A questo punto, davanti alla botta che hanno preso alle amministrative, è ora di cambiare l'agenda del governo e affrontare i problemi del Paese, con un pacchetto di riforme. Noi siamo pronti a discuterne con le nostre proposte ma se loro non sono in condizione, vadano a casa". È la richiesta che Bersani rivolge al governo.

"Noi avevamo chiesto un segnale di cambiamento e questo è venuto in modo inequivocabile. Ora chiediamo che ai ballottaggi questo segnale venga confermato", ha aggiunto Bersani. "Il Pd non gode di buona stampa, salvo qualche caso - afferma Bersani - e quindi sembra che ci siano dei perdenti ma non dei vincitori. Ma se la maggioranza ha perso, il centrosinistra e il Pd hanno vinto, e questo è inequivocabile".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CORRIERE della SERA

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2011-06-10

palazzo marino, gli assessori

Pisapia presenta la nuova giunta:

"Sono molto soddisfatto della squadra"

La comunicazione ufficiale in Sala Alessi, affollatissima per la decisione di aprire l'evento alla cittadinanza

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Foto di gruppo per la nuova giunta (Salmoirago)

Foto di gruppo per la nuova giunta (Salmoirago)

MILANO - A Palazzo Marino, nella Sala Alessi stracolma per la decisione dell’amministrazione di aprire l'evento alla cittadinanza, il nuovo sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha tenuto venerdì pomeriggio la presentazione ufficiale della nuova giunta. Affollatissimo anche il salone principale del palazzo comunale. Al tavolo d’onore erano state preparate 13 poltrone per i componenti dell’esecutivo, in ordine alfabetico, e per il sindaco uno scranno uguale agli altri, all’insegna della linea di sobrietà. "Vorrei iniziare con due segnali importanti - ha esordito Pisapia -. E cioè sfatare due notizie: non sono mai stato in riunione con i partiti fino alle 6 di mattina perché non abbiamo mai avuto problemi, e non ho mai battuto i pugni sul tavolo. Non è nel mio stile e non ce n'è stato bisogno perché il rapporto con la città e i partiti è stato molto utile e sereno. Ho trovato una coalizione molto unita che, come in campagna elettorale, ha guardato agli interessi della città, prima che a quelli dei singoli. Ho ascoltato tutti e ho preso le mie decisioni in autonomia di cui mi prendo la responsabilità". Il sindaco si è detto quindi "molto soddisfatto" della squadra e ha aggiunto di essere "fiero che in meno di dieci giorni, nonostante i tanti problemi già affrontati e risolti, posso presentare una giunta figlia di una grande stagione di partecipazione che ho vissuto da undici mesi a questa parte, da quando cioè è iniziata la mia campagna elettorale". "In giunta abbiamo un "ragazzo", lo posso dire io, di 31 anni e una ragazza di 32 anni", ha detto Pisapia presentando Pierfrancesco Maran e Cristina Tajani. "Mercoledì ci sarà la prima riunione di giunta", ha concluso.

La nuova giunta

La nuova giunta La nuova giunta La nuova giunta La nuova giunta La nuova giunta La nuova giunta La nuova giunta

I NOMI - Pisapia è poi passato alla lettura dei nomi del vicesindaco e degli assessori in ordine alfabetico. Maria Grazia Guida è il nuovo vicesindaco, con deleghe all'Educazione, Rapporti con il consiglio e Attuazione del programma. Daniela Benelli è assessore all'Area metropolitana, Decentramento e Servizi civici; Chiara Bisconti al Benessere, Qualità della vita, Sport e Tempo libero; Stefano Boeri a Cultura, Expo, Moda e Design; Lucia Castellano alla Casa, Demanio e Lavori pubblici. Franco D'Alfonso andrà al Commercio, alle Attività produttive e al Turismo. L'Urbanistica e l'Edilizia privata sono state assegnate a Lucia De Cesaris. A Marco Granelli la Sicurezza e coesione sociale, Polizia locale, Protezione civile, Volontariato; a Pierfrancesco Majorino le Politiche sociali e i Servizi per la salute, a Pierfrancesco Maran la Mobilità e l'Ambiente, a Bruno Tabacci il Bilancio, Patrimonio e Tributi, a Cristina Tajani le Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca. Cinque assessori su dodici sono rappresentanti del Partito democratico. Chiara Bisconti, in ordine alfabetico fra Benelli e Boeri, è stata "saltata" da Pisapia durante la lettura. Avvisato della distrazione al termine dell’elenco, Pisapia si è scusato dicendo: "Anche un sindaco si emoziona", e ha aggiunto il nome dell’assessore. Basilio Rizzo è stato presentato invece da Pisapia come "figura di garanzia" per la presidenza del consiglio comunale: "La mia è solo una valutazione e non voglio anticipare una decisione che spetta al consiglio comunale. Ho fatto solo un auspicio, ma per quella carica serve un soggetto in grado di essere garante di tutti. Rizzo lo conosco molto bene e sono certo che lo sarà", ha detto Pisapia. IL sindaco annuncia che nasceranno alcuni organi di garanzia (un'aurorita per le garanzie civiche e una consulta per l'internazionalizzazione del Sistema milano), la cui nomina spetterà al Consiglio comunale. Per questi hanno già dato la loro disponibilità Valerio Onida, Umberto Ambrosoli, Piero Bassetti.

CONTESTATO CRONISTA TG1 - Un cronista del Tg1 è stato contestato da alcune persone del pubblico per aver chiesto al sindaco Giuliano Pisapia un commento sulla scarcerazione del terrorista rosso Cesare Battisti dalle carceri brasiliane. La domanda dell'inviato della prima rete Enrico Castelli è stata accompagnato dal brusio di disapprovazione di alcuni spettatori assiepati sui lati della Sala Alessi che hanno contestato la legittimità della questione. In tutta risposta alcuni cronisti hanno preso le difese del collega cercando di zittire i contestatori. Dal canto suo Pisapia ha glissato sull'interrogativo. "Mi sono occupato di giustizia per tutta la mia vita - ha detto - oggi ci dobbiamo occupare di Milano".

VICESINDACO - Maria Grazia Guida, 56 anni, vedova con un figlio di 30 anni, è nota soprattutto come presidente della Casa della Carità, istituzione cattolica di spicco della città di Milano. Si è specializzata da giovane come assistente sociale, lavorando in servizi pubblici socio sanitari della provincia di Milano nell'ambito materno infantile. Dal 1989 al 1997 è stata responsabile di progetti dell'area minori e dell'area giovani del Comune di Milano e dal 1997 al 2000 si è occupata del direzione dei servizi territoriali diurni e domiciliari per gli anziani di Milano.

SERVIZI CIVICI - Daniela Benelli si è candidata con Sel alle elezioni comunali di Milano. Ha una storia politica lunga 37 anni, tutta di sinistra: Ds-Pds-Pci-Pd. E' stata consigliere regionale negli anni Ottanta e dal 1995 ha ricoperto due mandati (non consecutivi) come assessore alla cultura della Provincia di Milano. Ha collaborato con Gabriele Mazzotta presso la sua Fondazione. Ha diretto per molti anni la Casa della Cultura.

SPORT E BENESSERE - Chiara Bisconti, milanese, 44 anni, due figli, è stata la prima donna a ricoprire, dal 2007, l'incarico di Capo delle Risorse Umane del Gruppo San Pellegrino. Laureata in Bocconi, è entrata nel gruppo Nestlè nel 1991. Nel 2006 è divenuta responsabile dell'azienda di pet-care Purina.

CULTURA E EXPO - Stefano Boeri, 55 anni, tra i quattro candidati sindaco alle primarie del centrosinistra, è un noto architetto e urbanista. È stato direttore della rivista di architettura Domus dal 2004 al 2007, quando è passato alla direzione di Abitare. È professore di Progettazione Urbanistica al Politecnico di Milano e visiting professor in varie università, tra le quali il Graduate School of Design di Harvard. Ha fondato l'agenzia di ricerca multiplicity, che si dedica allo studio delle trasformazioni delle città. Ha fatto parte della consulta degli architetti dell'Expo 2015; si è dimesso dall'incarico il 1ş settembre 2010.

CASA E LAVORI PUBBLICI - Lucia Castellano, nata a Napoli nel 1964, laureata in giurisprudenza, avvocato, ha iniziato a lavorare per le carceri nel 1991 come vicedirettore del carcere di Marassi, dove è rimasta tre anni. Dal 1995 al 2002 ha lavorato al carcere di Eboli, dove ha sperimentato una forma di carcere-comunità per il recupero dei detenuti in collaborazione con i servizi territoriali. Per un anno ha diretto il carcere di Alghero. Dal 2002 è direttore del carcere di Bollate, dove ha applicato il metodo del carcere-comunità.

COMMERCIO E TURISMO - Franco D'Alfonso ha presieduto all’organizzazione della lista "Milano civica per Pisapia" durante l'ultima campagna elettorale. Ex dirigente Finivest, è stato consulente d’azienda per i mercati internazionali.

URBANISTICA E EDILIZIA - Ada Lucia De Cesaris, avvocato, presidente del Collegio dei Garanti del Comune. E' stata professore a contratto di Diritto dell'Ambiente nella Facoltà di Scienze Ambientali dell'Università dell'Insubria. È membro del Comitato Scientifico della "Rivista Giuridica dell'Ambiente" e autrice di numerose pubblicazioni in materia di diritto dell'ambiente.

SICUREZZA - Marco Granelli, 47 anni, sposato, tre figli, è nato e vive a Bruzzano, quartiere di Milano. Ha lavorato 12 anni nella Caritas Ambrosiana. E' stato fondatore della cooperativa Farsi Prossimo e presidente del Centro di Servizio per il Volontariato di Milano; è presidente del coordinamento nazionale dei CSV, per l’aiuto al volontariato. Consigliere in Zona dal 1990 al 2001, è in Comune dal 2006 nella commissione Servizi sociali e Tutela dei quartieri.

POLITICHE SOCIALI - Pierfrancesco Majorino -, classe 1973, sposato, una figlia, è l'assessore al Welfare della nuova giunta di Milano guidata da Giuliano Pisapia. E' stato il capogruppo del Pd in Consiglio comunale durante l'era Moratti. Tra le sue priorità indica il contrasto alla precarizzazione, le politiche di inclusione dei giovani, l'integrazione dei migranti nel rispetto del principio di legalità.

MOBILITA' E AMBIENTE - Pierfrancesco Maran, classe 1980, è il più giovane assessore della giunta di Giuliano Pisapia. Laureato in Scienze politiche alla Statale di Milano, è stato consigliere di zona 3 e poi consigliere comunale nella passata legislatura. Alle elezioni comunali di maggio 2011 è risultato il secondo più votato del Pd (con oltre 3500 preferenze) dopo il capolista Stefano Boeri.

BILANCIO - Bruno Tabacci, nato nel 1946, è consulente libero professionista in materia economico-finanziaria. Dal 1970 al 1985 è stato consigliere comunale in alcuni Comuni del Mantovano, tra cui il capoluogo. Dal 1985 al 1991 è stato consigliere regionale della Lombardia. E' stato Presidente della Regione Lombardia dal 1987 al 1989. Nella XI legislatura (1992-1994) è stato eletto deputato per la Democrazia Cristiana; componente della Commissione Bilancio e relatore della Legge Finanziaria 1994 predisposta dal governo Ciampi. Rieletto deputato nella XIV legislatura per la Casa delle Libertà, ha aderito al gruppo Udc. Nel 2006 è stato rieletto nella Camera dei deputati nel collegio di Milano. Dal febbraio 2008 ha lasciato l'Udc per iscriversi al gruppo misto della Camera fondando il movimento della Rosa Bianca. Rieletto deputato nella XVI legislatura, è iscritto al gruppo dell'Unione di Centro. L'11 novembre 2009 ha fondato Alleanza per l'Italia. Tabacci non lascerà il Parlamento: "Mi pare che il sindaco Pisapia consideri un'opportunità la mia presenza nella commissione Bilancio della Camera", ha dichiarato.

LAVORO E UNIVERSITA' - Cristina Tajani, nata a Terlizzi (BA) nel 1978, è l'altra "ragazza" della giunta Pisapia. Ricercatrice all'Università Statale di Milano, dove è collaboratrice del Dipartimento di Studi del lavoro e del welfare. E' segretaria della Flc-Cgil di Milano.

Redazione online

10 giugno 2011

 

 

2011-05-30

AMMINISTRATIVE, SECONDO TURNO: Al voto 13 comuni capoluogo e sei province

Pisapia e de Magistris sono sindaci

Sconfitta Pdl, Bondi rimette il mandato

Il centrosinistra conquista Milano e Napoli, ma anche Trieste e Cagliari. Bersani: la maggioranza non c'è più

MILANO - Giuliano Pisapia e Luigi de Magistris sono i nuovi sindaci di Milano e Napoli. Lo spoglio delle schede ha confermato i dati usciti dalle proiezioni Ipr Marketing per la Rai e, prima ancora, dagli "intention poll" di Sky Tg 24: a Milano il candidato del centrosinistra ha vinto con il 55,1% dei voti mentre Letizia Moratti si è fermata al 44,89%; a Napoli, invece, Luigi de Magistris ha trionfato con il 65,37% contro il 34,62% del portacolori del centrodestra Gianni Lettieri.

CAGLIARI, TRIESTE E NOVARA -Ma non ci sono solo Milano e Napoli, tra i principali capoluoghi, a segnare il successo del centrosinistra in queste elezioni. A Cagliari Massimo Zedda è riuscito a strappare la città al centrodestra battendo Massimo Fantola con il 58,2% contro il 41,7%. Lo stesso Fantola ha già chiamato l'avversario per congratularsi con lui per il risultato. Anche a Trieste va segnalata la vittoria del centrosinistra: Roberto Cosolini, del Pd, è al 57,11% contro Roberto Antonione, del Pdl, al 42,89%. Il centrosinistra strappa pure il sindaco di Novara al centrodestra: quando resta da scrutinare una sola sezione su 91, il candidato del centrosinistra Andrea Ballarè al ballottaggio ha il 52,89% dei voti contro il 47,11 di Mauro Franzinelli.

EX AVVERSARI - Quando il risultato è stato netto, anche Letizia Moratti si è congratulata con l'avversario, rendendosi disponibile "se lui lo vorrà", ad un passaggio di consegne che consenta al nuovo primo cittadino di prendere in mano fin da subito i temi caldi dell'amministrazione cittadina. "Mi ha fatto piacere la sua telefonata - ha detto poi Giuliano Pisapia -: la Moratti si è detta pronta a collaborare per la città. Anche questo è il segnale di una nuova stagione che si apre". I supporter di Pisapia si erano riuniti fin dal primissimo pomeriggio in Piazza Duomo per assistere allo spoglio dei risultati dal maxischermo. Ed è esploso un fragoroso applauso quando è arrivata la notizia che annunciava, a metà dei seggi scrutinati, il vantaggio di 10 punti dell'avvocato sul sindaco uscente, un risultato che certificava a spoglio ancora in corso il cambio della guardia a Palazzo Marino

"IL GOVERNO SI DIMETTA" - Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha chiamato al telefono Pisapia per complimentarsi con lui: "Sei stato bravissimo. A Milano è una grande vittoria". E poco più tardi in conferenza stampa ha sottolineato: "In Parlamento ora c'è una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne e da quella che c'è oggi nel Paese. Il governo si deve dimettere". Ricordando i successi in gran parte delle città e delle province andate al ballottaggio, il segretario democratico ha promesso che "noi governeremo per tutti". Poi ha aggiunto: "Anche per chi non ci ha votato. Chi non ci ha votato non è un nemico, ma uno che la pensa diversamente".

BONDI RIMETTE IL MANDATO - La sconfitta è stata particolarmente dirompente per il centrodestra. E quando il risultato è stato inequivocabile, è arrivata la notizia del ministro Sandro Bondi deciso a dare le dimissioni da coordinatore nazionale del Pdl. "Valutati i risultati elettorali intendo rimettere il mio mandato di coordinatore nelle mani del presidente Berlusconi - ha detto Bondi -. Ritengo che da questo momento il presidente Berlusconi debba ricevere non solo la più ampia fiducia e solidarietà ma soprattutto la assoluta e incondizionata libertà di decisione e di iniziativa per quanto riguarda il futuro del partito".

"LA LEGA HA FATTO IL SUO DOVERE" - La Lega, che fino all'ultimo ha cercato di tenere la posizione, dopo il voto ha preso di fatto le distanze dal principale alleato. Ammettendo che la sconfitta c'è stata ed è stata netta. E attribuendone la responsabilità direttamente a Silvio Berlusconi. In mattinata Umberto Bossi, andando a votare poco prima della chiusura dei seggi, aveva sottolineato che "la Lega ha fatto il suo dovere, un partito che è una assicurazione dei cittadini". Come dire che forse qualcun altro non lo ha fatto. A Ignazio La Russa, che in una intervista aveva affermato che a Milano al primo turno sono mancati i voti della Lega, il numero uno del Carroccio ha risposto con una battuta: "Siamo stati gli unici che in qualche modo siamo andati in strada. Va be' che La Russa è da solo e quindi anche se va in strada non lo vede nessuno...".

Al. S.

30 maggio 2011

 

 

 

 

QUAGLIARIELLO "la LEGA NON STACCHI LA SPINA al governo"

Berlusconi: noi sconfitti, avanti con Bossi

Scossa Pdl, Bondi lascia. Il premier: "Io combattente". Ai napoletani e ai milanesi: vi pentirete, pregate il buon Dio

MILANO - Il Pdl esce sconfitto dal secondo turno di amministrative e Silvio Berlusconi non lo nega. Milano è persa, il tentativo di conquistare Napoli è andato in frantumi. Ma non solo. Il centrodestra non è riuscito a imporsi neanche a Cagliari, Trieste e Novara. Il premier, impegnato a Bucarest per un vertice intergovernativo Italia-Romania, inizialmente non rilascia dichiarazioni ("non so nulla"). Poi rompe il silenzio e ammette l'insuccesso. "Abbiamo perso, è evidente", ma non c'è nessuna intenzione di mollare: "Non c'è altra strada se non tenere i nervi saldi e andare avanti", spiega il presidente del Consiglio, assicurando, comunque, che l'esecutivo non è in discussione. "La maggioranza - dice - è coesa e determinata" nel fare le riforme a cominciare "dal fisco, dalla giustizia e dal piano per il Sud". Quindi Berlusconi assicura: "Sono un combattente, ogni volta che perdo triplico le forze", spiegando di aver sentito al telefono da Bucarest il leader della Lega, Umberto Bossi. "È d'accordo ad andare avanti insieme", sottolinea il capo del governo. E a chi fa illazioni su un Bossi scontento, risponde: "A me non risulta. No, è assolutamente sereno". E intanto programma cambiamenti e rilancio del partito. Per esempio Angelino Alfano coordinatore unico del Pdl. A chi gli chiede di questa ipotesi, il Cavaliere risponde: "Eh, è tutto un processo già avviato, sono tutte cose già previste, stiamo vedendo. Sono impegnato in prima persona nel lavoro per il Pdl che vogliamo rilanciare alla grande". Quanto alle dimissioni di Sandro Bondi, aggiunge: "Era previsto, lavorerà al mio fianco".

"VI PENTIRETE" - Berlusconi ritiene di non avere colpe, chiarisce che non ha intenzione di allargare la maggioranza e assicura che non si dimetterà. Poi manda un messaggio chiaro ai cittadini che hanno scelto il centrosinistra. "Penso che a Napoli si pentiranno tutti moltissimo" spiega il premier, invitando invece i milanesi "a pregare il buon Dio che non gli succeda qualcosa di negativo", visto che ora che hanno vinto "gli altri - è la convinzione del Cavaliere - si improvviseranno in un mestiere che non hanno mai fatto".

BONDI SI DIMETTE - Le parole del premier dovrebbero servire a rasserenare le acque che ora agitano il Pdl. Nel partito del premier, infatti, c'è fermento e si chiede rinnovamento. Sandro Bondi ha deciso di rimettere il suo mandato da coordinatore: "Ritengo - ha spiegato - che da questo momento Berlusconi debba ricevere non solo la più ampia fiducia e solidarietà ma soprattutto la assoluta e incondizionata libertà di decisione e di iniziativa per quanto riguarda il futuro del partito". E c'è anche chi, come il vicepresidente dei senatori Gaetano Quagliariello, si appella alla Lega perché non "stacchi la spina" al governo.

Sandro Bondi (Eidon)

"NERVI SALDI" - L'onda d'urto dei ballottaggi, insomma, colpisce la maggioranza e fa esultare l'opposizione, pronta a scendere in piazza. Da Fabrizio Cicchitto arriva però un invito alla calma: "Bisogna tenere i nervi a posto" è l'invito del capogruppo del Pdl alla Camera, secondo il quale "non sono in discussione né Berlusconi né il governo, perché si tratta di elezioni amministrative che pongono problemi, ma non solo a noi". "Noi dobbiamo fare una riflessione su due nodi", ha spiegato Cicchitto nel corso dello speciale sulle elezioni del Tg1. In primo luogo, quello delle "politiche del governo", tese alla "operazione difficilissima" di "mantenere il rigore e aprire qualche spiraglio alla crescita". In secondo luogo, "va aperta una riflessione per quello che riguarda il Pdl" e, in particolare, "il suo rapporto con il corpo elettorale e il territorio". Assai critico Antonio Martino, ex ministro della Difesa e tessera n. 2 di Forza Italia: "Il Pdl non può basarsi solo sul carisma personale di Berlusconi", ha detto.

"RILANCIO E PRIMARIE" - "Lo avevamo detto - ha commentato invece il ministro degli Esteri, Franco Frattini - prima dell'esito del voto e lo confermiamo: il governo va avanti. Del resto un'alternativa parlamentare neppure esiste". Il titolare della Farnesina, comunque, apre alle primarie del Pdl e si dice convinto della necessità di un rilancio dell'esecutivo. "La stessa idea delle primarie - ha spiegato - rappresenta, ancor prima che il Congresso, il vero meccanismo trasparente e regolato per evitare la balcanizzazione del Pdl. Solo se ancorate a regole certe, le nostre primarie prenderebbero le distanze da quei vizi e rischi che hanno spesso caratterizzato la selezione della classe dirigente della prima Repubblica, resa appunto artificiosa da un ricorso a volte opaco al fundraising o dalla commistione con attività "affaristiche" determinate dalla caccia al consenso".

Redazione online

30 maggio 2011

 

 

 

LA VITTORIA DEL CANDIDATO DI CENTROSINISTRA. "è stata la nostra "MARCIA DEL SALE""

Cori da stadio in Duomo per Pisapia

E lui: "Sarò sindaco di tutta Milano"

Il nuovo primo cittadino: "Basta liti, ora stagione nuova". E chiama Napolitano. Festa in piazza

MILANO - Prima la speranza e la cautela dello staff e dei tanti fan al comitato elettorale, poi una esplosione di gioia. Giuliano Pisapia è il nuovo sindaco di Milano e i suoi sostenitori lo hanno acclamato con cori da stadio al Teatro Elfo Puccini e in piazza Duomo (intorno alle venti si contavano già cinquantamila persone). "Mi sembra che Milano l’abbiamo già liberata" sono state le prime parole del nuovo inquilino di Palazzo Marino, che così ha risposto ai cori dei suoi supporter. "Inizia una stagione nuova" ha poi aggiunto Pisapia, spiegando di voler mettere da parte le contrapposizioni del passato per "pensare al bene comune". "Sarò sindaco di tutta Milano" ha promesso.

La festa in Duomo La festa in Duomo La festa in Duomo La festa in Duomo La festa in Duomo

NAPOLITANO E BERSANI - Una volta appreso il risultato elettorale, il nuovo sindaco ha telefonato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che lui considera "un esempio". "Quest'anno ricorre il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia - ha detto -. Per questo ho voluto ringraziare il capo dello Stato". Il sindaco ha detto che si è trattata di una telefonata breve su temi generali. "L'ho ringraziato - ha spiegato - per la sua saggezza e il suo rigore morale che per me sono sempre stati e sempre saranno un esempio". A benedire la vittoria di Pisapia, la telefonata del leader del Pd Pier Luigi Bersani. "Sei stato bravissimo: a Milano una grande vittoria", ha detto il segretario dei democratici al nuovo sindaco.

"RICOSTRUIRE MILANO" - Poi il primo discorso da sindaco ai suoi sostenitori radunati all'ombra della Madonnina: "Abbiamo liberato Milano, ora dobbiamo ricostruirla, dobbiamo farla tornare la città dell'accoglienza, la città gioiosa che sorride". "Abbiamo vinto con il sorriso, con l'ironia - ha aggiunto Pisapia - e questo è davvero importante. Loro ci hanno insultato, ci hanno irriso, ma noi abbiamo risposto con il sorriso, con la forza della ragione e con l'ottimismo. Questa è la nuova politica che dobbiamo portare in giro per l'Italia". Sul palco Pisapia è stato salutato calorosamente da Claudio Bisio e Lella Costa, due protagonisti della serata conclusiva della campagna del ballottaggio del 27 maggio. "Vi chiedo una cosa - è stato l'appello finale di Pisapia al popolo arancione - fatemi una promessa: non abbandonatemi mai, perché solo così possiamo vincere". Per Pisapia, inoltre, le divisioni fra la Lega Nord e il Pdl che ci sono state a Milano" avranno un risvolto nazionale e il suo successo elettorale potrà avere delle conseguenze anche come "nuova modalità di fare politica" ascoltando la volontà della gente. Quanto alla nuova giunta, ha spiegato che formerà la nuova squadra entro 15 giorni, ribadendo che il suo vice potrebbe essere una donna.

I primi festeggiamenti all'Elfo I primi festeggiamenti all'Elfo I primi festeggiamenti all'Elfo I primi festeggiamenti all'Elfo I primi festeggiamenti all'Elfo

LA "MARCIA DEL SALE"- Il popolo arancione aveva iniziato ad affollare piazza Duomo già dal primo pomeriggio, per seguire lo spoglio dei risultati. Ed era scoppiato in un fragoroso applauso quando, dal maxischermo, sono usciti i dati reali di oltre il 50% delle sezioni che certificavano l'ormai incolmabile distacco di 10 punti sul sindaco uscente e, di fatto, il passaggio di consegne a Palazzo Marino. L'esultanza dei supporter di Pisapia ha coperto ogni altro rumore nel luogo simbolo della città, in un tripudio di braccia alzate in segno di vittoria. I festeggiamenti sono continuati poi per tutta la sera, con musica, canti e balli. E il novello sindaco è tornato ancora una volta a parlare ai suoi, definendo il percorso che ha portato alla conquista del Comune come una "marcia del sale", come quella di Gandhi, iniziata "in una bollente sera di luglio all’Arci Bellezza". "Sono commosso, non pensavo di poter provare così tante emozioni in così poco tempo - ha detto -. Milano è già cambiata, non aveva più emozioni, non era più capace di dare emozioni. Piazze come queste non le si vedevano da tanto tempo".

Redazione Online

30 maggio 2011

 

 

 

Alla sinistra Novara, Cagliari, Trieste (Comune e provincia), Pordenone e Rimini

Il centrodestra perde da Trieste in giù

La coalizione di governo si aggiudica solo Varese, Rovigo, Cosenza, le province di Vercelli e Reggio Calabria

MILANO - Varese, Rovigo, Cosenza e poco altro. I ballottaggi per il centrodestra segnano un brusco ridimensionamento rispetto alle previsioni della vigilia praticamente in tutto il territorio nazionale. Milano e Napoli sono i casi più clamorosi, ma anche Cagliari, Trieste (provincia e Comune) e Novara rappresentano sconfitte del tutto inaspettate per la coalizione di governo, che governava queste amministrazioni in molti casi da quindici anni.

COMUNI E PROVINCE - Il centrosinistra vince nelle elezioni per il sindaco a Cagliari, Novara, Trieste, Pordenone, Crotone, Rimini, Grosseto (compresa Milano, strappa quattro capoluoghi al centrodestra). Per il presidente nelle province si aggiudica la gara a Trieste, Mantova, Macerata e Pavia (le ultime due portate via ai rivali). Vince anche in altre importanti realtà come Monfalcone (Go), Cattolica (Rm), Pinerolo (To), Trecate (No), Domodossola (Vb), Arcore (Mi), Pioltello (Mi), Rho (Mi), Desio (Mi), Limbiate (Mi), Cassano d'Adda (Mi), Nerviano (Mi), Malnate (Va), Este (Pd), Chioggia (Ve), Cavarzere (Ve), Alpignano (To), Finale Emilia (Mo), Sansepolcro (Ar), Montevarchi (Ar), Mentana (Rm), Marano (Na), Casoria (Na), Ruvo di Puglia (Ba), Modugno (Ba), Grottaglie (Ta), Nardò (Le), Melfi (Pz), Cassino (Fr), Pomezia (Rm), S.Giorgio Ionico (Ta).

GALLARATE - A Gallarate, un Comune simbolo della Lega in provincia di Varese dove il Carroccio al primo turno aveva presentato un proprio candidato che però non ha avuto accesso al ballottaggio, il candidato del centrosinistra vince con circa il 55% dei voti. L'affluenza del 59,1%, fa pensare che i sostenitori della Lega abbiano disertato le urne, visto che al secondo turno non c'è stato l'apparentamento con il candidato del Pdl. Nella provincia di Pavia si profila una vittoria sul filo di lana.

CENTRODESTRA - Al centrodestra va la provincia di Vercelli e quella di Reggio Calabria (strappandola al centrosinistra). Nella corsa ai municipi espugna Varese, Rovigo, Cosenza e Iglesias tra i capoluoghi, gli ultimi tre strappandoli al centrosinistra; e inoltre Treviglio (Bg), Abano Terme (Pd), Montebelluna (Tv), Adria (Ro), Cordenons (Pn), Terracina (Lt), Sora (Fr), Ginosa (Ta), S.Giovanni Rotondo (Fg) e Cesenatico (Fc) tra le altre città sopra i 15 mila abitanti.

PRIMO TURNO - Al primo turno le province di Campobasso (aveva una giunta di sinistra) e Treviso erano andate al centrodestra, quelle di Lucca, Gorizia e Ravenna al centrosinistra. Tra i Comuni capoluogo, al centrosinistra Torino, Savona, Bologna, Ravenna, Siena, Arezzo, Fermo, Benevento, Barletta, Salerno, Olbia, Villacidro e Carbonia. Al centrodestra Latina, Caserta, Catanzaro e Reggio Calabria.

RIASSUNTO - Alla fine del turno elettorale le province sono 7 per il centrosinistra e quattro per il centrodestra, esattamente come prima ma con alcuni passaggi da una parte all'altra. Nei Comuni capoluogo finisce 22 a 8 per il centrosinistra, ma con la vittoria in tutte le città simbolo di questa tornata elettorale: Milano, Napoli, Torino e Bologna

Redazione online

30 maggio 2011

 

 

 

Poi nega un suo possibile ritorno in politica: "Ho preso una decisione e la mantengo"

Prodi: "Consigli a Berlusconi?

No, sono troppo giovane per uno così"

L'ex premier in piazza a Roma con Bersani. "Mezz'ora per gioire, ma poi subito al lavoro per il Paese"

MILANO - "Consigli a Berlusconi? Sono troppo giovane per dare consigli a un politico maturo come Berlusconi". Romano Prodi ha l'umore giusto per scherzare parlando con i giornalisti a margine di un evento di ItalianiEuropei a Roma. Invitato a commentare i risultati del voto, con l'esito negativo per il centrodestra, ha spiegato: "Hanno perso perchè non hanno capito come va il mondo. La vittoria va consolidata riflettendo, lavorando, mettendo in piedi le cose. Abbiamo perso dove eravamo divisi e quindi serve capire il mondo e andare uniti". E quanto ad un suo possibile ritorno sulle scene politiche: "Sono un sostenitore del centrosinistra, ma ho preso una decisione e la mantengo".

Prodi in piazza per festeggiare Prodi in piazza per festeggiare Prodi in piazza per festeggiare Prodi in piazza per festeggiare Prodi in piazza per festeggiare

"SUBITO AL LAVORO" - "Quando arrivano cambiamenti così grandi aumentano le responsabilità - ha poi aggiunto rivolgendosi al centrosinistra e al leader del Pd, Pier Luigi Bersani, che gli stava a fianco -. Quindi mezz'ora per gioire e poi cominciare subito un lavoro di organizzazione, di compattamento, di programmi per il cambiamento del Paese". "Il Paese va cambiato a fondo - ha detto ancora l'ex premier ai cronisti - va cambiato con una operazione di grande respiro che non può essere improvvisata in un giorno, altrimenti questo vento diventa tempesta". "Se fosse stata la vittoria in un'unica città - ha proseguito - poteva essere un momento di esitazione; invece un successo così generale, soprattutto al nord, è segno di una grande stanchezza ed insoddisfazione per quello che c'è. Questo non vuol dire che sia immediata la possibilità di cambiamento. Occorre un cambiamento robusto e su linee di azione ben precise, quindi è oggi il momento di cominciare a lavorare".

"NON MI OCCUPO DI TATTICA" - I cronisti hanno domandato quale dovrebbe essere a suo giudizio l'assetto delle alleanze del Pd: "Di queste cose - ha replicato Prodi - non mi occupo. Più che alla tattica politica cerco di riflettere sul lungo periodo. Il problema nostro non è tattico, bensì capire quali sono le soluzioni per un paese che ormai ha paura del suo futuro, che non riesce a prendere decisioni sui fatti più elementari, in cui ognuno è capace di bloccare gli altri ma nessuno è capace di far correre gli altri. Quello che io voglio è che l'opposizione di oggi, che può essere al governo domani, si presenti con delle concrete soluzioni".

30 maggio 2011

 

 

Il popolo della Lega: "Il berlusconismo è finito, non ha portato a casa niente"

Maroni: "È stata una sberla"

Salvini: "Un voto del centrosinistra contro Berlusconi". E l'emittente trasmette "Bella Ciao" e "l'Internazionale"

MILANO - "È stata una sberla, serve una riflessione". Questo è il primo commento del ministro dell'Interno, Roberto Maroni alla vittoria milanese di Giuliano Pisapia. "O si dà un colpo d'ala, anzi di frusta, nella ripresa dell'azione di Governo o si rischia di non dare una risposta al voto di oggi", dice il ministro a margine degli incontri bliaterali Italia-Romania. E la risposta il ministro è pronto a darala: "Si reagisce a una sberla con un programma per i prossimi 24 mesi". Secondo l'esponente della Lega, inoltre, non dovrebbe essere necessario ("non credo") un aggiustamento alla squadra di Governo. Maroni riconosce che "il risultato dei ballottaggi non è esaltante nè per il centrodestra nè per la Lega". E aggiunge: "Ora dobbiamo riprendere la leadership, sui territori che avevamo e si è appannata"

FINE DELLA "CORSA SOLITARIA" - Il dato elettorale non può far piacere alla Lega. Umberto Bossi, lascia la sede federale di via Bellerio senza parole. La sala stampa si chiude con le dichiarazioni del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, l'unico che si è presentato ai giornalisti per analizzare il responso delle urne a nome della Lega Nord. La corsa solitaria ha clamorosamente fallito e il Carroccio ha pagato caro il bacio con il Pdl. Ma Roberto Calderoli, non perde lo spirito di squadra. "Quando si vince si vince tutti assieme così quando si perde", ha commentato sostenendo l'unità della squadra anche dopo la batosta elettorale. Alla Lega, con il secondo turno, resta un solo sindaco tra i comuni sopra i 15 mila abitanti: Attilio Fontana, a Varese. Tutti sconfitti tra il primo e il secondo turno i nomi indicati dal Carroccio. Negativo al ballottaggio per la Lega il responso delle urne di Rho e Desio. Non è passata a Nerviano. E bruciante la sconfitta a Gallarate. Erano stati esclusi al primo turno anche i candidati leghisti per San Giuliano Milanese e Cassano d'Adda nel bergamasco.

POLEMICHE SUI FURTI D'AUTO - Il consigliere comunale della Lega Nord, Matteo Salvini cerca le giustificazioni della vittoria del centro sinistra a Milano. La vittoria di Giuliano Pisapia è stata un voto contro il premier Silvio Berlusconi da parte della sinistra. Il primo esponente del Carroccio commenta la sconfitta della sua parte politica al ballottaggio, che candidava col Pdl il sindaco uscente Letizia Moratti. "La Lega ha fatto di tutto e di più, gli elettori sono sovrani", ha detto Salvini. "Prendiamo atto del voto. Saremo un'opposizione costruttiva, vediamo cosa saprà fare la sinistra".

Secondo Salvini, ad allontanare i milanesi dalle urne sono state le "polemiche del passato sui furti d'auto e le Br" e l'aver definito "i giudici un cancro da estirpare". "Il voto è sovrano - ha continuato - prendiamo atto voto dei milanesi e lo rispettiamo. L'opposizione non spaventa la Lega, marcheremo a uomo Pisapia". A chi lamenta lo scarso impegno del Carroccio risponde: "Abbiamo fatto di tutto e di più con mezzi infinitamente minori rispetto a Pd e Pdl". E ricorda il risultato del Comune di 5 anni fa: "Il Pdl prese 250 mila voti, la Lega 22 mila. Oggi il Pdl prende 170 mila voti, la Lega 60 mila. Il Pdl ha perso 80 mila voti. Detto questo- conclude- quando si perde, si perde tutti insieme, l'opposizione non ci fa paura".

LE PROTESTE DEL POPOLO DELLA LEGA - Anche su Radio Padania irrompe tutta la delusione dell'elettorato della Lega per i risultati elettorali. Un risultato però abbastanza atteso, al punto che l'emittente ha iniziato la trasmissione per commentare i risultati del ballottaggio con "Bandiera Rossa" per aggiornare "la scelta musicale in base al sentimento popolare", ha spiegato, ironicamente, il conduttore. In un secondo momento l'emittente ha trasmesso anche l'inno dell'ex Unione Sovietica e poi "l'Internazionale".

Tra gli interventi degli ascoltatori, emergono la delusione per il risultato e le critiche anche dure per come è stata portata avanti la campagna elettorale da parte del centrodestra, in particolare dal Pdl e da Berlusconi, che i leghisti accusano di essere la vera causa della sconfitta. "Attaccare Pisapia e dopo chiedergli scusa, poi l'annuncio che saranno tolte le multe per i milanesi: sono errori che si pagano", afferma un ascoltare. "Più che una sconfitta della Lega - rincara un altro leghista - è una sconfitta di Berlusconi e del Pdl. Il ciclo del berlusconismo è finito, non ha più presa, ha fatto mille promesse, ma non ha portato a casa nessun risultato". E ancora: "Berlusconi aveva promesso una riduzione delle tasse e invece dobbiamo lavorare un giorno in più per pagarle. Poi lo scandalo del bunga-bunga: noi non siamo fatti così". Altri ascoltatori invece si sono esercitati nel dipingere scenari terrificanti per Milano in seguito alla vittoria di Pisapia. "Preparatevi all'invasione di zingari e gente simile", ha dichiarato un ascoltatore cui gli ha fatto eco un altro leghista: "vedremo tanti bei bambini adottati da mamme che si chiamano Mario e i cittadini extracomunitari con il diritto di voto". Solo un ascoltatore è riuscito a dare un messaggio ottimista: "chi vince le amministrative in grandi città, come Napoli e Milano, perde poi le elezioni nazionali perché le città grandi sono difficili da amministrare e gli elettori si lamentano sempre di chi amministra".

"L'ULTIMO DEI MOHICANI" - Il voto si è tradotto in una debacle della Lega: sconfitta a Novara, sconfitta alla provincia di Mantova, sconfitta anche al Comune di Rho e a quello di Desio, dove al primo turno si era presentata in solitaria spuntando il ballottaggio. E anche il "laboratorio Gallarate", dove la candidata leghista era rimasta esclusa dal ballottaggio riservato al pidiellino Bossi e al democratico Guenzani, va al centrosinistra. Tiene solo il comune di Varese, con la conferma di Attilio Fontana. Che dopo la rielezione per il secondo mandato scherza con i fedelissimi: "Sono l’ultimo dei mohicani, miei cari, qui è cambiato il vento…", dice. Il sindaco uscente ha vinto il ballottaggio di Varese con il 53,89% dei voti. La sua avversaria Luisa Oprandi (Pd, Idv, Sel, lista civica Varese&Luisa) ha perso con il 46,11% dei voti; ha però recuperato 16 punti rispetto al primo turno. Umberto Bossi dunque la sola consolazione è quella di aver tenuto la città natale, quella Varese dove pure l'uscente Fontana era stato costretto al ballottaggio dal candidato del centrosinistra, contro ogni pronostico. Una consolazione che non vale per Silvio Berlusconi: il nuovo sindaco di Arcore è di centrosinistra. Rosalba Colombo, sostenuta da Pd, Idv, Udc, Sel e Rifondazione comunista, ha battuto al ballottaggio il candidato di centro-destra Enrico Perego con 56,65% dei voti contro 43,34%.

Redazione online

30 maggio 2011

 

 

 

ballottaggio: l'ex pm al 65,4%. tensione sotto il comitato pdl

De Magistris è sindaco: "Napoli

liberata, abbiamo scassato" Diretta| Foto

Clamoroso: 30 punti di vantaggio | Backstage| Video

E lo sconfitto Lettieri (34,6%): gli faccio in bocca al lupo

Il nuovo consiglio comunale |Foto: i primi festeggiamenti

NAPOLI - De Magistris sfonda conquistando circa 140mila voti in più rispetto al primo turno. È lui il nuovo sindaco di Napoli con il 65,4% delle preferenze, ovvero circa 30 punti avanti rispetto all'avversario del Pdl Gianni Lettieri. "Abbiamo scassato un'altra volta", sono le prime parole pronunciate, in dialetto, dal nuovo primo cittadino appena ha incrociato Antonio Di Pietro. Lettieri, dal canto suo, ha chiamato il vincitore poco dopo la metà dello spoglio: "C’è stato un risultato inequivocabile, un voto popolare in favore di de Magistris che ha preso il volo. Gli faccio in bocca al lupo". Il neoeletto ha poi telefonato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel corso del breve colloquio telefonico ha ribadito il suo impegno per Napoli.

IL SINDACO PIU' GIOVANE - L'ex pm, 43 anni, emozionato e commosso è anche il primo cittadino più giovane della storia della città: "I cittadini napoletani hanno mostrato cervello, Napoli è stata liberata. Questa è la vittoria del popolo napoletano che merita di essere protagonista. Il 66 per cento è un risultato straordinario, ma domani sarò già al lavoro. Sarò il sindaco di tutti. Avanti con le forze sane della città". L'ex magistrato ha aggiunto: "Si tratta di un voto e un'affermazione che spinge l'Italia oltre Berlusconi. Io non rappresento l'antipolitica e sarò il sindaco di tutti. Sono un lavoratore e da domani mattina comincerò a lavorare. Ma stasera si fa festa: i cittadini napoletani, non io, hanno scritto una pagina storica: abbiamo vinto senza apparati, senza soldi, e devo dire senza l'appoggio dei media".

"SAVIANO TORNERA' A NAPOLI" - De Magistris ha poi fatto riferimento a Roberto Saviano: "Creerò le condizioni affinchè Roberto possa tornare a vivere in città in condizioni normali". "Mi auguro di poter già nei prossimi giorni camminare con lui in una strada di Napoli".

FESTA IN PIAZZA MUNICIPIO - Luigi, che i sostenitori napoletani chiamano Giggino, ha dato appuntamento a tutti per le 21 a piazza Municipio, per la festa della sua straripante elezione.

LETTIERI AL 34,6%. TENSIONI AL COMITATO - Qualche tensione sotto il comitato elettorale di Lettieri il cui dato definitivo è 34,6%, tra alcuni sostenitori di de Magistris e di Lettieri. Qualche scaramuccia, subito bloccata dalla polizia. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, alcune decine di simpatizzanti del neo sindaco di Napoli, che stavano festeggiando nei paraggi del comitato di Lettieri, sono entrati in contatto con i sostenitori del candidato del Pdl che sostavano dinanzi alla sede del comitato. Sono volati spintoni, nella ressa è volato qualche casco da motociclista. Ne è scaturito un inseguimento nelle strade adiacenti via Palepoli, che non dista molto dal comitato di de Magistris.

LA SORPRESA - Era il 12 febbraio quando l'eurodeputato ufficializzò la candidatura davanti all'assemblea dell'Idv con queste parole: "La candidatura è la mia, chi ci sta lo dice chi non ci sta andrà per i fatti suoi". Luigi, ex magistrato, entrato in politica solo tre anni fa lasciando la toga dopo un mare di polemiche legate all'inchiesta Why not, considerato in questa competizione amministrativa semplice outsider, scontando il "tradimento" iniziale dei vendoliani di Napoli che hanno deciso di sostenere il Pd per un malinteso "voto utile", ha ribaltato il tavolo: sbaraglia l'avversario ed è il nuovo sindaco della terza città d'Italia.

Alessandro Chetta

30 maggio 2011

 

 

MINZOLINI E DE SCALZI ISCRITTI NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI

Rai, indagati Berlusconi e i direttori

Inchiesta per abuso d'ufficio per le video-interviste

L'Agcom: violazioni anche in "Annozero" con Celentano

(Ansa\Del Zennaro)

(Ansa\Del Zennaro)

MILANO - La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i direttori del Tg1 Augusto Minzolini e quello pro tempore del Tg2 Mario De Scalzi per l'accusa di abuso di ufficio. I fatti si riferiscono al video delle interviste al premier trasmesse il 20 maggio scorso. L'inchiesta è nata dopo la denuncia dei Radicali.

LA DENUNCIA - L'iscrizione è una sorta di "atto dovuto", legato proprio alla denuncia nominativa che l'avvocato Giuseppe Rossodivita aveva presentato per conto di Emma Bonino e Marco Cappato. Il fascicolo non andrà al Tribunale dei ministri perché Berlusconi è indagato come leader del Pdl e non come presidente del Consiglio. Stando all'esposto, infatti, i Radicali avevano rilevato come "gli interventi di Berlusconi nei tg fossero, per temi trattati, scenografia con tanto di simbolo elettorale alle spalle e montaggio del registrato, dei veri e propri spot elettorali assolutamente vietati nei notiziari". Per questo i Radicali avevano sollecitato anche "il sequestro di videocassette o dei file originali dei messaggi trasmessi dai notiziari, compresi eventuali appunti che ne hanno accompagnato il recapito", nonché il sequestro degli "ordini di servizio dei giornalisti che hanno effettuato pseudo-interviste, oltre agli appunti e ai fogli di lavoro delle riunioni di redazione dei telegiornali".

INDAGINE ANCHE A MILANO - Sul punto, però, la procura di Roma ha espresso parere negativo ritenendo che "il reato di abuso d'ufficio non appare sussistere in tutti i suoi elementi". Sarà invece la procura di Milano, dove i Radicali hanno presentato analoga denuncia, a prendere in esame eventuali ipotesi di reato a carico dei direttori di Tg4, Tg5 e Studio Aperto.

SANTORO - La Commissione servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha ravvisato la violazione del divieto di manifestare le proprie preferenze di voto, previsto dalla legge sulla par condicio, nell'episodio che, all'interno della trasmissione Annozero del 26 maggio, ha riguardato le dichiarazioni di Adriano Celentano a favore di un candidato alle elezioni comunali di Milano. È quanto si legge in una nota dell'Agcom, nella quale si precisa che la decisione è stata presa a maggioranza. La Commissione, che ha esaminato gli esposti pervenuti venerdì scorso, ha deciso inoltre all'unanimità l'archiviazione della segnalazione relativa al Tg3 (edizione del 25 maggio delle ore 19).

Redazione online

30 maggio 2011

 

 

2011-05-27

E Frattini: "LE PAROLE DEL PREMIER AL PRESIDENTE USA DENOTANO GRANDE SOFFERERENZA"

Berlusconi: "Escludo crisi anche se perdiamo". Al G8 nuovo attacco ai pm

Il premier e lo sfogo a Obama: "Mio dovere spiegare. Le toghe sono patologia, l'ho detto agli altri leader"

MILANO - Di ritorno dal G8 da Deauville, Silvio Berlusconi ha chiuso a Napoli la campagna elettorale delle amministrative e ha escluso crisi di governo nel caso di sconfitta ai ballottaggi di Milano e Napoli. "Lo escludo nel modo più categorico. Pochi giorni fa per l'ennesima volta abbiamo ottenuto la fiducia alla Camera con una maggioranza politicamente più coesa", ha detto il premier in un'intervista a una televisione locale. "De Magistris è un demagogo, parla di cose che non conosce", ha poi detto a Canale 21. "A Napoli sono i centri sociali a innescare episodi di violenza. A Milano c'è un clima avvelenato provocato dalla sinistra", ha aggiunto al Gr1 il presidente del Consiglio, che ribadisce che "non siamo certo noi a gettare benzina sul fuoco. L'Italia si è lasciata alle spalle il picco più alto di questa crisi, dalla quale sta uscendo meglio di altri. Chi dice che l'Italia è impoverita finge di non vedere l'enorme quota del lavoro sommerso che sfugge alle statistiche". Riguardo a Napoli, il Cavaliere ha confermato che il governo "sta per varare un provvedimento per fermare fino alla fine dell'anno gli abbattimenti" delle case abusive.

AL G8 - A Deauville il premier ha ancora attaccato i pm. All'indomani dello sfogo con il presidente Usa Barack Obama ("in Italia quasi una dittatura dei giudici di sinistra"), il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato sul tema della giustizia nel nostro Paese, senza risparmiare, pure in questo caso, critiche alle toghe. "In Italia non è più tollerabile l'interferenza di alcuni magistrati della pubblica accusa nei confronti dei rappresentanti del popolo democraticamente eletti", ha detto il premier in conferenza stampa al termine del summit, definendo la giustizia "una patologia" della democrazia e accusando anche una parte della magistratura di volerlo "aggredire anche sotto il profilo patrimoniale" con l'obiettivo - ha detto il Cavaliere - di favorire "il mio avversario politico".

"STAMPA DELEGITTIMA ITALIA" - Quanto allo sfogo con l'inquilino della Casa Bianca Berlusconi si è difeso sostenendo di ritenere suo dovere, "ogni volta" che si trova in un contesto internazionale, quello di "spiegare quale sia la situazione in Italia, anche di quelle vicende che possono minare la credibilità" del Paese. Per questo, delle toghe italiane Berlusconi ha parlato in realtà con tutti i leader del G8, e non solo con Obama. E i giornali, è la lamentela del presidente del Consiglio, hanno riportato solo un frammento della conversazione con Obama, "fuori dal contesto di un ragionamento più ampio". Il Cavaliere ha respinto l'accusa mossa dalle opposizioni di aver gettato discredito sul Paese: "Troppo spesso - ha detto - la realtà è travisata da certa informazione che, anziché narrare i fatti, tende a delegittimare le istituzioni del nostro Paese. Ritengo fondamentale - ha proseguito - che si sappia non solo a quale persecuzione sono stato e vengo sottoposto, ma qual è oggi il tentativo di aggredirmi". Toni duri sono arrivati anche in risposta alla domanda dell'inviato di Repubblica: "È scandaloso che voi non vi scandalizziate per le 24 accuse che mi riguardano cadute nel nulla e che continuiate ad amplificarle. Mi permetto di dire ancora una volta "vergognatevi"". Quindi la smentita da parte di Berlusconi, della presunta freddezza con la quale il presidente americano avrebbe accolto le sue confidenze: "È completamente falso che il presidente Usa Obama abbia mostrato distacco o freddezza nei miei confronti". Al contrario, ha voluto chiarire il presidente del Consiglio, c'è stata da parte sua grande "cordialità, rispetto, amicizia e sostegno".

Il premier parla dei giudici a Obama...

"SOFFERENZA PROFONDA" - Giovedì, lo sfogo anti-pm di Silvio Berlusconi a Barack Obama ha suscitato non poche polemiche. "Il problema è il premier, non le toghe" ha detto il leader Pd Pier Luigi Bersani, mentre l'Anm ha giudicato "grave denigrare le istituzioni all'estero". E tanti comuni cittadini italiani stanno porgendo le loro scuse al presidente a stelle e strisce sulla sua pagina Facebook. Sullo sfogo di Berlusconi con Obama èptornato in mattinata anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, per difendere il presidente del Consiglio e spiegare che le sue frasi sulla giustizia e i magistrati "denotano una sofferenza profonda, una sofferenza umana di una persona che da 17 anni è stato colpito da 200 processi penali uscendo sempre senza alcuna condanna".

...e a Medvedev

"SEGNO DI UN DOLORE" - A margine di un incontro istituzionale al Centro di riferimento oncologico di Aviano, il titolare della Farnesina si è detto convinto del fatto che le parole del Cavaliere siano il "segno di un dolore profondo che bisogna certamente comprendere". Ma Berlusconi - ha aggiunto il ministro degli Esteri - ha anche parlato, a quanto sembra da queste immagini rubate, dell'esigenza di riforme strutturali nel Paese, che sono una cosa seria e che credo possano interessare anche al presidente degli Stati Uniti". Secondo Frattini, "il fatto che da questa battuta si sia oscurata la valenza importante della presenza dell'Italia al G8, dove si è candidata con successo ad ospitare il G8 attuativo per il Piano Marshall del Mediterraneo che si terrà a Roma in luglio è veramente clamoroso. È questa la vera notizia, che invece è passata in secondo piano".

 

 

 

 

napoli: In fumo volantini, manifesti e 26 gazebo

Lettieri, incendio doloso nel comitato

"De Magistris moralmente responsabile"

Rogo nella sede elettorale del candidato Pdl. L'ex pm: "No a insinuazioni, farò esposto su strategia tensione"

Gianni Lettieri (Lapresse)

La corsa alla poltrona di sindaco è alle battute finali a Napoli e al fotofinish non mancano polemiche e veleni. Ad alimentare la tensione tra i due candidati interviene l'incendio, presumibilmente di origine dolosa, sviluppatosi giovedì sera al piano terra del comitato elettorale del candidato Pdl Gianni Lettieri. Dopo i primi rilievi dei vigili del fuoco, all'interno del deposito utilizzato per custodire il materiale elettorale, sono stati rinvenuti dei razzi bengala esplosi e tracce di benzina. Il rogo, divampato intorno alla mezzanotte nel locale seminterrato del comitato, è stato subito domato dai vigili del fuoco. Il portiere dello stabile è rimasto intossicato dal fumo e molto materiale elettorale è stato danneggiato. In particolare oltre a volantini e manifesti, sono andati distrutti ventisei gazebo che dovevano essere impiegati in occasione del comizio di chiusura del candidato del Pdl, in programma in Piazza del Plebiscito. Sull'episodio indaga la polizia. Intanto, però, il rogo ha spinto l'aspirante sindaco del centrodestra a puntare il dito contro il suo sfidante, il candidato dell'Italia dei Valori Luigi de Magistris.

ACCUSE - "Lo considero moralmente responsabile degli episodi di violenza che dal 15 aprile in poi si sono susseguiti nei miei confronti e dei miei collaboratori, da ultimo l'incendio appiccato questa sera ai locali del mio comitato elettorale. Siamo tornati agli anni di piombo" ha detto Lettieri giovedì sera riferendosi all'ex pm. Pronta la replica. "Nel respingere sempre e comunque ogni forma di violenza, anche se di natura strumentale - si è difeso de Magistris - la mia storia di magistrato che ha sempre contrastato ogni forma di violenza e di deviazione occulta anche all'interno delle istituzioni mi consente di andare a testa alta e di respingere ogni insinuazione sulla responsabilità di un clima di violenza che non ha mai caratterizzato la nostra campagna elettorale". "Anzi - ha aggiunto il candidato del centrosinistra - mi auguro che la magistratura faccia piena luce su questo episodio".

"ESPOSTO" - De Magistris ha tutta l'intenzione di passare dalle parole ai fatti. "Avevo già previsto - ha detto l'ex pm - che avrebbero tirato fuori a poche ore dal voto un tentativo di inquinamento democratico: oggi presenterò un esposto alla procura della repubblica di Napoli, sia sul voto di scambio che stanno portando avanti persone vicine al candidato Lettieri, sia sul tentativo di strategia della tensione messo in atto da ambienti e personaggi che stanno sostenendo la candidatura di Lettieri". Il candidato del Pdl però non ci sta. Per Lettieri è infatti una "sciocchezza colossale" insinuare che sia il centrodestra ad alimentare la tensione in questa campagna elettorale così come è una "sciocchezza - secondo l'aspirante sindaco di centrodestra - quello che dice de Magistris ritenendo che siamo noi a inventarci queste aggressioni".

Redazione online

27 maggio 2011

 

 

 

E Frattini: "LE PAROLE DEL PREMIER AL PRESIDENTE USA DENOTANO GRANDE SOFFERERENZA"

Berlusconi: "Escludo crisi anche se perdiamo". Al G8 nuovo attacco ai pm

Il premier e lo sfogo a Obama: "Mio dovere spiegare. Le toghe sono patologia, l'ho detto agli altri leader"

MILANO - Di ritorno dal G8 da Deauville, Silvio Berlusconi ha chiuso a Napoli la campagna elettorale delle amministrative e ha escluso crisi di governo nel caso di sconfitta ai ballottaggi di Milano e Napoli. "Lo escludo nel modo più categorico. Pochi giorni fa per l'ennesima volta abbiamo ottenuto la fiducia alla Camera con una maggioranza politicamente più coesa", ha detto il premier in un'intervista a una televisione locale. "De Magistris è un demagogo, parla di cose che non conosce", ha poi detto a Canale 21. "A Napoli sono i centri sociali a innescare episodi di violenza. A Milano c'è un clima avvelenato provocato dalla sinistra", ha aggiunto al Gr1 il presidente del Consiglio, che ribadisce che "non siamo certo noi a gettare benzina sul fuoco. L'Italia si è lasciata alle spalle il picco più alto di questa crisi, dalla quale sta uscendo meglio di altri. Chi dice che l'Italia è impoverita finge di non vedere l'enorme quota del lavoro sommerso che sfugge alle statistiche". Riguardo a Napoli, il Cavaliere ha confermato che il governo "sta per varare un provvedimento per fermare fino alla fine dell'anno gli abbattimenti" delle case abusive.

AL G8 - A Deauville il premier ha ancora attaccato i pm. All'indomani dello sfogo con il presidente Usa Barack Obama ("in Italia quasi una dittatura dei giudici di sinistra"), il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato sul tema della giustizia nel nostro Paese, senza risparmiare, pure in questo caso, critiche alle toghe. "In Italia non è più tollerabile l'interferenza di alcuni magistrati della pubblica accusa nei confronti dei rappresentanti del popolo democraticamente eletti", ha detto il premier in conferenza stampa al termine del summit, definendo la giustizia "una patologia" della democrazia e accusando anche una parte della magistratura di volerlo "aggredire anche sotto il profilo patrimoniale" con l'obiettivo - ha detto il Cavaliere - di favorire "il mio avversario politico".

"STAMPA DELEGITTIMA ITALIA" - Quanto allo sfogo con l'inquilino della Casa Bianca Berlusconi si è difeso sostenendo di ritenere suo dovere, "ogni volta" che si trova in un contesto internazionale, quello di "spiegare quale sia la situazione in Italia, anche di quelle vicende che possono minare la credibilità" del Paese. Per questo, delle toghe italiane Berlusconi ha parlato in realtà con tutti i leader del G8, e non solo con Obama. E i giornali, è la lamentela del presidente del Consiglio, hanno riportato solo un frammento della conversazione con Obama, "fuori dal contesto di un ragionamento più ampio". Il Cavaliere ha respinto l'accusa mossa dalle opposizioni di aver gettato discredito sul Paese: "Troppo spesso - ha detto - la realtà è travisata da certa informazione che, anziché narrare i fatti, tende a delegittimare le istituzioni del nostro Paese. Ritengo fondamentale - ha proseguito - che si sappia non solo a quale persecuzione sono stato e vengo sottoposto, ma qual è oggi il tentativo di aggredirmi". Toni duri sono arrivati anche in risposta alla domanda dell'inviato di Repubblica: "È scandaloso che voi non vi scandalizziate per le 24 accuse che mi riguardano cadute nel nulla e che continuiate ad amplificarle. Mi permetto di dire ancora una volta "vergognatevi"". Quindi la smentita da parte di Berlusconi, della presunta freddezza con la quale il presidente americano avrebbe accolto le sue confidenze: "È completamente falso che il presidente Usa Obama abbia mostrato distacco o freddezza nei miei confronti". Al contrario, ha voluto chiarire il presidente del Consiglio, c'è stata da parte sua grande "cordialità, rispetto, amicizia e sostegno".

Il premier parla dei giudici a Obama...

"SOFFERENZA PROFONDA" - Giovedì, lo sfogo anti-pm di Silvio Berlusconi a Barack Obama ha suscitato non poche polemiche. "Il problema è il premier, non le toghe" ha detto il leader Pd Pier Luigi Bersani, mentre l'Anm ha giudicato "grave denigrare le istituzioni all'estero". E tanti comuni cittadini italiani stanno porgendo le loro scuse al presidente a stelle e strisce sulla sua pagina Facebook. Sullo sfogo di Berlusconi con Obama èptornato in mattinata anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, per difendere il presidente del Consiglio e spiegare che le sue frasi sulla giustizia e i magistrati "denotano una sofferenza profonda, una sofferenza umana di una persona che da 17 anni è stato colpito da 200 processi penali uscendo sempre senza alcuna condanna".

...e a Medvedev

"SEGNO DI UN DOLORE" - A margine di un incontro istituzionale al Centro di riferimento oncologico di Aviano, il titolare della Farnesina si è detto convinto del fatto che le parole del Cavaliere siano il "segno di un dolore profondo che bisogna certamente comprendere". Ma Berlusconi - ha aggiunto il ministro degli Esteri - ha anche parlato, a quanto sembra da queste immagini rubate, dell'esigenza di riforme strutturali nel Paese, che sono una cosa seria e che credo possano interessare anche al presidente degli Stati Uniti". Secondo Frattini, "il fatto che da questa battuta si sia oscurata la valenza importante della presenza dell'Italia al G8, dove si è candidata con successo ad ospitare il G8 attuativo per il Piano Marshall del Mediterraneo che si terrà a Roma in luglio è veramente clamoroso. È questa la vera notizia, che invece è passata in secondo piano".

Redazione online

27 maggio 2011

 

 

"Ridurre numero parlamentari, superare il bicameralismo perfetto, legge elettorale"

"Cambieremo questo Stato:

voglio spostare anche il Colle"

Calderoli: i dicasteri da trasferire punto chiave per le future alleanze

MILANO - "La Lega è un movimento riformatore. Nasce per cambiare questo Stato. Non ci si può chiedere di essere qualcosa di diverso". E il ministro Roberto Calderoli al trasferimento dei ministeri da Roma ci crede con tutta l'anima: "È un tassello importante del nuovo rapporto tra Stato e cittadini che noi vogliamo".

Ministro, però lei è il Semplificatore. Non crede che questa vicenda tutto abbia fatto tranne che semplificare i rapporti con gli alleati? Era indispensabile lanciare il trasferimento in campagna elettorale?

"Per chi non vuole i cambiamenti, non è mai il momento giusto. E poi, in questo caso, sono stati i giornali e le televisioni: noi ne parliamo dall'estate scorsa. Sono i poteri morti che decidono quando è il momento di valorizzare una notizia".

Suvvia, Calderoli. Una bella spintarella l'avete data anche voi nel "valorizzare" la notizia proprio ora. O no?

"I tempi sono importanti, una questione lanciata nel momento sbagliato si arena. La Lega ha sempre fatto così: per le sue battaglie ha sempre scelto i momenti in cui era più difficile che si potessero lasciar cadere. Poi, abbiamo anche avuto la fortuna di avere gli Alemanno e le Polverini che hanno molto contribuito al successo mediatico... Ma se qualcuno pensa che noi lasceremo cadere, sbaglia di grosso: aggiungo che il trasferimento sarà uno dei punti qualificanti del programma su cui stringeremo le nostre prossime alleanze".

C'è chi dice che sia un tema che non sposta un voto. Perché per voi è tanto importante?

"Perché non è, come ha detto qualcuno, uno spostare le bandierine. È cambiare tutto. Primo, noi siamo convinti che un ministero debba essere alimentato dalle vocazioni territoriali. Poi, ci sono gli aspetti concreti: il lavoro, l'indotto, la movimentazione dell'economia. Io capisco l'arrabbiatura di Alemanno e Polverini: loro sanno bene quali sono i vantaggi che vengono da un ministero, a differenza di Formigoni. Ma non c'è solo la bistecca, il vantaggio immediato. La cosa più importante è che i ministeri cambierebbero modo di lavorare".

Basta cambiare città?

"Certo. In un ministero, il ministro conta solo per i primi due mesi. Perché gli danno il contentino, fanno i collaborativi... Dopo, il ministro scompare e il ministero diventa tutto. Lei pensi che io sto chiudendo il mio...".

Ma che dice? Chiude il ministero alla Semplificazione?

"Eccome. Tecnicamente, non è un ministero. Si chiama unità di missione e ha sede in San Lorenzo in Lucina. Ma, appunto, per non subire condizionamenti, lo sto chiudendo. Il fatto che i ministeri siano sempre nello stesso posto fa sì che i grandi burocrati siano sempre gli stessi: un anno in un ministero, un anno nell'altro... la maggiore resistenza ad ogni cambiamento viene da lì. Impedisce l'accesso ad energie fresche e si limita ad autoperpetuarsi".

E dunque, la battaglia per i ministeri come procederà?

"Abbiamo deciso con il presidente del Consiglio di partire con lo spostamento di alcuni dipartimenti. Quelli senza portafoglio, dato che non hanno bisogno di una legge. Noi avevamo chiesto Riforme e Semplificazione, e Berlusconi correttamente ci ha chiesto di aggiungerne anche uno al Sud. Si pensa alle Pari opportunità della Carfagna: una materia che è più necessario trattare nel Mezzogiorno".

Perdoni, ma questi ministeri sembrano più un fatto simbolico che qualcosa di sostanziale.

"Lo sono, un fatto simbolico. Ma abbiamo l'impegno di Berlusconi - che finora non ha mai mancato alla parola data - che dopo i ballottaggi affronteremo il tema più generale. Il 6 giugno, poi, presenteremo in Cassazione un progetto di legge di iniziativa popolare. Mentre la discussione su quali ministeri spostare e dove si farà con tutti. Sono certo che i governatori e i sindaci delle grandi città saranno dalla nostra parte. Ripeto, noi abbiamo assoluta volontà di andare avanti. E non è uno scherzo. Si ricorda che cosa dicevano i coloni americani, niente tassazione senza rappresentatività? Noi potremmo cambiarlo così: no representation? No taxation".

Che fa Calderoli, torna a minacciare la rivolta fiscale?

"A buon intenditor... Le posso anche anticipare che nella prossima manovra noi cominceremo a tagliare anche quei sancta sanctorum fin qui mai toccati, dalla presidenza della Repubblica a tutti gli organi costituzionali".

Molti nemici, molto onore... Ma adesso ce l'avete anche con il Quirinale?

"No. Ma io voglio spostare anche da Roma la presidenza della Repubblica".

Va bene, Calderoli, forse state fuggendo un po' in avanti...

"Ma no. Sui tagli, penso che in un momento di crisi debbano riguardare tutti, non è pensabile che ci sia chi è escluso per definizione".

Si dice che la Lega voglia cambiare la legge elettorale e per farlo stia trattando anche con l'opposizione.

"Questo è un tema che divide i furbetti da chi lavora davvero per il Paese. È ovvio che noi stiamo trattando con tutti, lo facciamo da sempre. Ma quello che a tutti diciamo, maggioranza e opposizione, è che bisogna far ripartire le riforme: riduzione del numero dei parlamentari e superamento del bicameralismo perfetto per avere una Camera legislativa e una Camera dei territori. Si può fare in questa legislatura e, una volta arrivati a quello, il cambiare la legge elettorale diventa obbligatorio. Ma quelli che vogliono partire dall'ultimo punto sono i furbetti".

E Bersani è un furbetto o lavora per il Paese?

"Vedremo. Se è in buona fede, accetterà la mia proposta. Se invece il Pd pensa di partire dalla legge elettorale, vorrà dire che pensa soltanto agli interessi di bottega. E anche che ha paura di perdere".

Marco Cremonesi

27 maggio 2011

 

 

 

LA POLEMICA

Calderoli: io interpretato male

Il Corriere: gli è stata chiesta conferma

Il ministro smentisce le sue dichiarazioni sul Quirinale ma il quotidiano replica: la notte ha riportato saggezza

Roberto Calderoli

Roberto Calderoli

MILANO - "Un'incomprensione telefonica tra me e il giornalista del Corriere della Sera". Il leghista Roberto Calderoli ha spiegato così le sue parole, riportate in un'intervista al quotidiano milanese, sulla necessità di spostare da Roma la Presidenza della Repubblica, che hanno scatenato una serie di accese polemiche. Ma la direzione del Corriere non ci sta e spiega che non ci può essere stata incomprensione poiché il ministro della semplificazione ha ribadito più volte le sue dichiarazioni "vincendo la comprensibile incredulità dell'intervistatore"

LA SMENTITA - "Riguardo all'intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera - si legge nella nota diffusa da Calderoli - intendo precisare che a seguito di un'incomprensione telefonica con il giornalista che mi ha intervistato la mia frase "non voglio spostare da Roma la presidenza della Repubblica" è stata erroneamente tradotta in "voglio spostarla". E' di tutta evidenza che la presidenza della Repubblica non possa che essere e restare nella Capitale del Paese e quindi mi scuso anche con il presidente Giorgio Napolitano per averlo involontariamente coinvolto nel decentramento amministrativo che è al nostro esame: non vi era né l'intenzione di farlo e non vi è neanche l'intenzione di poterlo fare e tra l'altro sarebbe pure insensato". Nei giorni scorsi la Lega ha rilanciato l'idea di spostare alcuni ministeri al Nord e giovedì lo stesso ministro per la Semplificazione ha minacciato uno sciopero della tassazione se non ci sarà lo spostamento.

LA REPLICA - "Sorge un dubbio. Il Calderoli che oggi smentisce di aver detto, nell'intervista al Corriere, di voler spostare la sede del Quirinale è lo stesso che ieri, parlando con il giornalista Marco Cremonesi, ha ribadito più volte la sua opinione, vincendo la comprensibile incredulità dell'intervistatore?". Così la direzione del Corriere della Sera replica in una nota al ministro Roberto Calderoli. "Capiamo - prosegue la nota - che l'esponente della Lega abbia passato una brutta mattinata o forse la notte gli ha restituito qualche grano (padano) di saggezza. Come ministro ha semplificato poco le leggi italiane, ma in compenso si è spesso complicato la vita".

CONTROREPLICA... - "La nota diramata dalla direzione del Corriere della Sera, direzione che come sempre non ha un nome e cognome, assomiglia più ad un comunicato stampa emesso da un centro sociale. Io, ieri, non sono stato intervistato dalla direzione del Corriere della Sera ma dal giornalista Marco Cremonesi, con il quale ho già chiarito l'equivoco sorto nel corso dell'intervista telefonica". È quanto ha dichiarato in una nota il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, in risposta alla direzione del quotidiano milnese. "A questo punto se i modi civili, che si utilizzano tra persone perbene, non bastano per dirimere la questione, non mi resterà che rivolgermi alle sedi competenti per avere giustizia e in quelle sedi i signori della direzione dovranno fornire la registrazione telefonica della suddetta intervista, da cui emergerà chiaramente che il grano di saggezza manca soprattutto nei vertici del quotidiano di via Solferino ovvero ai poteri forti che a breve si spera diventino poteri morti".

... E CONTRO-CONTROREPLICA - "Caro Calderoli, le confermo quanto le ho già scritto. Raramente mi è capitato di avere a che fare con una persona confusa e in malafede come lei, ma ormai non mi stupisco più di nulla. Sa che le dico? La querela la faccio io. E le chiederò anche i danni per le troppe interviste che generosamente le abbiamo fatto in questi anni". È questa la nuova risposta del direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, al ministro della Lega.

ANCORA CALDEROLI - Ma Calderoli vuole avere l'ultima parola e replica di nuovo annunciando un esposto all'Ordine dei giornalisti, perché "non sapevo che al Corriere ci fosse un tariffario per le interviste. Se non fossi confuso come Lei mi accusa di essere e se invece fossi sveglio, allora dovrei tacere, abbassando la testa, chinandomi davanti a questi suoi "pizzini", ma non ce la faccio e la bocca proprio non la chiudo, perché non sono né confuso né in malafede".

27 maggio 2011

 

 

napoli: In fumo volantini, manifesti e 26 gazebo

Lettieri, incendio doloso nel comitato

"De Magistris moralmente responsabile"

Rogo nella sede elettorale del candidato Pdl. L'ex pm: "No a insinuazioni, farò esposto su strategia tensione"

La corsa alla poltrona di sindaco è alle battute finali a Napoli e al fotofinish non mancano polemiche e veleni. Ad alimentare la tensione tra i due candidati interviene l'incendio, presumibilmente di origine dolosa, sviluppatosi giovedì sera al piano terra del comitato elettorale del candidato Pdl Gianni Lettieri. Dopo i primi rilievi dei vigili del fuoco, all'interno del deposito utilizzato per custodire il materiale elettorale, sono stati rinvenuti dei razzi bengala esplosi e tracce di benzina. Il rogo, divampato intorno alla mezzanotte nel locale seminterrato del comitato, è stato subito domato dai vigili del fuoco. Il portiere dello stabile è rimasto intossicato dal fumo e molto materiale elettorale è stato danneggiato. In particolare oltre a volantini e manifesti, sono andati distrutti ventisei gazebo che dovevano essere impiegati in occasione del comizio di chiusura del candidato del Pdl, in programma in Piazza del Plebiscito. Sull'episodio indaga la polizia. Intanto, però, il rogo ha spinto l'aspirante sindaco del centrodestra a puntare il dito contro il suo sfidante, il candidato dell'Italia dei Valori Luigi de Magistris.

ACCUSE - "Lo considero moralmente responsabile degli episodi di violenza che dal 15 aprile in poi si sono susseguiti nei miei confronti e dei miei collaboratori, da ultimo l'incendio appiccato questa sera ai locali del mio comitato elettorale. Siamo tornati agli anni di piombo" ha detto Lettieri giovedì sera riferendosi all'ex pm. Pronta la replica. "Nel respingere sempre e comunque ogni forma di violenza, anche se di natura strumentale - si è difeso de Magistris - la mia storia di magistrato che ha sempre contrastato ogni forma di violenza e di deviazione occulta anche all'interno delle istituzioni mi consente di andare a testa alta e di respingere ogni insinuazione sulla responsabilità di un clima di violenza che non ha mai caratterizzato la nostra campagna elettorale". "Anzi - ha aggiunto il candidato del centrosinistra - mi auguro che la magistratura faccia piena luce su questo episodio".

"ESPOSTO" - De Magistris ha tutta l'intenzione di passare dalle parole ai fatti. "Avevo già previsto - ha detto l'ex pm - che avrebbero tirato fuori a poche ore dal voto un tentativo di inquinamento democratico: oggi presenterò un esposto alla procura della repubblica di Napoli, sia sul voto di scambio che stanno portando avanti persone vicine al candidato Lettieri, sia sul tentativo di strategia della tensione messo in atto da ambienti e personaggi che stanno sostenendo la candidatura di Lettieri". Il candidato del Pdl però non ci sta. Per Lettieri è infatti una "sciocchezza colossale" insinuare che sia il centrodestra ad alimentare la tensione in questa campagna elettorale così come è una "sciocchezza - secondo l'aspirante sindaco di centrodestra - quello che dice de Magistris ritenendo che siamo noi a inventarci queste aggressioni".

Redazione online

27 maggio 2011

 

 

 

Mentre affiggevano cartelloni elettorali in via Ripamonti

Rissa nella notte tra sostenitori

dei candidati-sindaco. Due contusi

Gli insulti, poi le botte. Ferito il candidato leghista Giuseppe Maiocchi e un simpatizzante di Pisapia

MILANO - Ultime, roventi ore di campagna elettorale. Con tensioni tra sostenitori dei candidati sindaco. Nella notte, due persone sono rimaste contuse in seguito a una rissa scoppiata in via Ripamonti che ha coinvolto due sostenitori di Letizia Moratti - fra cui il candidato della Lega Nord Giuseppe Maiocchi, il gioielliere che, con il figlio, nel 2004, reagì a due rapinatori all'esterno del suo negozio, uno dei quali venne ucciso - e tre sostenitori di Giuliano Pisapia. Maiocchi, 63 anni, è stato notato intorno alle 2 da una pattuglia dei carabinieri, in via Ripamonti, angolo via Sibari, nella zona sud della città, mentre si picchiava con un altro uomo. Il gioielliere ha affermato di essere stato aggredito da sostenitori di Pisapia mentre attaccava dei manifesti pro Moratti. Secondo una prima ricostruzione, sembra che i due gruppi di sostenitori, che stavano affiggendo cartelloni elettorali, si siano insultati e siano venuti alle mani. L'eurodeputato del Carroccio Matteo Salvini, ha denunciato l'aggressione sostenendo che il gioielliere - che ha riportato ferite guaribili in otto giorni - sarebbe stato aggredito dai tre sostenitori di Pisapia, che sono poi stati identificati dai Carabinieri.

BASTONATE - Il Comitato Giuliano Pisapia Sindaco X Milano ha invece ricostruito diversamente i fatti: "Intorno all'una e mezza di notte - si legge in una nota diffusa in mattinata - tre persone attacchinavano manifesti della Lega fuori dagli spazi previsti. Tre ragazzi gli hanno fatto notare che il loro comportamento era illegale. A quel punto i leghisti hanno insultato i giovani e nel momento in cui questi hanno detto che avrebbero chiamato la polizia, uno dei militanti della Lega con un bastone ha colpito in testa uno dei ragazzi scaraventandolo sul marciapiede. In quel momento, per fortuna, è arrivata un'auto dei carabinieri che ha identificato tutti i presenti. Poi il ragazzo colpito è stato portato al pronto soccorso con un'autoambulanza, dove gli è stato riscontrato un trauma cranico e varie escoriazioni". I ragazzi, conclude la nota del Comitato, presenteranno denuncia nel pomeriggio.

SEGNALATI - Due tra le cinque persone presenti, risulterebbero già segnalate, in passato, dalle forze dell'ordine, per aver partecipato a manifestazioni di un centro sociale milanese. Si tratta di due fratelli di 25 e 26 anni. Uno dei due, in particolare, avrebbe anche dei piccoli precedenti, per reati relativi all'ordine pubblico. Al processo per la rapina del 2004, Maiocchi venne condannato a un mese per lesioni colpose, il figlio a 18 mesi per omicidio colposo.

Redazione online

27 maggio 2011

 

 

IL CANDIDATO del centrosinistra IN VIDEOCHAT al CORRIERE: SE VINCO PIANGERò MA DI NASCOSTO

"Vivere a Milano sarà più bello e facile"

Pisapia: "La città deve tornare a essere giovane. Non aumenterò l'Ici. La moschea? sì, ma autofinanziata"

MILANO - Giuliano Pisapia sa che il risultato del ballottaggio di Milano ha una valenza nazionale. Ma, a tre giorni dal voto, il candidato del centrosinistra in corsa per la poltrona di sindaco ci tiene a sottolineare che i suoi interlocutori principali sono e restano i milanesi, e la sua rivale Letizia Moratti. "Ho sfidato lei non Silvio Berlusconi. Voglio continuare a parlare di Milano" ha chiarito l'avvocato, rispondendo alle mille e oltre domande dei lettori di Corriere.it. Intervenuto in videochat (guarda), Pisapia è tornato sui temi più caldi della campagna: sicurezza, Expo, moschea, rilancio economico della città, mezzi pubblici e piste ciclabili. "Vivere a Milano sarà più bello e facile" ha assicurato il candidato del centrosinistra, ipotizzando un suo successo alle urne. Che sarebbe certo accompagnato dall'emozione. "Se vinco piangerò, ma di nascosto" ha ammesso l'aspirante sindaco, desideroso di trascorrere l'ultima domenica del voto "libero dallo staff" e coi suoi cari.

"COLTELLATA" - "Milano deve ritrovare l'orgoglio, deve tornare a essere una città giovane" è l'idea di Pisapia, che rimprovera alla candidata del Pdl e attuale sindaco di non aver risolto molti dei problemi dei cittadini. "Contano i programmi prima delle persone" ha spiegato poi l'avvocato, in merito ai nomi della giunta non ancora anticipati. Per il 50 per cento, comunque, sarà composta da donne, è la promessa dell'avvocato, che a riguardo ha voluto anche chiarire di non aver ricevuto pressione alcuna da parte della coalizione di centrosinistra. In ogni caso, non si tratterà di voltagabbana ma di persone scelte "per competenza, professionalità, onesta personale e coerenza politica". Nessun dietrofront poi sul "no" a un ulteriore faccia a faccia con la Moratti. La decisione "è mia e credo che sia giusta" ha detto, togliendosi un sassolino dalla scarpa. "L'ultima volta dal sindaco è arrivata una coltellata alle spalle (il primo cittadino l'accusò su Sky di aver partecipato al furto di un'auto in gioventù finalizzato a un pestaggio, ndr). Un comportamento sleale. Ho aspettato delle scuse che non sono arrivate. Le scuse si fanno personalmente e non in tv".

BUCHE, ICI E EXPO - L'insediamento di una commissione antimafia sarà uno dei primi impegni da realizzare. E poi la concessione gratuita dell'abbonamento Atm agli over 65, l'aumento delle piste e delle corsie ciclabili, provvedimenti sugli affitti troppo cari soprattutto per gli studenti. Sull'Expo, l'intenzione di Pisapia è quella di recuperare "i tre anni persi" dall'amministrazione Moratti, magari anche con contratti a tempo determinato (fino al 2015) destinati ai giovani precari. Quanto all'Ici, la promessa è chiara: "Non l'aumenterò. Abbiamo già analizzato il bilancio del Comune, abbiamo visto dove ci sono le risorse e gli sprechi e non c'è alcun bisogno di aumentare l'Ici". E se riaprire i Navigli è un "sogno che si può realizzare" (anche se è giusto "partire dalla Darsena"), una delle priorità della nuova giunta sarebbe la soluzione del problema delle buche nelle strade. E non si dica, è stata la precisazione di Pisapia, che il candidato di centrosinistra ha copiato da Umberto Bossi. "Ne ho parlato il 14 luglio dell'anno scorso, quando ho fatto la prima pubblica assemblea annunciando la mia candidatura. Questi sono i temi che danneggiano molto la vita quotidiana" ha ricordato Pisapia.

LA MOSCHEA, GLI ERRORI E UN VICE DONNA - Molte le domande dei lettori sulla moschea. L'eventuale costruzione dovrà essere autofinanziata da chi la vuole e non a spese del Comune, ha chiarito l'aspirante sindaco, convinto del fatto che qualsiasi centro religioso dovrà essere realizzato "nel rispetto delle regole e della legalità". Errori in campagna elettorale? "Tanti, ma tutti in buona fede. Non ho insultato nessuno, non ho detto menzogne, forse talvolta sono stato poco chiaro ma la mia campagna è stata su temi concreti" ha risposto l'avvocato. Errori nella vita? "Non essere diventato medico", un sogno nel cassetto, come quello di andare in Africa. Poco mistero e tanto ottimismo, infine, alla domanda su un possibile vicesindaco donna. "Mi sono impegnato a non parlarne fino a martedì" ha detto Pisapia. "Credo che dal mio sorriso, però, si capisca la risposta".

Cristina Argento

26 maggio 2011

 

I Verdi napoletani: "Non cantare per i leghisti che ci insultano"

D'Alessio rinuncia al concerto pro Moratti

"Troppi attacchi da Lega e sinistra"

Il cantante non sale sul palco, proteste dei fan. Cadeo (Pdl): "Ha detto di aver ricevuto minacce di morte"

MILANO - Niente Gigi D'Alessio sul palco alla chiusura della campagna elettorale di Letizia Moratti. Il cantante ha deciso di non presentarsi in piazza Duomo come reazione alle tante critiche ricevute, specialmente su Facebook, per la decisione di esibirsi a favore di una coalizione che comprende anche la Lega Nord. E per diversi commenti negativi sulla scelta del suo nome emersi proprio dagli ambienti leghisti. Ma l'assessore Cadeo spiega anche che il cantante napoletano "ha detto di aver avuto minacce di morte".

"PENSAVO FOSSE UNA FESTA" - "Io ero a Milano con tutto l'affetto ma su internet sono arrivati messaggi brutti. Credevo di partecipare ad una festa invece era una guerra". Ha spiegato così D'Alessio ai fan in piazza Duomo che lo attendevano da ore il perché della sua scelta. Il cantante, in collegamento telefonico con Red Ronnie, che lo aveva messo in viva voce, ha spiegato che i molti messaggi negativi e le minacce ricevute sulla sua pagina Facebook. "Mi hanno destabilizzato e ho deciso di andare via da Milano. Mi hanno bersagliato su internet - ha aggiunto il cantante - così ho deciso di andare via per non creare ulteriori problemi, soprattutto per la mia incolumità".

LE RAGIONI DELLA SCELTA - "Sono stato invitato dal presidente Berlusconi a festeggiare questa giornata ed ho aderito con piacere - ha spiegato il cantante -. Ma il clima di estrema tensione che si è venuto a creare, sia attraverso i giudizi di chi ha un pensiero politico diverso, che i commenti ricevuti da parte di alcuni esponenti della Lega Nord, in quanto napoletano, mi hanno indotto a recedere dall'invito e lasciare Milano". "Credevo - ha aggiunto D'Alessio - che in un paese libero e democratico non accadessero cose come queste. Ciascuno è e deve rimanere libero di esprimere la propria opinione senza per questo offendere nessuno ne tantomeno essere offeso o ancor peggio minacciati. Sono un libero pensatore e nelle mie canzoni rappresento sempre i buoni sentimenti. Voglio continuare ad essere me stesso e a raccontare storie d'amore, storie che uniscono e che non invitano mai al dissenso o a creare barriere". In un successivo lancio d'agenzia ha aggiunto e ulteriormente precisato: "Io credevo di partecipare a una festa, pensavo fosse una festa per la musica, per la Moratti, per il Pdl Ma quando ho ricevuto tutte minacce da parte di chi ha un giro politico diverso, diciamo dalla sinistra, mi sono sentito così male che ho pensato di ritornare. Tra l'altro mi sono anche risentito su delle parole che qualche esponente della Lega ha detto".

Il palco del concerto in piazza Duomo (Cattaneo)

"NON SUONARE PER I LEGHISTI" - Un'altra ipotesi rilanciata dalle agenzie di stampa collega la scelta di non esibirsi a Milano con la volontà di non subire contestazioni al concerto napoletano. Un appello a non cantare a Milano era arrivato ad esempio dai verdi napoletani, che pure sono nello schieramento opposto a quello di Gianni Lettieri, portacolori del centrodestra per cui D'Alessio salirà sul palco venerdì. "Lo invitiamo a non cantare per i leghisti che ci odiano ed insultano e risveglia l' orgoglio napoletano - hanno dichiarato il commissario regionale degli ambientalisti Francesco Emilio Borrelli ed il segretario cittadino Vincenzo Peretti - . Se lo farà dovrà aspettarsi di nuovo i fischi da Napoli come successe durante il concerto di Pino Daniele". Per i Verdi, D'Alessio "non può cantare per i leghisti che lo deridono ed insultano Napoli. In queste ore hanno anche rimesso in circolazione il video in cui il leghista Matteo Salvini si rivolge ai meridionali cantando: 'Senti che puzza, scappano anche i cani. Stanno arrivando i napoletani... Oh colerosi, terremotati... Voi col sapone non vi siete mai lavati...". E dopo la notizia dell'annullamento della performance milanese lo stesso Borrelli ha aggiunto: "Ha restituito onore ed orgoglio al nostro popolo rifiutandosi di fare il menestrello per i leghisti".

"NON TIRI IN BALLO NOI" - Ma anche la Lega si è fatta sentire: "La musica è musica: saremmo stati ben felici di avere Gigi D'Alessio sul palco in piazza Duomo ma D'Alessio non usi la Lega per coprire eventuali minacce" ha detto Matteo Salvini, uomo simbolo del Carroccio a Milano . "Se mai ci sono state minacce - ha aggiunto l'esponente leghista - provengono in parte dagli ambienti della sinistra e in parte da napoletani che non conoscono Milano e la sua capacità di accogliere. Non vorremmo che dietro queste minacce ci fosse anche la malavita, ma io non conosco quella realtà e quindi preferisco non esprimermi".

IL VALZER DELLE CIFRE - Tra le migliaia di persone in piazza (non certa la presenza degli spettatori, 40mila per gli organizzatori, 5 mila per la questura), sono arrivati ad assistere allo spettacolo anche numerosi esponenti del centrodestra, a cui è stata riservata una zona vip ai piedi del palco. Tra loro il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, il ministro della difesa Ignazio La Russa, il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato, diversi assessori della giunta uscente (oltre a Maurizio Cadeo, Giovanni Terzi) , i sottosegretari Daniela Santanchè, Luigi Casero e la parlamentare Pdl, Licia Ronzulli.

FAN IMBESTIALITI- La notizia dell'annullamento del concerto non è però stata data ai fan in piazza se non dopo due ore da Red Ronnie (il presentatore molto vicino a Letizia Moratti con una videocamera filmava tutto) che ha chiamato il cantante al telefono. Le numerose seguaci di Gigi, assiepate nelle prime file (saranno state almeno un centinaio), avevano già dato numerosi segni di scontento in precedenza: durante l'esibizione dell'ex Roxy Music, Bryan Ferry, ogni volta che questi terminava una canzone, partiva il coro "Gigi, Gigi". Quando poi Letizia Moratti è andata a stringere mani a coloro che si trovavano dietro le transenne, numerose ragazzine non hanno mancato di lamentarsi direttamente col sindaco per l'assenza del cantante napoletano. Che rispondeva loro "guardate su facebook". Letizia saliva poi sul palco insieme a Iva Zanicchi: insieme provavano a intonare "O mia bela Madunina". Ma anche qui, fischi e un urlo ben distinto "Napoli, Napoli". Iva passava allora a intonare "'O sole mio" senza per questo placare le ire delle teenager.

Che arrivavano addirittura, in segno di sfregio, a gridare "Pi-sa-pia" e "Senza Gigi niente voto". A poco serviva poi la telefonata in diretta con Gigi e la promessa di Ignazio La Russa: "Se vinciamo porteremo davvero D'Alessio a Milano". Altri cori, altri insulti, ma la telefonata dell'idolo serviva almeno a scoraggiare coloro che speravano ancora in un arrivo last minute del cantante napoletano. Le ragazzine se ne andavano dunque in buon ordine, mentre Kid Creole, vecchia gloria del soul, chiudeva la serata.

Redazione Online

26 maggio 2011

 

 

 

E Frattini: "LE PAROLE DEL PREMIER AL PRESIDENTE USA DENOTANO GRANDE SOFFERERENZA"

Berlusconi, al G8 nuovo attacco ai pm:

"Aggredito anche il mio patrimonio"

E sullo sfogo a Obama: "Mio dovere spiegare la situazione in Italia"

MILANO - Ancora un attacco ai pm e ancora dal G8 in corso a Deauville. All'indomani dello sfogo assai criticato con il presidente Usa Barack Obama ("in questo momento abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra"), il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato sul tema della giustizia nel nostro Paese, senza risparmiare, pure in questo caso, critiche alle toghe. "In Italia non è più tollerabile l'interferenza di alcuni magistrati della pubblica accusa nei confronti dei rappresentanti del popolo democraticamente eletti" ha detto il premier accusando anche una parte della magistratura di volerlo "aggredire anche sotto il profilo patrimoniale con una sentenza fuori da ogni logica, se non quella di favorire il mio avversario politico".

"MIO DOVERE SPIEGARE LA SITUAZIONE" - Quanto allo sfogo con l'inquilino della Casa Bianca, Berlusconi si difende, sostenendo che i giornali hanno riportato solo un frammento della conversazione "fuori dal contesto di un ragionamento più ampio". In ogni caso, il premier ritiene sia suo dovere "ogni volta" si trova in un contesto internazionale, "spiegare quale sia la situazione in Italia anche di quelle vicende che possono minare la credibilità" del Paese.

"SOFFERENZA PROFONDA" - Giovedì, lo sfogo anti-pm di Silvio Berlusconi a Barack Obama ha suscitato non poche polemiche. "Il problema è il premier, non le toghe" ha detto il leader Pd Pier Luigi Bersani, mentre l'Anm ha giudicato "grave denigrare le istituzioni all'estero". Su quelle parole torna ora però il ministro degli Esteri Franco Frattini, per difendere il presidente del Consiglio e spiegare che le sue frasi sulla giustizia e i magistrati "denotano una sofferenza profonda, una sofferenza umana di una persona che da 17 anni è stato colpito da 200 processi penali uscendo sempre senza alcuna condanna".

"SEGNO DI UN DOLORE" - A margine di un incontro istituzionale al Centro di riferimento oncologico di Aviano, il titolare della Farnesina si è detto convinto del fatto che le parole del Cavaliere siano il "segno di un dolore profondo che bisogna certamente comprendere". Ma Berlusconi - ha aggiunto il ministro degli Esteri - ha anche parlato, a quanto sembra da queste immagini rubate, dell'esigenza di riforme strutturali nel Paese, che sono una cosa seria e che credo possano interessare anche al presidente degli Stati Uniti". Secondo Frattini, "il fatto che da questa battuta si sia oscurata la valenza importante della presenza dell'Italia al G8, dove si è candidata con successo ad ospitare il G8 attuativo per il Piano Marshall del Mediterraneo che si terrà a Roma in luglio è veramente clamoroso. È questa la vera notizia, che invece è passata in secondo piano".

Redazione online

27 maggio 2011

 

 

 

 

IN SANTA MARIA MAGGIORE

Il monito del Papa: "Il precariato compromette il futuro dei giovani"

BenedettoXVI chiede uno sforzo della politica contro gli interessi personali e il sostegno fattivo alla famiglia

MILANO - Il lavoro intermittente "compromette il futuro dei giovani e la serenità di un progetto di vita familiare con grve danno per uno sviluppo autentico e armonico della società". Per questo il Papa si unisce "a quanti chiedono alla politica e al mondo imprenditoriale di compiere ogni sforzo per superare il diffuso precariato lavorativo". Di fronte a 220 vescovi italiani riuniti in Santa Maria Maggiore per il Rosario dedicato ai 150 anni dell' unità d'Italia, Benedetto XVI toccati temi sociali e politici.

LA BUONA POLITICA - Il Papa incoraggia i vescovi italiani a spronare chi, in Italia, ricopre incarichi politici e amministrativi. "Incoraggiate le iniziative di formazione ispirate alla dottrina sociale della Chiesa - ha detto Benedetto XVI - affinché chi è chiamato a responsabilità politiche e amministrative non rimanga vittima della tentazione di sfruttare la propria posizione per interessi personali o per sete di potere. Sostenete la vasta rete di aggregazioni e di associazioni - ha aggiunto - che promuovono opere di carattere culturale, sociale e caritativo".

SOSTENERE FATTIVAMENTE LA FAMIGLIA - La Chiesa vuole e deve continuare a offrire il suo contributo alla costruzione del bene comune, collaborando con le autorità civili, e sostenendo "i diritti fondamentali dell'uomo" tra cui "le istanze etiche e l'apertura alla trascendenza, che costituiscono valori previi a qualsiasi giurisdizione statale" ha detto il Papa. Sottolinea il "dovere di promuovere e tutelare la vita umana in tutte le sue fasi e di sostenere fattivamente la famiglia" e forte arriva l'appello a "compiere ogni sforzo per superare il diffuso precariato lavorativo".

IL NORD RECUPERI SOLIDARIETA' CRISTIANA - Il nord del Paese deve recuperare la cultura solidale, cristiana e cooperativistica che è stata premessa dello sviluppo economico, ha detto il Papa ai vescovi invitandoli a stimolare il Sud "a mettere in circolo, a beneficio di tutti, le risorse e le qualitá di cui dispone e quei tratti di accoglienza e di ospitalitá che lo caratterizzano". Quindi ha proseguito: "Continuate a coltivare uno spirito di sincera e leale collaborazione con lo Stato, sapendo che tale relazione è benefica tanto per la Chiesa quanto per il Paese intero". "La vostra parola e la vostra azione - ha continuato il Pontefice - siano di incoraggiamento e di sprone per quanti sono chiamati a gestire la complessità che caratterizza il tempo presente. In una stagione, nella quale emerge con sempre maggior forza la richiesta di solidi riferimenti spirituali, sappiate porgere a tutti ciò che è peculiare dell'esperienza cristiana: la vittoria di Dio sul male e sulla morte, quale orizzonte che getta una luce di speranza sul presente".

BAGNASCO AI GIOVANI: SPERIMENTATE LA POLITICA La Chiesa invita i cristiani "e in particolare i giovani che ne avvertano la vocazione a sperimentare quella esigente forma di carità che è l'impegno politico" aveva detto il presidente della Cei Angelo Bagnasco nel suo saluto al Papa prima del Rosario.

26 maggio 2011(ultima modifica: 27 maggio 2011)

 

 

 

 

"Occorrono interventi più incisivi soprattutto sulle infrastrutture e sul fisco"

"In Italia 10 anni di mancata crescita, pronti a batterci anche fuori da imprese"

Marcegaglia: "Temporeggiare o muoversi a piccoli passi è un lusso che non possiamo più permetterci"

MILANO - C'è un "mito da sfatare" e cioè quello che "l'Italia vada in fondo bene e che dunque gli imprenditori devono piantarla di lamentarsi". L'Italia "ha già vissuto il suo decennio perduto" in termini di "minore competitività" e di "mancata crescita". Ora "dobbiamo muoverci in fretta. Il tempo è un fattore discriminante". Questo il monito del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, all'assemblea annuale degli imprenditori. "Temporeggiare o muoversi a piccoli passi è un lusso che non possiamo più permetterci. I concorrenti non stanno lì a guardare e le speranze dei giovani non aspettano", aggiunge Marcegaglia. Dall'assemblea annuale di Confindustria la presidente poi avverte: "In un momento così noi saremo pronti a a batterci per l'Italia, anche fuori dalle nostre imprese, con tutta la nostra energia, con tutta la nostra passione, con tutto il nostro coraggio". E infine aggiunge: "Lo Stato? Fa troppo".

RIFORME - "Semplificazioni e liberalizzazioni subito. Infrastrutture subito. Riforma fiscale subito". Marcegaglia rilancia così il pressing per le riforme sul governo. E a "poche ore" dai ballottaggi esprime "un solo auspicio. Se il risultato elettorale finale convincerà governo e maggioranza di avere davanti a se ancora due anni di lavoro la loro agenda deve concentrarsi su un'unica priorità: la crescita".

Il discorso della Marcegaglia

(H24)

LAVORO - Sul tema del lavoro "c'è la proposta del ministro Sacconi di un avviso comune tra le parti sociali per costruire un nuovo Statuto dei lavori. Ci sono proposte di una parte riformista dell'opposizione su uno schema di riforma complessiva che considera anche la flessibilità in uscita". Lo sottolinea il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nella relazione all'assemblea annuale, sostenendo che non servono "freni ideologici". "Queste proposte hanno in comune il riequilibrio delle tutele tra i lavoratori troppo garantiti e i giovani dal futuro sospeso. Occorre proteggere i lavoratori dalla perdita di reddito, non dalla perdita del posto di lavoro". È "un problema che - sostiene Marcegaglia - va affrontato senza freni ideologici, con grande serietà. In termini culturali, prima che di appartenenze politiche o di vetusti riflessi condizionati".

FISCO - "Non possiamo nascondere la nostra delusione. Occorrono interventi più incisivi soprattutto sulle infrastrutture e sul fisco". Il leader degli industriali tiene a sottolineare che "la leva fiscale è un potente incentivo per rilanciare lo sviluppo. Per questo - aggiunge la Marcegaglia - la riforma fiscale per noi rimane importantissima". Una riforma fiscale che abbia "obiettivi chiari" e cioè "ridurre insieme le imposte sulle imprese e sui lavoratori; semplificare e dare certezza delle norme; combattere l'evasione fiscale, senza attuare una vera e propria oppressione di controlli su chi le tasse già le paga".

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - Poi la presidente di Confindustria si è soffermata sui rapporti con la pubblica amministrazione: "È in atto un'allarmante corsa in Parlamento per ripristinare barriere all'ingresso, l'inefficienza della burocrazia è un grave impedimento alla crescita. L'amministrazione pubblica interviene sistematicamente nell'ostacolare la vita delle imprese".

STAGIONE DELLA SPESA DA CHIUDERE - "La stagione della spesa facile deve essere considerata chiusa per sempre" e "secondo gli obiettivi del governo tra il 2010 e il 2014 la spesa pubblica al netto degli interessi si deve ridurre in termini reali del 7% e raggiungere il pareggio di bilancio". Tutti i capitoli di spesa vanno rivisti, "compresi quelli di welfare e pubblico impiego", ma senza fare ricorso a tagli lineari ha poi aggiunto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che parlando agli industriali ha sottolineato come la Confederazione abbia sempre chiesto una riduzione della spesa pubblica. Ma ora tagli "di questa entità impongono un ripensamento complessivo della funzione dello Stato e riforme profonde" per questo Marcegaglia dice no a "tagli lineari delle spese correnti e spese sugli investimenti pubblici". Invece - ha affermato - "occorre scegliere. Occorrono interventi che non siano solo di quantità ma siano soprattutto di qualità per aiutare la crescita. Occorre coinvolgere tutte le forze politiche e sociali".

ROMANI - "Non è che il Paese non cresce da dieci anni. Accettiamo la sfida per la nuova crescita e vi dico guardiamo al futuro e facciamola insieme. C'è bisogno di tracciare una strada nuova" ha successivamente replicato il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, commentando la relazione del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, in occasione dell'assemblea degli industriali.

Nel video Faccetta Nera e Bella Ciao

DA BELLA CIAO A FACCETTA NERA - Tra le curiosità dell'assemblea degli imprenditori c'è da segnalare la particolare scaletta musicale che ha caratterizzato l'incontro. Sono state suonate "Bella ciao" (canzone simbolo della Resistenza anti fascista) ma anche "Faccetta Nera" (legata alla propaganda fascista nel periodo della campagna d'Etiopia del 1935), quasi a voler segnare una equidistanza storica da sinistra e destra politica, ma nella sala è risuonata anche la musica leggera di "Volare" di Domenico Modugno fino alle parole di "Viva l'Italia" di Francesco De Gregori, mentre scorrevano le immagini simbolo della storia del Paese.

Redazione online

26 maggio 2011(ultima modifica: 27 maggio 2011)

 

 

 

IL TESTO "OMNIBUS"

Sì della Camera al decreto che contiene

la moratoria sul referendum sul nucleare

Voti favorevoli 301, 280 contrari e 2 astenuti

MILANO - Sì definitivo dell'Aula della Camera al decreto legge Omnibus che contiene, fra l'altro, le norme che sostanzialmente vanificano il referendum sul nucleare. Il testo è stato approvato a Montecitorio con 301 sì, 280 no e due astenuti e passa ora alla firma del Presidente della Repubblica.

25 maggio 2011(ultima modifica: 26 maggio 2011)

 

 

2011-05-25

"De Magistris? Un bell'uomo, ma un incapace totale. Chi lo vota è senza cervello"

Berlusconi: blocco mediatico contro di me

Il premier: "Non siamo soddisfatti del voto, ma la sconfitta della Moratti è dovuta alla disinformazione"

MILANO - Molto del risultato che si è ottenuto alle elezioni amministrative è dipeso dalla scelta dei candidati. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, secondo quanto raccontano alcuni presenti, facendo un'analisi del voto nel corso dell'ufficio di presidenza del Pdl. Il Cavaliere ha poi aggiunto che non si doveva caricare di significato politico il voto amministrativo. In ogni caso, ha spiegato ai suoi, "noi siamo in campo" e con l'intenzione di restarci anche perché "sarebbe una follia consegnare le città alla sinistra estrema". L'immediato clamore suscitato dalle indiscrezioni da Palazzo Grazioli riportate da gran parte delle agenzie di stampa - che appunto citavano una fonte anonima tra i partecipanti al summit - ha però indotto il portavoce del premier, il sottosegretario Paolo Bonaiuti, a smentirle: "Io ero dentro e le parole di Berlusconi sui ballottaggi non sono vere". Lo stesso premier è però tornato poi a parlarne durante Porta a Porta: "Le amministrative sono elezioni particolarissime in cui influisce la scelta e la personalità del candidato e lo scontro con un altro candidato".

"NON SIAMO SODDISFATTI" - Nel salotto di Bruno Vespa, Berlusconi è tornato ad analizzare l'esito del voto e ha ammesso che, per quanto riguarda i risultati del Pdl, "non siamo soddisfatti". "Noi siamo al 26,42% - ha detto - "naturalmente non siamo soddisfatti, ma bisogna considerare il particolarissimo sistema di voto: quando sono andato in cabina per votare mi hanno dato un lenzuolo e ho avuto qualche difficoltà a trovare il simbolo del Pdl insieme alla ridda di altri simboli". E ancora: "Noi come Pdl non abbiamo da lamentarci più degli altri partiti che hanno avuto tutti dei cali assolutamente importanti. Il Pd è sceso al 21,86%. È addirittura letteralmente crollato in regioni come Campania, Lazio e Calabria, mentre è andato meglio al nord".

"BLOCCO MEDIATICO CONTRO DI ME" - Il Cavaliere ha detto di non considerare quello di Milano un voto contro il governo da lui rappresentato. E ha puntato il dito contro quello che ha definito un "blocco mediatico terrificante"- "I grandi giornali, a partire dal Corriere della Sera, le tv private Sky e La7, e la Rai pagata con i nostri soldi - ha detto -, stanno tutti con la sinistra". E ha aggiunto: "La sconfitta della Moratti è colpa della disinformazione dei media".

"CHI VOTA DE MAGISTRIS E' SENZA CERVELLO" - Berlusconi non ha usato mezzi termini per attaccare gli sfidanti del centrosinistra ai ballottaggi. "De Magistris? Un bell'uomo, ma un incapace totale. Senza nessuna sostanza politica: non ci può essere una persona senza testa sulle spalle che lo possa votare. Se uno lo vota poi va davanti allo specchio e deve dire "Sono senza cervello"". E quanto a Pisapia: "in Parlamento ha presentato leggi a tutela dei terroristi, di eversori e per l'eutanasia". Secondo il premier Pisapia non sarebbe in grado di amministrare Milano "perchè non ha amministrato nemmeno un'edicola" e invece "Moratti e Lettieri per Napoli hanno gestito aziende con fortissima capacità"

"NON CI SONO ALTERNATIVE A NOI" - Il premier ha poi parlato della situazione politica nazionale. "Vorrei rassicurare tutti sul fatto che l'alleanza tra Pdl e Lega rimane l'unica alternativa e l'unica alleanza di governo possibile - ha detto - e vorrei assicurare tutti che il governo è forte di una maggioranza che lo sostiene e che porterà a termine la legislatura, facendo le riforme che sono indispensabili". Tuttavia, ha rivelato davanti alle telecamere, lo scorso luglio "Tremonti e la Lega pensavano fosse opportuno andare a nuove elezioni, ma il mio senso di responsabilità mi portò ad escluderlo perchè in un momento di crisi globale, quando le agenzie di rating ci mantenevano la fiducia solo per la stabilità di governo, non avere stabilità avrebbe significato essere posti sotto attacco della speculazione internazionale".

IL GOVERNO E LE RIFORME - Berlusconi nel pomeriggio aveva in ogni caso ostentato tranquillità per la tenuta del governo anche alla luce dell'ultimo voto di fiducia alla Camera, quello sul decreto Omnibus, che ha visto il sì di 313 deputati (contro i 291 voti contrari). E si dice convinto che "ci aspettano due anni di lavoro fantastici, finalmente con questa nuova maggioranza possiamo fare le riforme". A partire da quella del fisco "in modo che non ci siano più vessazioni per i cittadini". Berlusconi avrebbe, in particolare, ripreso le parole di Giulio Tremonti sostenendo che è ora di dire basta alle "ganasce fiscali".

PASSO INDIETRO? SE C'E' UN ALTRO LEADER MODERATO - "Io sarei assolutamente disponibile a fare un passo indietro se questo avesse come contropartita la ricomposizione dell' area moderata e ci fosse una persona considerata da tutta l'area moderata come unico leader possibile". "Il Pdl - ha aggiunto Berlusconi - tutte le volte che accenno alla possibilità di un successore, accade il finimondo". "Io credo - ha proseguito - di suscitare la benevolenza di tutti e se gli italiani mi conoscessero tutti avrei il consenso del 100 per cento. E comunque - ha concluso - questo problema della successione lo sto affrontando. Sto dando vita a una nuova classe dirigente molto valida, ci sono ottimi ministri nel governo. Sono stati fatti dei nomi ma è sempre pericoloso farli sia per chi è nominato sia per chi non lo è"

Redazione Online

25 maggio 2011

 

 

Su Sky il dibattito senza l'esponente del centrosinistra. Che sarà a Corriere Tv

Moratti-Pisapia, l'ultima lite sulle scuse

Il sindaco uscente: "Gliele avrei fatti al dibattito tv". La replica: "Se fossero sincere non servirebbero telecamere"

MILANO - L'ultima lite tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia si gioca sulla questione delle scuse. Quelle che il sindaco uscente avrebbe dovuto porgere al suo avversario dopo averlo accusato di essere stato condannato per furto d'auto negli anni Settanta. Un'accusa che si era poi rivelata infondata, perché relativa ad un episodio per il quale il candidato del centrosinistra era stato completamente scagionato. L'attacco era stato sferrato nel corso del faccia a faccia su Sky Tg 24: la Moratti aveva lanciato il suo affondo proprio allo scadere del tempo a disposizione, senza che Pisapia avesse poi modo di replicare. A quell'episodio non sono mai seguite delle scuse ufficiali da parte della portacolori del centrodestra. Che ora dice: "Gliele avrei fatte durante il confronto a Sky, ma lui non c'è. Pisapia sui programmi scappa, non ha nemmeno accettato un confronto in Rai, lui scappa, non si vuole confrontare sui programmi e sulle loro differenze".

LA REPLICA DI PISAPIA - La replica di Pisapia non si è fatta attendere: "Stupisce che Letizia Moratti continui a voler dettare le regole sul come e quando chiedere scusa per una grave scorrettezza della quale è evidentemente consapevole. Sarebbe bastato, in queste lunghe due settimane trascorse dallo sgradevole episodio che l'ha vista protagonista di una diffamazione nei miei confronti, inviarmi un biglietto privato". "Non lo ha fatto, e cerca in modo ossessivo un'occasione televisiva per scusarsi - aggiunge Pisapia -. Peraltro per dimostrare che le scuse sono sincere, dovrebbe gentilmente spiegare anche chi le ha suggerito le strategie e fornito documenti ingannevoli. Infine sarebbe utile a tutti, e in primo luogo alla trasparenza tante volte invocata, che la signora Moratti fornisse anche adeguate spiegazioni su chi si è molto agitato intorno a lei perchè quelle ingannevoli informazioni venissero pubblicate".

LE VIDEOCHAT SU CORRIERE TV - Il confronto tra i due, in ogni caso, non ci sarà. Il dibattito su Sky è infatti previsto giovedì mattina alle 10. Ma nello stesso orario Giuliano Pisapia sarà a Corriere Tv per una videochat in diretta, nel corso della quale risponderà alle domande dei lettori. Lo stesso farà Letizia Moratti, ma alle 16. La candidata del centrodestra, se si presenterà negli studi di Sky, si confronterà dunque con una sedia vuota. L'emittente ha infatti annunciato che in caso di assenza di uno degli aspiranti sindaci, il programma verrà mandato in onda comunque, anche se uno dei contendenti decidesse di non presentarsi. Una situazione che si era venuta a creare anche in occasione dei dibattiti del primo turno, nella trasmissione dedicata a Napoli. In quel caso era stato il candidato del Pdl, Mario Lettieri, a dare forfait. La sua sedia era rimasta vuota e in studio si erano confrontati soltanto Mario Morcone del Pd e Luigi De Magistris dell'Idv.

Redazione Online

25 maggio 2011

 

 

la moratti: se si lamenta perché confronto i nostri programmi, mi autodenuncio anch'io"

"Falsi zingari per diffamare Pisapia":

la procura apre un'inchiesta

Dopo l'esposto del candidato del centrosinistra, che denuncia "numerosi episodi" avvenuti in città

MILANO - La procura di Milano ha aperto un'inchiesta a carico di ignoti, ipotizzando il reato di diffamazione aggravata, in seguito all'esposto denuncia presentato mercoledì da un legale per conto del candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia. Nell'esposto, fra l'altro, si ipotizzano i reati di sostituzione di persona, abuso della credulità popolare e diffusione di notizie false atte a turbare l'ordine pubblico. L'inchiesta è stata aperta dal procuratore aggiunto Nicola Cerrato, che l'ha affidata al collega Armando Spataro.

GLI EPISODI - L'esposto di Pisapia denuncia una campagna diffamatoria contro "la sua persona, la coalizione e il suo programma". La denuncia contiene la ricostruzione di "numerosi episodi" su persone "travestite da rom che distribuiscono volantini dal contenuto falso e diffamatorio spacciandosi per sostenitori di Pisapia" o "la presenza di ragazzi trasandati sui mezzi pubblici" che provocano i passeggeri e alle loro rimostranze rispondono beffardamente "Noi votiamo Pisapia". Pisapia si affida all'autorità giudiziaria per "l'immediata identificazione dei soggetti" e per scoprire eventuali "organizzatori e mandanti di tale "campagna"". Il pm Armando Spataro è già titolare dell'inchiesta sulle presunte aggressioni che hanno visto protagonisti e vittime simpatizzanti di Pisapia e del sindaco uscente Letizia Moratti.

MORATTI: MI AUTODENUNCIO - "Allora mi autodenuncio anch'io". Con queste parole di sarcasmo il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha commentato la decisione dello sfidante al ballottaggio Giuliano Pisapia di ricorrere alla magistratura. "Se la campagna di denigrazione è quella che intende parlare di programmi e delle loro differenze, allora mi autodenuncio". Letizia Moratti è tornata a lamentarsi della indisponibilità dello sfidante ad un faccia a faccia pubblico in tv, lanciando l'ennesimo appello: "Parliamo dei problemi della città". "Domani avrei porto le mie scuse a Pisapia a Sky, ma non c'è, non c'è oggi, non c'è domani, sui programmi scappa, non ha neanche accettato il confronto alla Rai, scappa, non si vuole confrontare sulle differenze".

"C'E' UNA STRATEGIA" - Pisapia è convinto che le continue menzogne dette su di lui e sul suo programma siano orchestrate ad hoc da qualcuno. Le cose che si dicono su di me "sono - ha detto Pisapia al termine dell'incontro con i delegati della Cisl - di una gravità incredibile e non possono derivare da iniziative personali". "Dietro - ha proseguito - c'è una regia, c'è una strategia che è quella di cercare di infangare la mia immagine". Per Pisapia, le menzogne in questione "sono quelle che si leggono su tutti i cartelli elettorali e che continuano ad essere dette in televisione" e per questo auspica che "il suo programma sia conosciuto direttamente dai cittadini milanesi e non attraverso le menzogne e le falsità della propaganda del centrodestra".

Redazione online

25 maggio 2011

 

 

IL PD Vinicio Peluffo chiede una rettifica e il giornalista promette: "la farò stasera"

"Simpatico, ma inadatto a governare":

la gaffe di Bruno Vespa su Pisapia

Il giornalista ha travisato le parole di Cinzia Sasso, moglie del candidato sindaco: erano riferite al premier

MILANO - "Simpatico, ma inadatto a governare", ha detto in un'intervista Cinzia Sasso, la moglie di Giuliano Pisapia, candidato sindaco del centrosinistra alle amministrative milanesi. Già, ma di chi parlava? Bruno Vespa, citando un "lancio" di agenzia, ha pensato che la giornalista parlasse proprio del marito, e ha fatto anche dei commenti sarcastici in tv. E Vinicio Peluffo (Pd), membro della commissione di vigilanza Rai, ha parlato di "clamoroso scivolone", chiedendo una rettifica: la frase era riferita infatti al premier Silvio Berlusconi. Rettifica che Vespa ha promesso per la puntata di mercoledì sera, con proprio il Cavaliere come ospite. E così è stato. "Ho letto male, ma la moglie di Pisapia ce l'aveva con lei e non con sui marito", ha detto Vespa rivolgendosi a Berlusconi.

L'INTERVISTA - Tutto era cominciato con un'intervista in cui Cinzia Sasso, compagna da molti anni e ora fresca sposa di Giuliano Pisapia, ha raccontato a Vanity Fair la sua vita con il candidato sindaco. Parlando appunto di Berlusconi, la Sasso ha detto: "Mio marito lo trova divertente e simpatico come intrattenitore, ma inadatto a governare". "Strano che lo trovi simpatico? No, Giuliano è estremamente tollerante, non è prevenuto, e non giudica mai le persone - ha proseguito la Sasso, rispondendo alle domande dell'intervistatore. Ha un'eccezionale apertura mentale". E poi le domande sulle nozze: il matrimonio in campagna elettorale è stato una scelta strategica? "Ma va'. Ci avevamo pensato quando ancora le primarie erano lontane. Ormai tra di noi era tutto talmente a posto. Mio figlio era cresciutissimo e il nostro un amore davvero maturo... È capitato così". Suo marito porta la fede o fa come il principe William? "Gli ho chiesto di portarla. È l'unica cosa che gli ho chiesto, in effetti. Mi piace, è un segno di appartenenza".

Giuliano Pisapia e la moglie Cinzia Sasso al seggio (Salmoirago)

L'EQUIVOCO - Bruno Vespa, nella puntata di martedì del suo programma, aveva citato l'intervista di Cinzia Sasso, ma ha confuso il destinatario delle parole "simpatico intrattenitore ma inadatto a governare", riferendole all'avvocato milanese, mentre era l'opinione dello stesso Pisapia sul premier Berlusconi. "Beh, non penso che gli abbia fatto un gran piacere", ha commentato Vespa. "Nella puntata di martedì sera - spiega Vinicio Peluffo - Bruno Vespa ha commesso un clamoroso scivolone. Ha dato conto di un'agenzia Ansa che anticipa i contenuti di un'intervista di Cinzia Sasso, moglie di Giuliano Pisapia, a Vanity Fair, attribuendole un giudizio sul marito come di una persona "simpatica, estremamente tollerante, dotata di eccezionale apertura mentale" e "un simpatico intrattenitore ma inadatto a governare". Era seguito il commento di Bruno Vespa "Certo che la signora non ha fatto un gran piacere al marito"". Peccato che a leggere correttamente il testo del lancio Ansa delle 18.15 di ieri - prosegue Peluffo - si legge che "è divertente e simpatico come intrattenitore, ma inadatto a governare" è il giudizio su Silvio Berlusconi!". "Siamo sicuri che a Bruno Vespa, grande professionista della comunicazione televisiva - conclude Peluffo - non sfugga l'effetto distorsivo dell'errore compiuto e siamo certi che vorrà rettificare nella puntata di oggi, ristabilendo la correttezza delle notizie citate e l'equilibrio della trasmissione da lui condotta, altrimenti verrebbe da pensare che la svista non è casuale".

LA REPLICA - "Immaginare anche solo per un momento che io abbia confuso volontariamente Berlusconi con Pisapia nella frase pronunciata in un'intervista della moglie del candidato sindaco di Milano, è così stravagante da non poter essere nemmeno commentata", ha risposto Bruno Vespa, che ha aggiunto: "La verità, purtroppo, è che pensavo che la gaffe l'avesse fatta la signora Sasso, tanto è vero che ho detto: "Vedremo se farà una smentita", tanto mi sembrava enorme la notizia. La mia rettifica, simpatica e doverosa, avverrà naturalmente stasera durante la trasmissione con Berlusconi". E così, appunto, è stato.

Redazione Online

25 maggio 2011

 

 

IL TESTO "OMNIBUS"

Sì della Camera al decreto che contiene

la moratoria sul referendum sul nucleare

Voti favorevoli 301, 280 contrari e 2 astenuti

MILANO - Sì definitivo dell'Aula della Camera al decreto legge Omnibus che contiene, fra l'altro, le norme che sostanzialmente vanificano il referendum sul nucleare. Il testo è stato approvato a Montecitorio con 301 sì, 280 no e due astenuti e passa ora alla firma del Presidente della Repubblica.

 

25 maggio 2011

 

 

fincantieri la crisi DELLO STABILIMENTO DI CASTELLAMMARE di stabia

Ira operaia, Bobbio: ora l'esercito | Video

L'azienda: piano non è prendere o lasciare

La protesta si radicalizza. La Cei: "È come la mano di Dio che ci avverte: prepariamoci alla collera dei poveri"

Blocchi, tensioni in strada, negozianti minacciati, un'intera città piomba nel caos: la rabbia degli operai Fincantieri di Castellammare, dopo le proteste dei giorni scorsi, si è riversata stamane sui binari della ferrovia Circumvesuviana e per le strade della città. Tanto da spingere il sindaco della città, Luigi Bobbio a dire: sono azioni sovversive. Poi in serata, i toni si placano, dopo una nota della Fincantieri che dice: il piano non è "prendere o lasciare" e le decisioni dovranno essere "condivise". Una correzione di rotta che sembra raffreddare il clima incandescente delle ultime 48 ore.

FINCANTIERI - "Come detto nel corso dell'incontro svoltosi alla presenza dei massimi livelli dei sindacati di categoria le linee del piano illustrate sono la fotografia della situazione esistente e prospettica e delle conseguenze che ricadrebbero sull'assetto e sul posizionamento dell'azienda in termini di riduzione della capacità produttiva e relativa riduzione di organico da effettuarsi nel corso dei prossimi anni". Fincantieri in una nota sottolinea che "le linee del piano non sono da intendersi come "un prendere o lasciare". Il sindacato, unitariamente, si legge nella nota, "ha respinto le ricadute in termini di esuberi e di chiusura di siti. Le parti si sono date appuntamento il prossimo 6 giugno per la consegna del piano da parte dell'azienda con l'obiettivo di approfondire sia quanto esposto dalla stessa sia le valutazioni del sindacato, proseguendo quindi una trattativa con l'obiettivo di pervenire possibilmente a soluzioni condivise". "Per quanto riguarda il cantiere di Castellammare - prosegue la nota - viene riconfermato, come concordato con le istituzioni locali, che dal mese di settembre prenderà avvio la costruzione dei due pattugliatori della Guardia Costiera, che satureranno in parte il Cantiere per i prossimi due anni. Inoltre, nel corso del 2010, Fincantieri si è fatta carico dell'indotto stabiese, consentendo alle aziende valide e competitive, che non avevano continuità produttiva presso Castellammare, di realizzare un fatturato di oltre 150 milioni di euro presso le altre strutture del Gruppo, impegno che proseguirà nel 2011. Come promesso a più riprese, l'azienda si farà ancora carico di impiegare parte dei lavoratori di Castellammare come trasfertisti". "Per quanto riguarda il cantiere di Sestri - conclude la nota - l'azienda conferma che è pronta a firmare l'accordo di programma per Sestri Ponente, come pattuito con tutti gli altri enti coinvolti, e che utilizzerà le opere previste secondo le esigenze del proprio piano industriale, come più volte ribadito alle Istituzioni. Qualsiasi decisione, come da prassi, verrà ovviamente presa a valle delle trattative in corso".

PRESIDIO IN COMUNE E FABBRICA - La nota di Fincantieri arriva al culmine di una giornata ad altissima temperatura. Tensione palpabile che spinge il primo cittadino, Luigi Bobbio, a dire "Se si va oltre, la situazione non si riprende più e a Castellammare non resterà traccia di vita civile". Blocchi sono stati messi in atto anche a viale Europa, l’arteria stradale principale della città. Resta in piedi il presidio anche a Palazzo Farnese, sede del Comune. La chiusura del cantiere navale sarebbe un colpo durissimo, quasi mortale per la tenuta sociale: a restare senza lavoro sarebbero circa duemila persone (tra cantiere e indotto).

IL SINDACO: "VIOLENZA" -Il sindaco Bobbio, due sere fa "prigioniero" a palazzo Farnese, è molto preoccupato: "La situazione è insostenibile - dice Bobbio al Corriere - Alcuni cittadini e negozianti sono stati minacciati, picchiati e costretti a chiudere bottega da bande che girano indisturbate e che non fanno parte degli operai della Fincantieri. La protesta deve assolutamente rientrare nei limiti della legalità". Bobbio chiede a gran voce rinforzi, come se la sua città fosse sotto assedio. "Bisogna concentrare ora, subito, a Castellammare tutte le forze necessarie a recuperare il controllo della piazza e a ripristinare la legalità. Se necessario coinvolgere anche l’esercito".

Castellammare, negozi chiusi: le foto

Negozi chiusi

IL PREFETTO - Il prefetto di Napoli, Andrea De Martino rivolge, da parte sua, un forte invito ai lavoratori della Fincantieri ad isolare eventuali frange di facinorosi e a prendere le distanze da ogni manifestazione di violenza. "Lasciare spazio a simili comportamenti - ha detto - non può che pregiudicare anche le ragioni stesse della protesta". Nel pomeriggio si tiene una riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Si è deciso che saranno mantenuti i rinforzi e i presidi straordinari delle forze di polizia e continuerà "a essere dedicata la massima attenzione a tutti quei focolai - si legge in una nota - di protesta che dovessero generare in azioni di violenza.

PD: IL SINDACO FARNETICA - "Il sindaco di Castellammare - ironizza Peppe Russo - capogruppo Pd in Regione - invoca l’esercito. In queste ore avanzerà formale dichiarazione di guerra ai lavoratori. Aeronautica, corpi speciali della marina ed autoblindati ripristineranno l’ordine mentre alla guardia padana sarà affidato il presidio del cantiere. I sindacati verranno dichiarati fuori legge e la stampa dovrà sospendere ogni informazione dal fronte. Il gruppo del Pd invece chiede, allo stato dell’arte, l’ausilio del 118".

CEI: LA COLLERA DEI POVERI - "La forza della rivolta al Sud è stata accompagnata da una violenza che è il simbolo di una rabbia che c'è nel cuore della gente e che non è più contenibile. Quanto sta avvenendo è come la mano di Dio che ci avverte: prepariamoci alla collera dei poveri". E' quanto ha detto all'AdnKronos monsignor Giancarlo Maria Bregantini, presidente della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, e arcivescovo di Campobasso, in merito alla grave crisi che ha investito i cantieri navali a Genova e Castellammare di Stabia. Monsignor Bregantini ha così voluto testimoniare la grande preoccupazione dei vescovi italiani. La gravità della rivolta, ha aggiunto Bregantini, a margine dei lavori dell'assemblea generale della Cei, "dimostra come questi fenomeni siano collegati a quanto avviene in Spagna. Adagio adagio non è più una questione del nord Africa, ma ormai le situazioni cominciano a degenerare anche da noi e ci avvertono, quasi come un'avvisaglia, che se la cosa non è contenuta in un certo modo, la vicenda sarà sempre più difficile da gestire". "Quanto sta avvenendo - ha aggiunto - è come la mano di Dio che ci avverte: prepariamoci alla collera dei poveri, è quanto disse nel '68 Paolo VI nella enciclica Populorum progressio: la collera dei poveri sarà incontenibile, perché non potremmo più giustificarla né contenerla". "La preoccupazione per Castellammare è doppiamente tragica e ci dimostra come queste zone del sud siano sempre più dimenticate e sempre più siamo angosciati da questi fatti".

CAMUSSO (CGIL): GOVERNO DISTRATTO, TAVOLO APERTO DA 2 ANNI - Secondo il leader nazionale della Cgil Susanna Camusso il piano di ristrutturazione della Fincantieri è "inaccettabile". "Il tavolo è aperto da quasi due anni. Questo piano è la conseguenza dell’ennesima distrazione da parte del governo". "La mobilitazione non si fermerà - spiega Giovanni Sgambati, segretario della Uilm Campania - finchè non avremo certezze sul prosieguo dell’attività del cantiere e sulla continuazione della realizzazione delle navi per garantire i lavoratori di Fincantieri e del suo indotto". Gli operai non si sentono rassicurati dall'incontro avuto ieri col governatore Caldoro. È stato fissato anche un incontro al ministero il prossimo 3 giugno per scongiurare la chiusura del cantiere che solo a Castellammare comporterebbe 663 esuberi più l'indotto (2551 in tutta Italia).

Alessandro Chetta

25 maggio 2011

 

 

 

 

 

INCONTRO A PALAZZO GRAZIOLI

"Congelato" lo spostamento dei ministeri

Dopo il vertice con la Lega la scelta di attendere il voto

MILANO - Nessuna novità sull'ipotesi di spostare alcuni ministeri al Nord come chiesto dalla Lega. Nel corso del vertice a palazzo Grazioli durato tre ore Silvio Berlusconi e Umberto Bossi avrebbero concordato di "congelare" la proposta fino a dopo i ballottaggi. I leghisti sarebbero stati rassicurati dal premier che, dopo il voto il tema tornerà oggetto di discussione. Nel frattempo anche nel Pdl si metteranno appunto delle ipotesi da sottoporre agli alleati per trovare un'intesa.

L'INTESA - All'incontro, un vertice in cui si è parlato anche delle ultime mosse per tirare la volata alla Moratti, ha partecipato anche il ministro della Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli. Umberto Bossi avrebbe rassicurato Silvio Berlusconi sul fatto che un'eventuale riforma della legge elettorale - i leghisti spingono per una riforma in senso proporzionale della legge elettorale, e sembravano disposti anche a un accordo con le opposizioni per la sua approvazione prima delle prossime legislative - non sarà fatta senza intesa con il presidente del Consiglio. Bossi avrebbe rassicurato Berlusconi di non voler forzare la mano sulla legge elettorale senza accordi con il Pdl, mentre il Cavaliere avrebbe garantito ai leghisti che subito dopo le elezioni si procederà spediti con le riforme a partire dal rilancio dell'Economia. Una tregua che vede nel 'congelamento' del trasferimento di alcuni ministeri a Milano uno dei punti più significativi. I due leader hanno ribadito il massimo impegno per sostenere il sindaco di Milano anche se appare ormai certo che nè Bossì nè tantomeno il premier di ritorno dal G8 in Francia prenderanno parte al comizio finale della Moratti venerdì a Milano.

LE RIFORME - Sulle riforme non si è entrati nel dettaglio anche per l'assenza di Giulio Tremonti, ma con l'incontro si sarebbe registrato pieno accordo sulla necessità di andare avanti con le riforme, a cominciare da quella fiscale e dalle misure per il rilancio dell'economia.

Redazione online

24 maggio 2011

 

 

parla monsignor Mariano Crociata

La Cei, "sì alle moschee dentro le regole"

Il segretario della Conferenza episcopale dopo l'attacco a Tettamanzi. "Cristiani scelgano in coscienza"

MILANO - "È un diritto fondamentale permettere ai credenti delle varie religioni, musulmani compresi, di pregare nei loro luoghi di culto". Così il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata illustrando ai giornalisti i lavori della 63esima Assemblea generale in corso in Vaticano. Crociata non ha citato direttamente la polemica che agita la sfida Pisapia-Moratti, ma ha ricordato che la moschea "non è un semplice luogo di culto, ma un luogo sociale, culturale e di incontro ed è quindi giusto tenere conto di questa caratteristiche e delle esigenze che questo luogo risponda nell'utilizzo pratico alle esigenze di vita sociale della nostra nazione e comunità civile secondo la Costituzione e le leggi del Paese".

IL SOSTEGNO A TETTAMANZI - Le parole di monsgnor Crociata sono suonate anche come la presa di posizione della Cei a sostegno dell'Arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, attaccato da Il Giornale: lunedì, in un editoriale, il quotidiano di Paolo Berlusconi ha accusato Tettamanzi e una parte del mondo cattolico di "darsi da fare per Pisapia", a sua volta criticato per la posizione sui luoghi di culto. "I credenti - spiega Crociata - esprimono le loro convinzioni dentro una visione della fede cristiana che guarda al bene comune e non come interesse di parte e dunque esprimono il voto nelle elezioni politiche o amministrative secondo la loro coscienza senza coinvolgere la comunità cristiana, cercando di rappresentare il bene comune dell'uomo nell'uno o nell'altro schieramento". "Non ci si può sostituire - conclude il segretario della Cei - alla coscienza di nessuno", "i fedeli si esprimono responsabilmente scegliendo in base alla propria coscienza cosa meglio risponde al bene comune nella visione cristiana della realtà".

L'ACQUA UN BENE DI TUTTI - "L'acqua è questione di responsabilità sociale e bene comune, è necessario che vi sia responsabilità verso i beni comuni. E che rimangano e siano custoditi per il bene di tutti", ha detto ancora Crociata, parlando dei referendum ambientali, che esprimono "una delle forme della volontà popolare e sono da apprezzare".

Redazione online

24 maggio 2011

 

 

Il Senatùr apre sui referendum: "Alcuni quesiti attraenti, come quello sull'acqua"

Pisapia: "Finti rom per screditarmi"

Bossi: "Sui ministeri Berlusconi si convincerà"

MILANO - "Berlusconi si convincerà". Ne è convinto Umberto Bossi in merito allo spostamento di alcuni ministeri a Milano, che il premier aveva declassato ad "alcuni dipartimenti". Il leader della Lega ha aggiunto che il decentramento dei dicasteri avviene "in tutta Europa, in Francia, Gran Bretagna. Perché non ci devono essere qui?", si chiede. Secondo il ministro delle Riforme "non c'è nessuno scontro" tra Pdl e Lega su questo tema a chi fa rilevare il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è contrario, risponde in simil-romanesco: "E te credo". Il senatùr si dice sicuro di vincere al ballottaggio a Milano e dice che "se lei me lo chiede", parteciperà al comizio finale insieme a Letizia Moratti.

REFERENDUM - Per la prima volta il leader del Carroccio si sbilancia sui prossimi referendum di giugno. A una domanda specifica su cosa farà la Lega, Bossi prima risponde con una pernacchia, poi afferma: "Alcuni quesiti sono attraenti, come quello sull'acqua. Avevo detto a Berlusconi di fare una legge sull'acqua, noi l'avremmo appoggiata, ma si è messo in mezzo il ministro Fitto e nessuno l'ha fatta".

PISAPIA - Secondo il candidato sindaco di Milano del centrosinistra, dopo le ultime uscite Letizia Moratti "ha perso credibilità". Lo ha detto Giuliano Pisapia - che Berlusconi ha accusato anche oggi di "essere dannoso per i milanesi e incompatibile con l'Expo" - commentando l'annuncio che dal 1° ottobre ci saranno righe blu ed Ecopass gratuiti per i milanesi. "Siamo ai saldi di fine stagione. Contraddice il suo programma. Nessuno può più credere a un sindaco che non ha fatto quello che aveva promesso", ha aggiunto a un incontro con gli studenti accanto alla Bocconi che gli hanno gridato "sindaco, sindaco". Pisapia ha inoltre promesso che si impegnerà e farà "di tutto per lo sviluppo di Malpensa e Linate soprattutto in vista di Expo 2015". Per l'esponente del centrosinista la stretta di mano con Letizia Moratti di lunedì non è sufficiente per fare un dibattito insieme. "Prima di avere un confronto mi chieda scusa pubblicamente e dica chi sono stati i mandanti della vergognosa scena che nessuno può aspettarsi da un sindaco di Milano leale".

L'ESPOSTO: "FINTI ROM" - Il candidato sindaco del centrosinistra ha poi annunciato che mercoledì presenterà un esposto alla Procura di Milano per denunciare la "campagna diffamatoria contro la sua persona, la coalizione e il suo programma". Il comitato elettorale di Pisapia ha precisato in un comunicato che sono arrivate "diverse segnalazioni da cittadini che riferiscono di numerosi episodi" di una "campagna diffamatoria". Fra le segnalazioni arrivate ci sono "la presenza di finti operai intenti a fare sopralluoghi in vari quartieri della città che dichiarano di prendere le misure per la costruzione della "nuova moschea per Pisapia". Oppure la presenza in molti mercati rionali di giovani rom, o persone travestite da rom, che distribuiscono volantini dal contenuto falso e diffamatorio spacciandosi per sostenitori di Pisapia. O ancora la presenza di ragazzi trasandati sui mezzi pubblici che ascoltano musica a tutto volume e che, alle proteste dei passeggeri, rispondono "noi siamo per Pisapia". Per finire, "persone che vestono con abiti sporchi, immancabilmente dotati di una borsetta arancione con la scritta bene in vista "X Pisapia", che provocano i passeggeri". Pisapia chiederà che chi si comporta in questo modo venga identificato "anche al fine di accertare, se e chi siano gli organizzatori e i mandanti di tale 'campagna' chiaramente finalizzata a screditare la sua persona, la coalizione che lo sostiene, e il suo programma elettorale".

Redazione online

24 maggio 2011

 

 

 

 

2011-05-23

Sanzioni da 100 a 258 mila euro. Le più alte a Minzolini e Fede perché "recidivi"

Premier a reti unificate, l'Agcom multa i tg

La sera del 20 maggio Berlusconi era comparso in prime time su T1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto. Denuncia dei Radicali alla Procura della Repubblica di Roma e Milano

ROMA - La Commissione servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha deliberato, a maggioranza, di comminare a Tg1 e Tg4 la sanzione nella misura massima prevista dalla legge (258.230 euro), in quanto recidivi, e sanzioni di 100 mila euro ciascuno a Tg2, Tg5 e Studio Aperto. La decisione "alla luce degli esposti presentati" per "la situazione determinatasi nella serata di venerdì 20 maggio, nella quale si è avuta la trasmissione, in prime time, da parte dei notiziari Tg1, Tg2, Tg5, Tg4 e Studio Aperto, di interviste al presidente del Consiglio". Praticamente tutti i principali telegiornali nazionali in chiaro, ad eccezione del Tg3 e del telegiornale di La7, avevano dato spazio al leader del Pdl. Berlusconi era stato interpellato in qualità di leader del suo partito sulle elezioni amministrative ed era apparso seduto alla scrivania e con in bella evidenza il logo Pdl. Ma non era stata una conferenza stampa: le reti avevano realizzato ognuna la propria intervista. E tutte quante erano poi andate in onda quasi in contemporanea. Le sanzioni ai tg decise dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ci ha tenuto a precisare il presidente dell'Autorità, Corrado Calabrò, seguono "una valutazione strettamente giuridica e nessuna valutazione politica". "La commissione - ha aggiunto Calabrò - ha fatto una valutazione tecnica e giuridica della situazione: la violazione c'è e le sanzioni ne sono la naturale conseguenza".

REGOLAMENTI VIOLATI - "Sul punto - si legge in una nota dell'Agcom - l'Autorità aveva chiesto lo scorso 21 maggio chiarimenti urgenti alle emittenti interessate. Considerate le osservazioni pervenute da Rai e Mediaset, la Commissione ha ritenuto che le interviste, tutte contenenti opinioni e valutazioni politiche sui temi della campagna elettorale, ed omologhe per modalità di esposizione mediatica, abbiano determinato una violazione dei regolamenti elettorali emanati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza e dall'Agcom". Il voto in Commissione non è stato unanime: si è espresso contro il commissario Antonio Martusciello, senatore del Pdl.

"DOVERE DI EQUILIBRIO" - "L'Autorità - è ancora scritto nel documento - ribadisce che vige il dovere di equilibrio e completezza di informazione fino alla conclusione della campagna elettorale con i ballottaggi in corso". L'organismo di garanzia ha infine "chiarito che il divieto di diffusione di sondaggi sulle intenzioni di voto rimane in vigore su tutto il territorio nazionale fino allo svolgimento del secondo turno delle elezioni amministrative".

LE REAZIONI - "Mediaset è allibita per le sanzioni decise oggi dall'Agcom contro le quali ricorrerà immediatamente al Tar - ha subito commentato il gruppo di Cologno Monzese -. Con questa decisione l'Authority impedisce di fatto alle televisioni di fare il proprio mestiere di informazione e in questo modo diventa parte anziché arbitro, come la legge vorrebbe, del confronto politico". Emilio Fede ha commentato la notizia in diretta, durante l'edizione serale del suo telegiornale: "Il Tg4 non ha violato assolutamente nulla". Augusto Minzolini, direttore del Tg1, si dice "esterrefatto" e sottolinea che la sanzione "riguarda tutti i tg che hanno fatto l'intervista al premier, ma c'era una notizia, non parlava da cinque giorni". Il direttore del Tg5, Clemente Mimun, giudica "assolutamente paradossale che intervistare il leader del partito di maggioranza relativa, nonché presidente del Consiglio, per commentare i risultati del primo turno delle amministrative, possa portare ad una sanzione da parte di un organismo di garanzia". "Quel che è accaduto - ha aggiunto - è di una gravita inaudita. Si manifesta come una pesante intimidazione, che naturalmente verrà ignorata dagli organi di rappresentanza dei giornalisti italiani. Per quel che ci riguarda non cederemo né a interferenze né a intimidazioni di alcun genere".

LA DENUNCIA DEI RADICALI - Ma la questione potrebbe avere un seguito anche nelle aule di un tribunale. In mattinata, infatti, Emma Bonino e Marco Cappato hanno depositato una denuncia alle Procure della Repubblica di Roma e di Milano "contro Berlusconi ed i direttori dei tg che venerdì 20 maggio hanno trasmesso le pseudo-interviste registrate del presidente del partito del Popolo della libertà". Nell'esposto i Radicali rilevano come "gli interventi di Berlusconi nei tg siano, per temi trattati, scenografia con tanto di simbolo elettorale alle spalle e montaggio del registrato, dei veri e propri spot elettorali assolutamente vietati nei notiziari". Viene poi evidenziato come, "se fosse stato Berlusconi a pretendere dai direttori dei telegiornali, mediante costringimento o induzione determinato dalla sua qualità, la contestuale messa in onda di questi spot, non ci sarebbe nulla di diverso - per la struttura della condotta, le qualità soggettive dei protagonisti e le evidenti utilità di cui ha beneficiato il presidente del partito del Popolo delle libertà- dalla concussione che i pm di Milano hanno contestato al premier allorquando contattò telefonicamente il questore per far affidare Ruby alla consigliera regionale Nicole Minetti, in contrasto con le norme di settore. Qualora invece i direttori dei tg fossero stati pienamente consenzienti e compartecipi allora si sarebbe in presenza di un evidente reato di abuso d'ufficio".

Redazione Online

23 maggio 2011

 

 

l'editoriale DELLA FONDAZIONE: "Pd a sinistra e terzo Polo evanescente"

Montezemolo: pessima campagna

"Dal centrodestra populismo becero"

L'ex patron di Confindustria: "Il Paese non cresce". Poi l'affondo di Italia Futura: "Politica liquefatta"

Luca Cordero di Montezemolo

Luca Cordero di Montezemolo

MILANO - Critiche senza mezzi termini al governo, alla maggioranza e anche all'opposizione da Luca Cordero di Montezmolo e da Italia Futura, la fondazione che a lui fa capo. A una settimana dai ballottaggi, l'associazione guidata dall'ex n. 1 di Confindustria punta il dito contro il centrodestra e un "populismo becero", manche contro "lo spostamento a sinistra del Pd" e "l'evanescenza del Terzo Polo". "La coalizione di governo sembra avere scommesso sulla liquefazione di ogni strategia politica" scrive Italia Futurain un editoriale sul suo sito dal titolo "L'harakiri del centrodestra". E lo stesso Montezemolo, a margine della assemblea di Assobiotech a Milano, torna a chiedere scelte, anche coraggiose, a governo e politica.

"STIAMO PEGGIO DI 15 ANNI FA" - Non serve Standard & Poor's, secondo il presidente della Ferrari, per sapere che il Paese non cresce. E l'Italia sta peggio anche di 15 anni fa non solo di 10 come dice l'Istat: Montezemolo lo sottolinea, convinto che ciò che manca alla politica è la capacità di scegliere, a cominciare dall'economia. Quanto alla campagna per le amministrative, è per l'ex leader di Confindustria la peggiore di sempre, un campagna "fatta di veleni e contrapposizioni, fuori dai problemi veri della gente. Già l'ultima aveva battuto tutti i record. Qui stiamo andando oltre ed è proprio quello che, credo, gli italiani non vogliono". Il centrodestra, gli fa eco l'editoriale Italia Futura, "invece di tornare ai contenuti tradizionali delle coalizioni di centrodestra (liberalizzazioni, contenimento della spesa, sussidiarietà, sicurezza e legalità etc..)" ha deciso "di procedere sulla strada di un populismo becero e confuso". Di più, aggiunge l'ex numero uno di Confindustria e Fiat: "Stiamo assistendo in Italia a un neostatalismo invadente che è l'opposto della rivoluzione liberale tante volte annunciata", mentre "ci sarebbero tante cose da fare per una politica popolare, liberale e attenta ai problemi della gente, che sappia premiare il merito".

CASINI - Alle critiche mosse da Montezemolo risponde a Otto e mezzo Pier Ferdinando Casini. "Se mi avesse dato un'indicazione più precisa, di appoggiare la Moratti o Pisapia, Lettieri o de Magistris, forse sarebbe stato più utile. Rispetto i giudizi altrui, sempre e in particolare da chi scendendo in politica sarebbe una risorsa ma ora abbiamo necessità di non svendere un patrimonio politico" ha detto il leader centrista.

Redazione online

23 maggio 2011

 

 

'avvocato candidato incontra il questore: "forte preoccupazione per clima di tensione"

Pisapia stringe la mano alla Moratti

"Lo faccio sempre, è cortesia"

Berlusconi sul sito del Pdl: "Con Pisapia Milano città islamica. Prende il caffè con i centri sociali"

MILANO - Rapida stretta di mano tra il sindaco di Milano uscente Letizia Moratti e lo sfidante di centrosinistra a Milano Giuliano Pisapia, che si sono incontrati lunedì pomeriggio ai giardini Falcone Borsellino per la cerimonia in occasione del 19esimo anniversario della strage di Capaci. Dopo il confronto in tv a Sky fra i due candidati in cui Letizia Moratti aveva accusato Pisapia di essere amnistiato (mentre è stato assolto) per furto d'auto, l'avvocato non aveva voluto stringere la mano tesa del sindaco e fra i due non c'era più stato scambio di saluti. "Ho stretto la mano che mi ha dato come faccio sempre - ha spiegato Pisapia - con tutte le persone gentili e cortesi. Siccome sono gentile e cortese do la mano a chi me la porge". "Mi ha fatto molto piacere" ha commentato da parte sua la Moratti. "Siamo qua in un momento molto particolare - ha poi osservato - di ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, un ricordo che deve essere memoria viva".

MESSAGGIO SUL WEB - Il gesto del disgelo tra i due candidati arriva dopo che in mattinata un video-appello al voto di Silvio Berlusconi sul sito del Pdl aveva nuovamente alzato i toni dello scontro: Milano città non sicura, islamica, Zingaropoli, Stalingrado d'Italia se vincesse Giuliano Pisapia, il cui programma è rischioso e va a braccetto con i centri sociali. Una città come Milano "che vuole andare avanti e crescere non vorrà consegnarsi all'estrema sinistra con i rischi di diventare disordinata, caotica e insicura". Milano, dice il premier nel messaggio, "non può diventare, alla vigilia dell'Expo 2015, una città islamica, una Zingaropoli di campi rom assediata dagli stranieri e che darebbe loro anche il diritto di voto nelle consultazioni municipali". Non si può, rincara la dose Berlusconi, far vincere Giuliano Pisapia, il cui programma è "rischioso, rischioso" e "gode dell'appoggio dei centri sociali e delle frange estreme della sinistra". "Non credo - sottolinea ancora il Cavaliere - che vogliamo un sindaco che sembra vada a prendere il caffè tutti i giorni con i rappresentanti dei centri sociali e consegnare la città a chi promette programmi irrealizzabili e farebbe di Milano la Stalingrado d'Italia". Per questo, "dobbiamo andare tutti a votare, non vogliamo consegnare Milano ad sinistra autoritaria, inefficiente e clientelare".

LA REPLICA - Pronta la replica al premier del candidato sindaco del centrosinistra. "Il presidente del Consiglio è così bugiardo che non si può credere neanche al contrario di quello che dice" spiega Pisapia. "Basta vedere - argomenta - con chi io prendo il caffè per contrastare questa ennesima menzogna", sottolineando che prende il caffè con "professionisti, imprenditori, lavoratori, con la parte buona della città". Al premier replica anche il leader Pd Pier Lugi Bersani. "Berlusconi ha detto che, se vince Pisapia, Milano diventerà una città islamica. Noi diciamo: caro Berlusconi, ti accorgerai che alimentando le paure non si vince" è il messaggio del segretario del democratici. "Noi - spiega Bersani - siamo tranquilli. Le tue parole le prendiamo a ridere. Anzi consiglio a qualche vignettista di rappresentarlo, il giorno dopo le elezioni di Milano, con un burqa in testa per nascondersi dai milanesi".

L'INCONTRO CON IL QUESTORE - Nel primo pomeriggio Pisapia ha avuto un colloquio di circa 15 minuti con il questore del capoluogo lombardo Alessandro Marangoni, nel corso del quale avrebbe manifestato la sua "forte preoccupazione" per il clima di tensione in vista del ballottaggio. "Ho chiesto al Questore ha detto Pisapia - di essere più presente sul territorio per quanto possibile e l'ho innanzitutto rassicurato che qualunque cosa potrà fare la mia coalizione e potrò fare io per far ritornare il clima sereno che aveva caratterizzato la campagna elettorale prima del voto di due domeniche fa sarà da me messo in atto".

Redazione online

23 maggio 2011

 

 

Il Cardinale Bagnasco: "Politica ormai ridotta a invettiva perenne"

La Cei: "L'Italia si salva solo con

un soprassalto di responsabilità"

Richiamo alla stampa "troppo fusa con la politica, tesa a eccitare le rispettive tifoserie e incline al disfattismo"

Il card. Bagnasco (Imagoeconomica)

Il card. Bagnasco (Imagoeconomica)

MILANO - Per salvare l'Italia dalla crisi in cui si trova, è necessario un "soprassalto di responsabilità". Lo ha indicato il cardinale Angelo Bagnasco, nel suo intervento di apertura dell'assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Cei). "Dalla crisi oggettiva in cui si trova, il Paese non si salva con le esibizioni di corto respiro, né con le slabbrature dei ruoli o delle funzioni, né col paternalismo variamente vestito, ma solo con un soprassalto diffuso di responsabilità che privilegi il raccordo tra i soggetti diversi e il dialogo costruttivo". ha detto il presidente della Cei.

POLITICA INGUARDABILE - Il cardinale ha sottolineato come "la politica che ha oggi visibilità è, non raramente, inguardabile, ridotta a litigio perenne, come una recita scontata e, se si può dire, noiosa. È il dramma del vaniloquio, dentro, come siamo, alla spirale dell'invettiva che non prevede assunzioni di responsabilità. La gente è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando sempre di più. Gli appelli a concentrarsi sulla dimensione della concretezza, del fare quotidiano, della progettualità, sembrano cadere nel vuoto". "In quanto vescovi - ha proseguito Bagnasco - non ci stanchiamo di incoraggiare i gesti di assennatezza che mirano a creare condizioni di pace sociale e di alacre operosità".

LEADER MENO CINICI E PIÙ CATTOLICI - Quindi, il presidente della Cei ha auspicato un ricambio generazionale nella politica italiana: "Si sappia che la nostra opzione di fondo, anche per il conforto dei ripetuti appelli del Papa resta quella di preparare una generazione nuova di cittadini che abbiano la freschezza e l'entusiasmo di votarsi al bene comune, quale criterio di ogni pratica collettiva. Bagnasco ha spiegato come servano persone che avvertano "il dovere di una cittadinanza coscienziosa, partecipe, dedita all'interesse generale". "Affinchè l'Italia goda di una nuova generazione di politici cattolici, la Chiesa - ha assicurato Bagnasco - si sta impegnando a formare aree giovanili non estranee alla dimensione ideale ed etica, per essere presenza morale non condizionabile".

STAMPA E POLITICA- Nei vari temi toccati da Bagnasco nel suo intervento, c'è stato un passaggio dedicato ai rapporti tra stampa e politica. La stampa italiana "appare da una parte troppo fusa con la politica, tesa per lo più a eccitare le rispettive tifoserie, e dall'altra troppo antagonista, e in altro modo eccitante al disfattismo". Dopo aver denunciato il clima di rissa in ambito politico, il porporato ha criticato certa stampa, chiedendo una "informazione non scevra da cultura, resoconto scrupoloso, vigilanza critica, non estranea ad acribia ed equilibrio". La politica è "inguardabile", "ridotta a litigio perenne", "noiosa", aggiunge il capo dei vescovi italiani.

LAVORO PRECARIO - Altre preoccupazioni sono state espresse con riferimento al mondo del lavoro. Lavoro "che manca, o è precario in maniera eccedente ogni ragionevole parametro" e che, ha spiegato Bagnasco, "è motivo di angoscia per una parte cospicua delle famiglie italiane. Questa angoscia - ha aggiunto - è anche nostra: sappiamo infatti che nel lavoro c'è la ragione della tranquillità delle persone, della progettualità delle famiglie, del futuro dei giovani. Vorremmo quindi che niente rimanesse intentato per salvare e recuperare posti di lavoro. Vorremmo che si riabilitasse anche il lavoro manuale, contadino e artigiano. Vorremmo - ha aggiunto il porporato - che gli adulti non trasmettessero ai figli atteggiamenti di sufficienza o disistima verso lavori dignitosi e tuttavia negletti o snobbati. Vorremmo che il denaro non fosse l'unica misura per giudicare un posto di lavoro. Vorremmo che i lavoratori - ha detto ancora il cardinale - non fossero lasciati soli e incerti rispetto ai cambiamenti necessari e alle ristrutturazioni in atto. Vorremmo che gli imprenditori si sentissero stimati e stimolati a garantire condizioni di sicurezza nell'ambiente di lavoro e a reinvestire nelle imprese i proventi delle loro attività. Vorremmo - ha proseguito - che tutti i cittadini sentissero l'onore di contribuire alle necessitá dello Stato, e avvertissero come peccato l'evasione fiscale. Vorremmo che il sindacato, libero mentalmente, fosse sempre più concentrato nella difesa sagace e concreta della dignità del lavoro e di chi lo compie, o non riesce ad averne".

SCUOLA - La Chiesa italiana, ha detto il numero uno della Cei, difende la scuola senza distinguere tra pubblica e privata. La scelta di campo, spiega il cardinale Angelo Bagnasco aprendo la 63esima Assemblea generale della Cei, è a favore di "tutta la scuola, che dobbiamo amare con predilezione, qualificando certo la spesa ma non prosciugando risorse che lasciano scoperti servizi essenziali come le materne, il tempo pieno, le scuole professionali, la ricerca".

PIAZZE - Il cardinale non cita esplicitamente gli indignados spagnoli, ma accenna con simpatia alle piazze giovanili europee: "Le manifestazioni giovanili in atto non possono essere liquidate da alcuno con sufficienza".

Redazione online

23 maggio 2011

 

 

Il capo dello Stato e la stampa estera. "Italia antieuropea? Grave ripiegarsi su se stessi"

"L'Italia è afflitta da partigianeria"

Napolitano: "Attraversa istituzioni e forze politiche". E ai politici: "Non siano gelosi del mio ruolo, che è diverso"

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Napolitano: "Serve diritto a lavoro inclusivo ed equo" (20 maggio 2011)

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Ansa)

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Ansa)

ROMA - L 'Italia resta afflitta da un eccesso di partigianeria. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricevendo oggi la stampa estera. Una "hyperpartisanship", ha detto il Capo dello Stato, che attraversa istituzioni e forze politiche, quando invece i festeggiamenti per i 150 anni dell'Unitá si sono dimostrati "al di sopra delle attese", perchè le celebrazioni hanno coinvolto tutti, al di lá di convinzioni e schieramenti politici.

L'ITALIA E L'EUROPA - Il presidente della stampa estera Tobias Piller aveva poi sottolineato come nel nostro paese ogni tanto soffi un vento antieuropeista. Non è una questione solo italiana, ha risposto Napolitano, aggiungendo come "ripiegarsi su se stessi è una cosa grave, come grave è l'assenza di impegno per l'Europa. L'Ue deve saper giocare a tutto campo, deve essere un global player". Quanto ai rapporti tra il potere politico e l'informazione, il capo dello Stato avrebbe sottolineato come l'Italia sia un paese "complicato" da un punto di vista istituzionale e politico.

"IL MIO RUOLO E' DIVERSO" - Si è poi parlato del ruolo del Capo dello Stato nell'ordinamento costituzionale italiano. "Penso che non ci sia per i politici italiani motivo di ingelosirsi, perchè viaggiamo su pianeti diversi - ha sottolineato Napolitano - , non ci sono comparazioni possibili, che non siano invece arbitrarie". Il presidente ha poi insistito sul fatto che il compito del capo dello Stato è quello di "rappresentare l'unità nazionale" ed è "completamente diverso da quello dei leader politici".

Redazione Online

23 maggio 2011

 

 

Le votazioni sono previste martedì pomeriggio, ma non ci sarà la diretta televisiva

Governo, fiducia sul decreto Omnibus

Il Pd: "Fuggono dal voto sul nucleare"

Nel testo è contenuta la moratoria che potrebbe far decadere uno dei referendum del 12-13 giugno

L'aula della Camera (Eidon)

L'aula della Camera (Eidon)

ROMA - Il ministro Elio Vito ha posto, a nome del Governo, la questione di fiducia alla Camera sul decreto omnibus, che contiene tra l'altro la moratoria sul nucleare. "Considerati i tempi ristretti di scadenza del decreto - ha detto Vito - a nome del governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto numero 34 del 2011, nel testo approvato dalle commissioni, identico a quello approvato dal Senato". Su esplicita richiesta di Roberto Giachetti (Pd), il ministro ha precisato che l'autorizzazione a porre la questione di fiducia è stata data dal Consiglio dei ministri del 19 maggio.

NIENTE DIRETTA TV - La Camera tornerà a riunirsi domani alle 13.45 per le dichiarazioni di voto sul dl omnibus, mentre il voto di fiducia sul provvedimento è previsto a partire dalle 15.10 ma senza la diretta tv. È la decisione maturata alla conferenza dei capigruppo a Montecitorio, nel corso della quale si è inoltre stabilito che l'illustrazione e le votazioni sugli odg comincerà subito dopo la fiducia. "I gruppi di opposizione -ha dichiarato al termine della riunione il vice presidente del gruppo Pdl, Simone Baldelli- non hanno voluto assumersi un impegno definito sul termine della discussione e sul voto finale del decreto che, a questo punto, potrebbe slittare anche a giovedì prossimo". Il termine per la presentazione degli ordini del giorno scadrà domani alle 10.

"FUGGONO DAL VOTO" - "Con la decisione di mettere la fiducia sul decreto omnibus, il governo le prova tutte per sfuggire al voto degli italiani nel referendum indetto per il 12 e 13 giugno. Nelle norme che l'esecutivo vuole imporre non c'è nessun abbandono del piano nucleare ma solo un rinvio per evitare il giudizio dei cittadini che, come già dimostrato dal voto in Sardegna, è nettamente contrario al ritorno delle centrali nucleare in Italia". Lo dice Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Partito Democratico, osservando che "siamo di fronte all'ennesimo tentativo di scippo del voto ai cittadini che non avrà successo dal momento che si tratta solo di un espediente che non cambia la sostanza delle cose".

Redazione Online

23 maggio 2011

 

 

 

2011-05-22

ALEMANNO E POLVERINI CHIEDONO SUBITO UN INCONTRO AL PREMIER

Ministeri al Nord, il Pdl stoppa la Lega

Ma Calderoli: "Il premier ci ha detto sì"

I capigruppo: col decentramento problemi istituzionali

Il ministro: sono abituato che nel Pdl decide Berlusconi

MILANO - Arriva dai capigruppo Pdl di Camera e Senato uno stop alla proposta leghista di trasferire alcuni ministeri al Nord. In una nota congiunta, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri spiegano in pratica che il decentramento può provocare diverse difficoltà, lanciando anche una sorta di "lodo conferenze". Perplessità che il Carroccio, comunque minimizza. "Io sono abituato che nel Pdl decide Berlusconi e lui ci ha detto di sì, a me basta" ha detto il ministro Roberto Calderoli a proposito dello spostamento di due ministeri.

CICCHITTO E GASPARRI - "Il rapporto fra l'attività di governo e il territorio - scrivono Cicchitto e Gasparri nella loro nota - può essere affrontato in modo positivo con conferenze periodiche fatte a Milano e a Roma fra i ministri economici e delle Infrastrutture con i presidenti di Regione e i sindaci dei Comuni capoluogo. In questo modo si possono evitare i complessi problemi istituzionali che il decentramento di alcuni ministeri può porre e invece affrontare positivamente quello del rapporto fra i ministeri stessi e le realtà territoriali".

"MEGLIO LE COMPETENZE CHE I MINISTERI" - Sulla stessa linea, in sostanza, il ministro Ignazio La Russa, secondo il quale "non è importante dove i ministeri stiano, visto che stanno a Roma, ma quello che fanno a favore dei cittadini". E nel dibattito sul "trasloco" dei ministeri è intervenuto anche il governatore Roberto Formigoni, precisando che la Lombardia "non è interessata a qualche posto di lavoro ministeriale" . "Semmai - ha chiarito il presidente della Regione - sarebbe importante il trasferimento alle Regioni di quelle competenze in più che chiediamo da tempo e che sono previste nell'articolo 116 della Costituzione sul federalismo differenziato".

RACCOLTA FIRME - La Lega comunque non molla e anzi avvia ufficialmente una raccolta di firme tra i cittadini milanesi per sostenere la richiesta di decentramento dei ministeri da Roma. In un gazebo in via Farini a Milano, il Carroccio sta facendo compilare ai sostenitori dei moduli con la domanda: "Siete d'accordo col decentramento da Roma e che almeno due ministeri siano collocati a Milano?". Le prime firme sono già state apposte con penne ad inchiostro verde, il colore della Lega.

ALEMANNO-POLVERINI - Ma da Roma arriva un secco stop alla proposta leghista. La presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e il sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno, hanno chiesto un incontro urgente al presidente del Consiglio, per avere chiarimenti in merito alle ipotesi leghista di trasferire alcuni ministeri dalla Capitale.

"PROMESSE RIDICOLE" - Sull'argomento le opposizioni sono intervenute duramente parlando di "sciagurato spot elettorale", di "trovate alle Totò" e di "promesse ridicole". E non ha risparmiato critiche alla ipotesi di spostare due ministeri al Nord neanche il leader Udc Pier Ferdinando Casini. "Sventolare due ministeri a Milano - ha detto - a una settimana dal voto Š un sintomo impressionante di mancanza di serietà".

Redazione online

22 maggio 2011

 

 

 

 

ALEMANNO E POLVERINI CHIEDONO SUBITO UN INCONTRO AL PREMIER

Ministeri al Nord, il Pdl stoppa la Lega

Bossi: "Il premier ci ha dato la sua parola"

Berlusconi: "Arriveranno dei dipartimenti". Ira di Alemanno e Polverini: "Riunione urgente"

MILANO - "Dipartimenti". Dopo una giornata di scontro al calor bianco tra Lega e Pdl sullo spostamento di alcuni ministeri da Roma a Milano (e Napoli) come promessa elettorale per i ballottaggi, arriva la versione ufficiale di Silvio Berlusconi: "Arriveranno probabilmente dei dipartimenti. Ci sono già a Milano dipartimenti delle opere pubbliche e del provveditorato scolastico. Penso che non ci sia nessuna difficoltà a che alcuni ministeri possano venire a Napoli e in altre città anche del sud e che potranno essere in grado di lavorare conoscendo da vicino le situazioni". In precedenza i capigruppo Pdl di Camera e Senato avvano stoppato l'idea leghista di trasferire alcuni ministeri a Milano. In una nota congiunta, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri avevano spiegato che il decentramento può provocare diverse difficoltà, lanciando anche una sorta di "lodo conferenze".

Bossi, comizio a Milano Bossi, comizio a Milano Bossi, comizio a Milano Bossi, comizio a Milano Bossi, comizio a Milano

BOSSI - "Parola data non torna indietro, sulla questione dei ministeri Berlusconi è d'accordo. E i ministeri verranno" aveva replicato a Cicchitto e Gasparri il leader leghista Umberto Bossi. "Non è mica detto che siano solo i ministeri mio e di Calderoli, anzi arriverà a Milano un ministero enorme dove si fa l'economia", aveva poi sottolineato il leader leghista. "Bisogna andare in cabina elettorale e votare bene, non possiamo tagliarci le balle con Pisapia: questi della sinistra vogliono picchiare la gente", ha aggiunto Bossi. "Se Milano si riempie di zingari è un crimine contro i milanesi e tutta la Lombardia". Poi il Senatur era intervenuto sulla Moratti: "La teniamo sotto tiro noi, la sosterremo ma deve fare molto meglio del passato. Poteva fare di più, però è vero che non aveva soldi - ha in seguito aggiunto il leader della Lega - ma adesso con il federalismo fiscale i soldi arriveranno ai Comuni che erano penalizzati dal patto di stabilità". Ma il Senatur ce l'ha anche con Formigoni, reo di essere scettico sul decentramento dei ministeri: "Formigoni stia zitto - ha aggiunto - è presidente della Regione Lombardia per i voti della Lega, non ci credo che dica no ai ministeri in Lombardia, perché sono troppi soldi che girano attorno ai ministeri, Milano ci guadagnerebbe troppo perché Formigoni possa permettersi di dire no".

"Io sono abituato che nel Pdl decide Berlusconi e lui ci ha detto di sì, a me basta" aveva detto poco prima il ministro Roberto Calderoli a proposito dello spostamento di due ministeri a Milano.

La pernacchia di Bossi a Formigoni

LA REPLICA DI FORMIGONI - Poco dopo Formigoni, replicava a Bossi. Il governatore ricorda "la posizione di chiusura" dei capigruppo del Pdl alla Camera e al Senato sull'argomento e afferma che "senza i voti del Pdl la proposta della Lega non va lontano".

CICCHITTO E GASPARRI - "Il rapporto fra l'attività di governo e il territorio - scrivono invece Cicchitto e Gasparri nella loro nota - può essere affrontato in modo positivo con conferenze periodiche fatte a Milano e a Roma fra i ministri economici e delle Infrastrutture con i presidenti di Regione e i sindaci dei Comuni capoluogo. In questo modo si possono evitare i complessi problemi istituzionali che il decentramento di alcuni ministeri può porre e invece affrontare positivamente quello del rapporto fra i ministeri stessi e le realtà territoriali".

"MEGLIO LE COMPETENZE CHE I MINISTERI" - Sulla stessa linea, in sostanza, il ministro Ignazio La Russa, secondo il quale "non è importante dove i ministeri stiano, visto che stanno a Roma, ma quello che fanno a favore dei cittadini". E nel dibattito sul "trasloco" dei ministeri è intervenuto anche il governatore Roberto Formigoni, precisando che la Lombardia "non è interessata a qualche posto di lavoro ministeriale" . "Semmai - ha chiarito il presidente della Regione - sarebbe importante il trasferimento alle Regioni di quelle competenze in più che chiediamo da tempo e che sono previste nell'articolo 116 della Costituzione sul federalismo differenziato".

"I ministeri a Milano"

RACCOLTA FIRME - La Lega comunque non molla e anzi avvia ufficialmente una raccolta di firme tra i cittadini milanesi per sostenere la richiesta di decentramento dei ministeri da Roma. In un gazebo in via Farini a Milano, il Carroccio sta facendo compilare ai sostenitori dei moduli con la domanda: "Siete d'accordo col decentramento da Roma e che almeno due ministeri siano collocati a Milano?". Le prime firme sono già state apposte con penne ad inchiostro verde, il colore della Lega.

ALEMANNO-POLVERINI - Ma da Roma arriva un secco stop alla proposta leghista. La presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e il sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno, hanno chiesto infatti un incontro urgente al presidente del Consiglio, per avere chiarimenti in merito alle ipotesi leghista di trasferire alcuni ministeri dalla Capitale.

"PROMESSE RIDICOLE" - Sull'argomento le opposizioni sono intervenute duramente parlando di "sciagurato spot elettorale", di "trovate alle Totò" e di "promesse ridicole". E non ha risparmiato critiche alla ipotesi di spostare due ministeri al Nord neanche il leader Udc Pier Ferdinando Casini. "Sventolare due ministeri a Milano - ha detto - a una settimana dal voto è un sintomo impressionante di mancanza di serietà".

Redazione online

22 maggio 2011

 

 

 

NOTA CONGIUNTA CON LA POLVERINI AL PREMIER: SUBITO UN INCONTRO

Ministeri al Nord? Ira di Alemanno:

"A Bossi dico: così salta tutto"

Dopo l'annuncio sul trasferimento di due dicasteri, il sindaco attacca: un progetto mai stato nel programma del Pdl, l'unica parola che conta è quella agli elettori

ROMA - Sale la tensione tra Alemanno e la Lega. Dopo l'annuncio del trasferimento di due minsiteri al Nord, il sindaco di Roma minaccia: "Così salta tutto". E in una nota congiunta con la governatrice Polverini chiede a Berlusconi "un incontro urgente". L'ira del primo cittadino della Capitale si scatena domenica nel tardo pomeriggio dopo che Bossi sostiene di aver avuto dal premier la sua parola e che il trasloco di due dicasteri al Nord si farà.

Alemanno e Bossi nel pranzo della pace tra Roma e la Lega in piazza Montecitorio il 6 ottobre 2010 (Ansa9

Alemanno e Bossi nel pranzo della pace tra Roma e la Lega in piazza Montecitorio il 6 ottobre 2010 (Ansa9

"SALTA TUTTO" - Ascoltate le parole del ministro lùmbard e leader della Lega, Alemanno fa sapere: "A Bossi rispondo: l'unica parola data che conta è quella nei confronti degli elettori. Nel programma elettorale del centrodestra non è mai stato inserito lo spostamento dei ministeri. Quindi compiere questo atto, tra l'altro senza neppure un voto parlamentare, sarebbe una violazione del mandato elettorale. I nostri elettori si aspettano grandi riforme anche in senso federalista, si aspettano la riduzione dei ministeri non il loro spostamento con aumenti di costi e appesantimento delle burocrazie. Siamo sempre di fronte a balle perché oggi si parla di spostare solo ministeri senza portafoglio con solo qualche decina di dipendenti, ma si tratterebbe comunque di una violazione del mandato elettorale che rimette in discussione ogni equilibrio e ogni intesa. In altri termini avviso ai naviganti: Roma questa cosa non l'accetta".

"INCONTRO URGENTE CON IL PREMIER" - E con la presidente della Regione Lazio Polverini, Alemanno dirama una nota congiunta in cui viene chiesto un incontro urgente al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, per avere chiarimenti in merito alle ipotesi, ripetutamente avanzate dalla Lega, di trasferire alcuni ministeri dalla Capitale".

"ROMA UMILIATA" - "Non si sa come andrà a finire, ma ciò che è sicuro è che Roma non è mai stata così umiliata". Lo afferma in un comunicato Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma. "Stiamo discutendo di cose ridicole. Vengono al pettine tutti i nodi irrisolti, il deficit di visione, idee, strategia del processo di riforme mancate sulla Capitale. E pensare - conclude Zingaretti - che tutto iniziò con solenni promesse del Presidente del Consiglio nell'aula Giulio Cesare?".

"ANCHE IL COLOSSEO" - Ironizza il capogruppo Pd alla Regione Lazio, Esterino Montino: "Secondo Calderoli è stato lo stesso Berlusconi a dire sì alle pretese della Lega che vorrebbe spostare due Ministeri a Milano. Visto che ci siamo: a Piazza del Duomo a Milano starebbe bene anche il Colosseo. Spazio, di sicuro, non manca. La mossa è disperata e serve per non fare a meno di uno scomodo ma indispensabile alleato nel ballottaggio di Milano".

Redazione online

22 maggio 2011

 

 

 

Berlusconi: "Clima molto preoccupante"

Pisapia: dai miei nessuna aggressione

Ma il Pdl denuncia un nuovo caso

Il candidato del Pd ai militanti: "Porgete l'altra guancia. Dal centrodestra solo volgarità e continue falsità"

In vista del ballottaggio di domenica prossima, resta caldo il clima a Milano ("clima molto preoccupante", dice Berlusconi) e Giuliano Pisapia ha chiesto per lunedì un incontro con il questore per "il clima di tensione a causa della violenta campagna diffamatoria nei miei confronti". Il candidato del Pd inoltre respinge al mittente le accuse del Pdl sull'aggressione di sabato a Franca Rizzi, madre dell'assessore uscente allo Sport, ma il Pdl denuncia una nuova aggressione da parte di un consigliere circoscrizionale della lista Sinistra per Pisapia. La quale a sua volta risponde che dal centrodestra arrivano solo "falsità e provocazioni". Non solo: una testimone dà una versione diversa della presunta aggressione ai danni della Rizzi.

BERLUSCONI - "C'è un clima molto preoccupante", ha ammesso Silvio Berlusconi. "Altre volte ho già detto che c'è un clima di guerra civile nella politica. A Milano si sono verificate una serie di situazioni assolutamente preoccupanti. Abbiamo avuto una quasi invasione di militanti provenienti da più parti d'Italia a sostegno dell'estrema sinistra e di Pisapia. Sabato è successo l'episodio increscioso alla signora Rizzi, che è stata colpita ripetutamente all'addome, buttata per terra e calpestata, ha segni visibilissimi sul corpo e ha una prognosi riservata di diversi giorni".

Berlusconi: "Milano-Stalingrado"

NESSUNA AGGRESSIONE ALLA RIZZI - Sull'episodio di via Osoppo c'è però una testimone che smentisce la ricostruzione dell'aggressione subita dalla signora Rizzi. "Ho deciso di espormi con nome e cognome - ha spiegato Shirin Kieayed a Radio Popolare - perché ho assistito direttamente a quanto avvenuto". La signora Kieayed ha spiegato di aver "sentito la voce dei sostenitori di Pisapia e di quelli della Moratti che cercavano di sovrastarli. La donna che poi ha denunciato l'aggressione si è avvicinata a uno dei sostenitori di Pisapia cercando di farlo tacere, strattonandolo e tirandolo per un braccio. Lui si è girato e le ha risposto, ma non l'ha spinta né colpita. Lei si è seduta a terra di propria volontà. Una volta seduta ha cominciato gridare di essere stata aggredita. Sono pronta a ripeterlo davanti a un tribunale", ha terminato la testimone.

PISAPIA - In serata il candidato sindaco del centrosinistra in un comunicato afferma che "di fronte a tanta volgarità e alle continue falsità, al clima di odio e di intimidazione fomentato ogni giorno di più dagli estremisti del centrodestra da quando sono stati sonoramente sconfitti nel primo turno, ci rifiutiamo di prendere parte a questo spettacolo indegno. Invito tutti a recuperare i toni di un civile confronto democratico ai quali mi sono personalmente attenuto senza interruzioni fin dall'inizio di questa campagna elettorale". In mattinata Pisapia aveva invitato i militanti a "porgere l'altra guancia quando provocati" e aveva escluso che quanto avvenuto sabato in via Osoppo fosse opera di un supporter del Pd. Alla domanda se qualcuno abbia interesse a far crescere la tensione, Pisapia ha risposto che "certo non può avere interesse chi è vincente. Ognuno si assume le sue responsabilità. Io continuo a fare appelli alla calma".

PDL: NUOVA AGGRESSIONE - L'ufficio stampa del coordinamento regionale del Pdl Lombardia denuncia però una nuova aggressione domenica nei confronti di una donna che stava chiedendo informazioni presso un gazebo del Pdl in piazza Frattini. "È stata aggredita con un pugno da un consigliere di sinistra della Zona 6 ed è stata ricoverata in ospedale per un trauma ("cranico", secondo quanto detto da Berlusconi)", dice la nota. Secondo il coordinatore regionale del Pdl, Mario Mantovani, l'aggressore è stato eletto nella lista di Sinistra per Pisapia. "Un altro caso di intimidazione e minacce si è verificato davanti alla sede del comitato elettorale del consigliere comunale Gallera, dove sono state bruciate bandiere del Pdl. Inoltre sono state lasciate scritte in cui si leggeva: Berlusca attento, soffia ancora il vento. Il tutto accompagnato da chiari simboli di sinistra ora al vaglio della Digos".

LISTA PER PISAPIA: "È FALSO" - In merito a quanto dichiarato da Mantovani, il segretario provinciale di Rifondazione Comunista e portavoce della lista Sinistra per Pisapia, Antonello Patta, precisa: "Mantovani afferma il falso. Nessun consigliere della nostra lista è in alcun modo coinvolto. In piazza Frattini erano presenti i gazebi della coalizione di centrosinistra per Pisapia, del Comitato acqua di zona 6 e, dalla parte opposta della piazza, del Pdl", spiega una nota di Patta. "Verso mezzogiorno nei giardini in mezzo alla piazza, una famiglia di immigrati marocchini con tre bambini, impauriti dalla presenza di un cane di grossa taglia privo di museruola e guinzaglio, ne chiede l’allontanamento e viene aggredita con pesanti insulti razzisti da parte delle proprietarie del cane, spalleggiate da altri presenti al gazebo del Pdl, del quale anche loro facevano parte. La signora aggredita chiede l’intervento dei carabinieri. Allontanati i carabinieri", prosegue, "nuova aggressione da parte della più giovane proprietaria del cane, con pesanti minacce e strattonamenti che non degenera per l’intervento di due rappresentanti del comitato di zona, anche loro insultati. Nuovo intervento e verbalizzazione da parte della polizia mentre nel frattempo un’ambulanza interviene in soccorso dell’esagitata signora vittima, a suo dire, di un malore. Lunedì la signora immigrata e un membro del comitato presenteranno denuncia nei confronti delle autrici delle intemperanze per questo grave episodio, sulla base anche di testimonianze di altri presenti".

Pisapia: "Porgete l'altra guancia"

"SI SCUSI" - Il vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato, subito dopo aver fatto visita a Franca Rizzi (come ha fatto domenica pomeriggio anche Berlusconi), ha invitato Pisapia a chiederle scusa. Dello stesso avviso Ignazio La Russa. "Ritengo che si sia oltrepassato il limite della decenza", ha detto Alan Rizzi, assessore della Giunta Moratti e figlio della donna che ha denunciato di essere stata aggredita. "È scandaloso - ha aggiunto - che nessuno della coalizione di Pisapia abbia preso le distanze, si sia dissociato, che nessuno si sia degnato di fare pubbliche scuse a mia madre. Sono stufo di sentire le solite menzogne".

LA QUERELA - La signora Rizzi, intanto, come si legge in un bollettino diffuso dal San Carlo, "è stata sottoposta ad accertamenti radiologici che hanno escluso fratture", anche se sono stati disposti altri esami. Sabato sera è stata formalizzata alla polizia la querela. L'episodio ha infatti causato lesioni non tali da essere procedibili d'ufficio da parte della Digos, che si è limitata a identificare il presunto aggressore. Lunedì tutti gli atti saranno inoltrati all'autorità giudiziaria che deciderà se procedere e per quale reato. Potrebbe essere ravvisato quello di lesioni (lievi) o il tutto essere derubricato nel meno grave reato di percosse. L'uomo identificato è un incensurato di 56 anni che non risulta avere alcun collegamento con ambienti estremistici, con i centri sociali o avere commesso reati a sfondo politico o avere precedenti di ordine pubblico. L'uomo non è ancora stato formalmente sentito dai poliziotti, e quindi, al momento, non esiste una sua versione dei fatti. Secondo alcune testimonianze, Franca Rizzi si sarebbe stesa a terra per il dolore causatole da un calcio, particolarmente avvertito anche per via di pregresse patologie, e per l'agitazione della lite.

PDL, VOLANTINI DAVANTI ALLE CHIESE - Nel frattempo, la campagna elettorale del centrodestra per la riconferma di Letizia Moratti a sindaco di Milano arriva anche sui sagrati delle chiese, dove oltre un migliaio di militanti è impegnato da domenica mattina a distribuire volantini all'uscita dalla messa. L'iniziativa è stata annunciata dall'assessore ciellino Carlo Masseroli, uno dei più votati nella lista del Pdl al primo turno. "Le idee di Pisapia - ha spiegato Masseroli - sono inconciliabili con una concezione cristiana della vita".

Redazione online

22 maggio 2011

 

 

Solo per i diesel euro 4 senza filtro antiparticolato dal 1° al 21 febbraio 2010

Sanatoria multe, la Moratti conferma

E Pisapia apre: sì, se è a favore dei cittadini

Il sindaco: ipotesi allo studio. L'avvocato: "Ok, ma il centrodestra tenta di svendere Milano"

MILANO - È una battaglia a colpi di comizi, reciproche denunce di aggressioni e polemiche, ma anche di promesse quella per la poltrona a sindaco di Milano che si sta consumando tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia. Impegni di segno opposto nei confronti dei cittadini elettori, che a volte però finiscono quasi per convergere, come nel caso dell'Ecopass e della sanatoria sulle multe.

SANATORIA MULTE - Dopo le voci circolate sabato, il sindaco Pdl ha confermato che l'amministrazione sta in effetti studiando un intervento che dovrebbe limitarsi alla cancellazione delle multe legate al periodo di emergenza smog dal 1° al 21 febbraio 2010 quando l'amministrazione impose il pagamento dell'ecopass anche ai diesel euro 4 senza filtro antiparticolato, categoria allora esentata. Ad annunciarlo è stata la stessa Moratti, chiarendo così la posizione di Palazzo Marino. "Da tempo i nostri tecnici stanno facendo un'analisi per allinearci al Tar che in molti casi ha annullato le multe. È una cosa diversa dalla sanatoria perché noi siamo per la legalità". Davanti ai ricorsi di centinaia di automobilisti il giudice di pace riconobbe la fondatezza dei protesti censurando la carente comunicazione dell'amministrazione sulla temporanea modifica del regime del pedaggio antismog.

Dal canto suo, un po' a sorpresa, anche il candidato di centrosinistra non ha chiuso alla possibilità di un condono delle ammende. Ribadendo comunque che il centrodestra "tenta di svendere parte di Milano, fumi e promesse che non saranno mantenute". "Se è una sanatoria che va a favore dei cittadini e non incide pesantemente sulle casse del Comune - ha spiegato Pisapia - nessun problema: sarà un impegno che potrò prendere". Comunque "voglio verificare - ha aggiunto -, e credo che non l'abbia fatto l'attuale sindaco, le conseguenze di questa scelta". "A Milano - ha concluso - si può iniziare una nuova fase di dialogo con la città. Ma questo si può fare solo con un nuovo sindaco, non con uno che non ha fatto nulla in cinque anni". "Noi abbiamo avuto da parte del Tar - è stata la spiegazione della Moratti in merito alla sanatoria delle multe - tanti annullamenti di multe e i nostri tecnici da tempo stanno valutando che cosa fare". il primo cittadino non ha comunque spiegato se l'eventuale sanatoria possa riguardare tutte le sanzioni o solamente quelle che sono state impugnate dai cittadini davanti agli organismi giurisdizionali preposti. "Non lo so - ha replicato alle richieste di chiarimento da parte dei cronisti - è una valutazione che stanno facendo i nostri tecnici che hanno da tempo grandi problemi rispetto agli annullamenti che il Tar ha fatto contro le nostre multe".

ECOPASS - Quanto all'Ecopass la Moratti ha rimandato a lunedì ogni spiegazione tecnica sulla fattibilità economica della abolizione di Ecopass per i residenti e della gratuità della sosta per i residenti, assicurando fin d'ora che sia questo intervento che quello sulle multe troveranno copertura finanziaria nel bilancio del Comune, senza comportare aggravi fiscali o tariffari per i cittadini. Da parte sua, Pisapia ha smentito di avere intenzione di introdurre un Ecopass da 10 euro per tutti i veicoli. "L'Ecopass - ha detto - sarà eliminato perché è stato un provvedimento sbagliato".

Redazione online

22 maggio 2011

 

 

 

 

"Escludo che un mio sostenitore abbia malmenato la signora Rizzi"

Pisapia: dai miei nessuna aggressione

Ma il Pdl denuncia un nuovo caso

Il candidato del Pd ai militanti: "Porgete l'altra guancia"

Resta caldo il clima a Milano in vista del ballottaggio di domenica prossima. Mentre Giuliano Pisapia respinge al mittente le accuse del Pdl sull'aggressione di sabato a Franca Rizzi, madre dell'assessore uscente allo Sport, il Pdl denuncia una nuova aggressione. Il candidato sindaco del centrosinistra esclude che quanto avvenuto sabato nel mercato di via Osoppo ai danni della militante pro-Moratti sia opera di un supporter del Pd. "Per quanto riguarda la signora Rizzi - ha detto Pisapia - assolutamente escludo che un mio sostenitore l'abbia malmenata o spintonata. In ogni caso - ha aggiunto - le auguro pronta guarigione". A margine di un incontro con i consiglieri comunali e i consiglieri di zona eletti, Pisapia ha anche spiegato di aver detto ai suoi sostenitori "di porgere l'altra guancia qualora fossero provocati o ci fosse addirittura violenza nei loro confronti".

"CESSI LA TENSIONE" - Secondo l'avvocato, "bisogna far cessare questa tensione eliminando la possibilità che ci siano episodi di violenza". "Io farò di tutto perchè questo avvenga - ha precisato -. L'ho fatto fino ad adesso. Ho cercato di tenere la campagna elettorale a livello del confronto e della serietà degli impegni. Non ho usato insulti, menzogne né accenti o modalità di dialogo non utile: c'è un dialogo violento che demonizza l'avversario. Semplicemente mi sono fermato a parlare con i milanesi dei tanti problemi irrisolti". Alla domanda se qualcuno abbia interesse a far crescere la tensione, Pisapia ha risposto che "c'è qualcuno che ha interesse". "Certo - ha concluso - non può avere interesse chi è vincente. Ognuno si assume le sue responsabilità. Io continuo a fare appelli alla calma". Quanto alla proposta di spostare alcuni ministeri a Milano, per Pisapia si tratta di una "ulteriore prova delle divisioni del centrodestra".

PDL: NUOVA AGGRESSIONE - L'ufficio stampa del coordinamento regionale del Pdl Lombardia denuncia una nuova aggressione domenica nei confronti di una donna che stava chiedendo informazioni presso un gazebo del Pdl in piazza Frattini. "Domenica mattina una signora milanese che stava chiedendo informazioni presso un gazebo del Pdl è stata aggredita con un pugno da un consigliere di sinistra della Zona 6. La signora è stata ricoverata per un trauma in ospedale", dice la nota. Secondo il il coordinatore regionale del Pdl, Mario Mantovani, l'aggressore è stato eletto nella lista di Sinistra per Pisapia. "Un altro caso di indescrivibile intimidazione e di minacce pericolose si è verificato davanti alla sede del comitato elettorale del consigliere comunale del Pdl Gallera, dove sono state bruciate bandiere del Pdl. Inoltre sono state lasciate scritte in cui si leggeva: Berlusca attento soffia ancora il vento. Il tutto accompagnato da chiari simboli di sinistra ora al vaglio della Digos che era sul posto".

Pisapia: "Porgete l'altra guancia"

"SI SCUSI" - Il vice sindaco di Milano Riccardo De Corato, subito dopo aver fatto visita a Franca Rizzi (come farà nel pomeriggio anche Berlusconi), ha invitato Pisapia a far visita a sua volta alla donna in ospedale e soprattutto a chiederle scusa. Dello stesso avviso Ignazio La Russa, che smentisce la ricostruzione fatta dal candidato di centrosinistra su quanto avvenuto in via Osoppo. "Mi sarei aspettato - ha detto il ministro - che invece di dire che le persone non erano del suo staff, fosse andato dalla signora a chiedere scusa per quello che i suoi, senza alcuna ragione, hanno fatto a danno della mamma di un assessore". "Ritengo che si sia oltrepassato il limite della decenza", ha detto lo stesso Alan Rizzi, assessore della Giunta Moratti ricandidato e figlio della donna che ha denunciato di essere stata aggredita. "È scandaloso - ha aggiunto - che nessuno della coalizione di Pisapia abbia preso le distanze, si sia dissociato, che nessuno si sia degnato di fare pubbliche scuse a mia madre e che, come al solito, ci si nasconda dietro a un dito. Sono stufo di sentire le solite menzogne "non era un nostro militante, sicuramente è stato provocato, il Pdl cerca lo scontro fisico" eccetera eccetera".

LA QUERELA - La signora Rizzi, intanto, come si legge in un bollettino diffuso dal San Carlo, "è stata sottoposta ad accertamenti radiologici dello scheletro che hanno escluso fratture", anche se sono stati disposti altri esami. Sabato sera è stata formalizzata alla polizia la querela della donna che ha denunciato di essere stata aggredita da un sostenitore di Pisapia durante un volantinaggio. L'episodio, avvenuto attorno alle 13 in via Osoppo, ha infatti causato lesioni non tali da permettere la procedibilità d'ufficio da parte della Digos, che si è limitata a identificare il presunto aggressore. Lunedì tutti gli atti (il verbale d'identificazione, le testimonianze e gli accertamenti) saranno inoltrati all'autorità giudiziaria che a quel punto deciderà se procedere e per quale reato. Potrebbe essere ravvisato quello di lesioni (lievi) o il tutto essere derubricato nel meno grave reato di percosse. L'uomo identificato è un incensurato di 56 anni, che non risulta avere alcun collegamento con ambienti estremistici, con i centri sociali o avere commesso reati a sfondo politico o avere precedenti di ordine pubblico. Il 56enne non è ancora stato formalmente sentito dai poliziotti, e quindi, al momento, non esiste una sua versione dei fatti anche se, stando alle testimonianze, la donna si sarebbe stesa a terra per il dolore causatole da un calcio, particolarmente avvertito anche per via di pregresse patologie, e per l'agitazione della lite.

PDL, CAMPAGNA SUI SAGRATI - Nel frattempo, la campagna elettorale del centrodestra per la riconferma di Letizia Moratti a sindaco di Milano arriva anche sui sagrati delle chiese, dove oltre un migliaio di militanti è impegnato da domenica mattina a distribuire volantini all'uscita delle messe. L'iniziativa è stata annunciata dall'assessore ciellino Carlo Masseroli, uno dei più votati nella lista del Pdl al primo turno. "Le idee di Pisapia - ha spiegato Masseroli - sono inconciliabili con una concezione cristiana della vita: vorrei sapere come la pensano i cattolici di sinistra".

Redazione online

22 maggio 2011

 

 

 

 

 

L'esito finale ritenuto significativo per lo scenario politico generale dal 70% dei cittadini

Il peso nazionale delle Amministrative Per due italiani su tre sono una svolta

Il Pd guadagna al Nord, la Lega interrompe la crescita e frena il Pdl. Ma al Sud i due partiti maggiori sono in calo

Chi ha vinto e chi ha perso la prima tornata di Amministrative? Anche dopo diversi giorni dal voto, emergono, da parte delle diverse forze politiche, valutazioni contrastanti. In generale, le consultazioni sono risultate molto seguite, talvolta al pari delle politiche, anche da parecchi dei residenti in ambiti territoriali non direttamente coinvolti dal voto. Nell'insieme, dichiara di avere seguito con attenzione la vicenda elettorale il 50% dei cittadini, e la partecipazione risulta maggiore tra gli elettori del centrosinistra, che evidentemente hanno attribuito una valenza particolarmente importante a questo appuntamento elettorale.

Tutte le analisi e i commenti succedutisi in questi giorni sono stati concordi nell'attribuire un significato politico nazionale - e di grande rilievo - a queste elezioni, specie a quelle per il sindaco di Milano e, malgrado la particolarità del contesto, a quelle per il sindaco di Napoli. Anche gli italiani nel loro complesso esprimono questa opinione: l'esito finale di queste elezioni è ritenuto, da quasi il 70% dei cittadini, assai significativo (anche) per lo scenario politico nazionale. Ancora una volta, sono di questa opinione in misura molto maggiore gli elettori dei partiti di opposizione, tra i quali più dell'80% attribuisce un'importanza generale alla consultazione. Secondo molti (65%), poi, già i risultati del primo turno delle Amministrative, specie quelli di Milano, rappresentano una vera e propria svolta per il Paese, lasciando presagire forse l'inizio di un nuovo ciclo politico. Quest'ultima opinione è diffusa tra tutti i votanti: infatti, pur essendo più gettonata (83%) dal centrosinistra, risulta coinvolgere anche la maggioranza (56%) degli elettori del centrodestra.

Insomma, gli italiani pensano, a torto o a ragione, che ci troviamo di fronte a un momento importante della nostra vita politica. Ma è proprio così? Al di là del caso milanese, i risultati confermano questa analisi? E, se sì, quali potrebbero essere, secondo gli italiani, le conseguenze?

Partiamo dai risultati, considerando le tre maggiori forze politiche. Nell'insieme delle tredici maggiori città (ossia i capoluoghi Regionali e/o i Comuni con almeno 100.000 abitanti) in cui si è votato, sappiamo, grazie alle sempre puntuali e precise analisi dell'Istituto Cattaneo, che il Pd, rispetto al voto regionale dello scorso anno, ha guadagnato circa 39.000 voti, mentre il Pdl ne ha persi 144.000. Anche estendendo l'analisi al complesso dei ventitré capoluoghi di Provincia ove si è votato quest'anno e l'anno scorso, si rileva un declino del Pdl di circa 118.000 voti, a fronte di una crescita del Pd di circa 54.000 voti. Questa tendenza positiva del Pd è però concentrata (e questa è una delle novità di queste consultazioni), come ha osservato anche Roberto D'Alimonte (sulle cui elaborazioni, pubblicate sul Sole 24 Ore, basiamo questi conteggi), specialmente nelle Regioni del settentrione: al Sud il Pd - ma anche il Pdl - perde. Si conferma, in altre parole, la tradizionale differenziazione delle modalità di scelta elettorale tra il settentrione e il meridione del Paese.

E veniamo ai risultati della Lega. Nei Comuni più urbanizzati - dove però tradizionalmente è meno forte - il Carroccio perde rispetto all'anno scorso circa 25.000 voti. Un andamento analogo si rileva anche se si considera l'insieme dei capoluoghi di Provincia, ove il declino è maggiore e pari a 33.000 voti. È vero che rispetto alle Comunali precedenti la Lega, diversamente dal Pdl, ha incrementato (nei Comuni più urbanizzati con 78.000 voti in più) i suoi consensi. Ma è vero al tempo stesso che queste elezioni hanno interrotto il ciclo di crescita del Carroccio che perdurava da allora. Insomma, nel complesso il Pd guadagna in queste elezioni, specie al Nord, e le forze di centrodestra appaiono invece calanti. Alcuni hanno proposto, tuttavia, di distinguere nell'analisi il caso milanese da quello del resto del territorio, per verificare eventuali andamenti distinti. Ma i dati non confermano questa ipotesi. Anche escludendo Milano, troviamo una crescita, sia pure molto più modesta, del Pd (che si incrementa di poco meno di 4.000 voti nel resto dei Comuni più urbanizzati e di circa 19.000 voti nel resto delle Province) e una diminuzione di Pdl e Lega. Nell'insieme, dunque, il trend non appare disomogeneo. L'incremento del Pd e il calo del Pdl sono, più o meno, sempre confermati dal quadro d'insieme di queste consultazioni. Anche se bisogna tenere presente il caso di Napoli, ove il Pd diminuisce, e quello di Bologna, in cui il partito di Bersani mantiene, senza incrementarlo, il seguito del 2010, ma decresce rispetto alle ultime Comunali.

Cosa comportano a livello politico generale questi risultati? Le opinioni degli italiani a questo riguardo non risultano univoche e si differenziano specialmente in relazione all'orientamento di ciascuno. Poco più della metà (54% nell'insieme, 73% tra gli elettori di centrosinistra, 42% tra quelli di centrodestra) degli italiani ritiene che, a seguito degli esiti elettorali di questo primo turno, il governo sia risultato complessivamente indebolito. Solo il 4% ritiene, abbastanza curiosamente, che ci troviamo di fronte ad un rafforzamento, mentre una minoranza consistente (32%, ma molti di più, il 47%, tra gli elettori del centrodestra) ritiene che, alla fine, per la stabilità del governo tutto resti come prima. Di converso, la maggioranza relativa (43%, ma il 67%, tra gli elettori del centrosinistra, a fronte di solo il 26% tra i votanti per il centrodestra) intravede un rafforzamento dell'opposizione. E, naturalmente, secondo più del 60% (e, significativamente, anche della maggioranza relativa - 47% - degli elettori del centrodestra), si manifesterà, specie se a Milano dovesse prevalere Pisapia, un'ulteriore caduta del livello di popolarità del premier.

Insomma, sia i risultati veri, sia le opinioni dei cittadini, suggeriscono un quadro di più accentuata debolezza per il centrodestra, di cui si avvale a suo vantaggio il centrosinistra. Che verrebbe accentuato se quest'ultimo prevalesse anche nei ballottaggi. Ma solo l'esito del secondo turno potrà evidenziare lo scenario definitivo di questa tornata elettorale.

Renato Mannheimer

22 maggio 2011

 

 

Sondaggi

Milano Pisapia-Moratti

CORRIERE della SERA :

l Pgt. Una grande colata di cemento come sostiene l'opposizione o la più grande opportunità di sviluppo per la città come sostiene la Moratti? Vedi.pdf

Risultato2011-05-22 h10,07

Una grande colata di cemento 85.6%

La più grande opportunità di sviluppo 14.4%

Numero votanti: 4903

 

Bagnoli, nell’ex zona Italsider, è un enorme spazio ancora sostanzialmente vuoto. Chi tra i due candidati può completare le opere in cantiere e la bonifica?

Vedi .pdf

de Magistris 90.6%

Lettieri 9.4%

Numero votanti: 2275

Nota:

I sondaggi online di Corriere.it non hanno un valore statistico, si tratta di rilevazioni non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità. Le percentuali non tengono conto dei valori decimali. In alcuni casi, quindi, la somma può risultare superiore a 100

 

ECCESSI, PROMESSE, OMISSIONI

Al mercato delle grida

Le elezioni si vincono anche con le campagne elettorali, è ovvio. Le quali, per loro natura, sono illusorie e menzognere: conservano insomma il peccato originale della politica senza preoccuparsi di doverlo giustificare. Dal dopoguerra a oggi è quasi sempre stato così: un anno sono state vinte per lo sgomento del "salto nel buio ", un altro per il timore della "dispersione dei voti", un altro ancora per la "legge truffa": già, basta agitare lo spettro della paura e il più è fatto.

Ma cosa succede quando la propaganda si sostituisce del tutto al confronto politico? Alla vigilia dei ballottaggi in città importanti come Milano e Napoli ci troviamo in questa situazione: il peso dell’enfasi elettorale è cresciuto così a dismisura da farci smarrire ogni contatto con la realtà. Si critica molto il Grande Fratello televisivo, ma mai come ora abbiamo avuto la sensazione di vivere in un reality, dove l’insulto è libero, la carognata metodo e il voltafaccia prassi quotidiana.

Sono elezioni amministrative, si dovrebbe discutere di cose concrete e invece assistiamo alla più feroce, alla più astratta, alla più miracolistica forma di proselitismo finora mai attuata: in premio persino due ministeri a Milano! Come se l’intesa fra amministratori e amministrati fosse un brutto format, come se il rapporto fra ribalta e retroscena fosse del tutto arbitrario (non a caso, le parole più sincere di questa campagna sono quelle rubate a un "fuori onda", quando Formigoni se l’è presa con la Moratti e la Santanchè).

Di questa competizione elettorale, nei tanto invocati "faccia a faccia" di Sky, ci sono rimasti in mente due episodi: Letizia Moratti che accusa Giuliano Pisapia di essere un ladro, Luigi de Magistris che accusa Gianni Lettieri di mettere Napoli "nelle braccia della camorra". Così l’insulto fa presto a tracimare dalla tv ai giornali, dai giornali al Web, dal Web al passaparola. Ecco, i due poli di questa campagna sono proprio questi e vanno ben oltre le tradizionali "sparate elettorali": da una parte, l’"offesa dell’ultimo minuto ", anche la più feroce, affrancata ormai dall’idea che ogni accusa vada provata, che ogni menzogna vada risarcita; dall’altra la "promessa dell’ultimominuto", un tipo di impegno che non ha bisogno di essere giustificato con la sua sostenibilità, ma che è lanciato apposta per stupire, secondo il metodo delle televendite. Ha importanza se l’Ici ha messo in crisi i Comuni, se l’Ecopass è stato voluto proprio dalla Moratti? E Pisapia non dovrebbe spiegare con chiarezza se il suo programma prevede o no una maggiore tassazione per i cittadini? Da questo punto di vista si spiega molto bene l’offensiva mediatica di Silvio Berlusconi, l’occupazione selvaggia dei telegiornali, la sua crociata contro il "pericolo comunista ", la demonizzazione dell’avversario. Si spiega bene, ma altrettanto bene non si giustifica, aggiunge solo distorsione a distorsione. Se al primo turno la Moratti non è riuscita a ottenere la vittoria, la colpa non è di chi le ha organizzato la campagna elettorale, amministrando lei la città dal 2006.

Le previsioni fosche delle agenzie di rating sullo stato di salute dell’economia italiana si basano sulle cifre non sulle promesse. Per riconquistarci un futuro dobbiamo tornare ad affrontare i problemi concreti, a fare i conti della serva, a guardare in faccia gli uomini che ci devono guidare, a considerare i cittadini come cittadini. Non sempre chi vuole il nostro bene viene votato: e il motivo è lo stesso per cui la correttezza viene spesso scambiata per viltà.

Aldo Grasso

22 maggio 2011

 

 

21/05/2011 C’era una volta l’Ecopass Scritto da: Giangiacomo Schiavi alle 14:28 del 21/05/2011 Noi non lo rimpiangeremo. Non ne abbiamo salutato l’arrivo con la seriosità di chi lo definiva una buona misura per l’aria avvelenata di Milano. E non ci stracceremo le vesti per la sua liquidazione, usata come spot per la campagna elettorale di Letizia Moratti. Non siamo mai stati fans dell’ Ecopass. L’abbiamo ritenuto un provvedimento tampone, utile per rompere l’inerzia di anni della politica comunale antismog. E abbiamo detto che bisognava chiamarlo con il suo vero nome: una tassa pagata per inquinare. Il sindaco Moratti ha avuto coraggio, bisogna riconoscerlo, quando ha sfidato l’impopolarità per ridurre gli ingressi delle auto verso il centro. Ma era evidente che il sistema delle deroghe, euro 3 ed euro 4, andava gradualmente rivisto e aggiornato. E invece, di anno in anno, nulla è stato fatto: nessuna restrizione ai veicoli o allargamento dell’area interessata. Così era diventato inutile. Ma toglierlo dopo che è stato presentato come un fiore all’occhiello nei depliant elettorali non è il massimo della serietà. I milanesi ringraziano (forse). E chi viene da fuori paga. Milano torna indietro nel tempo: i balzelli ai forestieri. Per favore, già che ci siamo, aboliamolo del tutto.] 21/05/2011

C’era una volta l’Ecopass

Scritto da: Giangiacomo Schiavi alle 14:28 del 21/05/2011

Noi non lo rimpiangeremo. Non ne abbiamo salutato l’arrivo con la seriosità di chi lo definiva una buona misura per l’aria avvelenata di Milano. E non ci stracceremo le vesti per la sua liquidazione, usata come spot per la campagna elettorale di Letizia Moratti.

Non siamo mai stati fans dell’ Ecopass. L’abbiamo ritenuto un provvedimento tampone, utile per rompere l’inerzia di anni della politica comunale antismog. E abbiamo detto che bisognava chiamarlo con il suo vero nome: una tassa pagata per inquinare. Il sindaco Moratti ha avuto coraggio, bisogna riconoscerlo, quando ha sfidato l’impopolarità per ridurre gli ingressi delle auto verso il centro. Ma era evidente che il sistema delle deroghe, euro 3 ed euro 4, andava gradualmente rivisto e aggiornato.

E invece, di anno in anno, nulla è stato fatto: nessuna restrizione ai veicoli o allargamento dell’area interessata. Così era diventato inutile. Ma toglierlo dopo che è stato presentato come un fiore all’occhiello nei depliant elettorali non è il massimo della serietà.

I milanesi ringraziano (forse). E chi viene da fuori paga. Milano torna indietro nel tempo: i balzelli ai forestieri. Per favore, già che ci siamo, aboliamolo del tutto.

 

 

 

2011-05-21

IL candidato Pd sull'offensiva tv del premier: "È stata una vergogna"

Il voto a Milano, sale la tensione

Pisapia: "Zingaropoli? Loro in difficoltà"

Sabato nei mercati per la Moratti: comizi e contestazioni. Il vicesindaco De Corato: "Aggredito nostro militante"

MILANO - Sale il livello dello scontro politico nell'ultimo weekend prima dei ballottaggi. E salgono i toni, soprattutto a Milano. Letizia Moratti, sindaco e candidata, ha dedicato l'ultimo sabato di campagna elettorale alle visite nei mercati rionali, seguita dai supporter e accolta da applausi, ma anche da contestazioni. Dopo il giro per le bancarelle di via Fauchè e di via Osoppo, l'attuale primo cittadino ha iniziato il pomeriggio al famoso mercato di viale Papiniano, fendendo gli stretti corridoi tra i banchi e fermandosi a parlare con ambulanti e clienti. Avvicinando i passanti, la candidata Pdl ha insistito soprattutto sui rischi per la sicurezza urbana, nel caso Pisapia diventasse sindaco. Il tutto non senza tensioni. In particolare è stato il vice sindaco del Pdl, Riccardo De Corato, a rendere noto che al mercato di via Osoppo "una decina si sostenitori di Pisapia hanno impedito al sindaco Moratti di parlare, l'hanno insultata e inseguita con fischietti e cartelli. La madre dell'assessore Alan Rizzi - ha riferito De Corato - è stata aggredita e ha dovuto ricorrere a cure mediche al pronto soccorso. Sono in corso accertamenti da parte della Digos mentre un altro simpatizzante del centrodestra ha subito una seconda aggressione e la polizia ha fermato una persona".

IL PDL E LA POLIZIA LOCALE - Anche il Pdl lombardo ha denunciato, attraverso una nota, una "indegna aggressione" nei confronti di una militante al mercato di via Osoppo. "Solo perché era intenta a sostenere la candidatura di Letizia Moratti - ha voluto sottolineare il partito regionale - è stata attaccata da gruppi dei centri sociali. Ora si trova in ospedale". La conclusione del Popolo della libertà è che "la Milano gentile di Pisapia è smentita ogni giorno dai suoi militanti che, attraverso l'uso della violenza, tentano di intimorire coloro che non la pensano allo stesso modo". Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Provincia, Guido Podestà. "Desidero esprimere solidarietà alla signora Franca Rizzi, madre dell’assessore comunale Alan, e al simpatizzante del Pdl per l’aggressione subita a opera di facinorosi riconducibili ai sostenitori di Giuliano Pisapia" ha detto. "Considero questo gesto - ha aggiunto - frutto del clima esasperato che, purtroppo, è stato scatenato dalle ali estreme della sinistra con l’obiettivo di impedire al primo cittadino di illustrare il suo programma ai milanesi". La polizia locale di Milano non procede però su quanto accaduto al mercato di via Osoppo. I vigili lo hanno precisato spiegando anche che "non c'è stata un'aggressione ma un diverbio" e quindi sono le persone coinvolte che al limite devono sporgere querela. Sul posto, un privato ha chiamato il 118 che ha mandato un'ambulanza. La madre dell'assessore Rizzi è stata portata con contusioni e abrasioni all'ospedale San Carlo in codice verde. A sua volta, il 118 ha allertato i carabinieri che parlano di una lite tra fan di Pisapia e Moratti e di una signora con qualche graffio al volto. "In merito alle notizie riferite dalle agenzie di stampa, sulle quali non ho informazioni certe, rivolgo i miei auguri alla signora Rizzi" ha scritto Pisapia in una nota, auspicando un clima più sereno.

La Moratti al San Carlo per fare visita alla madre dell'assessore Rizzi (Fotogramma)

Alla madre di Rizzi hanno fatto visita in ospedale la Moratti e il ministro La Russa.

"VOGLIONO SPAVENTARE I MILANESI" - Il candidato de centrosinistra, al quale la Moratti ha chiesto di annunciare prima del ballottaggio la sua giunta per dimostrare la sua promessa di costruire una giunta libera da spartizioni partitiche, si mostra ottimista in vista dei ballottaggi. Secondo il candidato sindaco di centrosinistra, "il tentativo di spaventare i milanesi parlando di "zingaropoli" dimostra ancora una volta quanto siano in difficoltà gli esponenti del centrodestra. Ma soprattutto - ha spiegato - quanto poco conoscano non solo il mio programma elettorale, ma anche i provvedimenti da loro stessi varati". Pisapia sostiene di voler "superare i campi rom. Quando si parla di autocostruzione di case - ha precisato - intendiamo quei progetti già avviati con successo in altre città italiane ed europee, che vanno dalla ristrutturazione di cascine diroccate alla costruzione di palazzine, ma sempre nel rispetto delle regole urbanistiche e dell'esigenze dei cittadini residenti in zona". Assai critico l'avvocato aspirante sindaco lo è stato nei confronti dell'intervento di Berlusconi durante i cinque tg di venerdì sera (Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto su Italia 1). "Credo che sia una vergogna che il presidente del Consiglio utilizzi il suo potere, e la Rai gli dia tanto spazio, per raccontare quelle menzogne che ha raccontato venerdì in cinque canali tv" è l'affondo del candidato di Milano. Che respinge al mittente, nel caso specifico il premier, le accuse di voler aumentare le tasse e bloccare l'Expo. "Cerco di dialogare, non uso l'insulto: i veri estremismi sono dall'altra parte" è la posizione di Pisapia.

PDL E LEGA ALL'ATTACCO - E mentre la Moratti incassa la disponibilità del leader della lega Umberto Bossi a impegnarsi in prima persona ("Farò almeno un comizio") in vista del voto, il Pdl non risparmi attacchi al candidato di centrosinistra. "Pisapia vuole liberalizzare cannabis e marijuana, ma così finirebbe con l'aumentare il giro d'affari della criminalità organizzata" ha detto il sottosegretario alla Famiglia, Carlo Giovanardi, nel suo intervento al programma KlausCondicio. E ancora: "Io non sono anti gay, ma va evidenziato che con Pisapia e De Magistris il riconoscimento delle unioni gay porterebbe a conseguenze discriminatorie per centinaia di migliaia di famiglie. I servizi sociali di Milano e Napoli darebbero la priorità a unioni e matrimoni gay. Decine di migliaia di famiglie "colpevoli" di non essere gay finirebbero in fondo alle priorità degli amministratori". I militanti della Lega Nord hanno deciso di stampare e distribuire nei vari gazebo sparsi per la città volantini contro il candidato anti-Moratti. "Non è un terrorista, ma Pisapia fa paura" è una delle frasi stampate sui volantini. "Giuliano Pisapia - si legge nella prima paginao - votato da no global fondamentalisti ha nel suo programma l'autorizzazione di una grande moschea a Milano, e prevede l'allargamento dell'ecopass, ovvero una tariffa di 5 euro per ogni auto in ingresso a Milano".

LA RUSSA - Nervi a fior di pelle per Ignazio La Russa. Il ministro della Difesa ha avuto un battibecco con Elisabetta Santon, giornalista della testata regionale Rai. "Abbiamo fatto un primo turno surreale in cui si parlava di tutto tranne delle cose che interessano alla gente", ha detto il titolare della Difesa. "Ma l'aggressione mediatica gossippara e l'accanimento giudiziario contro Berlusconi non l'abbiamo certo voluto noi". Alla giornalista che gli faceva notare i toni spesso sopra le righe della campagna elettorale del centrodestra, La Russa ha risposto: "Lei più che una giornalista è una partigiana di Pisapia". E ha ripetuto per tre volte: "Mi dica per chi ha votato". Al termine il ministro si è scusato con Santon.

MULTE E MAXI-SANATORIA - Spopola in queste ore sui blog e viene rilanciata con evidenza da ilpolitico.it la notizia dell'imminente approvazione di una maxi-sanatoria sulle contravvenzioni prese a Milano. Una sorta di "sorpresa elettorale" annunciata nei giorni scorsi dal ministro Roberto Calderoli e messa a punto da Berlusconi e Bossi in vista del ballottaggio.

Redazione online

21 maggio 2011

 

 

L'OFFENSIVA DEL CAVALIERE IN VISTA DEI BALLOTTAGGI

Rai, Garimberti striglia i tg

"Berlusconi? Ora serve riequilibrio"

Il presidente di Viale Mazzini: "Adesso lo stesso spazio per gli altri leader". Famiglia Cristiana: brutta pagina

MILANO - I cinque interventi di venerdì di Berlusconi nei principali tg nazionali (Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto su Italia 1), che hanno fatto dire al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, "non siamo in Bielorussia", scatena l'indignazione di Famiglia Cristiana e un intervento del presidente della Rai, Paolo Garimberti, il quale chiede un "riequilibrio" sulle reti nazionali.

GARIMBERTI - "Un conto è dare una notizia, e il primo commento del premier ai risultati delle amministrative certamente lo era, altro discorso è consentire una sorta di comizio, per giunta senza un'adeguata compensazione con opinioni di altri candidati", ha detto Garimberti. "Nessun giornalista dovrebbe mai permetterlo, meno che mai i giornalisti del servizio pubblico. Alla luce di quanto accaduto, è necessario che la Rai - per adempiere appieno alla sua missione di servizio pubblico - riequilibri tempestivamente dando spazio sui temi delle amministrative a punti di vista di candidati o leader di partiti diversi da quello del presidente del Consiglio".

FAMIGLIA CRISTIANA - "Sono state scritte due brutte pagine: una da un primo ministro e proprietario di televisioni che si arroga prerogative inaccessibili agli avversari politici; l'altra da un giornalismo tv che non tiene dritta la schiena ma si genuflette", afferma Famiglia Cristiana in un editoriale dal titolo "Berlusconi, l'arroganza a reti unificate". Il settimanale dei Paolini parla di "cinque interviste tv "comandate" da Silvio Berlusconi per fare propaganda elettorale" e punta il dito contro "giornalisti in ginocchio" e l'Agcom "troppo occupata per intervenire". "Di nuovo o inatteso, Berlusconi non ha detto nulla", ha aggiunto l'editoriale. "Al più si è maggiormente avvicinato a Bossi per la faccenda della Grande Moschea, degli zingari incombenti e della sinistra inaffidabile. Copione conosciuto. Se prima aveva "mostrato la faccia" in singoli comizi, adesso siamo a una carica di tipo alluvionale. E condotta non su iniziativa dei singoli Tg ma, ripetiamo, convocando d’autorità le redazioni private e pubbliche".

SANZIONI - Nino Rizzo Nervo, componente del consiglio di amministrazione della Rai, chiede che "se l'Agcom sanzionerà la Rai, a pagare dovranno essere quei direttori che hanno violato le direttive dell'Autorità e del Cda. Siamo di fronte non a responsabilitá dell'azienda, ma di singole persone che hanno stracciato indirizzi e regolamenti sul pluralismo. Mi attendo un'autonoma decisione del nuovo direttore generale, altrimenti sará chiamata la Corte dei conti a pronunciarsi".

Redazione online

21 maggio 2011

 

 

DAL SITO INTERNET DI FAMIGLIA CRISTIANA:

http://www.famigliacristiana.it/informazione/news_2/articolo/tv_210511092356.aspx

L'arroganza a reti unificate

Cinque interviste Tv "comandate" da Berlusconi per fare propaganda elettorale. Giornalisti in ginocchio e Authority troppo occupata per intervenire. Una brutta pagina per l'Italia.

21/05/2011

I giornali avversari avevano fatto un cauto pronostico: vedrete che Berlusconi, dopo il lungo silenzio postelettorale, tornerà a farsi vivo. Forse una conferenza stampa, forse un’intervista in Tv. Una sola, ritenevano; nessuno immaginava che potesse farne cinque in un colpo solo, non perché i giornalisti le avessero implorate ma perché è stato lui a imporle. Un primo pacchetto ai tre Tg di Mediaset, che sono cosa sua sebbene Berlusconi sostenga da sempre di non interessarsi alle sue aziende, almeno in prima persona. Evidentemente ci sono altre persone cui basta ricevere una telefonata, pronte a obbedir tacendo. Poi i due maggiori Tg della Rai, primo e secondo: e qui il discorso, già parecchio delicato, ulteriormente si complica.

Esiste una AgCom che dovrebbe fissare le regole della comunicazione e, in caso di irregolarità, punire gli inadempienti. Già il fatto che il premier irrompa nella campagna per Milano e Napoli usando le reti di sua proprietà dovrebbe far ricordare che c’è un piccolo inciampo, chiamato conflitto di interessi. Ma tutti zitti. E lo stesso, ciò che è peggio, per le reti a canone. Pare che la Commissione debba riunirsi mercoledi prossimo, lasciando che nel frattempo Berlusconi faccia altri monologhi davanti a reverenti cronisti. Nessuno dei quali, superfluo notarlo, si è sognato fin qui di avanzare contestazioni o anche semplici obiezioni.

Ora non è da dubitare che i membri dell’AgCom siano carichi di incombenze private, tanto da dover rinviare una riunione di interesse pubblico. Ma se ritengono di poter attendere mercoledi, tanto vale posporre a giugno o luglio; tanto i buoi sono già scappati.

L’imposizione del primo ministro e l’acquiescenza delle reti pubbliche hanno suscitato violente reazioni, che oggi riempiono i giornali: dall’illegalità al paragone con la Bielorussia. Superfluo citarle per esteso. E’ da chiedersi piuttosto quale effetto avranno queste esternazioni a reti unificate, non tanto per il loro contenuto quanto per la linea padronale che esprimono. Di nuovo o inatteso, Berlusconi non ha detto nulla. Al più si è maggiormente avvicinato a Bossi per la faccenda della Grande Moschea, degli zingari incombenti e della sinistra inaffidabile. Copione conosciuto.

Che ciò serva per i ballottaggi, o dia esito negativo, è tutto da vedere. Sembrava che il premier fosse stato colpito dai commenti dopo il voto, dove si giudicava assai più dannoso che proficuo l’avere impostato un referendum sulla sua persona. Evidentemente non è così. Se prima aveva "mostrato la faccia" in singoli comizi, adesso siamo ad una carica di tipo alluvionale. E condotta non su iniziativa dei singoli Tg ma, ripetiamo, convocando d’autorità le redazioni private e pubbliche.

Qualcuno troverà che si tratta di un giusto contraltare ai Santoro, Floris e sinistra assortita, visti dal premier, ed anche dal suo elettorato, come il fumo negli occhi. Altri baseranno il loro giudizio sull’arroganza del potere, che da noi è raramente premiata ma non demorde. E chissà come saranno accolti i tre ministeri in regalo elettorale, due a Milano, secondo le indiscrezioni, e uno a Napoli.

Comunque, non c’è che da aspettare. Per il momento, senza bisogno di attese, sono state scritte due brutte pagine: una da un primo ministro e proprietario di televisioni che si arroga prerogative inaccessibili agli avversari politici; l’altra da un giornalismo Tv che non tiene dritta la schiena ma si genuflette.

Giorgio Vecchiato

 

DAL SITO INTERNET del

CORRIERE della SERA

http://www.corriere.it

 

 

 

Il voto Il caso

"No tax area" e ministeri,

le idee per conquistare voti

Calderoli: per Milano una "grossa sorpresa" di Berlusconi e Bossi. Ma nella maggioranza c'è cautela

ROMA - Sibillino, è Roberto Calderoli che fa l'annuncio: "Posso solo dire che ci sarà la settimana prossima una grossa sorpresa che sarà presentata da Berlusconi e Bossi che cambierà modo di pensare dei milanesi e di coloro che sono andati a votare...". Parole consegnate al programma "La telefonata" di Canale 5 che mandano subito in fibrillazione il mondo politico, dell'uno e dell'altro schieramento. A cosa staranno mai pensando i due leader per rovesciare il verdetto che al primo turno i milanesi hanno consegnato alle urne?

A sera Calderoli - intervistato dalla Padania - fa un'altra rivelazione: il "patto per il cambiamento" progettato da Berlusconi e Bossi conterrà decentramento dei ministeri, riforma del fisco, Senato federale. Ma intanto per tutta la giornata le indiscrezioni passano veloci di bocca in bocca ed è l'Idv Luigi Li Gotti a svelare il possibile colpo di scena al quale si starebbe lavorando: "Vogliono portare due ministeri da Roma a Milano". In particolare, si racconta, si tratterebbe del dicastero delle Riforme (guidato da Bossi) e di quello per la Semplificazione (di Calderoli), ma secondo alcuni anche le Pari Opportunità di Mara Carfagna potrebbero traslocare dalla capitale a Napoli.

Vero, falso? Nel Pdl è tutto un cadere dalle nuvole: non ne sappiamo niente, ci sembra strano, non pare un'idea di quelle che cambiano la sorte di un voto, ci vuole una vita per fare un trasferimento così, in fondo ai milanesi non importa nulla di avere due ministeri in casa (senza portafoglio, e con pochi addetti), e poi perché fare questo regalo alla Lega?, è il tenore dei commenti degli uomini vicini al premier. Dunque, sembra che l'idea - pure accarezzata dal Carroccio - non decolli.

Ma, con il passare delle ore, avanza un'altra ipotesi: Berlusconi e Bossi potrebbero annunciare l'istituzione di una "no tax area" per Milano, non meglio specificata ma comunque dall'impatto forte per la città. Anche qui, vero o falso? Nessuno sa dirlo, anche se l'eventualità non è esclusa: "Potrebbe essere - dice un amico del premier - anche se il provvedimento è di difficile applicazione", e d'altronde lo stesso Berlusconi ieri nelle sue contestatissime interviste televisive ha parlato di Milano come città con "meno tasse per tutti". Ma un ministro di peso è scettico: "La vedo improbabile: abbiamo già dato tanti di quei soldi a Milano con l'Expo, che prevederne altri...". E per il Pd Enrico Letta è secco: "Taglio delle tasse? È una proposta priva di credibilità". Insomma, conferme non arrivano, come peraltro non arrivano secche smentite a nulla: se l'hanno annunciato, ragionano nel Pdl, forse qualche sorpresa alla fine ci sarà, ma per essere tale non può venire anticipata.

Per ora dunque ci si concentra su quello che è certo: la Moratti annuncerà una "sorpresina" al giorno, come ha fatto due giorni fa con l'Ecopass gratuito per i milanesi e ieri con le strisce blu non più a pagamento per i residenti. Berlusconi invece continuerà nella sua strategia mediatica della demolizione non tanto di Pisapia come candidato, che secondo i suoi consiglieri non deve mai essere citato altrimenti "lo si trasforma in vittima e gli si fa un favore", quanto della coalizione di "estremisti e violenti" che lo sostiene. Se evitasse di evocare il "pericolo comunista" delle bandiere con falce e martello, dicono i suoi, sarebbe meglio, così come se lasciasse da parte i giudici, ma questo non si può giurare che avverrà.

Dovrebbe invece essere certa la sua partecipazione ad un talk show la prossima settimana, Ballarò o Porta a Porta. Più vaga resta l'idea di una partecipazione ad una sorta di festa-kermesse a Milano che vedrebbe l'uno accanto all'altro lo stesso premier e Bossi, anche per dimostrare che, come dice Paolo Bonaiuti, i due leader "marciano assieme". Si vedrà, si vive ora per ora e con i sondaggi alla mano per valutare l'effetto di ogni mossa. Sapendo che la montagna da scalare è altissima, che l'equilibrio tra l'appello ai moderati e l'anatema contro le sinistre pericolose è difficile da tenere, e che la pozione magica non ce l'ha nessuno.

Paola Di Caro

21 maggio 2011

 

 

 

Un po' di serietà

Se la destra pare non aver imparato la lezione del primo turno, la sinistra non ha ancora fornito ai milanesi tutte le garanzie e gli elementi per prendere una decisione importante come quella del 29 e 30 maggio. A cominciare dalla squadra di governo, dagli uomini cui potrebbe essere affidata la Milano del futuro.

 

Da una parte, i toni e gli argomenti della campagna per il ballottaggio non sembrano discostarsi da quelli - eccessivi - dei giorni scorsi. Non è solo questione dell'insulto di Bossi, o del periodico vicino al centrodestra che accosta Pisapia all'Anticristo. Presentare una Milano governata dalla sinistra come la capitale degli zingari, della droga, dei centri sociali e dei minareti non inficia la credibilità degli avversari, ma la propria. Demonizzare le moschee, viste dallo stesso Maroni come argine all'estremismo islamico, può portare qualche voto ma non delinea la visione di una grande città del XXI secolo. Peggio ancora le promesse dell'ultimo momento, che magari contraddicono il programma elettorale, come la marcia indietro della Moratti sull'Ecopass, o l'idea improvvisata di trasferire qualche ministero minore a Milano e a Napoli (altra città-simbolo del berlusconismo, dalla battaglia dei rifiuti alle vicissitudini personali del premier); come se lo sviluppo di due metropoli europee fosse legato a qualche centinaio di posti pubblici. Dall'altra parte, Pisapia è stato attento a non esasperare la valenza politica del voto di Milano e a non accettare la battaglia delle male parole. Ma non ha dissipato i dubbi legittimamente coltivati dai moderati milanesi; i quali, come nel resto del Paese, restano la maggioranza del corpo elettorale.

 

Pisapia farebbe bene non solo a precisare meglio i punti-chiave del suo programma, ma soprattutto a indicare le persone incaricate di attuarli. Non è indifferente sapere come sarebbe composta la sua squadra; così come conoscere eventuali cambiamenti in quella della Moratti (che nel frattempo farebbe bene a scusarsi per la falsa accusa al rivale). Chi si occuperà dell'economia e del bilancio di Milano? Chi dell'Expo? Chi dell'ambiente? Chi del punto di forza del progetto di Pisapia, la cultura?

La preoccupazione - espressa ieri sul Sole 24 Ore da Roberto Perotti - per l'invadenza della mano pubblica rispetto alla sussidiarietà e alle istanze liberali non è priva di fondamento, in una città come Milano abituata ad affidarsi alle energie dei privati e delle associazioni. Sapere quali siano gli uomini e le donne di Pisapia è fondamentale per capire se la sua gestione possa essere davvero riformista e coinvolgere culture e ambienti diversi dal suo, compreso quello cattolico. Se entrambi i candidati indicassero anche personalità al di fuori del loro campo, darebbero un segnale importante e faciliterebbero la decisione dei milanesi. Che avrà certo conseguenze politiche. Ma è innanzitutto la scelta del sindaco di una città che resta l'avanguardia d'Italia nel mondo.

Aldo Cazzullo

21 maggio 2011

 

 

 

Poi l'avvertimento al Pdl: "Senza il Terzo Polo il Cavaliere non vincerà più"

La scelta di Fli : "Né l'uno né l'altro"

Bocchino: non possiamo votare la sinistra giustizialista a Napoli né il fallimento berlusconiano a Milano

MILANO - "Libertà di voto sul territorio ma a Milano e Napoli, nei ballottaggi, si pongono due questioni nazionali, che riguardano il fallimento del Pdl e del Pd. A Napoli non possiamo sostenere la sinistra e il giustizialismo dipietrista, a Milano non possiamo sostenere il fallimento berlusconiano e neppure un centrodestra dove è segretario Cosentino, ancora perseguito dalla magistratura per i rapporti con la camorra. Quindi non sosterremo nè l'uno nè l'altro". È l'indicazione che Italo Bocchino, presidente vicario di Futuro e Libertà, ha spiegato all'assemblea nazionale riunita al Residence di Ripetta, riscuotendo un applauso lunghissimo dalla platea (Ronchi e Urso esclusi). In particolare, ha detto, "non possiamo allearci oggi facendo la ruota di scorta del berlusconismo".

NESSUN CONTRARIO - "Nessuno può giocare il trucchetto di dire "c'è libertà, faccio come mi pare" nei ballottaggi - avverte Bocchino - nessun dirigente può dire "da cittadino voterei quel candidato", perchè non siamo cittadini, siamo dirigenti e non si può stare fuori dalle grandi questioni". La linea illustrata dal presidente è poi stata avallata dall'assemblea al voto: gli astenuti sono stati solamente tre; Ronchi e Urso - che avrebbero invece probabilmente espresso un voto contrario avendo più volte sottolineato la necessità di mantenere il partito nell'alveo del centrodestra sostenendo il Pdl al secondo turno - non hanno votato e si sono allontanati dall'assemblea prima dell'inizio delle operazioni.

"SENZA DI NOI SILVIO PERDE" - Quanto al risultato di Furturo e Libertà, ha sottolineato Bocchino, "abbiamo superato la prima tappa con le amministrative, quella della sopravvivenza. Adesso ci attende la seconda: dimostrare di essere indispensabili nei ballottaggi, e infine la terza, essere protagonisti alle prossime politiche". "Senza Fini e Casini, Berlusconi non vincerà più e Fini ha avuto ragione su tutte le questione che ha posto a Mirabello, a Bastia e a Milano - ha aggiunto -. Le elezioni le ha perse la deriva estremista di Berlusconi e Bossi che noi avevamo denunciato e che è alla base della nascita di Fli".

Redazione Online

20 maggio 2011

 

 

2011-05-20

BALLOTTAGGIO - Usigrai: "Scandaloso"

Berlusconi, parte l'invasione dei Tg

Via con Studio Aperto. Poi al Tg4, Tg5, Tg1 e Tg2

Le proteste di Bersani: "Non siamo mica in Bielorussia"

ROMA - Milano è in bilico. La vittoria a Napoli è minacciata dall'outsider De Magistris. Berlusconi ha tergiversato per qualche giorno, e dopo aver incontrato alleati, collaboratori e spin doctor, ha finalmente deciso di "metterci la faccia". E così il volto sorridente del premier ha occupato la quasi totalità dell'informazione televisiva. La prima apparizione è sullo schermo di Studio Aperto, il telegiornale di Italia Uno: "Non consegneremo Milano agli estremisti", questo il messaggio. Ma si capisce anche dal tono, che il Cavaliere punta a iniettare fiducia nell'elettorato sfibrato dalla sconfitta del primo turno: "Chi dice che mi defilo dalla campagna? Io sono in campo ogni giorno come cittadino di Milano e come leader del Pdl". Quindi cerca di smontare scettici e disfattisti: "Il dato di Milano ci dice che i milanesi non hanno premiato il Pd o il cosiddetto Terzo polo. Il dato vero - sottolinea Berlusconi - è che il Pdl è il primo partito e che l'alleanza con la Lega si conferma come l'unica in grado di un governo stabile e credibile e non c'e nessuna possibilità di avere una maggioranza alternativa alla nostra". Ma ci sono assist anche per Lettieri, impegnato nella sfida di Napoli: "Risolverà il problema dell'immondizia. E non in una settimana o in un mese. Subito". Il lungo servizio posto ovviamente in apertura del giornale è presentato nella consueta forma "regale". L'intervistatore è in bilico su una sediolina, quasi in penombra. Berlusconi viene invece illuminato da un fascio di luce accecante. Alla sua sinistra occhieggia lo scudo pidiellino.

L'EXCUSATIO DI FEDE - Al Tg4 il direttore Fede, che ha aperto con un appassionata difesa di Strauss-Kahn, introduce l'intervista a Berlusconi ricordando che il giorno prima era stato interpellato Stefano Boeri. Con l'auspicio che l'Agcom ne prenda nota. Quindi cominciano i tre minuti di Berlusconi, anche in questo caso messo decisamente a suo agio: "Il governo è forte e può andare avanti", rassicura il premier assiso alla medesima scrivania governativa apparsa su Studio Aperto e con lo stesso circoletto azzurro sospeso sulle spalle. "Come farà a vincere?", chiede l'intervistatore. Berlusconi risponde elencando i motivi per cui è impossibile perdere. Ovvero le proposte "assurde" di Pisapia: "Più tasse, estensione dell'ecopass, orde di zingari, e incapacità di gestire l'Expo". E a Napoli?: "La città è mortificata da vent'anni di sinistra al potere. Ma tornerà grande".

LE AMMIRAGLIE - Scrivania e circoletto anche su Tg1 e Tg5, che trasmettono praticamente all'unisono intervista simili anche negli argomenti. A cominciare dalla Milano "islamica", la "zingaropoli" che nella vulgata berlusconiana-leghista, Pisapia avrebbe intenzione di istallare all'ombra del Duomo. E poi le bandiere rosse, l'estremismo, le tasse. Passando da Rai1 e Canale5, Berlusconi è sempre lì. E dopo mezz'ora di nuovo, al Tg2. I tre tg coprono oltre il 60% dell'audience televisivo. La faccia l'ha messa, non c'è dubbio. Praticamente è ovunque.

"Occupazione dei tg", le polemiche

USIGRAI - "Il nostro senso di responsabilità è tale da non farci aprire una procedura di sciopero in campagna elettorale, ma il comizio di Berlusconi al Tg1 è semplicemente scandaloso" afferma in una nota Carlo Verna, il segretario dell'Usigrai (il sindacato dei giornalisti della tv pubblica). "I giornalisti della Rai hanno una loro dignità e si dissociano apertamente da questo uso spregiudicato e folle di una risorsa di tutti, il servizio pubblico, che dovrebbe garantire tutti", prosegue la nota. "Tre minuti e mezzo in apertura al premier e per il resto i consueti pastoni - conclude chi garantisce il pluralismo in Rai? Mi appello al nuovo direttore generale Lorenza Lei e ai presidenti Garimberti, Zavoli e Calabrò. Sappiano che i giornalisti Rai non vogliono essere silenziosi complici di quel che sta accadendo".

BERSANI INSORGE - Per il leader del Pd Bersani l'offensiva del premier evoca scenari da repubblica ex-sovietica: "Non siamo mica in Bielorussia", ha commentato chiedendo all'AgCom di intervenire, e contestualmente sfidando per l'ennesima volta il premier a un confronto televisivo: "Se Berlusconi vuole discutere delle elezioni venga a fare un confronto televisivo con me, io sono disponibilissimo". Nonostante l'offensiva del premier, il leader dell'opposizione ostenta sicurezza: "Ho sempre detto che a Milano vinciamo, e lo dico adesso". È ottimismo a 360° quello del segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani, che rilancia sulla aggressione mediatica del presidente del Consiglio: "È una cosa inaccettabile - ha detto - le testate non si mettono a disposizione di una telefonata del presidente del Consiglio, noi non ci stiamo e rompiamo questo giocattolo".

Berlusconi in uno studio televisivo (Ansa)

PISAPIA REPLICA - Alla poderosa offensiva berlusconiana, Pisapia risponde con una battuta: "L'unico vero estremismo emerso in questa campagna elettorale - spiega il candidato del centrosinistra riferendosi alle accuse di estremismo - è stato quello di alcuni candidati del Pdl tra i quali quelli che hanno paragonato i magistrati ai brigatisti".

LE POLEMICHE - "Berlusconi utilizza la maggior parte dei telegiornali nazionali come megafoni della sua propaganda elettorale". Incalza il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. "Già il 10 maggio scorso l'Agcom, su denuncia delle opposizioni, aveva rilevato una sovraesposizione e uno squilibrio a favore del Presidente del Consiglio, multando il Tg1", aggiunge l'ex pm. "La misura è colma. L'Agcom - sostiene -, di fronte all'offensiva programmata verso i telegiornali, si attivi immediatamente ed eserciti una rigorosa vigilanza in modo da consentire un rapido riequilibrio delle presenze televisive di Berlusconi. Se questo non fosse tecnicamente possibile per l'esiguitá dei tempi a disposizione per il riequilibrio, noi chiediamo, oltre alle sanzioni pecuniarie, la sospensione temporanea delle trasmissioni responsabili delle violazioni".

L'AFFONDO DI ZACCARIA - "I dati che abbiamo rilevato nei Tg di ieri sono ben poco promettenti riguardo al rispetto delle regole", spiega oberto Zaccaria, deputato del Pd e coordinatore del Gruppo di ascolto sul pluralismo televisivo. "A nove giorni dai ballottaggi, - sottolinea l'ex presidente della Rai - anche se Berlusconi tace, ottiene un tempo di notizia molto elevato (10 minuti e 24 sec in tutti i TG), Bossi invade, con una sorta di record personale, tutti gli spazi della politica (con 3 minuti e 12 secondi di parola e 11 minuti di tempo notizia) ma con un autogol clamoroso ("Pisapia è un matto") che è poi costretto a rettificare".

I TEMPI DELLE ALTRE FORZE - Secondo il gruppo d'ascolo del Pd, "si parla ancora pochissimo dei referendum - prosegue Zaccaria -. Il Tg1 delle 13 ha dato peraltro la notizia del referendum in perfetto tempismo con il richiamo Agcom (nato dall'esposto di Di Pietro e dei promotori del referendum) di ieri mattina. Il servizio dura 2 min e 5 sec. Questi sono per la cronaca i tempi totali che i Tg hanno dato agli altri leader politici: tempo di notizia: Bersani 24 sec, Fini 38 sec, Casini 8 sec, Rutelli 8 sec, a Vendola un tempo di parola di 1 min e 41 sec e, come tempo di notizia, 33 sec, Di Pietro tempo di parola 47 sec, quello di notizia 9 sec, altri maggioranza: tempo di parola 8 min e 39 sec, tempo di notizia 14 min e 30 sec, altri dell'opposizione; tempo di parola 8 min e 52 sec, tempo di notizia 4 min e 26 sec. Squilibrato comunque - conclude - il rapporto maggioranza-opposizione: maggioranza 75% (2861 sec) 48 min contro opposizione 25%"

Redazione online

20 maggio 2011

 

 

 

moschea: "centro multiculturale già previsto nel pgt approvato dalla giunta Moratti"

Pisapia e il suo modello di giunta:

"Basta spartizione partitocratica"

"Assessorati assegnati in base alle competenze". Via l'Ecopass ai residenti: "Una promessa alla Lega"

MILANO - Nel giorno del suo 62esimo compleanno (è nato a Milano il 20 maggio 1949), il candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia ha presentato venerdì in un'affollata conferenza stampa il suo modello di riorganizzazione della macchina comunale: niente nomi ma la struttura e le deleghe della Giunta, oltre che di una serie di delegati del sindaco e organi di garanzia. Il motivo è duplice: da un lato la legge che ha ridotto gli assessori comunali dagli attuali 16 a 12, dall'altra la volontà di "partire dalle competenze per trovare le persone più adatte". "Andando a leggere le competenze attuali del sindaco e degli assessori - ha spiegato in una conferenza stampa convocata appositamente - l'impressione è che ci sia stata una spartizione partitocratica, non che si sia partiti dai bisogni della città". La nuova organizzazione dovrà quindi servire a fare in modo che cittadini e imprese abbiano un solo interlocutore a cui rivolgersi quando hanno qualche necessità specifica, evitando di "doversi rivolgere a diversi assessori". Un inconveniente che, secondo Pisapia, arriva a portare a "un 40% di tempo perso". L'organigramma presentato venerdì però è solo una proposta, anche se dettagliata, e risultato dei lavori del comitato per il 51% guidato da Piero Bassetti.

ECOPASS - Pisapia è stato subito interpellato sulla promessa fatta giovedì dal sindaco uscente Letizia Moratti di togliere l'Ecopass per i residenti a Milano. "Una promessa elettorale data alla Lega Nord", ha risposto Pisapia, secondo il quale è proprio il Carroccio che ha chiesto "questa nuova modalità di Ecopass, perché non è una cancellazione. Lo fa senza nessuna valutazione sull'impatto di questa scelta, strumentale e propagandistica". D'altronde la Moratti "è in contraddizione con se stessa - ha aggiunto Pisapia - e con quello che ha scritto non più tardi di un mese e mezzo fa in un libro mandato ai milanesi e con il suo essere favorevole ai referendum ambientali di giugno. Vuol dire che non lo è". Pisapia ha detto che nella decisione su cosa fare si terrà "conto dei cittadini" e dunque del risultato dei referendum del 12 giugno, ma anche "della commissione di saggi istituita dalla Moratti".

"CENTRO MULTICULTURALE? GIA' PREVISTO" - Rispondendo alla Lega che lo accusa di voler mettere moschee in tutti i quartieri, Pisapia ha ricordato che un centro multiculturale è già previsto nel piano di governo del territorio approvato dalla giunta Moratti. "Mi accusano di voler prevedere una struttura multiculturale e multietnica dicendo che comporterebbe decine di moschee, la Zingaropoli - ha spiegato Pisapia - ma dovrebbero considerare quanta credibilità ha questa affermazione. Bossi e tanti elettori della Lega non sanno che il centro multiculturale è già previsto dal piano di governo del territorio approvato dal centrodestra". Come precisa il consigliere comunale Ines Patrizia Quartieri, nella seduta del 22 luglio 2010 sono infatti passati all'unanimità - presenti 28 consiglieri di cui 18 della maggioranza - due emendamenti al Pgt che garantiscono luoghi di culto per tutte le religioni rappresentate in città.

"BOSSI HA OFFESO CHI MI HA VOTATO" - A proposito poi delle parole del ministro Umberto Bossi, che lo ha definito "un matto", Pisapia ha commentato: "Bossi, dimostrando forse la poca lucidità, non sua ma dell'intero centrodestra, ha subito dopo ritrattato. Ha così, ancora una volta, pensato di continuare con l'offesa, solo che non ha offeso solo me, ma ha offeso gli oltre 300mila elettori che mi hanno votato".

I FISCHI - Sull'episodio dei fischi a Moratti e Formigoni in piazza Duca d'Aosta, Pisapia ha replicato: "Dire che c'erano persone che mi accompagnavano per fischiare è falso. C'erano i disabili e le loro famiglie. Io sono andato da solo e chi applaude o fischia ne ha il diritto. Il tema dei disabili - ha aggiunto - è delicato e non va strumentalizzato. C'è chi se ne occupa e chi non se n'è occupato in questi anni".

L'ACCUSA DI FURTO: "TRANELLO INACCETTABILE" - Riferendosi alle accuse rivoltegli dal sindaco uscente Letizia Moratti durante il confronto su Sky, e alla promessa di scuse da parte del sindaco se Pisapia accettasse un nuovo confronto in tv, il candidato del centrosinistra ha commentato: "Non si fanno scuse condizionate e tardive e soprattutto non bastano le scuse nei miei confronti, ma deve scusarsi con la città. Soprattutto deve dire chi e con chi ha organizzato questo tranello che è inaccettabile in una città come Milano, soprattutto da parte di chi è stato sindaco e aspira ad esserlo ancora".

Redazione online

20 maggio 2011

 

 

De Magistris-Lettieri, duello e colpi bassi

L'industriale: "C'è bisogno di una cura choc per Napoli" L'ex pm: "Era pappa e ciccia con Bassolino"| Video

NAPOLI - A Sky Tg 24 stavolta l'industriale Gianni Lettieri - l'esponente del Pdl in corsa per la carica di sindaco di Napoli -, si presenta. Di fronte trova Luigi de Magistris, sorpresa del primo turno elettorale. "Ma io non sono il candidato del centrosinistra - dice l'ex pm - ma il candidato "per" Napoli". Si parte nel faccia a faccia con i temi più scottanti,: non mancano i colpi bassi, tra promesse e violente accuse reciproche.

RIFIUTI - Dice de Magistris: "A casa mia faccio la raccolta differenziata, poi arriva un camion e mette tutto insieme. Porterò la raccolta differenziata al 70%, quella sui rifiuti sarà la mia prima delibera da sindaco". Risponde Lettieri: "C'è bisogno di liberare subito la città dai rifiuti per terra. Ho già fatto un accordo con un paese europeo e lavorerò per realizzare gli impianti di compostoggio. Entro 10 mesi porterò la differenziata al 50%".

LA SQUADRA - De Magistris: "Finora ci sono solo indiscrezioni, nessun nome ufficiale. Sodano, Realfonso, Lucarelli? Nomi rispettabili e persone oneste. Ma io farò una squadra che avrà questo identikit: persone coraggiose, competenti e oneste, con tanti giovani e donne. Di certo non ci saranno nomi legati a Bassolino e Cozzolino. È Lettieri che è stato pappa e ciccia con Bassolino quando era presidente degli industriali". Lettieri: "Ho già indicato Fabio Cannavaro perché Napoli ha bisogno di eroi positivi. Poi indicherò tre garanti della giunta per la trasparenza e il programma".

IL PROFILO DI SINDACO - Lettieri: "A Napoli non c'è bisogno di un magistrato come sindaco, c'è bisogno di ben altre competenze. De Magistris ha fatto danni, usando poi il paracadute pubblico per salvarsi, sia come magistrato, sia come eurodeputato. De Magistris è un Bin Laden alle vongole? Lo ha detto Cosentino, chiedetelo a lui". De Magistris: "Come magistrato ho fatto guadagnare 70 milioni allo Stato per la mia attività contro le frodi. Lettieri, invece, ha solo sottratto risorse pubbliche e poi le ha fatto fallire. Io non mi accompagno a Cosentino, che lo ha tenuto per mano durante la campagna elettorale. Napoli non può essere governata dal candidato di Cosentino che non è un imprenditore ma un "prenditore"". La controreplica di Lettieri: "De Magistris mi dica quali soldi pubblici ho preso. A Salerno sono stato inquisito da una magistrata che è amica sua insieme a un sindaco del centrosinistra che ha vinto con l'80%. La verità è che ho sempre investito con soldi miei: in Italia, in India, in tutto il mondo. Lui, invece, ha fatto danni in Italia e all'Unione europea". L'ultima battuta di de Magistris: "Io ho sempre fatto il magistrato con le mani pulite. È un mestiere che non tornerò più a fare perché mi sono dimesso. In futuro farò solo il sindaco di Napoli".

FUTURO DI NAPOLI - Lettieri: "Voglio una cura choc per Napoli, voglio una legge speciale. A Bagnoli con i poteri ordinari ci vorranno altri 10 anni, ecco perché è necessaria una legge obiettivo. È necessario stare vicino alle imprese, così potrò creare in poco tempo 20 mila posti di lavoro". De Magistris: "Non faccio promesse, non do numeri. La prima cosa è liberare Napoli dall'oligopolio della spesa pubblica, facendo ripartire tutti i settori".

TURISMO - De Magistris: "Napoli non ha bisogno di grandi eventi, ma di rilanciare protagonismi da basso. Penso a creare una Casa della musica, una Casa del teatro, una Casa del cinema, facendo sì che la gente sia protagonista, scenda in strada, affolli la città tutti i giorni. Se la città viene presidiata dalla gente, la camorra viene contrastata. Punto a far diventare Napoli una città viva e allegra, mettendo fine alla depressione di questi anni". Lettieri: "Ho già fatto un accordo con Roma per trasferire qui nel Golfo, nel caso in cui la capitale fosse indicata come sede olimpica, i giochi acquatici. E poi lavorerò per avere qui una tappa dell'America's Cup".

SICUREZZA - Lettieri: "Creerò una task force di 250 vigili urbani per la sicurezza nei quartieri". De Magistris: "Videosorveglianaza e vigili per strada".

ALLEANZE - De Magistris: "Io non faccio apparentamenti perché non voglio portare gli apparati dentro Palazzo San Giacomo. Voglio portare in comune la gente, e non - come ha fatto Lettieri - i ministri che promettono". Lettieri: "Il mio progetto per Napoli va oltre gli schieramenti dei partiti. I ministri? Se possono dare qualcosa alla città ben vengano. Io sono pronto a battermi per Napoli contro tutto e tutti, Anche contro Berlusconi".

A cura di Nino Femiani

20 maggio 2011

 

 

volantini distribuiti nei mercati e nei caseggiati

La Moratti rilancia la sua campagna:

"Con Pisapia meno lavoro e più tasse"

"Liberiamo i milanesi dall'Ecopass, lui vuole la congestion charge". "I fischi? Per il governo"

MILANO - La campagna del Pdl per risollevare le sorti di Letizia Moratti al ballottaggio di Milano riparte dai quartieri e dai mercati, dove da venerdì mattina militanti e candidati hanno cominciato a distribuire volantini che, estrapolando alcuni stralci dal programma di Giuliano Pisapia e "semplificandoli" in slogan, avvertono i cittadini che con un sindaco di sinistra saranno meno sicuri, avranno meno lavoro e pagheranno più tasse. Per esempio, dove nel programma si parla di un gettito che privilegi prelievi sul consumo della città a quelli sui redditi, la "traduzione" è: "Con Pisapia più tasse per i commercianti". E ancora, sull'abolizione dei divieti alla partecipazione degli stranieri ai concorsi pubblici: "Con Pisapia più lavoro agli immigrati e meno ai milanesi". E la proposta del centrosinistra di togliere ai vigili i compiti di tutela dell'ordine pubblico diventa "Con Pisapia meno sicurezza per tutti". Accanto a questa campagna, il Pdl ha già messo a punto una serie di volantini diversi quartiere per quartiere che spiegheranno il lavoro fatto in questi cinque anni dalla Giunta Moratti nelle zone. Gli stessi concetti sono stati ribaditi dalla stessa Letizia Moratti in un'intervista radiofonica a Radio 24.

"PISAPIA VUOLE PIU' TASSE" - "Noi aiutiamo l'economia, Pisapia vuole nuove tasse", ha ribadito Letizia Moratti ai microfoni di Radio 24. "L'Ecopass rimane e gli effetti di Ecopass sono positivi - ha puntualizzato il sindaco. "Abbiamo deciso di sgravare i cittadini milanesi dall'Ecopass e i proventi che continueremo ad avere li indirizzeremo agli incentivi per il ricambio delle caldaie. Pisapia - continua Moratti - vuole mettere la congestion charge, cioè una tassa per tutti i veicoli, inquinanti e non, che arriva fino a quasi 10 euro, e prevede l'aumento dell'Ici sulle seconde case".

"SVENDONO SOGNI" - "Nel programma di Pisapia leggo la carta dello studente, facilitare l'incontro fra domanda e offerta, la conferenza permanente fra Comune, Università e Enti di ricerca, che ci sono già. Sulla parte lavoro non vedo altro e vedo che loro svendono sogni e speranze. Noi abbiamo parlato con i fatti", ha aggiunto la Moratti. "I nostri sono fatti: noi abbiamo dato lavoro ai giovani, case agli studenti senza alloggio, buoni lavoro per i giovani studenti e più di 1000 borse di studio. Expo darà 61.000 posti di lavoro all'anno". "Se le famiglie hanno potere d'acquisto questo significa lavoro: se il reddito delle famiglie lo massacriamo con tasse e aumenti delle tariffe non facciamo una buona operazione per il lavoro", conclude la Moratti.

"TOGLIE LAVORO AI MILANESI" - La Moratti ha poi giustificato l'attacco lanciato giovedì da Umberto Bossi contro Pisapia, definito un "matto", con la volontà di difendere i milanesi. "Bossi difende i milanesi, Pisapia nel suo programma vuole modificare la legge affinché i concorsi pubblici siano aperti agli stranieri in possesso del solo permesso di soggiorno o della residenza". "Questo - ha aggiunto - penalizza in tutti i concorsi pubblici i cittadini milanesi ma anche gli immigrati che sono residenti da lungo periodo che lavorano da tempo e pagano le tasse". "Questo è grave - ha continuato Letizia Moratti -. In un momento difficile di crisi e di difficoltà economica proporre a chi ha solo il permesso di soggiorno o residenza significa togliere lavoro ai milanesi e agli immigrati regolari che sono qui da tempo".

I FISCHI - Infine, a proposito dei fischi di giovedì in piazza, la Moratti ha commentato: "I fischi non erano per me ma per il governo, fischi ingiusti". "Sono andata lì - ha aggiunto il sindaco - sapendo che c'erano i fischi, ma sono andata per parlare e ascoltare e per Milano. Sono stati riportati solo i fischi ma sono stata applaudita. La manifestazione non era per Milano perché c'erano tutte le associazioni della Lombardia, tanto che il presidente di Ledha mi ha pubblicamente ringraziato per quello che, in questi anni, il Comune di Milano ha fatto".

FORMIGONI - "Per favore, giornalisti: in questi giorni è essenziale una vostra funzione di informazione all'opinione pubblica del tutto corretta". Si è espresso così il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, sempre a proposito dello stesso episodio. "La descrizione che ne è stata fatta - ha sostenuto Formigoni - non è corretta e non corrisponde integralmente alla verità". A giudizio del governatore, infatti, al termine del suo intervento il candidato sindaco del centrodestra è stato anche applaudito. "Non parlare di questi applausi alla Moratti - ha aggiunto - è un modo di deformare la notizia e sottolineo che ieri in piazza non c'erano soltanto i disabili ma anche diverse decine di estremisti di professione, che erano venuti in piazza per fischiare la Moratti e applaudire Pisapia".

Redazione online

20 maggio 2011

 

 

Poi l'avvertimento al Pdl: "Senza il Terzo Polo il Cavaliere non vincerà più"

La scelta di Fli : "Né l'uno né l'altro"

Bocchino: non possiamo votare la sinistra giustizialista a Napoli né il fallimento berlusconiano a Milano

MILANO - "Libertà di voto sul territorio ma a Milano e Napoli, nei ballottaggi, si pongono due questioni nazionali, che riguardano il fallimento del Pdl e del Pd. A Napoli non possiamo sostenere la sinistra e il giustizialismo dipietrista, a Milano non possiamo sostenere il fallimento berlusconiano e neppure un centrodestra dove è segretario Cosentino, ancora perseguito dalla magistratura per i rapporti con la camorra. Quindi non sosterremo nè l'uno nè l'altro". È l'indicazione che Italo Bocchino, presidente vicario di Futuro e Libertà, ha spiegato all'assemblea nazionale riunita al Residence di Ripetta, riscuotendo un applauso lunghissimo dalla platea (Ronchi e Urso esclusi). In particolare, ha detto, "non possiamo allearci oggi facendo la ruota di scorta del berlusconismo".

NESSUN CONTRARIO - "Nessuno può giocare il trucchetto di dire "c'è libertà, faccio come mi pare" nei ballottaggi - avverte Bocchino - nessun dirigente può dire "da cittadino voterei quel candidato", perchè non siamo cittadini, siamo dirigenti e non si può stare fuori dalle grandi questioni". La linea illustrata dal presidente è poi stata avallata dall'assemblea al voto: gli astenuti sono stati solamente tre; Ronchi e Urso - che avrebbero invece probabilmente espresso un voto contrario avendo più volte sottolineato la necessità di mantenere il partito nell'alveo del centrodestra sostenendo il Pdl al secondo turno - non hanno votato e si sono allontanati dall'assemblea prima dell'inizio delle operazioni.

"SENZA DI NOI SILVIO PERDE" - Quanto al risultato di Furturo e Libertà, ha sottolineato Bocchino, "abbiamo superato la prima tappa con le amministrative, quella della sopravvivenza. Adesso ci attende la seconda: dimostrare di essere indispensabili nei ballottaggi, e infine la terza, essere protagonisti alle prossime politiche". "Senza Fini e Casini, Berlusconi non vincerà più e Fini ha avuto ragione su tutte le questione che ha posto a Mirabello, a Bastia e a Milano - ha aggiunto -. Le elezioni le ha perse la deriva estremista di Berlusconi e Bossi che noi avevamo denunciato e che è alla base della nascita di Fli".

Redazione Online

20 maggio 2011

 

 

Fedrighini: È la pietra tombale con comica finale sul ticket

"Abolirò l'Ecopass per i milanesi"

Il sindaco: smog diminuito. Pisapia: vuole comprare i voti al prezzo di un ticket

MILANO - "I cittadini milanesi non pagheranno più l'ingresso nella Cerchia dei Bastioni". La promessa di Letizia Moratti riscrive in extremis il suo programma elettorale e stravolge la linea concordata dal centrodestra con il comitato dei saggi appena due mesi fa. A marzo s'era detto: pagare meno, pagare tutti. Adesso, se rieletta, toglierà l'Ecopass ai residenti: "La fase di sperimentazione è terminata - dice al Tgr della sera -. I risultati sono stati raggiunti, grazie anche al potenziamento del servizio di trasporto pubblico, il bike sharing, il bus di quartiere, il car sharing. L'inquinamento, il traffico e gli incidenti sono diminuiti. Il candidato Pisapia - attacca la Moratti - propone una tassa indiscriminata per tutte le categorie di veicoli privati e commerciali fino a 10 euro. Una tassa che invece noi non vogliamo, soprattutto in questo momento di difficoltà economica". La replica di Giuliano Pisapia è netta: "La Moratti a dieci giorni dal voto contraddice il suo operato, il suo programma e dimentica i referendum sull'ambiente". Stoccata finale: "Vuole comprare i voti al prezzo di un ticket".

L'Ecopass è entrato in funzione nel 2008 e il provvedimento è stato prorogato fino a settembre, quindi la novità potrà essere introdotta solo da ottobre e se governerà ancora il centrodestra. Le telecamere sui Bastioni, spiega il rapporto dei saggi, hanno ridotto le auto del 12,9 per cento e tagliato il Pm10, ma otto veicoli su dieci già circolano senza pagare e "il progressivo incremento degli ingressi tende a ripristinare la situazione pre Ecopass". In sintesi: senza una stretta, si torna ai livelli di traffico e smog del 2007.

"Il progetto della Moratti è condivisibile, ma ad una condizione - sostiene Edoardo Croci, ex assessore alla Mobilità e sponsor di una lista civica -. Che si passi dalla pollution alla congestion charge (la tassa d'ingresso, ndr) e ci sia un progressivo ampliamento dell'area sottoposta a pedaggio. Del resto, le "agevolazioni" ai residenti sono previste anche dai referendum". Dice il leghista Matteo Salvini: "Abolire il ticket? Meglio tardi che mai". Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente, censura il "voltafaccia" della Moratti: "È uno schiaffo alla proposta dei "saggi" da lei stessa nominati e, soprattutto, uno schiaffo ai 25 mila firmatari dei referendum in cui si proponeva un'estensione dell'Ecopass". Così il Verde Enrico Fedrighini: "È la pietra tombale con comica finale sul ticket antismog". Basilio Rizzo, di Sinistra per Pisapia: "La Moratti vuole lasciarci una città nel caos". Plaude la Moratti Simonpaolo Buongiardino, amministratore dell'Unione del Commercio: "Siamo contrari all'Ecopass fin dalla sua applicazione, è una barriera all'uso della città".

Intanto, il Pdl manda avanti la campagna in vista del voto. Il premier Berlusconi, che nei prossimi giorni sosterrà la Moratti partecipando a trasmissioni tv nazionali e locali, ha intanto telefonato a Formigoni per ricucire lo strappo dopo gli attacchi ricevuti a proposito del presunto mancato impegno dei ciellini. Infine, la città è stata tappezzata di manifesti "Forza Milano, non cederemo la città alla sinistra", che hanno coperto quelli di Pisapia che ringraziava gli elettori per il clamoroso successo al primo turno.

Elisabetta Soglio e Armando Stella

20 maggio 2011

 

 

 

verso il ballottaggio

"De Magistris un Bin Laden alle vongole"

Cosentino: "I centristi? Giocano a nascondino come fanno sempre. Lettieri è il mio portavoce? Tutto falso"

NAPOLI — Cosentino, il Terzo polo ha comunicato che non si apparenterà né con Lettieri, né con De Magistris.

"Solita storia. Giocano a nascondino" .

E voi del centrodestra?

"Abbiamo interesse a parlare direttamente agli elettori, alla città. A dire il vero, non eravamo neanche interessati a trattare" .

Ma il no del terzo polo a Lettieri aprirà una crisi sul fronte della collaborazione nelle giunte provinciali e regionale nelle quali il Pdl governa assieme all’Udc?

"La decisione di rinunciare all’apparentamento non costituisce un ribaltone politico. Ma risponde esclusivamente ad una esigenza di sopravvivenza che paralizza il terzo polo: non vogliono uscire allo scoperto per non farsi contestare che praticano la politica dei due forni".

Ma si pone un problema politico?

"Credo sia giusto aprire una fase di riflessione dopo il ballottaggio a Napoli. Una riflessione comune che veda l’intero centrodestra e i vertici di governo territoriale discutere su questo tema. Ma vorrei che fosse chiaro che il disagio è del terzo polo, non nostro. Giacché siamo convinti che l’elettorato di Udc e Fli sia già nel centrodestra" .

Perché dice che il disagio è del terzo polo e non del centrodestra campano?

"C’è un dato incontrovertibile: nel 2006 ci siamo fermati al 37%dei consensi e con noi c’erano l’Udc e quelli di Fli. Oggi, da soli, siamo arrivati ad oltre il 44 per cento dei consensi senza Udc, Fli e Udeur. E rispetto alle ultime elezioni regionali abbiamo migliorato di cinque punti" .

De Magistris afferma che Lettieri è il suo portavoce. E di lei parla del "clan Cosentino".

"Lettieri è il portavoce di se stesso. Io faccio un altro mestiere: il coordinatore del Pdl. De Magistris, invece, fa l’attore, indossa una maschera per coprire la responsabilità delle sue azioni: vorrebbe mostrarsi intransigente, invece è un intollerante, una sorta di talebano in salsa partenopea, di bin Laden alle vongole. Gli avversari per lui sono nemici da abbattere, il male assoluto. Spara accuse a raffica, ma quando tocca a lui scappa. Tutta propaganda impettita e niente soluzioni. Stiamo alla realtà: io ho subìto delle accuse infamanti e ho fatto di tutto per essere processato. Lui, invece, si trincera dietro l’immunità".

Non è proprio così.

"Vogliamo parlare dei rifiuti? Lui non vuole il termovalorizzatore a Napoli. La sua è la ricetta di Pecoraro Scanio, vuole altri quindici anni di spazzatura a terra. Altro che discontinuità. Del resto, gli amici di Bassolino sono già dalla sua parte" .

Torniamo a Lettieri. Se vincerà come sarà composta la sua giunta?

"Queste sono scelte che competono esclusivamente a Lettieri. Avrà mani libere" . Secondo i vostri calcoli, Lettieri avrebbe dovuto vincere al primo turno: quali sono stati gli errori commessi in campagna elettorale? "Sapevamo che la sfida era difficile, dato che il voto di protesta è attratto da chi rappresenta posizioni radicali. Ma i dati ci confortano. E speriamo di vincere al ballottaggio".

Non pensa che sul risultato del primo turno abbia inciso il voto disgiunto? Del resto, Lettieri è stato considerato un po’ estraneo al centrodestra.

"Questo è accaduto all’inizio, ma poi Lettieri è stato unanimamente sostenuto da tutti. Il voto disgiunto c’è stato, ma è fisiologico quando le liste prendono tanti voti" .

La chiusura della campagna elettorale con Berlusconi è stata sotto tono. Il premier tornerà a Napoli?

"Credo di sì, ma non sono d’accordo che alla Mostra d’Oltremare c’è stata una manifestazione sotto tono. Il centrodestra esiste perché c’è Berlusconi. È lui che spinge tutti al massimo impegno".

Si dice che l’ex leader di Confindustria, D’Amato, sosterrà De Magistris. Cosa ne pensa?

"In verità, le confesso che non riesco ad immaginare un imprenditore del calibro di D’Amato che sostiene il candidato sindaco dei Carc e dei Centri sociali" .

Angelo Agrippa

19 maggio 2011

 

 

Il caso

I "Milan Club": votate Silvio

E i tifosi protestano

Lettera alla vigilia del primo turno

MILANO - A meno di una settimana dalla festa per lo scudetto, la gioia dei milanisti sembra appannarsi. Almeno in parte. "Tutta colpa della politica". Perché la politica "deve stare fuori dagli spalti: allo stadio né rossi né neri solo rossoneri". Il problema è una lettera agli iscritti dell'Associazione italiana Milan Clubs che invitava a votare per il Pdl alle amministrative di Milano. E inviata pochi giorni prima delle elezioni. "Qualora tu fossi un elettore del centrodestra, domenica e lunedì, recandoti alle urne potrai votare facendo una croce sul simbolo del Popolo della libertà e scrivere il nome Berlusconi nello spazio per la preferenza". Per poi aggiungere: "Un gesto tanto semplice quanto decisivo per fare di Milano una città sempre all'altezza della nostra straordinaria squadra di calcio!". "Un'ingerenza", firmata dal presidente onorario dei club rossoneri Alessandro Capitanio, che ai tifosi proprio non è piaciuta. E a decine, a loro volta, hanno preso carta e penna per rispondere. "Mi dissocio completamente dal vostro tentativo di mescolare la passione calcistica e la doverosa riconoscenza al nostro presidente, con la politica".

Nelle polemiche sulle elezioni amministrative a Milano si aggiunge anche il capitolo sport. Dalla società di via Turati prendono le distanze, parlano di "iniziativa personale" e non riconducibile "in alcun modo" al Milan. "L'Aimc è una struttura indipendente, anche se lavoriamo in stretto contatto". Dicono di non aver mai saputo nulla e di politica preferiscono non parlare. D'altronde "dal 1994 ci stiamo lontano e non cominceremo ora. Anche se ci sono state molte opportunità, pure di recente". Il riferimento è a sabato scorso, vigilia dell'apertura delle urne e giorno della festa per lo scudetto. Silvio Berlusconi in tribuna non concede interviste. Politica e calcio, per questi giorni, non vanno di pari passo.

La responsabilità, dunque, è tutta dell'associazione che conta oltre 93 mila iscritti. E che a sua volta "scarica" Capitanio. "Dice di essere un caro amico di Berlusconi. E ha deciso di aiutarlo a titolo personale", spiega Giuseppe Munafò, numero due dell'Aimc. Anche lui di polemiche non vuole proprio sentir parlare: "Non c'è stata alcuna forzatura, si è rivolto a chi vota già da quella parte e non con toni aggressivi". Sarà, ma tra i quasi 500 destinatari ("Non abbiamo avuto il tempo di mandarne altre", spiegano dalla segreteria dell'associazione), c'è chi protesta. "Usare il nome del Milan e i suoi successi in ambito politico è di per sé un tradimento alla purezza della fede", si legge. E non finisce qui perché su internet e, in particolare sui social network, la rabbia dei tifosi esplode: "È una vergogna". Oppure: "Così ci avete rovinato la festa per lo scudetto".

Benedetta Argentieri

20 maggio 2011

 

 

 

 

2011-05-18

Alfano: "solo una normale rilassatezza post-voto". Voto sul biotestamento rinviato

Camera, governo battuto cinque volte

Sotto sulle mozioni di Fli, Pd ed Idv su cui aveva espresso parere negativo. Molti assenti tra i Responsabili

MILANO - Rientro amaro in Parlamento per il governo alla ripresa dei lavori parlamentari dopo le amministrative. Infatti la maggioranza è stata battuta in Aula alla Camera nel corso delle votazioni delle mozioni sulla situazione delle carceri. L'esecutivo è andato sotto cinque volte. Quattro al mattino sui documenti presentati da Fli, dal Pd e da Idv su cui aveva espresso parere negativo e che invece sono stati approvati dall'Assemblea di Montecitorio, poi sul testo, respinto, presentato dalla maggioranza su cui il parere era positivo. La quinta volta nel pomeriggio, sconfitto per tre voti su un ordine del giorno di Augusto Di Stanislao dell'Idv alla ratifica della Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo. Il testo, su cui c'era il no del governo, è passato con 267 sì e 264 no.

LE MOZIONI - In precedenza è passata in aula prima una mozione del Fli su cui il governo aveva dato parere contrario con 264 sì e 254 no. Poi in altre tre votazioni il governo è andato sotto. La prima su una parte della mozione del Pd, approvata nonostante l'esecutivo fosse contrario; la seconda sul una parte della mozione del Pdl, bocciata anche se il governo era favorevole; la terza su una parte della mozione dell'Idv, approvata con il no del governo. In questi ultimi tre casi l'opposizione si è imposta con uno scarto di almeno 12 voti. A questo punto l'esame in Aula alla Camera del disegno di legge sul biotestamento è stato rinviato a data da destinarsi. La Conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha accolto l'orientamento della maggior parte dei gruppi, anche di opposizione, di rimandare la discussione certamente almeno a dopo i ballottaggi.

GLI ASSENTI - Intanto i Responsabili "delusi" si fanno sentire. È tra le file del neogruppo nato a sostegno del governo Berlusconi che si registrano le assenze più evidenti che hanno portato il governo ad andare sotto nella prima votazione a Montecitorio dopo la pausa elettorale. Oggetto del voto, le mozioni delle opposizioni sulle carceri, in particolare quella di Fli, nulla di grave dunque, ma nel gruppo di Scilipoti&co. gli assenti sono stati ben 12 su 29, tra i quali spiccano Francesco Pionati e Maria Grazia Siliquini che attendono ancora una nomina da sottosegretario. Assenti anche il neoministro Saverio Romano e Arturo Iannacone, il neoconsigliere economico del premier, Massimo Calearo e poi tra i neofiti della maggioranza si segnalano assenti anche Luca Barbareschi e Italo Tanoni. Non hanno partecipato al voto - che si è concluso con 264 sì per la mozione firmata dal finiano Della Vedova, e 254 no, 4 astenuti tra i quali i Pdl Luigi Vitali e Marcello De Angelis - anche 16 deputati del Pdl, tra i quali il vicecapogruppo Massimo Corsaro e Nicola Cosentino, e 2 dell'Mpa. Assenti anche due deputati della Lega.

ALFANO - Cerca di smorzare l'importanza dell'infortunio parlamentare il ministro della Giustizia, Angelino Alfano che definisce i quattro voti contrari al parere del governo sulle mozioni delle opposizioni sulle carceri un "normale ritardo post voto, normale rilassatezza post competizione elettorale". In riferimento alla materia Alfano ha poi osservato: "non si tratta di leggi ma di mozioni. Ho letto con attenzione il contenuto degli emendamenti e compatibilmente con le disponibilità di bilancio farò di tutto per adempiervi".

LE ALTRE REAZIONI - "Si vedono i primi effetti dello Tsunami di domenica e lunedì: dopo la botta elettorale la maggioranza evapora anche in Parlamento. Si capisce che tira una brutta aria dalle parti del centrodestra. Tira una brutta aria e lo si capisce dall'assenza in Aula dei sottosegretari dei cosiddetti Responsabili" afferma invece il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. "Maggioranza battuta al primo voto in aula dopo le elezioni... Non male" scrive il capogruppo alla Camera del Pd Dario Franceschini, su Twitter e Facebook. "Non c'è nessun motivo politico", risponde il vicepresidente dei deputati Pdl Massimo Corsaro. "C'è gente in giro, c'è gente distratta dalla campagna elettorale per i ballottaggi", minimizza Corsaro, conversando con i giornalisti.

Redazione online

18 maggio 2011

 

 

BALLOTTAGGIO - ORGANISMO CONVOCATO VENERDÌ PER RATIFICARE la LINEA dei BALLOTTAGGI

Terzo Polo: "Né Moratti né Pisapia"

Lo strappo del finiano Ronchi

Anche a Napoli nessun apparentamento. Bersani: "Ci ripensino". L'ex ministro lascia la presidenza

MILANO - Con una lettera indirizzata al presidente vicario di Fli, Italo Bocchino, Andrea Ronchi si è dimesso da presidente dell'assemblea nazionale, l'organismo statutario più importante del partito, convocato dallo stesso Ronchi per venerdì mattina per ratificare la linea di futuro e libertà sui ballottaggi. Ronchi si era più volte espresso, dopo i risultati delle amministrative, per un sostegno dei candidati del centrodestra in particolare a Milano.

LA LINEA - In precedenza si è svolta la conferenza stampa ufficiale alla Camera in cui è stata ufficializzata la posizione del Terzo polo. Il primo a parlare è stato il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione che ha anticipato la linea del Terzo polo in vista dei ballottaggi: "Noi con questa politica non c'entriamo, noi proseguiamo lungo la linea né con gli uni né con gli altri. Pierferdinando Casini, leader dell'Udc ha chiarito: "Non siamo noi dirigenti nazionali a dover dire cosa dovranno fare i singoli candidati sindaci. Sono Manfredi Palmeri e Raimondo Pasquino ad averci messo la faccia e sono loro gli unici legittimati a decidere cosa fare di qui al ballottaggio". Ma due candidati non vogliono alleanze con chi è arrivato ai ballottaggi: "Non faremo alcun apparentamento nè vogliamo ruoli di sottogoverno. Il nostro programma resta la nostra stella polare". La scelta di non schierarsi sarà vincolante per tutti "anche per chi ha già espresso un'altra opinione" precisa Gianfranco Fini, riferendosi alla posizione espressa da Adolfo Urso, convinto della necessità di sostenere nei ballottaggi i candidati moderati del centrodestra.

IL TERZO POLO NON SI DIVIDE - Il leader di Fli Gianfranco Fini, prima delle dimissioni di Ronchi, lancia l'appello all'unità: "Il Terzo Polo ha mosso i suoi primi passi in queste elezioni amministrative, si sta organizzando nel Parlamento e nel Paese: chi pensa di provocare divisioni in vista dei ballottaggi e dei futuri mesi di attività politico-parlamentare che si annunciano intensi, cambi i suoi piani".

LA RIUNIONE - Quindi mentre Gianfranco Fini, Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini tenevano una conferenza stampa, Adolfo Urso e Andrea Ronchi riunivano l'area di Fli che guarda al centrodestra. Tra i partecipanti all'incontro, tra gli altri, De Angelis, Cosimo Proietti e Tatarella. Durante la riunione si è sottolineato che verrà seguita la linea di lasciare la libertà di voto ai candidati ai ballottaggi. "Però - riferisce uno dei partecipanti all'incontro - questa linea significa che non occorre prendere pubblicamente posizione nemmeno a livello individuale, non bisogna dire nulla in proposito".

PARTITI SPIAZZATI - La decisione di non scegliere scontenta e spiazza chi corre per la poltrona da sindaco. "Il Terzo polo decida quello che vuole, noi parleremo ai loro elettori" sintetizza il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Noi parleremo agli elettori del Terzo polo che non sono contenti della prospettiva di farsi guidare dai centri sociali". Pierluigi Bersani spera che il Terzo polo torni sui propri passi: "Se loro non scelgono c'è sempre qualcuno che lo fa al posto loro. E in questo caso saranno gli elettori".

"URSO E RONCHI NEL PDL? VADANO PURE" - "Urso e Ronchi torneranno nel Pdl? Se li può far stare tranquilli ci vadano pure". A dirlo è Fabio Granata, deputato Fli, che oggi è stato ospite del programma di Radio2 "Un Giorno da Pecora". Granata, tuttavia, non si augura tale possibilità: "A loro dico di restare con noi, per rimanere tutti insieme uniti contro Berlusconi e il Pdl". Ma sembra non stiano molto bene nel partito. "Se resteranno in Fli faranno le coscienze critiche del partito", conclude.

Redazione online

18 maggio 2011

 

 

 

 

Ripresa amara dei lavori parlamentari dopo le amministrative per la maggioranza

Sulle carceri il governo battuto

quattro volte in aula alla Camera

Sotto sulle mozioni di Fli, Pd ed Idv su cui aveva espresso parere negativo. Molti assenti tra i Responsabili

MILANO - Rientro amaro in Parlamento per il governo alla ripresa dei lavori parlamentari dopo le amministrative. Infatti la maggioranza è stata battuta in Aula alla Camera nel corso delle votazioni delle mozioni sulla situazione delle carceri. L'esecutivo è andato sotto quattro volte: sui documenti presentati da Fli, dal Pd e da Idv su cui aveva espresso parere negativo e che invece sono stati approvati dall'Assemblea di Montecitorio, poi sul testo, respinto, presentato dalla maggioranza su cui il parere era positivo.

LE MOZIONI - È passata in aula prima una mozione del Fli su cui il governo aveva dato parere contrario con 264 sì e 254 no. Poi in altre tre votazioni il governo è andato sotto. La prima su una parte della mozione del Pd, approvata nonostante l'esecutivo fosse contrario; la seconda sul una parte della mozione del Pdl, bocciata anche se il governo era favorevole; la terza su una parte della mozione dell'Idv, approvata con il no del governo. In questi ultimi tre casi l'opposizione si è imposta con uno scarto di almeno 12 voti.

GLI ASSENTI - I Responsabili "delusi" si fanno sentire. È tra le file del neogruppo nato a sostegno del governo Berlusconi che si registrano le assenze più evidenti che hanno portato il governo ad andare sotto nella prima votazione a Montecitorio dopo la pausa elettorale. Oggetto del voto, le mozioni delle opposizioni sulle carceri, in particolare quella di Fli, nulla di grave dunque, ma nel gruppo di Scilipoti&co. gli assenti sono stati ben 12 su 29, tra i quali spiccano Francesco Pionati e Maria Grazia Siliquini che attendono ancora una nomina da sottosegretario. Assenti anche il neoministro Saverio Romano e Arturo Iannacone, il neoconsigliere economico del premier, Massimo Calearo e poi tra i neofiti della maggioranza si segnalano assenti anche Luca Barbareschi e Italo Tanoni. Non hanno partecipato al voto - che si è concluso con 264 sì per la mozione firmata dal finiano Della Vedova, e 254 no, 4 astenuti tra i quali i Pdl Luigi Vitali e Marcello De Angelis - anche 16 deputati del Pdl, tra i quali il vicecapogruppo Massimo Corsaro e Nicola Cosentino, e 2 dell'Mpa. Assenti anche due deputati della Lega.

REAZIONI - "Si vedono i primi effetti dello Tsunami di domenica e lunedì: dopo la botta elettorale la maggioranza evapora anche in Parlamento. Si capisce che tira una brutta aria dalle parti del centrodestra. Tira una brutta aria e lo si capisce dall'assenza in Aula dei sottosegretari dei cosiddetti Responsabili" afferma il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. "Maggioranza battuta al primo voto in aula dopo le elezioni... Non male" scrive il capogruppo alla Camera del Pd Dario Franceschini, su Twitter e Facebook. "Non c'è nessun motivo politico", risponde il vicepresidente dei deputati Pdl Massimo Corsaro. "C'è gente in giro, c'è gente distratta dalla campagna elettorale per i ballottaggi", minimizza Corsaro, conversando con i giornalisti.

Redazione online

18 maggio 2011

 

 

IL VOTO PER IL COMUNE DI MILANO

Le preferenze delle liste del centrodestra

I candidati al consiglio collegati al sindaco uscente

IL POPOLO DELLA LIBERTA' - Berlusconi Silvio 27972, De Corato Riccardo 5786, Masseroli Carlo M. 3401, Gallera Giulio 2310, Pagliuca Luigi Luca 1964, Forte Matteo 1939, Rizzi Alan Christian 1917, Tatarella Pietro 1886, Osnato Marco 1651, Abagnale Carmine A. 1502, Mascaretti Andrea A. 1473, Vagliati Armando 1385, De Pasquale F. 1374, Bove Marcovalerio 1068, Paleari Simone 1050, Mardegan Michele 979, Baldassarre G. 945, Pilitteri Stefano G. 899, Lassini Roberto 872, Lastella Gianni 867, Lardieri Giuseppe A. 866, Romano Anton Luca 863, Ferrari Claudia 836, Curia Vincenzo 823, Triscari Binoni F. 700, Valdman Valentin S. 646, Crupi Cristina 643, Bianchi Bonomi B. 638, Luoni Fabio 621, Di Biase Renzo 620, De Angelis Franco 592, Landi Gian Paolo 586, Clemente Marco 458, Femminino Vincenzo 457, Santarelli Claudio 440, Borsani Benedetta 407, Totino Filippo 357, Mola Giovanni 310, Beretta Antonella 296, Cernuschi Maurizio 285, Jarach Guido G. 264, Pica Ciro 261, Colombo Carola 249, De Corzent Davide 238, Leonardi Matilde 188, Bianchi Gaetano F. 113, Maltoni Silvia 107, Jabes Daniela 71

LEGA NORD LOMBARDA BOSSI - Salvini Matteo 8913, Bastoni Massimiliano 602, Lepore Luca 500, Morelli Alessandro 458, Iezzi Igor Giancarlo 363, Bassi Paolo Guido M. 233, Gabetta Lorenzo 163, Sarina Piermario 150, Siegel Leopoldo M. 124, Tenconi Ettore 117, Maiocchi Giuseppe 95, Ghilardi Ernestina 94, Bertone Paolo 82, Flora Ferdinando R. 81, Abbiati Gabriele L. 72, Lettieri Aldo 69, Castenetto Nives B. 62, Carozzi Alessandro 61, Testa Francesca 58, Petrali Razzini A. 57, Malugani Graziella 56, Caproni Massimo 52, Citterio Giuliano 51, Bevilacqua G. 44, Vendemmia Maurizio 39, Savi Attilio S. 39, Menta Maria Cristina 37, De Anna Roberto 35, Pertica Gianpiero 25, Ronchi Fabio G. 22, Ranzini Lidia 22, Aglieri Gian Marco 22, Recchi Cesare 20, Tomesani Riccardo A. 20, Ancona Andrea Maria 16, Turati Sirio A. 15, Giubileo Patrizia M. 15, Ragozzini Marisa 13, Borsani Jose' 11, Mantovani Matteo 9, Brambilla Riccardo 8, Angelelli Maria T. 8, Zirilli Franco S. 8 Frigerio Valeria 7, Pacciarella Laura 6, Boglia Silvana 5, Rubino Costanzo F. 4

MILANO AL CENTRO L. MORATTI - Moioli Maria M. 1253, Comazzi Gianluca M. 1116, Terzi Giovanni 722, Bianco Paolo Maria 563, Italiano Vincenzo 375, Marcellino Claudio 323, Rocca Roberto 251, Del Confetto M. 230, Cioffi Domenico 227, Martino Michele 214, Vigo Mario Luigi 198, Kieran Patricia Tri 188, Contardi Marco F. 176, Reho Daniela Reo 144, Lisi Franco 116, Laruffa Francesco 116, Zanivan Armida Maria 111, Gandolfi Giulio 105, Bellora Tommaso F. 96, Galeandro Luca G. 89, Bergamaschi Lucio 75, De Vita Marianna 72, De Giovanni Silvana 69, Clerici Roberto 63, Ficara Fortunato A. 62, Pedrazzini Carlo P. 60, Fronte Salvatore P. 44, Bognini Liliana A. 39, Agresta Angelo 37, Testa Giovanna 37, Vanoni Ornella 36, Faltas Magdi 36, Zampaglione A. 30, Grasso Giuseppe Pino 26, Ferrari Marina 24, Fraccaroli Sabrina 21, Cau Giuseppe Sergio 21, Cuttitta Marcello 20, Manzoni Fabrizio 20, Palmieri Giancarlo 19, Salvatici Elisabetta 19, Giolli Ana Paula 19, Farro Alessandra 15, Aiello Cono 13, Marotto Tiziano 11, Griandi Federico 7, De Clerq Fabiola J. 7, M Zago Antonio 6

IO AMO L'ITALIA IO AMO MILANO - Allam Magdi Cristian 1128, Bruni Maurizio 244, Scuteri Rosario 159, Rossi Giorgio 103, Gismondi Giuseppe 90, Biavaschi Stefano 77, Nicolini Paola 64, Paludetto Roberto A. 57 , Kaldas Moody 54, Melis Pier Luigi 42, Giacosa Augusto 35, Martinoli Matteo M. 28, Mazza Gesualdo Maria 21, Sceppacerca Nicolino 19, Caggiano Alessio 19, Alpini Edilio Larry 19, Bolchini Adriana 14, Cerea Rita A. 12, Boctor Mekhail Nagy 12, Hadavian Silvia 11, Saraceni Davide 10, Colombo Angelo Carlo 8, Maccabelli Andrea 7, Maximous Magdy 5, Di Pasquale Joseph 5, Garas Ghapios 4, Di Pasquale Michele 4, Dessy Enrico 4, Giussani Anna 4, Zedda Vittorio 3, Marino Antonio 3, Eid Giuseppe Samir 3, Monfeli Tommaso 1, Boga Alessandra 1, Galletti Daniele 1, Eid Silvia Elena 1, Lucamante Francesco 1

PROGETTO MILANO MIGLIORE CROCI - De Mojana Di Cologna 94, Saldarini Beatrice 72, Radice Umberto 71, Alimonti Gianluca S. 68, Pirone Zenia 64, Veronesi Renato 63, Castelli Alessandro 61, Vacirca Mario 50, Colombini Alessandro 48, Acquaviva Giovanni 42, Milanesi Stefano 41, Pontoni Federico 37, Volpe Alberto 34, Savi Iacopo Maria A. 33, Magnani Filippo 32, Vitali Danilo 31, Vanelli Tagliacani 31, Costariol Nicola 31, Dalla Bella Mario G. 31, Esposito Enrico 30, Presbitero Michele 28, Amaducci Sandro 27 , Lorenzetti Paolo 25, Trizzino Gaspare 24, Devecchi Bellini S. 21, oldinger Giorgio F. 20, Madeddu Carlo C. 20, Nicola Massimiliano 19, Bongiorno Maria C. 17, Germinario Marco S. 16, Tremolati Marco 16, Tenconi Federico 16, Gallone Claudio 14, Monici Walter 14, Carlucci Antonello 14, Bosco Ermanno 13, Villa Massimo 13, Scaccabarozzi Cesare 12, Bonomo Giovanni F. 12, Secondo Falsina G. 11, Viola Cinzia 11, Paiella Maria Luisa 11, Galli Riccardo 11, Giliberti Marco A. 11, Tagliavia Maurizio 10, Covili Barbara 6, Molaschi Danilo 5, Motta Bruno 2

PENSIONI E LAVORO - Valentinuzzi Cesare 33, Testa Vincenzo Enzo 24, Masci Luciano 23, Cisale Salvatore 15, Pugnaloni Giovanni 13, Tiranno Massimo 12, Ingenito Vincenzo 10, Somavilla Luigi G. 10, Muccio Carlo 10, Stallone Marcello 8, Girolo Eugenio 6, Quarta Salvatore 5, Ventura Alessandro 5, Selvaggio Vincenzo 5, Simone Ernesto 5, Giacomini Giovanna 4, Masella Angela 4, Gatti Luca Stefano 4, Di Nunno Osvaldo 3, Manoelli Roberto 2, Lazzerini Cova Irma 2, Mandelli Matteo 2, Brambilla Silvano 2, De Martino Anna M. 1, Rega Giuseppe 1, D'acci Leonardo Dino 1, Di Nunno Giuseppe 1, Magnano Cirino 1, Bakhsh Kon Soheyla 1, Cambula Mario 1, Sohnel Marilena 1, Sacca' Caterina 1

LA DESTRA STORACE - Dabrazzi Torregiani 105, Brusoni Bruno 64, Graziano Anna Maria 44, Inzerillo Vittorio 32, Montalbano Diego 17, Giulianelli Antonio 16, Flocco Rosella 15, Pinna Roberta 13, Liggieri Salvatore 10, Ferraris Simone A. 8, Blasio Giuseppe 8, Di Grazia Luca R. 7, Di Latte Emiliano G. 7, Anile Fabrizio 4, Bonizzi Massimo 3, Strappelli Barbara 3, Giorgetti Samuele 3, Mora Micaela 2, Pregnolato Tiziano 2, Navarrini Karim 2, Bonacossa Andrea 1, Sgroi Giuseppe 1, Guttadauro Primo G. 1, Fornari Lorenzo 1, Rascioni Walter 1, Napoli Calogero 1, Merco Luigi 1,

UNIONE ITALIANA UI LIBRANDI - Venezia Saverio 178, Valente Donato 143, Librandi Gianfranco 122, Gavazzi Adalberto 102, Levorato Glicinia C. 48, Rapisarda Riccardo 41, Pitton Gabriele A. 35, Alemagna Emanuele Da 31, Sozzi Ermanno 24, Dotti Corrado 23, Martirani Gianluigi 22, Castellini Maria 21, Rivera Giovanni G. 20, Mangone Antonio F. 20, Mallone Giovanni P. 17, Limongi Walter Maria 16, Caccavo Gerardo 16, Colucci Sabrina M. 14, Marazzi Marco 14, Premoli Barbara 14, Trezzi Davide 14, Gavagni Mario Emilio 13, Predolin Marco 13 , Bonetto Marco 12, Clerici Francesca A. 12 * Del Campo Jacopo 12 * Gianquinto F. 12 * Carlucci Sante A. 11 * Bagnasco Andrea 10, Cappi Sonia 9, Di Lernia Lino P. 9, Pisati Angelo Giulia 8, Visconti Di Oleggio 6, Teofili Mario 6, Massaro Francesco E. 5, Ferrero Francesco M. 5, Mentaschi Riccardo 4, Ponzoni Sara Silvia 4, Dati Giovanni A. 4, Boschetti Mirko 3, Risorto Stefano 3, Galli Claudio M. 3, Gigli Armando Maria 3, Lucchi Giordano 2, Garavaglia Pierfabio 2, Cellai Marco 2, Senese Giovanni 1, Martino Moreno 1.

GIOVANI PER L'EXPO - Cardani Vittorio M. 83 Caserta Marino 57 Paparoni David 55 Gilardi Gian Luigi 34 Martoccia Innocenzo 31 D'anna Francesco 26 Di Giulio Jacopo 24 Vanini Cristina L. 23 Ferrario Alberto A. 23 Canfora Raffaele 22 Rossi Massimo 21 Zappala' Federico C. 20 Longarini Nicola 18 Bari Paolo 17 Pinato Consuelo 13 Pullano Carla 9 Piazzalunga Gaia 8 Mangano Roberta 6 Balzarini Damiano 6 Silvera Filippo M. 6 Haopeng Juan 6 Collenghi Caterina 5 Luongo Gianclaudio 4 Pileggi Virna 4 Anzani Alessandro A. 3 Crisafulli Isabella 3 Mazzucchelli Paolo 2 Casilli Cristiana 2 Pullano Francesca 2 Achilli Christian 2 Carna' Giulia 2 De Giacomo G. 1 Fortuna Humberto 1

NUOVO PSI - Manenti Angelo 79 Sowan Ahmed Mostafa 72 Del Giudice Manuela 43 Ciuffreda Sabrina 25 Roma Giuseppe 24 Valenti Luana 23 Podda Giuseppina 18 Randazzo Frida 16 Manenti Marco 14 Di Lisa Alfredo 12 Manigrasso Francesco 9 Valenti Giovanni 9 Sette Fabiana 9 Sansaro Aldo 8 Di Nardo Sebastiano 8 Bandinu Alessandro 7 Lucci Gina 6 Froio Raffaele 5 Olivo Mario Vincenzo 5 Curti Bruno 4 Campese Patrizia 4 Esposito Giulia 3 Mammi' Gino 3 Banfi Cinzia 3 Iovane Antonio 3 Patellaro Alessandro 2 Magnani Luciano 2 Iannone Romeo 1 Pratico' Loredana 1 Masitti Maria C. 1 Semeria Diego 1 Sabetta Domenico M. 1

I POPOLARI DI ITALIA DOMANI - Berti Daniele 44 Pronzati Niccolo' L. 36 Merlini Osvaldo G. 35 Hugony Riccardo 21 Cambareri Pasquale 20 Borrelli Antonella 18 Cervi Riccardo 15 Scapigliati Federico 13 Biondelli Giovanni 10 Rizzi Bernardo 9 Mercati Guido 9 Bassi Adriano 9 Mulino Francesco M. 8 Suppa Paolo 7 Bianchera Silvia 7 Acito Eustacchio V. 6 Patti Sergio 6 Stamenova Adriana 4 Giambruno Dario 4 Cantarella Giuseppe 4 Cavazzoni Stefania 4 Caputo Chiara 3 Brognara Massimo 3 Firetto Maria C. 1 Leo Marco Claudio 1 Scano Andrea 1 Russo Marisa

ALLEANZA DI CENTRO PIONATI - Sutter Marco Luca 34 D'angelo Edelio 25 Tavani Fabio 24 Caleffi Maurizia 16 Mantovani Giovanni 13 Barbieri Barbara 10 Siracusa Antonio 8 Scherillo Ernesto 6 Ciaglia Ercole F. 6 Maggi Antonietta 4 Deidda Manuele 4 Giordano Alberto G. 4 Forte Dario 3 Di Lella Romina 3 Costanzo Salvatore 2 Gangemi Alessandra 2 Santin Silvia 2 Nudelcu Florina 2 Caiazzo Vincenzo 2 Bonfiglio Mauro 2 Campione Gaetano 1 Timpano Domenico 1 Rovetto Luigi 1 Zammataro Miriam 1 Torno Giuseppe 1 Sansottera Angelo 1 Ruggiero Patrizia 1 Giovacchini Franz A. 1 Giraud Fiorello 1 Mussini Giovanni 1 Mariotto Daniele 1

17 maggio 2011

 

 

l'intervista

"Le critiche? Avvoltoi. Sono una pasionaria. Agli attacchi si risponde"

La Santanché: "Rivendico tutte le mie battaglie politiche. Ripeto: siamo moderati, non fessi"

Onorevole Santanché, cos'è successo a Milano?

"Una cosa imprevista. Ci aspettavamo il ballottaggio, visto che eravamo senza Udc e finiani. Ma non Pisapia in testa al primo turno".

Dicono sia colpa della linea aggressiva, di cui lei è considerata simbolo. Lo lasciano intendere la Beccalossi e Scajola. "La Stampa" titola: "Il fantasma della Santanché sulla Moratti".

"Trovo irresponsabile tirare la croce addosso a qualcuno o qualcosa. Ora c'è il ballottaggio: un altro film. È il momento di lavorare. Io ho molta passione per la politica. Non ho alcuna passione per gli avvoltoi. Per gli ingenerosi. Per chi critica e non lavora. Appartengo alla categoria opposta, di chi non critica e da oggi torna ai banchetti, ai mercati, in mezzo alla gente".

Non ne avete fatti troppi di banchetti, anche davanti al tribunale? Non avete esagerato con l'aggressività?

"Se esiste il partito dei moderati, è il Pdl. Ho detto moderati; non fessi. La radicalizzazione, per usare una parola in voga, non nasce da Silvio Berlusconi. Nasce dalla caccia all'uomo. Dalle intercettazioni del premier uscite illegalmente. Dalle trasmissioni tv che danno voce a pentiti che hanno sciolto i bambini nell'acido e ora sostengono teoremi assurdi. Nasce dalla Boccassini".

Appunto: non si pente di aver detto parole così gravi sulla Boccassini?

"Rivendico tutte le mie battaglie politiche. Ripeto: siamo moderati, non fessi. Se ti attaccano, devi trovare un modo per rispondere. Non sono un falco. Ma neppure un piccione".

La Moratti ha fatto bene a chiudere il faccia a faccia con quell'accusa a Pisapia?

"Non vedo nulla di scandaloso nelle sue parole. Lo scandalo è far pregare gli islamici in piazza Duomo. La Moratti, una moderata vera, ha fatto bene a ricordare ai milanesi che Pisapia si è pittato da moderato, ma ha una storia da estremista".

Dicono sia stata lei a suggerirle la mossa.

"La Moratti, con il carattere che ha, le pare una che accetta disposizioni o veline?".

Ma era il candidato giusto? Ha preso meno voti delle liste che la sostenevano.

"È una questione priva di senso, ora. Dobbiamo essere un sol uomo, una sola battaglia. Cos'è questo coro di critiche? Siamo una banda di cosa? Che mondo è, il mondo delle accuse, delle responsabilità, dei capri espiatori? In un partito ci possono essere amici e nemici, ma oggi dobbiamo mobilitarci tutti. Vedo anche ingenerosità verso Berlusconi. Che ha scelto di mettere la sua faccia".

E ha perso metà delle preferenze. Senza di lui sarebbe andata meglio?

"Sarebbe andata peggio. Berlusconi perde preferenze perché il Pdl perde voti. Ma possiamo ancora farcela. Pisapia non può vincere nella città di Milano".

E perché mai?

"Perché Pisapia è uno che voleva rifondare il comunismo. Un estremista, come de Magistris, come la sinistra che ha prevalso ieri. I suoi valori non sono i nostri. Fine vita, centri sociali, droga, coppie di fatto: mi rifiuto di pensare che Milano voglia un sindaco così".

Milano non ha votato Lassini, l'uomo di "via le Br dalle procure".

"Di Lassini ho sempre detto che sarebbe stato giudicato dagli elettori. Non è andato bene. Se è per questo, non è andata bene neppure la Giudice, che ha fatto tutta la campagna sulla Minetti e il bunga bunga".

Lassini era tutti i giorni sulla prima pagina del "Giornale". Non sono eccessivi i toni del quotidiano della famiglia Berlusconi?

""Il Giornale" non è un house organ del Pdl o della Real Casa. È stato al centro del dibattito politico di questi due anni. Poi ci sono cose che mi piacciono e altre che non mi piacciono. Ma questo vale per tutti i quotidiani".

Che cosa non le è piaciuto del "Giornale"?

"Leggere l'attacco a Tremonti".

E l'attacco a Boffo?

"C'era una condanna per molestie, no?".

Cosa pensa di Feltri, che chiama lei e Sallusti Rosa e Olindo?

"Sono amica di Feltri, lo sento quasi tutti i giorni, ci siamo parlati due ore fa. È un grande giornalista. La sua era una battuta. Come le intercettazioni: ti inchiodano a una parola".

E la Prestigiacomo?

"È diverso. Con lei ho un rapporto politico. Amiche non siamo mai state".

Com'è il rapporto con le donne del Pdl?

"Ottimo. Abbiamo organizzato una cena elettorale con mille persone, in collegamento con Berlusconi. E abbiamo lavorato tutte assieme: la Ravetto, la Gelmini, la Aprea, la Comi, la Cassinetti, la Bocciardi, la Ronzulli, coordinate da Mantovani".

Mantovani è il capo del Pdl lombardo, ha fatto trovare a Berlusconi una modella svedese violinista dentro l'uovo di Pasqua. Era il caso?

"Embé? C'è qualcosa di male? Lo pensa chi ha la coda di paglia. Ma non è vietato divertirsi, danzare, ascoltare musica. È come guardare la Gioconda al Louvre".

Che c'entra la Gioconda?

"Per suonare il violino bisogna essere artisti. Non è come suonare le nacchere...".

Lei ha detto che in caso di sconfitta a Milano sarebbe stato in gioco il governo. Riconferma?

"Oggi non lo penso. La frammentazione del voto dà stabilità. E la Lega non sfonda".

La Lega a Milano si è tirata indietro?

"La Lega è sempre stata un alleato fedele. Bossi e Berlusconi hanno trovato ogni volta una quadra. E credo proprio che la troveranno, qualunque sia il risultato".

Non vede un governo Tremonti?

"No. Il Pdl non lo appoggerebbe. È ancora la stagione di Berlusconi".

Si è vista agli "Sgommati" di Sky, raffigurata come Crudelia Demon? "Cattivissima"?

"Sì. Ne ho riso. Sono una persona gioiosa, che ama la vita. Non sono invidiosa né gelosa. E neppure cattiva. Parlo come mangio. Sono una pasionaria. Per fare il falco, bisogna saperlo fare. Oggi non è il momento. Bisogna lavorare a tappeto per non perdere Milano".

Aldo Cazzullo

18 maggio 2011

 

 

 

E sul rapporto con il Pdl: "Rotture? Non ci contate"

Bossi: "Non ci faremo trascinare a fondo"

Il Senatùr: "A Milano abbiamo perso, campagna elettorale sbagliata. Ma al secondo turno non perdiamo"

MILANO - "A Milano? Abbiamo perso, abbiamo perso", Umberto Bossi ammette la sconfitta al primo turno delle comunali nel capoluogo lombardo: "Abbiamo sbagliato campagna elettorale". Il Senatùr, tuttavia, rilancia le ambizioni della coalizione di centrodestra per i ballottaggi, convinto che la situazione si possa ancora recuperare. E a chi gli chiede cosa potrebbe succedere in caso di sconfitta al secondo turno, Bossi risponde. "Non perdiamo, aspetteremo per vedere cosa succede".

LA TENUTA DEL GOVERNO - In ogni caso, il leader leghista è tornato a sottolineare che non ci saranno conseguenze sulla tenuta dell'esecutivo: "Non fatevi illusioni" ha detto ai giornalisti, precisando di non avere sentito Berlusconi in giornata. Aggiungendo però una frase che la dice lunga sugli umori - e soprattutto sui malumori - che serpeggiano in via Bellerio e anche tra i militanti del Carroccio: "Di certo non ci faremo trascinare a fondo", con riferimento indiretto al Pdl.

Redazione Online

18 maggio 2011

 

 

 

la scelta di farsi da parte nella sfida di MIlano

I sospetti del premier ai dirigenti Pdl:

"Qualcuno dei nostri ha remato contro"

E cede all'autocritica: abbiamo spaventato i moderati

ROMA - Nella sconfitta si insinua il tarlo del sospetto. I voti che mancano producono accuse che si ascoltano a porte chiuse. A caldo Silvio Berlusconi ha puntato l’indice: sui distinguo dei leghisti, ma anche sul voto ciellino, su un Formigoni che in tanti nel Pdl hanno visto assente e avrebbero invece voluto più attivo nel sostenere Letizia Moratti.

Le sconfitte producono sempre veleni. Ieri in conferenza stampa Gaetano Quagliariello, che del Pdl è uno dei maggiorenti, ci ha tenuto a somministrare dosi massicce di antidoto: non accusiamo la Lega di nulla, ha rimarcato, confermando così l’esistenza di alcuni sintomi interni alla maggioranza, quantomeno nocivi per la ricostituzione di un fronte unito. Berlusconi nelle ultime ore ha detto molte cose, tutte in privato. Ha invitato a essere ottimisti alcuni parlamentari con cui ha parlato al telefono, assicurato che "tutti dovranno rimboccarsi le maniche, perché ce la giocheremo sino all’ultimo" , ma anche lui è stato roso dal tarlo del sospetto, confidando a urne chiuse da poche ore che "qualcuno dei nostri ha remato contro" . Con il trascorrere delle ore il capo del governo è passato dal malumore alla delusione cocente, dal fatalismo ("li voglio proprio vedere i comunisti che gestiscono l’Expo!" ) alla decisione di adottare un profilo più basso, da qui al giorno del ballottaggio, pur impegnandosi per una rimonta. Ieri alcuni impegni internazionali, a Palazzo Chigi, hanno riempito parte della giornata; la settimana prossima per due giorni sarà in Francia, per il G8, e dunque esisteranno ampie giustificazioni per un’eventuale campagna elettorale a bassa intensità. I sondaggi dei prossimi giorni diranno quanto bassa. Sembra glielo abbia chiesto direttamente anche Letizia Moratti. Ieri mattina il faccia a faccia fra i due viene ricostruito come movimentato, non propriamente sereno: analisi divergenti sulle cause di un brutto primo turno, affiorate anche nelle dichiarazioni pubbliche del sindaco di Milano, parse distanti dal profilo di comunicazione adottato dal Cavaliere nei giorni scorsi.

E se Berlusconi può essere contento di fare un passo indietro, di avere una exit strategy di fronte alla possibile sconfitta, da parte sua la Moratti può anche sorridere nel perdere un "aiuto" del Cavaliere, presunto colpevole di averla danneggiata con una campagna radicale. Non a caso ieri pomeriggio Verdini negava quello che il premier affermava con decisione la settimana scorsa: la valenza nazionale del voto. Persino una punta di autocritica è affiorata, quando nel dire "abbiamo spaventato i moderati" il premier ha usato un plurale indefinito che può coinvolgere tanti, ma in primo luogo lui e le sue scelte, in testa quella di parlare più dei magistrati che delle metropolitane, più di un test per il governo nazionale che di un semplice caso di buona amministrazione locale. Non a caso nel vertice con il Pdl, ieri pomeriggio, si programmavano manifesti sui centri sociali, "per indicare ai milanesi chi sono gli amici di Pisapia, per far sapere a tutti da dove viene il candidato della sinistra" . Nessuno dei tanti volti del premier è in contraddizione con quello che Berlusconi pensa veramente: spera di rimontare, ma si prepara a incassare una possibile sconfitta; ha voglia di guardare avanti, ma anche di capire bene le cifre di una tornata dove a Milano mancano all’appello forse troppi voti per non coltivare il sospetto. Il quadro che ha davanti in queste ore ha al momento ancora troppe incognite per adottare una linea netta. Di certo i problemi che si sono aperti a Milano lasciano in secondo piano alcune fantasie recenti, anche del giorno del voto, quando un Cavaliere decisamente più sereno vagheggiava addirittura di spostare Giulio Tremonti a Bankitalia, al posto di Mario Draghi, in partenza per la Bce, per navigare con meno frizioni sino alla fine della legislatura.

Marco Galluzzo

18 maggio 2011

 

 

 

 

 

 

 

2011-05-17

Pisanu: la mafia è dentro la "questione settentrionale"

di Claudio TucciCronologia articolo17 maggio 2011

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Argomenti: Sicilia | Confindustria | Calabria | Campania | Sud | Pubblica Amministrazione | Beppe Pisanu | Puglia

Giuseppe Pisanu (Agf)Giuseppe Pisanu (Agf)

Le mafie in Italia "si sono globalizzate e in Italia sono entrate a far parte anche della cosiddetta questione settentrionale": lo ha detto il presidente della commissione Antimafia, Beppe Pisanu illustrando a palazzo San Macuto la sua relazione di metà mandato.

Il presidente dell'organismo di inchiesta ha detto che oltre alle quattro tradizionali regioni interessate (Sicilia, Puglia, Calabria e Campania) un'accentuazione si verifica nel Centro Nord, specialmente in vaste aree del Lazio, dell'Emilia Romagna, della Lombardia, della Liguria e del Piemonte. "È il segno evidente - ha spiegato Pisanu - di un progressivo spostamento delle pratiche e degli interessi mafiosi ben oltre i confini del Mezzogiorno". Un fenomeno, aggiunge, "non recente, perchè è da almeno 40 anni che le mafie hanno risalito la Penisola e hanno esteso via via i loro tentacoli in altri Paesi europei e nel resto del mondo".

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La mafia mangia il 15%-20% del Pil delle regioni del Sud

Pisanu ha poi sottolineato come l'attività mafiosa nella quattro regioni di origine - Sicilia, Campania, Calabria e Puglia - sia causa di un mancato sviluppo equivalente al 15-20% del Pil delle stesse regioni. E, ha rilanciato, nonostante l'impegno dello Stato le statische economiche "mandano segni allarmanti per il Mezzoggiorno". Il 53% dei referenti del sistema Confindustria del Sud reputa la propria area territoriale molto insicura; e il 42% attribuisce questa insicurezza alla criminalità organizzata e alla illegalità diffusa. Di qui il vero e proprio allarme lanciato da Pisanu: "La crisi generale, che colpisce con particolare durezza le Regioni e le categorie sociali più deboli, sembra preannunziare una ulteriore, grande sconfitta del Mezzogiorno". "Se si prospetta una manovra finanziaria biennale di circa 38 miliardi, l'opinione pubblica entra in fibrillazione. Ma se si afferma che solo sui giochi e le scommesse le organizzazioni criminali lucrano almeno 50 miliardi all'anno, pochi se ne curano!", ha sottolineato il presidente della commissione Antimafia.

Aspetti oscuri sulle stragi mafiose del '92-'93

Pisanu ha evidenziato anche che lo Stato "non può trattare alla pari e ancor meno, venire a patti, con l'anti-stato, riconoscendogli sostanzialmente il ruolo di naturale antagonista". "Non mi pare - ha proseguito - che lo Stato in quanto tale abbia mai ceduto", anche se, aggiunge, "non nego tuttavia che aspetti ancora oscuri del '92-'93, dalle ombre dei servizi segreti alla gestione del 41 bis, abbiano dato fondamento a timori e sospetti".

Secondo Pisanu infine "non si sono mai visti tanti interessi criminali scaricarsi pesantemente, senza neanche il velo della mediazione, sugli enti locali, sulle istituzioni regionali e sulla rappresentanza parlamentare. Gli organi di informazione, le indagini della magistratura, i primi controlli sulla formazione delle liste ci hanno dato in questo senso conferme inequivocabili". "Mi chiedo - ha concluso - come sia possibile battere militarmente la mafia, se non la si sconfigge contemporaneamente sul terreno dell'economia, delle relazioni sociali, della pubblica amministrazione e della stessa moralità politica".

MILANO - Silvio Berlusconi non dà ancora per persa la partita di Milano. Al secondo turno Letizia Moratti ce la può fare a battere Giuliano Pisapia. Ne sarebbe convinto il premier, come riferiscono alcuni dei partecipanti al vertice di martedì sera a palazzo Grazioli. Nelle due ore di serrato faccia a faccia con i quadri del partito, il Cavaliere si è detto agguerrito e per nulla avvilito dal voto. Anche se, spiegano le stesse fonti, il premier non ha nascosto allo stato maggiore del Pdl la sua delusione per il risultato milanese con la candidata Moratti costretta al ballottaggio e in una posizione di svantaggio rispetto a Pisapia.

PARTITA APERTA - Nel suo ragionamento, viene ancora riferito, Berlusconi avrebbe esortato il partito a non abbassare la guardia, rimboccarsi le maniche e lavorare sulla campagna elettorale che è ancora aperta: ce la possiamo giocare, ce la giocheremo fino all'ultimo, avrebbe affermato Berlusconi. L'obiettivo, avrebbe aggiunto, è portare a votare più moderati possibile, smascherare il candidato delal sinistra Giuliano Pisapia, mostrare chi è davvero, rimotivare l'elettorato. Insomma, una chiamata al voto per tutti i milanesi per evitare che il capoluogo lombardo finisca nelle mani dei centri sociali. Berlusconi non avrebbe ancora deciso però se esporsi in prima fila per l'elezione del sindaco di Milano: prima di metterci la faccia, secondo le voci raccolte, davanti a palazzo Grazioli, il Cavaliere vuole vedere i numeri, cioè che margine i sondaggi offrono al recupero della Moratti nel ballottaggio del 22 e 23 maggio. Oltre naturalmente a valutare la strategia che il sindaco Moratti e i vertici del partito di Milano decideranno di intraprendere in questi 15 giorni di campagna.

GOVERNO SOLIDO - Il premier ha comunque ribadito che dispone di una maggioranza compatta che consentirà al governo di fare le riforme: la solidità dell'esecutivo non sarà messa in discussione dall'esito dei ballottaggi. È questo uno dei ragionamenti fatti da Berlusconi secondo i partecipanti al vertice a palazzo Grazioli.

I VERTICI DEL PDL - All'indomani del voto è scattato il tempo della analisi. E nel pomeriggio era toccato a Denis Verdini ammettere per primo che il risultato di Giuliano Pisapia a Milano è stato una sorpresa per il partito di via dell'Umiltà. "Ci aspettavamo questo risultato ma ribaltato a nostro favore" confessa il coordinatore del Pdl in conferenza stampa. Esprimendo con rammarico che "l'attenzione su Milano" ha comunque "distratto un po' dagli altri risultati" con il Pdl che in totale "ha ottenuto il 26%" conto il 21% del Pd. A riguardo, Verdini ci tiene a sottolineare che, Milano a parte, considerando province e comuni capoluogo c'è stato un "sostanziale pareggio" tra la coalizione di maggioranza e la sinistra. È anche per questo che non esiste, secondo il Popolo della Libertà, una "questione settentrionale" ma solo un "problema Milano". Nessuna paura, quindi, per la tenuta dell'esecutivo. Anzi, "il voto più è frammentato, più allunga la legislatura" è la convinzione dell'altro coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. Quanto alla Lega,i vertici del partito del premier fanno quadrato. E sono pronti a giurare sulla fedeltà dell'alleato: l'alleanza con il Carroccio resta salda e bisogna evitare "il gioco al massacro" con il rimpallo delle responsabilità per l'esito negativo del voto delle amministrative. "Per evitare ogni equivoco, dico chiaramente che non pensiamo che la Lega abbia mancato in alcun modo di lealtà" dice il vicecapogruppo del Senato Gaetano Quagliariello. Fabrizio Cicchitto semmai denuncia "un massiccio intervento della magistratura contro Berlusconi che ha dovuto rispondere". "Qui - specifica Cicchitto - non si sta parlando di un processo che è faccenda privata ma, ce ne sono 30 e questo significa che c'è intervento politico che cambia termini della politica".

PISAPIA-MORATTI - La partita Milano, comunque, è ancora aperta. Che il premier non sia contento per come è andata "non ci vuole un genio per capirlo", taglia corto La Russa, assicurando però che il Pdl non si arrende. "Abbiamo già in programma una serie di incontri per ripartire nella competizione elettorale. Milano sarà una battaglia non in discesa ma che vogliamo giocarci convinti di poter vincerla" ha detto il ministro della Difesa in conferenza stampa. Sulla stessa linea il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi. "Ora ci mancano 15 giorni per confrontarci con il programma di Pisapia" ha spiegato, dicendosi sicuro del fatto che "i milanesi non vorranno lasciare la loro città in mano all'estrema sinistra". "Quanto a noi - ha promesso -, niente risse, niente toni alti, dobbiamo lavorare. Sono convinto che abbiamo perso una partita ma possiamo sempre vincere lo scudetto". Il Pdl sembra ora blandire il Terzo Polo. In conferenza stampa La Russa ha annunciato un incontro con alcuni moderati: "Giovedì - ha spiegato - ho organizzato un incontro a Milano con altri esponenti che non ci hanno appoggiato al primo turno...". E a chi gli chiedeva se si tratti di Adolfo Urso e Andrea Ronchi, colombe di Fli, il coordinatore del Pdl ha lasciato intendere che sì, si tratta di loro. "Non ho in programma alcun incontro giovedì a Milano. Sui ballottaggi, peraltro, ho già detto come la penso, in piena trasparenza e coerenza" ha fatto sapere però il finiano Urso.

IL CARROCCIO - Tempo di analisi non solo per il Pdl. Umberto Bossi ha raccolto i suoi per discutere dell'esito delle comunali a Milano e delle strategie da attuare adesso in vista dei ballottaggi. Oltre al Senatùr sono arrivati in via Bellerio intorno a mezzogiorno anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni (rientrato appositamente da Roma), il capogruppo leghista alla Camera, Marco Reguzzoni, il segretario del Carroccio, Giancarlo Giorgetti, il figlio di Bossi, Renzo, e il capogruppo in Consiglio comunale a Milano, Matteo Salvini. Al vertice è presente anche il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, rientrato da Roma. Atteso anche il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota.

Redazione online

17 maggio 2011

 

 

 

CONFERENZA DEL PDL ALL'INDOMANI DEL VOTO. E Bossi riunisce i suoi in via Bellerio

"Tra noi e la sinistra sostanziale pareggio"

Verdini: "a Milano ci aspettavamo questo risultato ma ribaltato a nostro favore". Stasera vertice col premier

MILANO - All'indomani del voto è tempo di analisi. E tocca di nuovo a Denis Verdini per primo ammettere che il risultato di Giuliano Pisapia a Milano è stato una sorpresa per il partito di via dell'Umiltà. "Ci aspettavamo questo risultato ma ribaltato a nostro favore" confessa il coordinatore del Pdl in conferenza stampa. Esprimendo con rammarico che "l'attenzione su Milano" ha comunque "distratto un po' dagli altri risultati" con il Pdl che in totale "ha ottenuto il 26%" conto il 21% del Pd. A riguardo, Verdini ci tiene a sottolineare che, Milano a parte, considerando province e comuni capoluogo c'è stato un "sostanziale pareggio" tra la coalizione di maggioranza e la sinistra. È anche per questo che non esiste, secondo il Popolo della Libertà, una "questione settentrionale" ma solo un "problema Milano". Nessuna paura, quindi, per la tenuta dell'esecutivo. Anzi, "il voto più è frammentato, più allunga la legislatura" è la convinzione dell'altro coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. Quanto alla Lega,i vertici del partito del premier fanno quadrato. E sono pronti a giurare sulla fedeltà dell'alleato: l'alleanza con il Carroccio resta salda e bisogna evitare "il gioco al massacro" con il rimpallo delle responsabilità per l'esito negativo del voto delle amministrative. "Per evitare ogni equivoco, dico chiaramente che non pensiamo che la Lega abbia mancato in alcun modo di lealtà" dice il vicecapogruppo del Senato Gaetano Quagliariello. Fabrizio Cicchitto semmai denuncia "un massiccio intervento della magistratura contro Berlusconi che ha dovuto rispondere". "Qui - specifica Cicchitto - non si sta parlando di un processo che è faccenda privata ma, ce ne sono 30 e questo significa che c'è intervento politico che cambia termini della politica".

PISAPIA-MORATTI - La partita Milano, comunque, è ancora aperta. Che il premier non sia contento per come è andata "non ci vuole un genio per capirlo", taglia corto La Russa, assicurando però che il Pdl non si arrende. "Abbiamo già in programma una serie di incontri per ripartire nella competizione elettorale. Milano sarà una battaglia non in discesa ma che vogliamo giocarci convinti di poter vincerla" ha detto il ministro della Difesa in conferenza stampa. Sulla stessa linea il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi. "Ora ci mancano 15 giorni per confrontarci con il programma di Pisapia" ha spiegato, dicendosi sicuro del fatto che "i milanesi non vorranno lasciare la loro città in mano all'estrema sinistra". "Quanto a noi - ha promesso -, niente risse, niente toni alti, dobbiamo lavorare. Sono convinto che abbiamo perso una partita ma possiamo sempre vincere lo scudetto".

VERTICE A PALAZZO GRAZIOLI - Nessun commento, ancora, da parte di Silvio Berlusconi: il premier è rientrato a Roma e riceverà nel pomeriggio, a Palazzo Chigi, il presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Joseph Deiss e il presidente della Repubblica gabonese, Ali Bongo Ondimba. Il Cavaliere analizzerà quindi l'esito elettorale in serata a palazzo Grazioli, dove riunirà i vertici del Pdl.

IL CARROCCIO - Tempo di analisi non solo per il Pdl. Umberto Bossi ha raccolto i suoi per discutere dell'esito delle comunali a Milano e delle strategie da attuare adesso in vista dei ballottaggi. Oltre al Senatùr sono arrivati in via Bellerio intorno a mezzogiorno anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni (rientrato appositamente da Roma), il capogruppo leghista alla Camera, Marco Reguzzoni, il segretario del Carroccio, Giancarlo Giorgetti, il figlio di Bossi, Renzo, e il capogruppo in Consiglio comunale a Milano, Matteo Salvini. Al vertice è presente anche il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, rientrato da Roma. Atteso anche il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota.

Redazione online

17 maggio 2011

 

 

 

DOPO LE AMMINISTRATIVE

Milano, lo choc del Cavaliere

Telefonata "gelida" con il leader leghista

Lo sfogo: non posso credere che vinca la sinistra estrema E nello staff si parla di "disastro, bagno di sangue"

La Lega: "Milano non può finire in mano agli estremisti"

ROMA — La parola "errori" ad Arcore si pronuncia. Ma per un padrone di casa molto demoralizzato sono ancora quelli degli altri: è colpa del partito che lo costringe sempre a fare tutto da solo, è colpa della Moratti che non sa comunicare e non sta simpatica ai milanesi, è colpa della Lega che non si è impegnata e che ha preso meno voti di quelli attesi.

L’aria che tira, in un pomeriggio che difficilmente Berlusconi dimenticherà, è questa. Il Cavaliere è chiuso a casa, il suo portavoce Bonaiuti non commenta: si sa che il premier ha seguito lo spoglio in tv, che non ha fatto molte telefonate, se non una piuttosto fredda con Umberto Bossi e una con Denis Verdini, chiedendo di enfatizzare i dati nazionali, la raccolta complessiva di consensi e di vittorie, bypassando le notizie e le cifre su Milano. Sono frammenti di un’atmosfera plumbea, resa più pesante dal dato delle preferenze espresse dai milanesi per il Berlusconi capolista: alla fine rischiano di essere la metà delle precedenti Comunali. Nelle prime ore dello spoglio il dato era ancora peggiore; nello staff del premier, con l’accordo dell’anonimato, si esternava la paura di un "bagno di sangue, un disastro ".

Di certo il Cavaliere cercava un test su se stesso e i primi a dire che ha sbagliato i tempi e il campo di gioco sono i suoi uomini. A questo punto contano poco le recriminazioni, appare poco consolatorio il Bondi che assicura un quadro peggiore se il Cavaliere non fosse sceso in campo. "E’ una tragedia di proporzioni bibliche" enfatizzano in via dell’Umiltà, sede del Pdl a Roma; e dunque c’è poco di cui consolarsi. Persino Lassini ha preso una manciata di voti; per qualcuno è la prova che il Cavaliere, per la prima volta, non ha aiutato il suo candidato. Forse il contrario. Berlusconi a cena riceve la figlia Barbara, l’allenatore del Milan Allegri, l’amministratore delegato Galliani. Cena programmata pensando ad altri risultati. Ma non c’è nulla su cui brindare. Si è di fronte al rischio concreto di perdere Milano, di assistere a un cortocircuito imprevedibile con la Lega, alla certezza che la campagna elettorale non ha fatto centro.

Viviana Beccalossi, del Pdl lombardo, è fra le poche che denuncia errori di strategia: abbiamo parlato poco dei temi della città, troppo di magistrati e di argomenti nazionali. In sostanza punta l’indice contro le scelte di Berlusconi e in un partito come il Pdl non è poco. Oggi, con in mano i dati definitivi, il premier farà forse la prima analisi ufficiale del voto. Al netto di quella "sfiducia nella situazione informativa", denunciata ieri uscendo dal seggio insieme alla voglia di rispettare il silenzio elettorale.

Aveva chiesto un referendum sul governo, assicurato che a Milano e a Napoli non ci sarebbero stati problemi. Sarà invece costretto a dissimulare la delusione. Per il momento non gli resta che esprimere un’incredulità: "Non posso credere che alla fine vincano gli estremisti e la sinistra estrema ".

Marco Galluzzo

17 maggio 2011

 

 

Merola a Bologna vince per un soffio al primo turno

Voto terremoto per il Pdl a Milano

Pisapia stacca la Moratti di 6,5 punti

Fassino passa già al primo turno a Torino. A Napoli avanti il Pdl e De Magistris supera Morcone

MILANO - Il centrosinistra canta vittoria. Piero Fassino e Virginio Merola sono diventati sindaci rispettivamente di Torino e di Bologna già al primo turno. Ma il risultato più clamoroso di tutti, il più incoraggiante per il Pd e i suoi alleati, è quello di Milano con Giuliano Pisapia che non solo strappa il ballottaggio a Letizia Moratti, ma si ritrova addirittura avanti di oltre sei punti, un esito su cui fino alla vigilia erano davvero in pochi a scommettere. Tutto è rimandato di due settimane, ma per un centrosinistra che non andava al ballottaggio dal 1993 è già una vittoria. A guastare gli umori progressisti resta il neo di Napoli, dove il centrosinistra si è presentato diviso pagando pesantemente la scelta. Il Pdl ha avuto buon gioco nel far notare come in una delle roccaforti uliviste - dove con varie coalizioni il fronte progressista governa ininterrottamente dagli inizi degli anni Novanta, prima con Bassolino e poi con la Iervolino -, in testa ci sia nettamente il candidato di centrodestra. Non solo: al secondo turno l'avversario di Lettieri non sarà Mario Morcone, il candidato "ufficiale" del Pd e dei suoi satelliti, bensì l'ex pm dipietrista Luigi De Magistris, sostenuto oltre che dall'Idv anche dalla Federazione della sinistra. Pierluigi Bersani, tuttavia, non si scompone e liquida la situazione con una battuta: "Noi abbiamo vinto e loro hanno perso".

Moratti: "Serve una nuova fase

per il centrodestra"

IL CASO MILANO - A Milano, dunque, si va al ballottaggio. Il dato è ormai certo e lo è stato già pochi minuti dopo la chiusura dei seggi con la diffusione degli "intention poll" di Sky Tg 24 e le proiezioni Ipr Marketing per Rai che hanno subito evidenziato un trend che per Letizia Moratti suona come una sonora bocciatura. Anche i dati reali confermano questa tendenza: al termine dello scrutinio delle 1.251 sezioni, infatti, il candidato del centrosinistra ha ottenuto il 48,04% dei voti contro il 41,58% della Moratti. Lo stesso Pisapia, intervenendo nel tardo pomeriggio, si è detto fiducioso: "Sarà la Milano del futuro, un esempio per tutta l'Italia". Resta ora da vedere come si muoveranno in vista del secondo turno il Terzo Polo, che ha il 5,54%; e il Movimento 5 Stelle che si è fermato attorno al 3,22%. Tra i partiti è stato un testa a testa tra Pdl e Pd: al termine l'ha spuntata il Popolo della libertà per soli 671 voti: 28,74% per il Pdl contro il 28,63% per il Partito democratico. Staccatissima la Lega che si ferma al 9,63%. "In questa campagna si è forse parlato troppo poco di Milano e di cose concrete, dei programmi per la città", è stata la prima sintetica dichiarazione pochi minuti prima di mezzanotte fatta da Letizia Moratti. "Il voto indica chiaramente che bisogna far ripartire una nuova fase del centrodestra con le forze realmente moderate che non si sono sentite rappresentate dal nostro schieramento".

Fassino commosso

GLI ALTRI COMUNI - A Bologna Virginio Merola del centrosinistra ce la fa per un soffio al primo turno raccogliendo il 50,46% dei voti, mentre il candidato leghista del centrodestra Manes Bernardini si ferma al 30,35%; il candidato grillino Massimo Bugani realizza un vero e proprio exploit raggiungendo il 9,50% e Stefano Aldovrandi del Terzo Polo arriva al 5,08%. A Torino con 918 sezioni su 919 i dati dicono che Piero Fassino vince al primo turno con il 56,65% contro il 27,30% di Michele Coppola, candidato del centrodestra, il 4,97% del grillino Bertola e il 4,86% del terzopolista Musy. A Napoli, infine, con 831 sezioni scrutinate su 886 il candidato del Pdl, Gianni Lettieri, si trova al 38,53% e, a sorpresa, ha come diretto inseguitore si ritrova il candidato dell'Idv Luigi De Magistris con il 27,43% e non Mario Morcone, candidato "ufficiale" del centrosinistra, fermo al 19,36%. Anche questo dato, se confermato, sarebbe particolarmente significativo perché emergerebbe l'esclusione del rappresentante del Pd, partito di riferimento del sindaco uscente Rosa Russo Jervolino, a vantaggio di un candidato dalle posizioni più radicali. A Cagliari si profila invece il ballottaggio tra il candidato del centrosinistra, Massimo Zedda, al 45,11%, e quello del centrodestra, Massimo Fantola, al 44,72%. E ballottaggio sarà anche a Trieste: in vantaggio c'è Roberto Consolini, del centrosinistra, con il 40,7% dei consensi; nel ruolo di inseguitore Roberto Antonione, ex presidente della giunta regionale del Friuli Venezia Giulia per il centrodestra, nettamente staccato e fermo al 27,6%.

VOTI IN DIRETTA - Sul sito del Corriere è possibile seguire lo spoglio con i voti effettivi aggiornati in real time dal Viminale a mano a mano che vengono comunicati dalle sezioni.

Pisapia: "La fiducia aumenterà"

TERZO POLO DECISIVO - Qualora i risultati emersi dalle proiezioni fossero confermati, diventerebbe centrale il ruolo del Terzo Polo, soprattutto a Milano dove il blocco che fa capo a Fini, Casini e Rutelli ha presentato un proprio candidato, Manfredi Palmeri, che con il suo 5 e mezzo per cento risulterà decisivo. I tre leader hanno avuto lunedì un pranzo di lavoro a Roma per fare il punto in vista dei risultati delle amministrative. Dalle scelte che potrebbero prendere in vista dei ballottaggi, se sostenere i candidati del centrodestra o quelli del centrosinistra, potrebbe delinearsi anche il ruolo che il gruppo avrà sullo scenario politico nazionale. Lorenzo Cesa, segretario Udc, durante la diretta tv in Rai non si è sbilanciato: "Sono elezioni amministrative, decideremo caso per caso".

Alessandro Sala

16 maggio 2011

 

 

Lo sfidante: "Noi la Milano del futuro". Il sindaco uscente: "tornare a cose concrete"

Sorpresa, Pisapia stacca la Moratti

E lei: "Segnale forte, riflettere"

L'avvocato conquista il ballottaggio. Bersani: "Lì si vince". Santanchè: "Se vince lui, vince la droga"

MILANO - "Sarà la Milano del futuro, un esempio per tutta l'Italia". Così il candidato sindaco Giuliano Pisapia ha salutato i suoi sostenitori entusiasti arrivando, intorno alle 19, al quartier generale del comitato elettorale, al teatro Elfo Puccini in corso Buenos Aires, quando ormai le proiezioni lo davano in netto vantaggio su Letizia Moratti. "Un grazie a tutti voi - ha detto Pisapia -. Sapete che io sono sempre stato prudente. Erano gli altri che ci dicevano prima che era impossibile, poi improbabile e adesso altamente probabile. Ci manca una piccola corsa e diventerà una certezza. Milano merita il cambiamento e noi cambieremo Milano". "Milano merita gente come voi", ha concluso. E' ormai certo che, per la poltrona di sindaco nel capoluogo lombardo, si andrà al ballottaggio. "Si registra in questo momento una cosa molto importante: a Milano c'è un fatto clamoroso con Pisapia che va al ballottaggio. Un dato che supera abbondantemente le previsioni", ha detto Davide Zoggia, responsabile degli enti locali del Partito Democratico. "A Milano - ha concluso Zoggia - il Pd è ora al 28%-29%, un dato estremamente positivo".

La festa di Pisapia La festa di Pisapia La festa di Pisapia La festa di Pisapia La festa di Pisapia La festa di Pisapia La festa di Pisapia La festa di Pisapia

MORATTI: "TORNARE A MILANO" - Solo a tarda ora è arrivato il commento al voto di Letizia Moratti, la favorita per la poltrona di sindaco che si trova inopinatamente a dover inseguire: "In questa campagna - ha ammesso il sindaco uscente poco prima di mezzanotte - si è forse parlato troppo poco di Milano e di cose concrete, dei programmi per la città. Questo voto è un segnale molto forte, ma un segnale che dobbiamo sapere cogliere. Da domani faremo una riflessione profonda sulle cause, ma da Milano - ha sottolineato la Moratti - deve ripartire una fase nuova, politica, del centrodestra con le forze realmente moderate che non si sono sentite rappresentate dal nostro schieramento". La campagna, fino ad ora, secondo il sindaco uscente, "ha parlato complessivamente poco dei programmi e delle cose concrete. In questi giorni dobbiamo tornare alle cose concrete che interessano i cittadini". Moratti ha comunque spiegato che questa non è una critica a Silvio Berlusconi che ha impostato la sua campagna da capolista sui temi della giustizia trasformando il voto di Milano di fatto in un test nazionale.

LE SEZIONI - Terminato lo scrutinio delle 1.251 sezioni, il candidato del centrosinistra ha ottenuto il 48,04% dei voti contro il 41,58% del sindaco uscente Letizia Moratti. Il candidato dell'Udc e della Lista civica Nuovo polo Manfredi Palmeri si situa al 5,54% mentre Mattia Calise, indicato dal Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, è al 3,22% (guarda i risultati in tempo reale). Fra le liste testa a testa fra Pdl (28,74%) e Pd (28,63%). Seguono Lega 9,63%, Sel 4,70%, Lista civica Pisapia 3,86%, Movimento 5stelle 3,43%, Prc 3,10%.

 

L'arrivo trionfale di Pisapia al teatro Elfo (Newpress)

L'arrivo trionfale di Pisapia al teatro Elfo (Newpress)

LE REAZIONI DEL PD - Un fragoroso applauso ha accolto la prima proiezione Rai, all'inizio del pomeriggio, che dava Pisapia in vantaggio sulla Moratti. "È solo la prima ma è un'iniezione di adrenalina": questo il primo commento su Twitter di Giuliano Pisapia. "Baruffi, portavoce: dovremo aspettare qualche ora per i dati reali - è il tweet successivo sul profilo del candidato di centrosinistra -, ma è evidente che a Milano il vento sta cambiando davvero". "Sei stato bravissimo. È un risultato straordinario. L'avevo detto e lo ripeto: a Milano si vince", ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a Pisapia nel corso di una telefonata. Anche Piero Fassino, neo sindaco di Torino, ha subito chiamato: "È stata una telefonata straordinaria, calorosa, con Giuliano Pisapia, con cui mi sono congratulato per il risultato straordinario che segna il radicale mutamento politico di rapporti di forza che investe tutto il nord". Di un dato "politicamente straordinario e positivo, che il Governo Berlusconi pagherà" ha parlato il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino. "Da Milano arriva il cartellino giallo per il governo e la sua maggioranza", commenta Rosy Bindi, presidente dell'Assemblea nazionale del Pd, che accusa Berlusconi di aver "alzato il livello dello scontro" e "giustificato il veleno distribuito prima da Lassini e poi dalla stessa Moratti. Per Matteo Mauri, capogruppo del Pd in Provincia di Milano, "la Moratti ne esce con le ossa rotte, perché nonostante gli svariati milioni di euro messi in campo, alla faccia della crisi, all'esame dei cittadini ha avuto una sonora bocciatura".

Laura Ravetto, portavoce della Moratti, incontra la stampa (Newpress)

Laura Ravetto, portavoce della Moratti, incontra la stampa (Newpress)

LE REAZIONI DEL PDL - "Aspettiamo i numeri veri, è ancora presto per fare delle valutazioni. I primi dati danno una tenuta della coalizione, ma anche su questo estrema cautela. Se, come sembrerebbe da questi che sono primissimi dati, si prefigura un ballottaggio, lo affronteremo con grande serenità". Questa la comunicazione fatta alla stampa da Laura Ravetto, portavoce in questa occasione del sindaco Moratti, al Comitato Pdl allestito alla Fondazione Cariplo. Ravetto è poi tornata nella zona riservata al Comitato, senza aggiungere altro. Intorno alle 15 Letizia Moratti aveva riunito nella sua residenza milanese lo stato maggiore del Pdl: Ignazio La Russa, Paolo Bonaiuti, la stessa Ravetto, Luigi Casero, Maurizio Lupi, Paola Frassinetti e Maurizio Bernardo, la sondaggista Alessandra Ghisleri e gli uomini dello staff. Maurizio Gasparri è stato tra i primi esponenti del Pdl a commentare le proiezioni: "A Milano l'altra volta, con la vittoria della Moratti, finì 52% a 47%. A Milano, quindi non è mai stata una passeggiata, una vittoria dilagante", ha premesso durante la diretta lo speciale su La7. "Se fossero confermati, i risultati di Milano sarebbero molto al di sotto delle aspettative per il centrodestra. Ma credo che la situazione si riequilibrerà", ha commentato a caldo il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. "Se concludessimo con dati inferiori al 46% significa che ci sarebbero criticità da esaminare con molta attenzione per il ballottaggio", ha aggiunto Formigoni, che all'amministrazione Moratti rimprovera solo "errori di comunicazione": "Ha fatto molte più cose buone di quelle percepite". "È un risultato che non ci aspettavamo", ha detto Giulio Gallera, capogruppo del Pdl a Palazzo Marino, secondo il quale la forte affluenza alle urne ha penalizzato il centro destra, mentre "la sinistra si è compattata attorno a Giuliano Pisapia". "Abbiamo 15 giorni per rappresentare la città di Pisapia e la città della Moratti - ha aggiunto Gallera - e richiamare i moderati che non vogliono che la città finisca in mano agli estremisti e ai centri sociali". "La vittoria di Pisapia sarebbe come portare il Leonkavallo a Palazzo Marino, sarebbe una cosa bestiale. Sarebbe come portare la droga senza se e senza ma: lui è sempre stato uno che ha detto che gli spinelli non fanno male": così Daniela Santanchè in diretta a "La Zanzara" su Radio24.

LE REAZIONI DEL TERZO POLO - "Berlusconi ha costruito il boomerang di oggi. Il fatto che la Moratti vada al ballottaggio è in controtendenza, non era mai successo. C'è una crisi del berlusconismo, perché chi se n'è andato, da Fini a Casini, pesa molto", ha detto Italo Bocchino, vicepresidente di Fli, ospite del Tg3. "Sulle alleanze per eventuali ballottaggi a Milano e Napoli deciderà la coalizione. Siamo distinti e distanti dalla Moratti, simbolo del berlusconismo, e restiamo distinti e distanti anche da Pisapia, perché non fa parte della nostra cultura. Prima, in ogni caso, dobbiamo vedere i risultati. Dobbiamo prima vedere chi va al ballottaggio e capire cosa vogliono fare i due contententi al secondo turno", ha aggiunto Bocchino. Che ha anche elencato tre errori della Moratti: "L'eccesso di politicizzazione di Berlusconi, il caso Lassini e il faccia a faccia: credo che queste tre cose l'abbiano danneggiata". Benedetto Della Vedova, capogruppo Fli alla Camera, ha osservato che "se mai i dati dovessero essere confermati, sarebbe, tra virgolette, una rivoluzione politica del quadro italiano, anche perché Berlusconi ci ha messo il carico da 90, si è candidato...".

Redazione online

16 maggio 2011(ultima modifica: 17 maggio 2011)

 

 

tra i finiani scontro "falchi"-"colombe"

La Moratti indietro, choc del Pdl

La Lega: un'anomalia. Bossi "irritato"

Verdini: "Le aspettative erano diverse". Bonaiuti: il premier commenterà lunedì. Determinante il Terzo Polo

MILANO - "A Milano avevamo un'aspettativa diversa". È Denis Verdini a rompere per primo il silenzio del Pdl sulle amministrative. Il coordinatore del partito di Silvio Berlusconi non nasconde lo stupore per le prime proiezioni e in particolare per il vantaggio, nel capoluogo lombardo, del candidato di centrosinistra Giuliano Pisapia sul sindaco uscente del Pdl Letizia Moratti. "A Milano - ammette Verdini - ci aspettavamo un ballottaggio, ma con un margine maggiore, la sorpresa è il testa a testa o il vantaggio loro". Silvio Berlusconi commenterà solo lunedì, fa sapere il sottosegretario e portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, raggiunto al telefono ad Arcore, dove si trova anche il Cavaliere. Facce scure nel fortino della Lega, a Milano. Umberto Bossi è rimasto fino a tardi chiuso nel suo ufficio di via Bellerio a fumare il sigaro, in attesa dei dati definitivi delle amministrative. Chi era con lui lo ha descritto come "scontento, stupito e irritato" soprattutto per l'esito del voto a Milano.

"CON IL PDL SI PERDE" - Secondo fonti vicine al Senatùr, Bossi sarebbe addirittura pentito per non aver proposto nel capoluogo lombardo un candidato del Carroccio come ha fatto per altri centri lombardi. "Se qualcuno infatti diceva che il Pdl vinceva anche grazie alla Lega - ha commentato un leghista che ha chiesto l'anonimato - oggi possiamo dire che la Lega con il Pdl perde. Dove infatti ci siamo presentati da soli, come ad esempio a Gallarate e a Rho, andiamo sicuramente al ballottaggio. Poteva succedere anche a Milano".

"VOTO NON POSITIVO" - "Ci impegneremo per il ballottaggio a Milano, siamo convinti che sia un'anomalia che possa essere corretta" ha detto a tarda sera il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli. Sulla stessa linea Roberto Castelli. "Il voto di Milano, al momento, non è positivo per la coalizione e per il sindaco che noi sosteniamo" ha spiegato. "Quello di Milano - ha aggiunto - è un voto anomalo perché pensare che la città vada in mano agli estremisti non è mai successo". Castelli ha voluto precisare che comunque "è finito solo il primo tempo".

"FALCHI" E "COLOMBE" - In vista dei ballottaggi, i riflettori adesso sono puntati sul Terzo Polo, destinato a fare da ago della bilancia tra il centrosinistra e il centrodestra. La scelta di Fli, Udc e Api potrebbe essere quella del "voto libero", stando almeno a quanto emerso dall'incontro tra Fini, Rutelli e Casini. "Sconti non ne facciamo a nessuno" ha detto il numero uno dei centristi spiegando che "nel Terzo Polo la sintonia è totale". In realtà, in queste ultime ore si susseguono indiscrezioni su un uno scontro tra le "colombe" e i "falchi" di Fli. L'ala moderata capitanata da Adolfo Urso da tempo ha fatto sapere che mai avrebbe dato sostegno ad un candidato della sinistra. Adesso, alla luce dei primi dati , ribadisce che è "normale" per il Terzo Polo la "convergenza sui candidati del centrodestra". Di segno diverso la posizione dei "falchi" futuristi. Per la maggioranza dei finiani guidata da Italo Bocchino, il voto di Milano sancisce la "fine del berlusconismo". "È evidente che siamo distinti e distanti da Pisapia e dalla Moratti - ha detto il numero due di Fli - Non dobbiamo scegliere con chi fare l'alleanza ma per cosa farla - ha spiegato . Non siamo interessati ad alleanze politiche, non alle formule ma non è che possiamo fare la ruota di scorta di un berlusconismo che ci sembrava già in difficoltà". Quelle di Urso e Ronchi sono per Bopcchino "posizioni personali": "Noi decideremo negli organi di partito e insieme alla coalizione" ha aggiunto il numero due di Fli.

Redazione online

16 maggio 2011

 

 

il voto e i democratici

"Sconfitto blocco Pdl-Lega, Bossi rifletta"

Il leader del Pd Bersani esulta: "La sfida di Berlusconi si è trasformata in un boomerang"

MILANO - Cinque parole e tanta soddisfazione. "Vinciamo noi e perdono loro". Non sono ancora le 19 quando Pier Luigi Bersani commenta i dati che vanno via via emergendo dalla tornata di amministrative. "Segnalano un'inversione di tendenza" esulta il leader del Pd, parlando di un "vento" nuovo che "si è alzato dal Nord", e in particolare da Milano, Torino e Trieste, contro il blocco Pdl-Lega. Al presidente del Consiglio, il numero uno dei democratici non risparmia critiche, convinto del fatto che la sfida lanciata da Berlusconi si è rivelata alla fine "un boomerang". "Il mio pronostico si è avverato - dice felice Bersani -, quando dicevo che a Milano si vinceva facile, avevo ragione. Anche se il risultato di oggi va oltre le mie aspettative. Ma non mi stupisco che da Milano arrivi un segnale contro questa maggioranza di centrodestra". Sui ballottaggi il Pd è fiducioso, assicura il segretario, spiegando che il partito si impegnerà e combatterà per rafforzare il risultato. "Mostreremo il volto civile della nostra battaglia. Perché noi siamo stati una forza civile e moderata. L'unico estremista è stato Berlusconi, non Pisapia né Bersani" chiarisce.

Amministrative, i volti Amministrative, i volti Vincitori e vinti delle elezioni

APPELLO ALLA LEGA E AI GRILLINI - Per il segretario dei democratici il risultato dei ballottaggi può rappresentare un altro colpo alla crisi di governo, di fatto già in atto, fino ad "arrivare a un punto di rottura". Forse proprio per questo, Bersani si rivolge direttamente agli esponenti del Carroccio, invitandoli alla riflessione "perché se si perde, c'è qualcosa che non gira e segnalo che si apre un'incrinatura fra centrodestra e il suo elettorato di riferimento che porta a crisi Pdl-Lega". Bersani però non pensa ora solo a Bocci ai suoi. Un messaggio, chiaro, lo fa arrivare anche ai grillini. "Non si può stare sempre nell'infanzia e se si diventa un soggetto politico bisogna tirare le somme e decidere" è il monito al Movimento 5 Stelle, che nelle amministrative ha ottenuto risultati importanti. "Ci rivolgiamo ai grillini - spiega Bersani - per dire che noi possiamo migliorare ma non siamo uguali agli altri e a questo movimento ci rivolgiamo in modo amichevole ma rigoroso".

LE TELEFONATE - Prima della conferenza stampa, il segretario dei democratici aveva chiamato al telefono sia Piero Fassino che Giuliano Pisapia. Al candidato di Torino, che i dati ancora provvisori danno per vincente al primo turno, Bersani ha fatto i complimenti. "È un grande risultato" gli ha detto. Plauso anche al candidato anti-Moratti: "Sei stato bravissimo. L'avevo detto e lo ripeto: a Milano si vince". Sulla "straordinaria vicenda milanese" il segretario dei democratici ha voluto porre l'accento, specificando che i vincitori sono "Pisapia, in primo luogo, e anche il Pd. Sono convinto - ha detto - che questa prima fase si confermerà con un risultato molto rilevante nei ballottaggi, ci saranno molti ballottaggi, ma a partire da posizioni che possono consentire al centrosinistra di confermare e rafforzare il risultato di oggi". Poche parole su Napoli, dove il candidato del Pd è stato battuto da De Magistris che va alla sfida col Pdl: "Lavoreremo per riunire tutto il centrosinistra incoraggiati dal fatto che Lettieri ha un risultato molto basso. Lavoreremo politicamente per vincere" ha detto il numero uno del Pd.

C. Arg.

16 maggio 2011

 

 

 

 

L'EDITORIALE

Lo schiaffo

L’"asse del Nord" mostra una sofferenza e una precarietà inaspettate: almeno, se con il termine si intende l’alleanza protagonista di una campagna incline all’estremismo, che si è manifestata nel voto amministrativo di ieri e l’altro ieri. Il ballottaggio a Milano umilia non tanto il sindaco uscente, Letizia Moratti, ma Silvio Berlusconi, che chiedeva un referendum su se stesso e sul governo e riceve uno schiaffo personale e politico; e in parallelo ridimensiona le ambizioni di sfondamento della Lega. Il silenzio di Umberto Bossi è più rumoroso di qualunque commento. Trasmette l’immagine di un Carroccio che fatica a saltare il recinto delle città medie e piccole; ed è costretto a farsi molte domande sul futuro.

Ma l’effetto va oltre il capoluogo lombardo, che pure è destinato a diventare l’epicentro delle tensioni nel centrodestra. Un’opposizione rinfrancata dai risultati che si delineavano ieri notte già sogna la rottura fra Pdl e lumbard, una crisi di governo e l’archiviazione in tempi rapidi del berlusconismo. La situazione, in realtà, rimane aperta. Fra due settimane, i ballottaggi potrebbero restituire la vittoria alla maggioranza, che ieri a Milano e Napoli l’ha mancata anche per eccesso di sicurezza e di aggressività. E la silhouette delle opposizioni si tinge di un rosso forte, radicale, col "Polo dei moderati" allo stato embrionale.

Insomma, il responso di ieri è netto nell’indicazione degli sconfitti; non altrettanto univoco nel presentare un’alternativa di governo: a meno che, in prospettiva, si ritenga davvero che l’Italia possa essere guidata da una sinistra dominata dagli eredi di Rifondazione comunista, dall’Idv e dai "grillini", oggi in grado di imporre candidati al Pd. In attesa dei risultati definitivi, per il partito di Pier Luigi Bersani le uniche eccezioni, importanti, sono Torino e Bologna. Per il resto, la soddisfazione e il sollievo degli avversari sono un rimbalzo della battuta d’arresto berlusconiana.

Anche nella sconfitta, il presidente del Consiglio disegna il territorio circostante e lo condiziona: nel proprio campo e in quello avverso. Ma con un rovesciamento della percezione del suo ruolo che fa prevedere un periodo di instabilità e di altre rese dei conti nel centrodestra. In fondo, se ne può intravedere un assaggio nei voti mancati alla Moratti: consensi che sarebbe ingeneroso attribuire solo ai suoi errori. Le frasi fatte filtrare dal "cerchio magico" di Bossi, secondo le quali con Berlusconi la Lega perde, sono un indizio. Trasformano il tocco berlusconiano, che ancora nel 2010 faceva vincere la quasi sconosciuta Renata Polverini nel Lazio, in un handicap da "re Mida alla rovescia".

Probabilmente era forzata la visione precedente, ed è eccessiva l’attuale. Ieri è cominciato il ridimensionamento di un leader che dopo essersi presentato ed essere stato considerato da militanti e alleati come un demiurgo ora rischia di diventarne il capro espiatorio.

Massimo Franco

17 maggio 2011

 

 

La sinistra di Vendola: "Siamo il secondo partito della coalizione"

Berlusconi dimezza le preferenze

Salvini batte De Corato. Boeri a 12.861

Il premier si ferma a 27.972 voti: la metà del 2006

Moratti a -80mila. Male Lassini (872)

 

 

 

La battuta prima del voto

MILANO - La gara delle preferenze è stata vinta dal candidato Silvio Berlusconi, ma non è il trionfo che chiedeva: il premier, capolista Pdl, ha raccolto 27.972 voti, poco più della metà rispetto alle 53.297 di cinque anni fa. Lo stesso premier aveva indicato in 53.000 preferenze l'obiettivo minimo da raggiungere. Considerando che il Pdl ha raccolto 171mila voti, Berlusconi ha avuto la preferenza del 16,3% degli elettori del proprio partito. Nel 2006, con 194mila voti per Forza Italia, Berlusconi aveva catturato il 27,3% delle preferenze disponibili. Berlusconi rimane comunque il candidato più votato tra tutti quelli che si sono presentati.

Sara Giudice (Ansa)

Sara Giudice (Ansa)

MORATTI IN FORTE CALO - Il sindaco Letizia Moratti ha avuto 273.401 voti, 80.009 in meno rispetto ai 353.410 del 2006. Come già allora (51,97% i voti per il sindaco, 54,28% quelli alla coalizione) Moratti raccoglie meno voti rispetto alle liste collegate (41,58% contro 43,28%). Giuliano Pisapia ha raccolto in realtà qualche voto in meno rispetto a Ferrante - 315.862 contro 319.487 - giustificato però dall'esodo degli elettori che hanno lasciato Milano, e ha preso qualche voto in più rispetto alle liste collegate (48,04% contro 47,26%). A Stefano Boeri (Pd), che aveva sfidato, perdendo, Giuliano Pisapia alle primarie, sono andati 12.861 voti personali. Segue Matteo Salvini (Lega Nord) con 8913 voti, poi il vice sindaco Riccardo De Corato con 5786 voti. Tra le altre liste a sostegno di Pisapia, 2293 consensi per Basilio Rizzo (Sinistra per Pisapia), 1866 per Marco Cappato (Radicali), 2352 per Enrico Fedrighini dei Verdi, 1678 per Milly Moratti (lista omonima), moglie del presidente dell'Inter Massimo Moratti e cognata del sindaco. Nel Nuovo Polo per Milano (Manfredi Palmeri) la "transfuga" del Pdl Sara Giudice ha raccolto 1028 voti.

Roberto Lassini (Ansa)

Roberto Lassini (Ansa)

L'AUTORE DEI POSTER ANTI-PM - Il promotore della discussa campagna contro i Pm di Milano, Roberto Lassini, ha raccolto 872 preferenze tra gli elettori del Pdl alle comunali di Milano. Lassini aveva affisso manifesti con la scritta "Via le Br dalle procure", attirandosi le critiche di quasi tutte le parti politiche, compresa la stessa Letizia Moratti, e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Lassini aveva dichiarato di rinunciare alla candidatura, cosa non ammessa visto che le liste erano già state depositate, e in un secondo tempo aveva invitato a non votarlo salvo poi rimettersi alla "decisione degli elettori". Lassini è ora 19mo per preferenze nel Pdl. Se Letizia Moratti dovesse essere riconfermata sindaco, con 36 seggi disponibili per la maggioranza, per lui sarebbe pressochè certo l'ingresso in consiglio comunale. Con la Moratti sconfitta, invece, Lassini non dovrebbe farcela a entrare a Palazzo Marino.

Riccardo De Corato (Newpress)

Riccardo De Corato (Newpress)

LE REAZIONI NEL CENTRODESTRA - Non è contento Riccardo De Corato, che soffre il tracollo di preferenze per il centrodestra e subisce il "sorpasso" del leghista Matteo Salvini: "Il problema è che il 33 per cento dei milanesi non ha votato - osserva il vicesindaco -. Il risultato di Salvini? Io avevo davanti Berlusconi, in una lista molto competitiva. Su di lui si sono concentrati tutti i voti del Carroccio. La Lega è un partito militare, avrei voluto vederlo con Bossi capolista". Salvini non raccoglie: "Non mi interessa questo derby - dice - voglio solo vincere il campionato. Fanno piacere le preferenze, ma adesso troviamo i voti che ci mancano per il ballottaggio".

Condividono la delusione di De Corato altri assessori uscenti, Giampaolo Landi di Chiavenna su tutti. Giovanni Terzi, promotore della lista civica Milano al Centro, sta sotto la collega Mariolina Moioli e il garante degli animali Gianluca Comazzi: "Il 2,5 per cento è comunque un grandissimo risultato. Abbiamo inventato la lista un mese fa e siamo andati meglio dell'Udc. Ora dobbiamo riconquistare i moderati: senza, non si vince".

Il Pdl riconferma in consiglio Carlo Masseroli, Giulio Gallera, Alan Rizzi e Marco Osnato, farà debuttare Luigi Pagliuca e il giovane Pietro Tatarella. Neanche una donna. Fuori dalle polemiche della vigilia, pure Comunione e Liberazione ha portato la sua quota: oltre a Masseroli (terzo più votato tra gli azzurri), è certo l'ingresso a Palazzo Marino di Matteo Forte (fuori, nonostante una discreta performance, Paleari e Ferrari). Minoritario, "sotto le aspettative", il risultato della lista civica Milano migliore (gli ambientalisti di destra) lanciata dall'ex assessore Edoardo Croci: "Siamo stati schiacciati dallo scontro ideologico e dalla polarizzazione del voto". Chi invece ha cavalcato lo scontro è Sara Giudice, l'anti Minetti, la più votata del Polo di centro: "I milanesi hanno dato una doppia bocciatura, alla giunta Moratti e a Berlusconi".

Stefano Boeri (Omnimilano)

Stefano Boeri (Omnimilano)

IL CENTROSINISTRA - Comunque vada il ballottaggio, il terremoto elettorale consegnerà a Palazzo Marino un'aula profondamente rinnovata nei nomi e negli equilibri. Nel centrosinistra emerge Stefano Boeri, l'architetto-capolista è il più votato del Pd: "Abbiamo dimostrato radicamento, forza e capacità di ascolto". Con lui sbarcherà una nutrita pattuglia democratica, da Carlo Monguzzi (un ritorno) a Rosario Pantaleo (grazie al sostegno cattolico), da Carmela Rozza al "pupillo" di Penati Pierfrancesco Maran (uno dei più votati), da Majorino a Cormio e Fanzago. Non va oltre l'1,4 per cento la lista all'arancia di Milly Moratti (poco più di mille preferenze) e di Luca Mangoni (1.068 "crocette" per il performer di Elio e le storie tese).

Esulta Daniela Benelli, capolista di Sel: "Siamo il secondo partito della coalizione". Basilio Rizzo (Sinistra per Pisapia) riconquisterà lo scranno che occupa dal 1983: "È il riconoscimento, anche personale, di aver lavorato per l'unità della sinistra". L'1,6 per cento dei radicali ("Non è un successo, ma è almeno un dato di resistenza") si concentra sul nome di Marco Cappato, che svetta anche sui leader nazionali in lista e lamenta una scarsa attenzione dei media: "Pochi voti a Bonino e Pannella? Non abbiamo neanche potuto far sapere ai milanesi che erano candidati". Ridimensionati i Verdi (1,3 per cento), nonostante il risultato personale di Enrico Fedrighini.

Redazione online

17 maggio 2011

 

 

Il personaggio

L’ascesa dell'ex magistrato:

"Sono io la vera novità"

"Rappresento la politica delle mani pulite, non chiudo le porte neppure a chi ha votato a destra"

NAPOLI — Scaramantico de Magistris, che non cede all’euforia delle prime proiezioni e che perciò resta su, al trentesimo piano, barricato in una camera d’albergo stretta, con la luce al neon e il televisore acceso (lui seduto sul letto; accanto: la moglie e la madre e persino i due figli di 6 e 11 anni, i quali, dopo un po’, non ne possono più di Mentana in diretta tivù e vengono quindi placati con tranci di pizza margherita).

Gelido de Magistris, che scende quando qui al secondo piano i militanti sono definitivamente eccitati, l’approdo al ballottaggio è una certezza, e lui può arrivare a passo deciso tra gli applausi e le grida di evviva, un po’ ex magistrato un po’ personaggio, la camicia bianca senza cravatta sotto l’abito blu, smagrito ma tonico, meno guanciotte e un filo di abbronzatura, "del resto, come saprà, nell’ultimo mese mi sono fatto venti comizi ".

Spavaldo de Magistris, che si siede e con calma guarda diritto nelle telecamere — "Ditemi voi quando siete pronti, eh?" — molto padrone della scena, molto vincente, molto sprezzante con il Pd. "Io sono la novità. Io rappresento la politica delle mani pulite. Se il prefetto Morcone e suoi vogliono partecipare al mio sogno, sono i benvenuti. Non chiudo le porte a loro e neppure, ovviamente, a chi ha votato a destra. Voglio essere il sindaco di tutti i napoletani".

De Magistris, di spalle, festeggia il risultato (Napolipress/Siano)

Lui a Napoli è nato 44 anni fa. Il nonno giudice, il padre giudice (il padre, un magistrato affilato e taciturno, condannò a 9 anni l’ex ministro De Lorenzo e si occupò del caso Cirillo); la casa di famiglia in via Mascagni, al Vomero, e quindi l’inevitabile iscrizione al Pansini, il liceo classico della borghesia progressista. Con in tasca il manifesto, diciassettenne va a Roma e partecipa ai funerali di Enrico Berlinguer. Quindi non deve stupire la scelta della sua prima uscita pubblica, non concordata con Di Pietro, in questa campagna elettorale: al cinema-teatro Modernissimo, dove nel 1943 Palmiro Togliatti dettò la linea a tutte le forze antifasciste.

De Magistris, sul palco: e subito si capì quanto taglienti sarebbero stati i suoi discorsi. "E allora vogliamo forse consegnare anche il Comune di Napoli nelle mani di Nick o’americano e di Giggino a’ purpetta?". (Nick è Nicola Cosentino, il coordinatore regionale del Pdl che fu colpito da una richiesta di arresto con l’accusa di avere contribuito "a rafforzare, sin dagli anni 90, vertici e attività del gruppo camorrista che faceva capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone "; Giggino è Luigi Corsaro, presidente della Provincia). E poi, a raffica, su Gianni Lettieri, con il quale si sfiderà il 29 e 30 maggio: "Mi spiace, poverino: tutte le mattine deve leggersi le pagine di cronaca nera per sapere se uno dei candidati della sua lista è finito in qualche retata… ".

Gli osservatori che hanno seguito Luigi de Magistris nei vicoli e dentro le piazze nelle ultime settimane sottolineano però anche la severità con cui egli ha sempre giudicato il Pd, al quale pure si era proposto — lasciando Bersani prima sorpreso e poi indispettito — come candidato unico. "La Iervolino? Ha le sue responsabilità. Perché non ha attuato la raccolta differenziata? ". "Morcone? Io non sono sostenuto dai parenti della Tangentopoli napoletana". "Bassolino? La sua stagione è finita tragicamente".

Randellate, voglia di fare bufera, mai una parola a caso. Così, a sinistra, de Magistris ha rastrellato voti e disagio. In conferenza stampa ora aggiunge: "Io sono stato tra la gente senza potere, e l’ho ascoltata. Noi dell’Idv abbiamo la forza della novità pulita".

Lo baciano, gli toccano la fronte, va via con i camerieri dell’albergo che si inchinano e lo salutano dicendo: "Buonasera, signor sindaco". Ma sono i giovani, che lasciano senza fiato. I ragazzi dei comitati. Studenti, gruppettari, tipetti e tipine che sarebbero dovuti stare fisiologicamente con il candidato del Pd e che invece stanno qui, in processione devota dietro al magistrato con l’hobby del giardinaggio che vuole fare il sindaco della città più sporca d’Italia.

Fabrizio Roncone

 

 

 

Il capogruppo della Lega: "Se la sinistra pensa di aver vinto, sbaglia di grosso"

Voto, il "day after": adesso Pisapia

strizza l'occhio a Terzo polo e Grillini

Palmeri: voto a chi è attento alla città. Calise: nessuna indicazione. Salvini: basta referendum sul premier

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I poster comparsi in città per ringraziare l'elettorato di centrosinistra

I poster comparsi in città per ringraziare l'elettorato di centrosinistra

MILANO - Soddisfazione da parte del candidato sindaco del centrosinistra per Milano, Giuliano Pisapia, all'indomani dei dati che lo danno in testa su Letizia Moratti. "Alcuni - ha detto martedì mattina, intervistato da Radio Popolare - pensavano che fosse impossibile cambiare, ma io ho intercettato la volontà di cambiamento. Ho parlato con i cittadini e continuerò a farlo". E questo vale naturalmente anche per i prossimi 15 giorni, fino al 29-30 maggio, quando ci sarà il ballottaggio. E nell'euforia del "day after", Pisapia strizza l'occhio al Terzo Polo e ai grillini appunto in vista del ballottaggio: "Bisogna tornare a confrontarsi con loro - ha detto - capire la visione che hanno della città, i loro progetti e quali di questi corrispondono alla nostra visione delle cose. Su temi come il rispetto, la solidarietà, soprattutto verso le donne, credo che il Terzo polo e il Movimento 5 stelle siano più vicini al centrosinistra che al centrodestra". Da parte sua il candidato sindaco grillino Mattia Calise - che al risveglio stamattina ha inviato via Twitter e Facebook ai sostenitori uno stringato messaggio: "Buongiorno Milano! Grazieee!!" - ha precisato: "Noi non diamo e non daremo indicazioni di voto". "Abbiamo bypassato questi partiti morti, non siamo il terzo polo di nessuno, Casini, Fini, Rutelli, questi fantasmi… non ci aggreghiamo con nessuno, destra e sinistra sono la stessa cosa", fa sapere Beppe Grillo dal suo blog. Una sola certezza, dunque, dal Movimento 5 stelle: niente apparentamenti per il ballottaggio. Nè con Giuliano Pisapia, nè con Letizia Moratti. Anche se il 3,4% raccolto da Calise potrebbe assicurare proprio a Pisapia, fermo al 48,1%, la vittoria.

VERTICI - Martedì è stata una giornata di riunioni e vertici per discutere le prossime strategie in vista del ballottaggio per l'elezione del primo cittadino. Il Pdl si è riunito a casa del sindaco uscente Letizia Moratti. Presenti il vice sindaco Riccardo De Corato, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, il coordinatore regionale Mario Mantovani, il sottosegretario all'Economia Luigi Casero e il presidente dei deputati Pdl Mario Mauro. All'uscita dell'appuntamento, Gelmini ha spiegato che il Pdl ha reagito "bene, ci stiamo preparando per il ballottaggio, sono pronti i manifesti i gazebo". Mantovani ha precisato che la presenza del premier Silvio Berlusconi a Milano per manifestazioni elettorali nei prossimi giorni non è scontata: "Valuterà in serata - ha concluso - durante un incontro a palazzo Grazioli". Riunione anche nella sede della Lega, per fare il punto sulla situazione politica: dopo due ore e mezza di incontro Umberto Bossi e Roberto Maroni, seguiti dal presidente del Piemonte, Roberto Cota, hanno lasciato la sede federale della Lega Nord di via Bellerio senza fermarsi a parlare con giornalisti. In casa Pd, l'analisi del voto milanese spetta a Maurizio Martina e Alessandro Alfieri, segretario e vicesegretario lombardo, a Roberto Cornelli e Francesco La Forgia, segretario milanese e coordinatore cittadino. Evidente la felicità per il risultato, ma nessuno dà per scontata la "presa" di Milano. "Da questo momento si ritorna a lavorare sul territorio", è la sintesi.

"LAVORO DI SQUADRA" - La conquista del ballottaggio a Milano è merito "di tutta la squadra, di Stefano Boeri che ha lavorato benissimo (Boeri ha perso le primarie contro Pisapia, ndr) di Onida e di tutti", ha detto ancora Pisapia. Il segnale forte che gli ha fatto capire di potercela fare è stato il grande concerto dell'11 maggio in piazza Duca d'Aosta: "È stato - ha concluso - un evento straordinario, lì ho pensato che il vento era cambiato e ho capito che bisognava parlare ai giovani con il loro linguaggio".

IL TERZO POLO - E mentre c'è chi, come l’ex sindaco Gabriele Albertini, cerca di soffiare sul fuoco ("Non capisco l’entusiasmo della sinistra perché Ferrante cinque anni fa era al 47% e Pisapia oggi è al 47%. Non hanno ottenuto più voti del 2006", ha commentato), nelle segreterie dei partiti si mettono a punto le strategie. L'attenzione è puntata sul Terzo polo, che non ha ottenuto percentuali di rilievo alla sua prima verifica elettorale, ma che nel capoluogo lombardo potrebbe rivelarsi decisivo con il suo 5,59%. "Da Milano nasce la Terza Repubblica, e nasce sulla base di una necessità costituente e ricostituente, dal bisogno di riscrivere regole comuni e dal bisogno di ricostituire una società che pare disillusa e rassegnata", dice il candidato sindaco Manfredi Palmeri, che si propone come l'ago della bilancia del prossimo ballottaggio. Un ago della bilancia, ha però precisato Manfredi Palmeri, che non eserciterà il proprio ruolo schierandosi da una parte o dall'altra, ma cercherà di sottoporre tanto al centrodestra quanto al centrosinistra questioni programmatiche come pungolo per forzare il bipolarismo.

PALMERI: "GUARDO ALLA CITTA'" - "Nessuno può chiedermi di partecipare direttamente al governo della città - ha detto Palmeri -. Io continuo a guardare alla città, e se Moratti o Pisapia si dimostreranno attenti ai temi che noi abbiamo posto sarà buon per loro e buon per Milano. Per questo ho sempre detto che il voto per me era un voto utile, perché costringerà entrambi i candidati a guardare a Milano". Palmeri incontrerà mercoledì i leader del Terzo Polo per adottare una linea comune sui più importanti ballottaggi nel Paese, ma l'intenzione sembra ormai chiara: quella di costruire dall'opposizione un'alternativa al centrodestra. "Il nostro 5,5% a Milano - ha concluso Palmeri - è un punto di partenza, perché dimostra che la città ha seguito la nostra proposta politica soprattutto tra chi si trova spaesato da un ballottaggio che potrebbe rivelarsi muscolare". Italo Bocchino, vicepresidente di Fli, lunedì sera nei commenti televisivi aveva preferito evidenziare la sconfitta del centrodestra a Milano più che sbilanciarsi su indicazioni di voto, prendendo le distanze dai finiani Adolfo Urso e Andrea Ronchi che avevano invece preannunciato il loro sostegno alla Moratti.

LA "SINISTRA CHE STA A SINISTRA DEL PD" - Di Terzo polo non vorrebbe invece sentir parlare Nichi Vendola: "Con la sinistra che sta a sinistra del Pd si vince e bene". Per Vendola, per poter trionfare al ballottaggio milanese, il candidato Pisapia deve "avere come riferimento la città e il milanesi" e non basarsi su allargamenti al Terzo Polo. Quanto alle considerazioni politiche sui rapporti fra Lega e Pdl all'indomani del risultato elettorale, Vendola ha precisato: "C'è una frattura fra la Lega e la sua base elettorale, fra la leadership che pensa sempre di poter addomesticare la base elettorale e questa base che ha in parte disertato le urne e si sente tradita. La Lega di lotta e di governo - ha rilevato Vendola - non funziona, va in tilt". Sui rapporti nella maggioranza, Vendola ha poi aggiunto: "La contraddizione del Carroccio è dover mescolare il "celodurismo" di periferia con il bromuro di Palazzo Chigi: questo - ha concluso - è destinato a rendere più profondo il solco fra Pdl e Lega".

LEGA: BASTA REFERENDUM SU BERLUSCONI - Un richiamo a concentrarsi sui problemi dei milanesi viene anche dal capogruppo della Lega a Palazzo Marino, Matteo Salvini: "Mi auguro che il ballottaggio non si trasformi in un referendum pro o contro Berlusconi", ha detto dalla sede del Carroccio di via Bellerio. "I problemi dei milanesi sono altri - osserva Salvini - e su questo si può vincere". Salvini ha notato che i sindaci della Lega sono in aumento, ma "Milano fa la differenza. Se la sinistra pensa di aver già vinto, sbaglia". Quanto all'impegno della Lega per il 29 maggio "si spenderà al 101 per cento" spiega Salvini sottolineando che "se la sinistra pensa di aver già vinto si sbaglia di grosso". Certo è, aggiunge con una stoccata al sindaco Letizia Moratti "che occorre ora condurre una campagna elettorale sui temi concreti e non sulle vicende degli anni Settanta".

Redazione online

17 maggio 2011

 

 

Strascico polemico dopo la vittoria al primo turno del candidato del Pd

Ricorso Lega contro la vittoria di Merola

Il Carroccio: "Troppe schede nulle, c'è qualcosa che puzza". Il Pd: "Il Carroccio impari a perdere"

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Ministero dell'Interno

BOLOGNA - La Lega Nord farà ricorso contro la vittoria al primo turno di Virginio Merola a Bologna. Lo ha annunciato la reggente del Carroccio in Emilia-Romagna Rosi Mauro, commentando la stretta vittoria del candidato del centrosinistra: "Ci sono molte schede contestate e 3.500 nulle, c'è qualcosa che puzza", ha spiegato la Mauro. "Il ricorso non è per fare polemica, io li ho sempre considerati un pretesto di chi perdeva, ma ci sono molte segnalazioni di elettori", ha spiegato Manes Bernardini, il candidato leghista del centrodestra. D'altronde, ha ricordato ancora Bernardini, "Merola ha vinto con un vantaggio di una scheda e mezzo a seggio", un vantaggio troppo risicato viste le irregolarità rilevate dalla Lega: "In un seggio ci sono 50 schede nulle di troppo, in un altro a una persona è stato detto che aveva già votato il giorno prima", ha raccontato la Mauro.

"LA LEGA SAPPIA PERDERE" - "Come noi dobbiamo saper vincere, la Lega deve saper perdere". Così il segretario del Pd di Bologna, Raffaele Donini ha risposto alla Lega Nord, che attraverso la vicepresidente del senato e reggente del Carroccio in Emilia-Romagna, Rosi Mauro, aveva annunciato a tarda notte l'intenzione di fare ricorso contro la vittoria al primo turno di Virginio Merola, per presunte irregolarità nello spoglio delle schede. "Mi sembra la solita scusa di chi ha perso", ha aggiunto Donini, incontrando la stampa per commentare il successo del centrosinistra contro il leghista Manes Bernardini. (Fonte: Ansa)

17 maggio 2011

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2011-06-10

POLITICA

Pisapia presenta la nuova giunta

sei donne, c'è Tabacci al Bilancio

La cattolica Maria Grazia Guida, direttore della Casa della carità di don Colmegna, vicesindaco

A Stefano Boeri la delega a Cultura ed Expo. Nessun nome per Rifondazione e Italia dei valori

Pisapia presenta la nuova giunta sei donne, c'è Tabacci al Bilancio Giuliano Pisapia con le donne della nuova giunta

Una squadra per metà in rosa, con due assessori poco più che trentenni e una carica di peso come quella al Bilancio affidata al terzopolista Bruno Tabacci per rilanciare da Milano un nuovo laboratorio politico nazionale: ecco l'istantanea della squadra con cui il sindaco Giuliano Pisapia si è impegnato a governare il capoluogo lombardo. Chiusa la giunta dieci giorni dopo le elezioni, il primo cittadino ha potuto esibire l'orgoglio di aver rispettato gli impegni presi in campagna elettorale, a partire dall'attenzione promessa all'universo femminile. "Sono soddisfatto della squadra di giunta, non solo per la disponibilità di eccellenze - ha detto Pisapia - ma anche perché mi auguro sia un forte segnale per le attese di questa città".

I volti e le schede dei nuovi assessori Gli instant-book con i tormentoni su Pisapia

Gli esclusi. E con piglio deciso Pisapia, che ha voluto mantenere sotto il suo diretto controllo le società partecipate, ha ricondotto a sé tutta la responsabilità delle scelte. Un modo per placare una volta per tutte le recriminazioni dei partiti, in particolare di quelli (Prc, Idv e Radicali) esclusi dalla squadra. "Ho ascoltato tutti - ha detto Pisapia - ma poi ho preso in piena autonomia le decisioni e ne sarò responsabile. Se avrò sbagliato, la responsabilità sarà solo mia perchè la scelta è stata mia".

La squadra. Il ruolo di vicesindaco sarà ricoperto dalla direttrice della Casa della carità, Maria Grazia Guida, già eletta del Pd. E ai democratici toccheranno anche la Cultura e l'Expo, nelle mani dell'architetto Stefano Boeri; il Welfare (Pierfrancesco Majorino); i Trasporti e l'Ambiente (Pierfrancesco Maran); l'Urbanistica (Ada Lucia De Cesaris) e la Sicurezza, assegnata al bindiano Marco Granelli, preferito all'ultimo momento a Carmela Rozza, la più votata tra i candidati al consiglio comunale. Sel potrà contare su due posti: il Decentramento, andato a Daniela Benelli, e il Lavoro, conferito a Cristina Tajani (del centro studi della Cgil). Le altre competenze sono state scelte tra le persone di fiducia del sindaco: Bruno Tabacci al Bilancio; Franco D'Alfonso alle Attività produttive; la direttrice del carcere di Bollate, Lucia Castellano, ai Lavori pubblici e Casa e Chiara Bisconti al Benessere.

Gli altri incarichi. Oltre ai 12 assessori, Pisapia ha annunciato la nascita di due consulte: una a garanzia della trasparenza dei processi amministrativi, che sarà affidata a Valerio Onida (presidente emerito della Corte costituzionale) e all'avvocato Umberto Ambrosoli, e l'altra per la promozione di Milano all'estero, che avrà in Piero Bassetti la sua guida. Per quel che riguarda il consiglio comunale, che riprenderà i lavori il 20 giugno, il sindaco si è augurato che la presidenza vada a Basilio Rizzo, decano di Palazzo Marino e storico esponente della sinistra radicale.

Il doppio incarico di Tabacci. "Mi pare che il sindaco Pisapia consideri un'opportunità la mia presenza nella commissione Bilancio della Camera", ha detto Tabacci escludendo la possibilità di lasciare l'incarico di parlamentare dopo il suo ingresso in giunta. L'esponente centrista, oggi in forza all'Api di Francesco Rutelli, ha rivendicato come utile e strategica la sua presenza in un organo parlamentare come la quinta commissione, dal momento che nelle vesti di assessore al Bilancio dovrà giocare la difficile partita di una possibile riforma dei vincoli del patto di stabilità. Il neoassessore milanese ha però reagito con fastidio a chi gli ha chiesto perché non intendesse dimettersi, visto che il sindaco Pisapia ha imposto il divieto ai doppi incarichi. "Mi stupisco che questo genere di questioni non siano state poste per anni a Milano - ha attaccato Tabacci - Questa città ha avuto per 15 anni un vicesindaco che faceva il parlamentare.

(10 giugno 2011)

 

 

2011-05-30

ELEZIONI

Ballottaggi, trionfi a Milano a apoli

in tutta Italia l'onda del centrosinistra

L'urna premia i candidati dell'opposizione. Successi in decine di comuni capoluogo e in quelli non superiori. La sorpresa di Trieste e Cagliari. Poi Gallarate, Arcore, Novara, Grosseto, Crotone, Grosseto. Il Pdl si consola con Cosenza, Rovigo, Varese e Iglesias

di MATTEO TONELLI

Ballottaggi, trionfi a Milano a Napoli in tutta Italia l'onda del centrosinistra Giuliano Pisapia

ROMA - I numeri parlano chiaro. Dopo i successi di Bologna e Torino al primo turno, l'onda lunga del controsinistra fa sentite i suoi effetti in tutta Italia, con i candidati del centrodestra che subiscono praticamente ovunque severe sconfitte. A Milano Giuliano Pisapia riconquista la città dopo 18 anni di governo di centrodestra, mentre, a Napoli 1, Luigi de Magistris surclassa senza storia il rivale del Pdl, Gianni Lettieri. Insomma, con le sole eccezioni di Rovigo, Varese e Cosenza, il centrosinistra registra un'avanzata generalizzata in tutti i Comuni impegnati nei ballottaggi. Una tendenza netta: Novara, Trieste, Grosseto, Cagliari, Pordenone, Trieste, Crotone, per citare i Comuni maggiori a Nord come a Sud, segnalano il successo dei candidati di centrosinistra. E anche nei comuni più piccoli, come Casoria, Chioggia e Melfi, le cose non cambiano. Il bilancio dei comuni capoluogo vede il centrosinistra passare da 20 a 23 e il centrodestra scendere da 13 a 7.

Stessa tendenza per quanto riguarda i comuni superiori non capoluogo, 105 dei quali erano impegnati in questa tornata elettorale e 75 sono andati al ballottaggio. Il centrosinistra passa da 52 a 65 sindaci (uno va considerato di sinistra radicale) mentre il centrodestra scende da 45 a 27. Bene le liste di centro (Terzo polo compreso) che salgono da 2 a 9 amministrazioni. Due

sindaci vanno alla Lega Nord (ne aveva uno) e due a liste civiche.

Significativo il risultato di Cagliari dove il centrosinistra strappa il Comune al centrodestra: nel capoluogo isolano Massimo Zedda batte Massimo Fantola e conquista la poltrona di sindaco. A Trieste il centrodestra cede sia alla Provincia sia al Comune. Alla Provincia la presidente uscente Maria Teresa Bassa Poropat (Pd) si conferma e batte Giorgio Ret (Pdl). In Comune il Pd con Roberto Cosolini supera Roberto Antonione (Pdl).

Anche Novara 2, feudo del governatore leghista Roberto Cota, passa dal centrodestra al centrosinistra dopo dieci anni di governo leghista: Andrea Ballare' supera Mauro Franzinelli. A Grosseto Emilio Bonifazi (centrosinistra) si conferma sindaco, battendo il candidato del centrodestra Mario Lolini. A Varese, invece, il centrodestra resiste: Attilio Fontanaresta primo cittadino battendo Luisa Oprandi. A Cosenza il comune cambia bandiera. Il centrosinistra, che al primo turno si era diviso, perde e vede Mario Occhiuto diventare primo cittadino. A Rovigo successo e conquista del comune per il centrodestra: Bruno Piva batte Federico Frogato. Il centrosinistra, invece, conferma il comune di Pordenone (Pedrotti con il 60% dei voti), Rimini (Andrea Gnassi al 53,48%) e strappa Crotone al centrodestra (Peppino Vallone supera Dorina Bianchi).

Simbolica infine la vittoria del centrosinistra ad Arcore, a due passi da Villa San Martino, residenza del premier. Rosalba Colombo ha battuto Enrico Perego (che lascia la poltrona di sindaco). Ennesimo dispiacere per il Cavaliere. Altrettanto simbolica anche Gallarate, con la spaccatura tra Carroccio e Pdl al primo turno. Al ballottaggio si affrontavano il candidato del Pdl Massimo Bossi, e quello del centrosinistra Edoardo Guenzani, essendo rimasta esclusa la leghista Giovanna Bianchi Clerici. Dopo il primo turno la Lega era stata chiara e aveva dirottato i suoi consensi sul candidato democratico. Fallisce, invcece, la corsa solitara del Carroccio a Rho, nel milanese. Fabrizio Cecchetti ha dovuto lasciare il passo a Pietro Romano (Pd, Idv e Sel). Una sconfitta di misura, circa 500 voti, che consegna il sindaco di Rho al centrosinistra con il 50,80% contro il 49,20%. Il centrodestra (Udc-Pdl-Psda) strappa al ballottaggio al centrosinistra il sindaco di Iglesias con il 52,48% dei voti.

Provinciali. Il centrosinistra rimonta a Pavia e conquista la provincia strappandola al centrodestra. Daniele Bosone, ottiene il 51,2% dei consensi contro il candidato appoggiato da Pdl e Lega nord Ruggero Invernizzi con il 48,7%. A Vercelli, il candidato del centrodestra Carlo Riva Vercellotti ha battuto, all'ultimo voto, il candidato del centrosinistra,Luigi Bobba. A Macerata, invece, vince il candidato del centrosinistra Antonio Pettinari che batte Franco Capponi. Successo analogo anche a Trieste dove il centrosinistra conferma Maria Teresa Bassa Poropat. Reggio Calabria, invece, resta al centrodestra che conferma Giuseppe Raffa (52,66%). A Mantova, invece, vince il centrosinistra con Alessandro Pastacci (52,2%)

(30 maggio 2011)

 

 

 

CENTRODESTRA

Berlusconi "Abbiamo perso, ma andiamo avanti"

La Lega scarica la colpa sul premier e il Pdl

Il premier: "Napoletani e milanesi si pentiranno, spero che non succeda nulla di negativo per loro". Maroni esclude ripercussioni sul governo, però invoca un "colpo di frusta per rispondere concretamente ai bisogni dei cittadini". Frattini: "Bisogna cambiare passo". Bondi si dimette da coordinatore del Pdl. Salvini: "Noi leghisti abbiamo fatto il nostro dovere, qualcun altro ha perso 75 mila voti a Milano"

Berlusconi "Abbiamo perso, ma andiamo avanti" La Lega scarica la colpa sul premier e il Pdl

ROMA - Il presidente del Consiglio ammette la sconfitta. "Abbiamo perso, è evidente 1". Ma rilancia: "Bisogna mantenere i nervi saldi. Il governo va avanti lo stesso. Bossi è d'accordo con me", ha detto Berlusconi dalla Romania, dove è in visita ufficiale, dopo un intero pomeriggio di silenzio. Il leader della Lega ha dato il suo ok per andare avanti, in una telefonata col premier, ma è evidente - e emerge anche dalle parole degli altri esponenti del Carroccio - che ci sono delle condizioni precise. Berlusconi così può dire, in un intervento molto stringato, che "la maggioranza è coesa e determinata". Per questo, ha aggiunto il premier, "ci restano alcune riforme, la riforma fiscale, della giustizia e il piano per il sud. Ogni volta che vengo sconfitto triplico le forze". Berlusconi nega poi, di avere qualche colpa nella vittoria della sinistra: "No, no, nessuna responsabilità mia..." In quanto alle dimissioni, neanche a parlarne: "Sono sempre in disaccordo con la sinistra, volete che le dia ragione proprio adesso? Ma dai..." Il presidente del Consiglio ha annunciato anche una "riorganizzazione del Pdl per radicarlo di più sul territorio".

LO SPECIALE ELEZIONI 2

E poi è

passato agli avvertimenti: "Adesso i milanesi devono pregare il buon dio, che non gli succeda qualcosa di negativo perché veramente la città non era amministrata male". Quanto alla vittoria di De Magistris, ha aggiunto: "nessun risultato mi ha sorpreso, perché avevamo visto ormai quello che stava accadendo. Penso che a Napoli si pentiranno tutti moltissimo e spero che non debba succedere così anche a Milano".

Ma da Milano, la Lega lancia lo stesso il suo affondo, prima con il ministro dell'Interno, Roberto Maroni e poi con il capogruppo del partito a Palazzo Marini, Matteo Salvini. Maroni è drastico: "E' una vera sberla, ma questo non vuol dire che c'è bisogno di un cambio di squadra. Quello che c'è da fare è un serio rilancio dell'azione di governo, ci vuole un vero colpo di frusta per rispondere concretamente ai bisogni dei cittadini. Anche Berlusconi concorda sul fatto che serve una forte ripresa dell'azione dell'esecutivo. Altrimenti l'anno prossimo ci sarà un'altra batosta alle amministrative e nel 2013 ce ne sarà una peggiore alle politiche. Batoste che nessuno vuole", ha concluso il ministro dell'Interno.

Dello stesso avviso il ministro degli Esteri Franco Frattini: "Il governo va avanti, ma serve un rilancio. Il Pdl? Bene l'idea delle primarie. Lo avevamo detto - dice - prima dell'esito del voto e lo confermiamo: il governo va avanti. Del resto un'alternativa parlamentare neppure esiste: il Pd non ha certo vinto in queste amministrative che hanno visto in corsa, a Milano e Napoli, due candidati ben lontani dalla tradizione riformista e che hanno strapazzato già nelle primarie i suoi candidati. Siamo tornati - aggiunge - all'esperienza dell'Unione di Prodi, e ci ricordiamo tutti com'era finita quell'avventura. Il paradosso è semmai un centrodestra più credibile rispetto alla prospettiva e allo spettro di elezioni politiche che vedrebbero una sinistra tornata nel vestito di Arlecchino". Il ministro degli Esteri osserva: "Ma non è certo questo l'argomento consolatorio che deve accompagnare la nostra riflessione. Può consolarci semmai una sola considerazione: che abbiamo ancora da giocare il secondo tempo e che governo e partito devono rimboccarsi le maniche con urgenza, prima che le speranze alimentate e le promesse non mantenute ci facciano perdere la partita".

Salvini, dal canto suo, sostiene che la Lega "ha fatto il proprio dovere 3, in questi anni abbiamo aumentato i nostri voti di 35 mila unità, qualcun altro ne ha persi 75 mila. E qualcuno ne è responsabile. Nel 2006 la Moratti e il Pdl presero 245mila voti e noi della Lega 22mila. Oggi il Pdl ha preso 170mila voti e noi 57mila quindi qualcuno ha perso 75mila voti mentre noi ne abbiamo guadagnati 35mila". ha spiegato Salvini, tenendo tuttavia a precisare che "quando si perde si perde tutti assieme".

Salvini ha poi aggiunto: "Non mi interessano le colpe, quando si perde le colpe sono di tutti. Certo è - ha spiegato - che i milanesi si sono infastiditi nell'ascoltare temi che non interessano alla città come le Brigate rosse, i giudici, i ladri d'auto. Prendiamo comunque atto del voto e stare all'opposizione non ci spaventa. Ne riparleremo tra un paio d'anni -ha sottolineato Salvini - perchè non so per quanto tempo questa coalizione 'minestrone' guidata da Pisapia potrà andare avanti. Dal canto nostro passiamo da uno a quattro consiglieri e a Pisapia staremo sempre vicini anche quando ci sarà da dare battaglia".

Nel Pdl la prima reazione è quella di Sandro Bondi, coordinatore del partito che ha rimesso il suo mandato nelle mani di Berlusconi: "Valutati i risultati elettorali Intendo rimettere il mio mandato di coordinatore nelle mani del premier. Ritengo - continua Bondi - che da questo momento il presidente Berlusconi debba ricevere non solo la più ampia fiducia e solidarietà ma soprattutto la assoluta e incondizionata libertà di decisione e di iniziativa per quanto riguarda il futuro del partito".

Dal canto suo, Gaetano Quagliarello, nel prendere atto delle dimissioni di Bondi, rilancia il ruolo di Berlusconi e sposta l'attenzione sul Terzo polo: "Non siamo disposti a uscire dal berlusconismo senza Berlusconi. Il centrodestra e il Pdl in particolare è andato quasi bene al Sud, soprattutto quando si è alleato con l'Udc", ha sottolineato. "Abbiamo bisogno di allargare il centrodestra, visto anche l'allargamento del centrosinistra. Tra noi è il Terzo polo c'è un problema: loro vorrebbero farlo sacrificando Berlusconi, noi no".

Il sottosegretario Carlo Giovanardi esorta invece il premier a pensare, "nei prossimi due anni, alla sua successione, io lo dico da tempo. Lui deve decidere se vuole passare alla storia come il maresciallo Tito, dopo il quale la Jugoslavia si frantumò, oppure come De Gasperi che ha costruito l'architrave di un sistema che ha funzionato per 40 anni".

Maurizio Gasparri ammette la sconfitta: "Inutile sottolineare che siamo di fronte ad un risultato chiaramente ed ampiamente negativo. Sottovalutarne la portata sarebbe un errore. Ma alimentare spinte centrifughe nel centrodestra sarebbe un errore ancora più grande".

Ignazio La Russa, ministro della Difesa, si concentra sulla riorganizzazione del Pdl: "Ammettere la sconfitta è il primo necessario passo per preparare la rivincita. Occorre però una seria e approfondita riflessione mettendoci, a partire dai coordinatori nazionali, tutti in discussione sulle ragioni che hanno prodotto i risultati certamente negativi".

Per Arturo Iannaccone, leader di Noi Sud, "la sconfitta odierna alle amministrative di Milano e Napoli non avrà effetti sulla tenuta del Governo, ma è evidente che rappresenta un campanello di allarme per il centrodestra di cui sarebbe miope non tenere conto. I cittadini vogliono essere amministrati con efficienza e attendono dal Governo soluzioni concrete ai loro problemi".

(30 maggio 2011)

 

 

L'OPPOSIZIONE

Bersani con Prodi sul palco

"Via il premier, non ha più maggioranza"

Per il leader del Fli, Gianfranco Fini: "Il berlusconismo è finito anche se non cade il governo. Per questa sconfitta il premier deve prendersela solo con se stesso. Chi semina vento raccoglie tempesta"

Bersani con Prodi sul palco "Via il premier, non ha più maggioranza" Prodi con Bersani

ROMA - "La maggioranza parlamentare non è più quella che è uscita dalle urne. Il centrodestra non ha più la maggioranza nel Paese". Il leader del Pd Bersani è categorico: Berlusconi ha perso senza se e senza ma. "Lancio un appello estremo a Berlusconi ed al centrodestra: riflettano e non impediscano una nuova fase politica. Il governo è paralizzato mentre i problemi incombono. Berlusconi non si arrocchi e non alzi, lo chiedo in nome dell'Italia, steccati che non tengono conto della nuova fase. Da ora parte la ricostruzione rispetto al quindicennio di populismo berlusconiano. Partiamo dal centrosinistra, ma non vogliamo chiuderci e teniamo le porte aperte a tutti quelli disposti a guardare oltre Berlusconi a partire dai fondamenti costituzionali", ha concluso Bersani affermando che "Bisogna andare oltre le alchimie e i politicismi".

LO SPECIALE ELETTORALE 1

Bersani, che dopo poco salirà con Prodi sul palco romano di piazza del Pantheon, ha parlato anche del rapporto tra Pdl e Lega: "Un matrimonio in crisi nel profondo. Sono venute meno le promesse al nord, il fisco, la burocrazia e anche la legalità - spiega il segretario del Pd - Nel popolo leghista è evidente che è scattato un meccanismo molto forte per cercare un'altra strada e la Lega deve riflettere a fondo visti i risultati clamorosi anche in centri come Novara, Sesio e Gallarate".

LE IMMAGINI 2

IL VIDEO: L'ARRIVO DI PRODI 3

E a proposito di Prodi, le parole del Professore pronunciate a caldo erano state un invito a non farsi prendere troppo dall'entusiasmo: "È un cambiamento molto più forte di quello che si prevedeva, non è il fatto di una singola personalità: è un cambiamento grosso. Quando si creano cambiamenti così si creano nuove aspettative e responsabilità quindi mezz'ora per gioire poi subito a creare un lavoro duro di organizzazione e compattamento perchè il paese va cambiato a fondo con un'operazione di grande respiro che non può esser improvvisata in un giorno. Altrimenti questo vento diventa tempesta e non viene incanalato".

Al leader del Pd fa eco la presidente del gruppo parlamentare dei democratici al Senato, Anna Finocchiaro: "Al di là di qualsiasi altro distinguo, a Milano e a Napoli ha vinto il centrosinistra e ha perso la maggioranza di governo. E sarebbe bene che i dirigenti del centrodestra che commentano il voto usassero maggiore sincerità e oggettività. Al di là dei toni paradossali e grotteschi che ha utilizzato Berlusconi in una campagna elettorale in cui ha insultato gli elettori del centrosinistra, quel che è accaduto a Milano che cambiata la natura sociale del voto. La borghesia milanese, superando anche la sua naturale ritrosia, si è schierata in modo palese per un uomo serio, mite e capace di rappresentare una Milano diversa come Pisapia. A Napoli l'affermazione di De Magistris è un segnale molto forte, il successo di una personalità di rilievo ma anche del centrosinistra unito. Dietro a De Magistris c'è anche il voto di chi aveva sostenuto Morcone".

Durissimo il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro: "Berlusconi deve lasciare il Governo perchè ha perso la fiducia dei cittadini e la perderà definitivamente con il referendum del 12 e 13 giugno. Il venditore dei tappeti deve andare via", ha aggiunto. "A Napoli come in altre città - ha concluso - dobbiamo ripartire dalle macerie per governare i comuni che dobbiamo amministrare. Comunque - ha sottolineato il leader dell'Idv - prima si andrà a votare per il rinnovo politico del paese e meglio sarà".

Il presidente della Camera e leader del Fli, Gianfranco FIni, è categorico: "Per questa sconfitta, Berlusconi deve prendersela solo con se stesso e con i suoi cattivi consiglieri. Avevo provato a metterlo in guardia, ma per tutta risposta mi ha espulso dal partito. Da uomo del centrodestra sono tutt'altro che felice del risultato, ma ho la coscienza a posto perchè quando, 15 mesi fa, misi in guardia il Presidente dalla deriva che si stava prendendo, fui messo alla porta. Così Berlusconi ha raccolto quello che ha seminato. Anche se il governo non cade il berlusconismo è archiviato. Per Pisapia - ha spiegato Fini - ha votato una quota consistente dell'elettorato moderato del centrodestra che non ne può più di anatemi e di brutte figure collezionate dal governo. Ora la sfida del Terzo polo è costruire la casa comune dei moderati. Se continuiamo questa legislatura con un Agenda parlamentare che non è quella dei cittadini è molto peggio che andare alle urne. Non è possibile arrivare a fine legislatura con questo scontro al calor bianco", ha sottolineato il leader del Fli.

"Silvio Berlusconi ha voluto trasformare queste amministrative in un referendum su se stesso e sul suo governo. Ne esce clamorosamente battuto. Ci auguriamo che prenda atto di questa situazione e rassegni le dimissioni". Lo ha detto il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa commentando nella sede nazionale dell'Udc i risultati nazionali dei ballottaggi. "Siamo soddisfatti - ha aggiunto Cesa - per l'esito del voto. Per l'Udc e per il Terzo Polo sono stati eletti molti nostri sindaci e consiglieri comunali. In tutta Italia - ha concluso - siamo stati determinanti".

Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, "non c'è più una coalizione di governo. Credo che il risultato di Milano sia lo specchio di ciò che sta accadendo in tutta Italia. E' indubbio che l'estensione di questa giornata - ha detto la Camusso - fa pensare che non è la storia di una sola città ma è la storia di un Paese che non ne può più nè delle promesse nè delle bugie".

(30 maggio 2011)

 

 

 

Diretta

Ballottaggi: eletto Pisapia, De Magistris trionfa

Berlusconi: "Abbiamo perso ma andiamo avanti"

Il candidato del centrosinistra nuovo sindaco con il 55% dei consensi. Trionfo a Napoli per l'ex magistrato che supera il 65%. Si è votato in 88 comuni, di cui 13 capoluoghi di provincia e anche per eleggere i presidenti di sei amministrazioni provinciali. Vittoria del centrosinistra che strappa al centrodestra anche i comuni di Cagliari, Novara e Trieste. Bossi: "Abbiamo fatto il nostro dovere". Bersani: "Ora il premier si dimetta". Pdl e Lega bene solo a Varese e Rovigo. Maroni: "Serve colpo di frusta"

(Aggiornato alle 20:55 del 30 maggio 2011)

20:55 Letta: "A centrosinistra serve attacco con Idv e Fini" 148 – "Il centrosinistra ora deve fare un attacco a tre punte: al centro il Pd con Bersani, a sinistra Vendola e Di Pietro che si alternano e sull'altra ala destra Casini e Fini". Il vicesegretario del Pd Enrico Letta, a Parma per scendere in campo nella partita del cuore, usa una metafora calcistica per il suo progetto sulla coalizione da presentare alle elezioni. "Tre punte così - ha spiegato - non le aveva nemmeno il Milan di Sacchi. Faremo perdere la palla a Berlusconi".

20:47 Berlusconi: "Voto non ha a che vedere con governo" 147 – "Abbiamo perso a Napoli, a Milano e in altre due città, guardando da vicino una per una le situazioni vengono fuori delle ragioni che non hanno niente a che vedere con l'attività di governo". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi parlando a Bucarest, a proposito dell'esito delle elezioni.

20:46 Calderoli: "Noi nei mercati, altri non li ho visti" 146 – Stoccata di Roberto Calderoli nei confronti degli alleati del Pdl. "Noi siamo tornati in mezzo ai mercati" durante la campagna elettorale per le amministrative, ha ricordato il ministro per la Semplificazione normativa in una conferenza stampa nella sede federale della Lega Nord in via Bellerio a Milano. "Devo dire - ha subito aggiunto - che i tanti colleghi di governo o erano ben nascosti o non li abbiamo mica visti in giro".

20:45 Berlusconi: "Io non ho colpe" 145 – "No, no". E' la lapidaria risposta del premier Silvio Berlusconi ai giornalisti che gli chiedono se sente di avere qualche colpa per la sconfitta ai ballottaggi.

20:41 Berlusconi: "Mie dimissioni? Mai dare ragione a sinistra" 144 – "Io sono sempre in disaccordo con la sinistra. Volete che dia ragione alla sinistra adesso? Ma dai...". Così Silvio Berlusconi risponde ai giornalisti che gli chiedono della richiesta di dimissioni avanzata dall'opposizione a seguito della sconfitta ai ballottaggi.

20:36 Berlusconi: "Ora per Pdl più radicamento sul territorio" 143 – "Il partito adesso farà un ragionamento sulla propria organizzazione che avevamo già in mente di fare per radicarci di più sul territorio". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, commentando i dati delle amministrative e guardando alle mosse successive per il Pdl. Significa che manderete via i coordinatori? "Significa - risponde - che adesso ci vediamo e vedremo come radicare molto di più' sul territorio il partito".

20:33 Bersani alla Lega: "Al Nord governiamo noi" 142 – "Alla Lega - dice Bersani - chiedo se ha visto i risultati di Gallarate, di Rho, di Novara o di Arcore. Ma di quale Nord state parlando?".

20:30 Berlusconi: "I milanesi preghino,a Napoli si pentiranno" 141 – "Adesso i milanesi devono pregare il Buon dio, che non gli succeda qualcose di negativo perché veramente la città non era amministrata male e quindi adesso speriamo che questi qui si improvvisino in un mestiere che non hanno mai fatto" dice Berlusconi. Quanto alla vittoria di de Magistris, ha aggiunto: "nessun risultato mi ha sorpreso, perché avevamo visto ormai quello che stava divenendo. Penso che a Napoli si pentiranno tutti moltissimo e spero che non debba succedere così anche a Milano".

20:25 Calderoli: "Avanti fino al 2013" 140 – "Credo che in questo momento si debba andare avanti con questa squadra - Lo ha detto il ministro Roberto Calderoli Si vince tutti insieme e si perde Tutti insieme. Non andiamo a cercare singole responsabilità. Il governo e' a rischio? Penso di no, ma penso che un esame di coscienza vada fatto"

20:10 Pisapia: "Querela a Moratti? Guardo al futuro" 139 – "Sono una persona ragionevole e siccome guardo al futuro a questo punto vorrei dimenticare tutto il passato e da parte mia daro' anche dei segnali in questo senso" dice Giuliano Pisapia a proposito della querela presentata contro la Moratti

19:59 Prodi: "Centrosinistra resti unito" 138 – "Hanno perso perche' non hanno capito come va il mondo. Adesso il centrosinistra deve consolidare la vittoria, riflettendo, lavorando, mettendo in piedi le cose. Abbiamo perso dove eravamo divisi, quindi bisogna capire come va il mondo e restare uniti" dice Romani Prodi

19:56 Bersani: "Costruiamo l'Italia nuova" 137 – "Ora mettiamoci al lavoro per costruire l'Italia nuova". E' lo slogan con cui il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha chiuso la manifestazione a piazza del Pantheon

19:51 Polverini: "Pdl vince solo a Sora e Terracina" 136 – Sono "soddisfatta per il contributo di Città Nuove", Sora e Terracina sono stati gli "unici comuni dove il centrodestra ha vinto". Lo ha detto il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini,

19:48 Berlusconi: "La sconfitta è evidente" 135 – Berlusconi: "La sconfitta è evidente. Abbiamo perso. L'unica strada è tenere i nervi saldi e andare avanti. Sono un combattente. Ho sentito Bossi, è d'accordo di andare avanti insieme".

19:45 Il Pdl vuol fare le primarie 134 – "Non possiamo più concedere al centrosinistra il vantaggio delle primarie, chiederò di istituirle": così Gaetano Quagliariello del Pdl.

19:38 Milano, nuova giunta in due settimane 133 – "La nuova giunta comunale sarà messa a punto nell'arco di "15-20 giorni" dice Pisapia.

19:36 De Magistris: "Farò tornare Saviano a Napoli" 132 – "Creerò le condizioni affinchè Roberto Saviano possa tornare a vivere a Napoli in condizioni normali". Lo ha detto in conferenza stampa, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che ha aggiunto: "mi auguro di poter già nei prossimi giorni camminare con lui in una strada di Napoli".

19:30 Bersani: "Serve ricostruzione democratica" 131 – "C'è una voglia d'uscire dalle ubriacature, dalle menzogne, dalle favole e dalla propaganda - dice Bersani - Serve una ricostruzione democratica, bisogna mandare a casa Berlusconi, ma anche guarire dalla malattia, fare uscire dalle vene del Paese le tossine che lo hanno intossicato in questi anni".

19:29 Prodi in piazza a Roma 130 – L'ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, è arrivato a sorpresa a piazza del Pantheon dove il Pd sta festeggiando i risultati delle amministrative ed è stato accolto da applausi dei manifestanti.

19:25 Famiglia Cristiana: "E' il vento del cambiamento" 129 – "Il vento del cambiamento è stato ancora più forte del primo turno. Ma non chiamatelo vento del nord. Nella sfida dei ballottaggi il pdl e la lega hanno perso praticamente ovunque". Questa la prima analisi del voto della rivista cattolica Famiglia Cristiana

19:24 Bersani, festa in piazza 128 – Spumante sulla folla, come i piloti che tagliano il traguardo nei gran premi di Formula 1: con questo gesto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani si presenta sul palco della manifestazione organizzata dal Partito democratico in piazza del Pantheon a Roma

19:20 Maroni: "No a strane alleanze" 127 – "Non si reagisce alla sberla con la crisi di governo o con alleanze strane, ma continuando con questa alleanza e con questo governo". Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni

19:15 Maroni: "Reagire o altra batosta nel 2013" 126 – "Bisogna rilanciare l'azione del governo altrimenti l'anno prossimo ci sarà un'altra batosta alle amministrative e nel 2013 ce ne sarà una peggiore alle politiche. Batoste che nessuno vuole" dice Maroni che indica due priorità: "La riforma fiscale e il completamento della riforma federale"

19:13 Fini: "Per Pisapia anche lettori del centrodestra" 125 – 'A Milano Pisapia ha raccolto anche i voti dell'elettorato di centrodestra che non ne può più di anatemi e brutte figure che il governo ha collezionato". Lo ha detto il presidente della Camera e leader di Fli, Gianfranco Fini

19:13 Roma, centrosinistra in piazza 124 – Sono le note di 'Bella ciao', il canto dei partigiani italiani, le prime ad alzarsi nella piazza del Pantheon, dove il Partito democratico ha organizzato una manifestazione per festeggiare subito la vittoria dei candidati di centrosinistra ai ballottaggi.

19:11 Biancofiore: "Il Terzo polo fa perdere i moderati" 123 – "L'analisi del voto porta ad una chiara lettura , ovvero che il Terzo Polo serve solo alla sconfitta dell'area moderata". Così Michaela Biancofiore del Pdl

19:07 Cagliari: rischio "anatra zoppa" 122 – Sul futuro del nuovo sindaco di Cagliari Zedda pesa il dubbio della governabilità, a seconda dell'interpretazione che prevarrà nell'attribuzione dei seggi, visto che la coalizione del centrodestra al primo turno ha conquistato la maggioranza in consiglio comunale con il 53,44% delle preferenze. Nel caso venisse presa in considerazione la votazione del primo turno, Zedda non avrebbe la maggioranza. Se il presidente della commissione, invece, applicherà una sentenza del Consiglio di Stato che si era pronunciato in materia, tutti i consiglieri verranno attribuiti in base ai voti ottenuti dai candidati sindaci e non a quelli di lista, per cui Zedda avrebbe la maggioranza in Consiglio.

19:05 Maroni: "E' una sberla,serve riflessione" 121 – "E' stata una sberla, serve una riflessione". Così il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha commentato i risultati dei ballottaggi chiedendo che ora si dia "un colpo d'ala, anzi, un colpo di frusta all'azione di governo".

18:51 Pisapia: "Milano liberata, ora da ricostruire" 120 – "Abbiamo liberato Milano, ora dobbiamo ricostruirla, dobbiamo farla tornare la città dell'accoglienza, la città gioiosa che sorride". Questo il messaggio che il neosindaco di Milano Giuliano Pisapia ha rivolto al suo popolo dal palco di piazza Duomo.

18:47 Prodi: "Pd subito a lavoro per il governo del Paese" 119 – "Quando arrivano cambiamenti così grandi aumentano le responsabilità: quindi mezz'ora per gioire e poi cominciare subito un lavoro di organizzazione, di compattamento, di programmi per il cambiamento del Paese". Così Romano Prodi esorta il Pd dopo il successo ai ballottaggi.

18:44 Telefonata tra Napolitano e De Magistris 118 – Telefonata tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il neo sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Nel corso del breve colloquio telefonico, de Magistris ha ribadito il suo impegno per la città di Napoli.

18:43 Vendola: "Sentire Bersani? Stasera c'è tempo" 117 – "Stasera c'è il tempo delle telefonate. Ora è il tempo di stare con la gente". Così risponde Nichi Vendola, leader di Sel, a chi gli chiede se abbia sentito Pierluigi Bersani e Antonio Di Pietro dopo i ballottaggi. "Ha vinto l'Italia dell'eleganza delle passioni: questo è più importante della politica. Le telefonate della politica le facciamo dopo. Ora festeggiamo in piazza con la gente"

18:38 Cota: "Dispiaciuto per Novara, rifletteremo" 116 – "Sono molto dispiaciuto per il risultato di Novara e Domodossola, ovviamente rifletteremo": questo il commento del governatore leghista del Piemonte, Roberto Cota, sull'esito dei ballottaggi nella Regione. "Abbiamo subito - sottolinea Cota - anche un vento generale negativo". "Ringrazio comunque - aggiunge - tutti quelli che hanno lavorato per la campagna elettorale e sono contento che a Vercelli siamo riusciti a tenere la Provincia, anche grazie al nostro buon lavoro".

18:37 Maroni: "Governo non è a rischio" 115 – Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha commentato i risultati delle amministrative: "Il governo non è a rischio ma è stato uno schiaffone, serve una riflessione"

18:36 Vendola: "Avviso di sfratto a Palazzo Chigi" 114 – "Una vittoria imponente, travolgente, un avviso di sfratto per chi occupa Palazzo Chigi". Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola, arrivato in Piazza Duomo per la festa di Giuliano Pisapia sindaco.

18:33 D'Alema: "Voto segnale di richiesta dimissioni premier" 113 – 'Il voto e' una chiara richiesta di dimissioni del governo Berlusconi". Così Massimo D'Alema ha commentato la "stravolgente" vittoria del centrosinistra ai ballottaggi. Il Paese è stanco di un equilibrio politico imperniato su Berlusconi che non regge più", ha insistito il presidente del Copasir a margine di un convegno sulla Cina

18:29 Fini: "Berlusconi se la deve prendere con se stesso" 112 – Con i risultati dei ballottaggi "è successo quello che paventavo: non sono soddisfatto ma dico a Berlusconi che non può prendersela con nessun altro se non con se stesso e i suoi cattivi consiglieri". Lo ha detto il leader di Fli, Gianfranco Fini, in occasione di un suo intervento al festival della felicità.

18:27 Bersani: "Pd deve essere all'altezza speranze italiani" 111 – "Il vento cambia e ora noi continuiamo a lavorare perché il Pd deve essere all'altezza delle speranze suscitate dagli italiani". E' l'obiettivo che il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, indica al suo partito dopo la vittoria del centrosinistra alle elezioni amministrative.

18:25 Centrodestra si conferma a provincia di Reggio Calabria 110 – Il candidato del centrodestra, Giuseppe Raffa, è stato eletto presidente della provincia di Reggio Calabria con il 52,66% dei voti. Ha sconfitto l'esponente del centrosinistra Giuseppe Morabito, presidente uscente, che si è fermato al 47,33%.

18:23 Cesa: "Udc pronto a dialogo con centrodestra senza Berlusconi" 109 – L'Udc è disposta ad aprire un dialogo con il centrodestra per un governo senza Berlusconi? "Se Berlusconi fa un passo indietro siamo disponibili al dialogo". Così Lorenzo Cesa ha risposto ai giornalisti nel corso di una conferenza stampa sui risultati dei ballottaggi. Quanto ad una possibile alleanza con il Pd per il segretario dell'Udc "è troppo presto per dirlo. Le alternative vanno costruite con molta serenità e molta calma". "Non mi sembra - ha concluso Cesa - che ci sia in questo momento un'alternativa credibile che va costruita sulle persone, sui programmi, sui fatti".

18:22 Tremonti: "Non parlo mai di elezioni" 108 – Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non commenta l'esito di ballottaggi delle amministrative a Milano e Napoli. A margine dell'assemblea dell'Associazione Industriale di Brescia, Tremonti ha semplicemente risposto: "Non parlo mai" a chi gli chiedeva un commento sul voto delle comunali che ha visto prevalere i candidati di centrosinistra.

18:18 Agcom: "Celentano ha violato par condizio a Annozero" 107 – La Commissione servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha ravvisato la violazione del divieto di manifestare le proprie preferenze di voto, previsto dalla legge sulla par condicio, nell'episodio che, all'interno della trasmissione Annozero del 26 maggio, ha riguardato le dichiarazioni di Adriano Celentano a favore di un candidato alle elezioni comunali di Milano. E' quanto si legge in una nota dell'Agcom, nella quale si precisa che la decisione è stata presa a maggioranza.

18:14 Pisapia sindaco con 50 mila voti in più su primo turno 106 – La rimonta di Letizia Moratti non c'è stata, anzi: Giuliano Pisapia è ufficialmente il nuovo sindaco di Milano, con il 55,1% dei consensi, e 50 mila voti in più rispetto al primo turno: al ballottaggio 365.657 milanesi hanno messo la croce sul nome del candidato del centrosinistra, contro i 315.862 di due settimane fa.

18:13 Berlusconi in Romania: "Non so ancora nulla" 105 – "Non so niente io ancora, vediamo...Adesso vado su e poi farò una dichiarazione". Con queste parole Silvio Berlusconi, prendendo l'ascensore per salire nella suite che lo ospita in un albergo di Bucarest, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano dei risultati elettorali delle amministrative andate male per il centrodestra.

18:12 De Magistris: "Non dovremo dare conto a nessuno" 104 – "Io e l'Amministrazione che mi accompagnerà in questi cinque anni non dovremo dare conto a nessuno, se non alle proprie idealità, competenze e voglia di far nascere un nuovo modo di fare politica". Lo ha detto Luigi De Magistris, neo eletto sindaco di Napoli, nel corso della conferenza stampa.

18:10 Bersani: "Ora Berlusconi si dimetta" 103 – "Abbiamo chiesto più volte le dimissioni di Berlusconi, anche con 10 milioni di firme. Oggi c'e una ragione in più per ribadire questa esigenza. Dopo il voto di oggi si apre una fase politica nuova e si apre attraverso un fatto semplice: le dimissioni". Lo dice Pier Luigi Bersani in conferenza stampa. "Dopo le dimissioni- aggiunge Bersani - la strada maestra sono le elezioni. Ma noi siamo pronti a considerare percorsi che consentano una nuova legge elettorale. E l'unico elemento che intramezziamo a questo discorso è che sarebbe meglio andare a votare con una nuova legge elettorale".

18:08 Pisapia telefona a Napolitano: "Grazie per suo esempio" 102 – Una volta saputo il risultato elettorale, il neosindaco di Milano Giuliano Pisapia ha telefonato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che lui considera "un esempio". "Quest'anno ricorre il 150/o dell'Unità d'Italia - ha detto -. Per questo voglio ringraziare il presidente Giorgio Napolitano a cui ho immediatamente telefonato". Il sindaco ha detto che si è trattata di una telefonata breve su temi generali. "L'ho ringraziato - ha spiegato - per la sua saggezza e il suo rigore morale che per me sono sempre stati e sempre saranno un esempio".

18:04 Bersani: "Centrodestra non ha più maggioranza nel Paese" 101 – "Lancio un appello estremo a Berlusconi ed al centrodestra: riflettano e non impediscano una nuova fase politica". Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani si rivolge in conferenza stampa al premier aggiungendo che "da queste elezioni emerge che il centrodestra non ha più la maggioranza nel Paese".

18:02 A Genzano (Roma) Prc vince derby a sinistra 100 – Flavio Gabbarini è stato eletto sindaco di Genzano di Roma con una coalizione formata dalla lista civica Genzano democratica, dalla lista civica Città futura, da Rifondazione comunista, dalla lista civica per Genzano e dall'Api. Il neo sindaco ha ottenuto 5.495 voti, pari al 50,30% delle preferenze. Gabbarini ha sconfitto al ballottaggio il candidato di Pd, Sel e Idv, Enzo Ercolani, che ha ottenuto 5.428 voti (49,69%).

17:59 Dalla Romania Berlusconi non commenta il voto 99 – Parla degli ottimi rapporti bilaterali tra Italia e Romania il premier Silvio Berlusconi al termine del vertice con il premier Emil Boc a Bucarest, ma non fa alcun accenno ai risultati delle elezioni amministrative. Nella dichiarazioni congiunte alla stampa il premier si è soffermato solo su i rapporti tra i due paesi senza commentare la vittoria di Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli.

17:57 Bersani: "E' stata una vera e propria valanga" 98 – "Tra il primo ed il secondo turno è stata una vera e propria valanga". Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commenta l'esito delle amministrative aggiungendo che "c'è stata una riscossa civile e morale alla quale il Pd si è messo al servizio".

17:56 Centrosinistra conferma presidenza provincia Mantova 97 – Il centrosinistra conferma al ballottaggio la provincia di Mantova. Quando restano da scrutinare 14 sezioni su 375, il candidato di Pd-Idv-Sel-Pensionati ha un vantaggio incolmabile con il 57,3% dei voti.

17:55 Centrosinistra strappa provincia Pavia a centrodestra 96 – Il centrosinistra strappa al ballottaggio la provincia di Pavia. Quando restano da scrutinare 4 sezioni su 606, il candidato di Pd-Sel-Idv-Pensionati-Verdi ha un vantaggio incolmabile con il 51,14% dei voti.

17:48 Centrodestra vince comunali a Rovigo 95 – Bruno Piva, candidato del centrodestra, è il nuovo sindaco di Rovigo. Nel ballottaggio ha superato con il 51,02% dei voti lo sfidante del centrosinistra Federico Frigato, fermo al 48,97%.

17:46 Di Pietro: "A Napoli felici di condividere vittoria con Pd e Sel" 94 – "L'Idv, che con lungimiranza aveva visto in De Magistris il candidato del riscatto, oggi è felice di potere condividere con le altre forze, con Pd e Sel, questa vittoria". Lo ha detto Antonio Di Pietro, leader di Idv, parlando in conferenza stampa al comitato elettorale di Luigi De Magistris.

17:42 Pisapia: "Abbiamo liberato Milano" 93 – 'Mi sembra che Milano l'abbiamo già liberata". Lo ha detto Giuliano Pisapia rispondendo allo slogan 'Glialo libera Milano' arrivando al teatro Elfo per la conferenza stampa dopo la vittoria al ballottaggio.

17:41 Centrosinistra conferma sindaco di Crotone 92 – Il centrosinistra conferma il sindaco di Crotone con il 59,41% dei voti al ballottaggio.

17:39 Moratti si congratula con Pisapia 91 – "Ho appena parlato con l'avvocato Giuliano Pispia per fargli le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro". Lo ha detto Letizia Moratti prendendo la parola nella sede di "Casa Moratti".

17:37 Centrosinistra conferma sindaco a Rimini 90 – Il centrosinistra conferma il sindaco di Rimini con il 53,46% dei voti al ballottaggio.

17:36 Veltroni: "La nottata sta finendo" 89 – "Berlusconi ha voluto un referendum sul suo governo, l'ha perso clamorosamente in tutta Italia". Questo il commento di Walter Veltroni al voto dei ballottaggi su Facebook. "Ha perso a Milano, a Napoli, a Bologna, a Torino, a Cagliari, a Novara, a Trieste e - sottolinea Veltroni - perfino ad Arcore". "La nottata sta finendo, il nuovo tempo avanza", conclude Veltroni.

17:33 Ferrara: "Batosta Berlusconi, servono primarie Pdl" 88 – "Berlusconi ha preso una sonora batosta". E' il commento senza perifrasi del direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara, all'esito dei ballottaggi per le elezioni amministrative. Per Ferrara a questo punto il premier e il governo hanno un'unica strada da seguire: "Visto che questa sconfitta non può essere curata dall'opposizione, non in grado di dare un'alternativa al Paese, anche perché il governo continua ad avere la fiducia in Parlamento, Berlusconi - spiega dai microfoni del Tg3 - a questo punto ha solo una soluzione, cambi tutto nel partito". E Ferrara lancia una proposta organica "per il primo e il 2 ottobre il Pdl indica le elezioni primarie per eleggere il leader e tutti i segretari regionali". In una parola Berlusconi deve "rileggittimarsi".

17:31 Centrodestra vince provincia di Vercelli 87 – Carlo Riva Vercellotti è il nuovo presidente della provincia di Vercelli: sostenuto da Pdl, Lega nord, Partito dei pensionati, La Destra e Fiamma tricolore ha ottenuto il 50,9% dei consensi contro il 49% di Luigi Bobba, in corsa per il centrosinistra.

17:29 Finocchiaro: "Premiata umiltà del Pd con le primarie" 86 – "Questi risultati premiano ovunque il coraggio e l'umiltà del Partito Democratico, che da primo partito dell'opposizione e da secondo partito nazionale ha scelto i candidati con le primarie, mentre avrebbe potuto dire 'signori, non ce n'è per nessuno'. I cittadini, molti dei quali iscritti al Pd, hanno scelto i candidati e hanno avuto ragione perché abbiamo vinto, hanno vinto il Pd e i partiti del centrosinistra, dappertutto". Lo ha detto Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, nel corso dello speciale del Tg1 sulle amministrative.

17:27 Salvini: "A Milano Pdl perde 75mila voti, la Lega avanza" 85 – "C'è qualcuno che in questi anni di amministrazione ha perso 75 mila voti, mentre la Lega ne ha guadagnati". Così Matteo Salvini ha commentato il risultato del ballottaggio per l'elezione del sindaco di Milano. Parlando nella sede federale del partito, in via Bellerio, l'ex capogruppo del Carroccio in consiglio comunale ha comunque premesso che "quando si perde, è colpa di tutti".

17:25 Comune Trieste passa da Pdl a centrosinistra 84 – Il centrosinistra strappa al centrodestra il sindaco di Trieste. Il candidato del centrosinistra ottiene al ballottaggio il 57,51% dei voti.

17:23 Centrosinistra espugna anche comune di Rho 83 – La Lega nord esce battuta a Rho, nel Milanese, dove aveva provato la corsa in solitaria contro il centrosinistra, conquistando il ballottaggio. Ma al secondo turno Fabrizio Cecchetti, appoggiato oltre che dal Carroccio anche da una lista civica, ha dovuto lasciare il passo a Pietro Romano (Pd, Idv e Sel). Una sconfitta di misura, circa 500 voti, che consegna il sindaco di Rho al centrosinistra con il 50,80% contro il 49,20%. L'affluenza è scesa di 8 punti (60,82% contro il 68,91% del primo turno). I rhodensi sono tornati alle urne dopo cinque mesi di commissario straordinario per lo scioglimento della precedente Giunta di centrodestra, andata in frantumi a causa di divisioni interne.

17:21 Urso: "Ora costruire un altro centrodestra" 82 – "I risultati elettorali dei ballottaggi confermano l'assoluta necessità di costruire un altro centrodestra capace di rispondere al bisogno di cambiamento e di realizzare subito le riforme che servono al Paese". Lo afferma Adolfo Urso, deputato di Fli, commentando i dati emersi dai ballottaggi delle elezioni amministrative.

17:20 Vendola: "Ha vinto l'Italia migliore" 81 – "Ha vinto l'Italia migliore". E' il commento a caldo su Facebook del presidente di Sinistra ecologia libertà, Nichi Vendola, a fronte del clamoroso successo dei candidati del centrosinistra ai ballottaggi.

17:18 Provinciali Macerata, vince centrosinistra 80 – Il candidato del centrosinistra alla provincia di Macerata è ormai virtualmente vincitore: quando lo scrutinio è arrivato al 90% del totale (292 sezioni su 322), Antonio Pettinari è al 54,15%, contro il 45,84% di Franco Capponi del centrodestra.

17:17 De Magistris: "Napoli è stata liberata" 79 – "Napoli è stata liberata". Lo ha detto Luigi De Magistris, esponente dell'Idv in netto vantaggio nel ballottaggio a Napoli, nel corso di una conferenza stampa nella sede del suo comitato elettorale.

17:16 Terzo polo: "Ora Berlusconi faccia un passo indietro" 78 – "Adesso tutti dovranno riflettere. Le forze di opposizione, che non possono illudersi di avere già creato un'alternativa per il solo fatto che Berlusconi è stato sconfitto. E le forze di maggioranza: se capiscono il messaggio degli italiani, non possono che chiedere a Berlusconi di fare rapidamente un passo indietro per ricomporre l'unità dei moderati". Parla, a nome dell'udc e del Terzo polo, Lorenzo Cesa.

17:14 A Desio centrosinistra strappa comune alla Lega 77 – Il centrosinistra espugna anche il Comune di Desio. Roberto Corti (appoggiato da Pd, Idv, Sinistra per Desio e Desio Viva) ha superato con il 58,21% dei voti al ballottaggio il candidato leghista Silvio Arienti, supportato anche da una lista civica, che si ferma al 41,79%.

17:12 Bersani chiama Pisapia: "Sei stato bravissimo" 76 – Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha telefonato a Giuliano Pisapia, candidato del centrosinistra a Milano vincente ai ballottaggi per complimentarsi: "Sei stato bravissimo. A Milano una grande vittoria", ha detto Bersani.

17:11 Zedda: "Sarò sindaco di tutti i cagliaritani" 75 – "Un grazie a tutti i cagliaritani, sarò il sindaco anche di chi non mi ha sostenuto". Così Massimo Zedda nel suo quartier generale a risultato ormai acquisito che gli ha consegnato la vittoria a Cagliari sull'avversario del centrodestra Massimo Fantola.

17:10 De Magistris: "Sono profondamente commosso" 74 – "Sono particolarmente commosso al commentare il risultato che mi ha profondamente colpito ed ha contributo a scrivere una pagina senza precedenti nel modo di fare politica". Sono le prime dichiarazioni del neo sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.

17:07 Renzi: "Per Pd alla grande ovunque" 73 – "Mi pare andata alla grande ovunque. Buon lavoro ai neo colleghi a partire dal sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ha vinto primarie serie e poi elezioni difficilissime. E abbiamo vinto anche in altri comuni dove sembrava impossibile fino a dieci giorni fa. Adesso inizia la sfida vera, quella nazionale". Così il sindaco di Firenze Matteo Renzi commenta, sulla sua pagina Facebook, i risultati dei ballottaggi.

17:06 Centrosinistra strappa sindaco Novara al centrodestra 72 – Il centrosinistra strappa il sindaco di Novara al centrodestra. Quando resta da scrutinare una sola sezione su 91, il candidato del centrosinistra al ballottaggio ha il 52,89% dei voti.

17:05 Bondi si dimette da coordinatore Pdl 71 – "Valutati i risultati elettorali intendo rimettere il mio mandato di coordinatore nelle mani del Presidente Berlusconi. Ritengo che da questo momento il presidente Berlusconi debba ricevere non solo la più ampia fiducia e solidarietà ma soprattutto la assoluta e incondizionata libertà di decisione e di iniziativa per quanto riguarda il futuro del partito". Lo afferma il coordinatore del Pdl Sandro Bondi.

17:03 Salvini (Lega): "Voto centrosinistra è stato contro Berlusconi" 70 – "Gli elettori sono sovrani, prendiamo atto del voto. Dalla sinistra è stato un voto contro Berlusconi". Così ha commentato l'esito del ballottaggio milanese il capolista della Lega Nord Matteo Salvini.

17:01 Fontana (Pdl) si conferma sindaco di Varese 69 – Attilio Fontana, candidato di Pdl e Lega, viene riconfermato nella carica di sindaco di Varese con il 53,89% dei voti al ballottaggio contro il 46,1 della candidata Pd-Idv Luisa Oprandi.

17:00 Cicchitto: "Non è la fine di Berlusconi e del berlusconismo" 68 – "Non siamo alla fine di Berlusconi o del berlusconismo nè del governo". Lo dice Fabrizio Cicchitto, commentando il voto dei ballottaggi allo speciale amministrative del Tg1.

16:58 Zedda eletto sindaco di Cagliari 67 – Massimo Zedda del centrosinistra è il nuovo sindaco di Cagliari. Anche se mancano ancora circa 45 sezioni su 175 complessive, il distacco con l'avversario Massimo Fantola è ormai incolmabile: circa 10.000 preferenze separano infatti i due sfidanti. Zedda si attesta oltre il 59% contro quasi il 41% di Fantola.

16:56 Testa a testa a provincia Reggio Calabria 66 – E' quasi testa a testa a Reggio Calabria dove si vota per la guida della provincia. Quando sono state scrutinate 413 sezioni su 698, infatti, il candidato del centrodestra Giuseppe Raffa è al 50,41% mentre quello del centrosinistra Giuseppe Morabito è al 49,58.

16:55 Par condicio violata, indagati Berlusconi e direttori Tg 65 – Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi e i direttori del Tg1, Augusto Minzolini, e quello pro-tempore del Tg2, Mario De Scalzi, sono stati iscritti sul registro degli indagati della Procura di Roma per il reato di abuso d'ufficio. Il fascicolo fa riferimento alla diffusione del video di una intervista del premier trasmessa il 20 maggio scorso. Il filmato era stato oggetto, nei giorni scorsi, di una denuncia dei Radicali. Secondo quanto si è appreso a piazzale Clodio la formalizzazione dell'accusa è un "atto dovuto".

16:53 Napoli, Lettieri riconosce sconfitta: "Auguri a De Magistris" 64 – "C'è stato un risultato inequivocabile, un voto popolare in favore di De Magistris che ha preso il volo. Gli faccio 'in bocca al lupo', Napoli ha tanti di quei problemi che merita il mio buon lavoro". Questo il primo commento a caldo del candidato del Pdl a Napoli, Gianni Lettieri dopo le prime proiezioni che delineano un successo schiacciante per Luigi De Magistris.

16:52 Centrosinistra verso vittoria a Comune di Trieste 63 – Con 221 sezioni scrutinate su 238, il candidato di centrosinistra si avvia verso la vittoria nel comune di Trieste: Roberto Consolini ha ottenuto il 57,51% delle preferenze (49.005 voti), mentre il candidato del centro-destra Roberto Antonione è al 42,49% (36.202).

16:49 Da Novara a Grosseto, spoglio conferma trionfo del centrosinistra 62 – I dati reali sullo spoglio delle schede sui ballottaggi per le amministrative confermano il netto vantaggio dei candidati di centrosinistra a Milano (Pisapia al 55,1% quando sono state scrutinate l'80% delle schede) e Napoli (De Magistris al 65,4% ad oltre due terzi dello spoglio), ma anche a Trieste (Cosolini al 57,3%), Cagliari (Zedda al 58,2%), Novara (53,3%), Grosseto (56,9%), Crotone (57,6%), Pordenone (59,6%). Per quanto riguarda i capoluoghi, il centrodestra risulta invece in vantaggio a Rimini (Renzi è al 51,5% all'inizio dello spoglio), Varese (53,8%), Cosenza (53,3%), Rovigo (51,8%) e Iglesias (52,5%).

16:48 Finocchiaro: "Con De Magistris vince tutto il centrosinistra" 61 – A Napoli "certamente ha vinto il candidato De Magistris", ma al primo turno "aveva avuto il 29%, ora il 64,5%: è ovvio che c'è il voto di tutto il centrosinistra". Così Anna Finocchiaro, ospite dello speciale elezioni del Tg1. "E' un segnale di forza straordinaria, il successo di De Magistris non è casuale - aggiunge il presidente del gruppo del Pd al Senato - Eppure a Napoli scontavamo un'amministrazione assai negativa e che non aveva fatto sicuramente bene".

16:47 Bersani al vetriolo: "Abbiamo pareggiato 4-0" 60 – "Abbiamo pareggiato 4-0". Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani si fa beffa del centrodestra scherzando così con collaboratori e dirigenti del partito, alludendo al fatto che il Pdl aveva definito un pareggio l'esito del primo turno alle amministrative.

16:46 Bindi: "Berlusconi tragga conseguenze e se ne vada" 59 – "Berlusconi deve trarre le conseguenze di questo voto, è lui che ha dato valore politico a queste amministrative. Per il bene del Paese è meglio che se ne vada". Così Rosi Bindi allo speciale Tg1 commenta l'esito dei ballottaggi. "Sconfitta anche del Pd? Ma se le nostre sconfitte fossero così me le prenderei tutte...". risponde a chi gli ricorda che in queste amministrative anche il Pd è dato in calo, e il Pdl rimane il primo partito.

16:44 Granata: "Voto di oggi apre nuova fase" 58 – "Si apre una nuova fase politica, anche grazie al gesto di Gianfranco Fini e al coraggio e alla tenacia di tutti noi. Adesso bisogna costruire una politica per una nuova Italia. Futuro e Libertà ha davanti una grande prospettiva per affermare i valori del patriottismo repubblicano e legalità." E' quanto dichiara Fabio Granata, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia e deputato di Futuro e Libertà.

16:43 Comunali Novara, a metà scrutinio centrosinistra avanti 57 – A poco meno di metà dello scrutinio delle schede al ballottaggio per le Comunali di Novara il candidato del centrosinistra Andrea Ballarè è in vantaggio, con il 53,89% dei voti, sul favorito, il leghista Mauro Franzinelli, al 46,10%.

16:42 Centrosinistra strappa anche Gallarate al centrodestra 56 – Primi risultati choc per il Pdl a Gallarate, storico comune padano in provincia di Varese dove il candidato del centrosinistra Edoardo Guenzani è avanti con il 54,1% dei voti quando sono state scrutinate 32 sezioni su 49. Il candidato del Pdl Massimo Bossi è fermo al 45,8% dei voti. A Gallarate la Lega e il Pdl si erano presentati alle urne separati e i due candidati avevano preso al primo turno rispettivamente il 30,5% e il 33,5% dei voti.

16:41 Festa in quartier generale Zedda a Cagliari 55 – E' già cominciata la festa nel quartier generale di Massimo Zedda, candidato del centrosinistra a Cagliari in netto vantaggio su Massimo Fantola dopo i primi risultati ufficiosi che arrivano dalle varie sezioni. Un clima generale di euforia continuato con dei caroselli di auto intorno al quartier generale del centrosinistra, mentre davanti alla sede decine di sostenitori hanno intonato "Bella Ciao" .

16:37 Risultato ufficioso Milano: Pisapia sindaco 54 – Giuliano Pisapia, sostenuto dal centrosinistra, è il nuovo sindaco di Milano. Quando lo scrutinio è alle battute finali (1109 sezioni su 1.251) Pisapia ha infatti il 55.15% e Letizia Moratti, con il 44.85%, non può più raggiungerlo.

16:35 Centrodestra in vantaggio a comunali Cosenza 53 – Centrodestra in vantaggio a Cosenza quando, in baso ai dati del Viminale, sono state scrutinate 43 sezioni su 82. Il candidato sindaco Mario Occhiuto è al 53,48% mentre l'esponente del centrosinistra Enzo Paolini è a 46,51 per cento.

16:34 Centrosinsitra a un passo da vittoria ad Arcore 52 – A due passi da Villa San Martino, residenza del premier Silvio Berlusconi ad Arcore, in Brianza, si festeggia. Ma ad essere abbracciata e baciata dai sostenitori non è Enrico Perego, candidato del centrodestra, ma Rosalba Colombo, appoggiata da una coalizione di centrosinistra che ha sfidato l'amministrazione uscente. Secondo i primi dati ufficiali, infatti, la Colombo ha raccolto il 54% dei voti circa, con sette seggi scrutinati su 16 totali. Perego si ferma invece al 46%.

16:32 Affluenza ballottaggi comunali 60%, -8% su primo turno 51 – Per i ballottaggi relativi alle elezioni dei sindaci e dei consigli comunali la percentuale di votanti rilevata alla chiusura definitiva dei seggi è stata del 60,08%. Al primo turno aveva votato il 68,58%%. Il calo percentuale dei votanti supera, dunque, gli otto punti percentuali. Lo si apprende dal sito del Viminale (il dato non tiene conto dei comuni del Friuli Venezia Giulia, gestiti direttamente dalla Regione).

16:31 Camusso (Cgil): "Paese non crede più alle bugie" 50 – "Forse il dato più rilevante per il Paese è che è stufo delle bugie che gli hanno raccontato e non crede più alla finzione": così il segretario della Cgil Susanna Camusso ha commentato i dati elettorali quando è arrivata al comitato per Giuliano Pisapia.

16:30 Briguglio: "Elettori Terzo polo con Pisapia e De Magistris" 49 – "Come avevamo largamente previsto la stragrande maggioranza degli elettori di Fli al ballottaggio ha spontaneamente votato per Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli.

16:28 E Radio Padania manda in onda L'Internazionale 48 – Dopo Bandiera Rossa a Radio Padania, durante una trasmissione con il telefono aperto per commentare l'esito dei ballottaggi, è stato mandato in onda anche l'inno dell'Unione Sovietica e L'Internazionale. I conduttori hanno scherzato sulle scelte musicali spiegando che la radio si adegua al nuovo sentimento della gente.

16:27 Nona proiezione Ipr per la Rai: a Napoli De Magistris al 64,6% 47 – Luigi Magistris al 64,6%, Gianni Lettieri al 35,4%. E' il risultato del ballottaggio per il sindaco di Napoli secondo la nona proiezione Ipr Marketing, diffusa dalla Rai e basata su un campione dell'87%.

16:25 Nona proiezione Ipr per Rai: Pisapia a Milano al 55,1% 46 – Giuliano Pisapia è in testa nel ballottaggio per l'elezione del sindaco di Milano con il 55,1 per cento dei voti. E' il dato che emerge dalla nona proiezione realizzata da Ipr Marketing per la Rai su un campione del 90 per cento. Secondo le rilevazioni, il candidato del centrosinistra si è imposto sul sindaco uscente e candidato del centrodestra, Letizia Moratti, che avrebbe il 44,9 per cento.

16:24 Pd annuncia festa al Pantheon con Bersani 45 – Il Partito democratico festeggerà la vittoria ai ballottaggi questa sera alle 19 in piazza del Pantheon a Roma. Previsto l'intervento di Pier Luigi Bersani.

16:24 Testa a testa in provinciali Pavia 44 – Con 152 sezioni della provincia di Pavia scrutinate su 606 (25%) è testa a testa fra i due candidati al ballottaggio. Quello del centrodestra ha il 50,68%, quello del centrosinistra il 49,31%.

16:22 Bocchino: "Lettieri ha pagato legame con Cosentino" 43 – "A Napoli Lettieri ha pagato molto l'essere il candidato di Cosentino": lo ha detto Italo Bocchino (FLI), ospite oggi dello Speciale Elezioni del Tg La7.

16:20 Napoli, settima proiezione Ipr: De Magistris al 64,7% 42 – Ai ballottaggi per l'elezione del nuovo sindaco di Napoli, secondo la settima proiezione Ipr per Rai realizzata sul 75% del campione, il candidato dell'Idv, Luigi De Magistris, avrebbe ottenuto il 64,7%, rispetto al 35,3% del candidato del Pdl, Gianni Lettieri.

16:18 Festa in Piazza Duomo per sostenitori di Pisapia 41 – Il popolo arancione che sostiene Giuliano Pisapia e si è riunito dal primo pomeriggio in Piazza Duomo è esploso in un fragoroso applauso quando, dal maxischermo hanno conosciuto che a metà dei seggi scrutinati, l'avvocato è in vantaggio di 10 punti percentuali sul sindaco uscente Letizia Moratti.

16:17 Affluenza provinciali al 45,2, calo del 16% rispetto a primo turno 40 – E' stata del 45,26 per cento l'affluenza degli elettori alle urne per i ballottaggi per le elezioni amministrative provinciali. Il dato è diffuso dal Viminale sul proprio sito web. Rispetto al primo turno del 15 e 16 maggio c'e stata una flessione del 16 per cento.

16:16 Centrosinistra si conferma a provincia Trieste 39 – Il centrosinistra conferma la provincia di Trieste. Quando restano da scrutinare 15 sezioni su 276, il candidato del centrosinistra Poropat è in testa al ballottaggio con il 58,72% dei voti.

16:15 Settima proiezione Ipr su Milano: Pisapia al 55% 38 – Giuliano Pisapia è in testa nel ballottaggio per l'elezione del sindaco di Milano con il 55 per cento dei voti. E' il dato che emerge dalla settima proiezione realizzata da Ipr Marketing per la Rai su un campione del 70 per cento. Secondo le rilevazioni, il candidato del centrosinistra si è imposto sul sindaco uscente e candidato del centrodestra, Letizia Moratti, che avrebbe il 45 per cento.

16:13 Pd: "Vinciamo ovunque, anche ad Arcore" 37 – "La vittoria del centrosinistra è omogenea su tutto il territorio nazionale. Vinciamo anche ad Arcore". Lo dice il responsabile enti locali della segreteria del Pd, spiegando che al momento i democratici vincono "a Napoli e a Milano, oltre le più rosee aspettative, ed è abbondamentemente avanti a Cagliari, Trieste, Pordenone, Crotone. Abbiamo vinto ad Arcore e a Chioggia - aggiunge Zoggia - e a due terzi dallo scrutinio siamo abbontantemente avanti a Rimini e siamo avanti anche a Cattolica".

16:11 Provinciali Macerata, centrosinistra avanti 36 – Centrosinistra in vantaggio a Macerata, quando i seggi scrutinati sono un terzo del totale. Con 96 sezioni scrutinate su 322 il candidato sostenuto da centrosinistra e Terzo polo Antonio Pettinari è al 52,89%, Franco Capponi, centrodestra, al 47,1%.

16:09 Milano, affluenza definitiva al 67,2% quasi come al primo turno 35 – E' del 67,24% l'affluenza definitiva al secondo turno delle elezioni comunali di Milano, secondo i dati del Ministero degli Interni. Al primo turno, l'affluenza era stata del 67,56%.

16:08 Quinta proiezione Ipr per Napoli:De Magistris al 65% 34 – Luigi De Magistris al 64%, Gianni Lettieri al 36%. E' il risultato del ballottaggio per l'elezione del sindaco d Napoli secondo la quinta proiezione Ipr/Rai, calcolata su un campione del 50%.

16:07 Cicchitto: "Riflessione dopo voto, ma nessuna conseguenza" 33 – "Il Pdl, arretrando, rimane il primo partito di gran lunga" e "la valutazione politica generale non si può trarre solo dal comune di Napoli e pochi altri dati". lo dice Fabrizio Cicchitto, ospite dello speciale amministrative del Tg1. Il capogruppo Pdl alla Camera ricorda che si tratta di un voto amministrativo, il cui esito è "un elemento di riflessione seria, ma dal quale non traggo nessuna conseguenza politica di carattere generale".

16:06 Milano, quinta proiezione Ipr: Pisapia cresce al 55% 32 – La quinta proiezione Ipr Marketing per la Rai per il ballottaggio a Milano indica Giuliano Pisapia al 55% e Letizia Moratti al 45%. La proiezione è realizzata sul 50% della copertura del campione.

16:02 Quagliarello: "Se dati questi abbiamo perso" 31 – "Se andasse secondo questi sondaggi si dovrebbe dire che le elezioni sono state perse, senza mezzi termini". Lo ha detto Gaetano Quagliariello (Pdl), ospite oggi dello speciale elezioni del tg La7. "Un governo sta in piedi a due condizioni - ha poi aggiunto - che non si stacchi la spina dall'alto, e quindi che la Lega non stacchi la spina, e che non si sgretoli l'apparato parlamentare. Ma dai recenti sondaggi il Pdl è ancora il primo partito in Italia".

16:01 Terza proiezione Ipr Napoli: De Magistris vola al 62,5% 30 – Si allarga la "forbice" tra Luigi De Magistris e Gianni Lettieri nel ballottaggio: secondo la terza proiezione Ipr/Rai (copertura campione 27%), il candidato dell'Idv avrebbe il 62,5% dei voti contro il 37,5% del suo sfidante.

16:00 Milano, quarta proiezione Ipr: Pisapia si conferma al 54% 29 – Giuliano Pisapia è in testa nel ballottaggio per l'elezione del sindaco di Milano con il 54 per cento dei voti. E' il dato che emerge dalla terza proiezione realizzata da Ipr Marketing per la Rai su un campione del 25 per cento. Secondo le rilevazioni, il candidato del centrosinistra si è imposto sul sindaco uscente e candidato del centrodestra, Letizia Moratti, che avrebbe il 46 per cento.

15:58 Proiezione termometro politico: a Cagliari vince Zedda (57%) 28 – Proiezione Termometro Politico su 16 sezioni-campione di Cagliari: Massimo Zedda (centrosinistra) al 57%, Massimo Fantola (centrodestra) al 43%. Zedda nuovo sindaco del capoluogo della Sardegna.

15:56 Proeizione Emg La7 su Napoli: De Magistris al 60,2% 27 – A Napoli De Magistris (Idv) al 60,2%, Lettieri (centrodestra) al 39,8%: questi i dati della seconda proiezione elaborata da Emg e diffusa pochi minuti fa nello speciale elezioni del tg La7.

15:53 Milano, terza proiezione Ipr: Pisapia al 54% 26 – Giuliano Pisapia è in testa nel ballottaggio per l'elezione del sindaco di Milano con il 54 per cento dei voti. E' il dato che emerge dalla terza proiezione realizzata da Ipr Marketing per la Rai su un campione del 25 per cento. Secondo le rilevazioni, il candidato del centrosinistra si è imposto sul sindaco uscente e candidato del centrodestra, Letizia Moratti, che avrebbe il 46 per cento.

15:49 Ipr, seconda proiezione Napoli: De Magistris 61%, Lettieri è al 39%. 25 – Secondo la I proiezione Ipr Marketing per Rai (riproduzione riservata) al Comune di Napoli il candidato sindaco di Idv, Lista civica Napoli è tua, Rifondazione Comunista- Comunisti italiani e Partito del Sud Luigi De Magistris è al 61% e il candidato sindaco di centrodestra Gianni Lettieri è al 39%.

15:48 Ipr, seconda proiezione Milano: Pisapia è al 53,5%, Moratti è al 46,5% 24 – Secondo la II proiezione Ipr Marketing per Rai (riproduzione riservata) con una copertura del campione del 20%, al Comune di Milano il candidato sindaco di centrosinistra Giuliano Pisapia è al 53,5% e il candidato sindaco di centrodestra Letizia Moratti è al 46,5%.

15:46 Napoli (Pdl): "Sentenza democratica" 23 – "Dalle urne è uscita la sentenza degli elettori e quella deve essere accettata da ogni cittadino". Lo afferma Osvaldo Napoli, deputato del Pdl

15:41 Pisapia atteso al teatro Elfo 22 – Una piccola folla si sta già radunando al Teatro Elfo Puccini di Milano dove è stato allestito, come in occasione del primo turno delle amministrative, il quartier generale di Giuliano Pisapia.

15:40 Affluenza al 60% 21 – L'affluenza è al 60% degli aventi diritto contro il 72,2% del primo turno, con un calo di poco superiore al 12%.

15:37 Proiezione Ipr: De Magistris al 59,0%, Gianni Lettieri è al 41% 20 – Secondo la prima proiezione IPR Marketing per Rai sul voto per il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris è al 59,0% mentre Gianni Lettieri è al 41%.

15:36 Proiezione Ipr: Pisapia al 52%, Moratti al 48% 19 – Secondo la prima proiezione IPR Marketing per Rai, riguardante il voto per il Sindaco di Milano, il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia è in vantaggio con il 52% mentre Letizia Moratti del centrodestra al 48%.

15:29 Emg: Pisapia al 50,8% 18 – Giuliano Pisapia è in testa nel ballottaggio per l'elezione del sindaco di Milano con il 50,8 per cento dei voti. E' il dato che emerge dalle proiezioni realizzate da Emg e diffuse da La7.

15:27 Bocchino: "Berlusconi andrà avanti" 17 – "Purtroppo i risultati, qualunque essi siano, non apriranno una riflessione critica all'interno del governo. Si dirà di andare avanti; ma sottovalutare i segnali degli elettori è la cosa peggiore". Lo ha sottolineato il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino

15:22 Coesis research: Pisapia tra il 51 e il 57 16 – Pisapia in vantaggio con un intervallo di confidenza che varia dal 51% al 57% e Moratti assestata con una forbice dal 43% al 49%. Sono le stime elaborate, a partire da un 'in-house poll' da Coesis research

15:21 Quagliariello: "Il centrodestra tiene" 15 – Ciò che emerge dagli Intention Poll sui ballottaggi di Napoli e Milano è che "quello del centro destra è un risultato di sostanziale tenuta, mentre il centro sinistra diventa sempre più sinistra". Questo il commento del presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello

15:09 Direttore la Padania: "Grande sconfitto è Berlusconi" 14 – "Per quanto riguarda la Lega è un momento di riflessione, ma anche di attesa per vedere cosa decide il grande sconfitto di questo voto che è il premier". Lo dice il direttore de La Padania, Leonardo Boriani, ospite dello speciale elezioni di SkyTg24. "Bisogna fare una grande riflessione -insiste- e vedere cosa occorre fare per rilanciare il programma e la coalizione".

15:07 Intention poll Napoli, de Magistris sindaco 13 – Secondo quanto si è appreso i primi 'Intention poll' sul ballottaggio a Napoli indicherebbero uno scarto di circa 9 punti percentuali tra de Magistris (54,5%) e Gianni Lettieri (45,5%).

15:05 Termometro Politico: Pisapia tra il 53% e il 57% 12 – Pisapia tra il 53,5-57,5%, Moratti tra il 42,5-46,5%. E' questo l'esito dell' Instant poll Termometro Politico in collaborazione con Affaritaliani.it per la sfida di Milano. Pisapia sembrerebbe stravincere tra giovani (61% a 39%) e laureati (65% a 35%), ma è in testa anche in tutte le altre fasce socio-demografiche. Letizia Moratti va leggermente meglio tra le donne (dove comunque perde 54-46), nella fascia d'età 35-54 (perde 52-48) e tra le persone con titoli di studio bassi (qui sfiora il sorpasso, fermandosi però al 49% contro il 51 di Pisapia).

15:03 A Cagliari testa a testa 11 – A Cagliari Massimo Zedda (Centrosinistra) è al 49-52% e Massimo Fantola (Centrodestra) al 48-51%, secondo il sondaggio Tecnè sul ballottaggio per l'elezione a sindaco. Il margine d'errore è del 3%.

15:02 Digis: Pisapia e de Magistris in testa 10 – Sono in testa Giuliano Pisapia a Milano e Luigi De Magistris a Napoli ai ballottaggi per l'elezione del sindaco nei due capoluoghi di regione. E' quanto emerge dagli intention poll effettuati da Digis per Sky Tg 24 e diffusi subito dopo la chiusura delle urne.

14:05 Sondaggio Tecnè: Pisapia sindaco 9 – A Milano Giuliano Pisapia (Centrosinistra) è al 50-53% e Letizia Moratti (Centrodestra) al 47-50%, secondo il sondaggio Tecnè sul ballottaggio per l'elezione a sindaco. Il margine d'errore è del 3%. (Rre/Col/Adnkronos) 30-MAG-11 15:00

14:02 Bossi: "La Lega unica in strada" 8 – "Siamo stati gli unici che in qualche modo siamo andati in strada". Così il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, all'uscita dal seggio della scuola elementare di via Fabriano, responde a distanza al ministro della Difesa Ignazio La Russa, che in un'intervista questa mattina ad un quotidiano, criticava lo scarso impegno del Carroccio in campagna elettorale. "Va bè che La Russa è da solo - ha osservato Bossi - e quindi anche se va in strada non lo vede nessuno".

13:57 Berlusconi in Romania 7 – Silvio Berlusconi, apprenderà in Romania i primi dati sull'esito dei ballottaggi. Lì infatti il presidente del Consiglio è impegnato, oggi e domani, per un vertice intergovernativo. L'arrivo del premier è previsto intorno alle 15 ora locale (le 14 italiane) quando mancherà solo un'ora alla chiusura dei seggi.

13:42 Bossi: "La Lega ha fatto il suo dovere" 6 – "La Lega ha fatto il suo dovere, un partito che è una assicurazione dei cittadini". Lo ha detto Umberto Bossi parlando con i giornalisti dopo aver votato a Milano.

13:39 Pdl, sala stampa chiusa 5 – La sede nazionale del Pdl a Roma in via dell'Umiltà non aprirà la sala stampa per i ballottaggi.

13:38 Cicchitto: "Serve umiltà" 4 – C'è una sola parola: "Umiltà".Lo afferma il capogruppo alla Camera del Pdl Fabrizio Cicchitto riferendosi alle fibrillazioni interne al partito.

13:38 Cacciari: "Vince il centrosinistra" 3 – "Il centrosinistra deve capire che vincere le amministrative non vuol dire avere già in tasca le politiche. E siccome è a quello che bisogna puntare, occorre definire bene qual'è la linea, la proposta di governo. E allargare al centro". A sottolinearlo è l'ex sindaco di venezia, massimo cacciari, in un'intervista a Repubblica.

13:36 Exit poll dopo le 15 2 – Primi exit poll saranno noti poco dopo le 15, orario di chiusura dei seggi.

13:34 Seggi aperti fino alle 15 1 – Seggi aperti anche oggi dalle 7 alle 15 Per i ballottaggi che coinvolgono 6.605.806 elettori. Si vota in 88 comuni, di cui 13 capoluoghi di provinci. Si vota anche per eleggere i presidenti di sei amministrazioni provinciali.

(30 maggio 2011)

 

 

 

ELEZIONI

Berlusconi, le interviste in tv

indagati premier e direttori Tg1 e Tg2

L'iscrizione nel registro della procura è considerato dai magistrati "un atto dovuto" dopo la presentazione di un esposto da parte dei Radicali. Milano deciderà per i direttori dei telegiornali Mediaset. L'Agcom: "Celentano ad Annozero ha violato la par condicio"

Berlusconi, le interviste in tv indagati premier e direttori Tg1 e Tg2

ROMA - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i direttori del Tg1 Augusto Minzolini e quello pro-tempore del Tg2 Mario De Scalzi sono indagati per abuso d'ufficio. Le iscrizioni, stando a quanto si sottolinea in ambienti giudiziari, sono un atto dovuto conseguente alla denuncia presentata nei giorni scorsi dai Radicali Emma Bonino e Marco Cappato, attraverso l'avvocato Giuseppe Rossodivita, contro Silvio Berlusconi e i direttori dei Tg che venerdì 20 maggio hanno trasmesso l'intervento del presidente del Consiglio nella veste di presidente del Pdl.

Il filmato delle interviste era stato oggetto di una denuncia dei Radicali presentata nei giorni scorsi in Procura e firmata da Emma Bonino e Marco Cappato. Nella denuncia si sottolineava come "gli interventi di Berlusconi nei Tg siano per temi trattati e scenografia con tanto di simbolo elettorale alle spalle dei veri e propri spot elettorali assolutamente vietati nei notiziari".

Sarà poi la Procura di Milano ad esaminare la posizione dei direttori dei telegiornali Mediaset (Canale 5, Italia 1 e Rete 4) in merito al video dell'intervista al premier andato in onda il 20 maggio scorso. I Radicali avevano denunciato infatti anche i direttori dei Tg Mediaset e avevano depositato l'atto sia alla Procura di Roma che a quella del capoluogo lombardo.

Intanto l'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, ha esaminato oggi alcuni esposti e ha stabilito che l'intervento di Adriano Celentano, nel corso della puntata di Annozero dello

scorso 26 maggio, ha violato le regole della par condicio. All'unanimità, spiega un comunicato, la Commissione servizi e prodotti dell'Agcom ha deciso "l'archiviazione della segnalazione relativa al Tg3 (edizione del 25 maggio delle ore 19). A maggioranza, ha ravvisato la violazione del divieto di manifestare le proprie preferenze di voto, previsto dalla legge sulla par condicio, nell'episodio che, all'interno della trasmissione anno zero del 26 maggio, ha riguardato le dichiarazioni di Adriano Celentano a favore di un candidato alle elezioni comunali di Milano".

(30 maggio 2011)

 

IL CASO

Fini: "Andrò a votare per i referendum"

E ora l'opposizione sogna la spallata

A lungo snobbati, i quesiti su acqua, legittimo impedimento e nucleare (ma probabilmente verrà cancellato) si sono trasformati in un assist per provare a dare un nuovo colpo al governo. Iniziano le prese di posizione, ma il quorum resta una conquista

di VALERIO GUALERZI

Fini: "Andrò a votare per i referendum" E ora l'opposizione sogna la spallata Lo striscione esposto da Greenpeace durante la finale di Coppa Italia

ROMA - L'opposizione ora sogna la "tripletta". Dopo il colpo assestato al primo turno delle amministrative e il micidiale cappotto rifilato alla maggioranza con i ballottaggi, all'orizzonte c'è una terza occasione per dare una spallata micidiale alla tenuta del governo. Tra meno di due settimane, il 12 e 13 giugno, si vota infatti per i referendum. Acqua, legittimo impedimento e, forse (un grandissimo forse), nucleare. Raggiungere il quorum appare un'impresa, a maggior ragione ora che con la moratoria sull'atomo decisa con il decreto omnibus è praticamente scontata la cancellazione del quesito sul nucleare, vero traino della mobilitazione popolare.

Nell'opposizione, buona parte della quale ha in realtà snobbato fino a poco tempo fa la campagna referendaria, c'è comunque ottimismo sul fatto che l'attuale entusiasmo possa trascinare alle urne un numero di persone tale da far raggiungere il quorum. Non è sui risultati infatti, dati ovviamente per scontati, ma sulla convalida della consultazione che si combatte la battaglia.

Per dare una spallata definitiva al governo sarebbe sufficiente quindi mobilitare un numero sufficiente di elettori. I quesiti 1, se venisse confermato anche quello sull'atomo, sono infatti su temi dal valore particolare. Solo quello sull'acqua può essere considerato un referendum "normale". Legittimo impedimento e nucleare, dopo la centralità

data dal governo al ritorno all'energia atomica in Italia, sono invece a tutti gli effetti un voto sulla politica e la persona di Silvio Berlusconi. Non a caso Gianfranco Fini, che sino ad oggi si era tenuto debitamente alla larga dalla questione, è venuto per la prima volta allo scoperto annunciando l'intenzione di recarsi ai seggi. "Mi auguro che gli italiani vadano a votare per i referendum - ha spiegato - perché si tratta di una forma di democrazia diretta, con tutti i limiti".

Un'uscita simile l'aveva avuta qualche giorno fa anche Umberto Bossi 2 ("alcuni quesiti sono attraenti", aveva detto), in parte desideroso di tenere sulle spine il sempre più scomodo partner di Arcore, in parte rispondendo agli umori dei comuni valligiani e della Pedemontana, tradizionale bacino elettorale leghista, in allarme per le mire dei privati sulle loro sorgenti. E persino la Chiesa, in quella che è sembrata una crescente freddezza verso Berlusconi, si è schierata alla vigilia dei ballottaggi "per la tutela dell'acqua bene pubblico" 3.

Centrare il quorum resta un'impresa, anche perché per la prima volta l'asticella viene alzata dal conteggio degli italiani all'estero, circa tre milioni di elettori, mentre rischia invece di venire meno in blocco il voto dei sardi, che sul nucleare si sono già espressi in massa 4 con una consultazione regionale il 15 e 16 maggio. Inoltre, malgrado paradossalmente gli italiani residenti all'estero abbiano già iniziato a votare per corrispondenza sulle schede stampate tempo fa, in realtà la cancellazione del quesito sul nucleare da parte della Cassazione viene data per scontata.

Gli ultimi sondaggi, per quanto piuttosto datati, sembrano poi lasciare spazio solo ai sogni. All'inizio di aprile, con gli sviluppi dell'incidente giapponese ancora sulle prime pagine, il 60% dei mille intervistati nel corso di un sondaggio commissionato dal periodico Nuova Ecologia, ammetteva di non conoscere i quesiti, mentre solo un 54%, dopo essere stato debitamente informato, ha espresso l'intenzione di andare a votare. Maggioranza fragile che difficilmente verrebbe riconfermata oggi. "Ma anche i risultati di oggi ai ballottaggi chi se li sarebbe aspettati", chiosa sornione Francesco Ferrante, senatore del Pd tra i pochi in prima fila dal primo momento sul fronte referendario facendo proprio il desiderio dell'intera opposizione.

(30 maggio 2011)

 

 

PALAZZO MARINO

Milano, il nuovo consiglio comunale

20 eletti per il Pd, ritornano i radicali

Il gruppo dei Democratici supera quello del Pdl ed è il più numeroso. Eletti anche Berlusconi,

che però potrebbe dimettersi così come ha sempre fatto in passato, e il grillino Mattia Calise

Milano, il nuovo consiglio comunale 20 eletti per il Pd, ritornano i radicali Silvio Berlusconi con Umberto Bossi

 

Entrano un esponente dei radicali e tre di Sinistra ecologia e libertà e il Pdl perde il primato del gruppo più ampio, che in questo mandato sarà quello del Pd. Terminato lo scrutinio per il ballottaggio è pronto il nuovo consiglio comunale di Milano, il primo con 48 consiglieri (29 di maggioranza e 19 di opposizione) e non più 60. In aula ci saranno, fra gli altri, Silvio Berlusconi, che potrebbe però dimettersi in una delle prime sedute come ha già fatto più volte in passato, Stefano Boeri (che ha raccolto in assoluto il maggior numero di preferenze dopo il premier) e l'ex candidato sindaco per il Movimento 5 Stelle, il ventenne Mattia Calise. Questo, secondo i primi calcoli, l'elenco dei nuovi 48 nuovi consiglieri comunali di Milano.

- Pd

Stefano Boeri

Pierfrancesco Maran

Carlo Monguzzi

Pierfrancesco Majorino

Carmela Rozza

Marco Granelli

Rosario Pantaleo

Andrea Fanzago

Marco Cormio

Lamberto Bertolè

Roberto Biscardini

Maria Elisa D'Amico

Paola Bocci

David Gentili

Natale Comotti

Emanuele Lazzarini

Maria Grazia Guida

Filippo Barberis

Francesco Mancuso

Maria Anna De Censi

- Sel

Ines Quartieri

Daniela Benelli

Mirko Mazzali

- Rifondazione comunista-Comunisti Italiani

Basilio Rizzo

Anita Sonego

- Milano civica per Pisapia

Anna Scavuzzo

Elisabetta Strada

- Radicali

Marco Cappato

- Idv

Raffaele Grassi

- Pdl

Silvio Berlusconi

Riccardo De Corato

Carlo Masseroli

Giulio Gallera

Luigi Pagliuca

Alan Rizzi

Matteo Forte

Pietro Tatarella

Marco Osnato

Andrea Mascaretti

Carmine Abagnale

- Lega Nord

Matteo Salvini

Massimiliano Bastoni

Luca Lepore

Alessandro Morelli

- Lista civica Milano al centro

Mariolina Moioli

- Candidati sindaco

Letizia Moratti

Manfredi Palmeri

Mattia Calise.

(30 maggio 2011)

 

 

LA SFIDA

De Magistris batte Lettieri 2 a 1

"Napoli è stata liberata"

Lettieri: "Auguri e buon lavoro a chi ha vinto e alla città ogni bene". Il neo sindaco: "Abbiamo scassato tutto". Delusione tra i sostenitori del candidato Pdl. Napolitano telefona al vincitore

De Magistris batte Lettieri 2 a 1 "Napoli è stata liberata"

 

Luigi de Magistris è il nuovo sindaco di Napoli. Il candidato dell'Idv e di Federazione della Sinistra, ha ottenuto sulle complessive 886 sezioni, il 65,38% dei voti contro il 34,62% ottenuto dal candidato del centrodestra, Gianni Lettieri. "Oggi consegniamo la città di Napolì a Luigi de Magistris" ha detto il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro.

De Magistris dunque batte Lettieri 2 a 1. Due elettori su tre hanno scelto l’ex pm come nuovo sindaco di Napoli. Successo incontestabile, oltre ogni rosea previsione del protagonista, che appena quindici giorni fa era dieci punti dietro l’avversario. Una rimonta straordinaria, ottenuta grazie alla conservazione dei suoi voti e all’acquisizione di quelli che erano andati a Morcone e Pasquino; sull'altro lato, una frana ha coinvolto lo schieramento Lettieri, che addirittura perde consensi reali rispetto al primo turno. Come ha sintetizzato l'ex pm a caldo: "Abbiamo scassato tutto".

Alla gioia del neosindaco fa da contrappunto solo la conferma dell’allontanamento della città dalla politica attiva. L’astensionismo ha sottratto altri dieci elettori su cento dal seggio rispetto al primo turno, e la percentuale di votanti ha così superato a stento il 50 per cento: mezza città è rimasta a casa. Subito è arrivata la prima dichiarazione di de Magistris: "Abbiamo scassato tutto". Poi arrivato nel suo quartier generale all'Hotel Continental tran gli applausi ha alzato le mani in segno di vittoria.

"Napoli è stata liberata, io e l'amministrazione che mi accompagnerà non dovremo dare conto a nessuno, solo alle idealità e alle competenze. Invito tutti a festeggiare stasera alle 21 in piazza Municipio, i napoletani se lo meritano, in questa battaglia hanno avuto cuore e cervello, finalmente l'Italia è unita da Napoli a Milano. Sarò il sindaco di tutti, anche di quelli che hanno votato Gianni Lettieri o gli altri candidati, mi auguro che i consiglieri di opposizione siano concreti ed abbandonino ogni tentativo di "metodo Boffo", estraneo alla cultura democratica della nostra città", ha detto il neo sindaco. "E' una responsabilità che avverto con molta leggerezza, perché le forze sane e democratiche non vedono l'ora di ripartire. Ringrazio il Pd, Sinistra ecologia e libertà, il professor Raimondo Pasquino che ha dimostrato serietà e darà un ottimo contributo, e tutti quelli che con coraggio mi sono stati accanto. E' stata chiusa la pagina politica del bassolinismo, durata vent'anni. Ma ora scusatemi, la commozione prende il sopravvento". Dà appuntamento a tutti in Piazza Municipio Luigi de Magistris, invitando i suoi elettori nella piazza davanti al Comune. "Credo che questa sia la vittoria del popolo napoletano che merita di essere protagonista in questo passaggio". L'appuntamento subito si è diffuso sui social network. Ma con l'invito a portarsi una busta per lasciare la città pulita.

Poco prima il suo rivale Gianni Lettieri, nel suo quartier generale in via Palepoli gli aveva fatto gli auguri: "Il risultato è quello che avete visto. Sono proiezioni, ma il trend è questo. Voglio ringraziare tutti i napoletani che mi hanno votato al primo e al secondo turno. Un risultato inequivocabile per Luigi de Magistris. Faccio un grosso 'in bocca al lupo' alla città che meriterebbe un buon lavoro. E ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato in questa avventura". Lettieri si è poi chiuso nella sua stanza nella sede del comitato elettorale senza rispondere alle domande dei cronisti. Sotto la sede del comitato del Pdl invece ci sono stati momenti di tensione e tafferugli.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti, alcune decine di simpatizzanti del neo sindaco, che stavano festeggiando nei paraggi del comitato di Lettieri, sono entrati in contatto con i sostenitori del candidato del Pdl che sostavano dinanzi alla sede del comitato. Sono volati spintoni, nella ressa è volato qualche casco da motociclista. Ne è scaturito un inseguimento nelle strade adiacenti via Palepoli, che non dista molto dal comitato di de Magistris. Dalla tensioni alla festa per il neo sindaco con cortei spontanei, caroselli di auto e fuochi d'artificio. Sul lungomare, dove è stato allestito il quartier generale dell'ex pm, ci sono bandiere al vento, ma soprattutto striscioni e stoffe arancio, colore simbolo della campagna elettorale dell'eurodeputato dell'Idv. "Napoli è stata liberata", "chi non salta Bassolino è", "Sindaco, sindaco": sono alcuni degli slogan gridati dai sostenitori di de Magistris.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha telefonato al neo sindaco, per complimentarsi della vittoria e per fargli gli auguri di buon lavoro. L'europarlamentare dell'Idv ha ribadito al capo dello stato "l'impegno per la città".

(30 maggio 2011)

 

 

 

 

2011-05-27

ELEZIONI

Berlusconi: "Stop alle demolizioni delle case

Se perdo Napoli e Milano, governo continua"

Il premier intervistato da una storica emittente napoletana attacca ancora De Magistris: E' un demagogo che parla di cose che non conosce

Berlusconi: "Stop alle demolizioni delle case Se perdo Napoli e Milano, governo continua"

NAPOLI - Il premier Silvio Berlusconi, Intervistato da Canale21, esclude il rischio di una crisi di governo anche in caso di sconfitta a Milano e Napoli: "lo escludo nel modo più categorico" risponde il cavaliere a chi gli domanda della possibilità di una crisi dell'esecutivo. "Pochi giorni fa per l'ennesima volta abbiamo ottenuto la fiducia alla Camera con una maggioranza che dopo la diaspora di Fini e Casini è numericamente inferiore ma politicamente più coesa. Il governo nei prossimi due anni realizzerà le riforme, quella del fisco, la giustizia e la riforma dell'architettura dello Stato", ha aggiunto il premier.

Dopo aver confermato che il governo darà parere favorevole allo stop alle demolizioni delle case abusive a Napoli ("stiamo per varare un provvedimento per fermare fino alla fine dell'anno gli abbattimenti, sospenderemo

Il decreto per le demolizioni in modo da valutare i casi di necessità e quelli speculativi"), il premier ha attaccato di nuovo il candidato dell'opposizione, Luigi De Magistris: "E' un demagogo che parla di cose che non conosce".

(27 maggio 2011)

 

 

 

ELEZIONI

Berlusconi: "Stop alle demolizioni delle case

Se perdo Napoli e Milano, governo continua"

Il premier intervistato da una storica emittente napoletana attacca ancora De Magistris: "E' un demagogo che parla di cose che non conosce". E su fisco e giustizia incalza: ""Noi ci proponiamo di liberare i cittadini dall'oppressione burocratica, fiscale e se mi è consentito anche da quella giudiziaria"

Berlusconi: "Stop alle demolizioni delle case Se perdo Napoli e Milano, governo continua" Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

NAPOLI - Il premier Silvio Berlusconi, Intervistato da Canale21, esclude il rischio di una crisi di governo anche in caso di sconfitta a Milano e Napoli: "lo escludo nel modo più categorico" risponde il cavaliere a chi gli domanda della possibilità di una crisi dell'esecutivo. "Pochi giorni fa per l'ennesima volta abbiamo ottenuto la fiducia alla Camera con una maggioranza che dopo la diaspora di Fini e Casini è numericamente inferiore ma politicamente più coesa. Il governo nei prossimi due anni realizzerà le riforme, quella del fisco, la giustizia e la riforma dell'architettura dello Stato", ha aggiunto il premier.

Dopo aver confermato che il governo darà parere favorevole allo stop alle demolizioni delle case abusive a Napoli ("Stiamo per varare un provvedimento per fermare fino alla fine dell'anno gli abbattimenti, sospenderemo

Il decreto per le demolizioni in modo da valutare i casi di necessità e quelli speculativi"), il premier ha attaccato di nuovo il candidato dell'opposizione, Luigi De Magistris: "E' un demagogo che parla di cose che non conosce".

Ma è sulla riforma della giustiza che Berlusoni preme di più. Intervistato anche dal Giornale radio Rai, il premier è tornato sulle riforme necessarie al Paese: "La riforma la cui esigenza è più avvertita dai cittadini è quella del fisco", ha detto. "Noi ci proponiamo di liberare i cittadini dall'oppressione burocratica, fiscale e - ha

aggiunto il cavaliere - se mi è consentito anche da quella giudiziaria". Berlusconi ha parlato anche della crisi economica che "non è finita, ma l'Italia si è lasciata alle spalle il picco più alto di questa crisi meglio di altri Paesi", ha detto il premier. "Chi dice che l'Italia si è impoverita finge, finge di non vedere che abbiamo una quota enorme di lavoro sommerso che sfugge a tutte le statistiche".

(27 maggio 2011)

 

 

 

ELEZIONI

Campagna elettorale al capolinea

tra minacce, accuse e polemiche

Resta pesante il clima a poche ore dall'apertura dei seggi per i ballottaggi. Nella notte a Milano rissa tra sostenitori della Moratti e di Pisapia. Caderoli: "Risultati primo turno anche un messaggio al governo"

Campagna elettorale al capolinea tra minacce, accuse e polemiche Distribuzione di focacce al concerto per Letizia Moratti

ROMA - Ultimo giorno di campagna elettorale in vista dei ballottaggi di domenica e lunedì. La tensione resta altissima e i toni molti aspri. L'episodio più grave a Napoli dove i sospetti di un attentato incendiario contro la sede del candidato sindaco del Pdl Gianni Lettieri hanno riacceso lo scontro e lo scambio di accuse 1 con il rivale Luigi De Magistris. Quest'ultimo ha annunciato l'intenzione di presentare "un esposto alla Procura della Repubblica dove segnalerò i casi di tentativi di acquisto di voti da parte di ambienti che stanno sostenendo Gianni Lettieri e soprattutto presenterò degli elementi affinché si possa ricostruire chi ha alimentato al strategia della tensione, esattamente quelli che oggi dicono che siamo noi istigatori alla violenza".

IL VIDEO 2

Strascichi polemici anche a Milano dopo che il cantante Gigi D'Alessio ha annunciato la rinuncia a partecipare al concerto 3 a sostegno di Letizia Moratti motivando la scelta con presunte minacce della sinistra e un clima ostile da parte della Lega. Nella notte due persone sono rimaste contuse in seguito

ad una rissa in via Ripamonti 4 fra due sostenitori del sindaco uscente (fra cui il presidente dei commercianti Milano-Vigentina) e tre giovani sostenitori del candidato rivale Giuliano Pisapia. Il gruppo dopo gli insulti è venuto alle mani e due persone sono rimaste contuse.

5Attorno al duello per la poltrona di sindaco a Milano ruota anche la battaglia della Lega per spostare un certo numero di ministeri da Roma al capoluogo lombardo. Provocazione che malgrado gli attriti che ha già scatenato nei giorni scorsi all'interno della stessa maggioranza, il ministro Roberto Calderoli ha voluto rilanciare oggi ai massimi livelli, con un'intervista al Corriere della Sera nella quale spiega di voler trasferire sotto la Madonnina anche la presidenza della Repubblica. Affermazioni che, dopo aver naturalmente scatentato altre reazioni tra il polemico e il sarcastico, l'esponente della Lega ha smentito ("sono stato frainteso nel corso della telefonata"). Ricevendo però una secca controsmentita dalla direzione del quotidiano. "Sorge un dubbio - replica il Corsera - Il Calderoli che oggi smentisce di aver detto, nell'intervista al Corriere, di voler spostare la sede del Quirinale è lo stesso che ieri, parlando con il giornalista Marco Cremonesi, ha ribadito più volte la sua opinione, vincendo la comprensibile incredulità dell'intervistatore?". Comunicato al quale il ministro ha a sua volta risposto annunciando una querela dai toni fortemente polemici: "La nota diramata dalla direzione del Corriere della Sera, direzione che come sempre non ha un nome e cognome, assomiglia più ad un comunicato stampa emesso da un centro sociale". Immancabile è arrivata quindi una seconda replica da via Solferino, questa volta direttamentre dal direttore Ferruccio De Bortoli. "Caro Calderoli - afferma De Bortoli - le confermo quanto le ho già scritto. Raramente mi è capitato di avere a che fare con una persona confusa e in malafede come lei, ma ormai non mi stupisco più di nulla. Sa che le dico? La querela la faccio io. E le chiederò anche i danni per le troppe interviste che generosamente le abbiamo fatto in questi anni.

Quella sul trasloco del Quirinale non è però l'unica sparata di Calderoli destinata a far discutere. "Io comincio a toccare ferro e anche un po' le palle, perché una disgrazia del genere sarebbe proprio pesante per Milano", ha detto ancora il ministro commentando un'eventuale successo di Pisapia. Analizzando poi la sconfitta di Milano e il cattivo deludente risultato di Napoli al primo turno, Calderoli si è detto convinto che gli elettori hanno voluto mandare un segnale ai candidati, ma "forse anche al governo". "Continuo a pensare che al primo turno sono arrivati tanti segnali - ha proseguito - tanti elettori convinti che la Moratti avrebbe comunque vinto, ma cercavano di mandare un segnale a lei e forse anche al governo".

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Un clima a dir poco avvelenato quello che sta caratterizzando dunque anche queste ultime battute della campagna elettorale che ha spinto questa mattina il presidente del Senato Renato Schifani a rivolgere l'ennesimo appello alla distensione. "E' compito nostro quello di stemperare le troppe polemiche di questi giorni, purtroppo rafforzate da quest'ultima campagna elettorale amministrativa, che rischiano di mettere in ombra le attività che lo Stato compie ogni giorno per i suoi cittadini", ha affermato la seconda carica dello Stato.

(27 maggio 2011)

 

 

 

Polverini: "Coalizione finita"

Due consiglieri lasciano la lista

Alla vigilia del voto di Sora e Terracina, Bernaudo e Melpignano sono passati al Popolo delle Libertà. Il governatore: "Un atto di ostilità nei miei confronti e un gesto che mette fine alla coalizione". Solidarietà di Alemanno. Il Pd: "Crisi profonda, mercoledì il coordinamento politico". Piso: (Pdl): "Noi all'oscuro di tutto". Ma esponenti del centrodestra in Consiglio smentiscono: "Tutti sapevano tutto"

Polverini: "Coalizione finita" Due consiglieri lasciano la lista Renata Polverini

Duro colpo per Renata Polverini alla vigilia dei ballottaggi di Terracina e Sora che vedono contrapporsi due candidati di Città Nuove, la lista della governatrice, a due del Pdl. Hanno infatti lasciato la lista della presidente e aderito al Pdl i consiglieri regionale Andrea Bernaudo e Giuseppe Melpignano. Un addio che potrebbe preludere alla fine della coalizione Polverini-Pdl, che ha portato la governatrice alla guida della Regione Lazio. "Un atto ostile" nei suoi confronti da parte del Popolo della Libertà, lo ha definito la stessa Polverini in un duro comunicato, in cui parla anche di "compravendita".

"Prendo atto che c'è una parte del Pdl che ha deciso di spostare l'equilibrio della maggioranza sperando, suppongo, di influenzare in questo modo le mie scelte e la mia indipendenza - le parole del governatore - non è così che ci si confronta in una coalizione, non è questo il mio progetto di vita e politico per i prossimi anni", ha detto la Polverini. "Ritengo questo atteggiamento - ha aggiunto - un atto di ostilità nei miei confronti e un gesto che mette fine alla coalizione che sino ad oggi ha governato la Regione Lazio. Avviare la compravendita dei consiglieri alla vigilia di un voto così importante, è un caso di autolesionismo politico di rara efficacia e di totale mancanza di responsabilità che, se possibile, supera quello dello scorso anno quando non fu presentata la lista del partito rischiando di compromettere l'esito del voto. Non sono più disponibile a spendere la mia faccia per questi signori e a condividere certi metodi". Insomma, una rottura vera e propria con il Pdl, che è parte della coalizione che sostiene il governatore, con Udc e La Destra. E proprio l'alleato Francesco Storace tenta di sdrammatizzare con una dell sue battute: "Tutti conosciamo il carattere della Polverini - ha sentenziato il leader de La Destra - è una che s'incazza, ma poi le passa".

Ma in casa Pdl, nonostante i numerosi incontri tra la Polverini e Slvio Berlusconi, è evidente che qualcuno non ha apprezzato i movimenti autonomi del presidente. Fino, appunto, alla creazione di 'città nuove', che alle ultime comunali in alcune città si è anche presentata da sola. E che in questo fine settimana vede due suoi candidati, a Sora e Terracina, sfidare al ballottaggio i candidati sostenuti dal Pdl.

Reazioni. Ma il Pdl, per bocca del coordinatore regionale Vincenzo Piso, ha sostenuto che "tutto ciò avviene senza avere minimamente informato e dialogato con il coordinamento regionale". Insomma, i vertici sarebbero stati all'oscuro della decisione dei due consiglieri. Tanto che Piso li ha pure bacchettati, definendo il loro comportamento "assolutamente sbagliato e scorretto, foriero di lacerazioni che poi qualcuno dovrà come sempre tentare di ricucire".

E su queste parole, però, si è aperto un altro mistero. O forse, meglio, è stata invece svelata definitivamente la difficile situazione che c'è all'interno del Popolo della libertà laziale, dove anche qui si è al tutti contro tutti. Il vicecapogruppo in Consiglio, Carlo De Romanis, ha fatto subito sapere infatti che "il gruppo del Pdl in Consiglio regionale del Lazio era perfettamente a conoscenza del possibile passaggio dei consiglieri della lista Polverini" e che "il gruppo consiliare del Pdl alla pisana si ritiene autonomo e indipendente nella scelta di chi accettare al suo interno".

Per Bruno Astorre, vicepresidente del Consiglio regionale, esponente del Pd, "il centrodestra nel Lazio è morto", mentre per Enzo Foschi ora non c'è altra strada "che le dimissioni della Polverini da presidente della Regione e il ritorno alle urne". Anche per Vincenzo Maruccio, capogruppo dell'Idv, "non ci sarà nessuna replica della soluzione siciliana" e "il cambio di maggioranza in Regione passa per una sola strada: le urne". Ma dai Radicali è arrivato un altro scenario: e se ci fosse "già un'intesa diversa, magari con Esterino Montino (il capogruppo del Pd, ndr), che ha incontrato negli scorsi giorni?".

Non è (o non dovrebbe essere) così, perché il commissario del Pd del Lazio, Vannino Chiti, ha fatto sapere che anzi mercoledì ci sarà un "coordinamento politico regionale per prendere le iniziative adeguate per rafforzare ancora di più l'alternativa al centrodestra". E il gruppo del Pd alla Pisana si riunirà ancora prima: già domani. Perché, parole di Montino, ci si trova "di fronte alla conclamata crisi della giunta regionale, della maggioranza e del pdl" e bisogna "stabilire il da farsi rispetto a una crisi devastante". L'Udc, con il vicepresidente della Regione, Luciano Ciocchetti, ci ha tenuto "a confermare e rafforzare il sostegno alla presidente della Regione Lazio e all'azione di governo".

E la Polverini incassa la solidarietà di Alemanno: "Esprimo forte preoccupazione per quello che sta avvenendo nei gruppi consiliari della Regione Lazio. Sono vicino alla presidente Polverini nel momento in cui chiede un forte chiarimento per comprendere se i passaggi dei consiglieri dal gruppo della Lista Polverini al Pdl siano frutto non di scelte personali ma di manovre politiche", ha detto il sindaco di Roma. "Oggi più che mai è necessario un forte chiarimento interno al Pdl, esteso a tutto il centrodestra laziale - ha aggiunto Alemanno - per rilanciare un'azione unitaria, basata sul rispetto di tutti i soggetti politici e di tutti gli iscritti al partito".

(27 maggio 2011)

 

 

 

 

BERLUSCONI-OBAMA

Facebook e Twitter, commenti e vignette

Il web tra imbarazzo e ironia per il premier

Non si placano su internet le reazioni per lo sfogo contro i giudici del Cavaliere con il presidente Usa. Alla rabbia subentrano le prese in giro, e sui social-network è gara di "Dillo a Obama", con le richieste di aiuto più strampalate di MARCO PASQUA

Facebook e Twitter, commenti e vignette Il web tra imbarazzo e ironia per il premier Barack Obama (in alto) e Silvio Berlusconi

E' una rabbia solo parzialmente edulcorata con un tocco di quella feroce ironia che, ormai, sembra accompagnare le gaffe più o meno volontarie di Silvio Berlusconi in Italia e all'estero. Il web reagisce e, alle esternazioni fatte ieri dal premier davanti ad un imbarazzato Barack Obama su una fantomatica "dittatura dei giudici di sinistra", risponde rilanciando viralmente, attraverso i social network, scuse ma anche accuse. A Berlusconi viene rimproverata la figuraccia che, attraverso gli articoli della stampa internazionale, sta facendo il giro del mondo. I video dell'incontro, avvenuto durante i lavori del G8 di Deauville, e diffusi anche tramite la piattaforma di Youtube, stanno macinando migliaia di visualizzazioni e raccolgono commenti sdegnati, oltre a numerosi insulti. Vergogna e imbarazzo sono gli stati d'animo che emergono più frequentemente da questa vera e propria sollevazione popolare degli internauti.

VIDEO Berlusconi si sfoga sui giudici con Obama 1

Il faccia a faccia tra Obama e Berlusconi guida la classifica dei trending topics italiani, gli argomenti "caldi" più discussi nel corso della giornata, sul sito di microblogging Twitter. Discussione che si sta sviluppando come un gioco, già diventato un tormentone: "DilloaObama 2"

è l'hashtag - il simbolo che aiuta a classificare i tweet e precede le parole chiave - con il quale migliaia di persone stanno inviando messaggi di 140 caratteri al presidente degli Stati Uniti. Appelli e richieste, ovviamente sulle questioni più ininfluenti e risibili, per ridicolizzare, di tweet in tweet, le affermazioni del nostro premier. "Chiedo al presidente se mi finanzia una cucitrice nuova", scrive una ragazza, mentre Denix77 confessa a Obama che "le scarpe nuove gli han fatto venire le vesciche ai piedi". E se Mirko, ispirato da una ormai nota ossessione del premier, dà "la colpa dei tramonti rossi ai comunisti", Tamara chiede all'inquilino della casa Bianca di "inviare del sapone, perché quelli di sinistra non si lavano".

C'è anche da registrare l'ondata di scuse che ha investito, da ieri sera, la bacheca della pagina ufficiale di Barack Obama 3 su Facebook. Tra le quasi 21 milioni di persone iscritte, ci sono moltissimi italiani, anche residenti all'estero, che vogliono prendere le distanze dal gesto inappropriato del presidente italiano. Il contenuto dei messaggi, pubblicati anche in calce a notizie e video non pertinenti (da quelle sulle assunzioni in General Motors al viaggio a Londra), è quasi sempre lo stesso: "Chiedo scusa, sono italiano, e Berlusconi non parla a mio nome". Copia e incolla di uno status che si ripete nella speranza, da parte di chi alimenta questa sorta di catena di Sant'Antonio dell'indignazione, che questo possa arrivare agli occhi del presidente americano.

Il tormentone che ha investito Twitter ha subito contagiato anche la pagina Facebook 4 "Dillo a Obama", nata in queste ore e con circa tremila e cinquecento iscritti. "Hai commenti, consigli, lamentele? Dillo a Obama!", è il claim di questa iniziativa, che ovviamente raccoglie i desiderata più impensabili. "Mr. Obama i comunisti mi stanno rovinando l'estate", scherza Alessandro. "Dear Mr. President, si porti via almeno la Santanché come agente immobiliare", suggerisce Giorgio, ma i paradossi sarcastici si sprecano: "Avevo steso la biancheria e all'improvviso si è messo a piovere. Lei pensa che sia un complotto da parte dei comunisti?", chiede Giovanna.

Sempre su Facebook, tra migliaia di status inferociti, hanno anche iniziato a circolare vignette più o meno professionali, con le affermazioni più strampalate. In una, Obama è seduto al tavolo e Berlusconi in piedi accanto a lui, come è avvenuto nella realtà: una nuvoletta disegnata sulla testa del primo rivela l'intenzione di chiedere, d'ora in avanti, un G7 (dal quale sarebbe ovviamente esclusa l'Italia).

Decisamente più arrabbiato il tono delle decine di migliaia di persone che hanno visionato, da tutto il mondo, i video del faccia a faccia, rilanciati attraverso YouTube. L'analisi di "ziopetros" è impietosa: "Abbiamo un 'capo' di governo che è ossessionato dai suoi problemi personali e quindi si sente autorizzato a portare il suo delirio a conoscenza di tutti". "Ha perso di credibilità lui come persona, i suoi lacché, i suoi giornali e le sue televisioni! Tra poco assisteremo alla gara dei suoi stessi seguaci per affossarlo", attacca TheSoberX. E della fama giunta Oltralpe del premier scrive "magagnomagagni": "Tutti sanno, all'estero, con chi hanno a che fare: un patetico, ambiguo, squallido politicante italiota, tutto il peggio dell'Italia concentrato in pochi centimetri ".

L'ennesimo attacco di Berlusconi ai pm figura anche tra le discussioni con più citazioni sull'aggregatore di blog "Blogbabel", mentre utilizzando il motore di ricerca di blog offerto da Google (Blogsearch) ci si imbatte in invettive ma anche in raccolte di vignette dedicate alla scena della reazione imbarazzata di Obama. Le discussioni arrivano anche all'estero, in particolare attraverso Friendfeed, il servizio che consente l'aggregazione in tempo reale degli aggiornamenti provenienti da reti sociali, blog e twitter, e dove gli utenti stranieri stanno linkando sui loro profili le notizie e i commenti dedicati dalla stampa internazionale al tema.

(27 maggio 2011)

 

 

 

IL CASO

Berlusconi e le frasi a Obama

"Mio dovere spiegare la situazione"

Il presidente del Consiglio interviene dopo il video in cui dice a Obama che in Italia c'è una dittatura dei giudici. Frattini: "Frasi di Berlusconi al presidente Usa denotano sofferenza profonda". Giallo su colloquio fra il premier e Medvedev: potrebbe aver parlato ancora di giustizia

Berlusconi e le frasi a Obama "Mio dovere spiegare la situazione"

IL GIORNO dopo la sue frasi al presidente Usa Obama ("In Italia c'è una dittatura dei giudici") Berlusconi va a muso duro davanti alla stampa. "In Italia non è più tollerabile l'interferenza di alcuni magistrati della pubblica accusa nei confronti dei rappresentanti del popolo democraticamente eletti", ha detto ai giornalisti al termine del G8 di Deauville, in Francia. Dopo aver spiegato che non avrebbe accettato il contraddittorio su questo argomento, ha aggiunto: "Era mio dovere spiegare all'estero la situazione italiana", che "dai pm arrivano interferenze intollerabili nella vita politica" e che "è fondamentale che si sappia a quale persecuzione sono stato sottoposto", dice il premier Silvio Berlusconi in conferenza stampa a Deauvelille. Si deve conoscere, ha aggiunto, anche "il tentativo di colpirmi, anche sotto il profilo patrimoniale, con la sola logica di togliermi dalla scena politica per aiutare quella sinistra che non è riuscita con il responso delle urne". Poi ha continuato: "Ho visto i titoli di alcuni giornali che hanno dato ampio risalto ad una mia conversazione con Obama" di cui è stato "riportato solo un frammento fuori dal contesto di un ragionamento più ampio. E' mio preciso dovere - ha aggiunto - ogni volta che mi trovo in un contesto internazionale spiegare quale sia la situazione in Italia anche di quelle vicende che possono minare la credibilità" dell'Italia. Infine: "Quando torno in Italia volentieri tornerò

sul tema della giustizia perchè ritengo fondamentale che si sappia a quale persecuzione vengo sottoposto" e del "tentativo di aggredirmi anche sotto il profilo patrimoniale con una sentenza fuori da ogni logica, se non quella di favorire il mio avversario politico"

In precedenza aveva parlato il ministro degli Esteri Franco Frattini: "Le frasi di Berlusconi" sulla giustizia e i magistrati rivolte al presidente Usa Barack Obama "denotano una sofferenza profonda, una sofferenza umana di una persona che da 17 anni è stato colpito da 200 processi penali uscendo sempre senza alcuna condanna". Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a margine di un incontro istituzionale al Centro di riferimento oncologico di Aviano, ha commentato le frasi che ieri il premier (GUARDA IL VIDEO 2 1) ha rivolto al presidente Usa per lamentarsi della "dittatura dei giudici in Italia". "È il segno di un dolore profondo che bisogna certamente comprendere - ha aggiunto Frattini -. Ma Berlusconi ha anche parlato, a quanto sembra da queste immagini rubate, dell'esigenza di riforme strutturali nel Paese, che sono una cosa seria e che credo possano interessare anche al presidente degli Stati Uniti". Secondo il ministro, "il fatto che da questa battuta si sia oscurata la valenza importante della presenza dell'Italia al G8, dove si è candidata con successo ad ospitare il G8 attuativo per il Piano Marshall del Mediterraneo che si terrà a Roma in luglio è veramente clamoroso. È questa la vera notizia, che invece è passata in secondo piano".

E mentre ancora non si placano le proteste dell'opposizione 2, oggi Berlusconi ha avvicinato il presidente russo Dmitri Medvedev. Una conversazione il cui audio, registrato dalle telecamere, non è comprensibile come quello di ieri con il presidente americano, ma in cui il premier italiano, sempre accompagnato dall'interprete, da alcuni passaggi sembra ritornare sul tema della giustizia, come quando parla di "quattro accuse importanti". Al termine del breve colloquio Medvedev ha salutato Berlusconi con un sorriso e due pacche sul braccio.

VIDEO - Berlusconi a Medvedev: "Quattro gravi accuse" 3

Subito dopo Berlusconi ha tentato di avvicinare di nuovo al presidente americano. È successo durante la passeggiata verso il 'Centre international' di Deauville, dopo la foto di famiglia.

(27 maggio 2011)

 

 

 

L'EDITORIALE

Fango sul paese

di EZIO MAURO

C'è un primo ministro, nel vertice del G8 a Deauville, che utilizza il palcoscenico internazionale per danneggiare il suo Paese, vilipenderlo con i leader delle grandi democrazie mondiali, e presentarlo come uno Stato che è fuori dalle regole dell'Occidente, anzi in pericolo di dittatura.

Quel premier ha evidentemente perso la testa. Sommerso dall'affanno per il suo destino, guidato dal sentimento dell'avventurista che si gioca ogni volta l'intera posta perché vive d'azzardo e colpi di mano, ha perduto anche il senso delle proporzioni, oltre che il comune buonsenso, di cui si vantava d'essere campione. Così abbiamo dovuto assistere alla scena penosa di un presidente del Consiglio vistosamente fuori posto e fuori luogo nel vertice dei Grandi (che chiede a Gheddafi di cessare le violenze sul suo popolo), prigioniero com'è della sua ossessione privata trasformata da anni in questione di Stato: e da ieri purtroppo anche in questione internazionale. Nell'imbarazzo di Merkel e Sarkozy, abbiamo visto quel leader di un Paese europeo correre da Barack Obama, per investirlo inopinatamente con il tema della sua presunta "riforma della giustizia", assicurando che "per noi è fondamentale", quasi a chiedere aiuto al Presidente degli Stati Uniti, per poi lanciargli l'allarme finale disperato: "In Italia in questo momento esiste quasi una dittatura dei giudici di sinistra". Obama nella solennità di Westminster aveva appena rilanciato il concetto di Occidente,

invitando Europa e America a ridare a quel concetto dignità politica. Quel Premier che come Capo del potere esecutivo attacca il potere giudiziario e definisce dittatura la nostra democrazia istituzionale dimostra di non sapere nemmeno cos'è l'Occidente. Va fermato con il voto, nell'interesse di tutto il Paese.

IL VIDEO DELL'INCONTRO 1

(27 maggio 2011)

 

 

ELEZIONI

Campagna elettorale al capolinea

tra minacce, accuse e polemiche

Resta pesante il clima a poche ore dall'apertura dei seggi per i ballottaggi. Nella notte a Milano rissa tra sostenitori della Moratti e di Pisapia. Caderoli: "Risultati primo turno anche un messaggio al governo"

Campagna elettorale al capolinea tra minacce, accuse e polemiche Distribuzione di focacce al concerto per Letizia Moratti

ROMA - Ultimo giorno di campagna elettorale in vista dei ballottaggi di domenica e lunedì. La tensione resta altissima e i toni molti aspri. L'episodio più grave a Napoli dove i sospetti di un attentato incendiario contro la sede del candidato sindaco del Pdl Gianni Lettieri hanno riacceso lo scontro e lo scambio di accuse 1 con il rivale Luigi De Magistris. Quest'ultimo ha annunciato l'intenzione di presentare "un esposto alla Procura della Repubblica dove segnalerò i casi di tentativi di acquisto di voti da parte di ambienti che stanno sostenendo Gianni Lettieri e soprattutto presenterò degli elementi affinché si possa ricostruire chi ha alimentato al strategia della tensione, esattamente quelli che oggi dicono che siamo noi istigatori alla violenza".

IL VIDEO 2

Strascichi polemici anche a Milano dopo che il cantante Gigi D'Alessio ha annunciato la rinuncia a partecipare al concerto 3 a sostegno di Letizia Moratti motivando la scelta con presunte minacce della sinistra e un clima ostile da parte della Lega. Nella notte due persone sono rimaste contuse in seguito

ad una rissa in via Ripamonti 4 fra due sostenitori del sindaco uscente (fra cui il presidente dei commercianti Milano-Vigentina) e tre giovani sostenitori del candidato rivale Giuliano Pisapia. Il gruppo dopo gli insulti è venuto alle mani e due persone sono rimaste contuse.

5Attorno al duello per la poltrona di sindaco a Milano ruota anche la battaglia della Lega per spostare un certo numero di ministeri da Roma al capoluogo lombardo. Provocazione che malgrado gli attriti che ha già scatenato nei giorni scorsi all'interno della stessa maggioranza, il ministro Roberto Calderoli ha voluto rilanciare oggi ai massimi livelli, con un'intervista al Corriere della Sera nella quale spiega di voler trasferire sotto la Madonnina anche la presidenza della Repubblica. Affermazioni che, dopo aver naturalmente scatentato altre reazioni tra il polemico e il sarcastico, l'esponente della Lega ha smentito ("sono stato frainteso nel corso della telefonata"). Ricevendo però una secca controsmentita dalla direzione del quotidiano. "Sorge un dubbio - replica il Corsera - Il Calderoli che oggi smentisce di aver detto, nell'intervista al Corriere, di voler spostare la sede del Quirinale è lo stesso che ieri, parlando con il giornalista Marco Cremonesi, ha ribadito più volte la sua opinione, vincendo la comprensibile incredulità dell'intervistatore?". Nota alla quale il ministro ha a sua volta risposto annunciando una querela.

Quella sul trasloco del Quirinale non è però l'unica sparata di Calderoli destinata a far discutere. "Io comincio a toccare ferro e anche un po' le palle, perché una disgrazia del genere sarebbe proprio pesante per Milano", ha detto ancora il ministro commentando un'eventuale successo di Pisapia. Analizzando poi la sconfitta di Milano e il cattivo deludente risultato di Napoli al primo turno, Calderoli si è detto convinto che gli elettori hanno voluto mandare un segnale ai candidati, ma "forse anche al governo". "Continuo a pensare che al primo turno sono arrivati tanti segnali - ha proseguito - tanti elettori convinti che la Moratti avrebbe comunque vinto, ma cercavano di mandare un segnale a lei e forse anche al governo".

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Un clima a dir poco avvelenato quello che sta caratterizzando dunque anche queste ultime battute della campagna elettorale che ha spinto questa mattina il presidente del Senato Renato Schifani a rivolgere l'ennesimo appello alla distensione. "E' compito nostro quello di stemperare le troppe polemiche di questi giorni, purtroppo rafforzate da quest'ultima campagna elettorale amministrativa, che rischiano di mettere in ombra le attività che lo Stato compie ogni giorno per i suoi cittadini", ha affermato la seconda carica dello Stato.

(27 maggio 2011)

 

 

 

Incendio al comitato Lettieri

"Basta, vado dal prefetto"

Dopo il rogo doloso nel comitato elettorale, lo sfogo del candidato del Pdl: "Sono stanco di queste continue aggressioni, considero de Magistris moralmente responsabile, agisce gente in autonomia, ma comunque vicina a lui". La replica del candidato Idv: "E' strategia della tensione, presenterò un esposto in Procura"

di OTTAVIO RAGONE

Incendio al comitato Lettieri "Basta, vado dal prefetto"

 

"Basta, vado dal prefetto. Sono stanco di questo clima di violenza. De Magistris ha intorno estremisti di sinistra violenti e non prende le distanze da loro". La piazza infiammata è l'ultima sequenza della più accanita campagna elettorale, che Napoli abbia vissuto negli ultimi anni. E' un tratto che accomuna la capitale del Mezzogiorno a Milano, con appelli e richiami al voto dei moderati. Gianni Lettieri, candidato sindaco del Pdl, accusa il suo avversario di responsabilità morale per l'incendio doloso che la scorsa notte ha danneggiato un deposito al piano terra del suo comitato, in via Palepoli, sul lungomare. E' andato distrutto materiale di propaganda, volantini e gazebo per la manifestazione di chiusura, prevista stasera in piazza del Plebiscito con il concerto di Gigi D'Alessio. Alla kermesse è atteso Silvio Berlusconi. Secondo il candidato del Pdl, sarà in città intorno alle 18.

IN FIAMME IL COMITATO ELETTORALE

Lettieri ha ripreso il suo giro elettorale, prima tappa in piazza Sannazaro. L'imprenditore messo in campo dal centrodestra elenca una serie di episodi, "veri e propri atti di violenza che a partire dal 15 aprile hanno colpito me e i miei sostenitori, riportandoci agli anni di piombo. Questi estremisti hanno prima aggredito e insultato me, poi hanno distrutto per due volte i miei gazebo in piazza Dante, urlando ai ragazzi che erano lì di andar via, altrimenti gli avrebbero aperto la testa. Hanno distrutto le biciclette dei miei supporter - continua - una nostra candidata è stata colpita a una gamba, adesso hanno appiccato un incendio nel mio comitato". Lettieri accusa de Magistris, anche se indirettamente, di aver innescato le violenze: "Non è lui il mandante, certo, ma gente vicina a lui agisce in autonomia. Sono estremisti. Girano tanti video sul concerto con Vecchioni a piazza Dante, si vedono spinelli, bandiere con l'immagine di Che Guevara. Lui stesso, dal palco, ha chiuso la manifestazione gridando: li schiacceremo. Se questi sono i toni, quali possono essere le conseguenze? Gli addebito la responsabilità morale di non aver preso le distanze da queste violenze".

A de Magistris che chiede alla magistratura "di fare piena luce su questo episodio, su paventati ritorni ad anni di piombo inesistenti e su aggressione inventate", Lettieri risponde: "Sì, certo, lui dice che organizzo tutto io. Bugie, soltanto bugie. Perché non racconta quanti soldi sta spendendo per la propaganda?".

Anche l'ex pubblico ministero è già in giro per l'ultimo giorno di campagna elettorale. Una passeggiata mattutina in via Toledo. "Io penso che Lettieri lanci queste accuse perché sa che sta perdendo - argomenta -. Gli chiedo di stare tranquillo, sereno, soprattutto in questa fase. Nel respingere sempre e comunque ogni forma di violenza, anche se di natura strumentale, la mia storia di magistrato che ha sempre contrastato ogni forma di violenza e di deviazione occulta anche all'interno delle istituzioni mi consente di andare a testa alta e di scacciare ogni insinuazione sulla responsabilità di un clima, che non ha mai caratterizzato la nostra campagna elettorale". De Magistris vede a portata di mano "una svolta storica, la mia vittoria, e non consentirò che questa straordinaria campagna elettorale possa essere inquinata.

I mei sostenitori non hanno alcun motivo per compiere azioni del genere, ma nemmeno uno sberleffo al mio avversario - continua il candidato sindaco di Italia dei valori - abbiamo dalla nostra parte la ragione delle idee, il pacifismo, la passione e la non violenza. Sono altri, evidentemente, che hanno interesse ad avvelenare il clima". Infine l'appello alla magistratura "affinché, nella sua autonomia, accerti chi sta cercando in queste ore con ogni mezzo di turbare l'inevitabile corso degli eventi". De Magistris annuncia un esposto: "Abbiamo raccolto elementi su come persone che portano Lettieri stanno facendo di tutto per comprare voti ed elementi su una strategia della tensione".

Sull'incendio nel comitato di Lettieri indaga la Digos, sta acquisendo testimonianze e prove, cerca filmati di eventuali telecamere nei negozi vicini. Il candidato del Pdl si prepara al concerto di D'Alessio e, come il rivale, tenta di convincere a votare migliaia di napoletani che, al primo turno, sono rimasti a casa. E' il bacino decisivo per la vittoria, i moderati e gli astenuti. De Magistris appare molto sicuro di pescare consensi anche in quell'area, confortato dalla vicinanza del rettore Raimondo Pasquino, il candidato, sconfitto, del Terzo Polo che non perde occasione per partecipare ad iniziative con l'ex pm. De Magistris lo ha già lanciato verso la presidenza del consiglio comunale. Stasera l'europarlamentare salirà sul palco, alla Rotonda Diaz, con artisti e leader, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola. Da domani, il silenzio elettorale. Su cui pesa l'ombra della piazza infiammata.

(27 maggio 2011)

 

VERSO IL BALLOTTAGGIO

Rissa fra sostenitori di Moratti e Pisapia

il gioielliere Maiocchi finisce in ospedale

L'episodio è avvenuto nella notte in via Ripamonti. Il commerciante, schierato col sindaco uscente,

nel 2004 reagì a due rapinatori uccidendone uno. I carabinieri hanno trovato sul posto cinque persone

 

Una lite fra un attivista del Pdl, vicino alla Lega e sostenitore del sindaco Letizia Moratti, e un simpatizzante del candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia si è verificata la scorsa notte, a Milano. Due le persone lievemente ferite, tra cui Giuseppe Maiocchi, 60 anni, il gioielliere che con il figlio, nel 2004, reagì a due rapinatori all'esterno del suo negozio, uno dei quali venne ucciso. Maiocchi venne condannato a un mese per lesioni colpose, il figlio a 18 mesi per omicidio colposo.

Maiocchi è stato notato da una pattuglia dei carabinieri, in una strada della zona sud della città, mentre si picchiava con un altro uomo, un italiano di 40 anni. Il gioielliere ha affermato di essere stato aggredito da sostenitori di Pisapia mentre attaccava dei manifesti pro Moratti. Maiocchi, trasportato dal 118 al pronto soccorso (dove avrebbe riportato una prognosi di alcuni giorni per contusioni), ha riferito ai carabinieri di essere stato aggredito mentre attacchinava i manifesti.

Sul posto, in via Ripamonti (la stessa via dove ha sede anche la gioielleria), quando sono intervenuti i militari, pochi minuti prima delle 2, c'erano cinque persone: due con il quarantenne coinvolto nella lite con Maiocchi, uno con il gioielliere (che risulterebbe essere il presidente di un'associazione di commercianti della zona), ma solo i due litiganti, poi trasportati al pronto soccorso, sono venuti alle mani. Due fra le cinque persone risulterebbero già segnalate dalle forze dell'ordine, in passato, per aver partecipato a manifestazioni di un centro sociale milanese. Si tratta di due fratelli di 25 e 26 anni. Uno dei due, in particolare, avrebbe anche piccoli precedenti per reati relativi all'ordine pubblico.

Il Comitato 'Giuliano Pisapia sindaco per Milano' ha fornito la sua versione dei fatti. "Intorno all'una e mezzo di notte in via Ripamonti, angolo via Sibari - si legge in una nota ufficiale - tre persone attacchinavano manifesti della Lega fuori dagli spazi previsti. Tre ragazzi gli hanno fatto notare che il loro comportamento era illegale. A quel punto i leghisti hanno insultato gli altri giovani e nel momento in cui questi hanno detto che avrebbero chiamato la polizia, uno dei militanti della Lega con un bastone ha colpito in testa uno dei ragazzi scaraventandolo sul marciapiede. In quel momento, per fortuna, è arrivata un'auto dei carabinieri che ha identificato tutti i presenti. Poi il ragazzo colpito è stato portato al pronto soccorso con un'autoambulanza, dove gli è stato riscontrato un trauma cranico e varie escoriazioni. I ragazzi si recheranno a presentare denuncia".

(27 maggio 2011)

 

 

 

VERSO IL BALLOTTAGGIO

Letizia Moratti balla da sola su Sky

"Campagna pdl mi ha danneggiato"

Il sindaco da sola in studio dopo che lo sfidante Pisapia ha rifiutato un nuovo faccia a faccia

"Non anticipo i nomi della squadra che ho in mente, ma la presenza femminile sarà significativa"

Letizia Moratti balla da sola su Sky "Campagna pdl mi ha danneggiato" Letizia Moratti nello studio di Sky

 

Ecopass, moschea, gli slogan contro 'zingaropoli', il Pgt (Piano di governo del territorio), il rischio di infiltrazioni mafiose. E a unire questi temi, un "problema di credibilità" di Giuliano Pisapia e della sua coalizione. Sono gli argomenti del faccia a faccia di cui il sindaco Letizia Moratti è stata unica protagonista su Sky, in assenza del candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia (al cui posto è stata collocata in studio una sedia vuota). Dopo la registrazione della trasmissione, invece, alla domanda se i comizi di Silvio Berlusconi davanti al tribunale di Milano l'avessero danneggiata, la Moratti ha risposto: "Si sono sovrapposte immagini che dovevano essere date, giustamente, e che però hanno attratto l'attenzione su problematiche diverse rispetto alla città di milano. E' stata danneggiata la possibilità di parlare dei programmi e delle cose concrete che interessano i milanesi".

Il confronto con la sedia vuota Croci celtiche al gazebo di Letizia

Tornando alla trasmissione, interpellata dal direttore di Sky Tg24, Emilio Carelli, sulla decisione di togliere l'Ecopass, prima difeso, alla domanda "cos'è cambiato dopo il voto al primo turno?", la Moratti ha risposto: "Penso che i risultati elettorali siano un punto importante per riflettere e per capire cosa modificare per dare ascolto agli elettori. Su Ecopass la nostra posizione è contenuta anche nel programma", in cui si parla di "misure per contenere l'inquinamento e il traffico. Non abbiamo esplicitamente detto che avremmo continuato Ecopass".

Su questo tema - ha proseguito la Moratti - "Pisapia si contraddice perché prima conferma Ecopass allargato alla città, facendo pagare a tutti, poi dice che lo cancella, e poi Stefano Boeri ha ripetuto che la tassa di circolazione è contenuta nel loro programma. Quindi c'è un problema di credibilità, un problema di tenuta di una coalizione, perché ha posizioni diverse". Per il sindaco uscente, invece "chi è chiamato ad amministrare la città nei prossimi anni deve dimostrare credibilità, una coalizione coesa e non incoerente, competenze nell'amministrare la città di dimostrare con la propria storia, e dimostrare, per chi crede, di avere dei valori, e per noi sono la tutela della vita, la famiglia, l'accoglienza nella legalità, il futuro per i giovani basato sul lavoro più che sui centri sociali o la legalizzazione delle droghe".

Un problema, quello della "credibilità" e della "coesione", ha detto anche la Moratti, che esiste anche sul tema del Pgt: "Ho sentito posizioni diverse. Ho sentito Pierfrancesco Majorino che dice che vanno fatte riforme profonde nel Piano, il che significa farlo partire fra tre anni" e Boeri parlare diversamente, mentre "il Pgt per noi significa sviluppo della città, occupazione, lavoro, infrastrutture, riqualificazione di aree dimesse", "opportunità di alloggi" e "centinaia di migliaia di posti di lavoro".

Sulla moschea Moratti ha ribadito che "è un problema di ordine pubblico". E ha aggiunto: "In questo momento in cui il terrorismo e l'instabilità del mondo islamico sono sicuramente un pericolo per tutti, io credo che senza regole chiare e un accordo con un governo sarebbe inopportuno pensare a una grande moschea, perché si potrebbero riversare qui islamici da tutta Italia, non controllati". Sulla commissione antimafia chiesta dall'opposizione, "non sono mai stata contraria, ma bisogna dire - ha detto - che il consiglio comunale non ha competenze su questo: sarebbe una commissione che parlerebbe senza avere competenze specifiche. Io - ha aggiunto - sono favorevole alle iniziative che rispettano le competenze e che possono dare davvero dei risultati".

Infine la risposta sull'opportunità del trasferimento di ministeri a Milano: "Credo che un tema importante per la nostra città sia la creazione di posti di lavoro e il sostegno al reddito per le famiglie che hanno bisogno di essere sostenute. Rispetto a questo, una politica che crea posti di lavoro è importantissima" e "nel suo programma Pisapia non indica strumenti con i quali creare posti di lavoro". Interpellata sulla sua prossima squadra di giunta, "ho un'idea e la dirò", ha risposto, non volendo anticipare nulla, se non il fatto che "ci sarà un numero significativo di donne".

(26 maggio 2011)

 

 

IL CASO

La Lega avverte Berlusconi

"No ministeri al Nord? Niente tasse"

Calderoli minaccia lo sciopero fiscale: "Problemi per dicasteri al Nord? No representation? No taxation". Bossi: "Non ci stiamo a pagare e tacere". Il segretario del Pd Bersani: "Il Paese è nelle mani di un irresponsabile, perché con i problemi che abbiamo non si possono aizzare le tifoserie e suscitare risse"

La Lega avverte Berlusconi "No ministeri al Nord? Niente tasse" Pierluigi Bersani, segretario del Pd, alla trasmissione Ballarò

ROMA - Bersani e Calderoli, su opposti schieramenti eppure uniti contro Berlusconi. Le ragioni sono, evidentemente, diverse. Dopo giorni in cui nel centrodestra è stato tutto uno scambio di "sì", "no" e "forse" sulla richiesta della Lega Nord di trasferire al Nord alcuni ministeri, il ministro della Semplificazione rientra a gamba tesa nel dibattito con un vero e proprio ultimatum. "Ci sono problemi sui ministeri al Nord? E allora niente tasse - dice il ministro leghista per la Semplificazione. - Vorrà dire che la frase 'No taxation without representation' diventerà 'No representation? No taxation". In serata sarà Bossi a rincarare la dose: ""Non abbiamo fatto una

retromarcia sul decentramento, i ministeri prima o dopo arriveranno qui al Nord". E poi ha aggiunto: "Il decentramento dei ministeri lo hanno fatto l'Inghilterra e la Francia, che è lo Stato più centralista che c'è: noi siamo i più pirla? No, non ci stiamo a pagare e tacere".

Le critiche di Bersani, invece, muovono dal passaggio di Berlusconi ieri a Porta a Porta 1. Nel salotto tv di Bruno Vespa, il premier ha nuovamente attaccato la sinistra, dicendo che se vincesse ai ballottaggi, dimostrerebbe che gli elettori sono senza cervello. "Il Paese è nelle mani di un irresponsabile, perché con i problemi che abbiamo non si possono

aizzare le tifoserie e suscitare risse" replica oggi il segretario del Pd, arrivando all'assemblea di Confindustria. "Chi ha un po' di buonsenso bisogna ce lo metta. Non si può mica finire a botte", aggiunge Bersani. Che avverte: "Il giorno dopo le elezioni noi diremo: o il governo cambia l'agenda discutendo di fisco, precarietà giovanile e liberalizzazioni o se non sono in grado vadano a casa e si torni dagli elettorali". Ed ancora: "E' incredibile che il capo del governo agisca così in una situazione che è al punto più acuto dei problemi sociali", continua il segretario del Pd. E poi torna su quel "senza cervello" che Berlusconi ha dato agli elettori di sinistra, replicando: "Non intendeva così, ma senza capelli...". Per il segretario del Pd, invece, non è solo il Nord ma tutto il Paese a essere "nelle mani di un irresponsabile", che "aizza le tifoserie" a pochi giorni dal ballottaggio delle amministrative. E la Lega, continua Bersani, "adesso fa accattonaggio mentre prima voleva ridurre i ministeri".

L'opposizione. "La nota di Calderoli certifica il divorzio da Berlusconi e dal Pdl", afferma Roberto Menia, coordinatore del Fli. Per Michele Ventura, vicepresidente dei deputati del Pd, "a tre giorni dal ballottaggio, fanno a chi la spara più grossa perchè hanno perso la testa. Ma Calderoli ha davvero esagerato".

(26 maggio 2011)

 

 

 

BALLOTTAGGI - Il concerto a Milano per il candidato del centro sinistra

Pisapia: "Ci credo, arriva il nostro tempo"

Poi cita don Milani: "Il problema degli altri è uguale al mio". E spunta l'arcobaleno

MILANO - "Io credo che martedì mattina usciremo di casa con un sorriso, pensando "mi piace essere qui". Io ci credo. È arrivato il tempo. È arrivato il nostro tempo". Così Giuliano Pisapia ha concluso il suo intervento in piazza del Duomo, davanti a circa 50mila persone (secondo gli organizzatori) durante il concerto di Elio e le Storie Tese. "Abbiamo ripreso in mano il nostro destino - ha aggiunto -. Non facciamocelo sfuggire. Domenica e lunedì andiamo tutti alle urne, andiamo a festeggiare la democrazia, facciamo vincere Milano". Il candidato sindaco del centrosinistra ha quindi ripercorso le tappe della lunga campagna elettorale: "In questi mesi noi abbiamo visto che possono trionfare la passione, l'impegno, il rispetto. In questi mesi noi abbiamo dimostrato che la vera ricchezza sono le persone". "Milano - ha aggiunto - è ancora il cuore d'Italia. È ancora il cuore dell'Europa. E soprattutto è ancora nel cuore dei milanesi, nel vostro grande, generoso, cuore. Un cuore appassionato di virtù civiche e di dignità morale. Il vostro cuore è stato nutrito di menzogne mentre ha fame di verità".

L'arcobaleno in piazza Duomo L'arcobaleno in piazza Duomo L'arcobaleno in piazza Duomo L'arcobaleno in piazza Duomo L'arcobaleno in piazza Duomo L'arcobaleno in piazza Duomo L'arcobaleno in piazza Duomo L'arcobaleno in piazza Duomo

DON MILANI - Pisapia ha quindi sottolineato che non cerca rivincite: "Voi ed io vogliamo contribuire a costruire un città fatta da noi, per tutti noi. Una città aperta, che sappia guardare al futuro. Una città accogliente. Una città affettuosa". Non potevano mancare i riferimenti alle accuse che gli sono state mosse come quella di essere un estremista: "Mi hanno accusato di non essere moderato. Non capisco che cosa significa questa parola sulle loro labbra, questa parola che viene offesa e smentita ogni giorno da comportamenti indecenti. Non so che cosa sia per loro la politica, ma se mi chiedessero quale idea ho io, risponderei con le parole di don Lorenzo Milani che diceva 'Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia". Ha anche scherzato: "Da ieri sera circola anche un'altra battuta molto bella: Gigi D'Alessio non ha cantato ieri in piazza Duomo perché l'ha rapito Pisapia". Molti i riferimenti al programma e all'impegno della città, compreso quello per l'Expo: "Io credo che noi milanesi faremo dell'Expo 2015 una grande iniziativa che darà luce al mondo. Io credo che noi milanesi saremo un esempio di civiltà: dimostreremo che dire "bene comune" non vuol dire che l'aiuola davanti casa non è di nessuno, ma al contrario che appartiene a ciascuno di noi; io credo che ognuno di noi avrà cura della città perchè città è casa".

ARCOBALENO - In piazza Duomo a Milano la pioggia battente non ha fermato il concerto organizzato per la chiusura della campagna elettorale di Pisapia, con l'esibizione di Elio e le Storie Tese, che ha seguito la performance di Antonio Cornacchione. All'inizio del concerto Claudio Bisio ha scherzato annunciando la presenza di Gigi D'Alessio, il cantante napoletano che ieri ha dato forfait a Letizia Moratti per un analogo concerto di chiusura della campagna elettorale. Mentre su piazza del Duomo inizia a calare il buio, è comparso ad un certo punto anche un arcobaleno.

Redazione online

27 maggio 2011

 

 

 

l'annuncio all'ultimo giorno di campagna elettorale

Ecco la squadra della giunta Moratti 2

Vicesindaco alla Lega, ma sarà Castelli

L'ex ministro avrebbe la delega ai Trasporti. Assessorati a Maurizio Lupi e Luigi Casero. Incarichi speciali per Gabriele Albertini e Annamaria Bernardini De Pace

MILANO - All'ultimo giorno di campagna prima del ballottaggio, ecco l'annuncio della squadra. Se non tutta, almeno una buona parte della giunta Moratti 2 viene annunciata dal sindaco uscente di Milano poche ore prima della serata dei concerti affidati ai Dik Dik, a Fausto Leali e a Little Tony in diversi luoghi della città. E nell'annuncio della Moratti c'è più di una sorpresa, a cominciare dall'indicazione del vicesindaco, che sarà sì un leghista ma non il capolista del Carroccio, Matteo Salvini, pensì l'ex ministro della Giustizia, Castelli, che avrebbe la delega alla Mobilità, ai Trasporti e alle Opere pubbliche. In giunta, in caso di vittoria, ci sarebbero anche il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi come assessore alla Casa, alla Periferia e all'Urbanistica, e il sottosegretario all'Economia Luigi Casero, con delega al Bilancio. L'assessore alla Cultura sarà il giornalista Paolo Del Debbio.

LE DONNE - Tre le donne indicate dalla Moratti: Daniela Maininin, Giovanna Mavellia e Evelina Flacchi che si occuperanno rispettivamente di Attività produttive, Servizi ai cittadini e alle imprese e semplificazione e Salute. Ma non sarebbero le sole. Restano ancora da individuare infatti gli assessori alle Politiche sociali, alla Sicurezza, all'Ambiente, al Verde e arredo urbano e ai Giovani, "che verranno scelti tra donne e uomini del Pdl, della Lega e della lista Milano al Centro, sulla base dei consensi elettorali raccolti e del loro lavoro". Gabriele Albertini avrà "un ruolo di rilievo al mio fianco", assicura la Moratti e "all'avvocato Annamaria Bernardini De Pace abbiamo pensato di proporre la presidenza di una società partecipata dal Comune".

27 maggio 2011

 

 

Redazione online

27 maggio 2011

 

 

 

 

 

 

 

Fincantieri, diecimila in piazza

Operai e studenti insieme

La città si stringe intorno ai dipendenti dei cantieri in lotta contro il piano esuberi che prevede la chiusura dell'officina di Sestri. Corteo per le strade di Sestri. L'appello del rettore: "Universitari e non solo, partecipate alla manifestazione". Negozi chiusi per due ore. Contestato il sindaco

Fincantieri, diecimila in piazza Operai e studenti insieme

Genova si stringe attorno ai lavoratori Fincantieri. Stamani la grande manifestazione a Sestri Ponente. Diecimila al corteo che dai cancelli dello stabilimento in via Soliman e ha raggiunto piazza Baracca. Insieme ai lavoratori, in piazza protestano anche gli studenti. Giacomo Deferrari, rettore dell'Università, ha lanciato un appello ai suoi allievi: "Gli studenti, universitari, ma non solo, devono partecipare alle proteste dei lavoratori Fincantieri per evitare che Genova muoia".

LE IMMAGINI

Contestato il sindaco. Quando Marta Vincenzi ha preso la parola al microfono si sono alzati sonori fischi da un gruppo di manifestanti. Ha avuto giusto il tempo di sottolineare che "le istituzioni devono andare a Roma". Poi i fischi sono stati così espliciti che il sindaco ha preferito lasciare la parola ad altri. Gli operai che l'hanno contestata sostengono che lei sapeva del piano di esuberi ma non ne ha mai parlato al sindacato. Lei invece ha sempre smentito.

Anche i commercianti protestano contro il piano esuberi della Fincantieri che prevede la chiusura del cantiere di Sestri e il ridimensionamento di quello di Riva Trigoso. Ieri sono scesi in piazza e sui quotidiani hanno acquistato pagine pubblicitarie per chiamare a raccolta i genovesi: "Salviamo i cantieri navali di Sestri Ponente e Riva Trigoso", ha scritto l'Ascom. "Le imprese del commercio, del turismo e dei servizi, sono solidali con i lavoratori Fincantieri. Non accettano l'ennesimo taglio all'occupazione e all'economia di Genova e del Tigullio. Insieme riappropriamoci del nostro futuro". Stamani i negozi hanno abbassato le saracinesce per due ore.

(27 maggio 2011)

 

 

CHIESA

Precariato, il Papa esorta politica e imprese

"Necessario ogni sforzo per superarlo"

Durante la cerimonia del rosario a S. Maria Maggiore il pontefice chiede inoltre che "chi è chiamato a responsabilità politiche e amministrative non rimanga vittima della tentazione di sfruttare la propria posizione per interessi personali"

Precariato, il Papa esorta politica e imprese "Necessario ogni sforzo per superarlo" Papa Benedetto XVI

ROMA - Il precariato "compromette" "futuro" e "serenità" soprattutto dei giovani. Per questo il Papa, nel corso dell'intervento svolto questo pomeriggio durante il rosario in Santa Maria Maggiore, ha spiegato di volersi unire "a quanti chiedono alla politica e al mondo imprenditoriale di compiere ogni sforzo per superare il diffuso precariato lavorativo...". Il discorso di Benedetto XVI ha toccato anche altri temi di attualità politica. Il pontefice ha chiesto poi ai vescovi italiani di "non esitare" nel chiedere ai laici cattolici il loro impegno in prima persona nella vita pubblica e nel lavorare affinché "chi è chiamato a responsabilità politiche e amministrative non rimanga vittima della tentazione di sfruttare la propria posizione per interessi personali o per sete di potere".

La Chiesa Italiana, ha ricordato ancora il pontefice, deve impegnarsi per favorire "la reciprocità tra Settentrione e Mezzogiorno". "Aiutate il Nord - ha scandito Ratzinger - a recuperare le motivazioni originarie di quel vasto movimento cooperativistico di ispirazione cristiana che è stato animatore di una cultura della solidarietà e dello sviluppo economico. Similmente - ha continuato - provocate il Sud a mettere in circolo, a beneficio di tutti, le risorse e le qualità di cui dispone e quei tratti di accoglienza e di ospitalità che lo caratterizzano".

Prima del Papa a prendere la parola era stato il presidente

della Cei Angelo Bagnasco. Un intervento per invitare i cattolici "e in particolare i giovani che ne avvertano la vocazione a sperimentare quella esigente forma di carità che è l'impegno politico". All'Italia, ha aggiunto, è richiesto "un sussulto di responsabilità da parte di tutti, in primo luogo da chi è chiamato ad esercitare una forma di rappresentanza politica". Lo chiedono i "problemi presenti ancora prima" che le "sfide" del futuro, ha detto ancora Bagnasco.

Qui, ha proseguito, "si intuisce che non si tratta solo di acquisire una competenza, pure necessaria, ma di coltivare un'apertura alla cura del bene comune, che è forma della giustizia, fine ultimo dell'agire politico".

Il capo dei vescovi italiani ha ricordato quindi la volontà della Chiesa di "avviare una nuova stagione di impegno educativo", visto che senza "identità" un popolo non ha "spina dorsale" e "diventa fragile", mentre "lo Stato si indebolisce e si snatura". Il sussulto di responsabilità, a giudizio di Bagnasco, è richiesto per "coltivare un'apertura al bene comune, che è forma della giustizia, fine ultimo dell'agire politico". Il cardinale ha anche citato Giuseppe Toniolo, uno dei padri del cattolicesimo sociale italiano, e la sua convinzione che dell'identità del Paese, iscritta anche "nell'arte e nella letteratura", la fede cristiana è parte integrante. In Italia, il cattolicesimo, ha sottolineato ancora Bagnasco, è la "spina dorsale" e "se questa si corrompe, allora il popolo diventa fragile, e lo Stato si indebolisce e si snatura".

(26 maggio 2011)

 

 

ASSEMBLEA CONFINDUSTRIA

Marcegaglia: "L'Italia ha perso dieci anni

per la crescita serve una politica autorevole"

La presidente degli industriali Emma Marcegaglia rimprovera maggioranza e opposizione e chiede al governo un forte impegno per il futuro del Paese. "I contratti? Andiamo avanti". Replica secca alla Fiat: "Finiti i tempi in cui decidevano poche aziende" di ROSARIA AMATO

Marcegaglia: "L'Italia ha perso dieci anni per la crescita serve una politica autorevole" La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia

ROMA - L'Italia deve guarire dalla "malattia della bassa crescita", altrimenti non ci sarà futuro per il Paese. E la politica, maggioranza e opposizione, deve concentrarsi su questo, varando le riforme necessarie: riduzione delle imposte su imprese e lavoratori, liberalizzazioni, semplificazione amministrativa, infrastrutture. La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che stamane tiene a Roma per l'ultima volta (il suo mandato scade tra un anno) la relazione all'Assemblea Annuale, ha toni molto duri nei confronti del governo: "La verità è che l'agenda nazionale non riesce a fare della crescita il suo primo argomento all'ordine del giorno perché la politica senza altro". E "alla lunga, senza sviluppo economico, senza crescita, alza la testa il populismo, vengono messi in discussione i fondamenti stessi della democrazia".

IL TESTO INTEGRALE DELLA RELAZIONE 1

Ma ora basta, ribadisce Marcegaglia: "In termini di benessere, l'Italia ha già vissuto il suo decennio perduto. Dobbiamo muoverci in fretta". Perché "temporeggiare o muoversi a piccoli passi è un lusso che non possiamo più permetterci". Si chiuda finalmente la "stagione della spesa facile". Servono "istituzioni forti ed autorevoli", "istituzioni che sappiano recuperare la fiducia dei cittadini e delle imprese, che oggi è gravemente

erosa". "Ciò richiede uno scatto d'orgoglio di tutta la classe dirigente del Paese". Da qui l'appello ad abbassare "i toni della polemica politica" e a far cessare "gli attacchi e le delegittimazioni reciproche". "Questa - sottolinea Marcegaglia - è la prima, vera, grande riforma di cui ha bisogno l'Italia".

Da tre anni Confindustria chiede le riforme, ricorda la leader degli industriali, ribadendo pertanto la "delusione" della categoria. E assicurando che "nei momenti difficili della vita del Paese e di grande discontinuità noi saremo pronti a batterci per l'italia, anche fuori dalle nostre imprese, con tutta la nostra energia, con tutta la nostra passione, con tutto il nostro coraggio".

La presidente di Confindustria ha ribadito che "sui contratti non si torna indietro" e, lanciando un messaggio soprattutto alla Fiom, ha detto che chi continuerà a "dire solo no si assume una grave responsabilità di fronte al Paese" e renderà sempre più difficile "difendere l'occupazione". Marcegaglia ha rilanciato la proposta di una riforma del mercato del lavoro che introduca per tutti "la flessibilità in uscita", perché "occorre proteggere i lavoratori dalla perdita di reddito, non dalla perdita del posto di lavoro". Duro messaggio anche sui refendum: a giudizio di Confindustria, sull'imminente referendum sull'acqua arrivano "messaggi fuorvianti o addirittura falsi".

L'Assemblea di Confindustria celebra anche i 150 anni dell'Unità d'Italia, e infatti in prima fila c'è, per la prima volta, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti quest'anno non ci sono, per gli impegni legati al G8 in Francia. Ai 150 anni dell'Unità d'Italia è dedicata infatti la prima parte dell'intervento di Emma Marcegaglia, che è stato preceduto dall'inno nazionale, "Fratelli d'Italia", intonato da tutti i presenti, e si chiude con una tripla acclamazione: "Viva l'industria! Viva il lavoro italiano! Viva l'Italia!".

In prima fila anche il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, al quale è andato l'omaggio dell'Assemblea di Confindustria: "L'Unione farà ancor meglio la sua parte grazie a un presidente della Bce come Mario Draghi. A lui per il suo nuovo incarico esprimiamo il più sincero e caloroso augurio di buon lavoro". A quel punto sono scattati lunghi applausi, e Draghi si è alzato in piedi per ringraziare.

Il decennio perduto. In questi anni l'Italia è arretrata, ricorda Confindustria. "Il Pil per abitante del 2010 è ancora sotto i livelli del 1999. Rispetto alla media dell'area euro è passato dal 106,8% nel 1995 al 93,8% del 2011. E' un arretramento che rischia di continuare. In termini di benessere, l'Italia ha già vissuto il suo decennio perduto".

Ma non è colpa del Sud. L'arretramento dell'Italia è generale, e non è affatto limitato al Sud, a differenza di quanto ha sostenuto più volte nelle settimane precedenti il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. "Il mito da sfatare è che l'Italia vada in fondo bene e che dunque gli imprenditori devono piantarla di lamentarsi. - obietta Marcegaglia - E' un mito con molte varianti. Una è per esempio quella per la quale il Nord è cresciuto e cresce come e più della Germania, mentre la zavorra sarebbe solo il Sud. I numeri dicono il contrario, visto che tra il1995 e il 2007 il Pil procapite al Sud è cresciuto in media dell'1,3%, contro lo 0,9% al Nord". E quindi, conclude la presidente di Confindustria, "la questione della bassa crescita è nazionale e generale".

Meno Stato ma politica efficiente. La principale responsabilità della bassa crescita è il cattivo funzionamento della politica: Marcegaglia non esita a puntare il dito nei confronti di chi governa e non ha saputo "fare della crescita il suo primo argomento all'ordine del giorno" perché "pensa ad altro".

Serve più mercato: via alle liberalizzazioni. Al contrario, lo Stato, a giudizio di Confindustria, se da un lato non ha saputo varare le riforme necessarie, è stato fin troppo presente e invadente là dove non avrebbe dovuto. "In Italia c'è bisogno di più mercato, ancora poco presente o del tutto assente in troppi settori della vita economica. Le liberalizzazioni mancate continuano a penalizzare il Paese". Marcegaglia cita la Banca d'Italia, secondo la quale "una decisa politica di liberalizzazione nei settori meno esposti alla concorrenza potrebbe generare un aumento del Pil dell'11% e dei salari reali di quasi il 12% nel medio-lungo termine".

Basta con i privilegi della politica. "La stagione della spesa facile deve essere considerata chiusa per sempre", afferma Marcegaglia. "La politica a tutti i livelli - denuncia la presidente di Confindustria - dà ancora troppa occupazione a troppa gente e in un momento così grave in cui tutto il Paese è chiamato a fare grandi sacrifici è del tutto impensabile che non sia la politica per prima a ridurre drasticamente i suoi privilegi". "La precedente finanziaria - ammette Marcegaglia - aveva cominciato timidamente un percorso di ridimensionamento. Quel che è stato realizzato fino ad oggi è insufficiente. Le resistenze sono estese, radicate, fortissime".

Le colpe dell'opposizione. Se la gestione politica dell'Italia è pessima, la colpa non è solo della maggioranza, ma anche dell'opposizione. "Ora che le difficoltà della maggioranza sono evidenti nel giudizio popolare, non per questo possiamo tacere che l'opposizione, tra spinte antagoniste e frammentazioni, è ancora incapace di esprimere un disegno riformista".

"Sui contratti andremo avanti". Sulla riforma del modello contrattuale Confindustria non torna indietro. Anzi, "andremo avanti", ha detto la leader di Confindustria, chiamando in causa soprattutto la Fiom, "che è contraria per principio". Ma chi continuerà a "dire solo no - ammonisce - si assume una grave responsabilità di fronte al Paese" e renderà sempre più difficile "difendere l'occupazione".

Referendum, "messaggi fuorvianti". Dall'imminente referendum sull'acqua arrivano "messaggi fuorvianti o addirittura falsi", afferma Marcegaglia. Se i quesiti fossero approvati, aggiunge, "metterebbero uno stop al già bassissimo grado di affidamento ai privati della gestione dei servizi pubblici e impedirebbero gli investimenti".

Lavoro, flessibilità in uscita per favorire i giovani. La leader di Confindustria ha lanciato anche una proposta per superare il blocco che tiene fuori dal mercato del lavoro i giovani. "Dobbiamo riflettere e prendere rapide decisioni sulla formazione, sul passaggio tra scuola e lavoro, su più adeguati percorsi di studio nella scuola e nell'università, su più efficienti strumenti di orientamento e collocamento al lavoro, sul nuovo contratto di apprendistato in via di riforma, su politiche fiscali meno pesanti per chi ha carichi familiari e su servizi pubblici più efficienti per la famiglia". Ma per Confindustria occorre anche "riprendere in mano le leggi sul lavoro", dando vita a "uno schema di riforma complessiva che considera anche la flessibilità in uscita". Secondo Emma Marcegaglia, "occorre proteggere i lavoratori dalla perdita di reddito, non dalla perdita del posto di lavoro".

Il caso Fiat. Un passaggio inevitabile ha riguardato la Fiat che ha espresso l'intenzione di lasciare Confindustria. "Come presidente - dice Emma Marcegaglia - sento il dovere di rappresentare tutti i 150mila associati, perché non esistono soci di serie a e soci di serie b. Noi non agiamo sotto pressione di nessuno e non pieghiamo le regole della maggioranza per le esigenze di un singolo". Perché, ha aggiunto abbandonando per un attimo la lettura della sua relazione, "sono finiti i tempi in cui poche aziende decidevano l'agenda di Confindustria: proseguiremo a modernizzare le regole sindacali senza strappi improvvisi che fanno male al sistema delle imprese e del Paese".

(26 maggio 2011)

 

 

 

 

2011-05-25

AMMINISTRATIVE

Berlusconi ammette: "Nostri candidati deboli

Vince la sinistra? Elettori senza cervello"

Il Cavaliere si scatena contro De Magistris e Pisapia. "Non c'è alternativa a noi e alla Lega". "Non ho attaccato i magistrati". "Contro di me un blocco mediatico". "Crisi economica? I ristoranti sono pieni". "La telefonata per Ruby? L'avrei fatta anche per Rosy Bindi". "Disposto a passo indietro per riunire i moderati"

Berlusconi ammette: "Nostri candidati deboli Vince la sinistra? Elettori senza cervello" Berlusconi con Letizia Moratti

ROMA - In vista dei ballottaggio Silvio Berlusconi convoca l'ufficio di presidenza del Pdl e allo stato maggiore del partito riunito a Palazzo Grazioli spiega che il risultato delle elezioni amministrative al primo turno è dipeso anche dalla scelta dei candidati a sindaco e dall'eccessiva politicizzazione di un voto amministrativo. Poi va da Bruno Vespa e ammette che nella scelta delle candidature non tutto è andato per il verso giusto: "Le amministrative sono elezioni particolarissime in cui influisce la scelta e la personalità del candidato e lo scontro con un altro candidato". Comunque la sinistra riuscirà a vincere ai ballottaggi solo se "gli italiani andranno a votare lasciando a casa il cervello". Sparisce, nelle parole del premier, il valore nazionale del voto amministrativo: "Non penso a un voto contro di me, sono applaudito dappertutto". Una virata totale rispetto a quello che diceva solo 15 giorni fa. 1Che termina con l'ammissione che il voto locale rappresenta anche un dato nazionale ("Tutti i governi sono in calo") e con la certezza che nessuno, meno che mai la Lega ("che a luglio insieme a Tremonti voleva il voto"), "voglia farlo fuori". Di dimissioni in caso di sconfitta elettorale e di un nuovo governo neanche a parlarne: "Lo escludo, a meno che non mi venga un colpo domattina..". Casomani, concede il Cavaliere, "sarei disposto ad un passo

indietro per riunire i moderati".

LO SPECIALE ELEZIONI 2

Preferenze e attacco alla sinistra. Il premier minimizza il calo del suo partito ("siamo al 26,42% e non siamo soddisfatti ma è un particolarissimo sistema elettorale che penalizza tutti"), rilancia l'alleanza con la Lega ("è l'unica possibile"), attacca la sinistra italiana ("è la più impresentabile del mondo, perché ormai è diventata un coacervo di partiti diversi da Di Pietro, a Vendola, a Grillo, agli ex comunisti che si mettono insieme ma poi si divideranno alla prima occasione") e offre la sua spiegazione sulle preferenze dimezzate rispetto a cinque anni fa. Colpa della scheda elettorale, dice, che sembra un "lenzuolo", pieno zeppo di una "ridda di simboli", il cui risultato è uno solo: "E' molto più facile fare la x sul nome sindaco senza indicare un partito". In particolare, aggiunge, molti elettori milanesi sono stati tratti in inganno: "Facendo la x sulla Moratti pensavano di votare anche me che ero capolista". Poi tocca alla sfida di Milano: "Dare le città in mano all'estrema sinistra è una follia. Siamo in campo per restarci". Nonostante, giura, senta di avere contro "un blocco mediatico terrificante: i grandi giornali a partire dal Corriere, le tv private come Sky e La7 e dieci trasmissioni della Rai stanno tutte con la sinistra".

I ballottaggi. "La Moratti e Lettieri sono persone che hanno gestito aziende, sono capaci di prendere delle decisioni, mentre gli altri sono amministratori improvvisati. Io credo che Pisapia (che era un avvocato di De Benedetti, è dell'estrema sinistra e ha presentato leggi a favore dei terroristi) e De Magistris (che è un agitatore politico, un demagogo, con lui andrebbe in scena 'le manette sulla città) non riusciranno a vincere, se a Milano e Napoli la gente andrà a votare senza lasciare a casa il cervello" incalza il premier.

Sanzioni Agcom. "E' una follia la decisione dell'Agcom, non credo che i cittadini pagheranno la multa". Berlusconi bolla così le sanzioni comminate dal garante ai telegiornali che hanno mandato in onda le sue interviste. "C'è un sistema folle che si chiama par condicio, una norma liberticida. La decisione è stata presa non in consiglio dove c'è parità, ma in una commissione dove la sinistra ha la maggioranza. Come può esserci giustizia se l'organo è squilibrato politicamente?".

Legge elettorale e giustizia. Promossa a pieni voti l'attuale legge elettorale. "Credo nel bipolarismo che è il sistema di tutte le grandi democrazie e per quanto riguarda il mio partito è il miglior sistema al mondo". Infine la giustizia e le continue polemiche con la magistratura. 'Ho dovuto subire 30 differenti processi e in 24, già finiti, le accuse sono state poi ritenuti infondate. Mi hanno gettato discredito, fango, angoscia, problemi con i familiari e mi hanno impedito di lavorare - continua il premier -. Leonardo da Vinci avrebbe finito la Gioconda se fosse stato preso a schiaffi tutto il giorno? Solo grazie ai miei genitori che mi hanno dato una scorza dura e una resistenza disumana ce l'ho fatta". Il premier nega, inoltre, di aver dedicato la campagna elettorale solo ai temi della giustizia: "Nei miei comizi ne parlavo 3-4 minuti ma poi i tg parlavano solo di questo". Poi il nuovo affondo: "Noi crediamo che la sovranità sia del popolo. Oggi la sovranità in questo sistema malato è di Magistratura Democratica e dei suoi pm. In nesun Paese civile un capo di governo viene così umiliato". Per questo è "giusto" ed è "un diritto della maggioranza" fare leggi "contro l'uso illegittimo della giustizia".

"La crisi non c'è". L'italia è in crisi? "Tutti noi abbiamo esperienza di una cosa diversa- dice il premier - e cioè che è difficile trovare un posto al ristorante, o in aereo. L'Italia spende 10 miliardi di euro in cosmetici". E se colpe ci sono, sono "dei comunisti che con i governi di solidarietà nazionale hanno bloccato le infrastrutture, l'energia, hanno moltiplicato per 8 volte il debito pubblico". Di una manovra economica aggiuntiva neanche a parlarne: "Non saremo chiamati a una riduzione di 46 miliardi che non sarebbe possibile".

Rubygate. "Io sono una persona che soccorre le persone in pericolo. L'avrei fatto anche con Rosy Bindi" dice Berlusconi che, per l'ennesima volta tira in ballo il presidente del Pd 3. Ribadendo la sua buona fede nel 'caso Ruby' a proposito della telefonata fatta alla questura di Milano. "E' tutto regolarissimo e non mi sono pentito di aver fatto quella telefonata. E' una montatura totale". Poi cerca di ironizzare: "Ora telefono al nuovo governo egiziano perchè stanno trattando troppo male Mubarak e per chiedere la sua scarcerazione assumendo che è lo zio di Ruby". Secca la replica di Rosy Bindi: "Non è stato gradevole ricevere le sue offese in diretta televisiva, nè entrare nelle sue barzellette blasfeme. Ma essere coinvolta nelle sue menzogne e usata per giustificare i suoi comportamenti illeciti è troppo!"

"Tengo unito il centrodestra". "Il regalo più grande? Tornare cittadino privato. Il carico di responsabilità e di insulti ogni giorno contro di me da tv e giornali è qualcosa di inaccettabile e incredibile. Io sarei felice di tornare a fare il mio mestiere". Per adesso però non tira aria di passi indietro. Anche perché, assicura il premier, "sono l'unico in grado di tenere in piedi il centrodestra" e ogni volta "che accenno alla possibilità di un successore scoppia la rivoluzione". Solo uno spiraglio resta aperto: "Sarei assolutamente disponibile a fare un passo indietro se questo avesse come contropartita la ricomposizione dell'area moderata e ci fosse una persona considerata da tutta l'area moderata come unico leader possibile". Lontana anche una ipotetica riunificazione con l'Udc: "Offrii a Casini 11 posti di governo sapendo che la tendenza di chi fa politica da tempo e di questi democristiani è avere come traguardo posti decisivi di governo. Ma lui aveva già la determinazione di essere il nuovo Prodi con un listone con tutta la sinistra e disse di no".

Bersani. L'esperienza del governo Berlusconi è "alla frutta". E la "riscossa civica" che porterà il cambiamento anche al governo, parte dai Comuni e dalle Province, dai ballottaggi di questo fine settimana. Perchè "la confusione in cui regna il governo ha ricadute nella vita dei cittadini". Perciò Pier Luigi Bersani è convinto che a Milano e non solo, il centrosinistra vincerà: "i cittadini sceglieranno il cambiamento".

(25 maggio 2011)

 

 

 

VERSO IL BALLOTTAGGIO

Pisapia: "C'è una regia per infangarmi"

In Procura un'inchiesta per diffamazione

Lo sfidante della Moratti parla della denuncia in Procura sui veleni della campagna elettorale

Nel mirino i falsi zingari in giro e i finti operai che dicono di prendere le misure per la moschea

Pisapia: "C'è una regia per infangarmi" In Procura un'inchiesta per diffamazione Giuliano Pisapia

La Procura di Milano ha avviato un'indagine con l'ipotesi di reato di diffamazione dopo che gli avvocati di Giuliano Pisapia hanno depositato un esposto in cui denunciano, fra l'altro, la presenza di finti fan del candidato sindaco travestiti da rom che distribuiscono volantini dal contenuto falso e diffamatario. Nell'esposto vengono ipotizzati anche i reati di abuso della credulità popolare, sostituzione di persona e pubblicazione di notizie atte a turbare l'ordine pubblico. Il fascicolo è stato in un primo momento assegnato al procuratore aggunto di turno, Nicola Cerrato, ma finirà per competenza al pubblico ministero Armando Spataro, che già si occupa delle presunte aggressioni a sfondo politico avvenute in campagna elettorale.

Le bugie contro Pisapia La denuncia di Vendola

"C'è una regia e una strategia" dietro i falsi zingari in giro per Milano e i finti operai che dicono di prendere le misure per la nuova moschea, dice Pisapia, che parla di fatti "di una gravità incredibile che non possono derivare da una iniziativa personale". E ha aggiunto: "Dietro c'è una regia, c'è una strategia che è quella di infangare la mia immagine e, quello che più mi preme, di infangare la coalizione, il mio programma e il futuro di Milano".

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, polemizza contro la decisione di Pisapia. "Un candidato che dopo aver invocato toni bassi si rivolge a un giudice... - dice il governatore - Ma in campagna elettorale ci si confronta sul programma, tanto non è un giudice a decidere il risultato delle elezioni amministrative". A giudizio di Formigoni, che ha parlato a margine di una conferenza stampa, è la dimostrazione che "i toni sbagliati li sanno usare benissimo anche loro. Pisapia si è reso protagonista di un grosso scivolone, questa denuncia non sta né in cielo né in terra".

(25 maggio 2011)

 

 

 

VERSO IL BALLOTTAGGIO

Leggende metropolitane e fotomontaggi

i trucchi del centrodestra contro Pisapia

La campagna elettorale è costellata da bufale e sgambetti architettati dai sostenitori della Moratti

Segnalati nel metrò sedicenti nomadi e punkabbestia che ostenterebbero materiale del centrosinistra

di PAOLO BERIZZI

Leggende metropolitane e fotomontaggi i trucchi del centrodestra contro Pisapia Un fotomontaggio di Giuliano Pisapia in versione Bin Laden

Che Pisapia sia la reincarnazione milanese di Bin Laden ormai lo sanno anche i ciottoli di corso Magenta. Gira anche una foto diffusa da simpatizzanti del Pdl e ritenuta attendibile dagli apparati di sicurezza. Va da sé pure il fatto che, come annunciato in diversi colloqui — per ora solo privati — in cima alle priorità del pericoloso terrorista Pisapia in caso di elezione a sindaco di Milano ci sia la trasformazione del Duomo in una Mecca (su questo punto nel programma si è preferito sfumare un po’). Altre notizie certe, invece, sono arrivate negli ultimi giorni. Alcune sono degne di nota. Proprio perché — se Pisapia manterrà fede agli impegni — a cambiare non sarà solo la geografia della città ma proprio le abitudini di chi la abita. Per dire: le moschee e il nuoto. Due concezioni notoriamente opposte della vita.

A sentire l’assessore pidiellino allo Sport, Alan Rizzi, i luoghi di culto islamico che verranno costruiti dal competitor qaedista di Letizia Moratti, decine, a questo punto, divoreranno intere fette di città: piscine comprese. Già. A lanciare l’allarme, nelle ore tribolate che hanno visto la madre di Rizzi cadere vittima di un misterioso agguato politico, è lo stesso assessore. "Pisapia ha in mente di fare una moschea al posto della piscina olimpionica di via Bentivoglio", ha avvertito i milanesi. Che la megavasca, per ora, sia solo un progetto sulla carta (dell’assessorato di Rizzi) è un dettaglio di fronte alla funesta eventualità che trampolini e corsie vengano spazzati via, che peccato, da minareti e stuoie.

Ma c’è di più. Per la gioia degli islamici le nuove moschee saranno raggiungibili non solo a piedi, in auto o in bicicletta: anche, meraviglioso, in motoscafo. Attraverso i Navigli. La novità assoluta è stata propagata via Facebook da alcuni giovani atleti della storica Canottieri Milano. Tra gli iscritti della polisportiva — l’ambiente è destrorso ma pare che la Moratti non faccia proprio strage di cuori e infatti al primo turno è prevalsa l’astensione — regna la preoccupazione. "Pisapia ha detto che vuole rendere navigabile ai motoscafi il Naviglio... fottendoci a mille", ha scritto uno su Fb. Pura bufala, ovviamente. Ma la cosa ha preso piede. Tanto che molti, temendo di essere costretti a doversi allenare all’idroscalo, peraltro regno dei non amici del kayac, si dicono pronti a appoggiare "persino" una come la Moratti. Miracoli della dea dell’acqua?

Chiuso l’argomento moschee e affini, nel frullatore azionato dalla fantastica e fantasiosa propaganda pidiellina si può trovare molto altro. Colpi bassi. Veri e verosimili. Volantini al curaro, furbate informatiche, pagine facebook taroccate, spot ingannevoli. Alcuni trucchi sono chicche formidabili. Notevoli, per esempio, i finti nomadi. Da qualche giorno su tram e metropolitana si aggirerebbe una nuova etnia gitana: zingari che trascinano borsoni maleodoranti, sacchetti vari e, sorpresa, una borsetta di tela arancione pro Pisapia. È chiaro: l’aspirante sindaco non solo è amico di Al Qaeda come sostiene la Lega ma pensa prima agli zingari che ai milanesi. Faremo in tempo prima di domenica a vedere spuntare almeno una baraccopoli tinta arancio

Nell’attesa ci si accontenti dei volantini. Quello infilato nelle cassette postali dai volenterosi del comitato civico "Milano pulita" (dagli stranieri) ha un’intestazione gagliarda: "Fate copia e distribuite". La chiosa è raffinata: "Se votate Pisapia, l’amichetto degli islamici, consegnerete ai vostri figli una Milano di merda". Più sobri quelli diffusi dal comitato elettorale di Letizia Moratti, da Cl e dai Milan club. "Fate una croce sul simbolo del Pdl, un gesto decisivo per fare di Milano una città sempre all’altezza della nostra squadra di calcio!!". A proposito di squadre. Quella ingaggiata da Letizia Moratti per la sfida del primo turno avendo accusato qualche defaillance è stata sostituita: e così, da quando sono arrivati i nuovi strateghi guidati da Paolo Glisenti, per correre ai ripari si punta molto sulla Rete. Strategia aggressiva. La comunicazione di Pisapia viene praticamente clonata. Nella rincorsa sono spuntate finte pagine con la foto dell’avversario da rimontare.

E poi le pubblicità. Alcune sono veri specchietti per le allodole: anzi, per gli amanti dei cani. I profili FB di migliaia di milanesi vengono annaffiati con spot strappacuore. Cliccando su una pubblicità dal titolo "non abbandoniamo gli animali tante iniziative per loro a Milano" con tanto di fotografia di due cuccioli si diventa amici di Letizia Moratti. Il meglio del meglio però lo offre un videospot anti Pisapia prodotto dalla Lega. Ci sono un ragazzo e una sciura seduti su una panchina. Fa lui: "Questo Pisapia qua è amico dei nomadi". E lei: "Prima o poi ce li troveremo anche a guidare i tram". Poi scatta una musica araba.

(24 maggio 2011)

 

 

IL CASO

Napoli, De Magistris in vantaggio

forse blitz sul decreto antidemolizioni

Voci insistenti alla Camera: dovrebbe essere convocato, a poche ore dal ballottaggio, un Consiglio dei ministri per varare il decreto sulle case abusive, che interesserebbe 50mila persone. La mossa a sorpresa per dare una mano al candidato del Pdl Lettieri. Berlusconi a Porta a Porta: "Lo faremo lo stesso, anche se vince chi ha portato la città al disastro"

Napoli, De Magistris in vantaggio forse blitz sul decreto antidemolizioni Silvio Berlusconi

ROMA - Entro venerdì, a poche ore dal ballottaggio, dovrebbe essere convocato un Consiglio dei ministri per varare un decreto anti-demolizioni delle case abusive napoletane. Un vero e proprio blitz, secondo quanto riferisce l'agenzia Dire citando voci insistenti in ambienti della Camera, dovuto al fatto che, oltre la situazione critica a Milano, anche Napoli preoccupa non poco il Cavaliere. Nel capoluogo partenopeo il candidato dell'Idv Luigi De Magistris è avanti, e il governo deve dare una mano: la richiesta del Pdl campano, governato da Nicola Cosentino, avrebbe quindi trovato orecchie attente.

LO SPECIALE ELEZIONI 1

Tra i deputati del Pdl si parla di 11mila abitazioni per un totale di 50mila persone interessate dal provvedimento. In questo modo, nel Pdl si spera di recuperare consensi a favore del loro candidato Gianni Lettieri, in affanno.

La partita in corso è molto dura, perché si tira in ballo anche il Quirinale che, in passato, ha già segnalato forte contrarietà al provvedimento in questione. E comunque, questo è quanto circolerebbe tra i deputati del centrodestra, il 'no' di Napolitano lo si è messo già in conto: l'importante è arrivare al ballottaggio con il decreto in mano, il pezzo di carta da mostrare in giro e far toccare.

Si conta sul fatto che il presidente della Repubblica non potrà intervenire con i ballottaggi alle

porte, e quindi anche se il suo 'no' arriverà martedì, a quel punto i giochi saranno fatti, in un senso o nell'altro.

Sempre a quanto si apprende da fonti del centrodestra, anche la Lega, con il ministro Calderoli, si sarebbe alla fine convinta di tentare quest'ultima carta. Si passerà poi all'incasso, se il ribaltone avverrà, con lo spostamento dei ministeri in terra padana.

Parlando a Porta a Porta, Silvio Berlusconi ha detto che il governo emanerà il decreto che ferma le demolizioni delle case abusive nel napoletano e la legge speciale per Napoli anche se al ballottaggio dovesse vincere De Magistris. "La voglia sarebbe di non farlo", continua il premier. "Napoli non si rivolga più al presidente del Consiglio per risolvere i suoi problemi se si mettono nelle mani di De Magistris", dice, per poi correggere il tiro: "lo faremo lo stesso, perché siamo fatti così, ma la voglia sarebbe di non farlo. Sarebbe così insensato rimettersi nelle mani di chi ha portato Napoli al disastro".

La soluzione per Napoli, dice ancora il premier, è quella di creare nuovi quartieri sul modello di quanto fatto all'Aquila, per offrire nuove case ai proprietari di quelle che verranno abbattute.

(25 maggio 2011)

 

 

IL CASO

Ministeri, pronta una legge della Lega

Ma il premier frena: "Solo rappresentanze"

Indiscrezione della Dire: verrà lanciato un provvedimento di iniziativa popolare. Alemanno: "Serve un voto delle Camere". Salvini: "Ha tempo da perdere". La Russa: "Due ministeri senza portafoglio non sarebbe uno scandalo".

Ministeri, pronta una legge della Lega Ma il premier frena: "Solo rappresentanze" Gianni Alemanno

ROMA - La tregua dura solo poche ore. Dopo il vertice di ieri sera il tema dello spostamento dei ministeri continua a tenere alta la tensione nel centrodestra. La Lega non smette di chiedere lo spostamento dei dipartimenti e il sindaco di Roma Gianni Alemanno, al termine dell'ufficio di presidenza del Pdl, annuncia: "Berlusconi ha ribadito che non e' in vista nessuno spostamento di ministeri al Nord: per me la questione adesso è chiusa così. Se fosse necessario rimane la nostra richiesta di un voto del parlamento. Ma per ora va bene così, vediamo dopo i ballottaggi". Secca la replica leghista: "Alemanno ha tempo da perdere, la proposta di spostare i ministeri da Roma a Milano è dettata dal buon senso e rimane sul tavolo" dice ad Affari Italiani Matteo Salvini, europarlamentare della Lega e leader del Carroccio milanese. Berlusconi, a Porta a Porta, è sembrato cercare ancora un compromesso impossibile tra i due schieramenti: "I giornali hanno dato visibilità a questo tema per creare un caso che non c'è. Il decentramento dei ministeri vuol dire portare in provincia di Monza o Napoli un ufficio di rappresentanza: non vedo lo scandalo".

Poche ore dopo il termine dell'ufficio di presidenza del Pdl, arrivano le indiscrezioni dell'agenzia di stampa Dire su una clamorosa iniziativa leghista: sarebbe già pronta la bozza della proposta di legge di iniziativa

popolare che il Carroccio porterà in Cassazione per un primo via libera. Poi la Lega lancerebbe la raccolta di firme tra i cittadini lanciandola il 19 giugno a Pontida. Ci sarebbe una delega al governo per scegliere le modalità di attuazione. E, apprende sempre la Dire, si tratterebbe di spostare dicasteri 'di peso', ossia con portafoglio. Ma non è tutto. I primi a essere dislocati sarebbero alcuni ministeri senza portafoglio. Essendo quest'ultimi, infatti, alle dirette dipendenze della presidenza del consiglio basterà un semplice decreto del presidente del consiglio, per stabilire dove verranno spostati. Individuate le sedi: Venezia, Firenze, Napoli e Rimini.

Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, nega che la Lega si sia rassegnata alla centralità di Roma come unica sede del potere politico nazionale. "Nessuno stop allo spostamento dei dipartimenti al Nord - dice -, ma la questione è così importante da non poter essere strumentalmente interpretata come semplice argomento da campagna elettorale per i ballottaggi. Lo si farà e comunque, il presidente Berlusconi ci ha dato la sua parola".

Passa un'ora e arriva, dura, la replica di Alemanno. "Serve - dice il primo cittadino - un voto parlamentare che dica no allo smembramento delle funzioni della capitale Io penso che siamo probabilmente di fronte a una sorta di tregua armata su questa vicenda. Credo che la reazione del territorio di Roma e delle istituzioni abbia in qualche modo frenato questi progetti". Ed ecco il tentativo di normalizzazione di La Russa. "Si era parlato di spostare due ministeri senza portafoglio e non sarebbe uno scandalo - dice il ministro della Difesa -, ma Roma capitale è per noi un punto intoccabile: parleremo poi di quale segnale dare al Nord ma anche alle regioni meridionali". "Si possono anche creare - spiega La Russa - sedi distaccate, come ho fatto io in via Novelli a Milano senza costi aggiuntivi, ma non si mette in discussione che il ministero della Difesa è a Roma. Si riconosce che alcune cose si possono fare fuori da Roma, come fa anche il ministro Tremonti in una sede della Guardia di finanza a Milano".

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano rimanda alla "bravura" del presidente del Consiglio trovare la sintesi tra le posizioni emerse nel centrodestra. In assoluta controtendenza il leghista Mario Borghezio: "Io non li voglio i ministeriali romani, se ne rimangano lì, che mi stanno già abbastanza sulle balle quando vado a Roma per fare qualche pratica".

(25 maggio 2011)

 

FINCANTIERI

La preoccupazione dei vescovi

"Esplode la rabbia dei poveri"

Monsignor Bregantini esprime il "rammarico" della Cei per la decisione di licenziare un gran numero di lavoratori. "Quanto sta avvenendo è come la mano di Dio che ci avverte". Ma "le violenze non sono mai giustificate". La replica dell'azienda: "Cerchiamo soluzioni condivise, ogni decisione sarà presa dopo la trattativa con i sindacati".

La preoccupazione dei vescovi "Esplode la rabbia dei poveri" La protesta degli operai a Castellammare di Stabia

ROMA - "La forza della rivolta al sud è stata accompagnata da una violenza che è il simbolo di una rabbia che c'è nel cuore della gente e che non è più contenibile, Quanto sta avvenendo è come la mano di Dio che ci avverte: prepariamoci alla collera dei poveri". Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, e arcivescovo di Campobasso, commenta con parole forti la vicenda Fincantieri e la protesta degli operai.

Il prelato ha voluto testimoniare la "grande preoccupazione" dei vescovi italiani per quanto sta avvenendo sul piano sociale e il loro "rammarico per la decisione" dei vertici di Fincantieri "'di licenziare un numero così alto di lavoratori". La gravità della rivolta, ha aggiunto a margine dei lavori dell'assemblea generale della Cei, "dimostra come questi fenomeni siano collegati a quanto avviene in Spagna. Adagio adagio non è più una questione del Nord Africa, ma ormai le situazioni cominciano a degenerare anche da noi e ci avvertono, quasi come un'avvisaglia, che se la cosa non è contenuta in un certo modo, la vicenda sarà sempre più difficile da gestire".

"Quanto sta avvenendo - ha proseguito - è come la mano di Dio che ci avverte: prepariamoci

alla collera dei poveri, è quanto disse nel '68 Paolo VI nella enciclica 'Populorum progressio': la collera dei poveri sarà incontenibile, perché non potremmo più giustificarla né contenerla. Questa direi è la lettura sapienziale e angosciante che è nel nostro cuore". E ancora: "La preoccupazione per Castellammare è doppiamente tragica. Indubbiamente poi la situazione di Castellammare ci dimostra come queste zone del Sud siano sempre più dimenticate e sempre più siamo angosciati da questi fatti".

Intervistato da One-o-five Live, canale di Radio Vaticana, monsignor Bregantini ha lanciato un appello a politica e istituzioni: "Possono fare tantissimo. Bisogna intervenire subito, studiare bene le cose. La politica deve farsi più seria, solo se incontra problemi reali come questo o la precarietà dei giovani, la politica si purifica". Per il prelato è necessario "trovare soluzioni di transizione" come le "reti di solidarietà". "Bisogna essere molto progettuali. Non si può dire: siccome i conti in Borsa vanno male, gli operai li lasciamo a casa. Voglio ricordare che la fabbrica non è solo degli imprenditori o degli azionisti ma è anche di una città, del sindacato, degli operai, di un intero popolo. Questo ci dice l'enciclica 'Caritas in veritate'".

Anche "la chiesa può fare molto. Da una parte deve stare vicino a chi rischia il lavoro o lo ha già perso, dall'altra può essere un collante nelle trattative tra impresa e sindacato. E' già avvenuto molte volte che un vescovo o un prete delegato abbiano aiutato le parti contrapposte a trovare una soluzione. Che molto spesso c'era ma non si voleva adottare".

Bregantini non ha dubbi neppure sulle proteste violente avvenute a Genova e Castellammare di Stabia: "Le violenze non sono mai giustificate. Però queste sono comprensibili. Il dolore e la disperazione di questi operai è tanto grande che si arriva a queste forme di protesta che noi non condividiamo ma comprendiamo. Ed è per questo che bisogna stargli vicino in tutti i modi. La chiesa lo sta già facendo".

E in serata è arrivata una nota ufficiale di Fincantieri su tutta la vicenda: "come detto nel corso dell'incontro svoltosi alla presenza dei massimi livelli dei Sindacati di categoria le linee del Piano illustrate sono la fotografia della situazione esistente e prospettica e delle conseguenze che ricadrebbero sull'assetto e sul posizionamento dell'Azienda in termini di riduzione della capacità produttiva e relativa riduzione di organico da effettuarsi nel corso dei prossimi anni. L'Azienda ha fatto presente che le linee del Piano non sono da intendersi come "un prendere o lasciare".

Il Sindacato, unitariamente, ha respinto le ricadute in termini di esuberi e di chiusura di siti. Le parti si sono date appuntamento il prossimo 6 giugno per la consegna del Piano da parte dell'Azienda con l'obiettivo di approfondire sia quanto esposto dalla stessa sia le valutazioni del Sindacato, proseguendo quindi una trattativa con l'obiettivo di pervenire possibilmente a soluzioni condivise.

Per quanto riguarda il cantiere di Castellammare, viene riconfermato, come concordato con le Istituzioni locali, che dal mese di settembre prenderà avvio la costruzione dei due pattugliatori della Guardia Costiera, che satureranno in parte il Cantiere per i prossimi due anni. Inoltre, nel corso del 2010, Fincantieri si è fatta carico dell'indotto stabiese, consentendo alle aziende valide e competitive, che non avevano continuità produttiva presso Castellammare, di realizzare un fatturato di oltre 150 mln di euro presso le altre strutture del Gruppo, impegno che proseguirà nel 2011. Come promesso a più riprese, l'Azienda si farà ancora carico di impiegare parte dei lavoratori di Castellammare come trasfertisti.

Per quanto riguarda il cantiere di Sestri, l'Azienda conferma che è pronta a firmare l'Accordo di Programma per Sestri Ponente, come pattuito con tutti gli altri Enti coinvolti, e che utilizzerà le opere previste secondo le esigenze del proprio Piano Industriale, come più volte ribadito alle Istituzioni. Qualsiasi decisione, come da prassi, verrà ovviamente presa a valle delle trattative in corso".

(25 maggio 2011)

 

 

 

ELEZIONI

Ministeri a Milano, tregua fino al voto

Berlusconi: "Vinceremo i ballottaggi"

Armistizio in vista del secondo turno elettorale. Ma Bossi insiste: "Silvio si convincerà". Nuovo videomessaggio del Cavaliere. "Noi uomini giusti possiamo farcela grazie al sostegno dei moderati". Fli: "Pronti al dialogo con la Lega. Ma senza Silvio". Bersani sull'Agcom: "Cittadini non devono pagare le multe del premier". Berlusconi: "Mi impediscono di parlare"

Ministeri a Milano, tregua fino al voto Berlusconi: "Vinceremo i ballottaggi"

ROMA - Il decentramento dei ministeri a Milano sarebbe in stand-by, almeno fino al voto del secondo turno dei ballottaggi. Non è questo il momento di dividersi o di acuire posizioni diverse su temi che rischiano di danneggiare la tenuta della maggioranza e dello stesso Governo. Per questo, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi avrebbero convenuto sulla necessità di accantonare la questione, proposta dalla Lega, che ha causato molti malumori nel Pdl. E' la posizione emersa al termine del lungo incontro a Palazzo Grazioli in serata fra vertici della Lega e del Pdl. Spostamento congelato, dunque, con l'intenzione di studiare modi e strumenti in un secondo momento per valorizzare e dare più importanza ai territori. E accordo sulla necessità di andare avanti con le riforme, a cominciare da quella fiscale e dalle misure per il rilancio dell'economia. Di fatto tregua fino all'appuntamento alle urne di domenica e lunedì, per cercare di ribaltare la situazione soprattutto a Milano.

Parlando in giornata con i giornalisti che gli sottolineavano come il premier non fosse d'accordo sulla proposta, Umberto Bossi si è detto certo che Berlusconi si sarebbe invece convinto dell'opportunità di spostare alcuni ministeri al nord. I ministeri decentrati sul territorio, ha aggiunto il ministro leghista,"ci sono in tutta Europa, in Inghilterra, in Francia. Perché non ci devono essere qui?". Una battuta il senatùr l'ha riservata anche al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha minacciato di scendere in

piazza. ''È contrario ai ministeri? - ha sorriso il Bossi - E te credo...''. Il leader del Carroccio, poi, ha aggiunto che "non c'è scontro tra Lega e Pdl", dichiarandosi convinto che a Milano "vinciamo noi". Alla domanda, poi, se sarebbe salito sul palco insieme alla Moratti per il comizio finale, Bossi ha detto: ''Se me lo chiede sì''.

Intanto dal premier arriva un nuovo videomessaggio con i toni di sempre. Silvio Berlusconi torna a far sentire la sua voce in vista dei ballotaggi del 29 e 30 maggio. "Noi possiamo e dobbiamo vincere. Noi uomini giusti possiamo farcela grazie al sostegno dei moderati" dice il premier che guarda con particolare apprensione alla sfide di Milano e Napoli. Con il ministro dell'Interno, Roberto Maroni che si affretta ad annunciare la volontà di ridare, con un decreto, ai sindaci "quei poteri che hanno così bene applicato in questi anni". Nonostante lo stop della Corte alla cosidetta carta di Parma.

SPECIALE AMMINISTRATIVE 1

Contro il candidato del centrosinistra meneghino, Giuliano Pisapia, il Cavaliere torna a puntare il dito. Ribadendo che si tratta di "un sindaco della sinistra estrema" che sarebbe "dannoso per i milanesi e incompatibile con l'Expo". Poi tocca a Napoli e nel mirino l'ex pm Luigi De Magistris: "A Napoli il nostro candidato Lettieri farà finalmente uscire la città dagli ultimi 18 anni di malgoverno della sinistra". Per il Cavaliere "il candidato della sinistra si propone come il nuovo, ma in realtà è il vecchio che ritorna, perchè viene sostenuto dagli stessi partiti che sono responsabili dello sfascio di Napoli". Viceversa con Lettieri potrà tornare ad essere la capitale del Mediterraneo". Anche perché, insiste il presidente del Consiglio, "il Pdl è il primo partito del Paese e non esistono alternative possibili alla nostra maggioranza e al nostro governo". Curioso, però, che dopo aver politicizzato il voto, adesso, il Pdl freni. "Ricordiamoci che stiamo parlando di elezioni amministrative e che sarebbe sbagliato credere che il loro risultato finale possa avere conseguenze sulla stabilità del governo" minimizza Antonio Leone vicepresidente della Camera dei Deputati.

In attesa di capire come andranno i ballottaggi e che conseguenze avranno, in molti si interrogano su un ipotetico futuro senza Berlusconi. A partire da Fli che apre al centrodestra, ma senza Cavaliere. "C'è la possibilità di ricostruire una maggioranza e un governo di centrodestra senza Berlusconi premier? Questa la domanda alla quale dovrebbero rispondere dopo i ballottaggi innanzitutto lo stesso Cavaliere e poi Umberto Bossi" dice Carmelo Briguglio, vicecapogruppo vicario di Fli. "Se sì - spiega - Fli e il Terzo Polo sarebbero interessati ad aprire un dialogo, in caso contrario dovremo tutti rassegnarci all'idea tutta italiana di due centrodestra, uno berlusconiano ancora per poco con la Lega e uno per ora più piccolo che è il Terzo Polo ma destinato a crescere nello spazio vitale e nel blocco sociale del Pdl trasformatosi in un coacervo di tribù in guerra tra loro".

Mentre il segretario del Pdl Pier Luigi Bersani torna sulla multa dell'Agcom 2 ai telegiornali rei di aver violato la par condicio per aver mandato in onda le interviste al presidente del Consiglio sulle amministrative: "Il problema ora è 'chi paga?' Io escludo che siano i contribuenti. Lo escludo proprio". Ma Berlusconi non ci sta e contrattacca: "Ogni mia parola costa 800 mila euro di multa. Siamo all'assurdo. Mi impediscono di parlare - confessa ad parlamentari alla Camera - Non posso più dire nulla è una cosa assurda".

(24 maggio 2011)

 

ELEZIONI

Ministeri a Milano, tregua fino al voto

Berlusconi: "Vinceremo i ballottaggi"

Armistizio in vista del secondo turno elettorale. Ma Bossi insiste: "Silvio si convincerà". Nuovo videomessaggio del Cavaliere. "Noi uomini giusti possiamo farcela grazie al sostegno dei moderati". Fli: "Pronti al dialogo con la Lega. Ma senza Silvio". Bersani sull'Agcom: "Cittadini non devono pagare le multe del premier". Berlusconi: "Mi impediscono di parlare"

Ministeri a Milano, tregua fino al voto Berlusconi: "Vinceremo i ballottaggi"

ROMA - Il decentramento dei ministeri a Milano sarebbe in stand-by, almeno fino al voto del secondo turno dei ballottaggi. Non è questo il momento di dividersi o di acuire posizioni diverse su temi che rischiano di danneggiare la tenuta della maggioranza e dello stesso Governo. Per questo, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi avrebbero convenuto sulla necessità di accantonare la questione, proposta dalla Lega, che ha causato molti malumori nel Pdl. E' la posizione emersa al termine del lungo incontro a Palazzo Grazioli in serata fra vertici della Lega e del Pdl. Spostamento congelato, dunque, con l'intenzione di studiare modi e strumenti in un secondo momento per valorizzare e dare più importanza ai territori. E accordo sulla necessità di andare avanti con le riforme, a cominciare da quella fiscale e dalle misure per il rilancio dell'economia. Di fatto tregua fino all'appuntamento alle urne di domenica e lunedì, per cercare di ribaltare la situazione soprattutto a Milano.

Parlando in giornata con i giornalisti che gli sottolineavano come il premier non fosse d'accordo sulla proposta, Umberto Bossi si è detto certo che Berlusconi si sarebbe invece convinto dell'opportunità di spostare alcuni ministeri al nord. I ministeri decentrati sul territorio, ha aggiunto il ministro leghista,"ci sono in tutta Europa, in Inghilterra, in Francia. Perché non ci devono essere qui?". Una battuta il senatùr l'ha riservata anche al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha minacciato di scendere in

piazza. ''È contrario ai ministeri? - ha sorriso il Bossi - E te credo...''. Il leader del Carroccio, poi, ha aggiunto che "non c'è scontro tra Lega e Pdl", dichiarandosi convinto che a Milano "vinciamo noi". Alla domanda, poi, se sarebbe salito sul palco insieme alla Moratti per il comizio finale, Bossi ha detto: ''Se me lo chiede sì''.

Intanto dal premier arriva un nuovo videomessaggio con i toni di sempre. Silvio Berlusconi torna a far sentire la sua voce in vista dei ballotaggi del 29 e 30 maggio. "Noi possiamo e dobbiamo vincere. Noi uomini giusti possiamo farcela grazie al sostegno dei moderati" dice il premier che guarda con particolare apprensione alla sfide di Milano e Napoli. Con il ministro dell'Interno, Roberto Maroni che si affretta ad annunciare la volontà di ridare, con un decreto, ai sindaci "quei poteri che hanno così bene applicato in questi anni". Nonostante lo stop della Corte alla cosidetta carta di Parma.

SPECIALE AMMINISTRATIVE

Contro il candidato del centrosinistra meneghino, Giuliano Pisapia, il Cavaliere torna a puntare il dito. Ribadendo che si tratta di "un sindaco della sinistra estrema" che sarebbe "dannoso per i milanesi e incompatibile con l'Expo". Poi tocca a Napoli e nel mirino l'ex pm Luigi De Magistris: "A Napoli il nostro candidato Lettieri farà finalmente uscire la città dagli ultimi 18 anni di malgoverno della sinistra". Per il Cavaliere "il candidato della sinistra si propone come il nuovo, ma in realtà è il vecchio che ritorna, perchè viene sostenuto dagli stessi partiti che sono responsabili dello sfascio di Napoli". Viceversa con Lettieri potrà tornare ad essere la capitale del Mediterraneo". Anche perché, insiste il presidente del Consiglio, "il Pdl è il primo partito del Paese e non esistono alternative possibili alla nostra maggioranza e al nostro governo". Curioso, però, che dopo aver politicizzato il voto, adesso, il Pdl freni. "Ricordiamoci che stiamo parlando di elezioni amministrative e che sarebbe sbagliato credere che il loro risultato finale possa avere conseguenze sulla stabilità del governo" minimizza Antonio Leone vicepresidente della Camera dei Deputati.

In attesa di capire come andranno i ballottaggi e che conseguenze avranno, in molti si interrogano su un ipotetico futuro senza Berlusconi. A partire da Fli che apre al centrodestra, ma senza Cavaliere. "C'è la possibilità di ricostruire una maggioranza e un governo di centrodestra senza Berlusconi premier? Questa la domanda alla quale dovrebbero rispondere dopo i ballottaggi innanzitutto lo stesso Cavaliere e poi Umberto Bossi" dice Carmelo Briguglio, vicecapogruppo vicario di Fli. "Se sì - spiega - Fli e il Terzo Polo sarebbero interessati ad aprire un dialogo, in caso contrario dovremo tutti rassegnarci all'idea tutta italiana di due centrodestra, uno berlusconiano ancora per poco con la Lega e uno per ora più piccolo che è il Terzo Polo ma destinato a crescere nello spazio vitale e nel blocco sociale del Pdl trasformatosi in un coacervo di tribù in guerra tra loro".

Mentre il segretario del Pdl Pier Luigi Bersani torna sulla multa dell'Agcom ai telegiornali rei di aver violato la par condicio per aver mandato in onda le interviste al presidente del Consiglio sulle amministrative: "Il problema ora è 'chi paga?' Io escludo che siano i contribuenti. Lo escludo proprio". Ma Berlusconi non ci sta e contrattacca: "Ogni mia parola costa 800 mila euro di multa. Siamo all'assurdo. Mi impediscono di parlare - confessa ad parlamentari alla Camera - Non posso più dire nulla è una cosa assurda".

(24 maggio 2011)

 

 

LA POLEMICA

Avvenire: "Sallusti, autogol su Tettamanzi"

Cei: "Sì a moschea nel rispetto della legge"

Il direttore del quotidiano dei vescovi: "Una cantonata gigantesca". Il n.1 del Giornale sulla Moratti: "Candidato debole, non ha speranza ai ballottaggi". Monsignor Crociata, segretario Cei: "La Chiesa non si schiera. Salvaguardare i beni comuni come l'acqua"

Avvenire: "Sallusti, autogol su Tettamanzi" Cei: "Sì a moschea nel rispetto della legge" Il cardinale Tettamanzi in visita alla cena dei poveri alla Caritas

MILANO - I "silenzi e omissioni" del cardinale Tettamanzi su temi come vita, famiglia, lotta alla droga? Una "cantonata gigantesca". Questa la durissima replica di Avvenire all'editoriale con cui ieri il direttore del Giornale Alessandro Sallusti ha attaccato frontalmente l'arcivescovo di Milano nel contesto della campagna elettorale per il secondo turno delle elezioni amministrative. La risposta del giornale dei vescovi porta la firma del direttore Marco Tarquinio. Ma lo stesso cardinale Dionigi Tettamanzi oggi si fa sentire: "Quando intervengo, faccio di tutto per intervenire da credente e da vescovo. Il mio punto di riferimento è il Vangelo, le reazioni non mi turbano".

Per Tarquinio, l'editoriale di Sallusti è, dunque, una "cantonata gigantesca", dal punto di vista morale e sul piano politico". Il direttore di Avvenire dice di essere rimasto "letteralmente senza fiato" nel leggere i "fendenti ingiusti e scriteriati" del direttore del Giornale. Per Tarquinio, sul piano morale, "non si possono mistificare le parole di un pastore come il cardinal Tettamanzi e, pur di accreditare suoi presunti silenzi od omissioni - in questo caso sui temi della vita e della famiglia, della lotta alla droga e, udite udite!, dell'ateismo - non si dovrebbe neanche tentare di capovolgerne il limpido magistero e d'ignorarne l'azione pastorale e le iniziative di solidarietà".

Iniziative, ricorda il direttore di Avvenire,

"come quel Fondo Famiglia e Lavoro che, in questo tempo di crisi, ha risvegliato e mobilitato la Milano col cuore in mano e incalzato esemplarmente le istituzioni civili, pubbliche e private".

Secondo Tarquinio, è altrettanto evidente l'autogol di Sallusti "sul piano politico". "Se c'è, e infatti è emerso, un problema di rapporto tra settori rilevanti del centrodestra milanese e lombardo e parti importanti e sensibili del mondo cattolico - scrive il direttore di Avvenire -, qualcuno si illude davvero di risolverlo attaccando a testa bassa l'arcivescovo Tettamanzi e vibrando, per sovrappiù, come ha fatto appunto il Giornale, stilettate contro il cattolico governatore lombardo di centrodestra Roberto Formigoni?".

"Un antichissimo proverbio, per nulla cristiano - conclude Tarquinio - avverte che le divinità accecano o rendono folli 'coloro che vogliono perdere'. Verrebbe, quasi, da aggiungere una riga: accecati e insensati sono anche i polemisti incendiari che 'vogliono far perdere' quelli che dichiarano amici...".

A margine della conferenza stampa di presentazione dell'Incontro Mondiale delle Famiglie, tenuta oggi in Vaticano, la puntualizzazione del diretto interessato, il cardinale Dionigi Tettamanzi. "Quando intervengo faccio di tutto per intervenire da credente e da vescovo: il mio punto di riferimento è il Vangelo, le reazioni non mi turbano". "Sarebbe interessante entrare nel dialogo ma - ha sottolineato l'arcivescovo di Milano - non è possibile farlo ora". Rispondendo poi a un'altra domanda sulle politiche familiari in atto in Italia, Tettamanzi ha detto: "L'invito a fare di più vale per tante altre politiche, possiamo fare di più in specie per la politica familiare, un tema rispetto al quale l'Italia non brilla come dovrebbe e potrebbe brillare".

Sallusti: "Moratti? Candidato debole, non ce la fa al ballottaggio". Sallusti, comunque, continua con i suoi affondi. In un'intervista a Vanity Fair in edicola domani, il direttore del Giornale attacca il sindaco uscente di Milano. Per spiegarne la débacle al primo turno, non si devono tirare in ballo i toni aggressivi della campagna elettorale, dice Sallusti, ma la debolezza del candidato. "Nessuno ha avuto il coraggio di rinfacciare alla Moratti la disfatta, eppure tutti sapevano che partiva dal 40 per cento: guadagnando un punto e mezzo le è già andata di culo", dice. E continua: "Nessuno ha osa dire che ha sbagliato Berlusconi a dare ai giudici dei brigatisti o a fare comizi sotto il Palazzo di Giustizia".

"Negli ultimi sei mesi non ho incontrato una persona di centrodestra disposta a votarla", aggiunge Sallusti. "Ha visioni, penso all'urbanistica e all'Expo soprattutto, che la gente non capisce. Troppi cantieri non finiti, troppe cose fatte solo per le minoranze: le piste ciclabili, per esempio".

E a chi se la prende col Giornale, coi falchi, con la Santanché - di cui si dice "molto più che amico" - ribatte: "sono ipocriti. Se critichi il Giornale, che sostiene le posizioni di Berlusconi, critichi il capo del partito".

Segretario Cei: "La chiesa non si schiera. Difendere i beni comuni, come l'acqua". Di temi caldi nella campagna elettorale a pochi giorni dal secondo turno di ballottaggio per l'elezione del sindaco, parla anche il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. L'ipotesi della costruzione della moschea a Milano, dice, risponde al "diritto fondamentale della libertà religiosa e di poter disporre di luoghi di culto", ma non essendo la moschea solo luogo di culto, ma anche di "aggregazione sociale", deve rispondere anche "alle esigenze di vita sociale e comunitaria secondo la nostra comunità civile, la nostra Costituzione e le leggi che in Italia regolano la convivenza".

La comunità cristiana, dice ancora Crociata in risposta alle domande dei giornalisti che chiedono se la chiesa indichi un orientamento per i credenti in vista del voto nei prossimi giorni, "non prende parte, non sceglie una parte ma assume il bene di tutti coloro che cercano di esprimere un voto nell'uno o nell'altro senso, perché la comunità cristiana si dedica al bene comune al di là dello schieramento, senza farsi partigiana ma cercando di accompagnare tutti nella ricerca del bene comune".

E interviene anche sui referendum, ricordando che l'acqua è un "bene di tutti" e questo è un aspetto che "va salvaguardato", dice. "Se si porta l'attenzione su temi quali l'acqua o simili", dice il segretario della Cei, "bisogna sempre esercitare vigilanza e responsabilità sociale, avere cura di tutti i beni comuni, perché rimangano e sia salvaguardata la caratteristica di bene di tutti".

(24 maggio 2011)

 

 

IL CASO

Pisapia: è pronta la mia querela

sui veleni di questo ballottaggio

Il candidato del centrosinistra, che domenica sfiderà la Moratti nel secondo turno per il sindaco

di Milano, ha annunciato l'esposto sugli episodi che "quotidianamente continuano a segnalarmi"

Pisapia: è pronta la mia querela sui veleni di questo ballottaggio

 

"Ho predisposto oggi e presenterò domani alla Procura della Repubblica di Milano una denuncia querela per tutta una serie di episodi di diffamazione, e soprattutto di scorrettezze che hanno una rilevanza penale in campagna elettorale, che quotidianamente mi vengono segnalate e indicherò chiaramente anche i testimoni di queste scorrettezze". Lo ha detto Giuliano Pisapia al termine dell'incontro con le Acli.

Le bugie contro Pisapia La denuncia di Vendola

Pisapia fa riferimento a "gruppi di persone che vanno in giro a disturbare nei metrò e nei quartieri i cittadini. E che dicono di essere esponenti dei comitati di zona di Pisapia". Secondo il candidato sindaco ci sono persone travestite da zingari che "diffondono volantini come se fossero volantini che riguardassero la mia campagna elettorale. Si tratta invece di volantini del tutto falsi". Pisapia denuncia anche il fatto che molte persone "si presentano nei quartieri vestite da zingari, dichiarando che in quel luogo sarà costruita la nuova grande moschea, la più grande d'Europa".

"Queste condotte - ha proseguito Pisapia - hanno rilevanza penale, sono veri e propri reati, e per questo mi è sembrato giusto nell'interesse di una campagna elettorale serena e che si confronti sulle verità e non sulle menzogne, di esporre alla Procura queste condotte e azioni ripetute soprattutto in periferia. È Del tutto evidente - ha concluso - che una campagna tutta organizzata di denigrazione della mia persona e del mio programma".

(24 maggio 2011)

 

 

2011-05-23

LA POLEMICA

Da Agcom multe a Rai e Mediaset

E Montezemolo attacca il centrodestra

L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni interviene contro le apparizioni di Berlusconi in tv: sanzioni per un totale di 800mila euro. Sul sito della fondazione Italia Futura l'ex presidente di Confindustria critica la strategia politica del governo e attacca il premier

Da Agcom multe a Rai e Mediaset E Montezemolo attacca il centrodestra Uno degli interventi di Berlusconi in tv

ROMA - L'invasione di Berlusconi in tv 1 costa cara alle emittenti che hanno ospitato, venerdì 20 maggio, gli intervento del presidente del Consiglio. Pesanti le sanzioni inflitte ai telegiornali interessati dall'Agcom, l'Autorità garante delle telecomunicazioni: oltre 250 mila euro di multa (il massimo previsto per legge, poiché recidive) a Tg1 e Tg4, mentre Tg2, Tg5 e Studio Aperto (Italia Uno) dovranno pagare 100 mila euro ciascuno. "Violazione dei regolamenti elettorali", si legge nella nota diffusa dalla Commissione presieduta da Corrado Calabrò. Immediata la reazione dei diretti interessati: Mediaset si dice "allibita", il direttore del Tg1 Augusto Minzolini "esterrefatto", il collega del Tg5, Clemente Mimun, parla di "sanzione intimidatoria che di fatto impedisce alle tv di fare informazione". Le sanzioni, mercoledì, saranno oggetto di un confronto in cda a viale Mazzini. Ma la giornata registra anche un intervento dell'ex numero uno di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che sul sito della sua fondazione Italia Futura 2 attacca duramente il centrodestra e l'atteggiamento di Silvio Berlusconi.

VIDEO Premierblob e interventi ai tg 3

VIDEO Berlusconi: "Milano diventerà islamica" 4

Le sanzioni. La Commissione servizi e prodotti dell'Agcom, spiega una nota, ha esaminato la situazione di venerdì 20 maggio, "nella quale si è avuta la trasmissione, in prime time, da parte dei notiziari Tg1, Tg2, Tg5, Tg4 e Studio Aperto, di interviste al Presidente del Consiglio. Sul punto - si legge ancora - l'Autorità aveva chiesto lo scorso 21 maggio chiarimenti urgenti alle emittenti interessate. Considerate le osservazioni pervenute da Rai e Mediaset, la Commissione ha ritenuto che le interviste, tutte contenenti opinioni e valutazioni politiche sui temi della campagna elettorale, e omologhe per modalità di esposizione mediatica, abbiano determinato una violazione dei regolamenti elettorali emanati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza e dall'Agcom". Per finire, l'Autorità ha "chiarito che il divieto di diffusione di sondaggi sulle intenzioni di voto rimane in vigore su tutto il territorio nazionale fino allo svolgimento del secondo turno delle elezioni amministrative". Le sanzioni, ha aggiunto più tardi il presidente dell'Autorità Calabrò, seguono "una valutazione strettamente giuridica e nessuna valutazione politica. La commissione ha fatto una valutazione tecnica e giuridica della situazione: la violazione c'è e le sanzioni ne sono la naturale conseguenza".

Le reazioni. "Sono furibondo", dice il direttore del Tg4 Emilio Fede, che fa eco al direttore del Tg5, Clemente Mimun, secondo il quale la sanzione è "paradossale e intimidatoria e di assoluta gravità". Mediaset, da dove si dicono "allibiti", annuncia che Cologno Monzese "ricorrerà immediatamente al Tar" perché "con questa decisione l'Autority impedisce di fatto alle televisioni di fare il proprio mestiere di informazione e in questo modo diventa parte anziché arbitro, come la legge vorrebbe, del confronto politico". "Esterrefatto" si dice invece Augusto Minzolini. "L'Agcom ha multato tutte le tv che hanno fatto un'intervista al premier che non parlava dal giorno delle elezioni - commenta il direttore del Tg1 - secondo l'Autorità, il capo del governo non doveva essere intervistato. Quindi il criterio giornalistico è stato messo da parte e ne è stato introdotto un altro dai contorni confusi che non è neppure quello della par condicio, visto che l'equilibrio era assicurato dalla natura e dai tempi delle presenze dei politici dell'opposizione nelle edizioni del tg sia dei giorni precedenti che di quelli successivi. Come possono confermare i dati".

I commenti. Plauso di Italia dei Valori alla decisione dell'Agcom, ma Antonio Di Pietro annuncia anche un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale, "per indentificare i responsabili del grave costo che il servizio pubblico dovrà pagare per quelle interviste". Quanto all'Agcom, aggiunge Francesco "Pancho" Pardi, "una volta tanto ne apprezziamo il tempismo, si interviene a pochi giorni dalla violazione delle regole della par condicio, ma siamo anche sconcertati perché ormai è chiaro che il meccanismo delle sanzioni non è più efficace". Bene le multe, "ma il riequilibrio quando arriverà - si chiede il capogruppo Pd al Parlamento europeo, David Sassoli, ex giornalista Rai - ad urne chiuse? La decisione dell'Agcom conferma quello che avevamo denunciato ma non va oltre le sanzioni economiche, che nel caso specifico si trasformano in una voce della campagna elettorale di Berlusconi pagata dai cittadini". Per il sindacato dei giornalisti Rai, l'Usigrai, "l'azienda dovrà rivalersi sui direttori che hanno determinato le sanzioni. Si apra subito un'istruttoria interna e si contestino i comportamenti palesemente in violazione delle regole. Un errore è possibile, ma qui va verificato anche sul piano disciplinare se si sia andati oltre l'errore".

Montezemolo, attacco al centrodestra e al premier. La giornata(iniziata con un nuovo messaggio web del presidente del Consiglio 5, e con le affermazioni del leader della Lega Umberto Bossi secondo il quale Al Qaeda farebbe il tifo per Pisapia), registra anche un intervento dell'ex presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che in un editoriale sul sito della sua fondazione Italia Futura critica duramente il centrodestra, colpevole a suo giudizio di aver scelto "la strada della guerra civile a bassa intensità". Un affondo pesante, in cui si legge che "in vista del secondo turno delle amministrative di Milano e Napoli la coalizione di governo sembra avere scommesso sulla liquefazione di ogni strategia politica. Già il primo turno aveva rivelato l'insofferenza di tanti moderati nei confronti della retorica dell'estremismo a cui si erano dedicati Berlusconi e i suoi alleati. Evidentemente il messaggio dell'elettorato non è stato recepito con chiarezza". Per Montezemolo "stiamo assistendo una volta di più alla peggiore campagna elettorale fatta di veleni e contrapposizioni, fuori dai problemi veri della gente. Già l'ultima aveva battuto tutti i record. Qui stiamo andando oltre ed è proprio quello che, credo, gli italiani non vogliono".

Bersani: "Con le paure non si vince". Al presidente del Consiglio replica Pierluigi Bersani. Milano, osserva, "è diventata il simbolo della campagna elettorale. Se vince Pisapia diventa una città islamica, come ha detto il presidente del Consiglio? Caro Berlusconi - dice il segretario del Pd - ti accorgerai che nel suscitare le paure non si vince. Noi siamo tranquilli e sereni anzi le tue parole le prendiamo sul ridere. Suggerisco già a qualche vignettista questa ipotesi. Il giorno dopo il ballottaggio a Milano, il burqa dovrà metterselo lui per non farsi vedere per strada. Dopo le elezioni - conclude Bersani - diremo al premier di cambiare registro, di lasciare da parte il suo clientelismo e di pensare alle cose di cui questa nazione ha bisogno: la riforma fiscale, il lavoro per i giovani, le politiche sociali".

(23 maggio 2011)

 

 

VERSO IL BALLOTTAGGIO

Berlusconi insiste: "Con la sinistra

Milano diventerà una città islamica"

Nuovo attacco a Pisapia (che ha stretto la mano alla sfidante Moratti): "Sembra vada a prendere

ogni giorno il caffè con i centri sociali". E Borghezio: "Al Qaeda felice se vincesse il centrosinistra"

Berlusconi insiste: "Con la sinistra Milano diventerà una città islamica" Il premier Silvio Berlusconi

 

Con un sindaco come Giuliano Pisapia, Milano non corre soltanto il pericolo di trasformarsi in "una città islamica" e in una "zingaropoli di campi rom". Perché in caso di vittoria su Letizia Moratti, il candidato sindaco del centrosinistra "farebbe di Milano la Stalingrado d'Italia". Non accenna a placarsi il livello dello scontro in vista del ballotaggio che domenica e lunedì prossimo decreterà il nome del nuovo sindaco. Al termine di un fine settimana segnato dalle aggressione (vere o presunte) fra militanti e simpatizzanti delle opposte fazioni, è ancora una volta Silvio Berlusconi a gettare benzina sul fuoco. Il premier lo fa in un videoappello per sollecitare gli elettori milanesi a non consegnare la città nelle mani di "una sinistra autoritaria e clientelare".

Il videoappello del premier

Anche l'europarlamentare leghista Mario Borghezio è sulla stessa lunghezza d'onda del premier: "Non ci sono dubbi che i fondamentalisti islamici, in primis Al Qaeda e lo stesso Al Zawahiri, sarebbero felicissimi se a Milano la Lega dovesse perdere e Pisapia diventasse sindaco - ha detto Borgezio a KlausCondicio, il programma di Klaus Davi in onda su YouTube - La vittoria della sinistra spalancherebbe le porte all'Islam radicale. E' come se sul Duomo sventolasse una bandiera islamica".

Tocca così a due protagonisti della campagna elettorale milanese tentare di raffreddare il clima. Il primo gesto di disgelo, dopo che il faccia a faccia televisivo andato in onda su Sky alla vigilia del voto si era chiuso in rissa, è una rapida stretta di mano che Moratti e Pisapia si sono scambiati durante la cerimonia per il 19esimo anniversario della strage di Capaci. Ma tra gli sfidanti la tensione resta alta. Pisapia aveva incontrato il questore Alessandro Marangoni per esprimergli la propria "forte preoccupazione" di fronte al clima che si respira a Milano in vista del ballottaggio. E la Moratti riunisce a casa sua lo stato maggiore del pdl e conferma che l'Ecopass - cavallo di battaglia del suo primo mandato - verrà abrogato. Solo che questa volta il sindaco uscente indica anche una data: "Sarà tolto dal primo ottobre".

La stretta di mano fra la Moratti e Pisapia Ordine dei medici, l'elogio della Moratti

Berlusconi si rivolge ai propri concittadini - tornando al premier definendoli "persone concrete e pragmatiche" ed esortandoli ad "andare a votare" per "scegliere tra quello che ha fatto e che si impegna a fare la nostra amministrazione di centrodestra e il rischioso programma della coalizione di centrosinistra, che gode dell'appoggio dei centri sociali e delle frange più estremiste della sinistra. Non credo davvero - incalza il presidente del consiglio - che vogliamo un sindaco che sembra vada a prendere il caffè tutti i giorni con quelli dei centri sociali. Non credo che vogliamo vedere le vie di Milano riempite di bandiere rosse con falce e martello. Non credo che vorremmo consegnare la nostra città a chi promette progetti irrealizzabili e vorrebbe fare di Milano la Stalingrado d'Italia".

Alla vigilia di una scadenza cruciale come quella dell'Expo 2015, prosegue Berlusconi, Milano "non vorrà certo consegnarsi all'estrema sinistra". Il rischio, per il capoluogo lombardo, è quello di "diventare una città disordinata, caotica, insicura", perché Pisapia lo traformerebbe in una "una città islamica, una zingaropoli piena di campi rom e assediata dagli stranieri". Un parere opposto rispetto a quello di un suo fedelissimo del calibro di Fedele Confalonieri: "Preferisco che vinca la Moratti, anche perché è una mia amica - commenta il presidente di mediaset - ma non credo che Pisapia voglia o possa fare un colpo di stato".

(23 maggio 2011)

 

 

IL CASO

Fiducia sul decreto Omnibus

"Vogliono scippare il referendum"

La capigruppo ha deciso che si voterà domani contiene fra le altre norme anche la moratoria sul nucleare. E l'opposizione insorge: "Il governo vuole evitare la consultazione perché sa di perdere". I Comitati referendari: "Prendono in giro gli italiani". Il Pd: non ci sono neanche le tariffe agevolate postali per permettere la campagna referendaria"

Fiducia sul decreto Omnibus "Vogliono scippare il referendum"

ROMA - Il governo ha posto la fiducia in aula alla Camera sul decreto legge omnibus nel testo approvato dalle Commissioni, identico a quello del Senato. L'annuncio è stato dato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, appena iniziata la seduta. Il provvedimento va convertito in legge entro il 30 maggio prossimo. Il voto di fiducia si terrà domani pomeriggio. Il provvedimento contiene norme di vario tipo, tra cui il rifinanziamrnto del Fus, l'aumento delle accise sui carburanti, la proroga del divieto per gli incroci tra tv e giornali e, soprattutto, la moratoria sulle centrali nucleari. E questo ha scatenato le reazioni degli antinuclearisti.

Il Pd denuncia: "Con la decisione di mettere la fiducia sul decreto omnibus, il governo le prova tutte per sfuggire al voto degli italiani nel referendum indetto per il 12 e 13 giugno. Nelle norme che l'esecutivo vuole imporre non c'è nessun abbandono del piano nucleare ma solo un rinvio per evitare il giudizio dei cittadini che, come già dimostrato dal voto in Sardegna, è nettamente contrario al ritorno delle centrali nucleare in Italia". Lo stesso Pd denuncia che è atteso da tempo il decreto che autorizza le spedizioni postali in regime agevolato per la campagna referendaria: "Ci chiediamo se non sia in atto un'azione ostruzionistica del governo - denuncia la deputata del Partito Democratico Margherita Miotto - visto che da numerose segnalazioni di funzionari delle Poste Italiane apprendiamo che non è stata diramata alcuna circolare

in merito. La legge prevede che le informazioni siano inviate agli uffici postali trenta giorni prima del voto, perciò abbiamo chiesto al ministro dell'Interno, con un'interrogazione, immediati chiarimenti".

 

E anche i Comitato per i sì ai referendum intervengono. "Prendono in giro gli italiani - dicono - con un finto addio al programma nucleare e punta a cancellare il quesito referendario, sottraendo ai cittadini il diritto al voto". Manovra simile, secondo i comitati, anche sull'acqua: "il governo - fanno sapere - punta a depotenziare anche quel quesito referendario proponendo la creazione di fantomatiche autorità garanti" per un bene che, invece, "deve restare pubblico".

Mentre il capogruppo alla Camera dell'Idv Massimo Donadi parla di "doppio schiaffo". "E' uno schiaffo al Parlamento - dice - perché non si può mettere la fiducia su un provvedimento che, una volta tanto, è di una certa importanza. Ed è uno schiaffo ai cittadini perché si tenta di scippargli il diritto di esprimersi con il referendum. Un tentativo che non andrà a buon fine perché la Cassazione non potrà far altro che ribadire la validità del referendum, in quanto il governo, con questa legge, non rinuncia al suo nefasto piano nucleare".

(23 maggio 2011)

 

 

VATICANO

Cei, l'affondo di Bagnasco

"Politica noiosa e rissosa"

Severa denuncia del presidente nella sua prolusione alla 63esima Assemblea Generale dell'Episcopato Italiano. "Dibattito ridotto a litigio perenne, la gente si sta disamorando". "Serve nuova generazione di politici cattolici". Allarme disoccupazione giovanile, critiche sulle politiche per l'immigrazione. E sulla pedofilia: "Infame emergenza non ancora superata"

Cei, l'affondo di Bagnasco "Politica noiosa e rissosa"

ROMA - La "politica che oggi ha visibilità" è "ridotta a litigio perenne", "recita scontata e noiosa". "La gente è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando". E' severa la denuncia del presidente della Cei Angelo Bagnasco, nella sua prolusione alla 63esima assemblea generale dell'Episcopato Italiano. Il cardinale punta il dito contro "una stampa da una parte troppo fusa con la politica, tesa per lo più ad eccitare le rispettive tifoserie, e dall'altra troppo antagonista, eccitante al disfattismo...". Chiedendo di dare voce "all'invocazione interiore del Paese sano distribuito all'interno di ogni schieramento". E rilanciando l'appello del Papa ad Aquileia per una nuova generazione di politici cattolici: "Servono persone che avvertano il dovere di una cittadinanza coscienziosa, partecipe, dedita all'interesse generale". Per questo la Chiesa "si sta impegnando a formare aree giovanili non estranee alla dimensione ideale ed etica, per essere presenza morale non condizionabile".

"Basta risse in politica". "La gente - dice il prelato - è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando sempre di più. Gli appelli a concentrarsi sulla dimensione della concretezza, del fare quotidiano, della progettualità, sembrano cadere nel vuoto. Ambiti come l'allerta emergenziale, che erano non solo funzionanti ma anche ragione di sollievo, oggi appaiono fiacchi e meno reattivi. A potenziale contrasto

c'è una stampa che appare da una parte troppo fusa con la politica, tesa per lo più ad eccitare le rispettive tifoserie, e dall'altra troppo antagonista, e in altro modo eccitante al disfattismo, mentre dovrebbe essere fondamentalmente altro: cioè informazione non scevra da cultura, resoconto scrupoloso, vigilanza critica, non estranea ad acribia ed equilibrio". Se questa è la diagnosi, la cura è chiara: "Dalla crisi oggettiva in cui si trova, il Paese non si salva con le esibizioni di corto respiro, nè con le slabbrature dei ruoli o delle funzioni, nè col paternalismo variamente vestito, ma solo con un soprassalto diffuso di responsabilità che privilegi il raccordo tra i soggetti diversi e il dialogo costruttivo. Se ciascuno attende la mossa dell'altro per colpirlo, o se ognuno si limita a rispondere tono su tono, non se ne esce, tanto più che la tendenza frazionistica si fa sempre più vistosa nello scenario generale come all'interno delle singole componenti".

Pedofilia. "Gli abusi su minori commessi da preti, religiosi e personale della chiesa cattolica sono "un'infame emergenza non ancora superata" che "causa danni incalcolabili a giovani vite e alle loro famiglie", a cui "non cessiamo di presentare il nostro dolore e la nostra incondizionata solidarietà". Il cardinale torna così su un tema riaperto dalla vicenda del prete genovese accusato di pedofilia 1: "Sull'integrità dei nostri sacerdoti non possiamo transigere, costi quel che costi. Anche un solo caso, in tale ambito, sarebbe troppo. Quando poi i casi si ripetono, lo strazio è indicibile e l'umiliazione totale". Per questo Bagnasco annuncia che un gruppo interdisciplinare di esperti, è al lavoro da oltre un anno per "tradurre" per l'Italia le indicazioni del Vaticano per le linee guida della Chiesa contro la pedofilia dei preti.

Le proteste dei giovani. Si scorge in queste parole una dose di benevolenza verso i giovani che scendono in piazza, in particolare in Spagna, reclamando certezze per il futuro: "Vorremmo che i giovani, in particolare, avvertissero che la comunità pensa a loro e in loro scorge fin d'ora il ponte praticabile per il futuro. Le manifestazioni giovanili in atto, in diverse piazze europee, non possono essere liquidate da alcuno con sufficienza", ha detto Bagnasco. Che sottolinea il ruolo fondamentale della scuola "che dobbiamo amare con predilezione, qualificando certo la spesa ma non prosciugando risorse che lasciano scoperti servizi essenziali come le materne, il tempo pieno, le scuole professionali, la ricerca".

Fine vita. Il varo della legge sulla fine vita "si configura come un approdo importantissimo" afferma il presidente della Cei ricordando che il provvedimento "non è solo atteso dalle famiglie che hanno al proprio interno casi di malati gravissimi" ma è anche "altamente significativo per la composizione calibrata e ispirata al principio di precauzione dei beni in gioco, senza dimenticare che, come afferma la Costituzione, la salute è fondamentale diritto dell'individuo, ma anche interesse della collettività".

Precariato. "Il lavoro che manca, o è precario in maniera eccedente ogni ragionevole parametro, è motivo di angoscia per una parte cospicua delle famiglie italiane" continua il cardinal Bagnasco. Che spiega: "Vorremmo che niente rimanesse intentato per salvare o recuperare posti di lavoro".Auspicando che "i lavoratori non fossero lasciati soli", "gli imprenditori fossero stimolati" a garantire "condizioni di sicurezza", il "sindacato" difendesse la dignità del lavoro", i cittadini sentissero "come peccato l'evasione fiscale" e le banche "avvertissero come preminente la destinazione sociale della loro impresa". A tutte le "categorie" Bagnasco chiede una "alleanza esplicita per il lavoro".

Unione Europea. "Di fronte ai nuovi flussi migratori che provengono dall'Africa l'Europa si è fatta trovare divisa, "ovvio che i cittadini d'Europa sinceramente comunitari vogliano a questo punto capire perchè per i missili c'erano soldi e intesa politica, mentre per i profughi non ci sono i primi ed è inesistente la seconda". Da questo alla situazione libica il passo è breve: "Difficile oggi non convenire che nel

concreto non esistono interventi armati 'puliti'. Per questo bisogna intensificare gli sforzi che portino ad un cessate il fuoco, e quindi a sveltire la strada della diplomazia, preservando l'incolumità dei cittadini e garantendo l'accesso agli indispensabili soccorsi umani".

(23 maggio 2011)

 

 

QUIRINALE

Napolitano: "In Italia troppa partigianeria

E i leader politici non siano gelosi di me"

Il Capo dello Stato incontra la stampa estera e replica all'ultimo affondo del premier, che a pochi giorni dalle elezioni aveva chiesto più poteri a danni del Colle. E aggiunge: "Antieuropeismo, fenomeno non solo italiano. L'Unione Europea sia un global player".

Napolitano: "In Italia troppa partigianeria E i leader politici non siano gelosi di me"

ROMA - In Italia c'è un eccesso di partigianeria politica. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo incontro stamattina con i giornalisti della stampa estera usando il termine inglese "hyperpartisanship". "Penso che non ci sia per i politici italiani motivo di ingelosirsi, perchè viaggiamo su pianeti diversi, non ci sono comparazioni possibili, che non siano invece arbitrarie", ha aggiunto anche il capo dello Stato a proposito del suo ruolo." Il presidente della Repubblica rappresenta l'unità nazionale - ha spiegato - quindi la sua funzione è completamente diversa da quella dei leader politici, dei dirigenti dei partiti. Lo posso dire come politico ritiratosi da tempo da ogni posizione di parte, è normale che si guardi al presidente della Repubblica con questa fondamentale funzione segnata in Costituzione". Parole che suonano come una replica implicita all'ultimo affondo 1 del premier, che in una delle sue sortite a pochi giorni dalle elezioni era tornato a chiedere una revisione dei poteri del Presidente della Repubblica.

"Antieuropeismo non solo in Italia". I giornalisti stranieri, attraverso le parole del presidente dell'associazione stampa estera Tobias Piller, hanno poi sottolineato come in Italia "si avvertano ventate di antieuropeismo". Napolitano ha replicato che non si tratta di un fenomeno esclusivamente italiano

e che il ripiegarsi su se stessi è una cosa grave, come grave è l'assenza di un impegno per l'Europa. "L'Unione Europea - ha aggiunto il capo dello Stato - deve essere un global player".

"Paese complicato, ma non ci si annoia mai". Napolitano infine, a chi gli faceva notare una presunta mancanza di sensibilità da parte delle istituzioni italiane alle esigenze della stampa, ha risposto: "l'Italia è un Paese complicato, dal punto di vista sia istituzionale che politico. A proposito di questo - ha aggiunto -, io cito spesso quello che sentii dire vari decenni fa da un ambasciatore: 'Capire la politica in Italia è molto difficile però non ci sia annoia mai'".

(23 maggio 2011)

 

 

2011-05-22

MILANO - È una battaglia a colpi di comizi, reciproche denunce di aggressioni e polemiche, ma anche di promesse quella per la poltrona a sindaco di Milano che si sta consumando tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia. Impegni di segno opposto nei confronti dei cittadini elettori, che a volte però finiscono quasi per convergere, come nel caso dell'Ecopass e della sanatoria sulle multe.

SANATORIA MULTE - Dopo le voci circolate sabato, il sindaco Pdl ha confermato che l'amministrazione sta in effetti studiando un intervento che dovrebbe limitarsi alla cancellazione delle multe legate al periodo di emergenza smog dal 1° al 21 febbraio 2010 quando l'amministrazione impose il pagamento dell'ecopass anche ai diesel euro 4 senza filtro antiparticolato, categoria allora esentata. Ad annunciarlo è stata la stessa Moratti, chiarendo così la posizione di Palazzo Marino. "Da tempo i nostri tecnici stanno facendo un'analisi per allinearci al Tar che in molti casi ha annullato le multe. È una cosa diversa dalla sanatoria perché noi siamo per la legalità". Davanti ai ricorsi di centinaia di automobilisti il giudice di pace riconobbe la fondatezza dei protesti censurando la carente comunicazione dell'amministrazione sulla temporanea modifica del regime del pedaggio antismog.

Dal canto suo, un po' a sorpresa, anche il candidato di centrosinistra non ha chiuso alla possibilità di un condono delle ammende. Ribadendo comunque che il centrodestra "tenta di svendere parte di Milano, fumi e promesse che non saranno mantenute". "Se è una sanatoria che va a favore dei cittadini e non incide pesantemente sulle casse del Comune - ha spiegato Pisapia - nessun problema: sarà un impegno che potrò prendere". Comunque "voglio verificare - ha aggiunto -, e credo che non l'abbia fatto l'attuale sindaco, le conseguenze di questa scelta". "A Milano - ha concluso - si può iniziare una nuova fase di dialogo con la città. Ma questo si può fare solo con un nuovo sindaco, non con uno che non ha fatto nulla in cinque anni". "Noi abbiamo avuto da parte del Tar - è stata la spiegazione della Moratti in merito alla sanatoria delle multe - tanti annullamenti di multe e i nostri tecnici da tempo stanno valutando che cosa fare". il primo cittadino non ha comunque spiegato se l'eventuale sanatoria possa riguardare tutte le sanzioni o solamente quelle che sono state impugnate dai cittadini davanti agli organismi giurisdizionali preposti. "Non lo so - ha replicato alle richieste di chiarimento da parte dei cronisti - è una valutazione che stanno facendo i nostri tecnici che hanno da tempo grandi problemi rispetto agli annullamenti che il Tar ha fatto contro le nostre multe".

ECOPASS - Quanto all'Ecopass la Moratti ha rimandato a lunedì ogni spiegazione tecnica sulla fattibilità economica della abolizione di Ecopass per i residenti e della gratuità della sosta per i residenti, assicurando fin d'ora che sia questo intervento che quello sulle multe troveranno copertura finanziaria nel bilancio del Comune, senza comportare aggravi fiscali o tariffari per i cittadini. Da parte sua, Pisapia ha smentito di avere intenzione di introdurre un Ecopass da 10 euro per tutti i veicoli. "L'Ecopass - ha detto - sarà eliminato perché è stato un provvedimento sbagliato".

Redazione online

22 maggio 2011

 

 

MILANO - È una battaglia a colpi di comizi, reciproche denunce di aggressioni e polemiche, ma anche di promesse quella per la poltrona a sindaco di Milano che si sta consumando tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia. Impegni di segno opposto nei confronti dei cittadini elettori, che a volte però finiscono quasi per convergere, come nel caso dell'Ecopass e della sanatoria sulle multe.

SANATORIA MULTE - Dopo le voci circolate sabato, il sindaco Pdl ha confermato che l'amministrazione sta in effetti studiando un intervento che dovrebbe limitarsi alla cancellazione delle multe legate al periodo di emergenza smog dal 1° al 21 febbraio 2010 quando l'amministrazione impose il pagamento dell'ecopass anche ai diesel euro 4 senza filtro antiparticolato, categoria allora esentata. Ad annunciarlo è stata la stessa Moratti, chiarendo così la posizione di Palazzo Marino. "Da tempo i nostri tecnici stanno facendo un'analisi per allinearci al Tar che in molti casi ha annullato le multe. È una cosa diversa dalla sanatoria perché noi siamo per la legalità". Davanti ai ricorsi di centinaia di automobilisti il giudice di pace riconobbe la fondatezza dei protesti censurando la carente comunicazione dell'amministrazione sulla temporanea modifica del regime del pedaggio antismog.

Dal canto suo, un po' a sorpresa, anche il candidato di centrosinistra non ha chiuso alla possibilità di un condono delle ammende. Ribadendo comunque che il centrodestra "tenta di svendere parte di Milano, fumi e promesse che non saranno mantenute". "Se è una sanatoria che va a favore dei cittadini e non incide pesantemente sulle casse del Comune - ha spiegato Pisapia - nessun problema: sarà un impegno che potrò prendere". Comunque "voglio verificare - ha aggiunto -, e credo che non l'abbia fatto l'attuale sindaco, le conseguenze di questa scelta". "A Milano - ha concluso - si può iniziare una nuova fase di dialogo con la città. Ma questo si può fare solo con un nuovo sindaco, non con uno che non ha fatto nulla in cinque anni". "Noi abbiamo avuto da parte del Tar - è stata la spiegazione della Moratti in merito alla sanatoria delle multe - tanti annullamenti di multe e i nostri tecnici da tempo stanno valutando che cosa fare". il primo cittadino non ha comunque spiegato se l'eventuale sanatoria possa riguardare tutte le sanzioni o solamente quelle che sono state impugnate dai cittadini davanti agli organismi giurisdizionali preposti. "Non lo so - ha replicato alle richieste di chiarimento da parte dei cronisti - è una valutazione che stanno facendo i nostri tecnici che hanno da tempo grandi problemi rispetto agli annullamenti che il Tar ha fatto contro le nostre multe".

ECOPASS - Quanto all'Ecopass la Moratti ha rimandato a lunedì ogni spiegazione tecnica sulla fattibilità economica della abolizione di Ecopass per i residenti e della gratuità della sosta per i residenti, assicurando fin d'ora che sia questo intervento che quello sulle multe troveranno copertura finanziaria nel bilancio del Comune, senza comportare aggravi fiscali o tariffari per i cittadini. Da parte sua, Pisapia ha smentito di avere intenzione di introdurre un Ecopass da 10 euro per tutti i veicoli. "L'Ecopass - ha detto - sarà eliminato perché è stato un provvedimento sbagliato".

Redazione online

22 maggio 2011

 

 

CAMPAGNA ELETTORALE

Ministeri al nord, un coro di "no" nel Pdl

Berlusconi: "A Milano arriveranno dipartimenti"

Pisapia: "Spettacolo indegno". I capigruppo Pdl a Camera e Senato: "Meglio conferenze periodiche". Formigoni: "Altre priorità". Polverini e Alemanno: "Non se ne parla neppure" e chiedono "incontro urgente" con Berlusconi. Forza Sud: "Ministeri anche nel meridione". Il presidente del Pd, Rosy Bindi: Una proposta alla Totò.

Ministeri al nord, un coro di "no" nel Pdl Berlusconi: "A Milano arriveranno dipartimenti" Il minsitro Calderoli (Lega) insiste sul sì di Berlusconi ai ministeri al nord

ROMA - Sì va da " è una trovata alla Totò" ad un più serioso "non è certo l'esigenza prioritaria". Nel centro destra e naturalmente nello schieramento di sinistra la proposta Berlusconi-Lega di trasferire due ministeri "di peso" a Milano suscita, di fatto, un coro unanime di "no". Ma Bossi insiste: "Berlusconi a noi a detto di sì,

parola data non torna indietro". "I ministeri creano posti di lavoro, per questo li vuole Roma". Quindi, ha spiegato, che a Milano non dovranno arrivare solo il suo dicastero, quello delle Riforme, e quello di Calderoli alla Semplificazione, ma anche "il ministero di peso, il più grande che c'è, che fa muovere l'economia" senza specificare altro. E Calderoli rincara la dose: "Io sono abituato che nel Pdl decide Berlusconi e lui ci ha detto di sì, a me questo basta". E lo scontro sui ministeri al nord diventa incandescente soprattutto all'interno della maggioranza. E Berlusconi in serata annuncia: "Ci sono già a Milano dipartimenti delle opere pubbliche e del provveditorato scolastico, penso che non ci sia nessuna difficoltà a che alcuni ministeri possano venire a Napoli e in altre città anche del sud, e che potranno essere in grado di lavorare conoscendo da vicino le situazioni".

Berlusconi: "Clima preoccupante". Il premier ha ha aggiunto: "C'e' davvero un clima preoccupante, ho già detto che c'è un

clima da guerra civile in politica: in questa fase elettorale a Milano abbiamo avuto una quasi invasione di militanti provenienti da tutta Italia a sostegno dell'estrema sinistra e di Pisapia". Il premier ha ripetuto le parole dei giorni scorsi: "Se Milano diventasse la Stalingrado d'Italia credo che farebbe male ai milanesi e a tutto il Paese. Una sinistra come questa non è socialdemocratica, ma estrema. Credo che le manifestazioni di violenza di questi giorni siano lì a dimostrarlo e a preoccupare tutti'".

Pisapia: "Spettacolo indegno, non partecipiamo". In merito alle dichiarazioni del premier e di Bossi, Giuliano Pisapia ha affermato: "Di fronte a tanta volgarità e alle continue falsità, al clima di odio e di intimidazione fomentato ogni giorno di più dagli estremisti del centrodestra da quando sono stati sonoramente sconfitti nel primo turno, ci rifiutiamo di prendere parte a questo spettacolo indegno. Invito tutti a recuperare i toni di un civile confronto democratico ai quali mi sono personalmente attenuto senza interruzioni fin dall'inizio di questa campagna elettorale".

Pdl di Camera e Senato. I capigruppo Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, affossano di fatto la proposta Berlusconi/Lega sul decentramento dei ministeri a Milano: "Il rapporto fra l'attività di governo e il territorio può essere affrontato in modo positivo con conferenze periodiche fatte a Milano e a Roma fra i ministri economici e delle Infrastrutture con i presidenti di Regione e i sindaci dei Comuni capoluogo. In questo modo si possono evitare i complessi problemi istituzionali che il decentramento di alcuni ministeri può porre e invece affrontare positivamente quello del rapporto fra i ministeri stessi e le realtà territoriali".

Formigoni: non è priorità. E il secondo sostanziale "no" viene dal presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni: "Spostare uno o due Ministeri al Nord qualche vantaggio lo porterebbe. Ma mi sembra molto complesso da realizzare. E poi non è la richiesta più pressante dei nostri imprenditori e dei nostri ceti produttivi". Il presidente della Regione Lombardia ha replicato a Umberto Bossi che lo aveva invitato a tacere sull' annunciato trasferimento di alcuni Ministeri al Nord. Il governatore ricorda "la posizione di chiusura" dei capigruppo del Pdl alla Camera e al Senato sull' argomento e afferma che "senza i voti del Pdl la proposta della Lega non va lontano".

La Russa: conta quello che si fa, non dove. Per il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, "non è importante dove i ministeri stiano, che stanno a Roma, ma quello che fanno a favore dei cittadini. E i ministeri italiani a favore di Milano credo facciano molto. E' importante cosa si fa", ha chiosato. "Per esempio pochi sanno che il mio ministero ha già una sede a Milano, presso la caserma di piazza Novelli. Io ho un mio ufficio, ma non ho fatto di questo un annuncio particolare", ha ricordato La Russa. "Già da due anni il ministero della Difesa ha una sede distaccata a Milano, senza tanti problemi, solo - ha concluso - per un fatto logistico".

Polverini e Alemanno, incontro con Berlusconi. Durissimo Alemanno anche dopo le dichiarazioni di Bossi: Spostare i ministeri da Roma rimetterebbe "in discussione ogni equilibrio e ogni intesa". E al richiamo del Senatur sulla parola data da Berlusconi, replica il sindaco di Roma: l'unica parola data che conta "è quella nei confronti degli elettori. Nel programma elettorale del centrodestra non è mai stato inserito lo spostamento dei ministeri. Quindi compiere questo atto, tra l'altro senza neppure un voto parlamentare, sarebbe una violazione del mandato elettorale". "I nostri elettori si aspettano grandi riforme anche in senso federalista, si aspettano la riduzione dei ministeri non il loro spostamento con aumenti di costi e appesantimento delle burocrazie - sottolinea Alemanno - Siamo sempre di fronte a balle, perchè oggi si parla di spostare solo ministeri senza portafoglio con solo qualche decina di dipendenti, ma si tratterebbe comunque di una violazione del mandato elettorale che rimette in discussione ogni equilibrio e ogni intesa. In altri termini avviso ai naviganti: Roma questa cosa non l'accetta". Anche la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, è contraria al trasferimento a Milano dei ministeri. "O il governo e la coalizione che lo sostiene capiscono che un paese non si può tenere insieme solo puntando sul nord... Oppure non si va da nessuna parte", è il suo avvertimento. Polverini contesta l'annunciato 'trasloco' di due ministeri al nord, annuncia la richiesta congiunta della Regione e del comune di Roma (Alemanno ha definito la proposta una "balla", confermando il secco no di Roma) al premier Silvio Berlusconi di "un chiarimento" e bolla l'ipotesi come "non solo sbagliata, ma assurda: dietro un ministero c'è la vita di intere famiglie". Alemanno e la Polverini hanno ratificato ufficialmente, nella serata, la richiesta di un incontro di chiarimento con Berlusconi sulla questione ministeri.

Forza Sud: Allora anche ministeri in meridione. Un no secco viene dai deputati di Forza del Sud: "Il ministro Bossi avvia una raccolta firme per chiedere il decentramento di due ministeri al Nord? La Lega sappia che Forza del sud, nel momento in cui partirà questa iniziativa, ne proporrà una analoga in tutte le città del sud, per decentrare tre ministeri: uno a Napoli, l'altro a Bari ed il terzo a Reggio Calabria". Lo sostiene il deputato Pippo Fallica.

"Se ancora a qualcuno non fosse chiaro - aggiunge - da oggi in poi, se il Norditalia avanzerà delle pretese, il Sud Italia non rimarrà più impassibile. Il tempo del dare è scaduto. E' bene che si avvii, mettendo da parte il populismo elettorale, la stagione della reciprocità". "E comunque - conclude - a parte le provocazioni, per noi l'Italia è una sola: la sua Capitale è Roma e solo lì devono stare tutte le istituzioni di governo nazionale".

Idv: spot elettorale. Scontato il no delle forze d'opposizione. Per il portavoce dell'Idv, Leoluca Orlando, "L'annuncio di un 'decentramento' di alcuni ministeri da Roma a Milano, "è solo uno sciagurato spot elettorale".

Casini: manca la serietà. Secondo Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, "sventolare due ministeri a Milano a una settimana dal voto è un sintomo impressionante di mancanza di serietà. Alemanno, giustamente, le ha definite 'soltanto balle' e mi verrebbe da dire: 'per fortuna', se non fosse che l'Italia sta finendo nel ridicolo".

Il Pd: sembra una gag di Totò. Ironica la presidente del Pd, Rosy Bindi: Che "i ministeri entrino in questo modo nella campagna elettorale" è la prova che il premier è "ridotto come Totò a vendere Fontana di Trevi pur di tenere in piedi una maggioranza agonizzante".

(22 maggio 2011)

 

 

ERSO IL BALLOTTAGGIO

Arriva Bossi e insulta Pisapia

"Se vince ci tagliamo le balle"

Breve comizio del senatur ad un banchetto della Lega e duro attacco al candidato sindaco

del centrosinistra. Anche Berlusconi alla carica: "Con la sinistra Milano come Stalingrado"

Arriva Bossi e insulta Pisapia "Se vince ci tagliamo le balle" Il comizio di Bossi

"Bisogna andare in cabina elettorale e votare bene, non possiamo tagliarci le balle con Pisapia": lo ha detto il ministro Umberto Bossi parlando a Milano. Un breve comizio fatto con un megafono, ad un banchetto della Lega. "Oggi Milano dimostra se è o non è una capitale - ha aggiunto -, perchè se si riempie di zingari è un crimine contro i milanesi e tutta la Lombardia".

Il comizio di Bossi in via Farini Berlusconi in visita a Franca Rizzi

"Siamo voluti venire qua da soli, lasciando a casa qualche migliaia di giovani, con questi della sinistra che vogliono picchiare la gente". Così Umberto Bossi durante il comizio. Per il leader del Carroccio la sinistra è "antifederalista". "E' chiaro che non vuole il decentramento - ha detto - lo dica se ha il coraggio... farebbe molto bene alla campagna elettorale di Giuliano Pisapia. Questi - ha aggiunto - vanno in giro a spaventare la gente: 'state attenti', la gente non si spaventa più, tantomeno la Lega".

"La teniamo sotto tiro noi, Letizia Moratti - ha proseguito Bossi -. La sosterremo ma deve fare molto meglio del passato: poteva fare di più, però è vero che non aveva soldi, ma adesso col federalismo fiscale i soldi arriveranno ai Comuni che erano penalizzati dal patto di stabilita"

Sulla stessa lunghezza d'onda il premier Silvio Berlusconi per il quale una vittoria di Giuliano Pisapia al ballottaggio di domenica prossima a Milano trasformerebbe la città nella 'Stalingrado d'Italia'. "Se Milano diventasse la Stalingrado d'Italia - ha detto Berlusconi all'uscita dall'Ospedale San Carlo di Milano dove ha visitato la signora Rizzi - credo che farebbe male ai milanesi e a tutta Italia. Una sinistra come questa non è una sinistra socialdemocratica ma una sinistra estrema. Credo che le manifestazioni di violenza di questi giorni siano lì a dimostrarlo e a preoccupare tutti".

(22 maggio 2011)

 

 

 

L'EDITORIALE

L'estremista Golia e il David moderato

di EUGENIO SCALFARI L'INVASIONE televisiva di Berlusconi è un fatto vergognoso che si ripresenta ad ogni campagna elettorale, alla faccia della "par condicio" dietro la quale si riparano i berluschini. La novità di questa volta consiste - per quanto possiamo cogliere dalle prime reazioni del pubblico - nell'inefficacia del messaggio berlusconiano: è passato come acqua sul vetro. Se quello è lo strumento per rimontare la sconfitta subita dal centrodestra nel primo turno elettorale, tutto porta a ritenere che il risultato dei ballottaggi confermerà che il "tappo è saltato" e la fascinazione mediatica del Cavaliere di Arcore è ormai diventata una logora liturgia che non riesce più a sedurre i fedeli ormai in libera uscita.

La domanda che a questo punto si pone riguarda la Lega, poiché la sconfitta del Pdl al primo turno elettorale ha scompaginato il leghismo altrettanto se non addirittura di più. Come si spiega questo fenomeno del tutto inatteso? Dipende da un parziale disimpegno di Bossi e dei suoi colonnelli? Da errori commessi soprattutto nella politica dell'immigrazione? Oppure anche nella Lega come nel Pdl, da una crisi del carisma del leader? Anche per la Lega il tappo di bottiglia è saltato?

Le risposte a queste domande sono di importanza capitale per l'intera situazione politica. La Lega è infatti un partito territoriale che detiene però la "golden share" del governo nazionale. Aveva puntato su un travaso di voti in tutto il Nord dal Pdl a proprio favore.

Non

solo quel travaso non è avvenuto, ma la Lega ha perso massicciamente voti. Perché? I dati sui flussi segnalano due fenomeni molto diversi tra loro. I leghisti "puri e duri" sono profondamente scontenti della politica "moderata" di Bossi e di Maroni sull'immigrazione; vorrebbero che gli immigrati, clandestini o profughi, siano ributtati a mare, non siano fatti sbarcare, siano comunque respinti subito dopo lo sbarco, non gli vengano dati permessi di soggiorno sia pure transitori. Si collocano cioè molto più a destra dello stato maggiore leghista e questo spiega il mutamento tattico della leadership in senso massimalista per riguadagnare i voti perduti nel primo turno elettorale.

Ma si è verificato anche un deflusso di voti di chi ha negli anni scorsi votato per la Lega senza essere leghista nel senso proprio del termine. Questo secondo tipo di deflusso si spiega con motivazioni del tutto opposte alla precedente: un richiamo al patriottismo nazionale patrocinato dal Presidente della Repubblica, un crescente disagio per i comportamenti di Berlusconi nei confronti della magistratura e dello stesso Capo dello Stato, un giudizio severo su Letizia Moratti; infine e soprattutto una critica forte della politica economica del governo e quindi della Lega che ne fa parte determinante.

Questo secondo tipo di deflusso non è facilmente riassorbibile e rischia addirittura di aumentare di fronte al massimalismo filo-berlusconiano messo in scena da Bossi in queste ultime ore. Due tappi di bottiglia stanno saltando contemporaneamente?

* * *

Molti osservatori, di quelli cosiddetti "distaccati" (ma sono mai esistiti osservatori distaccati? Non è anche il distacco un'ideologia?) hanno fissato la loro lente sul Partito democratico del quale segnalano una deriva a sinistra. E la deprecano. Dio sa perché.

Ma i distaccati hanno la risposta pronta: il Pd ha dimenticato i moderati? Li lascia tra le braccia accoglienti di Berlusconi? Bersani abbandona Casini per inseguire Vendola e Di Pietro? Pisapia sarà sicuramente un galantuomo, De Magistris assai meno, ma tutti e due sono a sinistra; i moderati sono un'altra cosa, la pancia dell'Italia è moderata. E allora dove andrà a sbattere Bersani?

Sono domande insidiose, dettate dal senso comune che non sempre coincide con il buonsenso. Si potrebbe rispondere con altre domande: Berlusconi è un moderato? La Santanché è moderata? Sallusti e Belpietro sono moderati? Stracquadanio è moderato? E la Brambilla? E la Gelmini? Non si tratta di personaggi di periferia, fanno parte dell'"inner circle" del presidente del Consiglio. Se questi sono i moderati, si salvi chi può.

E tuttavia non è questa la risposta giusta da dare. Il tema proposto dagli osservatori distaccati merita un approfondimento oggettivo e una risposta adeguata.

* * *

Le vicende dell'economia globale e della crisi sociale che ne è stata conseguenza hanno determinato negli ultimi mesi fenomeni di portata mondiale che anche l'Italia ha inevitabilmente registrato. Il nostro governo riteneva, dopo averne pervicacemente negato l'esistenza fin quando ha potuto, che la crisi fosse ormai alle nostre spalle. Le Cassandre (tra le quali noi in prima fila) avvertivano invece che il peggio non era ancora arrivato. Infatti.

Proprio ieri mattina la grande agenzia di rating "Standard & Poor's" ha declassato il giudizio sul "trend" dell'economia italiana da "stabile" a "negativo". Non c'è alcun segnale di crescita. Non c'è uno straccio di riforma capace di riavviare lo sviluppo. L'Europa chiede una manovra per rafforzare i conti pubblici e avviare una consistente diminuzione del debito. Tremonti la valuta sui 14 miliardi da effettuare per due anni di seguito; la Banca d'Italia ha parlato di 40, l'opposizione la valuta in 60.

Dovrebbe servire a portare il bilancio in pareggio e a ridurre sia il deficit sia il livello della spesa corrente la quale, dal canto suo, dovrebbe esser ridotta di due punti di Pil all'anno nel prossimo triennio.

Una cura da cavallo, in presenza di un "trend" al rialzo dei tassi d'interesse in tutto il mondo a cominciare dall'Europa.

In queste condizioni i giovani che hanno visto confiscato il loro futuro stanno insorgendo in tutti i paesi della costa mediterranea e mediorientale.

Cominciò la Tunisia, seguirono l'Egitto, gli Emirati, lo Yemen, la Libia, la Siria, perfino l'Iran. La settimana scorsa il vento della rivolta è sbarcato in Spagna e da lì riecheggia anche da noi.

Questi giovani non hanno futuro. Le classi dirigenti gliel'hanno confiscato e loro vogliono riappropriarsene. È molto difficile fare spallucce ad una richiesta così corale, che non ha per ora alcuna canalizzazione politica, anzi si colora di antipolitica. Si tratta d'una spinta sociale che però ha trovato uno sponsor fin qui imprevisto ma estremamente autorevole: il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. "Non sappiamo quali ne saranno gli sbocchi" ha detto tre giorni fa dal Dipartimento di Stato "ma sappiamo che questi giovani chiedono futuro e libertà e l'America democratica deve appoggiarli".

E l'Europa? E l'Italia?

* * *

Perciò la risposta che oggettivamente si deve dare agli osservatori distaccati è questa: le forze politiche democratiche, a cominciare dal Pd che è il maggior partito d'opposizione, non possono che stare sulla linea di Barack Obama, il che significa prendere atto che l'asse sociale della politica italiana si è spostato a sinistra. Questo è il senso del risveglio registrato nel primo turno elettorale: uno spostamento sociale a sinistra. A cominciare dai moderati. Le donne e i giovani in particolare. Chiedono futuro e libertà, pane e libertà, diritti e libertà, lavoro e libertà, civismo e libertà. Non sono anarchici. Non sono estremisti. Non sono "contro" ma sono "per".

Il Partito democratico - se vogliamo parlare di una formazione politica che è coinvolta direttamente in queste vicende - sembra aver compreso questi nuovi elementi di realtà e sembra aver deciso, finalmente compatto, in questa decisione, di gettare tutto il peso di cui dispone in questa battaglia.

Rileggete quelle parole sopracitate che terminano sempre con la parola libertà alla quale accoppiano le parole: futuro, pane, lavoro, diritti, civismo. Questo è il programma, questo il percorso, questo dovrebbe essere il patto generazionale che coinvolga le forze sindacali, l'imprenditoria, gli artigiani, le partite Iva, gli agricoltori, gli studenti, i docenti, l'impiego pubblico e privato. Questo è il nuovo blocco sociale.

I moderati innovatori e liberali sono al centro di questo blocco. I moderati conservatori sono contro e per la forza delle cose sono diventati estremisti.

Sapremo domenica prossima chi avrà avuto la meglio questa volta, ma la strada è ormai disegnata.

* * *

Dedico il finale a un problema specifico del quale tuttavia non può sfuggire l'importanza. Si tratta di colmare il vuoto che Mario Draghi lascerà nel prossimo novembre quando assumerà la sua nuova carica di presidente della Banca centrale europea. Chi sarà il suo successore alla Banca d'Italia? L'importanza delle Banche centrali nazionali è molto diminuita in questi ultimi dieci anni. L'intera politica monetaria è passata nelle mani della Bce e con la politica monetaria anche la fissazione dei tassi d'interesse, il tasso di cambio dell'euro e la vigilanza sul sistema bancario europeo nel suo complesso. Alle Banche centrali nazionali (i cui governatori fanno parte del Consiglio della Bce) è rimasta la vigilanza sulle banche del proprio paese sotto la supervisione della Bce e soprattutto la formazione dei quadri e lo studio dei dati strutturali e congiunturali del paese in questione.

Monitoraggio e pilotaggio intellettuale, in costante raccordo con le autorità nazionali preposte alla politica del bilancio, cioè con i rispettivi ministri del Tesoro e delle Finanze.

Non ripeteremo qui ciò che è stato ampiamente scritto nei giorni scorsi a proposito di Mario Draghi. La sua presenza alla Banca d'Italia e la sua presidenza d'un organismo internazionale che ha studiato e messo in opera alcune riforme essenziali per la stabilità dei mercati, sono state il "pedigree" sulla base del quale è stato scelto a guidare la Bce. La nazionalità italiana non gli ha giocato né contro né a favore, a quei livelli la sola nazionalità che conta è quella europea. Avrà un compito delicatissimo in questa fase di crisi perdurante, tra spinte all'inflazione e pericoli di deflazione, acquisti su un mercato aperto di titoli di Stato dei paesi europei, debiti sovrani al limite del "default", politiche tributarie ancora fortemente differenziate e tassi di sviluppo altrettanto divergenti tra i vari paesi.

C'è una sola via ed un solo sovrastante obiettivo da perseguire per chi guida la Bce - oltre alle capacità operative da mettere in campo: accrescere il potere delle istituzioni europee rispetto a quelle nazionali. Draghi ne è perfettamente consapevole e crediamo di sapere che opererà in quella direzione.

Il suo successore a Roma non ha comunque un ruolo secondario. Anzitutto partecipa con i colleghi degli altri paesi dell'euro-gruppo, alle decisioni della Bce. In Italia è il principale interlocutore del ministro dell'Economia.

Le due istituzioni (ministro e governatore) hanno poteri e ruoli autonomi ma convergenti. Non sono subordinati l'uno all'altro mai si muovono comunque all'interno di un sistema che non sopporterebbe scosse violente e comportamenti difformi. Autonomia all'interno del sistema: è un obiettivo indispensabile anche se non facile da raggiungere.

La scelta del nuovo governatore, che dura in carica sei anni, è dunque delicata ed avviene sulla base di una concertazione tra il Presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio, con un decreto da entrambi firmato.

La tradizione consolidata vorrebbe che il governatore sia scelto all'interno dell'Istituto. Luigi Einaudi veniva da fuori, ma fu il primo governatore del dopoguerra ed era ovvio che la scelta non potesse in quel caso che essere esterna. Menichella, Baffi, Ciampi, Fazio, provengono tutti dall'interno dell'Istituto e di fatto anche Carli perché quando fu nominato direttore generale e poi governatore proveniva dalla presidenza dell'Ufficio dei cambi che era posseduto interamente dalla Banca d'Italia.

La sola vera eccezione è stata proprio quella di Mario Draghi.

La tradizione vorrebbe dunque che si scelga all'interno tra i membri del Direttorio, dove non mancano personalità di livello europeo. Per una scelta al di fuori i nomi adeguati non mancano. Spetta comunque a Napolitano e a Berlusconi vagliare le diverse personalità e decidere di conseguenza.

Auguri a loro e al prescelto.

(22 maggio 2011)

 

 

VERSO IL BALLOTTAGGIO

"Non è stato un mio sostenitore"

Pisapia respinge le accuse del Pdl

Appello alla calma del candidato del centrosinistra dopo l'aggressione alla madre dell'assessore

Rizzi e gli scambi di accuse tra opposte fazioni. "Qualcuno ha interesse a far crescere le tensioni"

"Non è stato un mio sostenitore" Pisapia respinge le accuse del Pdl Giuliano Pisapia, candidato sindaco di Milano del centrosinistra

"Assolutamente escludo che un mio sostenitore l'abbia malmenata o spintonata", così Giuliano Pisapia ha commentato l'aggressione denunciata da Franca Rizzi, la militante del Pdl che ha detto di essere stata attaccata e strattonata durante un volantinaggio in via Osoppo. Il candidato del centrosinistra è intervenuto, dopo una giornata di veleni, respingendo le accuse della fazione opposta. "In ogni caso - ha dichiarato l'avvocato rivolgendosi alla signora Rizzi, ricoverata in ospedale - le auguro pronta guarigione", annunciando di impegnarsi affinché cessi "questa tensione, eliminando la possibilità che ci siano altri episodi di violenza".

Una replica che non è piaciuta Ignazio La Russa, convinto delle responsabilità di quanto avvenuto. "Mi spiace per Pisapia, ha detto il ministro della Difesa, "ma l'uomo che ha aggredito la signora "aveva con sé altri militanti di Pisapia e anche lui aveva lo stemma di Pisapia. Tutti insieme avevano dei fischietti, come a dire che erano un gruppo organizzato". E ancora: "Mi sarei aspettato, lo dico sinceramente perché ho sempre stimato Pisapia come persona, che anziché dire 'non sono persone del mio staff', fosse andato dalla signora a chiedere scusa".

Resta alta dunque la tensione nella campagna elettorale lombarda, in attesa del ballottaggio risolutivo che vedrà l'elettorato milanese scegliere tra i due candidati sindaci, Giuliano Pisapia e Letizia Moratti. Un clima preoccupante che spinge Pisapia a chiedere espressamente di smorzare i toni e di abbassare le mani. "La giornata di ieri - ha detto questa mattina a margine di un incontro con i consiglieri comunali e i consiglieri di zona eletti - è stata molto tesa e questo mi dispiace. Farò di tutto perché non avvenga più".

Per questo, Pisapia ha detto chiaramente di avere invitato i suoi sostenitori "addirittura a porgere l'altra guancia qualora fossero provocati o ci fosse addirittura violenza nei loro confronti". Una risposta pacifica agli ultimi attacchi del centrodestra, dopo lo scambio di accuse di aggressioni delle ultime ore.

Incidenti "sgradevoli", dunque, sui quali Pisapia torna per prendere le distanze. "Due dei miei sostenitori sono stati aggrediti e hanno presentato denuncia facendo nomi e cognomi. - ha detto, chiarendo che "l'autorità giudiziaria sta indagando sui fatti". Un atto dovuto per comprendere "le responsabilità ben precise di cui si avrà certezza in tempi molto brevi".

Alla domanda se qualcuno abbia interesse a far crescere la tensione, Pisapia ha poi risposto che "c'è qualcuno che ha interesse". "Certo - ha concluso - non può avere interesse chi è vincente. Ognuno si assume le sue responsabilità. Io continuo a fare appelli alla calma".

Una campagna elettorale ancora in salita quella del candidato sindaco che deve misurarsi con i nodi più 'caldi' della città, a cominciare dall'Ecopass. Un "provvedimento sbagliato da eliminare", così Pisapia è tornato sull'argomento smentendo una volta per tutte di avere intenzione di introdurre un Ecopass da 10 euro per tutti i veicoli. "E' una delle tante invenzioni dell'attuale sindaco, del Pdl e Lega", così l'avvocato ha liquidato la questione, che - a suo giudizio - ha dato risultati negativi sia dal punto di vista del traffico, sia da quello dell'aria pulita".

Pisapia non esclude invece l'ipotesi di una sanatoria sulle multe che Letizia Moratti ha detto essere allo studio. Il sospetto però è che con questa proposta il centrodestra stia tentando di "svendere parte di Milano con fumi e promesse che non saranno mantenute". La sanatoria, comunque, potrebbe essere annoverata tra gli impegni futuri di Pisapia, solo dopo avere verificato le conseguenze di una scelta del genere.

"La nuova amministrazione - ha spiegato Pisapia - affronterà ogni situazione di difficoltà nei rapporti con i cittadini - e tra queste c'è sicuramente quella delle multe arretrate - con la serietà richiesta e non l'approssimazione elettoralistica esibita dalla signora Moratti in questi giorni. Da una prima verifica effettuata risulta che una sanatoria generalizzata sulle multe provocherebbe un buco di bilancio superiore ai 50 milioni di euro e determinerebbe problemi di equità non facilmente risolvibili rispetto a cittadini che hanno già provveduto al pagamento".

La priorità, per la città, resta quella di voltare pagina. "A Milano - ha concluso Pisapia- si può iniziare una nuova fase di dialogo con la città. Ma questo si può fare solo con un nuovo sindaco, non con uno che non ha fatto nulla in cinque anni".

(22 maggio 2011)

 

 

 

CAMPAGNA ELETTORALE

Ministeri al nord, un coro di "no" nel Pdl

Calderoli insiste: "C'è la parola del premier"

I capigruppo Pdl a Camera e Senato: "Meglio conferenze periodiche". Formigoni: "Altre priorità". Polverini e Alemanno: "Non se ne parla neppure" e chiedono "incontro urgente" con Berlusconi. Forza Sud: "Ministeri anche nel meridione". Il presidente del Pd, Rosy Bindi: Una proposta alla Totò. Il ministro per la semplificazione: L'imbarbarimento politico colpa di Fini

Ministeri al nord, un coro di "no" nel Pdl Calderoli insiste: "C'è la parola del premier" Il minsitro Calderoli (Lega) insiste sul sì di Berlusconi ai ministeri al nord

ROMA - Sì va da " è una trovata alla Totò" ad un più serioso "non è certo l'esigenza prioritaria". Nel centro destra e naturalmente nello schieramento di sinistra la proposta Berlusconi-Lega di trasferire due ministeri "di peso" a Milano suscita, di fatto, un coro unanime di "no". Ma Calderoli insiste: "Io sono abituato che nel Pdl

decide Berlusconi e lui ci ha detto di sì, a me questo basta". Il ministro ha poi accusato Fini di essere la causa "dell'imbarbarimento della battaglia politica": "Tutto discende dal tradimento di Fini del luglio scorso, da allora c'è stato un imbarbarimento della politica fatto con i gossip, le inchieste, le indagini giornalistiche". E lo scontro sui ministeri al nord diventa incandescente soprattutto all'interno della maggioranza.

Pdl di Camera e Senato. I capigruppo Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, affossano di fatto la proposta Berlusconi/Lega sul decentramento dei ministeri a Milano: "Il rapporto fra l'attività di governo e il territorio può essere affrontato in modo positivo con conferenze periodiche fatte a Milano e a Roma fra i ministri economici e delle Infrastrutture con i presidenti di Regione e i sindaci dei Comuni capoluogo. In questo modo si possono evitare i complessi problemi istituzionali che il decentramento di alcuni ministeri può porre e invece affrontare positivamente quello del rapporto fra i ministeri

stessi e le realtà territoriali".

Formigoni: non è priorità. E il secondo sostanziale "no" viene dal presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni: "Spostare uno o due Ministeri al Nord qualche vantaggio lo porterebbe. Ma mi sembra molto complesso da realizzare. E poi non è la richiesta più pressante dei nostri imprenditori e dei nostri ceti produttivi".

La Russa: conta quello che si fa, non dove. Per il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, "non è importante dove i ministeri stiano, che stanno a Roma, ma quello che fanno a favore dei cittadini. E i ministeri italiani a favore di Milano credo facciano molto. E' importante cosa si fa", ha chiosato. "Per esempio pochi sanno che il mio ministero ha già una sede a Milano, presso la caserma di piazza Novelli. Io ho un mio ufficio, ma non ho fatto di questo un annuncio particolare", ha ricordato La Russa. "Già da due anni il ministero della Difesa ha una sede distaccata a Milano, senza tanti problemi, solo - ha concluso - per un fatto logistico".

Polverini e Alemanno, incontro con Berlusconi. Anche la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, è contraria al trasferimento a Milano dei ministeri. "O il governo e la coalizione che lo sostiene capiscono che un paese non si può tenere insieme solo puntando sul nord... Oppure non si va da nessuna parte", è il suo avvertimento. Polverini contesta l'annunciato 'trasloco' di due ministeri al nord, annuncia la richiesta congiunta della Regione e del comune di Roma (Alemanno ha definito la proposta una "balla", confermando il secco no di Roma) al premier Silvio Berlusconi di "un chiarimento" e bolla l'ipotesi come "non solo sbagliata, ma assurda: dietro un ministero c'è la vita di intere famiglie".

"La Lega - ha aggiunto Polverini - deve capire che il paese si governa senza penalizzare nessuno. Non è un caso che in questi anni sono nati partiti a marcata vocazione meridionalista. Il premier su questo dovrebbe riflettere". Riflessione che si impone anche per la Lega, visto che le "ultime elezioni segnano uno stop" per il Carroccio. Ora, ha concluso, è il momento di "strillare di meno e mettere in campo proposte serie". Alemanno e la Polverini hanno ratificato ufficialmente, nella serata, la richiesta di un incontro di chiarimento con Berlusconi sulla questione ministeri. Ai due esponenti del Pdl romano ha risposto ancora Calderoli: "Che Alemanno dica di no" alla proposta di spostare due ministeri a Milano "lo posso anche capire, ma è chiaro che l'albero della cuccagna a un certo punto doveva concludersi".

Forza Sud: Allora anche ministeri in meridione. Un no secco viene dai deputati di Forza del Sud: "Il ministro Bossi avvia una raccolta firme per chiedere il decentramento di due ministeri al Nord? La Lega sappia che Forza del sud, nel momento in cui partirà questa iniziativa, ne proporrà una analoga in tutte le città del sud, per decentrare tre ministeri: uno a Napoli, l'altro a Bari ed il terzo a Reggio Calabria". Lo sostiene il deputato Pippo Fallica.

"Se ancora a qualcuno non fosse chiaro - aggiunge - da oggi in poi, se il Norditalia avanzerà delle pretese, il Sud Italia non rimarrà più impassibile. Il tempo del dare è scaduto. E' bene che si avvii, mettendo da parte il populismo elettorale, la stagione della reciprocità". "E comunque - conclude - a parte le provocazioni, per noi l'Italia è una sola: la sua Capitale è Roma e solo lì devono stare tutte le istituzioni di governo nazionale".

Idv: spot elettorale. Scontato il no delle forze d'opposizione. Per il portavoce dell'Idv, Leoluca Orlando, "L'annuncio di un 'decentramento' di alcuni ministeri da Roma a Milano, "è solo uno sciagurato spot elettorale".

Casini: manca la serietà. Secondo Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, "sventolare due ministeri a Milano a una settimana dal voto è un sintomo impressionante di mancanza di serietà. Alemanno, giustamente, le ha definite 'soltanto balle' e mi verrebbe da dire: 'per fortuna', se non fosse che l'Italia sta finendo nel ridicolo".

Il Pd: sembra una gag di Totò. Ironica la presidente del Pd, Rosy Bindi: Che "i ministeri entrino in questo modo nella campagna elettorale" è la prova che il premier è "ridotto come Totò a vendere Fontana di Trevi pur di tenere in piedi una maggioranza agonizzante".

(22 maggio 2011)

 

 

 

ELEZIONI

Faccia a faccia Lettieri-de Magistris

l'ultima sfida si gioca in televisione

L'ultimo confronto alla trasmissione "In mezz'ora" su Rai Tre. Il candidato Pdl: "Ho già chiamato Bertolaso come consulente, non come assessore". Il deputato Idv: "Vicesindaco Pd? Girano tante voci"

di GAIA SCORZA BARCELLONA

Faccia a faccia Lettieri-de Magistris l'ultima sfida si gioca in televisione La trasmissione televisiva di RaiTre

Si sono trovati di nuovo a confrontarsi in tv, con le telecamere puntate 'contro', a una settimana dal ballottaggio. Una battaglia senza esclusione di colpi quella tra Gianni Lettieri e Luigi de Magistris, candidati sindaci per Napoli, giocata questa volta nel teatro della trasmissione "In 1/2h" di RaiTre.

ELEZIONI I risultati del primo turno

Due minuti di risposta ciascuno e il lancio della monetina per l'ultima battuta, queste le due regole dettate dalla conduttrice Lucia Annunziata. Così, de Magistris si è aggiudicato la prima domanda sulle alleanze ed è stato chiamato a sciogliere la questione di un ipotetico vicesindaco targato Pd, in caso di vittoria. "E' falso", ha risposto l'ex magistrato, che ci tiene a dichiararsi ancora una volta il "sindaco di tutti", ma senza confermare alcuna alleanza: "Qui non c'è antipolitica... - ha detto. - Ho parlato a tutto l'elettorato, ho preso voti anche del Pd, di Sel, anche della destra che non si riconosce in Lettieri. Non facciamo apparentamenti formali, dialoghiamo sui programmi, sulla strategia di città, sui contenuti".

"A Napoli girano tante voci, - ha poi aggiunto il candidato sindaco del centrosinistra, alludendo alla scelta del vicesindaco - la realtà sarà che nel momento in cui diverrò sindaco avremo una giunta di donne e uomini onesti, competenti". La scelta finale dunque sarà sua, tiene a precisare.

A smontare lo scenario di un successo elettorale a sinistra ci ha pensato però subito Gianni Lettieri, fiducioso sui risultati. "Non credo ci sia il rischio di perdere elezioni", ha detto in tv, ridimensionando il successo dell'antagonista, sostenendo che "de Magistris ha preso il voto di protesta del Pd". Poi, un rilancio sul suo mandato: "Farò un'assessorato alla famiglia", ha dichiarato il candidato Pdl.

Quanto ai suoi rapporti con il coordinatore campano Nicola Cosentino, Lettieri si è appellato alla Costituzione ricordando la presunzione di innocenza. "E' il coordinatore regionale del Pdl, c'è un giudizio in corso, aspettiamo che sia giudicato dai giudici", ha dichiarato Lettieri. E ha aggiunto: "Io sono stato spinto ad accettare la candidatura da Gianni Letta, di cui mi onoro di essere amico".

"Cosentino - ha concluso Lettieri - ha chiesto il giudizio immediato e non si sottrae al giudizio come qualcun altro con l'immunità. Se dovesse essere condannato, lo condanneremo due volte, perché un uomo pubblico non deve nascondere nulla e perché è condannato".

Poi la trasmissione è proseguita tra attacchi e accuse vicendevoli, già viste e sentite tra i due nei giorni precedenti la prima tornata elettorale. Ora de Magistris chiamato a rispondere sui rapporti con D'Alema, Lettieri sulla questione rifiuti e camorra, connivenza che il candidato Idv non ha esitato a collegare alla politica dell'avversario, il confronto si fa ancora più acceso. Immondizia (tra compostaggio e differenziata), spesa pubblica, tasse e fondi europei le questioni gettate sul tavolo da Lucia Annunziata per animare il confronto tra i due, movimentato anche da qualche battuta ironica (de Magistris: "Lettieri, lo so che tu sei abituato a fare casino, ma fammi rispondere"). Per ciascuno dei problemi più gravi che 'soffocano' la città, dunque, soluzioni differenti e qualche obiettivo condiviso: per esempio, tagliare le spese e ripulire la città. E nonostante si sia parlato di nuove giunte, l'ultimo rush della campagna elettorale non sembra dare grande respiro a programmi e impegni futuri.

La partita continuerà domani, quando i due contendenti a palazzo San Giacomo si confronteranno a "Porta a Porta", in onda alle 23.20 su RaiUno. Ospiti del programma di Bruno Vespa saranno anche Maurizio Lupi e Giuseppe Civati.

(22 maggio 2011)

 

 

 

IL CASO

Se la scuola diventa un campeggio

un istituto su quattro aperto per ferie

In aumento anche del 15% le richieste delle famiglie. Esperti divisi. I Comuni rimettono in funzione anche le vecchie colonie marine e montane, ma gestite da privati

di VERA SCHIAVAZZI

Se la scuola diventa un campeggio un istituto su quattro aperto per ferie

C'è chi si preoccupa per i bambini "chiusi a scuola anche d'estate", chi si arrabbia sul web per quei cento giorni difficilissimi da gestire e chi protesta per i costi (a Bologna gli aumenti, del 20%, sono stati annunciati solo giovedì). Le vacanze scolastiche sono alle porte, tre mesi senza scuola contro una media di 26 giorni di ferie dei genitori che lavorano.

E ai Comuni, con i loro bilanci sempre più zoppicanti, non resta che fare da supplenti nel modo più economico possibile: una scuola su quattro resta aperta, dalle materne alle medie, consentendo così a madri e padri in affanno di continuare fino a fine luglio nella solita routine. Negli ultimi due anni, la richiesta di campi estivi, cioè di un servizio di parcheggio garantito e possibilmente qualificato, è aumentata un po' ovunque in Italia: +10% a Torino e Milano, +5% a Bolzano (dove le attività estive si svolgono soprattutto all'aperto e vantano una lunga tradizione), +15% a Roma e Napoli. Il personale arriva da cooperative e associazioni, perlopiù del mondo cattolico, e il servizio ormai dura fino alla fine di luglio, e in alcuni casi riprende nei primi giorni di settembre.

Ma è giusto far restare bambini e ragazzini tra le mura scolastiche quasi due mesi di più? "La domanda andrebbe posta in un altro modo, e cioè: dove sarebbero altrimenti quei bambini? Soli a casa davanti alla tv, parcheggiati in centri privati non necessariamente migliori, affidati a vicini e parenti? Meglio a scuola, nei parchi e nei musei cittadini, con personale comunque già utilizzato in questo genere di attività", dice Aldo Fortunati, direttore della ricerca dell'Istituto degli Innocenti di Firenze, l'osservatorio nazionale più autorevole in materia di servizi per l'infanzia. Che aggiunge: "Se le scuole materne e quelle elementari non restassero aperte sotto forma di centri estivi, si verificherebbe il paradosso che mentre i nidi per la fascia 0-3 anni funzionano, i bimbi più grandi dovrebbero restare a casa".

Riaprono e tornano a funzionare, sempre con personale esterno, anche le vecchie colonie marine e montane che negli anni scorsi le amministrazioni delle grandi città volevano vendere: in Liguria e in Emilia Romagna per i bimbi milanesi, a Loano per i torinesi, direttamente sui lidi urbani a Napoli, dove il centro Marechiaro offre turni anche in agosto. I dati sul turismo, del resto, dicono che le famiglie tagliano sulle vacanze ma cercano di salvaguardare quelle dei figli: tre giovanissimi italiani su quattro, tra 0 e 15 anni, ne fanno almeno due settimane, uno su sei passa un periodo lontano da casa con persone diverse da papà e mamma. E per molti il campo estivo è la prima occasione per sperimentare la prima notte fuori casa: anche chi resta in città può farlo, come avverrà a Torino da quest'anno, o a Roma al Museo dei Bambini. Per altri bambini, invece, l'estate trascorsa a scuola è un'occasione per approfondire una materia di studio, come a Bologna, dove si organizzano lezioni d'inglese.

Almeno per un mese, comunque, è meglio tenersi alla larga da tutto ciò che assomiglia alla scuola. "Stare con altri bambini in un servizio qualificato non deve essere soltanto un parcheggio ma un ponte tra la famiglia e il mondo - dice Alessandra Arace, professore associato di Psicologia dello sviluppo all'Università di Torino - Poi però bisogna lasciare ai più piccoli anche uno spazio libero, dove giocare e magari annoiarsi e, per un po', sperimentare la solitudine". Attenzione anche alla qualità degli spazi. "Troppe scuole italiane - ha denunciato ieri a Roma Maria Grazia Sapia, responsabile dell'ambiente per la Società italiana di Pediatria - sono mal costruite, male illuminate e prive di spazi all'aperto".

(22 maggio 2011)

 

 

IL RETROSCENA

La Lei furiosa con Minzolini

"Forzatura inaccettabile"

Il direttore generale teme una maxi-sanzione: partono le "interviste riparatrici".E al Tg1 è guerra dei post-it: nella bacheca, vicino alla stanza del giornalista, i messaggi per avere "pluralismo"

di LIANA MILELLA

La Lei furiosa con Minzolini "Forzatura inaccettabile" Lorenza Lei

ROMA - Raccontano a viale Mazzini che il neo direttore generale Lorenza Lei abbia preso la sua prima, grande, arrabbiatura. Di quelle che lasciano il segno. Di quelle che possono pesare pure sul destino di un direttore. Ce l'ha con Augusto Minzolini, la Lei. Il "direttorissimo", come usualmente e affettuosamente lo apostrofa il Cavaliere, da sempre suo estimatore, questa volta l'ha fatta grossa. Perché il suo "comizio" di quattro minuti e nove secondi al Tg1 di venerdì potrebbe costare molto caro alla Rai.

Ma non c'è solo la Lei contro Minzolini. Ci sono anche i suoi giornalisti. Che da ieri hanno cominciato un pellegrinaggio verso la bacheca che sta accanto alla sua stanza, al secondo piano della palazzina di Saxa Rubra, dove venerdì è stato affisso il comunicato di protesta del Cdr. Lì sono cominciati ad apparire dei post-it gialli, con tanto di firma, in cui molti chiedono che il Tg1 torni a essere "quello di prima", un tg che veramente fa servizio pubblico e "garantisce il pluralismo".

Una è la preoccupazione, in queste ore, dei vertici Rai, i quali temono che la trovata di Minzolini possa avere conseguenze economiche gravi. Che, com'è ovvio, visto che i direttori non sono responsabili anche economicamente, ricadrebbero tutte sulle finanze della stessa Rai. Fatti due conti, se già il Tg1 è stato multato per centomila euro per uno sbilanciamento precedente sempre a favore del premier, e quindi è recidivo, stavolta la

cifra potrebbe raddoppiarsi, se non triplicarsi. Sempre che, per dare un segnale definitivo, domani l'Agcom non decida addirittura di utilizzare l'arma letale, quella sospensione delle frequenze che finora non è mai stata usata.

Non ci si arriverà. Ma bisogna partire da qui, da questa paura e dalla possente collera della Lei, per raccontare il sabato di fuoco alla Rai. Da una parte c'è lui, il "colpevole". Dall'altra i vertici. Dall'altra ancora la redazione e il Cdr spaccati. E c'è la corsa disperata a rimettere le carte in regola prima della riunione della commissione dell'Agcom, in cui la maggioranza è tale da non far dormire sonni tranquilli.

Vediamo gli scenari. Nel primo si gioca l'atto d'accusa della Lei contro Minzolini. Un rimprovero secco, il suo. Con tanto di raffronti. Berlusconi che parla pure al Gr e al Tg2, ma viene tenuto nei due minuti e certo non "apre" le due edizioni. Invece ecco l'errore del Tg1. Non solo il "comizio" viene piazzato all'esordio, ma supera i quattro minuti. "È stata una forzatura, un'esagerazione inaccettabile" hanno sentito dire a una Lei su tutte le furie. Minzolini, invece, è tranquillo. Continua a mostrare i suoi dati, contrastando quelli dell'Osservatorio di Pavia. Fa vedere per esempio quelli dell'Usimm, che non registra uno sbilanciamento smaccato a favore di Berlusconi.

Fin qui siamo alle accuse. Ma quello di cui si discute e su cui si lavora affannosamente è come porre un rimedio. Come evitare che domani scatti la punizione esemplare. La strada è solo una. Rimettere le carte apposto. Riequilibrare. Dimostrare che anche gli altri candidati possono fruire dello stesso spazio che ha ottenuto il premier. Ecco, allora, che Vendola compare al Tg1 ieri sera per due minuti. Si pressa Pisapia per averlo stasera sui telegiornali di Rai Uno e Rai Due. Vengono chiamati Bersani e Di Pietro.

L'ora capestro è quella di domani alle 12. Quando si riunirà la commissione Agcom. Su cui, ovviamente, si stanno scaricando pressioni fortissime perché dia un segnale non equivoco, forte, di effettiva garanzia per tutti, tale da stroncare altri "giochi" mediatici. Anche l'Agcom, e lo sa bene il suo presidente Corrado Calabrò, si gioca stavolta una parte della sua credibilità. Per la Rai, il tempo per presentare un pedigree accettabile, è pochissimo. Sarà un weekend di fuoco.

(22 maggio 2011)

 

 

2011-05-21

CAMPAGNA ELETTORALE

Bossi: "Ministeri a Milano". E Berlusconi dice sì

Garimberti (Rai): "Ora spazio agli altri leader"

Il "senatur" della Lega conferma le indiscrezioni sulla mossa per ribaltare il voto e annuncia un comizio a favore della Moratti. Alemanno si ribella e promette battaglia. Famiglia Cristiana attacca "l'arrogante" invasione tv del premier e "il giornalismo che si genuflette". Il presidente della Tv pubblica: "Occorre un riequilibrio" dopo le dichiarazioni a senso unico del Cavaliere

Bossi: "Ministeri a Milano". E Berlusconi dice sì Garimberti (Rai): "Ora spazio agli altri leader" Umberto Bossi

ROMA - E' durata poco l'attesa per la sorpresa annunciata ieri da Roberto Calderoli per ribaltare il voto delle elezioni amministrative a Milano. In un'intervista alla Padania il ministro leghista ha scoperto le carte svelando quelle che secondo il Carroccio saranno le novità in grado di confermare Letizia Moratti a sindaco del capoluogo lombardo. Decentramento dei ministeri, riforma del fisco e Senato federale: ecco, afferma Calderoli, le "prossime mosse" del governo.

L'uscita di Calderoli ha fatto venire allo scoperto lo stesso Umberto Bossi. Decentrare alcuni ministeri a Milano e intervenire sulla pressione fiscale, secondo il leader del Carroccio, "sono tutte e due cose possibili", certo è che "dobbiamo portare i ministeri a Milano e penso ne arriveranno due". Parole che dopo il disimpegno della prima fase della campagna elettorale fanno ora da prologo all'annuncio di una partecipazione in prima persona a sostegno di Letizia Moratti 1. "Sì, mi impegnerò contro Pisapia, perché rischia di trasformare Milano in una zingaropoli", ha affermato Bossi. "Farò almeno un comizio", ha precisato. E la conferma del decentramento ministeriale è venuto dallo stesso Berlusconi, in un intervento a Telelombardia in cui non ha mancato di

attaccare ancora Pisapia 2: "Con Bossi abbiamo pensato di continuare la nostra attività di governo, abbiamo pensato anche a qualche decentramento per alcune funzioni di governo, ci siamo consolidati nella necessità di realizzare la riforma della giustizia, la riforma del fisco e dell'architettura istituzionale dello Stato".

Dal canto suo, il leader leghista è intervenuto anche sulle indiscrezioni sui possibili scenari futuri della maggioranza. "Tremonti è molto amico di Berlusconi, non gli farebbe mai uno scherzo del genere, non accetterebbe", ha sostenuto Bossi rispondendo alla domanda dei giornalisti se il ministro dell'Economia potrebbe sostuire Berlusconi nel ruolo di premier.

Drastico il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, sull'ipotesi di trasferire due ministeri a Milano; "La proposta non c'entra nulla con il federalismo e con l'efficienza amministrativa. Purtroppo c'entra, invece, con l'aggravio della spesa pubblica. Infatti, con il trasferimento di due ministeri al nord non si avrebbe alcun risparmio, in quanto queste strutture non si devono occupare solo di una parte del territorio, ma di tutto il Paese - prosegue il leader Idv - Quindi che senso ha trasferire uffici e personale, con la conseguenza di spendere inutilmente denaro pubblico? è solo una squallida marchetta elettorale".

Il clima all'interno del centrodestra resta comunque teso e la promessa di portare due ministeri da Roma a Milano sembra preludere a nuovi conflitti. L'annuncio di Bossi e Calderoli è stato subito bocciato come "telenovela" dal sindaco della capitale 3 Gianni Alemanno. "Ribadisco che sono pure balle - ha tagliato corto Alemanno - i ministeri da Roma non si muovono. La Lega può fare tutti gli annunci che vuole ma Roma è capitale secondo la Costituzione e tutti i ministeri e le agenzie che hanno sede a Roma non si spostano e il Pdl - e lo stesso premier - sono garanti di questa situazione".

Intanto anche il settimanale cattolico Famiglia Cristiana esprime oggi tutta la sua indignazione per l'occupazione televisiva 4 compiuta l'altra sera da Silvio Berlusconi. Ieri, scrive in un editoriale sul suo sito internet il periodico, "sono state scritte due brutte pagine: una da un primo ministro e proprietario di televisioni che si arroga prerogative inaccessibili agli avversari politici; l'altra da un giornalismo tv che non tiene dritta la schiena ma si genuflette".

Se già il titolo del commento rivela gli umori del giornale ("L'arroganza a reti unificate"), il testo scritto da Giorgio Vecchiato è ancora più duro. Sulle "cinque interviste in un colpo solo" Vecchiato osserva che "è stato lui a imporle. Un primo pacchetto ai tre tg di mediaset, che sono cosa sua sebbene Berlusconi sostenga da sempre di non interessarsi alle sue aziende, almeno in prima persona.

Evidentemente ci sono altre persone cui basta ricevere una telefonata, pronte a obbedir tacendo. Poi i due maggiori tg della Rai, primo e secondo: e qui il discorso, già parecchio delicato, ulteriormente si complica".

Si complica, aggiunge Famiglia Cristiana, perché "esiste una Agcom che dovrebbe fissare le regole della comunicazione e, in caso di irregolarità, punire gli inadempienti. Già il fatto che il premier irrompa nella campagna per Milano e Napoli usando le reti di sua proprietà dovrebbe far ricordare che c'è un piccolo inciampo, chiamato conflitto di interessi. Ma tutti zitti. E lo stesso, ciò che è peggio, per le reti a canone. Pare che la commissione debba riunirsi mercoledi prossimo, lasciando che nel frattempo Berlusconi faccia altri monologhi davanti a reverenti cronisti".

E sulla polemica della "maratona" televisiva del premier è intervenuto anche il presidente della Rai, Paolo Garimberti: "Serve un riequilibrio tempestivo per dare spazio a punti vista di candidati o leader di partiti diversi da quello del presidente del consiglio. Un conto è dare una notizia, e il primo commento del Presidente del Consiglio ai risultati delle amministrative certamente lo era. Altro discorso - dice Garimberti - è consentire che questa notizia diventi poi una sorta di comizio, per giunta senza un'adeguata compensazione con opinioni di altri candidati. Questo - ed è ben noto - nessun giornalista dovrebbe mai permetterlo, meno che mai i giornalisti del servizio pubblico che devono sempre avere chiara la missione fondamentale che è affidata loro: informare e dare al cittadino la possibilità di avere un panorama completo delle opinioni. Alla luce di quanto accaduto, è necessario che la Rai - per adempiere appieno alla sua missione di Servizio Pubblico - riequilibri tempestivamente - conclude il presidente - dando spazio, sui temi delle amministrative, a punti di vista di candidati o leader di partiti diversi da quello del Presidente del Consiglio".

Intanto si è appreso che il premier sarà di nuovo in tv, mercoledì 25, a "Porta a Porta", per un faccia a faccia con tre giornalisti che gli porranno una serie di domande. Il giorno precedente, martedì 24, è prevista la presenza di Antonio Di Pietro. Bersani, leader del Pd, ha declinato l'invito, mentre invece lunedì saranno in trasmissione, per gli incontri dedicati ai ballottaggi, Gianni Lettieri (Pdl) e Luigi De Magistris (Idv-sinistra).

(21 maggio 2011)

 

 

VERSO IL BALLOTTAGGIO

La sorpresa per portare voti alla Moratti

in arrivo una maxisanatoria per le multe

Sarebbe il progetto annunciato dal ministro Calderoli e messo a punto da Berlusconi e Bossi

per convincere i milanesi a tornare al voto per il ballottaggio scegliendo il sindaco uscente

La sorpresa per portare voti alla Moratti in arrivo una maxisanatoria per le multe

Una maxi-sanatoria sulle contravvenzioni prese in città. Potrebbe essere questa la 'sorpresa' elettorale annunciata nei giorni scorsi dal ministro della semplificazione Roberto Calderoli e messa a punto da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi in vista del ballottaggio per il sindaco di Milano. L'indiscrezione spopola sui blog e viene rilanciata con evidenza da 'ilpolitico.it' secondo cui a lasciarsi sfuggire il contenuto dell'iniziativa sarebbe stato il presidente del consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni, durante un dibattito su una Tv locale.

Con la maxi sanatoria il sindaco uscente Letizia Moratti, conterebbe di convincere i milanesi a spostare su di lei il proprio voto e recuperare così gli oltre sei punti percentuali di svantaggilo che la separano da candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia.

(21 maggio 2011)

 

 

L'ACCUSA

Premier in tv, il Pd attacca

"Giù gli ascolti per quei comizi"

Sassoli: "Flop del premier in tutti i telegiornali. Al Tg1 mezzo milione di spettatori in meno rispetto all'edizione di giovedì". L'opposizione, radunata davanti all'Agcom, presenta tre esposti all'autorità giudiziaria

Premier in tv, il Pd attacca "Giù gli ascolti per quei comizi"

ROMA - Non bastavano Pisapia, Bersani, il Presidente della Rai, l'Agcom e Famiglia Cristiana. La maxi esposizione mediatica 1 di Silvio Berlusconi su quasi tutti i telegiornali nazionali non è piaciuta anche a qualcun altro: il pubblico televisivo. E' questa l'accusa lanciata - darti alla mano - da alcuni esponenti del partito democratico, presenti stamane al presidio organizzato davanti alla sede dell'Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni.

A fare i conti in tasca dell'insuccesso di share del premier è David Sassoli, ex giornalista Rai ed europarlamentare democratico. "583 mila spettatoti in meno per il Tg1 rispetto all'edizione del giorno precedente, 188 mila per il telegiornale di Raidue", spiega dati dell'Auditel alla mano. Calo dei telespettatori anche per le tv di proprietà del premier. Rete4 passa dal 6,1% del giorno prima al 5,8. Studio Aperto dal 9,8 all'8,8. Segno meno anche per il Tg5, con 20 mila spettatori in meno rispetto all'edizione di giovedì. "Dopo il flop elettorale c'è stato il flop televisivo", dice Sassoli. "La Rai non può far finta di niente. C'è stato un sopruso e un'invasione del premier. La presidente Lei deve dire che cosa ne pensa".

Più spazio di Napolitano. Sassoli ha poi criticato anche il tempo concesso al Presidente

del Consiglio nella sua intervista al telegiornale di Augusto Minzolini. "Il premier ha preso uno spazio pari a 3,34 minuti, una pezzatura che al Tg1 non c'è mai stata. Quando ci fu l'intervista al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - ha aggiunto il giornalista - non superammo i due minuti e mezzo".

Sono stati tre gli esposti all'autorità giudiziaria presentati dalle opposizioni. Uno per violazione della par condicio, visto che "Berlusconi ha parlato di Pisapia e di Milano, con dietro il proprio simbolo", spiegano i democratici, uno sul conflitto d'interessi e un ultimo sui tempi dell'esposizione mediatica.

(21 maggio 2011)

 

 

 

LA POLEMICA

Lega: "Ministeri da Roma a Milano"

E Alemanno attacca. "Tutte balle"

Calderoli rilancia la vecchia proposta della Lega. E scatena le polemiche. Secco altolà del sindaco: "Il premier è d'accordo con me". La Polverini: "Proposta insensata". L'opposizione: "Pajata amara per il primo cittadino". Zingaretti: "I cittadini di Roma e Milano non si facciano prendere in giro"

Lega: "Ministeri da Roma a Milano" E Alemanno attacca. "Tutte balle" Il pranzo della pajata con Polverini, Bossi e Alemanno

Decentramento dei ministeri, due a Milano e forse uno a Napoli. Umberto Bossi e Roberto Calderoli, rilanciano in piena campagna elettorale un vecchio tormentone del Carroccio. E tanto basta a far ripartire la polemica, con le opposizioni che si ribellano. "Ad Alemanno il pranzo con la pajata continua ad andare di traverso, davvero una pajata amara", afferma il senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo, segretario della Commissione Affari Europei e dirigente del partito nella Capitale. Ma non solo: a farsi sentire sono anche il sindaco di Roma e il governatore del Lazio.

"Porteremo due ministeri a Milano. Doveva arrivare la Lega - ha detto il senatùr - perché questo sogno si realizzasse". A illustrare l'intero 'progetto', dalle colonne della 'Padania, è il ministro della Semplificazione che spiega gli step del cosiddetto 'cambio di passo' che la Lega ha chiesto al governo e di cui fanno parte anche, spiega, riforma del fisco e delle istituzioni, con la creazione del senato federale. Parole che arrivano all'indomani dell'annuncio, fatto dallo stesso Calderoli, di una "sorpresa" che Umberto Bossi e Silvio Berlusconi dovrebbero lanciare la settimana prossima, nel rush finale della campagna elettorale per i determinanti ballottaggi di Milano e Napoli.

Contro l'ipotesi di far traslocare i ministeri si schiera l'opposizione. "La proposta di trasferire due ministeri a Milano non c'entra nulla con il federalismo e con l'efficienza amministrativa - spiega dice il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro - Purtroppo c'entra, invece, con l'aggravio della spesa pubblica. Infatti, con il trasferimento di due ministeri al nord non si avrebbe alcun risparmio, in quanto queste strutture non si devono occupare solo di una parte del territorio, ma di tutto il paese. Quindi che senso ha trasferire uffici e personale, con la conseguenza di spendere inutilmente denaro pubblico? E' solo una squallida marchetta elettorale". "Delle parole del Pdl e della Lega non ci fidiamo, come non si fidano più i cittadini che sono stufi di vedere una classe dirigente al governo di città importanti come Roma e Milano annunciare cose così diverse e venire ai ferri corti sull'ipotesi di trasferire al nord i ministeri", aggiunge Michele Meta, del Pd.

Ma l'altolà più forte arriva proprio da due rappresentanti 'romani' della maggioranza. Il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, non ci gira attorno e parla di "balle" fatte per "speculazione elettorale" e assicura che sul punto il premier è d'accordo con lui. "Possono fare tutti gli annunci e i lanci che vogliono ma - ha sottolineato - Roma è Capitale, secondo costituzione e i ministeri e tutte le agenzie che hanno sede a Roma non si spostano e non si possono spostare". E anche per il capogruppo Pdl dell'Assemblea capitolina Luca Gramazio, quella della lega è una "boutade elettorale, ormai un po' demodè, da parte della Lega".

Critiche arrivano anche dalla Regione. La governatrice Renata Polverini parla di "proposta insensata". "La Lega - dice - insiste su un falso problema. Capisca piuttosto che in questo momento, anche alla luce dei risultati elettorali, non serve ed è solo dannosa questa politica di divisione del Paese". Sulla stessa lunghezza d'onda il vice-presidente della Regione Lazio Luciano Ciocchetti: "La decisione di trasferire due ministeri a Milano ufficializzata questa mattina da Bossi è ridicola e non sarà mai attuata. Neppure i cittadini di Milano ci credono e sanno bene che sono promesse elettorali".

"La richiesta di decentrare alcuni ministeri da Roma appare come irricevibile oltre che foriera di nuovi sprechi - rimarca Francesco Pasquali, capogruppo di Futuro e Libertà alla Pisana - Ci troviamo di fronte all'ennesimo tentativo di aggredire la Capitale in nome di un campanilismo che, tra l'altro, comincia a perdere colpi. Le istituzioni del nostro territorio devono dimostrare compattezza per fermare il tanto auspicato 'sacco di Roma'".

Fa sentire la propria voce anche il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti: "Vorrei fare un appello ai cittadini romani e milanesi a non farsi prendere in giro su questo progetto di spostare i ministeri dalla Capitale. Si tratta infatti di una proposta che autorevoli esponenti del centrodestra e della Pdl sbandierano a Milano, mentre a Roma altri autorevoli esponenti la bocciano con forza".

(21 maggio 2011)

 

 

 

 

CAMPAGNA ELETTORALE

La sorpresa di Bossi: "Due ministeri a Milano"

Alemanno insorge: "Balle, non si muove nulla"

Il leader della Lega conferma le indiscrezioni sulla mossa per ribaltare il voto e annuncia un comizio a favore della Moratti. Il sindaco di Roma promette però battaglia. Famiglia Cristiana attacca "l'arrogante" invasione tv di Berlusconi e "il giornalismo che si genuflette"

La sorpresa di Bossi: "Due ministeri a Milano" Alemanno insorge: "Balle, non si muove nulla" Umberto Bossi

ROMA - E' durata poco l'attesa per la sorpresa annunciata ieri da Roberto Calderoli per ribaltare il voto delle elezioni amministrative a Milano. In un'intervista alla Padania il ministro leghista ha scoperto le carte svelando quelle che secondo il Carroccio saranno le novità in grado di confermare Letizia Moratti a sindaco del capoluogo lombardo. Decentramento dei ministeri, riforma del fisco e Senato federale: ecco, afferma Calderoli, le "prossime mosse" del governo.

L'uscita di Calderoli ha fatto venire allo scoperto lo stesso Umberto Bossi. Decentrare alcuni ministeri a Milano e intervenire sulla pressione fiscale, secondo il leader del Carroccio, "sono tutte e due cose possibili", certo è che "dobbiamo portare i ministeri a Milano e penso ne arriveranno due". Parole che dopo il disimpegno della prima fase della campagna elettorale fanno ora da prologo all'annuncio di una partecipazione in prima persona a sostegno di Letizia Moratti. "Sì, mi impegnerò contro Pisapia, perché rischia di trasformare Milano in una zingaropoli", ha affermato Bossi. "Farò almeno un comizio", ha precisato.

Il leader leghista è intervenuto anche sulle indiscrezioni sui possibili scenari futuri delal maggioranza. "Tremonti è molto amico di Berlusconi, non gli farebbe mai uno scherzo del genere, non accetterebbe", ha sostenuto Bossi rispondendo alla domanda dei giornalisti se il ministro dell'Economia potrebbe sostuire Berlusconi

nel ruolo di premier.

Il clima all'interno del centrodestra resta comunque teso e la promessa di portare due ministeri da Roma a Milano sembra preludere a nuovi conflitti. L'annuncio di Bossi e Calderoli è stato subito bocciato come "telenovela" dal sindaco della capitale Gianni Alemanno. "Ribadisco che sono pure balle - ha tagliato corto Alemanno - i ministeri da Roma non si muovono. La Lega può fare tutti gli annunci che vuole ma Roma è capitale secondo la Costituzione e tutti i ministeri e le agenzie che hanno sede a Roma non si spostano e il Pdl - e lo stesso premier - sono garanti di questa situazione".

Intanto anche il settimanale cattolico Famiglia Cristiana esprime oggi tutta la sua indignazione per l'occupazione televisiva compiuta l'altra sera da Silvio Berlusconi. Ieri, scrive in un editoriale sul suo sito internet il periodico, "sono state scritte due brutte pagine: una da un primo ministro e proprietario di televisioni che si arroga prerogative inaccessibili agli avversari politici; l'altra da un giornalismo tv che non tiene dritta la schiena ma si genuflette".

Se già il titolo del commento rivela gli umori del giornale ("L'arroganza a reti unificate"), il testo scritto da Giorgio Vecchiato è ancora più duro. Sulle "cinque interviste in un colpo solo" Vecchiato osserva che "è stato lui a imporle. Un primo pacchetto ai tre tg di mediaset, che sono cosa sua sebbene Berlusconi sostenga da sempre di non interessarsi alle sue aziende, almeno in prima persona.

Evidentemente ci sono altre persone cui basta ricevere una telefonata, pronte a obbedir tacendo. Poi i due maggiori tg della Rai, primo e secondo: e qui il discorso, già parecchio delicato, ulteriormente si complica".

Si complica, aggiunge Famiglia Cristiana, perché "esiste una Agcom che dovrebbe fissare le regole della comunicazione e, in caso di irregolarità, punire gli inadempienti. Già il fatto che il premier irrompa nella campagna per Milano e Napoli usando le reti di sua proprietà dovrebbe far ricordare che c'è un piccolo inciampo, chiamato conflitto di interessi. Ma tutti zitti. E lo stesso, ciò che è peggio, per le reti a canone. Pare che la commissione debba riunirsi mercoledi prossimo, lasciando che nel frattempo Berlusconi faccia altri monologhi davanti a reverenti cronisti".

(21 maggio 2011)

 

 

ELEZIONI

Giovanardi: "De Magistris è per i femminielli

e Pisapia vuole la droga libera"

In un'intervista su Youtube, il sottosegretario alla famiglia a ruota libera sui candidati sindaci a Napoli e Milano. "Vogliono diritti per i gay, e chi non è omosessuale verrebbe discriminato. A Milano, si farebbero gli interessi della criminalità". Gasparri: "Potrebbero arrivare in giunta ex terroristi". L'Italia dei valori: "Solo calunnie"

Giovanardi: "De Magistris è per i femminielli e Pisapia vuole la droga libera" Luigi De Magistris

ROMA - Tra percentuali in bilico e mancate indicazioni di voto, Carlo Giovanardi ha delle certezze. Intervistato da Klaus Davi, il sottosegretario alla famiglia del Pdl ha detto la sua sulle future politiche amministrative di De Magistris e Pisapia, dopo le eventuali vittorie ai ballottaggi. Su De Magistris in particolare, Giovanardi ha le idee chiare, soprattutto in tema di assistenza alle famiglie: "Non escludo affatto che nell'improbabilissima eventualità che diventasse sindaco, De Magistris favorirà femminielli, gay e trans riconosciuti attraverso registri che ne legittimino le unioni, e discriminerà sul piano dei servizi sociali le famiglie con figli", ha dichiarato il sottosegretario. Che prosegue: "L'ex magistrato ha detto chiaramente che per lui non ci sono unioni di serie A e di serie B e che è favorevole ai matrimoni omosex, e che li metterebbe sullo stesso piano delle famiglie riconosciute dalla Costituzione".

VIDEO: Giovanardi da Klaus Davi 1

Ce n'è anche per Pisapia, al ballottaggio con Letizia Moratti a Milano: "Pisapia vuole liberalizzare cannabis e marijuana, ma così finirebbe con l'aumentare il giro d'affari della criminalità organizzata". Secondo Giovanardi, le politiche di Pisapia porterebbero molti giovani nel "tunnel della droga": "E

chiaro che se i giovani si avvicinano alla droga e cadono nei meccanismi di dipendenza aumenta il numero delle persone che diventano vittime. Esattamente l' obiettivo della criminalità organizzata, far cadere i giovaninel tunnel della droga, perché si garantiscono clienti per i prossimi venti anni".

"Famiglie discriminate". Giovanardi sottolinea di non discriminare gli omosessuali, ma che i due candidati sindaci hanno un'idea della famiglia diversa dalla sua. "Non temo la loro politica filo gay. Io non sono anti gay. Ma va evidenziato che con Pisapia e De Magistris, il riconoscimento delle unioni gay porterebbe a conseguenze discriminatorie per centinaia di migliaia di famiglie di Napoli e Milano". Secondo Giovanardi, le priorità degli eventuali nuovi sindaci sarebbero insomma famiglie omosessuali e droghe leggere: "Con loro sindaci, le case e i servizi sociali dei comuni darebbero priorità a queste nuove forme di unioni e matrimoni gay, e non alle famiglie riconosciute dalla Carta. Per esempio cambierebbero i criteri nell'assegnazione delle case, e decine di migliaia di famiglie colpevoli di non essere gay finirebbero in fondo alle priorità degli amministratori".

Gasparri: "Potrebbero arrivare in giunta ex terroristi". Sempre intervistato da Klaus Davi, Maurizio Gasparri ha dichiarato: "Se diventerà sindaco, non escludo affatto che Pisapia possa nominare come assessori persone provenienti da ambienti estremisti e vicini ai centri sociali o ex appartenenti al terrorismo. Nel passato alcuni del partito di cui ha fatto parte Pisapia tentarono di nominare Susanna Ronconi, ex brigatista, consulente del ministro Ferrero. E' vero che si è trattato di persone uscite dal terrorismo però non mi pare sia stato dato un bell'esempio".

Idv: "Calunnie". Il portavoce dell'Italia dei valori Leolouca Orlando risponde a Giovanardi con una nota: "Da questo governo estremista continuano ad arrivare calunnie e insulti a De Magistris e Pisapia. Viene da chiedersi cosa abbia di cattolico Giovanardi quando, imitando la peggiore Santanchè, praticamente dà del trafficante di droga a Pisapia e del razzista a De Magistris". "Con questi pasdaran allo sbaraglio capeggiati dal premier, l'esecutivo Berlusconi dimostra di essere arrivato alla frutta e consegna la vittoria ai ballottaggi al centrosinistra che, invece, parla ai cittadini con programmi senza insultare e calunniare gli avversari politici".

(21 maggio 2011)

 

 

VERSO IL BALLOTTAGGIO

Pisapia: "Una vergogna il premier

che invade le tv per dire menzogne"

Il candidato sindaco del centrosinistra critica il presidente del consiglio che ha utilizzato le reti

televisive per accusarlo di voler aumentare le tasse e di avere intenzione di bloccare Expo 2015

Pisapia: "Una vergogna il premier che invade le tv per dire menzogne" Pisapia inconta i cittadini di via Salomone

"Credo che sia una vergogna che il presidente del Consiglio utilizzi il suo potere, e la Rai gli dia tanto spazio, per raccontare quelle menzogne che ha raccontato in cinque canali tv": così il candidato sindaco del centrosinistra a Milano, Giuliano Pisapia, ha commentato l'offensiva del premier che lo ha accusato di voler aumentare le tasse e bloccare l'Expo.

"Sono convinto - ha aggiunto Pisapia a margine di un incontro nel quartiere milanese di Quinto Romano - che i milanesi conoscano la realtà in cui vivono. Sanno come sono stati trattati in questi cinque anni e non si faranno ingannare". "Chiunque - ha concluso il candidato del centrosinistra - può verificare nel mio programma che quanto hanno detto dal centrodestra sono menzogne, mentre dovrebbero rispondere ai cittadini coloro che hanno governato la città e che non hanno dato nessuna risposta ai milanesi e non sono riusciti ad avere un dialogo, perché non hanno voluto, con chi vive situazioni di degrado che sono presenti in tutti i quartieri".

(21 maggio 2011)

 

 

 

IL CASO

Pisapia sventa furto d'auto

e fa arrestare il rapinatore

Il candidato sindaco, dopo le accuse lanciate dalla Moratti, oggi è intervenuto con il suo staff per difendere

una donna che cercava di difendere la sua vettura da un tossicodipendente che voleva impadronirsene

Pisapia sventa furto d'auto e fa arrestare il rapinatore Pisapia durante un incontro con gli elettori

Giuliano Pisapia è arrivato in leggero ritardo all'appuntamento di questa mattina con i cittadini a Quinto Romano perché ha sventato un furto d'auto e una tentata rapina. Il candidato sindaco del centrosinistra, che in un confronto tv era stato accusato dal sindaco uscente Letizia Moratti di essere stato amnistiato (e non assolto come in realtà) per un furto d'auto, mentre passava con l'auto in via Vincenzo Monti insieme al suo staff ha sentito una donna urlare e chiedere aiuto e si è precipitato con i suoi collaboratori.

Loro stessi hanno raccontato che vedendo la signora che cercava di far scendere un uomo da un'utilitaria inizialmente hanno pensato che si trattasse di una lite fra fidanzati. Poi hanno capito che l'uomo, un trentenne visibilmente alterato, le aveva preso la borsa, era salito in auto e cercava di sottrarle la vettura. Così lo hanno fatto scendere mentre arrivavano altre persone. L'uomo comunque è riuscito a divincolarsi e a scappare.

La tentata rapina che ha visto tra i protagonisti positivi anche il candidato sindaco Giuliano Pisapia, che ha contribuito a sventarla insieme ad alcuni suoi sostenitori, si è conclusa con l'arresto del rapinatore da parte della polizia. Si tratta di un tossicodipendente di 36 anni, che dopo essere riuscito a divincolarsi dal capannello di cittadini che ne ha bloccato l'azione è fuggito ma è stato bloccato in una traversa di via Vincenzo Monti da una pattuglia di motociclisti, le 'Nibbio'. La donna aggredita, di 46 anni, stava andando a lavoro ed era scesa dalla sua auto, un'utilitaria, per citofonare. In quel momento lo sconosciuto ha cercato di portargliela via.

(21 maggio 2011)

 

 

 

2011-05-20

ELEZIONI

Berlusconi in televisione e in radio

"Il Pdl è il primo partito italiano"

Il premier a tutto campo ha iniziato la sua maratona televisiva e radiofonica: "Milano non sarà data in mano alle bandiere rosse dei centri sociali. A Napoli stiamo abbattendo un vecchio sistema di potere, quello dei no a tutti i cambiamenti". L'alleanza Pdl Lega è l'unica maggioranza possibile di governo. Duro attacco al Fli e al Pd: "Il partito di Fini ha dimostrato la sua irrilevanza". "Il Partito Democratico ha perso il 5 %, non ha motivi di cantar vittoria".

Berlusconi in televisione e in radio "Il Pdl è il primo partito italiano"

ROMA - Il vero risultato delle elezioni amministrative è che il Pdl è il primo partito italiano. Lo ha detto il premier aprendo la sua raffica d'interventi su tutte le televisioni pubbliche e private, una vera e propria maratona cominciata con studio Aperto 1 e che proseguirà con tutte le altre emittenti, nel corso della serata e nei prossimi giorni. E a questa maggioranza, ha aggiunto Berlusconi, non c'è alternativa. "L'alleanza tra Pdl e Lega è l'unica in grado i di esprimere un governo stabile e credibile. Non c'è nessuna possibilità di una maggioranza alternativa alla nostra. A sinistra, come si vede nel capoluogo lombardo, prevalgono solo gli estremisti. "Il dato di Milano ci dice che i milanesi non hanno premiato nè il Pd nè il terzo polo: il risultato vero è che il Pdl resta il primo partito in Italia e che alleanza Pdl-Lega e l'unica in grado di esprimere governo stabile e credibile. A sinistra predominano gli estremisti e dunque non c'è nessuna possibilità che esista una maggioranza alternativa alla nostra" .

Per questo, a Milano, ha continuato il presidente del Consiglio, "sono in campo come cittadino. Anche perché i cittadini sono turbati dalla presenza di manifesti con la Falce e Martello". "L'Expo è il futuro di Milano, eppure all'interno della sinistra ci sono i comitati del

no", questo significa che se vincesse Pisapia, l'Expo sarebbe "a rischio", ha sottolineato il premier. "Sono convinto che tanti milanesi come me sono rimasti turbati dalle bandiere rosse dei centri sociali che hanno festeggiato il risultato del primo turno a Milano. Sono convinto che i milanesi non vogliono che Milano vada in mano agli estremisti della sinistra". "Da milanese dico che i miei

concittadini sono persone molto concrete e sapranno scegliere tra quanto fatto e garantire di fare la giunta Moratti contro il rischioso programma della sinistra". "La giunta Moratti - spiega - sta portando avanti un piano per 30mila nuovi alloggi a condizioni di favore per i ceti più deboli e realizzerà tre milioni di metri quadrati di verde in più senza costi per la collettività". Senza contare, ha aggiunto, "due linee della metro" in più, osteggiate dai "comitati" di sinistra. La storia di Milano - ha detto il premier - non può finire nelle mani della sinistra estrema che punta solo ad aprire moschee e campi rom, che vuole permettere la costruzione ovunque di baracche degli zingari, invece di pensare ai problemi veri della città". "Spiegheremo ai milanesi il

programma di un sindaco sostenuto dalla sinistra estrema e integralista, un programma incompatibile non solo con l'Expo 2015 ma dannoso per famiglie ed imprese perchè prevede più tasse, un grande centro islamico, il voto amministrativo agli immigrati, il blocco degli sgomberi dei rom e il riconoscimento agli zingari 2della possibilità di autocostruzione".

Secondo quanto si dice negli ambienti del Pdl, Berlusconi starebbe anche per annunciare, nelle prossime ore, una "no tax area" per il capoluogo lombardo, una sorta di "paradiso fiscale" tutto milanese.

Ma Berlusconi, parlando al Gr1, ha dovuto ammettere la debacle nel capoluogo lombardo. "E' stato un risultato inaspettato, anche per quello che dicevano i sondaggi - aggiunge - e ha condizionato negativamente l'analisi del voto che invece al primo turno è stato complessivamente soddisfacente per noi". "I moderati di Milano,comunque - ha detto ancora il premier - avrebbero potuto votare per il 'Terzo Polo' e invece hanno scelto il Pdl confermandolo come prima forza politica della città".

"A Napoli il risultato del Pdl è buono se si considera che bisognava scardinare sistema di potere e di clientele che ha governato per 18 anni in modo disastroso e che si è di nuovo tutto schierato per appoggiare il candidato della sinistra estrema", ha aggiunto ancora Berlusconi davanti alle telecamere di Studio Aperto. "E la sinistra estrema dice no al termovalorizzatore, è la vecchia cultura del no che ha bloccato Napoli e tutta l'Italia".

Il premier ha attaccato il candidato dell'Idv, De Magistris: "è una semplice copertura del vecchio sistema di potere e di clientele che ha governato la città". " A Napoli il Pdl ha avuto un buon risultato e Lettieri - afferma il presidente del Consiglio - è un imprenditore che può favorire la soluzione a problemi come quello dei rifiuti e per far tornare Napoli ad essere una capitale europea". "A Napoli siamo in vantaggio", ha sottolineato ancora il premier, mentre "la sinistra estrema ha portato al ballottaggio un magistrato d'assalto, uno dei tanti magistrati giustizialisti entrati in politica con la sinistra".

Non sono mancate le accuse al Fli di Gianfranco Fini: "Le elezioni amministrative sono state il certificato di irrilevanza del Terzo polo". Ed anche quelle, naturalmente, al Pd: "Trovo paradossale che il Pd canti vittoria quando invece ha perso il 5% rispetto alle precedenti elezioni comunali".

Berlusconi ha però lanciato un amo all'Udc: "L'Udc ha risultati decenti nei posti dove si è alleato con noi".

E subito, sono arrivate le controrisposte del Partito Democratico: "Non siamo in Bielorussia". Così il

segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si è rivolto al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, criticandone l'invasione delle testate televisive in vista dei prossimi ballottaggi per le elezioni amministrative. A tal proposito, a margine di una iniziativa a Bologna, il segretario Pd ha criticato il fatto che Berlusconi intenda "mettere la faccia quando vuole lui nei telegiornali di questo Paese". "Se Berlusconi vuole andare in

tv, a Ballarò o dove vuole lui - ha affermato Pierluigi Bersani - andiamo lui ed io: va benissimo. Sennò al mio posto vanno De Magistris, Pisapia, gli altri candidati, perchè stiamo parlando di Comuni: questa è la nostra posizione". Intanto, il Pd domani andrà a manifestare sotto la sede dell'Agcom per "impedire che il presidente del Consiglio invada tutte le televisioni e le radio senza alcun controllo". "Non è accettabile che

l'Autorità garante delle comunicazioni abbia annunciato che si riunisce mercoledì. A babbo morto", ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, "Noi abbiamo saputo che Berlusconi intende invadere le testate televisive e le trasmissioni varie e sappiamo che, al solito, queste testate televisive e trasmissioni varie si piegano alle esigenze del capo. Noi - ha ammonito - non siamo d'accordo, non accettiamo di dare alibi a una vergogna di questo genere". A tale riguardo, ha sottolineato ancora Bersani, "domani ci sarà un presidio davanti all'Autorità garante delle comunicazioni a Roma".

"Gli elettori del Terzo Polo, determinanti con la loro scelta per i ballottaggi di Milano e Napoli, accoglieranno male l'espressione arrogante del premier Berlusconi nei loro confronti": è la replica del leader di Alleanza per l'Italia, Francesco Rutelli, alle dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio. "Credo - conclude Rutelli - sia un altro autogol".

Ancora più dura la risposta dell'Idv, per bocca del leader Antonio Di Pietro: "Quella di Berlusconi in tv "è la

classica offensiva di chi, chiuso nel bunker, non si rende conto che non ha più la fiducia degli elettori e pensa che se parla lui tutti lo ascoltano. Ma ormai è chiaro che l'era berlusconiana è finita".

Commento simile anche da Fini: "Quello che è accaduto a Milano alle amministrative avrà inevitabilmente delle conseguenze perchè Berlusconi aveva chiesto il referendum su se stesso e lo ha perso, e non solo perchè le preferenze si sono dimezzate". "Berlusconi - ha aggiunto il presidente della Camera dei deputati - dovrebbe riflettere sul fatto che fino al voto di domenica era considerato colui che bastava apparisse e mettesse la mano sul la testa del candidato affinchè diventasse predestinato alla vittoria. Ma oggi c'è l'imbarazzo, a Milano, sulla opportunità di far fare i comizi. E' cambiato tutto".

E sulla "no tax area" per le imprese che investono a Milano c'è stata anche la presa di posizione di Enrico Letta, vicesegretario del Pd: "L'annuncio che Berlusconi si prepara a fare, con il quale intende promettere niente tasse a Milano, è l'ultimo fuoco d'artificio. Con le polveri bagnate".

(20 maggio 2011)

 

 

Diretta

Parte l'offensiva in tv del Cavaliere

Calderoli: "Sorpresa da lui e Bossi"

Parte l'offensiva in tv del Cavaliere Calderoli: "Sorpresa da lui e Bossi"

Raffica di interviste televisive per Silvio Berlusconi, che in vista dei ballottaggi per le amministrative, ha registrato nel tardo pomeriggio almeno cinque interviste per altrettanti telegiornali. Fli: "Non ci schieriamo ai ballottaggi"

(Aggiornato alle 19:34 del 20 maggio 2011)

19:34 Merlo: "Par condicio sospesa?" 61 – "L'annuncio del Presidente del Consiglio di partire con una raffica di dichiarazioni televisive in vista del ballottaggio di domenica prossima denota, ancora una volta, qual è la concezione che da quelle parti hanno dell'informazione televisiva: una visione semplicemente proprietaria. Alla faccia della par condicio, dei richiami dell'Agcom, delle direttive dell'azienda e della Commissione di Vigilanza. Ma le regole per il centro destra, in campo televisivo, sono solo più un semplice optional che si possono tranquillamente aggirare e rinnegare". Lo dichiara in una nota Giorgio Merlo, deputato del Pd e vice presidente della commissione di Vigilanza Rai.

19:29 Boniver: "Cesa incomprensibile" 60 – "Incomprensibile l'ultimatum di Cesa ai suoi uomini che rischiano l'espulsione se votano Lettieri a Napoli. Evidentemente c'è un elettorato Udc che può votare e governare con il centrodestra alla regione ed un altro elettorato che non può votare a quelle comunali. Siamo al day by day". Lo ha detto l'on. Margherita Boniver, deputato del Pdl e presidente del comitato Schengen.

19:28 Berlusconi: "De Magistris giustizialista e pm d'assalto" 59 – "A Napoli siamo in vantaggio", mentre "la sinistra estrema ha portato al ballottaggio un magistrato d'assalto, uno dei tanti magistrati giustizialisti entrati in politica con la sinistra". Lo ha detto il premier, Silvio Berlusconi, ai microfoni del Gr1, parlando del candidato sindaco dell'Idv, Luigi De Magistris.

19:26 Berlusconi al Tg4: "Fli non è esistito" 58 – "Nel primo turno siamo stati sfavoriti dalla maggiore astensione dei moderati. Gli elettori del centrodestra potevano scegliere il Terzo Polo ma non l'hanno fatto, l'Udc ha risultati decenti nei posti dove è alleato con noi, il Fli non è esistito, si è fermato a qualcosa di più dell'1%, mentre l'estrema sinistra ne ha guadagnato a scapito del Pd". Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di un'intervista al Tg4

19:14 Berlusconi al Tg4: "Più tasse per tutti" 57 – "Più tasse per tutti" a Milano se dovesse vincere la sinistra ai ballottaggi. Lo dice il premier Silvio Berlusconi al Tg4 spiegando che ci sarà "la revisione del catasto" e il mantenimento dell'ecopass, tassa "per tutti gli automobilisti", che invece Letizia Moratti ha deciso di abolire.

19:09 Berlusconi al Tg4: "A Milano possiamo vincere" 56 – ''Io penso che a Milano ci sia la possibilità di una vittoria e stiamo lavorando per una vittoria''. Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di un'intervista al Tg4

19:08 Berlusconi: "Letizia molto determinata" 55 – ''Ho parlato a lungo con Letizia, mi sembra molto determinata a recuperare il risultato di Milano.Vuole parlare con i cittadini di Milano per spiegare tutte le cose che sono state fatte'', ha detto Berlusconi parlando ai microfoni del Gr1. Il premier ha annunciato così che verrà presentato presto l'elenco delle ''100 cose fatte e delle 100 cose da fare'' per Milano. ''La Moratti vuole togliere l'ecopass - ha proseguito - mentre il suo avversario (in tutta l'intervista non fa mai il nome di Giuliano Pisapia ndr) - non solo lo vuole lasciare, ma addirittura lo vuole aumentare''.

19:05 Bersani: "Merola non ha bisogno di mie indicazioni" 54 – Per la sua squadra Virginio Merola "non ha bisogno delle mie indicazioni". Pierluigi Bersani, leader del Pd, non dà consigli al neosindaco di Bologna. "Abbiamo vinto, non avevo dubbi e l'ho sempre detto, a Bologna sono tranquillo". Insomma, conclude, "a Bologna ero molto fiducioso di farcela al primo turno".

19:04 Moratti: "Agevolazioni sosta commercianti" 53 – Agevolazioni per la sosta sulle strisce blu per i commercianti e più ore per il carico e scarico merci. Le annuncia il sindaco letizia Moratti, nell'ambito di una serie di provvedimenti che scatteranno all'inizio del prossimo mandato. "A favore dei commercianti che hanno attività all'interno delle aree di sosta regolamentata - spiega Moratti - saranno introdotti titoli agevolati per la sosta sulle strisce blu, come per esempio abbonamenti mensili o annuali a tariffe scontate. Potranno usufruire delle stesse tariffe anche gli artigiani". Inoltre "aumenteranno le ore a disposizione del carico e scarico merci, dalle ore 9.30 alle ore 17.30, in linea con le esigenze degli esercenti. Grazie quindi alle nuove piazzole per il carico e scarico la finestra temporale passerà da 4 a 8 ore per il non alimentare e da 6 a 8 ore per l'alimentare".

18:58 Berlusconi: "Certificata irrilevanza Terzo Polo" 52 – "Noi siamo stati sfavoriti da una maggiore astensione del popolo dei moderati ed è da questo dato che noi dobbiamo ripartire. I moderati milanesi se avessero voluto avrebbero potuto scegliere un'alternativa, cioè il Terzo polo, ma non l'hanno premiata, anzi hanno certificato la sua irrilevanza e hanno confermato saldamente il Popolo della libertà come prima forza politica del Paese". Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un'intervista al Giornale radio Rai. "Il risultato di Milano -ha aggiunto- era inaspettato anche considerando tutti i sondaggi da qualunque parte richiesti" ed "ha condizionato tutte le analisi e i commenti di un primo turno che invece per il Popolo della libertà è stato soddisfacente".

18:57 Moratti annuncia: "Strisce blu gratis per residenti" 51 – Sosta gratuita sulle strisce blu per i residenti. Lo annuncia il sindaco Letizia Moratti per l'inizio del prossimo mandato. "Il parcheggio sulle strisce blu sarà gratuito per tutti i residenti, nel proprio ambito di sosta, all'interno della Cerchia filoviaria e della Cerchia dei Bastioni. Grazie a questo provvedimento i milanesi avranno a disposizione un'offerta di parcheggio più ampia e potranno sostare la propria auto sotto casa più facilmente", annuncia il sindaco.

18:53 Fini: "Dietro Lettieri ombra Cosentino" 50 – "È difficile dire a un napoletano di votare uno dietro cui c'è l'ombra di Cosentino, è del tutto evidente". Lo ha detto il presidente della Camera, Fini, ricordando: "per questo Berlusconi mi cacciò, perché sottolineai la totale inopportunità di tenere Cosentino segretario regionale".

18:52 Berlusconi: "Paradossale che Pd canti vittoria" 49 – ''Trovo paradossale che il Pd canti vittoria quando invece ha perso il 5% rispetto alle precedenti elezioni comunali'', ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un'intervista al Gr1. ''La storia di Milano - aggiunge - non può finire nelle mani della sinistra estrema che punta solo ad aprire moschee invece di pensare ai problemi veri della città''

18:48 Bersani: "Per i ballottaggi siamo fiduciosissimi'' 48 – Per i prossimi ballottaggi a Milano e Napoli ''siamo fiduciosissimi''. È quanto ha affermato, lasciando un presidio di genitori bolognesi che hanno iniziato uno sciopero della fame contro i tagli alla scuola, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

18:46 Berlusconi: "De Magistris copertura a sistema di potere" 47 – Il candidato Idv Luigi De Magistris ''è una semplice copertura del vecchio sistema di potere e di clientele che ha governato per 18 anni'', ha detto Berlusconi. '' A Napoli il Pdl ha avuto un buon risultato e Lettieri - afferma il premier - è un imprenditore che può favorire la soluzione a problemi come quello dei rifiuti e per far tornare Napoli ad essere una capitale europea''

18:43 Bersani lancia la sfida: "Berlusconi si confronti in tv con me" 46 – "Se Berlusconi vuole discutere delle elezioni venga a fare un confronto televisivo con me, io sono disponibilissimo". È la sfida che il leader del Pd Pierluigi Bersani lancia al premier Silvio Berlusconi, dando persino data e luogo precisi: "Andiamo a Ballarò martedì prossimo".

18:41 Fini: "Amministrative preannuncio sfratto Berlusconi" 45 – Le elezioni amministrative sono state "Un preannuncio di sfratto a Berlusconi", ha detto Gianfranco Fini

18:37 Berlusconi: "Turbato da bandiere con falce e martello" 44 – "Sono in campo ogni giorno come cittadino di Milano e leader del Pdl" ha detto il premier Silvio Berlusconi che ha aggiunto: "Tanti milanesi come me sono turbati dalla visione di quelle bandiere rosse, della falce e martello, dei centri sociali che sono dilagati nelle nostre piazze per festeggiare il primo turno. I milanesi- aggiunge Berlusconi- non vogliono che la loro Milano sia consegnata all'estrema sinistra. Sono sicuro che consentiranno di farla crescere piu' bella e sicura, com'è stato questi anni con Albertini e la Moratti".

18:35 Berlusconi: "Nessuna alternativa a Pdl-Lega" 43 – L'alleanza tra Pdl e Lega è l'unica in grado di di esprimere un governo stabile e credibile. Non c'è nessuna possibilità di una maggioranza alternativa alla nostra". Lo dice Silvio Berlusconi a Studio Aperto.

18:32 Berlusconi: "Vero risultato è Pdl primo partito" 42 – "Il dato di Milano ci dice che i milanesi non hanno premiato il Pd e il Terzo polo. Il risultato vero di queste elezioni è che il Pdl resta il primo partito in Italia". Lo dice Silvio Berlusconi a Studio Aperto.

18:31 Berlusconi: "Milanesi non daranno Milano a estremisti" 41 – Non consegneremo Milano agli estremisti. È quanto ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso di un'intervista a Studio Aperto, secondo quanto riferito dal Tg di Italia Uno nelle anticipazioni del telegiornale.

18:29 Fini: "Estremismo alla base alleanza Pdl-Lega" 40 – "È l'estremismo a caratterizzare il dna nell'alleanza tra Pdl e Lega", ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini."Ci sarà una ragione - osserva - se Berlusconi è stato lasciato da Casini che è un moderato e se poi ha messo alla porta noi quando abbiamo avanzato delle critiche di merito e di metodo. La deriva del Pdl è stata nel parlare non ai moderati, alternativi alla sinistra, ma ai tifosi. Questo modo di operare ha rappresentato il dna dell'intesa più stretta con la Lega. Ma facendo così l'estremismo genera estremismo"

18:27 Fini: "Grillo vince per carisma e invettiva" 39 – ''Grillo si afferma perché in lui c'è carisma, ma anche invettiva'', ha detto Fini, secondo cui ''di positivo Grillo ha avuto il fatto di aver portato a votare tanti ragazzi che non votavano più, oltre ad aver buttato sul campo questioni che sembravano non essere più nell'Agenda della politica''.

18:23 Bersani: "Non metteremo foglia di fico della par condicio" 38 – ''All'invasione televisiva di Berlusconi non daremo copertura in nessun modo, anche se qualche testata ci sta chiedendo di mettere la foglia di fico della par condicio: non ci stiamo perché Berlusconi non fa la mia agenda''. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani da Bologna ha mandato questo messaggio al presidente del Consiglio e ai Tg che hanno annunciato una sua intervista in questi giorni. ''Invadere le testate tv nei prossimi giorni è una cosa inaccettabile, le testate non si mettono a disposizione di una telefonata del presidente del Consiglio, non siamo in Bielorussia, noi non ci stiamo e rompiamo questo giocattolo'', ha aggiunto Bersani

18:21 Fini: "Risultato amministrative per Fli tutt'altro che negativo" 37 – "Il risultato delle amministrative per Fli è stato tutt'altro che negativo". Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando al seminario di Libertiamo a Pescara. "Non siamo affatto preoccupati del risultato che può essere foriero di soddisfazioni", ha aggiunto. In queste ultime elezioni amministrative, ha poi sottolineato. "i moderati erano da tante parti, ma non nel Pdl e nella Lega".

18:18 Domani sit in del Pd sotto sede Agcom 36 – Domani, sabato 21 alle ore 11, sit in del Partito democratico sotto la sede dell'Agcom per protestare contro l'invasione delle tv da parte del premier. Al presidio parteciperanno David Sassoli, presidente della delegazione Pd al Parlamento europeo, Vincenzo Vita, senatore del Pd e membro della Commissione di vigilanza rai e Marco Miccoli, segretario del Pd Roma.

18:13 Cicchitto: "Fli e Udc impotenti" 35 – ''È indubbio che in modo diverso sia Pisapia che specialmente De Magistris non sono dei candidati qualunque: il primo è uno dei massimi esponenti della SEL e il secondo è piu'' giustizialista di Di Pietro. Il fatto che Fli e Terzo polo non si schierino è il segno di una impotenza politica derivante da profonde contraddizioni interne''. Lo afferma Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl.

18:10 Mazzucca: "A Bologna inopportuna resa dei conti nel Pdl" 34 – "A Bologna è già cominciato il gioco al massacro all'interno del Pdl dopo il risultato delle elezioni amministrative che hanno visto la vittoria al primo turno di Merola. Ritengo sbagliata la resa dei conti in un momento cosi delicato". Lo dichiara Giancarlo Mazzuca, deputato del Pdl.

18:09 Carfagna: "Ora bisogna agire" 33 – ''Ora è il momento di lavorare, di agire, le parole servono a poco: tireremo le somme solo dopo i ballottaggi''. Lo ha detto il ministro alle Pari Opportunità, Mara Carfagna, a proposito dei ballottaggi delle elezioni amministrative. ''Siamo fiduciosi - ha aggiunto - perché questo Governo sta lavorando bene in ambito nazionale e anche con serie politiche di riforme in ambito locale''.

18:06 Mantini (Udc): "Flat tax grave errore" 32 – "Non siamo contrari per principio ad una flat tax che incentivi gli investimenti e attragga gli investitori esteri. Ma occorre approfondire bene la misura perchè Milano non è Livigno e una "zona franca" per la finanza non esiste nelle principali piazze europee". Lo afferma Pierluigi Mantini dell'Udc. La tassazione delle rendite finanziare è già inferiore alla media europea e non è trasformando Milano in un "paradiso fiscale" che Berlusconi e Bossi vinceranno il ballottaggio. Se questa è la "sorpresa" annunciata per le elezioni Berlusconi non dovrà poi sorprendersi se gli elettori milanesi gli volteranno ancora la faccia, perchè le tasse occorre diminuirle alle famiglie, alle imprese e ai lavoratori non ai finanzieri". "Comunque siamo contrari ad emendamenti elettorali al decreto sviluppo, su cui il governo porrà la fiducia, senza neppure il confronto parlamentare. Il parlamento non è un gazebo per la propaganda elettorale", conclude.

17:59 Diaspora dai Responsabili, via componente sudista 31 – Un grande partito del sud e costituzione dei relativi gruppi parlamentari alla camera e al senato. Questo il progetto a cui sta lavorando Noisud, la componente di iniziativa responsabile che non condivide la gestione "goliardica e raffazzonata" del capogruppo Luciano Sardelli. Il segretario nazionale di Noisud, Arturo Iannacone, e il vice segretario, Elio Belcastro, hanno annunciato ufficilmente l'intenzione di abbandonare i responsabili e di impegnarsi ad "un progetto politico che faccia sentire in parlamento le istanze del meridione".

17:43 Sardelli: "Responsabili restano terza gamba" 30 – "Berlusconi e Bossi hanno detto che c'è bisogno della terza gamba. Io sono e resto lì, resto 'responsabile' ". Lo dice il capogruppo di Iniziativa Responsabili Luciano Sardelli (Noi Sud) commentando l'annuncio del segretario e vicesegretario di Noi Sud, Arturo Iannaccone di voler costituire un gruppo che federi le forze meridionaliste uscendo da I Responsabili.

17:30 Sassoli: "Agcom inutile se non interviene" 29 – "La previsione delle interviste in serie del presidente Berlusconi alle tv, in pratica un colloquio diretto con i telespettatori a reti unificate, rende non più dilazionabile un intervento dell'Agcom. L'Autorità non può cavarsela con una riunione di metà settimana che commina l'ennesima multa l'ultimo giorno della campagna elettorale. Altrimenti è assolutamente inutile che esista. Non lasceremo passare eccessi in questa campagna elettorale senza una risposta adeguata, per questo domattina il Pd sarà sotto la sede dell'Agcom. La qualità della democrazia si misura a partire dal grado di libertà dell'informazione". Lo afferma il presidente degli europarlamentari del Pd, David Sassoli.

17:07 Offensiva tv di Berlusconi, sit-in del Pd all'Agcom 28 – Domani alle 11 il Pd inscenerà un sit in sotto la sede dell'Agcom per protestare contro l'invasione delle tv da parte del premier. Al presidio parteciperanno David Sassoli, presidente della delegazione Pd al Parlamento europeo, Vincenzo Vita, senatore del Pd e membro della commissione di Vigilanza Rai e Marco Miccoli, segretario del Pd Roma.

16:50 Vendola: "Ottimista su intesa per le primarie" 27 – Nichi Vendola si dice ottimista a proposito di un'intesa con il Pd sulle primarie: "La parola del popolo, che si è espressa al voto delle amministrative, è decisiva"

16:46 Di Pietro: "Berlusconi usa i telegiornali come megafoni" 26 – "Berlusconi utilizza la maggior parte dei telegiornali nazionali come megafoni della sua propaganda elettorale" dice il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro

16:44 L'Idv svela "la sorpresa" del centrodestra 25 – La sorpresa 'pirotecnica' annunciata da Calderoli "sarà solo una deflagrante patacca con effetti speciali" soprattutto se sarà confermata l'indiscrezione secondo la quale "si tratterebbe del 'premio', in caso di vittoria ai ballottaggi, del trasferimento di due Ministeri a Milano afferma il senatore Idv, Luigi Li Gotti

16:06 Articolo 21: "Berlusconi inonda tv" 24 – " Avevamo ragione. Altro che le balle sul Berlusconi silente. Nel tentativo di vincere ai ballottaggi sono pronti a qualsiasi broglio mediatico. E infatti Berlusconi ha preparato per stasera cinque interviste su tg1, tg2, e sulle tre reti mediaset" afferma in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti che chiede all'L'autorità di garanzia di intervenire

15:50 Bocchino: "Berlusconi ha inquinato il centrodestra italiano" 23 – Italo Bocchino sferra un durissimo attacco a Silvio Berlusconi, l'uomo che "ha inquinato il centrodestra italiano", che "disdegna la legalità alleandosi con una forza antinazionale come la Lega" e che appoggia a Napoli "l'uomo di Cosentino inseguito dalla procura per fatti di camorra".

15:42 Zaccaria (Pd): "L'Agcom blocchi l'offensiva di Berlusconi in tv" 22 – L'offensiva di Berlusconi nei telegiornali? L'Agcom può intervenire per tempo e impedire che usi i Tg come un palco da comizi". Così Roberto Zaccaria, deputato del Pd e coordinatore del gruppo di ascolto sul pluralismo televisivo.

15:06 Pd, Idv e Sel: intesa per il secondo turno 21 – In vista del ballottaggi Pd, Idv e Sel, "comunicano di aver raggiunto un'intesa volta a ricomporre le differenziazioni nelle poche realtà locali in cui non era ancora stato trovato un accordo, per contribuire così al rafforzamento della proposta su tutto il territorio".

14:48 Il manifesto della Lega: "Zingaropoli con Pisapia" 20 – 'Milano, Zingarapoli con Pisapia. Piu' campi nomadi, la più grande moschea d'Europa. Vota Letizia Moratti. Questo il testo di un manifesto che sarà affisso dalla Lega Nord da stasera nel capoluogo lombardo.

14:04 Menia a Cicchitto: "Impotente non è Fli ma Pdl che implora" 19 – "L'impotenza la dimostra chi ha teorizzato che noi fossimo il nemico e oggi ci chiede in ginocchio l'apparentamento". Così Roberto Menia, esponente di Fli, replica al presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, per il quale l'assemblea nazionale di oggi dimostra l'impotenza di Fli.

14:02 Assemblea Fli approva linea Bocchino su ballottaggi 18 – L'assemblea nazionale di Fli ha approvato, con soli 3 astenuti e nessun voto contrario, la relazione di Italo Bocchino che impegna tutto il partito a non appoggiare nessun candiato ai ballottaggi. Assenti, al momento del voto, Andrea Ronchi e Adolfo Urso, da settimane critici verso questa linea.

14:00 Pd ci ripensa: a Sora niente appoggio alla lista Polverini 17 – Il coordinatore provinciale del Pd di Frosinone Lucio Migliorelli "non ha riscontrato le condizioni politiche e programmatiche per un eventuale sostegno a candidati al Comune di Sora. Il Pd non darà quindi indicazione di voto nel ballottaggio". E' quanto si legge in una nota del Partito democratico

13:54 Pisapia: "Centro multiculturale è già in piano Comune" 16 – "Forse Bossi e molti elettori della Lega non sanno che un centro multiculturale e' gia' previsto dal Piano di governo del territorio approvato dal centrodestra". Così Giuliano Pisapia, candidato sindaco del centrosinistra, ha risposto interpellato in merito all'accusa di Umberto Bossi di voler costruire moschee e far arrivare immigrati in città e farne una "zingaropoli".

13:23 Assemblea Fli: passa il non appoggio 15 – L'assemblea di Fli ha approvato la linea di non schierarsi ai ballottaggi con tre astenuti

13:12 Fli, Ronchi e Urso non votano 14 – I due 'dissidenti' di Fli, Adolfo Urso e Andrea Ronchi, hanno lasciato poco fa l'assemblea nazionale del partito prima del voto che dovrà esprimere il suo appoggio alla relazione di Italo Bocchino che chiede che Fli non si apparenti con nessuno dei candidati al ballottaggi delle amministrative.

12:46 Prestigiacomo: "Le amministrative sono andate bene" 13 – Le amministrative per il centrodestra sono andate "tutto sommato bene" e il Governo non è in pericolo. Lo ha detto Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente,

12:42 Bersani: "Non accendere i toni" 12 – Il segretario del pd, Pier Luigi Bersani, invita le forze politiche "a non accendere i toni, perché, come si è visto, non serve a niente".

12:40 Montezemolo: "Fassino è serio e capace" 11 – "Posso dire che fassino è una persona seria e capace" dice Luca Cordero di Montezemolo al quotidiano online affaritaliani.It.

12:33 Responsabili, strappo di Noi Sud 10 – Il "percorso" è in moto e l'approdo è dare una rappresentanza delle forze politiche che intendono dare voce al Sud. Intanto Arturo Iannaccone e Elio Belcastro sono ufficialmente "con le valigie in mano" sulla soglia del gruppo dei Responsabili. Segretario e vicesegretario di Noi Sud mettono nel mirino il capogruppo dei Responsabili, Luciano Sardelli, per la sua gestione "folcloristica" e il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti,

12:31 De Magistris: "Sarò sindaco e Lettieri mi potrà querelare" 9 – "Da magistrato prendevo 7.000 euro, da europarlamentare 6000. Dell'immunità parlamentare, scattata a difesa della libertà di opinione, non ne avrò più bisogno, perchè, tra dieci giorni, sarò il sindaco della città, Lettieri, mi potrà querelare e risolveremo la cosa in tribunale" dice Luigi de Magistris replica a Gianni Lettieri che, nel corso del faccia a faccia su Sky, lo ha accusato di essersi trincerato dietro l'immunità parlamentare per non farsi processare.

12:23 Scontro in tv tra Lettieri e De Magistris 8 – Faccia a faccia tra i due aspiranti sindaci di napoli, Lettieri e De Magistris. L'ex magistrato: "Io sono pulito, non mi faccio accompagnare da Cosentino". Il candidato del Pdl: "Le tue inchieste sono state dei flop a spese dei contribuenti".L'emergenza rifiuti al centro delle priorità. "La mia sarà una giunta di donne e giovani senza continuità col passato" promette l'europarlamentare Idv. "In due anni 20mila posti" ribatte l'ex presidente degli industriali

12:06 Cota (Lega): "Vinciamo i ballottaggi" 7 – "Condivido l'analisi di Bossi al cento per cento. Noi stiamo lavorando per vincere i ballottaggi, e li vinceremo". Lo ha detto il Presidente del Piemonte e segretario nazionale della Lega Nord Piemonte, Roberto Cota

12:05 Udeur: "Collaboriamo con il centro" 6 – "Un rapporto di collaborazione politica tra l'Udeur e le altre forze politiche di Centro". E' quanto annuncia il segretario politico dell'Udeur-Popolari per il Sud, Clemente Mastella

12:04 Bocchino striglia i dissidenti di Fli 5 – "La linea del partito è di non sostenere alcun candidato: nessun dirigente, neanche usando il trucchetto di dire che parla da privato cittadino, può dire per chi voterebbe". Il vicepresidente di Fli Italo Bocchino

12:00 Raffica di interviste per Berlusconi 4 – Raffica di interviste televisive per Silvio Berlusconi, che in vista dei ballottaggi per le amministrative, registrerà oggi nel tardo pomeriggio almeno cinque interviste per altrettanti telegiornali.

11:57 Libero e la cena tra Tremonti e Bossi 3 – La situazione nella maggioranza sembra tutt'altro che pacificata. Basta vedere la prima pagina di Libero che rivela il progetto di cambiamento strategico per il governo, discusso a tavola da Bossi con i vertici del Carroccio, il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, e la responsabile dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo. Una cena che si sarebbe tenuta mercoledì sera, alla vigilia del faccia a faccia tra lo stesso Bossi e Berlusconi.

11:57 Bocchino: "Fli non appoggia nessun candidato" 2 – Futuro e libertà, in linea con le decisioni assunte dalle altre forze del Terzo polo, non appoggerà nessuno dei candidati ai ballottaggi delle elezioni amministrative: questa la conclusione della relazione del vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, che sarà messa ai voti al termine dell'assemblea nazionale di Fli.

11:56 Calderoli: "Presto sorpresa Berlusconi-Bossi" 1 – "Non è con i comizi che si attirano i voti o meno, ma la settimana prossima ci sarà una grossa sorpresa di Berlusconi e Bossi che cambierà l'atteggiamento dei milanesi per il ballottaggio". Lo ha detto il ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, intervenendo a "La Telefonata", su Canale 5. Calderoli non ha voluto anticipare nulla: "La sto preparando la sorpresa...".

(20 maggio 2011)

 

 

 

2011-05-18

MONTECITORIO

Carceri, governo battuto cinque volte

Le opposizioni: "Conferma della crisi"

Alla prima giornata di votazioni dopo le amministrative, la maggioranza va sotto su altrettante mozioni di Fli, Pd e Idv, ed è battuta anche sul proprio testo. Poi ancora sotto sulle bombe a grappolo. Assenze decisive, soprattutto tra i Responsabili. Scilipoti: "Circola un virus...". Bersani: "L'esecutivo? Bene non sta". Di Pietro: "La parola ai cittadini"

Carceri, governo battuto cinque volte Le opposizioni: "Conferma della crisi" Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera

ROMA - Alla prima giornata di votazioni in aula dopo il primo turno delle elezioni amministrative, il Governo viene ripetutamente battuto alla Camera sulle mozioni riguardanti la situazione delle carceri e, poi, sulle bombe a grappolo. L'esecutivo va sotto cinque volte: sui documenti presentati da Fli, dal Pd e da Idv su cui aveva espresso parere negativo e che invece sono stati approvati dall'assemblea di Montecitorio, e sulla premessa del documento di maggioranza, su cui c'era parere favorevole. La mozione presentata da Fli, su cui il governo aveva espresso parere contrario, passa con 254 no e 264 sì. Quindi, nuovo flop su un ordine del giorno del deputato dell'Idv Augusto Di Stanislao sulla ratifica della Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo.

Mentre l'opposizione è compatta al voto, fatali alla maggioranza sono le assenze di deputati del Pdl e dei membri del governo (presenti solo una decina tra ministri e sottosegretari). Ma sono soprattutto i Responsabili "delusi" a incidere in negativo. E' proprio tra le file del gruppo nato a sostegno del governo Berlusconi che si registrano le assenze più evidenti: ben 12 su 29, tra cui spiccano quelle di Francesco Pionati e Maria Grazia Siliquini, ancora in attesa della nomina a sottosegretari. C'e "chi è impegnato ancora in campagna elettorale e chi è influenzato. Sta circolando un virus...", scherza in Transatlantico Domenico Scilipoti.

Non pervenuti a Montecitorio anche il neoministro Saverio Romano, il segretario

nazionale di Noi Sud Arturo Iannacone ("problemi di parcheggio", giustifica una nota dei Responsabili), il neo-consigliere per lo Sviluppo Massimo Calearo, Luca Barbareschi e Italo Tanoni. Non hanno partecipato al voto anche 16 deputati del Pdl, tra i quali il vicecapogruppo Massimo Corsaro e il plenipotenziario campano Nicola Cosentino, Claudio Scajola (impegnato con Berlusconi a Palazzo Grazioli), il coordinatore nazionale Denis Verdini. Due le assenze nel Mpa, altrettante nella Lega.

Il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, prova a minimizzare ("assenze occasionali, derivate dall'orario, dai tempi, dalla campagna elettorale"), ma nei numeri la maggioranza non c'è. E, con assoluto disincanto, l'ex Pdl Mario Pepe, ora deputato di Iniziativa Responsabile, spiega a Radio Radicale che "le sconfitte subite oggi dimostrano che senza la presenza dei membri del governo a Montecitorio non abbiamo la maggioranza. Se fossi Berlusconi, farei dimettere dall'incarico di deputato tutti i membri del governo in modo che possano loro subentrare nuovi parlamentari che assicurino la loro presenza".

Dall'opposizione, il primo commento è un "non male" digitato su Twitter da Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera. Il segretario Pier Luigi Bersani: "L'esecutivo? Beh, in buona salute non sta...". Più diretta l'Italia dei Valori, che chiede al governo di farsi da parte. "Questa maggioranza non c'è più, è sfaldata - afferma in una nota Antonio Di Pietro -. Dopo la clamorosa sconfitta delle amministrative, in aula alla Camera il governo è andato sotto più volte. E' la dimostrazione che questo esecutivo non ha né i numeri in Parlamento, nè il consenso nel Paese. E' il momento di voltare pagina e dare la parola ai cittadini". Per Fabio Granata di Fli, "il governo e la sua arroganza sono stati battuti più volte in aula su una politica giudiziaria e carceraria che si mostra forte con i deboli e i non garantiti, e debole e complice con gli imputati eccellenti".

Ma non c'è solo il peso politico della sconfitta in aula. Le mozioni approvate a Montecitorio impongono al governo una serie di impegni non trascurabili. Tra questi, "ad assumere iniziative volte ad adeguare, in vista dei prossimi provvedimenti finanziari, la spesa pro capite per detenuto, prevedendo, rispetto alla base del 2007, una riduzione non superiore a quella media relativa al comparto Ministeri".

E ancora, "a predisporre sul piano normativo un complesso di riforme - dalla depenalizzazione dei reati minori, a una più ampia e più certa accessibilità delle misure alternative alla detenzione, dalla definizione di parametri più accessibili per la conversione delle pene detentive in pene pecuniarie, a una più severa limitazione del ricorso alla custodia cautelare in carcere, che avrebbero, nel complesso, un effetto strutturalmente deflattivo, concorrendo a migliorare le condizioni di detenzione e a rendere servibili quegli strumenti di trattamento che perseguono le finalità rieducative costituzionalmente connesse alla pena".

Il governo risulta inoltre impegnato "a implementare il piano carceri attraverso il ricorso a forme di partecipazione privata ai programmi di edilizia penitenziaria, utilizzando quegli strumenti di mercato che, anche sul piano urbanistico, possono incentivare gli investitori privati a collaborare con lo Stato a un progetto di riconversione del sistema e dei modelli di detenzione e di riqualificazione delle case circondariali e di reclusione non più utilizzabili per l'ospitalità dei detenuti".

(18 maggio 2011)

 

 

 

Carceri, governo battuto quattro volte

Le opposizioni: "Conferma della crisi"

Alla prima giornata di votazioni dopo le amministrative, la maggioranza va sotto su altrettante mozioni di Fli, Pd e Idv, ed è battuta anche sul proprio testo. Assenze decisive, soprattutto tra i Responsabili. Scilipoti: "Circola un virus...". Bersani: "L'esecutivo? Bene non sta". Di Pietro: "La parola ai cittadini"

Carceri, governo battuto quattro volte Le opposizioni: "Conferma della crisi" Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera

ROMA - Alla prima giornata di votazioni in aula dopo il primo turno delle elezioni amministrative, il Governo viene ripetutamente battuto alla Camera sulle mozioni riguardanti la situazione delle carceri. L'esecutivo è andato sotto quattro volte: sui documenti presentati da Fli, dal Pd e da Idv su cui aveva espresso parere negativo e che invece sono stati approvati dall'assemblea di Montecitorio, e sulla premessa del documento di maggioranza, su cui c'era parere favorevole. La mozione presentata da Fli, su cui il governo aveva espresso parere contrario, è passata con 254 no e 264 sì.

Mentre l'opposizione è compatta al voto, fatali alla maggioranza sono le assenze di deputati del Pdl e dei membri del governo (presenti solo una decina tra ministri e sottosegretari). Ma sono soprattutto i Responsabili "delusi" a incidere in negativo. E' proprio tra le file del gruppo nato a sostegno del governo Berlusconi che si registrano le assenze più evidenti: ben 12 su 29, tra cui spiccano quelle di Francesco Pionati e Maria Grazia Siliquini, ancora in attesa della nomina a sottosegretari. C'e "chi è impegnato ancora in campagna elettorale e chi è influenzato. Sta circolando un virus...", scherza in Transatlantico Domenico Scilipoti.

Non pervenuti a Montecitorio anche il neoministro Saverio Romano, Arturo Iannacone, il neo-consigliere per lo Sviluppo Massimo Calearo, Luca Barbareschi e Italo Tanoni. Non hanno partecipato al voto anche 16 deputati del Pdl, tra i quali il vicecapogruppo

Massimo Corsaro e il plenipotenziario campano Nicola Cosentino, Claudio Scajola (impegnato con Berlusconi a Palazzo Grazioli), il coordinatore nazionale Denis Verdini. Due le assenze nel Mpa, altrettante nella Lega.

La maggioranza non c'è e il primo commento è un "non male" digitato su Twitter da Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera. Il segretario Pier Luigi Bersani: "L'esecutivo? Beh, in buona salute non sta...".

L'Italia dei Valori è più diretta e chiede che il governo si dimetta. "Oggi abbiamo avuto la prova provata che questa maggioranza non c'è più, è sfaldata - afferma in una nota Antonio Di Pietro -. Dopo la clamorosa sconfitta delle amministrative, in aula alla Camera il governo è andato sotto più volte. E' la dimostrazione che questo esecutivo non ha né i numeri in Parlamento, nè il consenso nel Paese. E' il momento di voltare pagina e dare la parola ai cittadini". Per Fabio Granata di Fli, "il governo e la sua arroganza sono stati battuti più volte in aula su una politica giudiziaria e carceraria che si mostra forte con i deboli e i non garantiti, e debole e complice con gli imputati eccellenti".

Ma non c'è solo il peso politico della sconfitta in aula. Le mozioni approvate a Montecitorio impongono al governo una serie di impegni non trascurabili. Tra questi, "ad assumere iniziative volte ad adeguare, in vista dei prossimi provvedimenti finanziari, la spesa pro capite per detenuto, prevedendo, rispetto alla base del 2007, una riduzione non superiore a quella media relativa al comparto Ministeri".

E ancora, "a predisporre sul piano normativo un complesso di riforme - dalla depenalizzazione dei reati minori, a una più ampia e più certa accessibilità delle misure alternative alla detenzione, dalla definizione di parametri più accessibili per la conversione delle pene detentive in pene pecuniarie, a una più severa limitazione del ricorso alla custodia cautelare in carcere, che avrebbero, nel complesso, un effetto strutturalmente deflattivo, concorrendo a migliorare le condizioni di detenzione e a rendere servibili quegli strumenti di trattamento che perseguono le finalità rieducative costituzionalmente connesse alla pena".

Il governo risulta inoltre impegnato "a implementare il piano carceri attraverso il ricorso a forme di partecipazione privata ai programmi di edilizia penitenziaria, utilizzando quegli strumenti di mercato che, anche sul piano urbanistico, possono incentivare gli investitori privati a collaborare con lo Stato a un progetto di riconversione del sistema e dei modelli di detenzione e di riqualificazione delle case circondariali e di reclusione non più utilizzabili per l'ospitalità dei detenuti".

(18 maggio 2011)

 

 

 

Diretta

Ballottaggi, il Terzo Polo non si schiera

Bossi "Non ci facciamo trascinare a fondo"

Ballottaggi, il Terzo Polo non si schiera Bossi "Non ci facciamo trascinare a fondo" Il leader della Lega, Umberto Bossi

Sia a Napoli che a Milano i terzopolisti non si schierano con nessuno dei candidati al ballottaggio. Il Senatur: "A Milano abbiamo perso, campagna elettorale sbagliata"

(Aggiornato alle 21:21 del 18 maggio 2011)

21:21 Bocchino a Bossi: "Noi contro estremismo Bossi, Berlusconi e sinistra" 66 – "Se avessimo fatto l'accordo con la sinistra, avremmo votato per la sinistra. E così non è. Noi siamo contro l'estremismo di Bossi e Berlusconi e contro l''estremismo della sinistra". Lo dice il vice presidente Fli Italo Bocchino, replicando alle parole di Bossi.

21:19 La Russa: "Pisapia non risponde? Non può..." 65 – ''Che vuol dire che le mie domande sono propaganda? Di sicuro in campagna elettorale vogliamo propagandare questa verità: Pisapia non può o non vuole rispondere alle domande che fanno emergere le sue reali posizioni politiche e culturali'': così il ministro della Difesa e Coordinatore nazionale del Pdl Ignazio La Russa, replicando al candidato sindaco di Milano Giuliano Pisapia che ha definito propaganda le domande rivoltegli dal ministro stesso.

21:14 Bossi: "Terzo Polo ha fatto accordo con la sinistra" 64 – Il Terzo Polo non si schierera ai ballottaggi e il leader della Lega, Umberto Bossi commenta: ''ha fatto l'accordo con la sinistra''.

21:09 Bossi-Berlusconi, incontro domani dopo Cdm 63 – Silvio Berlusconi e Umberto Bossi si sono sentiti in serata per telefono e si sono dati appuntamento per domani a palazzo Chigi, dove si incontreranno al termine del Consiglio dei ministri. Lo riferiscono fonti parlamentari del Pdl.

20:56 Abdel Shaari, direttore del centro islamico, partecipa a manifestazione Pisapia 62 – Anche Abdel Shaari, direttore del centro islamico di viale Jenner, si è presentato all'appuntamento al teatro Smeraldo di Milano organizzato da Giuliano Pisapia in preparazione del ballottaggio alle comunali di Milano. L'esponente del centro di viale Jenner, che aveva tentato di presentare una lista multietnica alle elezioni che è poi stata esclusa per questioni tecniche, ha detto di essere venuto ''per dare una mano'' nella speranza che le cose migliorino dopo gli ultimi cinque anni.

20:54 Pd contro Tg1: "Fazioso, Minzolini ha superato limite" 61 – Il Pd torna ad attaccare l'edizione serale del Tg1, diretto da Augusto Minzolini. "L'edizione delle 20 del Tg1 ha superato qualsiasi livello di faziosità - sostiene in una nota Vinicio Peluffo, deputato del Pd e membro della Commissione di Vigilanza Rai - arrivando ad aprire il telegiornale con un servizio di fantapolitica sul 'ritorno dell'estremismo di sinistra'. Probabilmente il direttore Minzolini è l'unico a non aver ricevuto la 'direttiva' del Pdl di smetterla con la politicizzazione delle elezioni amministrative a Milano. Oppure è il consueto gioco delle parti: il sindaco Moratti dice, adesso, di voler parlare dei problemi di Milano e il Tg1 picchia duro con la peggiore propaganda politica. Di sicuro il Tg1 non si può permettere una tale faziosità, a maggior ragione in campagna elettorale per le elezioni amministrative ancora in corso''.

20:47 Cesa a Bianchi: 2Chiarimento? Non ho tempo né voglia" 60 – "Invio a Dorina Bianchi ogni augurio per il ballottaggio di Crotone, ma non ho né tempo né voglia di chiarimenti inutili. L'Udc ha la sua dignità e se un suo militante non si sente in dovere di difenderla è inutile che noi glielo spieghiamo". Cosi il segretario nazionale dell'Udc Lorenzo Cesa replica alla senatrice Dorina Bianchi.

20:33 Merlo: "Tg1 sa che centrodestra è in crisi?" 59 – "Il Tg1 di questa sera ha offerto uno spaccato politico virtuale: dall'estremismo che condiziona il Pd e il centrosinistra, alla crisi irreversibile del Terzo Polo. C'è tutto tranne un piccolo particolare: la sconfitta politica del centrodestra alle elezioni amministrative. Che si tratti di una svista?". Lo dichiara Giorgio Merlo, vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai.

20:30 Pisapia: "Premier punto riferimento estremismo" 58 – ''L'estremismo ormai è di destra e trova il suo punto di riferimento in Silvio Berlusconi e in personaggi come Roberto Lassini'': così ha detto Giuliano Pisapia intervistato da RepubblicaTv commentando le accuse che gli sono arrivate dal centrodestra. ''Se volessi mettermi sullo stesso livello - ha aggiunto - potrei mettermi a cercare le dichiarazioni di 6-8 mesi fa quando dicevano che ero ragionevole, ma i milanesi mi conoscono''.

20:14 La Russa: "Nessuno ipotizza strappo Ronchi" 57 – Nessuna ipotesi di strappo di Andrea Ronchi da Fli. Lo dichiara Ignazio La Russa, ministro della Difesa e coordinatore Pdl. "Nulla di strano che ci si sia sentiti anche in questi giorni, specie dopo la sua dichiarazione a sostegno di Letizia Moratti, confermata anche oggi. Essendo Andrea Ronchi eletto a Milano - prosegue - abbiamo ipotizzato che nei prossimi giorni ci si possa incontrare. Ma per la verità nessuno dei due ha mai presupposto un suo strappo col Fli, dove Ronchi con Urso cercano di evitare una innaturale deriva a sinistra".

20:12 Pisapia: "Dieci domande La Russa sono propaganda" 56 – Le dieci domande del Pdl a cui Ignazio La Russa ha chiesto a Giuliano Pisapia di esprimersi sono basate su falsità secondo il candidato sindaco del centrosinistra, cioè su cose che non sono nel suo programma. A Repubblica.tv, Pisapia le ha liquidate come ''propaganda'', domande basate talora su cose ''non veritiere''. ''Io ho già detto - ha spiegato - che avrei risposto alle dieci domande se Letizia Moratti avesse risposto a 100 domande''. Moschee, rom, sicurezza sono temi ''a cui loro non hanno dato nessuna risposta, hanno aggravato la situazione, nascosto la polvere sotto il tappeto''

20:09 La Russa: "Da Pisapia silenzio a dieci domande" 55 – "Ho cercato in campagna elettorale non il passato, ma il presente di Pisapia e sul contesto politico nel quale si deve muovere, con dieci domande alle quali il candidato della sinistra continua a non rispondere". Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sul ballottaggio per le amministrative di Milano.

20:07 Pisapia: "Elettori Grillo incompatibili con Moratti" 54 – Il movimento di Beppe Grillo ''è incompatibile'' con Letizia Moratti. Lo dice Giuliano Pisapia a Repubblcia Tv. 'Grillo alla fine - ha premesso Pisapia - che auspicherebbe una mia vittoria e se si guardano i programmi, tre punti del movimento 5 stelle sono anche nostre prirità: la legalità, il verde a Milano e più case popolari e il 'no' alla casta. Chi ha votato 5 stelle lo sa benissimo che io non faccio parte della casta - ha concluso - e sarebbe un'incompatibilità e una contraddizione in termini per loro votare la Moratti''.

20:04 Pisapia: "A destra la menzogna è un'abitudine" 53 – "Mi aspetto di tutto in questi ultimi giorni. L'uso della menzogna è ormai un' abitudine del centrodestra". Lo ha detto il candidato sindaco per il centrosinistra a Milano, Giuliano Pisapia a Repubblica tv. "Hanno detto che avrebbero cambiato strategia - ha aggiunto - e invece non l' hanno cambiata perchè anzichè colpire me come persona colpiscono me come posizione politica". "Gia si parla di migliaia di manifesti - ha aggiunto in un altro passaggio dell'intervista - che dovrebbero apparire a Milano e in cui si dice che se vincerò governerà il Leoncavallo e amenità del genere".

19:42 Bersani: "Il governo non regge" 52 – Pier Luigi Bersani ha dichiarato al Tg3: "Berlusconi e Bossi faranno quel che vorranno: noi diciamo da un anno che questo governo non regge perchè non affronta i problemi, ma non abbiamo mai legato l'ora X alle amministrative".

19:34 Grillo, la base si ribella: "Stupido astenersi" 51 – "Non insistete. Noi non scegliamo". Beppe Grillo punta i piedi. Ma i suoi non lo fanno. Se per il comico genovese pisapia e moratti, lettieri e de magistris "pari sono", per gli aderenti al movimento 5 stelle, non è così. A napoli e milano i grillini voteranno in prevalenza per i due candidati del centrosinistra. Lo dicono loro stessi sul blog del comico genovese. Del resto, come ricorda il candidato a milano matteo calise, "nel movimento 5 stelle non ci sono leader. Ognuno conta per se stesso". Rivendicano, perciò, la libertà di votare i due candidati del centrosinistra, anche se il loro capo dice di 'no'.

19:07 Fli, Ronchi si dimette da assemblea nazionale 50 – Con una lettera indirizzata al presidente vicario di Fli, Italo Bocchino, Andrea Ronchi si è dimesso da presidente dell'assemblea nazionale, l'organismo statutario più importante del partito, convocato dallo stesso Ronchi per venerdì mattina per ratificare la linea di futuro e libertà sui ballottaggi. Ronchi si era più volte espresso, dopo i risultati delle amministrative, per un sostegno dei candidati del centrodestra in particolare a Milano

18:46 Sacconi: "Moderati e liberali non voteranno per estremisti" 49 – "Di fronte a una drastica alternativa tra una moderata e un estremista a Milano e tra un moderato e un estremista a Napoli, io credo che tutti i moderati e i liberali in buona fede non possono restare indifferenti o peggio ancora complici della vittoria dell'estremista". Lo ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.

18:41 Dorina Bianchi smentisce uscita dall'Udc 48 – "Il mio futuro? E' a Crotone come sindaco, spero...". Dorina Bianchi, senatrice dell'Udc, esce da Palazzo Grazioli dove il premier Silvio Berlusconi sta trascorrendo il pomeriggio e, ai giornalisti che la fermano, spiega: "Resto dove sono, nell'Udc. Vedrò Cesa, come è normale. Il mio partito ha creduto a tal punto in me da candidarmi a sindaco, sarebbe irrazionale che mi mollasse proprio adesso, alla vigilia di un ballottaggio difficile".

18:19 Letizia Moratti: "Nessuna spaccatura nel Pdl" 47 – Non c'è nessuna spaccatura all'interno del Pdl. Lo assicura il sindaco di Milano, Letizia Moratti, che ha riunito oggi pomeriggio a palazzo Marino la sua giunta. "A questo tavolo - sottolinea - sono rappresentate tutte le anime del Pdl e della Lega e si lavora insieme". A chi le chiede se pensa che tutto il Pdl abbia dato il massimo per sostenerla nella campagna elettorale, Moratti risponde: "Tutte le componenti del Pdl hanno dato il massimo".

18:00 A ballottaggio Cosenza Pd sosterrà Paolini (Sel e Idv) 46 – Il Pd nazionale e regionale, al ballottaggio per il sindaco di Cosenza, sosterrà Enzo Paolini. Ad annunciarlo sono stati il responsabile Enti locali del partito, Davide Zoggia, ed il commissario regionale della Calabria, Adriano Musi. A Cosenza, il candidato ufficiale del partito, il sindaco uscente Salvatore Perugini, ha ottenuto il 15,6% dei consensi piazzandosi dietro al candidato di centrodestra e dell'Udc, Mario Occhiuto (45,61%) e all'altro candidato di centrosinistra, Enzo Paolini (26,89%) che è sostenuto, tra gli altri, da Sel, Idv, Verdi, Psdi e Pli. Paolini era stato scelto come candidato dai vertici del Pd cosentino. Scelta poi cambiata al termine di una serie di riunioni a Roma tra i vertici nazionali del partito.

17:41 Grillo: "Inutile insistere, non ci schieriamo" 45 – "Gli stessi che ci hanno insultato per mesi con i termini più spregiativi ci chiedono ora di fare una scelta: 'O di qua', o di la'. Sono pregati gentilmente di non insistere. La scelta non è tra un partito o l'altro". Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog a proposito delle elezioni amministrative. Poi aggiunge: "Vent'anni di logiche spartitorie non hanno ancora aperto gli occhi a molte persone. Il Movimento 5 Stelle è anti sistema, si batte per la scomparsa dei partiti che hanno trasformato la democrazia in partitocrazia".

17:39 Staiti di Cuddia: "Meglio i centro sociali di Ligresti" 44 – Tomaso Staiti di Cuddia, personaggio 'eretico' della destra milanese e nazionale, noto per le sue posizioni fuori dal coro, non ha dubbi: Letizia Moratti non è da votare e tra Ligresti e i centri sociali sono preferibili questi ultimi "senza incertezze".

17:38 Moffa: "Assenze Responsabili non sono politiche" 43 – "Ogni volta si butta la croce addosso ai Responsabili. Voglio ribadirlo: le assenze di oggi non hanno alcuna valenza di natura politica". Silvano Moffa, presidente della commissione Lavoro alla Camera e cofondatore del gruppo di Iniziativa Responsabile, 'scagiona' politicamente Ir dall'accusa di non aver sostenuto l'esecutivo nelle quattro votazione nelle quali è stato battuto a Montecitorio.

17:36 Dibattito alla Camera su nuova maggioranza dopo i ballottaggi 42 – Il dibattito in Parlamento sulla maggioranza di governo chiesto da Giorgio Napolitano dopo la nomina dei nuovi sottosegretari si svolgerà alla Camera dopo i ballottaggi delle amministrative. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, secondo secondo quanto riferito dal presidente dei deputati del Pd Dario Franceschini.

17:27 Vendola: "Primarie vere vincitrici delle elezioni" 41 – "Le primarie sono le vere vincitrici di queste elezioni. Con loro abbiamo sparigliato, fatto la mossa del cavallo. Sono scesi in campo per il centro sinistra degli outsiders che mai la nomenklatura avrebbe selezionato, vincitori delle primarie come Pisapia o Zedda che stanno entuasiasmando l'Italia". Lo scrive su Facebook il leader di Sel, Nichi Vendola.

17:10 Pisapia: "Cercheranno di infangarmi" 40 – "Nelle due settimane che mancano al Ballottaggio per l'elezione del sindaco di Milano "cercheranno di gettare fango e raccontare menzogne su di me". Lo ha affermato Giuliano Pisapia.

16:53 Rutelli: "Stop bipolarismo" 39 – "Chi ha voluto politicizzare ed estremizzare queste amministrative ha sbagliato. E proprio il turno di ballottaggio dovrà essere un'altra tappa della fuoriuscita da questo bipolarismo guerriero". Lo ha detto il leader di Api, Francesco Rutelli

16:36 Bocchino: "Candidati estremisti" 38 – "Di fronte a due coalizioni che sono estremiste noi abbiamo scelto non per la libertà di voto, ma di non sostenere nessuno dei due candidati, che è cosa diversa" spiega Italo Bocchino, numero due di Fli

16:32 Terzo polo: decisione vincolante per tutti 37 – La decisione del Terzo polo di non dare alcuna indicazione esplicita per i ballottaggi sarà sottoposta all'assemblea nazionale di Fli convocata per venerdì prossimo e sarà vincolante per tutti.

16:26 Confalonieri: "Berlusconi ha esagerato" 36 – "A mio giudizio Berlusconi ha esagerato un nel metterla sul piano nazionale, un referendum su di lui e anche con toni un po' eccessivi a mio modo di vedere". Così Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset

16:19 Milano e Napoli, Terzo polo non si apparenta 35 – Il Terzo polo conferma che non farà alcun apparentamento con i candidati che sono arrivati al ballottaggio alle elezioni comunali di Napoli e di Milano

16:02 Fini: "Terzo polo resta unito" 34 – "Chi pensa a dividere il Terzo polo si prepari a cambiare i suoi piani". Non usa giri di parole Gianfranco Fini, uno dei tre leader del Nuovo Polo che oggi annuncia le sue scelte per i ballottaggi, nell'inviare un messaggio a avversari politici.

15:52 Bersani: "Terzo polo ci ripensi" 33 – "Se loro non scelgono c'è sempre qualcuno che lo fa al posto loro. E in questo caso saranno gli elettori. Io spero sempre che ci ripensino". Così Bersani commenta la decisione del terzo polo di non dare indicazioni per i ballottaggi delle amministrative.

15:50 La Russa: "Noi parliamo agli elettori del terzo polo" 32 – "Oggi quelli del terzo polo si riuniscono e decideranno quello che vogliono - dice Ignazio La Russa - noi parleremo agli elettori del terzo polo che non sono contenti della prospettiva di farsi guidare dai centri sociali'

15:33 La Russa: "Con centrodestra unito la sinistra non vince" 31 – Quando il centrodestra si divide offre speranze alla sinistra di poter vincere, altrimenti la sinistra non ha alcuna speranza". Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa,

15:16 Milano, Terzo Polo non si schiera 30 – "Nè con gli uni nè con gli altri". Così Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, sintetizza l'orientamento del Terzo Polo al ballottaggio per le comunali di Milano.

14:53 Glisenti affianca la Moratti 29 – Dopo quasi tre anni Paolo Glisenti torna a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano: ma questa volta non più nelle vesti di braccio destro istituzionale del sindaco Letizia Moratti ma di suo super-consulente per raddrizzare al ballottaggio le avverse sorti elettorali del primo turno.

14:34 Pisapia: "Le bugie della destra" 28 – Il programma di Giuliano Pisapia si può consultare sul suo sito e chiunque vuole può farlo "per verificare le bugie del centrodestra". Il candidato sindaco di Milano, che al ballottaggio parte favorito rispetto a Letizia Moratti, lo ha spiegato replicando alle critiche di Pdl e Lega che hanno parlato, fra l'altro, di stanze del buco per drogarsi.

14:32 Bossi: "A Milano abbiamo perso" 27 – Il risultato del primo turno di Milano per Bossi è inequivocabile: "Abbiamo perso, abbiamo perso". E altrettanto chiara è la causa: "Abbiamo sbagliato campagna elettorale". Ma ai cronisti che lo attendono al suo arrivo a montecitorio, il leader della lega assicura: "al ballottaggio non perdiamo".

14:23 Bossi: "Non ci facciamo trascinare a fondo dal Pdl" 26 – "Non fatevi illusioni". Umberto Bossi risponde così ai cronisti che gli chiedono se ci saranno conseguenze sul governo in caso di sconfitta al ballottaggio di Milano. "Di certo non ci faremo trascinare a fondo", spiega Bossi alla domanda se mollerebbe il pdl, e tuttavia aggiunge: "Comunque non perdiamo al ballottaggio di Milano".

14:05 Pd Lazio: "A Sora possibile intesa con la Polverini" 25 – Un accordo Pd-candidati di Città Nuove (il movimento che fa riferimento alla presidente della Regione Lazio Renata Polverini) è possibile a Sora, molto più difficile a Terracina. Così si esprime il coordinatore del Pd Lazio Francesco D'Ausilio sugli scenari dei ballottaggi delle amministrative del Lazio, in quei Comuni dove si sfideranno i candidati sindaci del movimento di Renata Polverini contro i nomi espressi dal Pdl.

14:00 Fioroni: "Se cade Milano alternativa diventa concreta" 24 – "Se cade Milano, può cambiare il volto della politica italiana e assumere una dimensione concreta l'alternativa di governo". Lo scrive Giuseppe Fioroni nell'editoriale del numero di maggio del "Domani d'Italia", la rivista on-line dei popolari del Pd.

13:50 Verdini: "Lega ha ragione a essere scontenta di pareggio" 23 – "I dati sono inequivocabili, c'è un sostanziale pareggio. Se poi uno è scontento per il pareggio ha ragione". Così Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, risponde a Montecitorio quando gli chiedono del malcontento della Lega per il voto amministrativo.

13:48 Formigoni: "Chi accusa Cl faccia piuttosto autocritica" 22 – "C'è stata nel Pdl una qualche voce stonata, chi ha dato troppa corda a candidature come quella di Lassini e anche alcuni illustri esponenti del Pdl hanno alzato i toni molto sopra le righe e oggi cercano di scaricare un po' vilmente la responsabiltà su altri, accusando Cl e la Lega, facciano un po' l'esame di coscienza". Lo ha detto il presidente della Regione Roberto Formigoni commentando le critiche di "scarso impegno" nella campagna elettorale rivolte a Cl dalle pagine de il Giornale.

13:44 L'Agcom ricorda divieto di diffondere sondaggi 21 – L'autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) in una nota "ricorda che anche per i ballottaggi delle elezioni amministrative previsti per le giornate di domenica 29 e lunedì 30 maggio, sono in vigore le regole della par condicio. Tali regole pertanto devono continuare ad essere osservate dalle emittenti radiotelevisive". L'autorità ricorda inoltre che "rimane fermo il divieto di diffusione dei sondaggi demoscopici riguardanti gli orientamenti politici e il voto degli elettori".

13:31 Berlusconi riceve Alfano, Brambilla e Brunetta 20 – Silvio Berlusconi ha ricevuto all'ora di pranzo i ministri Angelino Alfano (Giustizia), Michela Vittoria Brambilla (Turismo) e Renato Brunetta (Pubblica amministrazione e Innovazione).

13:27 Pisapia: "Andiamo a votare" 19 – "Andiamo a votare il 29 e 30 maggio per il ballottaggio e torniamoci anche il 12 e 13 giugno. La democrazia si costruisce insieme, giorno per giorno. La città la governeremo insieme, giorno per giorno". Questo l'appello lanciato circa un'ora fa, da Giuliano Pisapia, sulla sua pagina di Facebook

13:26 Verdini: "Forse Berlusconi non farà comizi" 18 – "Ai ballottaggi ci giochiamo un'altra partita. Ancora non abbiamo deciso se il presidente Berlusconi scenderà in campo e farà dei comizi" dice il coordinatore del Pdl Denis Verdini

13:11 Bersani: "Governo non in buona salute" 17 – "Beh, in buona salute non sta...". Così il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, risponde così alla Camera quando gli viene chiesto se i voti di oggi che hanno visto l'esecutivo battuto su quattro mozioni sulle carceri siano scricchiolii dopo il voto delle amministrative.

12:47 Milano, Palmeri: "Decideranno i nostri elettori" 16 – Il candidato sindaco del Terzo polo a Milano, Manfredi Palmeri conferma che a decidere "saranno i nostri elettori non in base a quello che dico io ma in base a quello che diranno Moratti e Pisapia".

12:46 Berlusconi vede Scajola 15 – Berlusconi, ha ricevuto stamattina l'ex ministro allo sviluppo economico, Claudio Scajola.

12:38 Maroni: "Da Bossi nessuna minaccia al governo" 14 – Nessuna minaccia dal leader del Carroccio Umberto Bossi per il governo in caso di sconfitta del centrodestra al ballottaggio di Milano. Lo ha assicurato il ministro dell'Interno Roberto Maroni che ha sottolineato: "Anche io ho letto queste cose sui giornali, ma ho parlato con Bossi ieri e personalmente non mi risulta che le abbia dette".

12:26 Vendola: "Sconfitta politica della clava" 13 – "Io mi sento vincitore perchè penso sia stata sconfitta quell'idea della politica come trionfo della caverna e della clava" dice il leader di Sinistra Ecologia e Libertà e presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola

12:17 5 Stelle Milano: "Molti voteranno per il centrosinistra" 12 – "Guardando le posizioni degli attivisti sono principalmente se votare o no, ma in caso di voto molti si sono espressi per il centrosinistra". A dirlo è Mattia Calise, candidato sindaco di Movimento Cinque Stelle

12:02 Carceri, governo battuto alla Camera 11 – Il governo è stato battuto tre volte, alla Camera, nelle votazioni sulle mozione sulla situazione nelle carceri. L'aula ha approvato, infatti, una mozione del capogruppo di Fli Benedetto Della Vedova nonostante il parere negativo del governo. Nel secondo caso, il governo è stato battuto nella votazione per parti di una mozione del Pd e nel terzo caso l'esecutivio è andato sotto su un testo del Pdl.

12:01 5 Stelle Milano: "Moratti? Troppo vicina a Berlusconi" 10 – "Nessun apparentamento con i partiti in vista del ballottaggio, anche se la vicinanza a Silvio Berlusconi "non depone a favore del candidato di centro destra". Attraverso quello che era stato il suo candidato sindaco di Milano, e ora consigliere per il prossimo quinquennio, il Movimento a Cinque Stelle continua a ribadire la linea della libertà di voto.

11:56 Pisapia: "Consulterò i cittadini" 9 – "Credo nella partecipazione dei cittadini, nella consultazione con gli abitanti dei quartieri prima che vengano prese decisioni su dove e come realizzare opere importanti e che possono essere utili. Il mio metodo sarà questo: partecipazione, consultazione, decisioni condivise". È Il messaggio di Giuliano Pisapia, ha affidato sulla sua pagina di facebook

11:53 Napoli, Terzo Polo non si schiera 8 – Il Terzo Polo è orientato a non schierarsi al ballottaggio per le comunali di Napoli; è quanto emerso al termine di una serie di riunioni a cui hanno preso parte, tra gli altri, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli. "Perchè ci dovremmo schierare? - si è domandato parlando con i giornalisti Ciriaco de Mita, coordinatore campano dell'Udc - E' come se ci si chiedesse di cambiare nome; noi abbiamo già detto chi siamo".

11:37 Urso (Fli): "C'è uno strappo che va ricucito..." 7 – "Rispetto alle regionali di un anno fa, quando il centrodestra vinse con facilità, cos'è cambiato? Che una parte del centrodestra non sta più con questa coalizione. Che alcune persone, in mancanza di un'azione di governo, hanno ritenuto giusto uscire da questa coalizione. C'è un problema politico, una lacuna, uno strappo che va ricucito altrimenti non si vince neanche a milano". Così Adolfo Urso (Fli)

11:29 Di Pietro: "Successo 5 Stelle va apprezzato" 6 – "Il successo del Movimento cinque stelle alle amministrative va apprezzato perchè è l'effetto di una protesta". Lo dice il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro

11:23 Di Pietro: "L'Idv non chiede apparentamenti formali ai partiti" 5 – "L'Idv non chiede apparentamenti formali ai partiti che stravolgerebbero la volontà popolare. Chiediamo invece agli elettori un ultimo sforzo a Milano e Napoli per la coalizione di centrosinistra che con De Magistris ha indicato la strada dell'unitarierà e del miglioramento della classe dirigente" dice Antonio Di Pietro

11:20 Maroni: "La Lega riflette" 4 – "La riflessione è costante e quotidiana. Da sempre riflettiamo sulle cose della politica. Non ci sono novità". Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni

10:55 La scelta del Terzo Polo 3 – Il 'conclave' del Terzo polo per fare il punto sull'esito delle amministrative e stabilire la linea unitaria da adottare per le alleanze ai ballottaggi, è iniziato stamattina alle 10, al gruppo dell'Udc della Camera, dove sono presenti Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli. Con loro, anche i finiani Della Vedova e Bocchino e gli esponenti dell'Api Linda Lanzillotta e Bruno Tabacci.

10:54 Avvenire: "Voglia di un cambio di rotta" 2 – "Il segnale politico proveniente dalla Lombardia è una risposta infastidita a chi ha preferito impostare il dibattito sull'estremismo comunicativo piuttosto che sulle realizzazioni concrete (quelle già fatte o avviate e quelle da farsi)". Lo afferma Benedetto Ippolito in un editoriale su Avvenire, intitolato "Quella voglia di un cambio di rotta".

10:53 Salvini: "La Moratti ha sbagliato" 1 – "Si è sbagliato e va chiesto scusa ai milanesi. Se la Moratti avesse parlato delle cose fatte e da fare, se tutti fossero venuti a votare i risultati sarebbero stati diversi. E' stato un errore. Inoltre, Pisapia ha fatto benissimo il suo lavoro" Detto questo, "di Pisapia non me ne può fregar di meno del passato. C'è il programma elettorale. Parliamo di quello". Così, Matteo Salvini (Lega Nord), intervenendo ad Agorà sui risultati delle amministrative.

(18 maggio 2011)

 

 

 

IL RETROSCENA

L'ultimatum di Bossi al Cavaliere

"Se perdiamo, difficile evitare la crisi"

Il Senatur: "Silvio si sta giocando tutto. Il problema non siamo noi, ma il Pdl che cala. Rischiamo di fare la fine degli ascari che difendono il forte. E tra due anni torniamo al quattro per cento". I sospetti su Cl di CLAUDIO TITO

L'ultimatum di Bossi al Cavaliere "Se perdiamo, difficile evitare la crisi" Umberto Bossi e Silvio Berlusconi

"SE LA Moratti perde anche il ballottaggio, per noi è difficile rimanere lì". Questa volta Umberto Bossi pesa ogni singola parola. Non è più il tempo della campagna elettorale. Ma quello di capire quale strada debba imboccare la Lega. Il voto di Milano - tradizionalmente vittorioso per il centrodestra - si è improvvisamente trasformato nel momento delle scelte. "La situazione - ripete il Senatur ai big del Carroccio - non è facile. Noi ci impegneremo fino al 30 maggio, ma la vedo complicata".

La tensione è altissima. Il summit convocato nella sede di Via Bellerio assume contorni drammatici. Il leader lumbard invoca la calma: l'ipotesi di una rottura con il premier non può essere presa alla leggera. Ma l'incubo di tornare nel limbo della marginalità si materializza come uno spettro. Il Senatur fuma il sigaro e sfoglia i dati di tutte le elezioni locali. Davanti a lui ci sono Calderoli e Maroni, Cota e Giorgetti, Reguzzoni e Renzo Bossi. La sconfitta milanese è qualcosa di più di un semplice passo indietro. Può mettere in crisi il sistema di potere che negli ultimi vent'anni ha governato il cuore industriale del Paese. "Sarebbe la fine di un ciclo". E proprio per questo rischia di determinare scelte radicali in quello che Berlusconi ha sempre definito "l'alleato più fedele". Perché a quel punto "la crisi sarebbe alle porte".

Una svolta che Bossi non vorrebbe compiere ma teme possa diventare una opzione

obbligatoria: "Possiamo ancora rimanere lì?". Del resto, il risultato del centrodestra è inaspettato. Lo ha spiazzato. Il suo "fiuto" questa volta ha tradito. E ora l'analisi è impietosa. E sebbene ci sia stato un rimpallo di responsabilità tra i quadri leghisti sulle scelte delle candidature, le accuse del Senatur sono rivolte in primo luogo al Pdl e al Cavaliere. "È crollato il Popolo delle libertà e ci ha trascinato verso il basso", è la sua analisi. Quasi per sollevare l'umore della sua truppa, cita alcuni esempi: a Busto Arsizio lo share della Lega si assesta al 27,9% e cinque anni fa era al 13. A Varese viene superato il 24% e nel 2006 si toccava il 20%. A Gallarate, dove il candidato lumbard non va nemmeno il ballottaggio, il dato della lista è però del 22 per cento contro il 10 delle precedenti comunali. E persino il 9% a Milano viene letto in controluce: il Carroccio perde quasi 6 punti rispetto alle regionali, ma ne guadagna un paio nel confronto con le comunali. "Il problema - ripete allora ai suoi fedelissimi - non è la nostra tenuta. Noi, dopo la vicenda immigrati, potevamo essere travolti. Ma non è stato così. Il problema è il Pdl". È l'asse tra la Lega e il Pdl, l'abbraccio tra Bossi e Berlusconi.

L'interrogativo del "capo" allora diventa un rovello nella seduta-fiume convocata nel bunker milanese. Tutti si rendono conto che questo sta diventando il "momento della verità". "Se si perde a Milano - è la sua analisi - Berlusconi non avrà solo contro i magistrati, ma in Parlamento verranno meno i Responsabili, il Quirinale non potrà che fare il suo dovere e via dicendo. Per risollevarsi dovrebbe fare la riforma fiscale, quella costituzionale, rilanciare l'economia. Ma non sarebbe in grado di farlo". E per rendere tutto ancora più drammatico cita il piano di Tremonti presentato all'Ue che prevede tagli per 8 miliardi quest'anno, il prossimo e nel 2013. Non solo. "Tutti gli chiederanno di dimettersi e lui non lo farà. In quella situazione rischiamo di fare la fine degli ascari che difendono il forte e tra due anni torniamo al 4 per cento". Una prospettiva che terrorizza tutto lo stato maggiore padano.

Bossi chiede allora di lavorare "ventre a terra" per cercare di ribaltare la situazione a favore della Moratti. Per evitare così la scelta più traumatica. In caso di successo, allora, "potremo organizzare il rilancio e le riforme. Solo così ha senso restare. Altrimenti per noi è difficile reggere". Anche perché tutti i big leghisti sanno che la base è una pentola in ebollizione. Rischia di scoperchiarsi con un boato. Ma recuperare a Milano è "complicato". Tra i potentati meneghini - anche Berlusconi - già circola un sondaggio che vede volare Pisapia. "Silvio - dice il Senatur ai suoi - deve tirare fuori qualcosa dal cilindro. Non può dire ora che è un voto locale".

Eppure c'è un altro aspetto che fa infuriare il Carroccio. La lotta intestina nel Pdl. Il loro dito indice è puntato contro il Governatore Formigoni e contro Cl, accusati di aver votato contro Berlusconi. "Quello - è il sospetto di Bossi riferendosi al presidente lombardo - pensa di poter approfittare della crisi interna al suo partito". Accuse che un po' tutti confermano e che nello stesso tempo fanno salire ulteriormente la tensione e la preoccupazione per un futuro incerto. La lista degli addebiti verso il Pdl si allunga: ognuno dei presenti al vertice riferisce un episodio che conferma l'analisi del Senatur. E a questo punto la memoria corre a sei mesi fa. Quando, dopo lo strappo di Fini, si aprì la prima riflessione nella maggioranza. "Avevamo detto a Silvio che doveva preparare l'alternativa a se stesso. Doveva indicare un nome. E invece ha scommesso su stesso pensando al 2013. Ma così o vince tutto o perde tutto".

Dopo il 30 maggio, dunque, l'equilibrio della politica potrebbe d'un tratto cambiare. La Lega sa bene che a giugno ogni crisi di governo non può portare alle elezioni anticipate. "Ma nessuno - avverte il leader lumbard - può dire quale sarà la soluzione. Ci chiederanno l'allargamento a Casini e ci parleranno di un governo istituzionale. Noi aspetteremo e vedremo".

(18 maggio 2011)

 

 

DOPO LE AMMINISTRATIVE

Berlusconi: "Smascheriamo Pisapia e si vince"

ma la Lega rimane in un gelido silenzio

Vertice serale del premier dopo i risultati deludenti di Milano. "Governo nazionale non è in discussione". Il coordinatore Pdl Verdini rivendica un testa a testa con il Pd, ma il sindaco di Milano fa autocritica. Dal Carroccio ancora nessuna valutazione ufficiale

Berlusconi: "Smascheriamo Pisapia e si vince" ma la Lega rimane in un gelido silenzio Silvio Berlusconi

ROMA - Resta alta la tensione nel centrodestra all'indomani del primo turno delle elezioni amministrative. Silvio Berlusconi, nel corso di un lungo vertice serale, non ha nascosto il momento difficile. "Con la Lega ci sono dei problemi derivanti da alcune scelte, che ci hanno diviso, ma con Bossi il rapporto sarà recuperato anche perché da adesso in poi ogni decisione sarà condivisa con il Carroccio", ha spiegato il premier. Passando poi dalle situazioni locali alle vicende nazionali, Berlusconi ha assicurato che "abbiamo una maggioranza compatta che ci consentirà di fare le riforme ed un governo la cui solidità non sarà messa in discussione dall'esito dei ballottaggi". Il Cavaliere ha cercato anche di dare la carica ai suoi in vista del secondo turno. "Ora bisogna essere uniti e compatti con la Moratti, al secondo turno ce la può fare a battere Giuliano Pisapia, ma occorre far emergere il suo vero volto e chi ci è dietro, Milano non finirà in mano centri sociali".

Malgrado la fiducia ostentata, secondo quanto riferito ai suoi collaboratori, Berlusconi non avrebbe ancora deciso però se spendersi in prima persona anche nei ballottaggi. Lo farà, ha chiarito, solo se i sondaggi indicheranno delle effettive possibilità di successo.

Indicazioni, quelle del vertice serale nella capitale, che arrivano dopo che il Pdl si era sforzato di minimizzare la portata del risultato, in particolare quello di Milano. Se la Moratti aveva fatto

autocritica ("abbiamo sbagliato i toni della campagna elettorale. Ora si apre una fase nuova nella quale possiamo riprendere un contatto con tutte le persone nelle vie, nelle piazze, con le quali abbiamo passato questi cinque anni") il coordinatore Verdini si era spinto a parlare di "sostanziale pareggio".

"L'attenzione è andata su Milano ma, andando a vedere i dati sulle province e sui comuni, c'è stato un sostanziale pareggio", ha detto Verdini in una conferenza stampa alla sede Popolo della libertà. Da parte della sinistra, ha aggiunto, "ho sentito parlare di enfasi e avanzamento, non è così".

Bocche cucite invece in casa leghista. I vertici del Carroccio per circa due ore e mezza si sono riuniti a Milano insieme a Umberto Bossi per fare il punto della situazione. I ministri Roberto Calderoli e Roberto Maroni hanno lasciato il quartiere generale di via Bellerio in auto senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti. Anche il presidente del piemonte, Roberto Cota, se ne è andato senza dire nulla. Parlando con l'agenzia Ansa, Calderoli, pur senza entrare nel cuore della riflessione leghista sul deludente risultato milanese, ribadisce alcuni punti fermi. "Noi non ascoltiamo le sirene dell'ultimo momento, non caschiamo in giochini di seduzione, la Lega sta con chi le riforme le vuole davvero e può realizzarle", dice rispondendo alle aperture di Bersani."La Lega, tutta la Lega - aggiunge - è impegnata per vincere i ballottaggi di fine mese e ce la metteremo tutta per vincerli".

Anche solo il fatto che alla riunione di via Bellerio abbiano preso parte esclusivamente i leader nazionali viene interpretato come il segnale di una riflessione che va al di là del risultato nel capoluogo lombardo. Dopo quella di ieri sera, ci sarebbero state - secondo indiscrezioni - altre telefonate tra Bossi e Silvio Berlusconi e non si esclude un incontro tra i due.

(17 maggio 2011)

 

 

ELEZIONI

Bersani: "Abbiamo vinto noi

il governo non arriverà al 2013"

Il leader del Pd: "Se non c'è fiducia in Parlamento, non c'è altra strada che le elezioni". Vendola: "Crisi di nervi nel Pdl, ai ballotaggi appoggeremo il centrosinistra". Di Pietro: "E' l'inizio di un'alternativa possibile a Berlusconi"

Bersani: "Abbiamo vinto noi il governo non arriverà al 2013"

ROMA - "Il Pdl parla di pareggio 1? Rido di gusto. Abbiamo vinto, è inequivocabile, abbiamo dato una scoppola al Pdl. Avevamo chiesto un segnale di cambiamento, ed è arrivato. Chiederemo nei ballottaggi che venga confermato". Pierluigi Bersani si presenta ai giornalisti il giorno dopo il terremoto elettorale e mostra il volto austero delle grandi occasioni. Rivendica la forza del Pd "siamo allo 0,1 dal primo posto a Milano, il primo partito a Trieste, Friuli, Cagliari", lancia ami alla Lega, e scandisce: "Se il governo non è in grado di governare se ne vada".

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D'altra parte il segretario democratico ha una certezza: "L'alleanza fra il Carroccio e Berlusconi non arriverà al 2013". E nel caso avesse ragione schiera il suo partito sul fronte delle elezioni anticipate anche se non si chiude tutte le strade: "Siamo pronti a ragionare su qualsiasi cosa superi il berlusconismo". Quanto ai Lumbard il Pd continua il pressing iniziato nelle scorse settimane. "Con questo risultato elettorale - dice Bersani - la Lega va in difficoltà, nettamente in difficolta. Arretra in luoghi molto significativi. Se uno da un'occhiata a tutto il nord, che va da torino a trieste, passando anche anche per la città di Varese e il contado di Varese, si rende

conto che è successo qualcosa di eclatante e che che mi pare confermi la nostra sfida alla Lega". "Ma dov'è la Lega di una volta? Questa Lega berlusconiana a Roma e leghista a casa dove va? I piedi in due scarpe oltre un certo limite non si possono tenere: nell'insieme Pdl e Lega pagano la non credibilità dell'azione di governo, il favoleggiare di promesse, di diversivi nel pieno di una crisi a cui non è stata data risposta. E perdono tutte e due".

Di Pietro: "Inizia un'alternativa". Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori, commenta a freddo i risultati delle amministrative: "Parte da Napoli e da Milano la costruzione di un'alternativa possibile al modello piduista di governo che ha portato avanti Berlusconi finora. E che pensi finalmente ai problemi reali del Paese". Di Pietro si dice convinto che "ai prossimi appuntamenti, prima il ballottaggio e poi il referendum del 12 e 13 giugno, possiamo iniziare una nuova fase dove una coalizione moderata e progressista. E aperta a tutte quelle forze politiche che vogliono un Paese migliore, soprattutto con uomini e donne di specchiata onestà, può ridare credibilità alle istituzioni del nostro Paese".

Vendola: "Crisi di nervi". Nel Pdl è in atto "una crisi di nervi", secondo il leader di Sinistra e libertà, Nichi Vendola, che commenta la conferenza stampa del partito di Berlusconi sui risultati delle amministrative. "Ho rispetto per gli esercizi di autonconsolazione del Pdl dopo aver perso Milano. Vinceremo sia lì che a Napoli, con buona pace di Verdini, a cui auguro di riuscire a comunicare serenamente la sconfitta del centrodestra". Secondo Vendola, il risultato del voto è limpido, specie a Milano "vetrina più scintillante del berlusconismo". Il leader di Sel aggiunge: "Il Pdl ha subito un colpo nella propria cabina di regia. E' un fatto storico. La candidatura di Pisapia ha fatto scendere il centrosinistra dal lettino dello psicanalista e farlo uscire dalla depressione". Conclude Vendola: "Se si offre un'idea palpabile di cambiamento il consenso non manca. Ora il popolo di sinistra ci dice che abbiamo il dovere di costruire il cantiere dell'alternativa", ha aggiunto, annunciando il supporto di Sel a tutti i candidati del centrosinistra ai ballottaggi.

(17 maggio 2011)

 

LE AMMINISTRATIVE

Moratti: "Ora cambiamo i toni"

lo schiaffo della diserzione di Cl

Via i falchi, ma sui muri già oggi slogan-shock: "Non lasciamo Milano in mano ai centri sociali"

Breve incontro del candidato di centrodestra col premier Berlusconi. Nello staff rientra Glisenti

di ALESSIA GALLIONE e ANDREA MONTANARI

Moratti: "Ora cambiamo i toni" lo schiaffo della diserzione di Cl Letizia Moratti

Basta con la giustizia e con i temi nazionali. Basta con quel referendum sul governo (e su se stesso) indetto dal premier. Il centrodestra, allo sbando dopo la batosta elettorale, prova a rimettere in pista Letizia Moratti per un’impresa che sembra difficilissima. È anche per questo, per cercare di riallacciare i rapporti tra la grande sconfitta da questo voto, l’attuale sindaco di Milano e la città, che il Pdl ha deciso di cambiare totalmente strategia. Consigliando persino allo stesso Silvio Berlusconi di non spendersi più in prima persona: nessun raduno nazionale, nessun comizio infuocato, ma una nuova campagna tutta basata sul territorio. Si dovrà tornare a parlare della città, rimarcando la differenza tra i programmi del centrodestra e quelli del centrosinistra.

Ma il Pdl, ora, di fronte alla probabilità di perdere Milano, prova anche con forza a fare quadrato attorno a lei: il sindaco che non scalda, non convince. Quasi una messa sotto tutela. A cui però, dopo una giornata di tensione e vertici, telefonate e consulti, la Moratti riesce a resistere. Riottenendo, almeno in parte, la regia: "Voglio rimettermi in gioco, conosco bene i problemi e le preoccupazioni dei milanesi". Anche Letizia, adesso, dice di voler "ripartire". Dalla città. E lo fa sostituendo una parte dello staff che l’ha seguita e richiamando Paolo Glisenti. È lui il fedelissimo stratega che la fece vincere nel 2006 ritagliandole addosso, non a caso, un profilo civico. Il sindaco lo avrebbe voluto come plenipotenziario di Expo: fu costretta a sacrificarlo sull’altare di Arcore.

Ma la resa dei conti e le divisioni tra le diverse anime del partito non sono finite. A cominciare dall’ala ciellina, che ha spinto fin da subito per un "commissariamento" più robusto del sindaco uscente. Tra Cl e Letizia Moratti, d’altronde, non è mai stato amore e il fucile della dialettica imbracciato dal sindaco negli ultimi giorni ha fatto vacillare definitivamente il consenso. A molti non è piaciuto l’attacco a tradimento fatto a Giuliano Giuliano durante il confronto a Sky. E le dichiarazioni pubbliche di esponenti di spicco come Roberto Formigoni o Mario Mauro lo fanno capire chiaramente. Per questo primo turno, Cl avrebbe concesso libertà di voto e, dal conto delle preferenze, si capisce dove siano scomparsi molti voti per il sindaco uscente. Cosa succederà tra due settimane?

Si legge anche così, e non solo in chiave leghista, quel messaggio lanciato dal premier al termine di un vertice a Palazzo Grazioli: "Adesso la nostra candidata dovrà avere il sostegno di tutto il centrodestra unito". Lo ha assicurato lui stesso a Letizia Moratti, in un breve incontro che i due hanno avuto all’aeroporto militare di Linate, prima che Berlusconi ripartisse per Roma. È lì che è finita sotto processo anche Alessandra Ghisleri, la sondaggista di fiducia che, mentre i consensi erano in caduta libera, continuava a dare la coalizione che sostiene la Moratti sopra il 50 per cento.

Al di là dell’ottimismo di facciata, però, la battaglia è dura. Lo sanno tutti. A cominciare da lei, ancora sotto shock. Che in serata, dopo una giornata di buio, ha finalmente riannodato i fili. Si cambia tutto. In corsa, come spesso ha fatto. Torna Glisenti, lo stratega di fiducia. Alcuni degli spin doctor a lei vicini le avrebbero consigliato anche di ripartire scusandosi quantomeno sotto il profilo umano per il fango gettato su Pisapia. Ma su quello il sindaco non fa ammenda. Ammette solo, a tarda sera, che "abbiamo sbagliato i toni della campagna". Per questo, annunciando la nuova fase anche con una lettera ai milanesi, tornerà a parlare della città. È il ritornello che in molti, nel centrodestra, adesso ripetono: "Al ballottaggio i milanesi dovranno scegliere un sindaco, tra due programmi molto diversi". È anche questo il senso della nuova ondata di manifesti che invaderanno i muri. Il messaggio di Berlusconi ai milanesi è chiaro: "Non lasciamo che Milano finisca nelle mani dei centri sociali".

(18 maggio 2011)

 

 

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L'EDITORIALE

Cambiare è possibile

di EZIO MAURO

Cambiare è possibile Pier Luigi Bersani, segretario del Pd

VINTA dal Pd la corsa per Torino e per Bologna, bisogna ancora giocare il secondo tempo della partita per Napoli e per Milano, coi ballottaggi. Ma dopo quasi vent'anni la percezione dei cittadini oggi è che l'Italia abbia deciso di voltare pagina, stufa delle bugie, del parossismo, dell'estremismo che Silvio Berlusconi ha disseminato a piene mani nella campagna elettorale, spinto dall'ansia per un giudizio popolare non soltanto sul suo governo, ma sull'insieme della sua avventura politica. Mentre ancora si deve scegliere il sindaco, quel giudizio c'è stato, e netto. Il Paese vuole cambiare. Ha riscoperto il diritto di credere che il cambiamento è possibile.

È come la riscoperta della politica. Perché quel che è mancato in Italia, negli ultimi due anni, è proprio la politica, nel Paese e nel governo. Entrato a Palazzo Chigi con una maggioranza parlamentare enorme, il Premier l'ha distrutta con le sue mani, confermando nella frattura con Fini quell'incapacità di esercitare la leadership che già aveva manifestato nel '94, rompendo con Bossi. Ha cercato di rimediare comperando singoli parlamentari in offerta speciale, garantendosi così i numeri per le leggi ad personam, confezionate per tagliare prescrizioni e allungare processi, in modo da sfuggire ai suoi giudici e all'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Ma oltre i numeri non ha saputo costruire una strategia, un'alleanza e soprattutto una politica, perché non sono in vendita sul mercato.

Il risultato è un Paese

non governato, senza politica estera, senza credibilità internazionale, con una politica economica che bypassa il Premier, prigioniero di un mantra che oscilla tra il negazionismo della crisi e della mancata crescita e il velleitarismo liberista del taglio delle tasse. Tutta l'energia politica del governo è stata prosciugata dall'ossessione giudiziaria del Cavaliere, che ha precipitato e imprigionato due anni di legislatura nella ricerca della sua salvaguardia personale, trasformando l'abuso in privilegio e la difesa di un imputato in affare di Stato. Il risultato è un cozzo istituzionale tra i poteri della Repubblica, sottoposti ad una prova di forza continua, con un'opinione pubblica sollecitata in una tensione permanente, con le categorie primordiali dell'amore e dell'odio, dell'amico e del nemico, della congiura, della metastasi e dell'eversione.

Non si è inteso bene qual era (e qual è, ancora) la posta in gioco in questo test elettorale. Per evitare la conferma popolare del suo declino, il Premier ha tentato il tutto per tutto con una spallata nel suo territorio più simbolico, Milano, dov'è nata la leggenda dell'uomo che si è fatto da sé, e dunque può ben rifare l'Italia. Se lo sfondamento fosse riuscito, il Capo del governo si sarebbe rivolto al sistema politico-istituzionale e ai suoi vertici con una pretesa finale, che già i suoi araldi avevano anticipato: l'anomalia del berlusconismo è semplicemente troppo grande per poter essere risolta, e comunque il consenso popolare l'ha superata e benedetta. Dunque se ne prenda atto. D'altra parte il Paese è stanco delle tensioni e sfibrato dai conflitti. Possono cessare d'incanto: basta che la democrazia si adegui, che la costituzione si adatti, che gli istituti di garanzia si subordinino, accettando che il Premier sia definitivamente sovraordinato rispetto ad ogni altro potere, libero da ogni controllo, finalmente e felicemente sovrano, al posto del popolo, in attesa di assurgere al Quirinale. Il sistema, stravolto ma infine sedato, troverebbe così una sua nuova e deforme coerenza, nel momento in cui la biografia del Capo con le sue necessità diventa fondatrice di un nuovo ordine.

È a tutto questo che gli elettori hanno detto di no, prima ancora di scegliere i sindaci, con i ballottaggi ancora aperti. Hanno capito la portata della sfida, e hanno già saputo rispondere. Dimezzando le preferenze personali di Berlusconi a Milano, cancellando (872 voti su un milione di votanti) quel Lassini che paragonava i magistrati ai brigatisti con manifesti poi benedetti direttamente dal Cavaliere, bocciando al primo turno la Moratti col 41,6 per cento, fermando la Lega nella sua capitale, mandando Pisapia in testa al ballottaggio col 48,1 per cento, a dimostrazione che le menzogne, il livore, gli attacchi alle persone e il fanatismo non passano nemmeno tra la borghesia milanese, perché c'è un limite, persino in Italia. Soltanto in questo Paese un candidato sindaco che viene dalla sinistra radicale può essere accostato al terrorismo - attraverso un falso - e può essere presentato come un politico che vuole consegnare il sagrato del Duomo agli "infedeli". Col risultato che il Paese, finalmente, non ci sta.

Che tutto questo sia accaduto a Milano è molto importante. Qui, dove si svolge il processo Mills, gli elettori stanno scoprendo che il mito fondatore dell'avventura imprenditoriale e politica berlusconiana è bacato, perché la Mondadori è stata acquisita con la truffa, così come il potere terminale della Prima Repubblica - il Caf di Craxi, Andreotti e Forlani - aveva benedetto la scalata televisiva. Oggi Milano sembra ribellarsi a quella favola e alle suggestioni politiche che ha proiettato sul Paese per vent'anni, assicurando riforme, decisionismo, semplificazione, cambiamento. L'Italia è bloccata e impantanata, e il berlusconismo che aveva promesso di liberarla la tiene prigioniera di interessi privati, personali e inconfessabili.

Milano è anche il cuore dell'alleanza tra la Lega e la destra. E Bossi oggi deve prendere atto che quell'alleanza non paga, al di là delle auto blu che portano i leghisti a Roma a tenere il sacco berlusconiano delle leggi ad personam, a dire in Parlamento sì alla menzogna spaventata del Premier su Ruby nipote di Mubarak, a tradire la fiducia nella legalità della base padana, a reggere una politica ideologica sull'immigrazione con un Premier che ha cambiato cinque volte posizione sulla "primavera" dei Paesi arabi: entrando nei vertici internazionali con una posizione per uscirne con la posizione opposta, senza nemmeno aver consultato la Lega.

Ma è il mondo più intimo del berlusconismo, quel partito senza regole, senza autonomia e senza libertà che sta scoppiando per il soffocamento di un carisma autoritario che non ammette il confronto e i distinguo, nell'atrofia vagamente idolatra della riduzione del maggior partito italiano al destino di uno solo, nel vuoto della mancanza di ogni dibattito interno, con gli ex colonnelli ridotti a caporali nei signorsì delle comparsate di una televisione militarizzata. Perché non basta più nemmeno l'eccesso, l'accumulo, l'abuso, la forzatura continua se manca la politica: per fortuna della democrazia, che di politica ha bisogno.

La politica ha riportato il Pd al Nord, dalle cui mappe era stato troppo velocemente cancellato: oggi pesa quanto il Pdl a Milano, ha riconfermato con Fassino il suo primato a Torino, ha rieletto il sindaco a Bologna, porta la destra al ballottaggio a Trieste. Mentre a Napoli è surclassato da De Magistris, dopo un percorso di guerra incomprensibile a chiunque e suicida per tutti nelle primarie. La politica di Bersani, che vuole prima di tutto superare non il berlusconismo ma le sue anomalie, sta incominciando a pagare. A costo zero, con solo l'impiego di un po' di generosità e di preveggenza, un Pd saggio oggi completerebbe l'opera nominando Sergio Chiamparino (autore di un piccolo miracolo torinese) coordinatore delle politiche per il Nord, utilizzando al meglio un'esperienza importante e riconosciuta. Sarebbe un interlocutore sul campo - d'intesa col leader del partito - per i leghisti in libera uscita e i moderati in cerca d'autore: che oggi trovano nel Terzo Polo una forza autonoma dal berlusconismo, e in grado di reggere al gioco al massacro scatenato contro Fini.

Soprattutto l'Italia incomincia a prendere atto che forse sta tramontando l'età del populismo, con il carisma che soffia là dove il leader vuole, inventando partiti e disfacendoli su un predellino. Torna la politica, e non eravamo più abituati. E con la politica, torna il diritto di pensare che il cambiamento è possibile, perché l'Italia non è di Berlusconi.

(18 maggio 2011)

 

L'ANALISI

L'immoderato

di GIUSEPPE D'AVANZO Ora, dopo i giorni del furore, il mantra è "moderazione". Soltanto ritrovando "i toni moderati del '94", dicono i consiglieri del premier, Berlusconi potrà sconfessare chi parla di "fine di un ciclo politico". È difficile credere che la prudenza, l'equilibrio, l'autocontrollo possano essere le virtù del Cavaliere e, nel 2011, l'archetipo politico del berlusconismo. È arduo pensare che nei prossimi quindici giorni, e infine in quel che resta della legislatura, il presidente del Consiglio possa rimpannucciarsi negli abiti dell'imprenditore onesto e competente, del leader liberalmoderato interessato soltanto alle fortune del Paese, del custode dei valori della famiglia, del guardiano dei buoni costumi. È difficile credere al "ritorno al futuro" del premier per ragioni che andrebbero radicalmente rimosse e non possono ragionevolmente esserlo. Il passato della sua storta avventura imprenditoriale lo perseguita e gli rende impossibile affrontarne oggi gli esiti, spogliato dalle guarentigie del potere. Il nodo è sempre quello, dunque: l'impunità di Silvio Berlusconi. È il nodo che lo ha convinto, diciassette anni fa, a farsi capo partito. È lo stesso nodo che, da quasi venti anni, tiene sotto sequestro il destino politico del Paese. Come scioglierlo? Può essere la "moderazione", la via?

Si deve esaminare ciò che abbiamo avuto sotto gli occhi in queste settimane. Il presidente del Consiglio si è convinto ad accelerare rumorosamente il

rifiuto dello Stato di diritto come sistema di vincoli imposti al potere. Naturalmente, non era un ghiribizzo e meno che mai volontà riformatrice. C'era al fondo una necessità tangibile. La liquidazione della sostanza della democrazia costituzionale - con l'esplicito progetto di annullare il sistema di separazioni e contrappesi, di funzioni e istituzioni di garanzia - non era, non è la strada per affrontare la crisi italiana che egli - capo del governo - è chiamato a superare. Era, è l'antidoto al disfacimento della mitologia dell'"uomo del fare". È il rimedio al suo personale collasso di uomo pubblico. Ha tre processi penali in corso. Raccontano di quale trama è tessuto il suo successo. Ha corrotto un testimone per salvarsi da due severe condanne. Con la frode fiscale e l'appropriazione indebita ha spogliato a suo vantaggio le ricchezze di Mediaset, quotata in borsa. Un giudizio civile d'appello deve presto quantificare - in centinaia di milioni di euro - il danno prodotto dalla corruzione di un giudice che gli ha consentito di mettere le mani abusivamente sulla Mondadori. Un quarto processo penale dà notizia non delle sue abitudini private, come ripetono i cortigiani, ma di un'irresponsabilità politica e di una sexual addiction che lo espone al ricatto mentre vìola (è l'accusa che deve affrontare) il corpo di una minorenne. Sono tutte qui - concretissime, dunque - le ragioni dell'estremismo politico che lo ha convinto a "decostituzionalizzare il sistema politico italiano". L'accusa di "brigatismo giudiziario"; i manifesti contro le Brigate rosse in toga; la denuncia dei patti scellerati tra i suoi oppositori politici e i pubblici ministeri; la denigrazione della Carta fondamentale; il disprezzo per la Corte costituzionale; la denuncia dei "troppi poteri" del Capo dello Stato; il rimpianto per l'impunità parlamentare; la minaccia di punitive inchieste parlamentari; la responsabilità civile dei giudici (vuole castigarli nel portafoglio) - in una parola l'estremismo politico, ideologico, urlatissimo di Berlusconi non è altro che il dispositivo per seppellire il (suo) passato, neutralizzare un presente processuale, garantirsi con una "riforma epocale della magistratura" un futuro di quiete e la conquista del Quirinale.

A questi obiettivi Berlusconi ha voluto piegare un voto amministrativo. Ha animato il suo messaggio propagandistico nel ridotto del Palazzo di Giustizia di Milano dove si è trascinato simulando di voler partecipare a processi che lo hanno visto sempre fuggiasco (c'è da giurarci, da quelle parti non si farà più vedere). In modo esplicito, il Cavaliere ha chiesto un ricco consenso contro la magistratura e un sontuoso plebiscito per se stesso, per la sua storia opaca, per la sua impunità, per la manomissione degli equilibri costituzionali: "A Milano sono elezioni politiche nazionali", ha gridato sentito da tutti. Ora, quale che sia il risultato del ballottaggio tra Pisapia e Moratti, la volontà popolare si è fatta sentire: lo ha bocciato dimezzandogli i voti e negandogli il plebiscito. Cosi che, a urne chiuse, sarà davvero difficile proporre in Parlamento la "prescrizione breve", il "processo lungo", la paralisi dei processi sui cui pende un conflitto di attribuzione, l'inutilizzabilità delle intercettazioni nel processo penale, la riforma costituzionale della giustizia, "epocale".

La scena consegna il capo del governo a un'alternativa del diavolo. O, per proteggere la sua declinante leadership politica, si fa "moderato" e rinuncia al conflitto con la magistratura e al programma immunitario. O, contrabbandando la sua urgenza privata come interesse nazionale, mette mano alla annunciata neutralizzazione del sistema di regole. In questo caso, rischia di rompere il precario equilibrio del governo perché la Lega non può pagare altri prezzi alle leggi ad personam. Nel primo caso, il prezzo lo ha pagato soltanto lui, Berlusconi: come ogni cittadino, egli dovrebbe accettare di dimostrare le sue ragioni e quindi la sua innocenza nel processo nei modi e nei tempi previsti dal codice senza il conforto di leggi scritte ad hoc. Ma Silvio Berlusconi può permetterselo? I suoi comportamenti di ieri e di oggi glielo consentono? È legittimo dubitarne come è ragionevole credere che gli sia preclusa ogni moderazione politica e istituzionale. Il premier non ha alternative: se non vuole perdere il potere, non può accettare stati di quiete. Se vuole difenderlo, deve accrescerlo, il suo potere. Non ha altra chance. È quel che farà o tenterà di fare. Costi quel che costi. La profezia è facile. Con buona pace di un'improponibile moderazione.

(18 maggio 2011)

 

 

2011-05-17

IL RIEPILOGO

Capoluoghi, 13 a 4 per il centrosinistra

Altri 13 comuni andranno al ballottaggio

Primo bilancio delle principali sfide. Partite già chiuse per il rinnovo di 17 amministrazioni. Tre ribaltoni a due per l'opposizione. Secondo turno in bilico a Trieste e Cagliari. Stop che pesano per la maggioranza a Varese e Novaradi PASQUALE NOTARGIACOMO

Capoluoghi, 13 a 4 per il centrosinistra Altri 13 comuni andranno al ballottaggio

ROMA - Il primo round nei trenta comuni capoluogo chiamati al voto si chiude sul 13 a 4 per il centrosinistra. Questo è il risultato già archiviabile, mentre per conoscere il "colore" di altre tredici amministrazioni sarà necessario aspettare i ballottaggi in programma il 29 e il 30 maggio. Centrodestra in svantaggio anche nei "ribaltoni", che si chiudono sul 3 a 2 per le forze all'opposizione. Passano al centrosinistra Fermo, Olbia (dove il sindaco, a dirla tutta resta, lo stesso, "Gianni" Giovannelli, ma con una coalizione modello "Cnl" anti Cavaliere a sostenerlo) e sempre in Sardegna, Villacidro, mentre il centrodestra conquista Caserta e Catanzaro.

Anche a livello provinciale 1 centrosinistra in vantaggio tre a due nelle cinque partite già decise. Lucca, Gorizia e Ravenna restano all'opposizione, mentre la maggioranza si riconferma a Treviso e conquista Campobasso. Appuntamento tra due settimane per le altre sei amministrazioni.

Le riconferme. Cinque anni fa nei 30 comuni capoluogo, era finita 20 a 9 per il centrosinistra (al dato va aggiunta l'affermazione di una lista civica). Oggi, dopo il primo turno l'opposizione si riconferma (includendo le vittorie "nazionali" di Torino e Bologna), già in 10 amministrazioni uscenti contro due del centrodestra. E' un vero e proprio plebiscito, con una percentuale vicina al 74%,

quello con il quale Vincenzo De Luca (centrosinistra) resta primo cittadino di Salerno, dopo la delusione delle elezioni regionali dello scorso anno. Secondo mandato anche per Fabrizio Matteucci (centrosinistra) che si riconferma sindaco di Ravenna, con il 54,98% dei consensi. Come lui prossimi cinque anni garantiti anche per Federico Berruti che a Savona, con una coalizione che va da Sel all'Udc veleggia tranquillo con più di trenta punti di vantaggio sul suo sfidante Paolo Marson, appoggiato da Pdl e Lega.

Partite già chiuse. Resta al centrosinistra anche Siena grazie a Franco Ceccuzzi che raccoglie tre volte i voti del suo primo sfidante, l'ex pilota di F1, Alessandro Nannini, sostenuto da Pdl e Lega. Riconferma ad Arezzo anche per Giuseppe Fanfani (centrosinistra), che con una percentuale di poco superiore al 51% doppia la sfidante di Pdl e Lega, Grazia Sestini. Come lui, il collega di coalizione Fausto Pepe replica la vittoria al primo turno (51,60%) a Benevento sullo sfidante "centrista" Carmine Nardone. Conferma per il centrodestra a Latina: nella città con il record di candidati sindaco (tredici), la spunta Giovanni Di Giorni (Pdl e liste minori) con il 50,96%, mentre il suo primo sfidante, Claudio Moscardelli (centrosinistra) si ferma attorno al 35%. Bottino magro per la lista Fli, lanciata dallo scrittore Antonio Pennacchi. Il suo portabandiera, Filippo Cosignani non va oltre l'1%. Partite già chiuse per il centrosinistra anche a Barletta e Carbonia con le vittorie di Nicola Maffei (sindaco uscente) e Giuseppe Casti. Mentre la seconda riconferma per il centrodestra è a Reggio Calabria dove Demetrio Arena con il 56,27% ha la meglio sul Massimo Canale fermo al 28,70%.

I ribaltoni. Cinque le amministrazioni che cambiano di colore. Vittoria pesante per il centrosinistra a Fermo, dove Nella Brambatti (51,35%) ha la meglio sulla sfidante del centrodestra Ester Maria Rutili (26,68%). Probabile successo per l'opposizione anche a Olbia, dove quello che è stato ribattezzato il "Cln" anti Cavaliere, vede avanti il sindaco uscente Giovannelli sullo sfidante di centrodestra Nizzi. Torna al centrosinistra anche Villacidro, dove Teresa Pani del Pd si impone con il 48,73% delle preferenze. Due cambi di casacca a favore del centrodestra a Catanzaro e Caserta: i nuovi primi cittadini saranno Michele Traversa (con il 62%) e Pio del Gaudio (52,64%).

Ballottaggi. Al ballottaggio tra due settimane si decideranno le sorti degli altri tredici capoluoghi. Oltre ai casi "nazionali" di Milano e Napoli, spareggi anche a Novara, Varese, Rimini, Pordenone, Trieste, Grosseto, Cagliari, Rovigo, Cosenza, Crotone e Iglesias. Al Nord riconferme mancate al primo turno che pesano per Pdl e Lega, a Varese, dove il sindaco uscente Attilio Fontana si ferma al 49,36% e Novara con Mauro Franzinelli bloccato al 45,89%. Ballottaggio "anomalo" a Cosenza dove il sindaco uscente Salvatore Perugini (appoggiato dal Pd e fermo al 15,58%) viene superato ampiamente da Enzo Paolini (Idv e Sel, 26,73%) che diventa lo sfidante di Mario Occhiuto (centrodestra al 45,62%). Ballottaggi delicati a Trieste e Cagliari. In Friuli Venezia Giulia, Roberto Consolini (centrosinistra) raccoglie il 40,67% dei consensi contro il 27,56% di Roberto Antonione (Pdl e liste minori). Nel capoluogo sardo spareggio tra l'outsider di sinistra Massimo Zedda e Massimo Fantola (Pdl, Udc e altri) entrambi vicini al 45%.

(17 maggio 2011)

 

 

 

Elezioni Comunali 15-16 maggio 2011

 

Milano

PisapiaCentrosinistra

48,0%

MorattiCentrodestra

41,6%

PalmeriUdc-Lista civica

5,5%

CaliseMov. 5 stelle

3,2%

Napoli

MorconeCentrosinistra

19,1%

LettieriCentrodestra

38,5%

De MagistrisIdv-Sinistra

27,5%

PasquinoTerzo Polo

9,7%

Torino

FassinoCentrosinistra

56,7%

M. CoppolaCentrodestra

27,3%

BertolaMov. 5 stelle

5,0%

MusyTerzo Polo

4,9%

 

Bologna

MerolaCentrosinistra

50,5%

BernardiniCentrodestra

30,4%

BuganiMov. 5 stelle

9,5%

AldrovandiLista civica

5,1%

 

Trieste

CosoliniCentrosinistra

40,7%

AntonioneCentrodestra

27,6%

BandelliDestra

10,8%

FedrigaLega Nord

6,3%

Cagliari

ZeddaCentrosinistra

45,2%

FantolaCentrodestra

44,7%

ArtizzuFli

4,5%

ZunchedduSardigna Natzione

2,4%

 

 

IL RIEPILOGO

Capoluoghi, 13 a 4 per il centrosinistra

Altri 13 comuni andranno al ballottaggio

Primo bilancio delle principali sfide. Partite già chiuse per il rinnovo di 17 amministrazioni. Tre ribaltoni a due per l'opposizione. Secondo turno in bilico a Trieste e Cagliari. Stop che pesano per la maggioranza a Varese e Novaradi PASQUALE NOTARGIACOMO

Capoluoghi, 13 a 4 per il centrosinistra Altri 13 comuni andranno al ballottaggio

ROMA - Il primo round nei trenta comuni capoluogo chiamati al voto si chiude sul 13 a 4 per il centrosinistra. Questo è il risultato già archiviabile, mentre per conoscere il "colore" di altre tredici amministrazioni sarà necessario aspettare i ballottaggi in programma il 29 e il 30 maggio. Centrodestra in svantaggio anche nei "ribaltoni", che si chiudono sul 3 a 2 per le forze all'opposizione. Passano al centrosinistra Fermo, Olbia (dove il sindaco, a dirla tutta resta, lo stesso, "Gianni" Giovannelli, ma con una coalizione modello "Cnl" anti Cavaliere a sostenerlo) e sempre in Sardegna, Villacidro, mentre il centrodestra conquista Caserta e Catanzaro.

Anche a livello provinciale 1 centrosinistra in vantaggio tre a due nelle cinque partite già decise. Lucca, Gorizia e Ravenna restano all'opposizione, mentre la maggioranza si riconferma a Treviso e conquista Campobasso. Appuntamento tra due settimane per le altre sei amministrazioni.

Le riconferme. Cinque anni fa nei 30 comuni capoluogo, era finita 20 a 9 per il centrosinistra (al dato va aggiunta l'affermazione di una lista civica). Oggi, dopo il primo turno l'opposizione si riconferma (includendo le vittorie "nazionali" di Torino e Bologna), già in 10 amministrazioni uscenti contro due del centrodestra. E' un vero e proprio plebiscito, con una percentuale vicina al 74%,

quello con il quale Vincenzo De Luca (centrosinistra) resta primo cittadino di Salerno, dopo la delusione delle elezioni regionali dello scorso anno. Secondo mandato anche per Fabrizio Matteucci (centrosinistra) che si riconferma sindaco di Ravenna, con il 54,98% dei consensi. Come lui prossimi cinque anni garantiti anche per Federico Berruti che a Savona, con una coalizione che va da Sel all'Udc veleggia tranquillo con più di trenta punti di vantaggio sul suo sfidante Paolo Marson, appoggiato da Pdl e Lega.

Partite già chiuse. Resta al centrosinistra anche Siena grazie a Franco Ceccuzzi che raccoglie tre volte i voti del suo primo sfidante, l'ex pilota di F1, Alessandro Nannini, sostenuto da Pdl e Lega. Riconferma ad Arezzo anche per Giuseppe Fanfani (centrosinistra), che con una percentuale di poco superiore al 51% doppia la sfidante di Pdl e Lega, Grazia Sestini. Come lui, il collega di coalizione Fausto Pepe replica la vittoria al primo turno (51,60%) a Benevento sullo sfidante "centrista" Carmine Nardone. Conferma per il centrodestra a Latina: nella città con il record di candidati sindaco (tredici), la spunta Giovanni Di Giorni (Pdl e liste minori) con il 50,96%, mentre il suo primo sfidante, Claudio Moscardelli (centrosinistra) si ferma attorno al 35%. Bottino magro per la lista Fli, lanciata dallo scrittore Antonio Pennacchi. Il suo portabandiera, Filippo Cosignani non va oltre l'1%. Partite già chiuse per il centrosinistra anche a Barletta e Carbonia con le vittorie di Nicola Maffei (sindaco uscente) e Giuseppe Casti. Mentre la seconda riconferma per il centrodestra è a Reggio Calabria dove Demetrio Arena con il 56,27% ha la meglio sul Massimo Canale fermo al 28,70%.

I ribaltoni. Cinque le amministrazioni che cambiano di colore. Vittoria pesante per il centrosinistra a Fermo, dove Nella Brambatti (51,35%) ha la meglio sulla sfidante del centrodestra Ester Maria Rutili (26,68%). Probabile successo per l'opposizione anche a Olbia, dove quello che è stato ribattezzato il "Cln" anti Cavaliere, vede avanti il sindaco uscente Giovannelli sullo sfidante di centrodestra Nizzi. Torna al centrosinistra anche Villacidro, dove Teresa Pani del Pd si impone con il 48,73% delle preferenze. Due cambi di casacca a favore del centrodestra a Catanzaro e Caserta: i nuovi primi cittadini saranno Michele Traversa (con il 62%) e Pio del Gaudio (52,64%).

Ballottaggi. Al ballottaggio tra due settimane si decideranno le sorti degli altri tredici capoluoghi. Oltre ai casi "nazionali" di Milano e Napoli, spareggi anche a Novara, Varese, Rimini, Pordenone, Trieste, Grosseto, Cagliari, Rovigo, Cosenza, Crotone e Iglesias. Al Nord riconferme mancate al primo turno che pesano per Pdl e Lega, a Varese, dove il sindaco uscente Attilio Fontana si ferma al 49,36% e Novara con Mauro Franzinelli bloccato al 45,89%. Ballottaggio "anomalo" a Cosenza dove il sindaco uscente Salvatore Perugini (appoggiato dal Pd e fermo al 15,58%) viene superato ampiamente da Enzo Paolini (Idv e Sel, 26,73%) che diventa lo sfidante di Mario Occhiuto (centrodestra al 45,62%). Ballottaggi delicati a Trieste e Cagliari. In Friuli Venezia Giulia, Roberto Consolini (centrosinistra) raccoglie il 40,67% dei consensi contro il 27,56% di Roberto Antonione (Pdl e liste minori). Nel capoluogo sardo spareggio tra l'outsider di sinistra Massimo Zedda e Massimo Fantola (Pdl, Udc e altri) entrambi vicini al 45%.

(17 maggio 2011)

 

 

 

AMMINISTRATIVE

Provinciali, sei ballottaggi

tre vittorie al Pd e due al Pdl

I candidati del centrosinistra eletti al primo turno a Lucca, Ravenna e Gorizia. Quelli del centrodestra passano a Campobasso e Treviso. Secondo turno a Macerata, Mantova, Pavia, Reggio Calabria, Vercelli, Gorizia, Trieste

Provinciali, sei ballottaggi tre vittorie al Pd e due al Pdl

ROMA - Tre vittorie al centrosinistra, due al centrodestra e sei ballottaggi. Questo l'esito delle elezioni che hanno riguardato 11 province italiane: Campobasso, Lucca, Macerata, Mantova, Pavia, Ravenna, Reggio Calabria, Treviso, Vercelli, Gorizia e Trieste. Ecco il quadro provincia per provincia.

Campobasso. Il nuovo presidente della provincia è il candidato del centrodestra Rosario De Matteis con il 54,26% dei voti contro il 30,89 della candidata del centrosinistra Micaela Fanelli. Il Pdl riesce così a strappare la provincia al Pd: il presidente uscente è infatti Nicola D'Ascanio, del centrosinistra.

Lucca. Il candidato del centrosinistra e presidente uscente Stefano Baccelli viene confermato con il 54,92% dei voti contro il 40,99% del candidato del centrodestra Gabriele Attilio Brunini.

Macerata. Si va al secondo turno: il candidato del centrosinistra Antonio Pettinari ha ottenuto il 43,11% dei consensi contro il 42,76% del candidato del centrodestra e presidente uscente Franco Capponi.

Mantova. Ballottaggio tra il candidato del centrosinistra, Alessadro Pastacci, si ha avuto il 41,81% dei voti, soltanto pochi decimali in più di Gianni Fava, del centrodestra, che ha conquistato il 41,09%.

Pavia. Anche qui bisognerà aspettare il ballottaggio del 29 e 30 maggio: Ruggero Invernizzi del centrodestra ha ottenuto il 41,11% contro il 33,82% di Daniele Bosone del centrosinistra.

Ravenna.

Claudio Casadio (Pd) è il nuovo presidente della provincia: ha raggiunto il 62,05% contro il 26,68% del candidato del centrodestra Rudi Capucci. Il presidente uscente è Francesco Giangrandi (centrosinistra), riconfermato per il secondo mandato alle elezioni amministrative del 2006.

Reggio Calabria. Ballottaggio tra il candidato del centrodestra Giuseppe Raffa (45,40%) e quello del centrosinistra, il presidente uscente Giuseppe Morabito che si è fermato al 26,58%.

Treviso. Il candidato del centrodestra e presidente uscente Leonardo Muraro viene confermato alla guida della provincia con il 57,46% contro il 32,86% della candidata del centrosinistra Floriana Casellato.

Vercelli. Si va al secondo turno tra il candidato del centrodestra Carlo Riva Vercellotti (Pdl, Lega Nord, Partito dei pensionati, La destra e Fiamma tricolore) con il 49% dei voti contro il 32,95% del candidato del centrosinistra Luigi Bobba.

Gorizia. Il presidente uscente Enrico Gherghetta, sostenuto tra gli altri da Pd, Sel e Idv, riconfermato con il 52,81% contro il 36,75% di Simonetta Vecchi del centrodestra.

Trieste. Anche qui la sfida per le provinciali finisce con un ballottaggio: il presidente uscente, Maria Teresa Bassa Poropat (centrosinistra) ha raggiunto il 48,48% dei voti contro il 29,83% del candidato del centrodestra Giorgio Ret.

(17 maggio 2011)

 

 

SALERNO

"Cantieri, cantieri, cantieri"

super-De Luca è già al lavoro

Una percentuale bulgara per il primo cittadino uscente, oltre il 74 per cento: "Un risultato straordinario che premia il lavoro che abbiamo fatto. E ora le opere da realizzare"

di CARLO FRANCO

"Cantieri, cantieri, cantieri" super-De Luca è già al lavoro Vincenzo De Luca

Cantieri. Cantieri. Cantieri. E’ la parola magica con la quale il sindaco dello (stra)fare riesce ad ammaliare gli elettori e a annullare gli avversari. A conti fatti, un salernitano su tre ha votato Vincenzo De Luca che ha battuto il record delle elezioni del 1998, quando venne eletto con il 71.3 dei suffragi. Stavolta ha superato il 74%. Vola con una marcia in più, è per la quarta volta sindaco e si concede anche agli affetti familiari, non lo aveva mai fatto e il pubblico, che la notte scorsa gremiva piazza Amendola, ha apprezzato il ringraziamento ai genitori e ai due figli.

GUARDA I risultati

Anche un politico di ferro come De Luca non resta insensibile rispetto alle ragioni del cuore quando l’evento da celebrare è così importante. Dopo poche ore di riposo, però, De Luca ha rimesso l’abito da sindaco e qualche ora fa, nel quartiere San Leonardo, ha inaugurato una strada che collegherà meglio la città con l’ospedale e darà un po’ di respiro al centro urbano.

L’incontro con i cittadini è stato molto cordiale e il sindaco ha ribadito che nei prossimi cinque anni l’impegno al quale si dedicherà con zelo assoluto è la costruzione della classe dirigente della Salerno del futuro. A meno che non molli e si lasci incantare dalle sirene di Santa Lucia per riprendere l’assalto alla Regione. Nemica di sempre, sia con Bassolino che con Caldoro.

Lo ha ripetuto anche nel primissimo dopo-voto accomunando nella critica il governo centrale e quello regionale: "Non ci vogliono far costruire la metropolitana, ma noi la realizzeremo. Nessun commento sul voto nazionale e su quello napoletano, è prevalsa la regola della Salerno isola felice non più soltanto della Campania ma dell’Italia tutta. Pochissimi anche i commenti sugli avversari battuti in casa. "Piuttosto che commentare, ha detto, preferisco far parlare i fatti, cioè il numero delle schede imbucate nell’urna".

Modeste e, soprattutto sottotono, anche le reazioni dei battuti. Il grande sconfitto è il presidente della Provincia Cirielli, che sosteneva Anna Ferrazzano, la candidata sindaco del centrodestra. Ferrazzano ha invece incassato con classe la sconfitta, ma ha chieste a De Luca "di fare un bagno di umiltà". E’ forte, invece, la tensione a sinistra dopo il flop di Rosa Egidio Masullo che non entrerà in Consiglio al pari delle liste di alternativa comunista e del Movimento Cinquestelle. La Masullo, leader della Fedeerazione delle sinistre, ha accusato l’Idv: "Mi hanno sollecitato la partecipazione, poi sono scomparsi". Significativo, invece, il commento del parlamentare Fulvio Bonavitacola (Pd), braccio destro di De Luca: "Salerno è ormai un caso nazionale. A Roma si vota in un modo alla Garbatella e in un altro ai Parioli, a Salerno, invece, sono tutti per il sindaco. A parte l’interpretrazione politica, questo significa che si è creata una comunità con una forte identità".

Ricapitolando i dati, De Luca è stato confermato alla guida di Salerno con il 74,42% (66.761 voti) contro il 17,51% (15.715) del candidato della Ferrazzano. Il candidato del Terzo polo, Salvatore Gagliano, si è fermato al 3,72%. De Luca correva per lista civica - Progressisti per Salerno, lista civica - Campania libera, lista civica - Salerno per i giovani, Partito socialista italiano e Sinistra ecologia libertà. Ferrazzano per Pdl, lista civica - Principe Arechi, lista civica - Alleanza per Salerno, Alleanza di centro, La destra, Libertà e autonomia Noi sud e Forza del sud. Infine, Gagliano per Udc, Udeur e Api.

Entusiasmo alle stelle tra i suoi fans e delusione fortissima per gli sconfitti. Fortissima - come si capisce dai risultati - l’incidenza del voto disgiunto. In via Luigi Guercio, una strada del Torrione popolare e popolatissima, la maggioranza degli elettori ha premiato il candidato-consigliere del centrodestra, ma come sindaco ha bloccato su De Luca.

(17 maggio 2011)

 

 

 

LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Berlusconi flop, Boeri trascina il Pd

E Salvini oscura il 'rivale' De Corato

Il premier aveva chiesto di eguagliare le oltre 52mila preferenze raccolte nel 2006: si è fermato

a poco più della metà. Male anche Lassini. Solo 36 voti per Ornella Vanoni e 58 per Pannella

Berlusconi flop, Boeri trascina il Pd E Salvini oscura il 'rivale' De Corato Il capolista pd Stefano Boeri

Il Pdl crolla a Milano e tra le macerie finisce anche l'obiettivo del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, di raggiungere le 53.577 preferenze raccolte nel 2006: il premier si deve accontentare di poco più della metà (27.972). Sabato 7 maggio, intervenendo a Milano alla manifestazione del Pdl per la Moratti, Berlusconi aveva dichiarato di avere come obiettivo minimo le 53mila preferenze raccolte alle ultime comunali: "Se alle prossime elezioni prendo meno di 53mila preferenze - aveva scherzato - tutta la sinistra mi fa il funerale. Funerali in tutte le piazze". Con il 28,75 per cento dei consensi il più importante partito del centrodestra resta il più votato in città, è vero, ma è la vittima più illustre del deludente risultato di Letizia Moratti: in un anno ha perso quasi 8 punti (era al 36 per cento alle regionali) e ben 12 dalle scorse comunali, quando Fi e An totalizzarono il 40,9 per cento.

Quando il premier disse: "A me almeno 53mila preferenze"

Nella gara delle preferenze il vicesindaco Riccardo De Corato resta il secondo più votato (5.786 voti), seguito dal cielllino Carlo Masseroli con 3.406. Deludente il risultato di Marco Osnato: il pupillo del ministro Ignazio La Russa approderà in consiglio comunale, ma come nono con appena 1.651 preferenze. Il risultato di De Corato appare ancor più opaco se paragonato a quello del suo eterno rivale, il leghista Matteo Salvini, che lo ha distaccato di 4mila preferenze (8.913). Del resto l'elettorato del Carroccio ha concentrato tutte le preferenze proprio sull'eurodeputato, visto che il secondo eletto, Max Bastoni, ne ha raggranellate appena 602. Eppure anche la Lega con il suo 9,64 per cento ha poco da gioire: rispetto al 2006 ha sì triplicato i voti (era al 3,8), ma a Milano è arretrata di cinque punti rispetto alle regionali di un anno fa.

Sul fronte opposto l'architetto Stefano Boeri, sconfitto da Giuliano Pisapia alle primarie, si afferma non solo come il più votato dopo Berlusconi (12.861), ma anche come il candidato che trascina il Pd a un risultato senza precedenti. Con un 28,64 per cento i democratici hanno guadagnato due punti dal 2010 e quasi sei dalle scorse comunali. A fare incetta di voti fra i democratici, dopo Boeri, sono il giovane Pierfrancesco Maran, sponsorizzato da Filippo Penati, l'ex verde Carlo Monguzzi e Pierfrancesco Majorino. Sugli scudi anche Sel (4,7 per cento) e il cartello delle sinistre (3,1), che confermano i voti presi dall'ala radicale nel 2006 ma a cui si aggiunge la buona performance della lista civica di Pisapia (3,86%). Al palo invece i dipietristi dell'Idv (2,54 per cento), che in un anno perdono a Milano cinque punti, e i radicali (1,72 per cento).

Nel Terzo polo la palma di più votato va al centrista Pasquale Salvatore, anche se potrebbe avere più chance di entrare in consiglio Sara Giudice, l'anti-Minetti, visto il miglior risultato della lista civica di Fli e Api (2,69 per cento) rispetto all'Udc (1,9). Sul fronte delle preferenze i candidati più chiacchierati o dai nomi più roboanti si sono rivelati generalmente dall'appeal elettorale poco incisivo. Pessimo il risultato di Roberto Lassini (Pdl), l'autore dei manifesti anti-pm (872 voti); lo storico leader radicale Marco Pannella ha recuperato 58 voti, la cantante Ornella Vanoni, in corsa per Letizia Moratti, ne ha presi 36.

(17 maggio 2011)

 

 

I NUMERI

In rotta l'Alleanza del Nord

Lega e Pdl, disastri in serie

Non è solo Milano il problema di Bossi e Berlusconi. Da Bologna a Savona, da Varese a Rovigo, i due partiti lasciano sul terreno decine di punti percentuali. Persino dove vincono. E quando perdono (come a Torino) si riducono a quote di sopravvivenza

di MASSIMO RAZZI

In rotta l'Alleanza del Nord Lega e Pdl, disastri in serie Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese, attende i risultati. Anche lui dovrà andare al ballottaggio

ROMA - Un abbraccio se non mortale, quantomeno velenoso. La Lega di governo affonda insieme al Pdl in una delle peggiori giornate elettorali di Berlusconi e del centrodestra. Un dato per tutti che riguarda la provincia di Treviso 1che, pure, il centrodestra conquista al primo turno col 57,6%. Il presidente leghista Leonardo Muraro si conferma con la stessa percentuale del 2006, ma la Lega Nord perde quasi il 20 per cento in un anno passando dal 48,5% delle regionali 2010 al 29,6% di oggi. Il Pdl cede molto meno (circa il 2%) ma passa dal 15,5% al 13,7%, percentuali decisamente basse rispetto al 27,3% delle politiche del 2008.

E non è un caso isolato. Perché, andando a spulciare (per quanto possibile dal momento che pochi risultati sono definitivi) tra i dati che arrivano dai comuni e dalle province del Nord, si assiste a un fenomeno che ha quasi sempre lo stesso segno: il Pdl arretra e la Lega frena vistosamente. A cominciare da Bologna 2 dove Merola (Pd) ce la fa di poco, ma il centrodestra si ferma ben lontano da un risultato accettabile col 30,36% del giovane Manes Bernardini. Qualche mese fa, in momenti migliori, la Lega aveva accarezzato l'idea di abbattere a Bologna (per la seconda volta dopo Guazzaloca) il consolidato potere del centrosinistra. L'occasione, dopo la rovinosa caduta di Delbono, era ghiotta, ma la Lega non è

riuscita ad essere un fattore di peso in queste elezioni. La sua crescita è evidente: dal 3,1 delle comunali del 2009 al 10,73 di oggi. Ma, in mezzo, c'era già stato l'8,57% delle regionali dell'anno scorso. I due punti in più non sono quello che Bossi e i suoi si aspettavano da Bologna. Né, probabilmente, il Pdl si aspettava di perdere quasi 9 punti passando dal 25,23 delle regionali al 16,51% di queste comunali. Ma, oggi, quello che deve far pensare gli uomini del Carroccio bolognese è il fatto di essere stati quasi raggiunti dai grillini a 5 stelle, veri vincitori di queste elezioni che toccano il 9,44 per cento.

Un fenomeno, che, con qualche differenza, si può leggere quasi dappertutto nel Nord e che pone un serio problema di lettura politica del risultato a Bossi e al suo stato maggiore. Castelli ha cercato 3 di ridurre tutto al problema di Milano e Calderoli ha ricordato che la Lega aumenta i suoi sindaci (rispetto al 2006 non ci voleva molto), ma i numeri, per quanto ancora incompleti, sono piuttosto impietosi.

Partiamo proprio da Milano 4dove è ormai chiaro che Pisapia andrà al ballottaggio con circa il 48% dei suffragi e un netto vantaggio (circa sette punti) sulla Moratti. Ebbene, mentre il Pd risale al 28,6% (aveva ottenuto il 26,3% alle regionali dell'anno scorso), il Pdl lascia sul terreno oltre sette punti passando dal 36,01% al 28,8% di oggi. E anche qui, lo scivolone del partito di Berlusconi (forse prevedibile) non viene compensato dalla Lega "di lotta e di governo" che, pure, ha appena conquistato l'agognato federalismo. Sembra, insomma, che gli elettori colgano più l'appiattirsi di Bossi sui temi berlusconiani (giustizia, lotta alla magistratura e intervento in Libia) che il suo tentativo di distinguersi che si è concretizzato, nelle ultime settimane, in alcune significative prese di distanza. La Lega, in proporzione, fa persino peggio dei suoi partner berlusconiani e, rispetto alle regionali del 2010 perde quasi cinque punti passando dal 14,49% al 9,67%. Bossi, dunque, lascia in piazza del Duomo un terzo del suo elettorato e, questa sera, ha chiaro che l'impresa di (ri)conquistare Milano in due settimane è quasi disperata. Anche perché intorno alla Moratti si respira aria di sconfitta, un'aria che, in politica, non ha mai attirato nessuno.

Ma il fenomeno non ha eccezioni. Basta uscire di pochi chilometri da Milano per arrivare a Varese 5dove il sindaco leghista Attilio Fontana (che nel 2006 era passato tranquillamente al primo turno col 57,8% dei voti), è costretto, questa volta al ballottaggio. Con 3 sezioni da scrutinare su 85, è fermo al 49,15% ed è praticamente certo che, fra due settimane a Varese si voterà di nuovo. Lega e Pdl sono alla pari: 24,39% (Pdl), e 24,01% (Lega) ma, insieme, perdono circa l'11%: 8 punti il Pdl e almeno 3 la Lega.

Cambiando regione, c'è il caso di Savona 6 dove un candidato del Pd è stato arrestato nei giorni scorsi a causa di una serie di malversazioni e di un giro di tangenti legato a una squadra locale di calcio. Molti hanno pensato che il sindaco uscente Federico Berruti l'avrebbe pagata cara e che il centrodestra aveva davanti una grossa occasione per tornare al governo del comune del Ponente ligure. Niente da fare, a fine scrutinio, Berruti è oltre il 57% (l'altra volta venne eletto con il 59,5%) e lo scandalo non sembra averne scalfito la forza. Il Pdl è al 16% (aveva il 24,2%) e la Lega si deve accontentare del 5,3% (partiva dall'8,7%).

Situazione analoga a Pavia 7 dove il centrodestra è costretto al ballottaggio (43,9% contro il 34,1% del centrosinistra) e il Pdl passa dal 30,4% delle regionali al 22,7. La Lega ha lo stesso andamento negativo e scende dal 28,2% al 21,5%. Stesso discorso alla Provincia di Gorizia 8 che il centrosinistra conquista al primo turno: il Pdl scende dal 31,3% al 17,5%, qui, però, la Lega recupera qualcosa passando dall'8,2 al 13,5. Anche a Mantova 9 (ballottaggio con i due contendenti alla pari poco sopra il 41%) entrambi i partiti del centrodestra perdono: il Pdl lascia sul terreno quasi dieci punti (dal 29,2% al 19,7%) e la Lega solo due (dal 22 al 20,4).

Dove, poi, la sconfitta è inequivocabile, come a Torino 10, si assiste al pesante ridimensionamento del centrodestra che si riduce di una decina di punti passando dal 32% complessivo delle regionali al 24% circa di oggi. Il Pdl è al 17,9% e la Lega al 6,7%. Quote quasi marginali nella seconda città del Nord. A Rovigo 11, infine (altro ballottaggio imprevisto per il centrodestra), Pdl e Lega perdono insieme ben 18 punti: i berlusconiani calano dal 33 al 23 e il Carroccio passa dal 19,4% all'11,2%.

I numeri, dunque, non lasciano dubbi. L'alleanza del Nord, questa volta, non ha funzionato: Lega e Pdl, pagano cara la sensazione data agli elettori di essersi occupati molto dei problemi di Berlusconi ma poco di quelli del Paese.

(16 maggio 2011)

 

 

TOGHE

Di Liana Milella

16

mag

2011

Silvio perde la sfida sui giudici

Una copertina dell'Economist critica su Berlusconi

Una copertina dell'Economist critica su Berlusconi

La scommessa sulla giustizia è persa. Dopo il voto di Milano, supposto che il governo regga, per Berlusconi diventerà difficilissimo portare avanti la sua vendetta contro i giudici. Per una ragione semplice: Milano era diventato l’emblema del Cavaliere "vittima" delle toghe. Lì, in aula per i suoi tre processi (Mills, Mediasdet, Mediatrade) solo strumentalmente per poi fare comizi in strada, il premier ha chiesto ai cittadini di dargli un plebiscito per andare avanti spedito contro la magistratura. Voti per fare le sue leggi salva Silvio. Lui, in lista alle comunali. Lui, bocciato. Adesso la prescrizione breve, il processo lungo, la legge bavaglio sulle intercettazioni, la riforma costituzionale della giustizia devono andare in soffitta. Lo pretenderà la stessa Lega. I giudici, forse, possono cominciare a respirare tranquilli.

 

 

REFERENDUM NUCLEARE

Alle urne il 60% dei sardi

plebiscito contro l'atomo

Alta affluenza alla consultazione regionale, quasi unanime il no al ritorno delle centrali. Esulta l'opposizione, soddisfazione di Cappellacci: "Non accettiamo decisioni calate dall'alto" di ANTONIO CIANCIULLO

Alle urne il 60% dei sardi plebiscito contro l'atomo

In un paese lacerato dalle elezioni, l'unica nota unificante è stata il nucleare. Il plebiscito sardo di sì anti atomo ha fatto registrare un coro di applausi che sull'isola è stato bipartisan: prima per l'alta affluenza alle urne (6 elettori su 10 hanno risposto al quesito referendario), poi per i risultati (i sì superano di gran lunga il 90 per cento).

I primi a congratularsi per questo anticipo di referendum sono stati gli ambientalisti e i partiti che hanno sostenuto la prova referendaria. "Il risultato clamoroso conferma la forte consapevolezza dei cittadini, ha dichiarato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. "Nonostante il silenzio di molti media, l'enorme affluenza al voto in Sardegna conferma la volontà dei cittadini di partecipare concretamente alle scelte per il proprio futuro non solo energetico".

"Ora l'incubo nucleare va abbandonato, insieme ai trucchetti per riproporlo tra due anni: gli italiani hanno il diritto di votare al referendum del 12 e 13 giugno per spazzare via ogni velleità di riaprire le centrali", ha aggiunto Stefano Leoni, presidente del Wwf. I Verdi hanno parlato di "vittoria nonostante il bavaglio", mentre per la responsabile ambiente del Pd, Stella Bianchi, "il messaggio è arrivato chiaro e forte". E per il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando "il raggiungimento del quorum dimostra che la scelta nuclearista del governo è scellerata ed errata".

Ma anche il centro destra sardo,

su posizioni diametralmente opposte a quelle di Palazzo Chigi, festeggia e chiede al governo una svolta sul piano energetico. "Sono fiero della coesione della Sardegna capace di dare una prova di unità di fronte a una scelta da cui dipende il nostro futuro", ha commentato il presidente della Regione Ugo Cappellacci. "La percentuale di sì va oltre ogni aspettativa e rappresenta un record rispetto alle più recenti consultazioni referendario. Ora si deve giocare la partita del modello alternativo per far arrivare le rinnovabili al 40%, mentre un 30% dovrà venire dal metano, un 10% dal carbone pulito e solo un 20% da fonti tradizionali".

(16 maggio 2011)

 

 

 

Diretta

Svolta a Milano, puniti Pdl e Lega

Berlusconi dimezza le preferenze

Svolta a Milano, puniti Pdl e Lega Berlusconi dimezza le preferenze

Il capoluogo lombardo va al ballottaggio con Pisapia che stacca di molto la Moratti (48% a 41,6%). E' il dato più significativo che emerge dalla tornata amministrativa. L'altra sorpresa arriva da Napoli, dove andranno al ballottaggio Lettieri del Pdl e De Magistris dell'Idv che ha sopravanzato di parecchio il candidato del Pd Morcone. A Bologna e Torino eletti al primo turno i candidati del centrosinistra Merola e Fassino, ma nel capoluogo emiliano la Lega annuncia ricorso. Vertice Lega: dopo ballottaggi Bossi chiederà verifica della maggioranza. Calderoli: Lega impegnata a vincere i ballottaggi"

LO SPECIALE: TUTTI I RISULTATI

(Aggiornato alle 17:49 del 17 maggio 2011)

17:49 Bersani: confermare segnale cambiamento ai ballottaggi 115 – "Avevamo chiesto un segnale di cambiamento. È arrivato in modo inequivocabile, e chiederemo che al ballottaggio venga confermato". Lo afferma il leader del Pd Pier Luigi Bersani, nel corso di una conferenza stampa nella sede del partito, in merito alle Amministrative

17:49 Terminato vertice della Lega 114 – E' terminato il vertice della Lega in via Bellerio a Milano. Dopo più di tre ore il ministro dell'Interno Roberto Maroni, quello della Semplificazione, Roberto Calderoli e il presidente del Piemonte Roberto Cota hanno lasciato la sede nella quale è rimasto solo il leader Umberto Bossi

17:46 Bersani: Pdl e Lega dicono pareggio? Rido di gusto 113 – "Ieri io non sorridevo per rispetto al loro dolore, ma visto che oggi dicono che pareggiano, rido e rido di gusto". Lo dice in conferenza stampa il segretario del Pd Bersani. "Il Pdl prende una scoppola micidiale. Una botta tremenda che non viene compensata dalla Lega, che va in difficoltà e arretra in luoghi significativi". "Andiamo al ballottaggio ad Arcore e vinciamo al primo turno a Olbia che è l'Arcore d'elezione", ha ricordato il segretario del Pd, che poi ricorda i risultati della Lega, tra l'altro a Varese e Gallarate. "Ci si rende conto che è successo qualcosa di eclatante e che mi pare confermi in modo netto e la politica impostata in termine di sfida alla Lega che si riassume così: dov'è la Lega di una volta?"

17:44 Calderoli: non ascoltiamo sirene Pd, riforme con chi le può fare 112 – "Noi non ascoltiamo le sirene dell'ultimo momento, non caschiamo in giochini di seduzione, la Lega sta con chi le riforme le vuole davvero e può realizzarle": lo ha detto all'Ansa il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, rispondendo alla domanda se la Lega stia valutando un possibile 'smarcamento' dalla maggioranza alla luce dei risultati elettorali e di 'ammiccamenti' da parte delle opposizioni

17:42 Bersani: i vincitori siamo noi 111 – "Leggendo oggi un po' di commenti, si vede che il Pd non gode di una grandissima stampa, immagino che sia forse per colpa mia. Sui giornali sembra che ci siano dei perdenti, ma non dei vincitori. E' curioso. Noi diciamo che se c'è un perdente, c'è un vincitore ed è il centrosinista e il Pd". Lo dice in conferenza stampa il segretario del Pd Pier Luigi Bersani

17:40 Bologna, Lega conferma ricorso contro vittoria Merola 110 – La Lega Nord conferma l'intenzione di fare ricorso contro la vittoria di Virginio Merola a Bologna. Lo aveva annunciato nella notte Rosi Mauro, lo ha ribadito il candidato sconfitto Manes Bernardini, che ha anche risposto al segretario del Pd Raffaele Donini: "Saper perdere è il nostro primo comandamento, ma questo ricorso non è contro Merola bensì per la democrazia". Nel mirino del Carroccio ci sono "numerose anomalie nei seggi" che provengono da "segnalazioni di cittadini, rappresentanti di seggio e della stessa carta stampata". La Lega non chiederà un riconteggio di tutte le schede, ma un controllo di quelle nulle, "che sono una moltitudine"

17:28 Calderoli: tutta la Lega impegnata a vincere ballottaggi 109 – "La Lega, tutta la Lega, è impegnata per vincere i ballottaggi di fine mese e ce la metteremo tutta per vincerli": lo ha detto all'Ansa il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. "Ho letto su alcune agenzie alcune supposizioni assolutamente prive di fondamento - ha aggiunto il ministro - circa quel che la Lega starebbe facendo. Sono elucubrazioni prive di qualsiasi sostanza. La Lega è riunita in queste ore proprio per trovare la strada per vincere i ballottaggi, e Bossi per primo sta pensando a come vincere. E quando ci mettiamo ce la facciamo"

17:22 Grillo: in Campania male anche a causa di "ex amici" 108 – Commentando il risultato deludente in Campania (a Napoli e Salerno in particolare), Grillo cita tra le cause che hanno reso la corsa del Movimento 5 stelle "molto più difficile" ex amici, Rete che non c'è e voto di scambio. In "ex amici" i militanti leggono un riferimento implicito a Luigi De Magistris, ex pm lanciato proprio da Grillo nella corsa per le europee, da cui il comico genovese aveva del resto preso le distanze accusandolo di fare poco in Europa e di aver preso la tessera dell'Idv, entrando nel sistema dei partiti

17:19 Vendola: Sel pancia a terra per De Magistris 107 – E' stato un errore dividere il centrosinistra a Napoli e adesso Sel lavorerà "pancia a terra" a sostegno di De Magistris, al ballottaggio a Napoli. Lo ha detto Nichi Vendola, a margine di un sit-in davanti a Montecitorio per protestare contro la legge sul biotestamento. "Errore dividere il centrosinistra, non essere stati capaci gestire lo strumento prezioso e decisivo delle primarie" "Ora - ha aggiunto - noi saremo pancia a terra, con la certezza che de magistris sarà il prossimo sindaco di napoli"

17:13 Vendola: Lega e Pdl nel panico, avremo nostro 25 aprile 106 – L'unica cosa che tiene ancora insieme la Lega e il Pdl è "il coraggio della paura. Sono nel panico. Il leader populista del Pdl è orfano del popolo e cerca recinti blindati. La Lega non riesce a essere un partito di lotta e di governo". Così il leader di Sel Nichi Vendola. "Le fibrillazioni nel centrodestra - aggiunge - potrebbero diventare presto un terremoto e noi avremo il nostro 25 aprile"

17:08 Vendola: Pdl in crisi di nervi, vinciamo Milano e Napoli 105 – "Rispetto il rito autoconsolatorio del Pdl che deve dissimulare la crisi di nervi che sta vivendo per aver perso a Milano, vetrina del berlusconismo, ma sono convinto che il centrosinistra, senza eccessivi affanni, guadagnerà sia Napoli che Milano, con buona pace di Verdini". Lo dice il leader di Sel, Nichi Vendola, commentando le parole del coordinatore del Pdl, secondo cui Sel "è il vero Terzo polo"

17:02 La Russa: voto frammentato allunga la legislatura 104 – "E' mia personale opinione che il voto più è frammentato, più allunga la legislatura". Così il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa risponde in una conferenza stampa in via dell'Umiltà a chi gli chiede se una sconfitta a Milano possa determinare una crisi di governo

16:58 Terzo Polo: La Russa annuncia incontro con Urso e Ronchi 103 – Il Pdl 'chiama' il terzo polo in vista del ballottaggio di Napoli e Milano. E' il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, durante la conferenza stampa in via dell'Umiltà sul voto amministrativo, a chiedere il sostegno del Nuovo Polo per Letizia Moratti. "Giovedì - dice La Russa - ho organizzato un incontro a Milano con altri esponenti che non ci hanno appoggiato al primo turno...". I giornalisti gli chiedono se si tratta di Adolfo Urso e Andrea Ronchi e il coordinatore del Pdl lascia intendere che si tratta di loro: "Un po' di suspance, ma lo avete detto voi..."

16:53 Cicchitto: Udc, impossibile si allei con Di Pietro e Vendola 102 – "Fli è uscito sconfitto da queste elezioni, l'Udc è in campo ma ha margini ristretti di manovra. Siccome il bipolarismo resta, il partito di Casini non può non allearsi con il centrodestra. Impossibile che vada in una coalizione con Di Pietro e Vendola". Lo ha detto il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, in una conferenza stampa del Pdl

16:43 Latina, Fli ringrazia Pennacchi 101 – "Ringraziamo il Premio Strega Antonio Pennacchi per l'impegno profuso e per aver affiancato il suo nome a quello di Futuro e Libertà. Il risultato elettorale di Latina non ci premia, ma siamo certi che rappresenta un importante punto di partenza per raggiungere quell'organizzazione e quel radicamento necessari alla crescita di Futuro e Libertà". Lo dichiarano in una nota congiunta il capogruppo alla Camera di FLI, Benedetto Della Vedova, e il deputato e coordinatore del Lazio, Antonio Buonfiglio

16:41 Grillo: abbiamo messo in crisi politica, partiti morti 100 – "Signori abbiamo messo in crisi, come era d'altronde l'intento, questa politica ormai fumosa, finita, che non dice più niente". Beppe Grillo, dalle pagine del suo blog, festeggia il risultato delle amministrative, che ha registrato un exploit del Movimento 5 Stelle a Bologna, come a Milano e Torino. "Noi non siamo nè a destra, nè a sinistra, siamo già andati oltre!", sottolinea Grillo. Che aggiunge: "Abbiamo bypassato questi partiti morti, non siamo il terzo polo di nessuno, Casini, Fini, Rutelli, questi fantasmi..."

16:37 Franco: donne puniscono Berlusconi del Rubygate 99 – "Quello di Milano è anche un primo risultato delle manifestazioni delle donne del 13 febbraio. Il voto femminile ha punito l'arroganza e il senso di onnipotenza di Berlusconi che coi suoi comportamenti ha umiliato e offeso le donne. E lo ha punito nella sua città, laddove era capolista". Lo dice la senatrice del Pd Vittoria Franco

16:32 Bologna, movimento 5 Stelle: Pd rispetti nostri elettori 98 – "Consigliamo al Pd di avere maggiore rispetto per i nostri elettori e i nostri argomenti: questa sindrome di autosufficienza ha già giocato loro brutti scherzi, pare". Così ha risposto Andrea Defranceschi, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione, al segretario del Pd di Bologna, Raffaele Donini

16:29 Cicchitto: risultato 'drogato' da interesse magistratura 97 – Il risultato elettorale di Milano è dovuto "a una campagna elettorale drogata, così come è drogata la vita politica di ogni giorno, perché c'è stato un interesse massiccio della magistratura a cui Berlusconi ha dovuto rispondere, così è stato estremizzato il dibattito". Lo afferma il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, durante la conferenza stampa nella sede del partito in via dell'Umiltà. "I 30 processi contro Berlusconi dimostrano che c'è un intervento politico" da parte della magistratura.

16:27 Quagliariello: Ora al centro MIlano e suoi problemi 96 – "Ora dobbiamo mettere al centro Milano e i suoi problemi". Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, risponde così a chi gli chiede se non serva un cambio di strategia nella campagna elettorale per cercare di vincere al ballottaggio di Milano. "Una analisi del voto - ha detto l'esponente del Pdl nel corso di una conferenza stampa a via dell'Umiltà - è evidente che serve e ha senso solo se si colgono i segnali che l'elettorato ci ha inviato con il primo turno"

16:25 La Russa: Chiedere sostegno Terzo polo? Nulla escluso 95 – "Voglio precisarlo: questa decisione per i ballottaggi spetta ai sindaci, ma non si esclude nulla". Così Ignazio La Russa risponde nella conferenza stampa di via dell'Umiltà a chi gli chiede se ufficialmente il Pdl chiederà l'appoggio del terzo polo ai ballottaggi di Milano e Napoli

16:24 Veltroni: Ho chiesto io applauso a Bersani 94 – "Nel coordinamento, dopo la relazione di Bersani, sono stato io stesso a chiedere un applauso e a dire che era inutile il dibattito perché condividevamo tutti la relazione del segretario". Lo ha detto Walter Veltroni lasciando la sede del Pd dopo il coordinamento del partito

16:22 La Russa: Moratti in gioco, a Napoli Pd falcidiato 93 – "A Milano la Moratti può benissimo ancora vincere, è ancora in gioco. A Napoli, invece, il Pd è fuorigioco, è stato falciato ancora prima del ballottaggio". Lo dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa in una conferenza stampa-fiume in via Dell'Umiltà sul voto amministrativo

16:18 Pd: riunione lampo, applausi a Bersani 92 – Riunione lampo del coordinamento del Pd per la valutazione del voto amministrativo. La riunione, che si è risolta con la sola relazione sui dati e sulla valutazione politica da parte del segretario Pier Luigi Bersani, si è conclusa senza che si aprisse alcun dibattito, ma solo con un applauso corale che ha seguito le parole del segretario

16:17 Quagliariello: certi che Lega non ha tradito 91 – "A scanso di equivoci, non pensiamo che la Lega abbia mancato di lealtà a Milano nè in nessun altro luogo". Così il vicecapogruppo del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello, in conferenza stampa nella sede del partito dove stanno parlando i vertici del Pdl

16:15 Lega: verifica maggioranza dopo ballottaggi 90 – Richiesta formale di una verifica di maggioranza e di governo subito dopo i ballottaggi, indipendentemente dall'esito del secondo turno a Milano. E' questa la richiesta che avanzerà la Lega Nord al premier Berlusconi e al Popolo della libertà, secondo quanto risulta al quotidiano online affaritaliani.It. Proprio per questo Bossi ha riunito lo stato maggiore del Carroccio

16:15 Grillini: Milano, no indicazioni di voto 89 – "Noi non diamo e non daremo indicazioni di voto". Dal Movimento 5 stelle a Milano, all'indomani dell'exploit nelle urne, fanno trapelare una sola certezza: niente apparentamenti per il ballottaggio. Nè con Giuliano Pisapia, nè con Letizia Moratti. Anche se il 3,4% raccolto dal candidato sindaco grillino Mattia Calise, potrebbe assicurare proprio a Pisapia, fermo al 48,1%, la vittoria

15:59 Verdini: Se sconfitti a Milano no conseguenze leadership 88 – "Non ci saranno conseguenze sulla leadership". Risponde così il coordinatore Denis Verdini, nel corso della conferenza stampa nella sede del partito a chi gli chiede se in caso di sconfitta al ballottaggio a Milano ci possano essere conseguenze a livello nazionale

15:58 La Russa: Non c'è questione Nord, solo problema Milano 87 – "Non esiste una questione settentrionale, ma un problema Milano. Non dobbiamo dare la colpa a nessuno, ma capire gli errori e rimediare in pochi giorni, la prima correzione possibile è far capire la vera attività del sindaco Moratti". Lo afferma Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl nel corso di una conferenza stampa nella sede del partito

15:51 La Russa: Moratti contro droga, mai nella stanza del 'buco' 86 – "Moratti non è algida e fredda, tutt'altro. Vogliamo far emergere che lei non ha mai frequentato la stanza del buco come altri... ma si è battuta con i ragazzi di San Patrignano contro la droga". Lo ha detto durante una conferenza stampa nella sede di via dell'Umiltà, il coordinatore Pdl, Ignazio La Russa

15:50 Napoli, Verdi per De Magistris 85 – "Ci sentiamo da subito impegnati nel sostenere Luigi De Magistris al ballottaggio per le Comunali a Napoli". Lo dichiarano in un comunicato congiunto il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli e il Co-presidente dei Verdi europei Monica Frassoni

15:49 Verdini: In caso sconfitta? Non abituato a dimettermi 84 – "Non sono abituato a dimettermi...". Così Denis Verdini replica al giornalista che, durante la conferenza stampa in via dell'Umiltà, gli chiede se è pronto a dimettersi da coordinatore del Pdl in caso di sconfitta al ballottaggio di Milano

15:47 La Destra: colloquio telefonico Berlusconi-Storace 83 – Cordiale colloquio telefonico tra francesco storace e il premier silvio berlusconi. Ne dà notizia l'ufficio stampa de La Destra

15:46 Lupi: Milano, basta risse, confronto su programmi 82 – "Da Milano è certamente arrivato un segnale chiaro.Abbiamo davanti 15 giorni e confrontando i programmi siamo certi che i cittadini milanesi non vorranno consegnare la città all'estrema sinistra. Vogliamo tornare a fare questo lavoro e non fare risse nell'interesse di quello che ci chiedono i cittadini milanesi. Abbiamo perso una partita ma lo scudetto lo possiamo vincere". Lo ha detto durante una conferenza stampa nella sede di via dell'Umiltà, Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera

15:45 Pd Napoli: Sosteniamo comunque De Magistris 81 – "Noi non abbiamo chiesto l'apparentamento e ho detto a De Magistris di valutare lui quale è la formula migliore per appoggiarlo, ma noi comunque sosterremo il centrosinistra perchè a Napoli si può vincere". Il commissario del Pd a Napoli Andrea Orlando spiega così, arrivando al coordinamento del partito, i termini del confronto tra il Pd e il candidato Idv che al ballottaggio dovrà affrontare Gianni Lettieri dopo aver battuto il candidato Pd Mario Morcone. Quanto alle scelte del Terzo Polo, Orlando spiega che Fini e Casini "avrebbero sostenuto Morcone, non sosterranno De Magistris ma avranno difficoltà a sostenere Lettieri"

15:44 Verdini: Milano a parte è sostanziale pareggio 80 – "Fatto salvo Milano, che per noi è stata una vera sorpresa, sul resto i numeri dimostrano una sostanziale parità fra centrodestra e centrosinistra", lo ha detto Denis Verdini, nel corso di una conferenza stampa nella sede del Pdl a via dell'Umiltà

15:41 Di Pietro: Napoli, cittadini onesti votino De Magistris 79 – "Da Napoli e da Milano è partita la costruzione di un'alternativa possibile al governo piduista berlusconiano. La tripletta che è iniziata con questo voto e che proseguirà con la vittoria di Pisapia e De Magistris nei ballottaggi e poi con i referendum del 12 e 13 giugno, può segnare la fine dell'era berlusconiana". E' quanto ha affermato il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, in una videointervista a Sky Tg 24 e pubblicata sul suo blog. "A Napoli - prosegue il leader dell'Idv - noi chiediamo prima di tutto il consenso e il voto dei cittadini onesti che vogliono un cambiamento vero e sanno che quel cambiamento è oggi possibile".

15:39 La Russa: Ballottaggio è partita tutta nuova 78 – "Quella del ballottaggio sarà una partita tutta nuova da giocare". Lo ha detto in conferenza stampa nella sede di via dell'Umiltà, il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, parlando delle amministrative e in particolare di Milano

15:37 Verdini: Lega al 5,22% nei comuni con più di 15mila abitanti 77 – Alle amministrative, nei comuni superiori ai 15 mila abitanti "la Lega ha preso il 5.22%". Lo ha comunicato in conferenza stampa nella sede di via dell'Umiltà, il coordinatore del Pdl, Denis Verdini. Poi l'altro coordinatore, Ignazio La Russa ha spiegato che "è ovvio che non in tutti i comuni erano presenti tutte le liste"

15:36 Berlusconi a Roma, stasera vertice a Palazzo Grazioli 76 – Silvio Berlusconi è rientrato a Roma. Il presidente del Consiglio è a Palazzo Chigi per incontrare il presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Joseph Deiss. Al termine, il premier ha in programma un colloquio con il presidente della Repubblica gabonese, Ali Bongo Ondimba. In serata, alle 19, il Cavaliere riunirà a Palazzo Grazioli il vertice del Pdl per fare il punto sul voto amministrativo

15:34 Verdini: Coalizione non ha risentito di crisi internazionale 75 – "Noi, come coalizione di governo, non abbiamo risentito della crisi economica internazionale come tutti i governi del mondo nelle loro tornate elettorali" afferma ancora Verdini durante la conferenza stampa nella sede di via dell'Umiltà, citando alcuni confronti sui risultati elettorali francesi, americani e spagnoli

15:33 Verdini: Udc, alleata con sinistra perde 74 – "L'Udc quando si allea con noi vince, mentre perde quando si allea con la sinistra". Lo afferma Denis Verdini, nel corso della conferenza stampa nella sede del Pdl

15:32 Verdini: Sinistra diventa terzo polo 73 – "Il Terzo Polo diventa quarto, visto che la sinistra diventa il vero terzo polo". Lo ha detto durante una conferenza stampa nella sede di via dell'Umiltà, il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, analizzando i risultati delle amministrative

15:31 Verdini: Pdl al 26,58%, sinistra non avanza 72 – "Per quanto riguarda il risultato dei partiti, su 4 milioni di voti circa prendiamo il 26,58%, mentre il Pd, il nostro antagonista classico, prende il 21,88%. Ieri ho sentito parlare con molta enfasi di un avanzamento del Pd, ma è smentito da questo dato oggettivo e di facile lettura". Lo ha detto durante una conferenza stampa nella sede di via dell'Umiltà, il coordinatore del Pdl Denis Verdini, analizzando i risultati delle amministrative

15:29 Lega, riunito con Bossi stato maggiore partito 71 – Vertice di tutto lo stato maggiore della Lega Nord all'indomani del voto amministrativo. Nel quartier generale del Carroccio in via Bellerio, Bossi ha riunito i suoi ministri e i suoi principali 'colonnelli' per analizzare il risultato delle amministrative e fare il punto sulle mosse da adottare in vista dei ballottaggi. Il senatur è arrivato intorno a mezzogiorno. Presenti al vertice anche i ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli, il capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, e il segretario della Lega lombarda, Giancarlo Giorgetti

15:28 Bersani: Questo è solo primo colpo 70 – Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani è stato accolto con applausi da un gruppo di cittadini che sostava davanti alla sede nazionale democratica. Bersani, sceso dalla macchina, è stato salutato con dei "bravo!" e con applausi. Sorridendo ha commentato: "Questo è solo il primo colpo" e a chi gli ha poi chiesto se questo risultato elettorale ricompatta il Pd, Bersani ha replicato: "Non è questo il problema, il problema è l'Italia"

15:26 Verdini: Milano, aspettavamo risultato ribaltato 69 – "Questo risultato noi ce l'aspettavamo ma ribaltato, con la Moratti al posto di Pisapia". Lo ha detto durante una conferenza stampa nella sede di via dell'Umiltà, il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, con lo stato maggiore del partito

15:02 Fli: Ai ballottaggi confronto su programma, poi decidono elettori 68 – I candidati sindaci del nuovo polo avranno il compito di ''confrontarsi con gli sfidanti ai ballottaggi senza pregiudiziali ideologici, mettendo al centro i temi concreti. Dopodiché alla luce del confronto programmatico avvenuto, saranno i nostri elettori a scegliere''. È quanto ha deciso la segreteria politica di Fli.

14:47 Lehner: Berlusconi paga erro di imbecilli 67 – "Onore a Silvio Berlusconi, uno che, a suo rischio e pericolo, mette sempre la faccia e si spende sino in fondo, pronto a pagare anche gli errori degli imbecilli, non pochi, che si ritrova intorno". Così Giancarlo Lehner, deputato 'Responsabile'.

14:46 Vertice Pdl-Berlusconi alle 19 a Palazzo Grazioli 66 – Il premier Silvio Berlusconi riunirà alle 19 a palazzo Grazioli lo stato maggiore del partito per fare un'analisi del voto delle elezioni amministrative. All'incontro prenderanno parte, tra gli altri, alcuni ministri del Pdl, i tre coordinatori nazionali insieme ai capigruppo di Camera e Senato ed i loro vice

14:42 Formigoni: Risultato largamente al di sotto di aspettative 65 – Il risultato ottenuto "è largamente al di sotto delle nostre aspettative e quello che abbiamo cominciato a fare e che faremo nelle prossime 48 ore è analizzare il perchè di questo risultato". E' quanto dichiarato dal presidente della regione lombardia, roberto formigoni

14:34 Cicchitto: Lombardo si occupi crisi in Sicilia 64 – ''Il Presidente Lombardo, invece di occuparsi di ipotetiche svolte a livello nazionale, dovrebbe riflettere della incipiente crisi della regione Sicilia che implica certamente una svolta di rilevante significato in una regione assai significativa''. Lo dice il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.

14:30 Zaia: Sempre solida alleanza Lega - Pdl 63 – ''Confermiamo la linea di assoluta solidità dell'alleanza con il Pdl, che rimane storica e strategica per il Veneto''. Nell'analisi della tornata elettorale, il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha approfittato per ribadire che l'esito del voto amministrativo non sposta le intenzioni della Lega Nord, né gli equilibri territoriali del partito.

14:23 Da Gerusalemme Napolitano chiama Fassino 62 – Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha chiamato il neosindaco di Torino, Piero Fassino, per congratularsi del risultato elettorale. Lo ha riferito lo stesso Fassino in una conferenza stampa oggi a Torino. ''Il presidente Napolitano mi ha chiamato da Gerusalemme, e a partire da ieri sera ho ricevuto telefonate da Ciampi, Prodi, Bersani, Vendola, Veltroni, dai sindaci di Parigi e Bruxelles, e anche da Kerry Kennedy, a cui sono legato da amicizia''.

14:21 Pdl, vertice fantasma ad Arcore 61 – Nessuna traccia del vertice post elettorale che si sarebbe dovuto tenere stamane nella residenza del Presidente del Consiglio ad Arcore. Ai cancelli di Villa San Martino non c'è stato infatti il consueto viavai di auto con a bordo i maggiorenti del Pdl. L'unico movimento è stato il decollo poco fa dell'elicottero con a bordo il Cavaliere diretto a Linate, da dove poi raggiungerà in aereo Roma. Non è quindi dato sapere se il vertice per analizzare la debacle elettorale registrata dal centrodestra alle amministrative si sia effettivamente svolto o se si svolgerà stasera intorno alle 19 a Roma.

14:11 Anche a Cosenza candidato Pd escluso dal ballottaggio 60 – A Cosenza vanno al ballottaggio il candidato del centrodestra Mario Occhiuto (19.480 voti, 45,6%, sostenuto anche da Udc, la Destra, Nuovo Psi e liste civiche), ed Enzo Paolini (11.487 voti, 26,9%), candidato sostenuto da Sel, Idv, Verdi e liste civiche. Escluso il candidato sostenuto dal Pd, Salvatore Perugini

14:04 Cagliari: si va al ballottaggio tra Zedda e Fantola 59 – Anche a Cagliari si va al ballottaggio. Il risultato definitivo rimanda alla sfida Massimo Zedda, candidato del centrosinistra (42.271 voti, 45,2%) e Massimo Fantola per il centrodestra (41.860 voti, 44,7%)

14:02 Lombardia, con Pdl giù anche la Lega 58 – Quasi tutta la Lombardia vede arretrare la coalizione di governo. Per quanto riguarda la Lega, i risultati più deludenti vengono da Gallarate, in provincia di Varese; Rho, provincia di Milano (città più interessata dall'Expo 2015) dove la Lega ha strappato il ballottaggio al Pdl ma senza boom di voti, e dal comune di Varese dove il centrodestra, in passato dominatore assoluto, è stato 'beffato' e se la dovrà vedere al ballottaggio col candidato della sinistra

13:56 Camusso: Fine di un'epoca, si apre nuova stagione 57 – "E' la fine di un'epoca. Si apre un'altra stagione". Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, legge in questi termini il risultato delle elezioni amministrative, a partire dall'esito delle comunali a Milano. "Chi ha voluto costruire un plebiscito su di sè - dice Camusso all'Ansa, a margine del Congresso della Ces - ha ora un altro tassello della sua crisi. Non è una fase di instabilità, è la fine di un'epoca. Si apre un'altra stagione. Poi non è che domani mattina sarà tutto diverso, però è cambiata la fase". Il leader della Cgil parla, quindi, di "un risultato molto interessante che conferma, anzi alimenta, un'idea di cambiamento che avevamo già misurato con presenza e la partecipazione allo sciopero generale del 6 maggio". Quella percezione che "l'aria stava cambiando" viene così confermata e "questo risultato lo rende esplicito. E dice anche - conclude Camusso - che una linea di separazione nord-sud non ha premiato chi l'ha esercitata"

13:53 Fassino: Italiani vogliono bipolarismo mite 56 – "Gli italiani vogliono un bipolarismo mite. E' questo che leggo nel risultato del voto a Milano, Torino, Trieste e in tanti altri luoghi. L'estremizzazione dello scontro cercata da Berlusconi non ha pagato". Lo ha detto Piero Fassino, nel corso di una conferenza stampa oggi a Torino. "A Milano - ha aggiunto Fassino - sono stati vincenti la sobrietà, il garbo, l'eleganza di Pisapia, un candidato forte del quale non ho mai dubitato. Ne conoscevo lo spessore umano e politico, è risultato vincente perchè in un clima avvelenato dallo scontro frontale ha saputo offrire il volto umano della politica"

13:52 Follini: A Napoli inevitabile convergere su De Magistris 55 – "Al gioco della torre tra Lettieri e De Magistris non salvo Lettieri": lo ha detto il senatore del Pd Marco Follini a Radio 24. "Pur votando a Roma, a Napoli non voterei Lettieri in nessun caso, non per la persona ma per quello che la candidatura rappresenta", ha continuato Follini. Pur sollevando questioni strategiche per l'identità del Pd, Follini ritiene "inevitabile e uno sbocco inesorabile" una convergenza su De Magistris a Napoli

13:49 Alle 15 vertici Pdl in conferenza stampa su elezioni 54 – Si terrà oggi alle 15, presso la sede nazionale del Pdl, in via dell Umiltà 36, la conferenza stampa per analizzare i risultati delle elezioni amministrative. Interverranno, informa una nota, i coordinatori nazionali del partito Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, i capigruppo e vice di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Massimo Corsaro e Gaetano Quagliariello, e il portavoce Pdl, Daniele Capezzone

13:48 Rotondi: Normale calo preferenze di Berlusconi 53 – "Il calo delle preferenze di Berlusconi è normale. Dentro un successo al primo turno il leader raccoglie 50mila voti, dentro un rovescio raccoglie la metà. Non sono le preferenze il problema ma una campagna da rifare anzitutto per rendere giustizia ai meriti della Moratti e del governo Berlusconi". Così il ministro per l'Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi

13:45 Polverini: Tutti spingeremo per riconferma Moratti 52 – "Tutti, me compresa, spingeranno per la riconferma di Letizia Moratti a Milano". E' quanto affermato dalla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. "A Milano - ha continuato la governatrice - c'è stato sicuramente un problema piu' importante. La stessa Moratti ha parlato della necessità di una riflessione profonda, visto che è evidente che quel risultato non può che essere la sintesi di molti fattori. Ora - ha concluso - bisogna spingere tutti dalla stessa parte, perché è evidente che per il centrodestra Milano rappresenta una roccaforte importante"

13:43 Pisapia: Ballottaggio, non penso ad apparentarmi 51 – "Non penso ad apparentarmi, ma penso a continuare a parlare alla città". Così Giuliano Pisapia commenta i risultati elettorali a Milano. Il candidato del centrosinistra ha ottenuto il 48% e dovrà sostenere il ballottaggio contro il sindaco uscente, Letizia Moratti che al primo turno ha ottenuto il 41,5%. Quanto ai voti del Terzo polo e del Movimento 5 stelle che saranno decisivi per la scelta del sindaco, Pisapia replica al microfono del Tg1: "penso che possano avere fiducia in me"

13:42 Formigoni: Aspetterei a dare Berlusconi per morto 50 – "Invito tutti ad aspettare a dare Berlusconi per morto perchè sono 20 anni che lo danno per morto ma è ancora vivo e vegeto". Così il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, replica a chi osserva come il premier a Milano abbia ricevuto la metà delle preferenze, circa 23 mila, rispetto alla passata tornata elettorale. Commentando i risultati di ieri "certamente - ha osservato Formigoni - la critica ha coinvolto anche l'operato di Berlusconi"

13:41 Formigoni: Alleanza Pdl-Lega sembra forte 49 – "L'alleanza tra Pdl e Lega mi sembra forte e vedrete che sarà riconfermata ufficialmente da Berlusconi e Bossi nelle prossime ore". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, rispondendo alle domande dei cronisti sui rapporti tra il Pdl e Lega dopo l'esito delle elezioni comunali a Milano con il vantaggio di Giuliano Pisapia sul sindaco uscente, Letizia Moratti. "I rapporti con la Lega sono perfetti - ha aggiunto il governatore lombardo a margine di un incontro al Pirellone - abbiamo marciato nella stessa direzione e come ha perso voti il Pdl ne ha persi anche la Lega. Non ho alcun appunto da fare alla Lega"

13:40 Formigoni: Capito segnale, appello a elettori terzo polo 48 – "I nostri elettori hanno voluto mandarci un segnale e lo abbiamo capito molto bene e li invitiamo il 29 maggio a votare per noi, perchè il governo farà le riforme che si è impegnato a fare e il Comune di Milano parlerà in maniera forte e chiara con tutti i ceti". Ad affermarlo è il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che dopo il risultato elettorale di ieri lancia un appello agli elettori del centrodestra affinchè non disertino le urne al ballottaggio. Secondo Formigomi "è possibile ancora garantire un futuro moderato e riformista a Milano andando a votare al ballottaggio". Un invito che Formigoni rivolge anche agli elettori del Terzo Polo. "Il disagio è misto - ha osservato - e quando un elettore va a votare accumula sempre una multiplicità di sentimenti che vanno dalla valutazione per i partiti a quella per l'amministrazione, dalla valutazione del governo, al fatto che il portafoglio sia sempre più vuoto. E quando le cose dell'economia vanno male la colpa è sempre del governo"

13:37 Fassino: Nuovo vento del Nord 47 – Con il voto delle amministrative siamo "di fronte a un tornante decisivo della politica italiana e dopo questo voto le cose non potranno più tornare come prima. E dal Nord il centrosinistra deve prendere la spinta per avanzare una proposta di cambiamento che parla all'intero Paese". Ne è convinto il neosindaco di Torino, Piero Fassino, che oggi è tornato a parlare di "nuovo vento del nord, che spira da Torino a Trieste, passando dal risultato straordinario di Milano e dalla conferma di Bologna. Un risultato - ha aggiunto - che dice che il Pd e il centrosinistra sono in grado di rappresentare la domanda della società del Nord"

13:09 Rutelli: Domani la decisione sui ballottaggi 46 – "I ballottaggi a Napoli e Milano? Risolveremo questo problema prendendo una iniziativa politica e il giorno per annunciarla è domani". Lo ha detto il leader dell'Api, Francesco Rutelli

12:57 Alfano: Terzo Polo? A sinistra del Pd 45 – "Il Terzo polo, sul piano numerico, è una vasta aggregazione alla sinistra del Pd composta da Vendola, Di Pietro e Grillo. Quello di Fini, Casini e Rutelli non ha saputo rappresentare una vera alternativa rispetto ai moderati, che hanno preferito continuare a votare Pdl". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano

12:50 Alfano: Le partite finiscono al 90esimo 44 – "Le partite finiscono al novantesimo e sabato e domenica avremo il triplice fischio dell'arbitro. Lì potremo dare un giudizio". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, commentando l'esito del voto delle amministrative. (Vim/Zn/Adnkronos) 17-MAG-11 12:55

12:47 Nuoro, foto a scheda in cabina. Denunciato. 43 – Un uomo di 51 anni è stato denunciato a Dorgali, nel Nuorese, perchè sorpreso mentre fotografava la scheda elettorale all'interno della cabina. L'uomo è stato notato dagli scrutatori del seggio di Cala Gonone che hanno avvertito i carabinieri. Il telefonino e le schede elettorali sono stati sequestrati.

12:33 Bossi a via Bellerio 42 – Umberto Bossi è arrivato nella sede federale della Lega Nord, in via Bellerio, a Milano, all'indomani del voto per le amministrative. Il leader del Carroccio ha salutato i giornalisti con un cenno della mano ed è entrato in auto senza rilasciare dichiarazioni.

12:31 Galliani: Berlusconi? Non era di buon umore 41 – Silvio Berlusconi ieri "non era certo di buon umore ma come sempre e' stato propositivo, appassionato ed entusiasta del Milan". A dirlo l'ad del Milan Adriano Galliani

12:27 De Benedetti: Da risultato serie conseguenze politiche 40 – "Il risultato parziale delle elezioni amministrative avrà conseguenze anche sul piano politico nazionale. Ne è convinto Carlo De Benedetti che ha espresso la sua soddisfazione in particolare per il risultato di Milano e Torino.

12:13 Per la Moratti 80mila voti in meno rispetto al 2006 39 – Sono 80mila i voti in meno dati dagli elettori milanesi a Letizia Moratti rispetto alle elezioni comunali del 2006. Si spiega così la sconfitta, per ora parziale, del sindaco uscente, rispetto al candidato della sinistra Giuliano Pisapia, che da parte sua ha confermato i voti raccolti cinque anni fa dal candidato dell'opposizione Bruno Ferrante. Sorpresa anche tra i partiti, dove il Pd ha quasi affiancato il Pdl.

12:09 Napoli, ballottaggio tra Lettieri e De Magistris 38 – Risultati definitivi a Napoli. Vanno al ballottaggio il candidato del Pdl Gianni Lettieri con il 38,5% e Luigi De Magistris dell'Idv con il 27,5%. Al terzo posto di piazza il candidato del Pd Mario Morco con il 19,2%

11:56 Quagliariello: Berlusconi non ha sbagliato 37 – "Berlusconi dimezzato? Si è impegnato nel momento più difficile anche personalmente, io sono convinto che è stato invece un elemento di tenuta, gli errori sono stati altri". Ne è convinto Gaetano Quagliariello, vicecapo vicario del Pdl al Senato

11:28 Salvini: No al referendum su Berlusconi 36 – Il ballottaggio per scegliere il sindaco di Milano "non sia più un referendum pro o contro Berlusconi, i problemi dei milanesi sono altri e su questo possiamo vincere". Lo ha detto il capolista della Lega Nord, Matteo Salvini

11:19 No comment di Schifani 35 – 'Hanno votato, il responso e' quello che esce dalle urne". Così il presidente del Senato, Renato Schifani, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sul voto delle amministrative

11:18 Vendola: Con la sinistra si vince 34 – "Con la sinistra che sta a sinistra del Pd si vince e bene". Ne è convinto Nichi Vendola

11:14 Pisapia: Ho intercettato la voglia di cambiamento 33 – "Alcuni - ha detto Giuliano Pisapia intervistato da radio popolare - pensavano che fosse impossibile cambiare, ma io ho intercettato la volontà di cambiamento. Ho parlato con i cittadini e continuerò a farlo", anche per i prossimi 15 giorni, fino al 29-30 maggio, i due giorni del ballottaggio.

11:11 De Magistris: Devo vincere 32 – "Sono in campagna elettorale e devo vincere. Credo che tutti coloro che hanno a cuore le sorti di questa città debbano convergere sulla mia candidatura". Lo ha detto Luigi De Magistris, candidato sindaco di Napoli per l'Idv

11:08 Trieste, 'Un'Altra Trieste' darà indicazione di voto 31 – "Daremo una indicazione di voto, prenderemo una posizione". Lo ha annunciato Franco Bandelli, leader di Un'Altra Trieste, che con il 10,7% raccolto ieri alle comunali del capoluogo giuliano può diventare l'ago della bilancia al ballottaggio.

11:05 Vendola: Soffia il vento del cambiamento 30 – "La felicita' credo sia evidente e palpabile perche' e' cambiato il vento. Adesso soffia una brezza di pulizia, cambiamento e ribellione nei confronti della cifra di volgarita' che ha toccato picchi sublimi in questa campagna elettorale". Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola

10:56 Sacconi: A Milano partita ancora apertissima 29 – "Credo che Milano rappresenti una grande anomalia rispetto al voto generale. In ogni caso la partita è aperta e la giocheremo tutta, con convinzione, fino in fondo". Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha commentato i risultati del primo turno delle elezioni. "La partita è ancora apertissima. Credo - ha aggiunto il ministro - che la città potrà essere sollecitata a riflettere per non affidarsi ad un estremista".

10:55 Il quadro delle comunali 28 – Tredici comuni al ballottaggio, tredici al centrosinistra e quattro al centrodestra: si conclude così - ma ancora lo spoglio delle schede in alcuni comuni non è ultimato - questa prima partita delle elezioni amministrative nei 30 comuni capoluogo.

10:05 Bersani: Pd clamoroso, Lega accusa il colpo 27 – Un risultato straordinario per il Pd, soprattutto in Lombardia, dove la Lega accusa il colpo perché la linea estremista del Pdl non paga. Lo dice Pier Luigi Bersani, segretario Pd. Oggi si riunisce il coordinamento del partito per un esame del voto.

09:59 Fermo, Nella Brambatti nuovo sindaco 26 – È Nella Brambatti il nuovo sindaco di Fermo. La candidata del centrosinistra, sostenuta tra gli altri da Pd, Sel e Idv, ha vinto con il 51,35%, contro il 26,68% della sfidante del centrodestra Ester Maria Rutili sostenuta da Pdl, Lega Nord e Fli.

09:39 Napoli: schede in tasca, denunciato presidente di seggio 25 – Aveva in tasca cinque schede elettorali bianche, quattro circoscrizionali ed una comunale: denunciato, a Napoli, il presidente di un seggio.È accaduto in una sezione della scuola Cavour, in via Nicolardi. Le schede, il presidente di seggio, un 46enne, le aveva in una tasca della giacca. Secondo quanto da lui riferito alla polizia, ha detto che gli servivano per eventuali riparazioni nel calcolo finale.

09:32 Giuseppe Casti è il sindaco di Carbonia 24 – Giuseppe Casti (Pd) è il sindaco di Carbonia con il 62,36% delle preferenze

09:08 Latina, Di Giorgi sindaco 23 – Giovanni Di Giorgi del centrodestra eletto sindaco al primo turno con il 51% dei voti contro il 35,5% di Claudio Moscardelli del centrosinistra

08:43 Il quadro delle provinciali 22 – Per le provinciali tre vittorie al centrosinistra (Lucca, Ravenna, Gorizia), due al centrodestra (Campobasso e Treviso) e sei ballottaggi (Macerata, Mantova, Pavia, Reggio Calabria, Vercelli, Trieste)

08:22 Provincia Pavia al ballottaggio 21 – Si va al ballottaggio per la provincia di Pavia. Il candidato del centrodestra, Ruggero Invernizzi ha il 41,11% dei voti, quello del centrosinistra, Daniele Bosone (pd) il 33,82%

08:13 Savona, Berruti confermato 20 – Savona conferma sindaco Federico Berruti. Il candidato del centrosinistra, sostenuto anche dall'Udc, ha ottenuto il 57,99% contro il 26,18% di Paolo Marson del centrodestra

08:08 Salerno, De Luca sindaco 19 – Vincenzo De Luca eletto sindaco di Salerno con il 74,4% dei consensi. Anna Ferrazzano del Pdl al 17,5%

08:05 Iglesias al ballottaggio 18 – Per il sindaco di Iglesias si va al ballottaggio tra Luigi Perseo, candidato di Udc, Pdl e Partito sardo d'azione (49,90%) e Marta Testa del centrosinistra (46,07%)

08:03 Olbia, Giovannelli sindaco 17 – Gianni Giovannelli del centrosinistra eletto sindaco di Olbia con il 51,6% contro il 44,2% di Settimo Nizzi del centrodestra

08:01 Reggio Calabria, Arena sindaco 16 – Demetrio Arena del centrodestra è stato eletto sindaco di Reggio Calabria con il 56,3% dei voti. Massimo Canale del centrosinistra al 28,7%

07:59 Varese al ballottaggio 15 – Varese va al secondo turno tra Attilio Fontana del centrodestra (49,36%) e Luisa Oprandi del centrosinistra (30,25%)

07:56 Siena, Ceccuzzi sindaco 14 – Definitivo: Franco Ceccuzzi del centrosinistra eletto sindaco di Siena con il 54,71%. Alessandro Nannini del centrodestra al 18,23%

07:55 Torino, Fassino eletto con il 56,66% 13 – Definitivo: Piero Fassino è stato eletto sindaco di Torino al primo turno con il 56,66% dei voti. Il candidato del centrosinistra ha preceduto Michele Coppola (Pdl-Lega) che ha avuto il 27,30%

07:54 Rovigo al ballottaggio 12 – Rovigo andrà al secondo turno tra Bruno Piva del centrodestra (42,79%) e Federico Frigato del centrosinistra (26,51%)

07:46 Caserta, Del Gaudio sindaco 11 – Pio Del Gaudio eletto sindaco con il 52,64% dei consensi. Carlo Marino del centrosinistra al 26,15%

07:45 Milano, dato definitivo: Pisapia al 48% 10 – Risultati definitivi a Milano: Giuliano Pisapia ha raccolto il 48% delle preferenze ( 315.862 voti), Letizia Moratti il 41,6% (273.401 voti). Liste: Pdl 28,7%; Pd 28,6%; Lega 9,6%; terzo polo 4,6%; Movimento 5stelle 3,4%

07:43 Crotone al ballottaggio 9 – Il sindaco di Crotone sarà eletto al secondo turno. Peppino Vallone del centrosinistra ha ottenuto il 35,7% contro il 20,4% di Dorina Bianchi del centrodestra (Pdl e Udc)

07:41 Catanzaro, Traversa sindaco 8 – Michele Traversa del centrodestra è stato eletto sindaco con il 62% dei voti contro il 32,5% di Salvatore Scalzo del centrosinistra

07:35 Grosseto al ballottaggio 7 – A Grosseto il sindaco sarà eletto al ballottaggio: Emilio Bonifazi del centrosinistra ha ottenuto il 45,8% contro il 35,4% di Mario Lolini del centrodestra

07:33 Benevento, Pepe sindaco 6 – Fausto Pepe del centrosinistra eletto sindaco al primo turno con il 51,6%. Carmine Nardone (Udc, Udeur e liste civiche) al 31%. Raffaele Tibaldi del centrodestra al 14,7%

07:32 Arezzo, Fanfani sindaco 5 – Giuseppe Fanfani del centrosinistra è stato eletto sindaco al primo turno con il 51,2%. Grazia Sestini del centrodestra al 26,4%

07:29 Trieste al ballottaggio 4 – Ballottaggio per l'elezione del sindaco di Trieste fra Roberto Cosolini del centrosinistra (40,7%) e Roberto Antonione del Pdl (27,6%)

07:25 Gallarate, ballottaggio Pdl-Pd 3 – A Gallarate, dove Pdl e Lega presentavano candidati diversi, andranno al ballottaggio Massimo Bossi del Pdl (33,5%) e Edoardo Guenzani del centrosinistra (31,2%). Giovanna Bianchi del Carroccio ha ottenuto il 30,6%

07:17 Bologna, ricorso della Lega 2 – La Lega Nord farà ricorso contro la vittoria al primo turno di Virginio Merola a Bologna. Lo ha annunciato la reggente del 'Carroccio' in Emilia-Romagna Rosi Mauro, commentando il risicato successo del candidato del centrosinistra: "Ci sono molte schede contestate e 3.500 nulle, c'è qualcosa che puzza", ha spiegato la Mauro. "Il ricorso non è per fare polemica, io li ho sempre considerati un pretesto di chi perdeva, ma ci sono molte segnalazioni di elettori", ha spiegato Manes Bernardini, il candidato leghista del centrodestra

07:11 Novara al ballottaggio 1 – Il comune di Novara va al ballottaggio. Il candidato del centrodestra Mario Franzinelli ha ottenuto il 45,9% contro il 31,2% di Andrea Ballarè del centrosinistra e il 7,8% di Luca Zacchero del Movimento 5stelle

 

 

 

ELEZIONI

Corsa ai ballottaggi, ecco chi deciderà

Dal Terzo Polo agli astenuti. E i 5 Stelle...

Il peso di chi non è andato a votare, dei centristi e del movimento vicino a Beppe Grillo influenzerà la sfide. Rutelli: "Domani decideremo". E a Napoli c'è un 40% di asetenuti e che fa gola a tutti

di MATTEO TONELLI

Corsa ai ballottaggi, ecco chi deciderà Dal Terzo Polo agli astenuti. E i 5 Stelle...

ROMA - Astensionismo, Terzo Polo e 5 Stelle. Eccole le tre variabili che avranno un peso decisivo per l'esito dei ballottaggi delle amministrative in programma tra 15 giorni. "Napoli e Milano? Risolveremo questo problema prendendo una iniziativa politica e il giorno per annunciarla e' domani" annuncia Francesco Rutelli. Uscito dalle urne con un risultato non proprio brillante (in alcuni casi è stato superato dai 5 Stelle), il polo centrista si ritrova comunque ad essere decisivo tra 15 giorni. Quando, in particolare a Milano e a Napoli, l'arrivo dei consensi terzopolisti potrebbe far pendere la bilancia nell'una o nell'altra parte. Condizionando l'esito di consultazioni che non si limiterà ai sindaci. Ma avrà una ripercussione sulla tenuta dell'esecutivo. C'è poi un'altro aspetto che non va sottovalutato. E' l'astensionismo che, in particolare a Napoli ma anche altrove, ha colpito duro. Senza dimenticare l'exploit dei 5 Stelle che, in alcune realtà, sfiorano le due cifre.

Milano e Napoli dunque. Nel capoluogo lombardo Giuliano Pisapia ha fatto il pieno di consensi, attestandosi su un 48% che fa gridare al miracolo. Letizia Moratti è ferma al 41,6%. Per questo entrambi gli sfidanti, ma in primis la Moratti, guardano con interesse a quel 5,5% conquistato dal candidato del Terzo Polo. Non a caso la Moratti dopo aver alzato i toni in campagna elettorale, adesso blandisce la Milano "moderata". Che, però, per bocca di Manfredi Palmeri resta vaga: "Daremo indicazione

ai candidati in relazione ai temi della città'". Pisapia, invece, esclude nuovi apparentamenti pur mandando un messaggio a Terzo Polo e 5 stelle (3,2%):"Penso che possano avere fiducia in me". Secca la prima replica del movimento vicino a Beppe Grillo: "Noi non diamo e non daremo

indicazioni di voto".

A Napoli la situazione è molto più complessa. Perché la partita non è solo legata ai voti terzopolisti e all'astensione ma anche interna al centrosinistra. Se il candidato del Pdl Gianni Lettieri, forte del 38,5%, guarda a quel 9,7 di Casini e soci, il suo antagonista, l'ex pm Gianni De Magistris (27,5%) deve prima risolvere la questione dei rapporti con il Pd e con l'ex prefetto Morcone che ha raccolto il 19%. Questione non da poco, viste le polemiche che hanno segnato l'opposizione partenopea e i continui affondi di De Magistris contro l'ex governatore del Pd Antonio Bassolino. Quello che appare certo è che il Terzo Polo (9,7%) non si schierarà mai con il "giustizialista" De Magistris. Casini lo ha detto in tutte le salse. Ma c'è dell'altro. Ovvero il primo "partito" della città: gli astenuti che sfiorano il 40%. Un bacino di consensi che se conquistati, anche solo parzialmente, cambierebbe l'esito finale.

A Trieste, invece, la partita è aperta. Al primo turno i candidati sono andati in ordine sparso e Roberto Cosolini del centrosinistra ha ottenuto il 40%, staccando Roberto Antonione del Pdl (27,56%). Dato per scontato che il 6% della Lega confluirà su Antonione, gli appetiti del centrodestra si concentrano sui voti del candidato della Destra (10%). In ballo anche il 6% dei % stelle e il 5 % dei terzopolisti.

In Sardegna la sfida è tra Massimo Zedda del centrosinistra al 45,11 e Massimo Fantola al 44,72 per cento. Con il Terzo polo al 4,46. Al sud occhi puntati sulla Calabria dove Pdl e Udc hanno stretto alleanza. A Cosenza se la vedono Mario Occhiuto, sostenuto da Pdl e Udc , al 45,63% ed Enzo Paolini (lista civica, sel, idv) al 36,85 per cento. Da tenere presente il 16 per cento che si è raccolto intorno al sindaco uscente Salvatore Perugini del Pd. Sfida anche a Crotone tra Peppino Vallone del centrosinistra (25,67) e Dorina Bianchi (pdl-udc) al 20,35 per cento.

In Toscana, invece, va al ballottaggio Grosseto: Emilio Bonifazi, centrosinistra, si ferma al 45,83%, Mario lolini del centrodestra al 35,41. Qui conterà anche il movimento 5 Stelle e il suo 5,16 per cento. E il peso dei 5 stelle si sentirà ancor di più a Rimini dove Luigi Camporesi vola all'11,31 per cento. Una valanga di voti che, a secondo di come saranno indirizzati, deciderà il ballottaggio tra Andrea Gnassi del centrosinistra (37,94%) e Gioenzo Renzi (34,70).

Oltre Milano, altri due ballottaggi al nord: a Rovigo dove il Terzo Polo si è frantumato in tre pezzi e Varese, dove la corsa sarà centrodestra, arrivato al 49,36% e centrosinistra al 30,25. Anche qui, decisivo il terzo polo con il 6,87%.

Provinciali. Sono sei le amministrazioni che decideranno al secondo turno il loro presidente (Macerata, Mantova, Pavia, Reggio Calabria, Vercelli e Trieste). A Macerata il candidato del centrosinistra Antonio Pettinari (43,11%) si confronterà con il candidato del centrodestra e presidente uscente Franco Capponi (42,76%). A Mantova Alessadro Pastacci (centrosinistra) ha ottenuto il 41,81% mentre il candidato di centrodestra Gianni Fava il 41,09%. A Pavia il candidato del centrodestra Ruggero Invernizzi (44,11%) se la vedrà con Daniele Bosone del centrosinistra (33,82%), mentre a Reggio Calabria il candidato del centrodestra Giuseppe Raffa (45,4%) avrà come avversario il candidato del centrosinistra uscente Giuseppe Morabito (26,58%). A Vercelli il candidato del centrodestra Carlo Riva Vercellotti ha ottenuto il 49% dei voti mentre quello del centrosinistra Luigi Bobba il 33%. Infine, a Trieste, il presidente uscente di centrosinistra, Maria Teresa Bassa Poropat (48,5%) andrà al ballottaggio con il candidato di centrodestra Giorgio Ret (29,8%).

(17 maggio 2011)

 

 

 

 

L'UNITA'

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2011-06-10

 

 

 

 

2011-05-30

 

Ballottaggi, il centrosinistra vince ovunque

DIRETTA VIDEO | COMMENTA | TUTTI I RISULTATI | DA 'SUCATE' A '#MORATTIQQUOTES', TUTTA LA SATIRA CHE HA SOMMERSO LA DESTRA

 

 

IL GRIDO DI VECCHIONI: SIAMO LIBERI

"Siamo liberi, con gente onesta, che si può finalmente guardarsi allo specchio. È la nostra città teniamocela". Questo è il messaggio lanciato da piazza Duomo a Milano dal cantante Roberto Vecchioni, per la festa di Giuliano Pisapia sindaco. "Oggi mi è venuto in mente - ha aggiunto il cantante - da subito a fianco della candidatura dell'avvocato - la Milano di tanti anni fa, quando tutto era aperto, dove chi arrivava amore, affetto. Questa è la Milano che sarà da domani".

BERLUSCONI SCONFITTO: VADO AVANTI

Ammette la sconfitta ma dice che ha sentito Bossi e il governo va avanti, E ai milanesi dice: "I milanesi devono pregare il buon Dio, che non gli succeda qualcose di negativo perché veramente la città non era amministrata male e quindi adesso speriamo che questi qui si improvvisino in un mestiere che non hanno mai fatto".

Quanto alla vittoria di De Magistris, ha aggiunto: "Nessun risultato mi ha sorpreso, perché avevamo visto ormai quello che stava divenendo. Penso che a Napoli si pentiranno tutti moltissimo e spero che non debba succedere così anche a Milano".

"Allargare? Allargare che cosa? Io faccio cure dimagranti per restare più in forma". Così Silvio Berlusconi risponde ai giornalisti che gli chiedono se dopo la sconfitta ai ballottaggi bisognerà allargare la maggioranza. E davanti all'insistenza dei cronisti, Berlusconi sorride e dice: "dai che mi aspettano a tavola...", riferendosi alla cena offerta dal primo ministro romeno in occasione del vertice intergovernativo Italia-Romania.

FESTA ARANCIONE PER PISAPIA

Decine di migliaia in piazza, cori, bandiere, applausi. È grande la festa per Giuliano Pisapia e promette un entusiasmo che non si esaurirà presto. In strada sono scese persone di tutte le età e l'attesa è tutta per il nuovo sindaco di Milano mentre sul palco si alternano artisti da Deborah Villa a Paolo Rossi, da Eugenio Finardi a Flavio Oreglio. È una piazza arancione, costellata di bandiere del Pd, di Rifondazione comunista, ma anche tricolori. Molti gli striscioni, come quello che mostra il volto del premier, Silvio Berlusconi, accanto alla scritta 'game over'. Una festa milanese ma che ha anche un pensiero per la vittoria di De Magistris e allora, accanto a 'O mia bel maduninà sono risuonate le note di brani napoletani.

FESTA IN PIAZZA MUNICIPIO A NAPOLI

È una piazza Municipio gremita quella che sta aspettando il neo sindaco, Luigi de Magistris. Proprio davanti a Palazzo San Giacomo, sede del Comune, tantissimi i sostenitori che si stanno radunando. In piazza bandiere di Rifondazione comunista, dell'Italia dei valori, della Pace; qualcuna anche con il volto di Che Guevara. "Chi non salta Berlusconi è" è lo slogan che in tanti urlano. A fare da sottofondo anche la canzone dei Modena City e Ramblers, i 100 passi che spesso de Magistris ha citato durante la campagna elettorale per indicare la distanza che lo separava dal Comune.

DE MAGISTRIS SINDACO DI NAPOLI

Luigi De Magistris è il nuovo sindaco di Napoli. Quando restano da scrutinare 86 sezioni su 886, De Magistris con il 65,2% dei voti ha un vantaggio incolmabile.

FINOCCHIARO: VINCE IL PD DELLE PRIMARIE

"Questi risultati premiano ovunque il coraggio e l'umiltà del Partito Democratico, che da primo partito dell'opposizione e da secondo partito nazionale ha scelto i candidati con le primarie, mentre avrebbe potuto dire 'signori, non ce n'è per nessunò. I cittadini, molti dei quali iscritti al Pd, hanno scelto i candidati e hanno avuto ragione perchè abbiamo vinto, hanno vinto il Pd e i partiti del centrosinistra, dappertutto". Lo ha detto Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato.

CENTROSINISTRA PRENDE ARCORE

Il centrosinistra espugna la "tana del lupo" e vince a "casa"del premier Silvio Berlusconi, ad Arcore, in Brianza. Rosalba Colombo si aggiudica il ballottaggio, raccogliendo il 56,65% dei voti. Il centrodestra uscente, unito dietro al leghista Enrico Perego, non va oltre il 43,34%. Anche qui come altrove l'affluenza è calata rispetto a due settimane fa e ai seggi si è registrato un calo di 5 punti (64,38% contro il 69,97% del primo turno).

CONQUISTA ANCHE GALLARATE

È Edoardo Guenzani, candidato di Pd, Idv e Sel, il nuovo sindaco di Gallarate, che passa al centrosinistra. Il candidato di Pd, Idv e Sel ha ottenuto al ballottaggio il 54.97% delle preferenze, contro il 45.03% del vicesindaco Uscente Massimo Bossi (Pdl, Udc e liste civiche), che aveva concluso il primo turno con un lieve vantaggio. Il centrosinistra conquista così la terza città della provincia di Varese, storica roccaforte del Pdl. Guenzani, che al primo turno si era attestato sul 31.2% delle preferenze, al ballottaggio avrebbe quindi raccolto consensi anche fra l'elettorato leghista. A Gallarate la Lega, che si era smarcata dal Pdl candidando la consigliera di amministrazione della Rai, Giovanna Bianchi Clerici, era rimasta esclusa per un soffio dal ballottaggio, dopo un lungo testa a testa con Pd e Pdl al primo turno. La Lega non ha dato però indicazioni di voto, a differenza di altre liste civiche alleate del Carroccio al primo turno che si sono schierate apertamente a favore di Guenzani. Una tornata elettorale che è stata preceduta da una campagna segnata da polemiche e tensioni fra Lega Nord e PdL.

VELTRONI: SI APRE UNA FASE NUOVA

Berlusconi "ha perso clamorosamente" e adesso "si deve aprire una fase nuova per il Paese", nella quale "grande sarà il ruolo del Pd". Lo scrive Walter Veltroni sulla sua pagina Facebook. Veltroni festeggia la vittoria del centrosinistra ai ballottaggi con un messaggio della sua bacheca: "Berlusconi ha voluto un referendum sul suo governo. Lo ha perso clamorosamente, in tutta Italia. Ha perso a Milano, a Napoli, a Torino, a Bologna, a Cagliari, a Novara, a Trieste e persino ad Arcore". "Il Paese ha premiato i candidati del centrosinistra, scelti quasi sempre con le primarie - sottolinea Veltroni - Ora si deve aprire una fase nuova per il Paese. E grande sarà il ruolo del Pd. La nottata sta finendo, un nuovo tempo avanza".

DE MAGISTRIS RINGRAZIA PD E SEL

"Ringrazio il Pd e Sel che mi sono stati a fianco e tutti quelli che hanno partecipato con me a questa fantastica avventura". Così il neo sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, parlando in conferenza stampa presso il quartier generale all'hotel Royal Continental.

 

L'UDC: PREMIER SCONFITTO DUE VOLTE

"Il Presidente del Consiglio ha trasformato le elezioni amministrative in un referendum sul suo governo ed è stato sonoramente bocciato dagli italiani, al primo e al secondo turno. Ha preso di mira fin dall'inizio della campagna elettorale il Terzo Polo e i suoi leader e di conseguenza ha ricevuto dai nostri elettori a Milano e Napoli un voto compatto ai candidati dell'opposizione. Siamo molto contenti di risultati che ci confortano, a partire dalla presidenza della provincia di Macerata, e a decine di altri sindaci candidati del nostro partito eletti con le forze di opposizione". Lo afferma, in una nota, il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa.

VENDOLA: HA VINTO L'ITALIA MIGLIORE

"Ha vinto l'Italia migliore". È il commento a cado su Facebook del presidente di Sinistra ecologia libertà, Nichi Vendola, a fronte del clamoroso successo dei candidati del centrosinistra ai ballottaggi.

DOMANI POPOLO VIOLA IN PIAZZA A ROMA

Una festa della 'vittorià per il voto delle amministrative a piazza del Popolo a Roma dove domani si riuniranno tutte le persone e le associazioni che in questi mesi hanno ribadito il loro no al governo Berlusconi. Ad annunciarla da Napoli, anche se i risultati dei ballottaggi non sono ancora definitivi, è Gianfranco Mascia del Popolo Viola. "Abbiamo prenotato piazza del Popolo dalle 19.30 di domani - ha detto Mascia - siamo troppo contenti. Questo è il vento del cambiamento che aspettavamo da tanto tempo". Riguardo al programma Mascia non si è sbilanciato: "Non sappiamo ancora cosa faremo. Di sicuro ci sarà musica e divertimento. L'importante è festeggiare. Spero domani saranno in tanti a venire. Noi del Popolo Viola e Art.21 ci saremo".

COSOLINI SINDACO DI TRIESTE

Roberto Cosolini, appoggiato dalle liste Partito socialista italiano, Federazione della sinistra, Partito democratico, Sinistra ecologia libertà, Italia dei Valori, Libertà civica - Cittadini per Trieste, Trieste cambia, è stato eletto sindaco del Comune di Trieste con il 57,51 per cento dei voti. Cosolini ha battuto al ballottaggio Roberto Antonione (Pdl) che ha ottenuto 42,49 per cento dei voti.

DI PIETRO: BERLUSCONI A CASA

"Questa vittoria del centrosinistra e dell'Idv, che ha avuto il merito di riconoscere un segno di discontinuità in questa città, bisogna valutarlo con quello successo nel resto d'Italia: a Milano il centrosinistra dimostra che c'è un'alternativa possibile e che evidenzia che si può prendere in giro gli italiani per due volte, ma Berlusconi li ha presi in giro per troppe volte e oggi deve lasciare il governo perché ha perso la fiducia della maggioranza dei cittadini". Così il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commenta i risultati del secondo turno delle amministrative presso il quartier generale di Luigi de Magistris, neo sindaco di Napoli.

"Berlusconi - ha aggiunto l'ex pm - perderà definitivamente la maggioranza il 12 e il 13 giugno quando con i referendum faremo capire al venditore di tappeti che il giochino su cui si reggeva, cioè fare quel che vuole solo perchè ha la fiducia della maggioranza degli italiani, non lo può fare più perchè la stessa maggioranza degli italiani lo vuole mandare a casa".

DE MAGISTRIS COMMOSSO: LIBERATA NAPOLI

"Commosso perché sto commentando un risultato straordinario per questa città". Cosi il neosindaco, Luigi De Magistris, commentare i primi dati delle sezioni scrutinate a Napoli. "Non è un voto di protesta - precisa l'ex magistrato - ma un voto che dimostra la volontà di fare politica, ma in un altro modo. Napoli è stata liberata e sarà libera per i prossimi cinque anni. Mi sento carico della responsabilità, ma è una responsabilità che io avverto con molta leggerezza perché ho percepito in questa campagna elettorale che le forze sane della città non vedono l'ora di ripartire".

MILANO, FESTA CON BELLA CIAO

Una folla di persone di fronte al teatro Elfo Puccini, quartier generale del comitato di Pisapia, ha intonato "Bella Ciao" per festeggiare gli esiti elettorali che vedono in vantaggio Giuliano Pisapia su Letizia Moratti. I sostenitori non possono entrare nel teatro, riservato a stampa e staff, ma seguono l'andamento del voto su un piccolo televisore allestito da un bar di fronte al teatro.

ANCHE GALLARATE AL CENTROSINISTRA

Città simbolo dello smarcamento leghista, con la spaccatura tra Carroccio e Pdl al primo turno, Gallarate sembra finire al centrosinistra: al ballottaggio si affrontavano il candidato del Pdl Massimo Bossi, e quello del centrosinistra Edoardo Guenzani, essendo rimasta esclusa la leghista Giovanna Bianchi Clerici. E dopo lo scrutinio di 32 sezioni su 49, Guenzani guida con il 7.561 voti, pari al 54,1%, contro i 6.412 voti di Bossi, pari al 45,88. Del resto, tra il primo e il secondo turno l'indicazione leghista sembrava chiara: "Se vivessi a Gallarate voterei il candidato del Pd", aveva detto il sindaco di Varese Attilio Fontana.

 

BERSANI: 4 A ZERO, E' UN CAPPOTTO

"È finita 4 a zero. È un cappotto. Ma ora diranno che è un altro pareggio". Pier Luigi Bersani commenta con ironia il dato elettorale sulle amministrative che vede il centrosinistra vincere nella grande maggioranza dei comuni al voto e in particolare a Milano, Napoli, Trieste e Cagliari. Com'è noto, al primo turno era stato il Pdl, in conferenza stampa, a parlare di un 'pareggiò sostanziale nonostante la debacle di Milano e Napoli.

LETTIERI SI CONGRATULA CON DE MAGISTRIS

C'è stato un risultato inequivocabile, un voto popolare in favore di De Magistris che ha preso il volo. Gli faccio 'in bocca al lupò, Napoli ha tanti di quei problemi che merita il mio buon lavoro". Questo il primo commento a caldo del candidato del Pdl a Napoli, Gianni Lettieri dopo le prime proiezioni che delineano un successo schiacciante per Luigi De Magistris. "Ringrazio - ha proseguito Lettieri che è stato salutato dall'applauso e dai cori di incoraggiamento dei suoi sostenitori - tutti i napoletani che mi hanno votato, sia al primo che al secondo turno. Avevo a cuore gli interessi della città e dei giovani".

PISAPIA SINDACO

Giuliano Pisapia, sostenuto dal centrosinistra, è il nuovo sindaco di Milano. Quando lo scrutinio è alle battute finali (1109 sezioni su 1.251) Pisapia ha infatti il 55.15% e Letizia Moratti, con il 44.85%, non può più raggiungerlo.

 

VITTORIA AD ARCORE

"La vittoria del centrosinistra è omogenea su tutto il territorio nazionale. Vinciamo anche ad Arcore". Lo dice il responsabile enti locali della segreteria del Pd, spiegando che al momento i Democratici vincono "a Napoli e a Milano, oltre le più rosee aspettative, ed è abbondamentemente avanti a Cagliari, Trieste, Pordenone, Crotone. Abbiamo vinto ad Arcore e a Chioggia- aggiunge Zoggia- e a due terzi dallo scrutinio siamo abbontantemente avanti a Rimini e siamo avanti anche a Cattolica".

CAGLIARI: FANTOLA CHIAMA ZEDDA

Al quartier generale di via Puccini è già festa per il candidato del centrosinistra Zedda. Le cifre dicono che è già sindaco. Il candidato del centrodestra gli avrebbe telefonato per congratularsi della vittoria.

DE MAGISTRIS BENE IN CENTRO, TRIONFO IN PERIFERIA

Secondo i primissimi dati che stanno arrivando al comitato elettorale di Luigi de Magistris, è soprattutto nel centro storico e nella periferia di Napoli che il candidato dell'Idv e di Federazione della Sinistra sta registrando il più alto numero di consensi. In alcuni seggi dei Quartieri Spagnoli, ad esempio, riferisce il suo staff, la percentuale è pari al 59%. Bene anche in periferia, a Ponticelli e Pianura.

I PRIMI DATI DEL VIMINALE: DE MAGISTRIS FA IL PIENO

Luigi de Magistris al 64,6% dei consensi con 51.703 voti contro Gianni Lettieri al 35,3% con 28.288 voti. È netto il vantaggio del candidato del centrosinistra al Comune di Napoli, come confermano i primi dati ufficiali diffusi dal sito internet del Viminale. I dati si riferiscono a 201 sezioni scrutinate su 886, circa un quarto delle sezioni.

 

DE MAGISTRIS AL 64%

Secondo la settima proiezione IPR Marketing per Rai sul voto per il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris è al 64,7% mentre Gianni Lettieri è al 35,3%. Il dato si riferisce ad un campione del 75%.

 

IN TESTA ANCHE A TRIESTE

A metà scrutinio per la presidenza della provincia di trieste, maria bassa poropat, candidata del pd e del centrosinistra, è in testa con il 58,86% dei voti, sul candidato del centrodestra.

I DATI DI PORDENONE

Con 37 sezioni scrutinate su 52, il centrosinistra è in vantaggio al ballottaggio del comune di Pordenone. Il candidato di Pd e liste civiche Lista Bolzanello e Vivo Pordenone, Claudio Pedrotti, è al 59,86% delle preferenze, lo sfidante di centrodestra Giuseppe Pedicini al 40,14%.

MILANO, I DATI DI UN TERZO DELLE SAZIONI

Quando sono state scrutinate circa un terzo delle sezioni elettorali di Milano (il 32.3%), il candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia ha un vantaggio sul candidato del centrodestra Letizia Moratti di circa 10 punti percentuali. Pisapia ha un consenso del 55.05%, il sindaco uscente del 44.95%. I dati sono forniti dall'ufficiio elettorale del Comune di Milano.

PISAPIA CRESCE, DE MAGISTRIS VOLA

A Milano aumenta il vantaggio di Giuliano Pisapia su Letizia Moratti mentre, a Napoli, vola Luigi de Magistris. È quanto emerge dalle proiezioni Rai e Mediaset. All'ultima proiezione di Emg per La7, per la poltrona di sindaco nel capoluogo lombardo il Pisapia è al 53,9% contro il 46,1% di Moratti, mentre a Napoli De Magistris vola al 62,8%, Lettieri è fermo al 37,2 per cento. Ancora maggiore il distacco secondo Ipr per Rai: a Napoli, a metà dei seggi scrutinati, De Magistris al 63%, Lettieri al 37% (27% del campione); confermato il dato di Milano - 40% del campione - per Pisapia 54,3% sul 45,7% di Moratti. Manca ancora il dato definitivo dell'affluenza alle urne, comunque in calo, attorno al 60 per cento. CAGLIARI PRIME SCHEDE SCRUTINATE

A Cagliari il candidato del centrodestra Massimo Fantola è in vantaggio con il 53,05% su Massimo Zedda (centrosinistra) con il 46,95%, quando sono state scrutinate 5 sezioni su 175. I dati provvisori sono stati anticipati dal Comune. Intanto Zedda ha raggiunto la sua sede elettorale in via Piccioni a Cagliari, dove è arrivato anche l'ex presidente

VECCHIONI ABBRACCIA PAOLO ROSSI

Un applauso fragoroso ha salutato il risultato delle proiezioni sul ballottaggio che danno Giuliano Pisapia in vantaggio con il 52,3% su Letizia Moratti, al teatro Elfo, dove i suoi sostenitori stanno seguendo i risultati. Alla notizia si sono abbracciati Paolo Rossi e Roberto Vecchioni. "Per ora va bene. Non chiedetemi nulla", ha detto ai giornalisti Vecchioni, che per Pisapia ha cantato in piazza Duomo a chiusura della campagna per il primo turno. "Incrocio le dita", ha concluso.

MILANO, PRONTA LA FESTA

Una piccola folla si sta già radunando al Teatro Elfo Puccini di Milano dove è stato allestito, come in occasione del primo turno delle amministrative, il quartier generale di Giuliano Pisapia. L'arancione è il colore dominante e l'attenzione tutta per il maxi schermo sintonizzato sulle maratone elettorali dove applausi sono esplosi alle proiezioni di voto non solo milanese, ma anche napoletano con De Magistris in vantaggio sul candidato di centro destra. Pisapia è atteso all'Elfo Puccini per le prime dichiarazioni, dove è arrivato anche il cantautore Roberto Vecchioni, dopo le quali si sposterà in Piazza Duomo.

LA TERZA PROIEZIONE A NAPOLI E MILANO

L'ex pm sarebbe al 61%, Lettieri al 39% con 22 punti di vantaggio. A Milano Pisapia al 53,1% Moratti al 46,9.

IL TRIONFO DELL'EX PM

Secondo la seconda proiezione, De Magistris sarebbe al 60,2%. Lettieri al 39,8.

I DATI DI MILANO

Giuliano Pisapia, candidato del centrosinistra, in testa con il 52% contro Letizia Moratti al 48% nella corsa per la poltrona di sindaco di Milano. Il dato elaborato da Ipr per Rainews 24 si fonda sul 5% del campione scelto per la proiezione. Le proiezioni sono previsioni statistiche sulla base di voti realmente scrutinati.

PRIME PROIEZIONI

A Milano Pisapia in testa con il 50,8%, Letizia Moratti al 49,2%.ù

A Napoli De Magistris al 57,7%, Lettieri al 42,2.

RADIO PADANIA MANDA BANDIERA ROSSA

Radio Padania Libera ha aperto una trasmissione per il commento ai ballottaggi con 'Bandiera Rossà. "Non siamo su Radio Popolare o Radio Leoncavallo - ha affermato scherzando il conduttore - ma su Radio Padania. Aggiorniamo la scelta musicale in base al sentimento popolare".

AFFLUENZA IN CALO

Intorno alla metà delle rilevazioni pervenute al Viminale (39 comuni su 84), la percentuale di affluenza alle urne rilevata alla chiusura definitiva dei seggi per le comunali va attestandosi intorno al 61,31%, in calo di oltre 11 punti percentuali rispetto al primo turno, quando i votanti erano stati il 72,44%.

ENTUSIASMO AL QUARTIER GENERALE DI DE MAGISTRIS

C'è moderato entusiasmo al comitato elettorale del candidato a sindaco di Napoli Luigi De Magistris, dopo i primi intention poll che lo vedono più che in vantaggio rispetto al suo avversario, Gianni Lettieri. La stanza dell'hotel Royal Continental riservata alla stampa è presa d'assalto dai giornalisti delle redazioni locali e nazionali. L'europarlamentare, appoggiato da Pd, Idv, Fds, Sel e Verdi sta invece seguendo da casa le prime fasi dello spoglio e dovrebbe raggiungere il comitato intorno alle 17.

LE PRIME PERCENTUALI

I primi Intention poll indicherebbero uno scarto di circa 7 punti percentuali tra i due candidati alla carica di sindaco a Milano: Giuliano Pisapia (al 53,5%) e Letizia Moratti (46,5%). I primi 'Intention poll' sul ballottaggio a Napoli indicherebbero uno scarto di circa 9 punti percentuali tra Luigi De Magistris (54,5%) e Gianni Lettieri (45,5%)

IL DIRETTORE DELLA PADANIA

Davanti ai primi exit poll, il direttore della Padania Leonardo Boriani ha detto: il vero sconfitto è il premier. Quella di Milano, ha detto, sarebbe "una sconfitta molto pesante" dove "si pensava a un recupero", mentre quella "di Napoli sarebbe una grande sorpresa.

PRIMI EXIT: PISAPIA E DE MAGISTRIS GIA' SINDACI

Non fornisce percentuali Sky Tg24 ma solo il risultato delle rilevazioni pre-spoglio sui ballottaggi delle due città principali coinvolte nel voto ammiistrativo: per l'intention poll su Milano il sindaco, indicato da una freccia verde, sarebbe il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia. Le interviste telefoniche sono state realizzate con il metodo Cati, 2400 le interviste effettuate su un totale di circa 15mila persone contattate. Sarebbe già sindaco anche De Magistris.

INTENTION POLL: VINCONO PISAPIA E DE MAGISTRIS

PIsapia a MIlano sarebbe in testa. De Magistris a Napoli.

Giuliano Pisapia nuovo sindaco di centrosinistra di Milano con almeno il 53,5% ma fose il 57,2%. Letizia Moratti, sindaco uscente di centrodestra, sconfitta con una percentuale compresa fra il 42,5% e il 46,5%. Sono i risultati dell' 'Intenion Poll' dell'Istituto 'Termometro politicò condotto con interviste telefoniche con metodo Cawi fra venerdì e oggi ad un campione di 6777 elettori milanesi, per conto del quotidiano on line Affaritaliani.it

Secondo la rilevazione, Pisapia stravince tra i giovani e i laureati, la Moratti tiene meglio tra le donne in percentuale (perde anche lì ma molto meno) soprattutto tra quelle con più di 35 anni.

Ecco, nel dettaglio, i risultati: Uomini: Pisapia 56% Moratti 44% Donne: Pisapia 54% Moratti 46% 18-34 anni: Pisapia 61% Moratti 39% 35-54 anni: Pisapia 52% Moratti 48% 55 anni e oltre: Pisapia 55% Moratti 45% Scuola elementare o media: Pisapia 51% Moratti 49% Scuola superiore: Pisapia 59% Moratti 41% Laurea: Pisapia 65% Moratti 35%.

Secondo quanto si è appreso i primi 'Intention poll' sul ballottaggio a Napoli indicherebbero uno scarto di circa 9 punti percentuali tra Luigi De Magistris (54,5%) e Gianni Lettieri

CAGLIARI : IN TESTA ZEDDA

Il candidado del centrosinistra Massimo zedda sarebbe in lieve vantaggio.

RESTA CHIUSA LA SALA STAMPA PDL A ROMA

Significativo il fatto che la sala stampa Pdl resti chiusa nel giorno del verdetto finale sulla sfida delle città.

BOSSI ATTACCA LA RUSSA

"Non potevamo far sì che si costruissero le moschee a Milano - ha continuato il leader della Lega Nord - e che qualcuno dicesse che la Lega non ha rischiato e non si è presentata: noi ci siamo presentati". Così il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, per il ballottaggio del comune di Milano. "Siamo stati gli unici che in qualche modo siamo andati in strada - ha aggiunto - vabbè che La Russa è da solo, quindi anche se va in strada non lo vede nessuno".

BOSSI VOTA: LA LEGA HA FATTO IL SUO DOVERE

Durante la campagna elettorale in vista del ballottaggio "la Lega ha fatto il suo dovere". Lo ha sottolineato il leader del Carroccio, Umberto Bossi, lasciando il seggio dove ha votato per il ballottaggio per il sindaco di milano. In particolare Bossi ha respinto al mittente ogni critica sul presunto scarso impegno del Carroccio nella campagna elettorale per il secondo turno delle amministrative: "Qualcuno diceva che la lega non ha rischiato e non si è presentata. noi ci siamo presentati e siamo stati gli unici che in qualche modo siamo andati in strada. la lega è una assicurazione per i cittadini".

30 maggio 2011

 

 

Silvio abbacchiato si finge combattivo

"Milanesi e napoletani, ve ne pentirete..."

guardian"Il Milan qualche volta vince e qualche volta perde, questa volta non abbiamo vinto ma andiamo avanti". Non si sofferma il presidente del consiglio Berlusconi, commentando la cocente sconfitta elettorale, sul fatto che, a proposito di Milan, nemmeno i suoi tifosi hanno votato per lui (che al primo turno era candidato come capolista) e per il suo partito. Se ne accorge invece la stampa estera e, proprio il sito web del quotidiano inglese Guardian, titola "Berlusconi affronta l'umiliazione dei tifosi del Milan che votano il sindaco di centrosinistra".

Il premier sotto uno sguardo abbacchiato prova a minimizzare e cerca di apparire ancora combattivo e pronto a continuare la legislatura. Colpe nella sconfitta? "No, no" replica a chi gli chiede se avesse qualcosa da rimproverarsi. Quanto all'ipotesi di allargare la maggioranza, il Cavaliere taglia corto: "Allargare che cosa? Io faccio cure dimagranti per restare più in forma... dai che mi aspettano a tavola", dice riferendosi alla cena in programma con le autorità romene.

Non abbattersi e andare avanti per fare le riforme. Questa la linea che detta il premier a caldo dopo la sconfitta ai ballottaggi. "Ho visto i risultati: abbiamo perso - ammette il premier - questo è evidente. Una volta si perde... l'importante è non abbattersi. Il governo non ha altra strada che andare avanti con nervi saldi per fare le riforme". A chi gli chiede quale sia il risultato che più l'ha sorpreso, Berlusconi replica: "Nessuno perché avevamo visto ormai quello che stava diventando". Poi aggiunge: "Questa volta non abbiamo vinto ma andiamo avanti. Se volete sapere il mio morale è che ogni volta che perdo triplico le forze".

"Io sono sempre in disaccordo con la sinistra, vuole che le dia ragione adesso? Ma dai...". Così Berlusconi risponde ai cronisti che, mentre lasciava l'albergo che lo ospita a Bucarest, gli chiedevano della richiesta di dimissioni proveniente dalle opposizioni.

"Se si guarda a queste elezioni, si vede che abbiamo perso a Napoli a Milano e in altre due città... ma guardando da vicino una per una le situazioni vengono fuori delle ragioni che non hanno niente a che vedere con l'attività di governo..." prova a spiegare il Cavaliere. Ma poco dopo non riesce a trattenere la sua intemperanza nei confronti degli elettori che lo hanno "abbandonato": "Penso che a Napoli si pentiranno tutti moltissimo... Spero che non debba succedere così anche a Milano. Adesso i milanesi devono pregare il buon Dio, che non gli succeda qualcosa di negativo perché veramente la città non era amministrata male e quindi adesso speriamo che questi qui si improvvisino in un mestiere che non hanno mai fatto...".

30 maggio 2011

 

 

Pisapia: "Liberata Milano con il sorriso e l'ironia"

Pisapia fa una conferenza stampa per il suo successo. "Liberata Milano. È rinato un entusiasmo, è un regalo alla città. È stata una campagna elettorale unica. Sconfitti i toni duri, le menzogne, con sorriso e ironia. Una cosa unica mai successa. Un ringraziamento particolare a voi, ai miei sostenitori, a tutte le persone che ho conosciuti. È nato un affetto e un legame, cambieremo Milano come vogliamo noi. senza di voi non si cambia. È stata una campagna sui problemi di Milano. Un pensiero va anche a Napoli, visto che mio padre era napoletano e mia madre milanese; è un segnale molto importante. Voglio andare in piazza del duomo a festeggiare. Festeggiamo i 150 anni e voglio ringraziare il presidente Napolitano, al quale ho immediatamente telefonato dopo aver saputo l'esito. l'ho ringraziato per la sua saggezza e il suo rigore morale che per me sarà sempre un esempio. Sarò il sindaco di tutta Milano. Sono commosso ed emozionato".

30 maggio 2011

 

 

 

De Magistris sindaco: Napoli vuole giustizia

"È stata una vittoria popolare, non populista e demagogica". Così il neo sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, parlando con i giornalisti dopo la conferenza stampa all'hotel Royal Continental, sede del quartier generale dell'ex pm. A chi gli chiedeva come si comporterà nei confronti delle forze politiche alleate, De Magistris ha risposto: "Sono sempre stato una persona autonoma, ascolterò tutti, soprattutto le forze sane di questa città. Da domani mattina comincerò a lavorare, ma oggi è il giorno della festa dopo le campagne denigratorie sul fatto che Napoli fosse senza dignità".

Ringrazia tutti, Luigi de Magistris. "Dico grazie a chi si è unito a noi nella fase successiva - ha detto in conferenza stampa - il Partito Democratico, Sel, il professore Pasquino che ha mostrato serietà e che sarà un ottimo contributo nello scrivere questa ulteriore pagina politica di Napoli". "Ringrazio tutti quelli che con coraggio sono stati al mio fianco - ha aggiunto - perchè bisognava averne... Era una campagna elettorale di chiusura di una fase politica durata 20 anni, quella del bassolinismo".

Sulla composizione della Giunta non vuole fare nomi perché, spiega, "oggi è il giorno della festa" ma Luigi De Magistris assicura: "Da domani inizieremo a lavorare sulla giunta che sarà composta da metà donne e metà uomini, e soprattutto giovani".

Incontrando per la seconda volta i cronisti nella sala stampa allestita presso il comitato elettorale, a scrutinio ormai terminato, il neosindaco di Napoli ha spiegato: "I componenti della Giunta dovranno essere persone competenti, credibili e coraggiose.

I partiti li ascolterò ma hanno capito tutti qual è il messaggio democratico e popolare arrivato da Napoli. Ascolterò anche le altre forze sane della città, l'università, il mondo cattolico, le cooperative, i commercianti ecc. Sarà la giunta più ampia possibile in quanto a pluralismo e ad aree rappresentate. Non sarà una giunta ideologica, non sarà composta solo dall'Idv e dalla federazione della sinistra". "Non saranno i partiti a darmi indicazioni - ha concluso De Magistris - farò la scelta personalmente in piena libertà, autonomia e indipendenza come la mia storia prima di magistrato poi di politico testimonia".

Dall'altro lato, ha spiegato, occorreva "coraggio per fronteggiare chi voleva portare a San Giacomo un certo modo di fare politica che ci e distante anni luce". "I dati non sono definitivi, mettersi ad analizzare i dati quartiere per quartiere non lo trovo corretto - ha risposto in merito alla scarsa affluenza nella zona orientale di Napoli - è una analisi politica che va fatta a dati definitivi. Non adesso". "Adesso prende il sopravvento la commozione perchè onestamente non mi aspettavo questo risultato - ha concluso - Domani mattina sarò già a lavoro".

"Io e l'Amministrazione che mi accompagnerà in questi cinque anni non dovremo dare conto a nessuno, se non alle proprie idealità, competenze e voglia di far nascere un nuovo modo di fare politica". Lo ha detto Luigi de Magistris, neo eletto sindaco di Napoli, nel corso della conferenza stampa". "Mi sento fortemente carico di responsabilità perchè sono stato investito di un mandato popolare fortissimo che va al di là dei partiti che mi hanno appoggiato - ha affermato - però sono un peso e una responsabilità che affronto con una certa leggerezza perchè ho percepito, durante la campagna elettorale, che tutte le forze sane e democratiche di questa città non vedono l'ora di ripartire".

Magistrato non lo è più, "purtroppo". Anche se il neo sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ribadisce "lo avrei voluto fare per tutta la vita". "Magistrato si continua ad essere per tutta la vita, dentro", dice in conferenza stampa. E a chi gli chiede come si comporterà con i disoccupati organizzati o con chi potrebbe creargli problemi con l'emergenza rifiuti, come la camorra, il primo cittadino risponde: "Napoli vuole giustizia, non è forcaiola. La camorra? L'ho detto subito che avrei rotto il patto tra clan e politica".

Di problemi, ne è consapevole, "ne dovrò affrontare", così come ammette, "So bene che troverò numerosi trabocchetti, sono dietro l'angolo". "Noi, però, siamo fuori dal sistema - aggiunge - abbiamo grande consapevolezza, competenza, abbiamo il popolo dalla nostra parte, il mandato popolare che mi dà forza".

30 maggio 2011

 

 

 

Bersani: "Una riscossa civica

Ora governo vada a casa..."

LA FESTA IN DIRETTA TV

FOTOGALLERY

BERSANI: GOVERNO DI DIMETTA, RISCOSSA DEL PD

Il leader del Pd in sala stampa dopo i baIlottaggi e i risultati delle elezioni amministrative. "Il centrosinistra ha saputo interpretare nella chiave giusta la riscossa civica e morale, il Pd è al servizio di questa riscossa civica che non può essere sminuito. Delle 29 province e città capoluogo, 24 sono espressioni del Pd. Sento un rumorino in sala - commenta Bersani - ma questi - sottolinea - sono risultati inequivocabili".

"Ho due cose da dire", aggiunge Bersani. 1)Noi governeremo per tutti. Abbiamo una certa idea di come si governano le città, abbiamo i nostri valori e principi. Chi non ci ha votato non è un nemico, è un cittadino che la pensa in modo diverso. Siami affezionatissimi ai concetti basici di democrazia e della Costituzione che è la più bella del mondo. 2) Un appello estremo che voglio fare a Berlusconi e il centrodestra: abbiamo una maggioranza che non è più quella uscita dalle elezioni. Guardando i numeri, il centrodestra non ha più la maggioranza del paese. Il governo è paralizzato mentre i problemi incombono. Chiedo a Berlusconi e al Pdl di riflettere e non impedire una nuova fase politica, di non alzare steccati formali, di non arroccarsi.In nome dell'italia è una riflessione che il centrodestra deve fare". Infine voglio dire così: "abbiamo una nuova responsabilità, noi partito democratico, noi centrosinistra. Il nostro impegno è essere all’altezza della speranza che si è risvegliata. Il Pd è di fronte a responsabilità nuove delle quali siamo consapevoli e ne terremo conto. Si aprirà una fase politica nuova con le dimissioni di questo governo. La strada maestra sono le elezioni: noi siamo pronti a considerare percorsi che consentono una nuova legge elettorale. Questo è l’unico elemento che inframmettiamo. Sarebbe meglio andare a votare con una nuova legge elettorale".

BERSANI OTTIMISTA

Pier Luigi Bersani entra nella sede del Partito Democratico, dove attenderà i risultati dei ballottaggi sulle elezioni amministrative. Ottimista?, gli chiedono i cronisti. "Come si fa a non essere ottimisti...", ha risposto il segretario del Pd.

Bersani ironico: abbiamo pareggiato 4 a 0

"Abbiamo pareggiato 4 a 0". È questo il primo commento a caldo del leader del Pd Pierluigi Bersani, che ribatte al capogruppo Verdini che al primo turno aveva parlato di pareggio.

Festa al Pantheon alle ore 19

Il Partito democratico festeggerà la vittoria ai ballottaggi questa sera alle 19 in piazza del Pantheon a Roma. Previsto l'intervento di Pier Luigi Bersani.

Fioroni: è chiaro chi perde

"Cosa succede oggi? avremo un risultato molto simile a 25 giorni fa che darà due segnali chiari: il primo è un segnale di cambiamento, la voglia di di girare pagina. Il secondo è l'indicazione di chi perde. E su questo non ci sono dubbi!". Lo ha detto il pd Giuseppe Fioroni intervenuto al convegno "cattolici e cattolici a confronto". "Il paese ha voglia di cambiare" ha aggiunto Fioroni sottolineando che questa è una tendenza generalizzata in tutto il paese. "Ora da parte dell'opposizione l'errore da cui guardarsi è quello di pensare alla sola 'intercambiabilità' ovvero 'io sono meglio di te e prendo il tuto posto'".

Latorre: premier in minoranza

"Berlusconi a questo punto non ha la maggioranza. Per il Pd ora si pone il problema di fare tesoro delle esperienze precedenti ed evitare di fare gli errori del passato". Così il senatore Pd, Nicola Latorre ospite di speciale elezioni del tg la7. "Si pongono due riflessioni - ha aggiunto -. Una deriva dalla richiesta di decoro che queste elezioni hanno posto e l'altra dalla domanda di cambiamento senza giochi di palazzo. E' bene che i partiti di centrosinistra si concentrino su questo per non ripetere gli errori commessi in passato".

30 maggio 2011

 

 

Cagliari festeggia Zedda:

"Giovani e donne in giunta"

di Daniela Amenta | tutti gli articoli dell'autore

Dal'inviata

A Cagliari il vento si è alzato in una giornata umida, caldissima. Si è alzato di colpo. Vento di mare che si porta via mezzo secolo di potere della destra. Un momento storico per l’Isola. Il momento della svolta. Il momento, finalmente, della speranza.

Massimo Zedda è il sindaco di centrosinistra del capoluogo sardo. Cinquantamila preferenze, 15mila voti di scarto, 158 sezioni su 175. Un risultato schiacciante, potente: il 59,36% contro il 40,64 racimolato da Massimo Fantola, l’ingegnere appoggiato dal ventre molle della città, quello conservatore, del cemento e dei disastri ambientali, delle mani sporche come la sabbia del Poetto e degli affari grandi, quello che non avrebbe mai cambiato le posizioni acquisite in decenni. Fantola comunque si dimostra politico corretto. Riconosce la disfatta, rende merito a Zedda e al suo programma. "Ha convinto i cagliaritani, io non ci sono riuscito", dice in una conferenza stampa approntata quando ancora mancava un’ora e mezza alla fine dello spoglio. Lo riconosce anche il governatore Cappellacci: "Una vittoria sulla quale riflettere".

C’è un ceto dirigente nuovo a Cagliari. C’è una città che ha scelto di essere guidata da un "ragazzo" di 35 anni. Una sfida, una rivoluzione fortissimamente voluta e finalmente raccolta. "Formeremo una giunta con capacità, in grado di realizzare le promesse fatte ai nostri elettori. Ci saranno donne e giovani. Ora tocca a noi – dice il neo sindaco – Governeremo tutti assieme, sarò il primo cittadino anche di coloro che non mi hanno votato. E Cagliari guarderà tutta la Sardegna, dialogherà con il resto dell’Isola. Non ci sono anatre zoppe ma maggioranza piena e buone volontà da mettere a correre". E c’è una sentenza del Consiglio di Stato che lo ribadisce nonostante il sito del ministero dell’Interno continui a fare finta di nulla.

La realtà è che si cambia pagina. Ed è festa. Una festa improvvisata, bellissima, cominciata nel primo pomeriggio in via Puccini, la sede del comitato di Zedda. Prima le proiezioni, poi via via i numeri delle schede scrutinate C’erano soprattutto ragazzi e ragazze a crederci, a sperare. Un crescendo cadenzato da un tifo da stadio, dai clacson, dalle urla, dagli abbracci e dalle lacrime. Una festa da curva, come se il Cagliari avesse vinto lo scudetto. Merito anche delle centinaia di giovani che in questi mesi hanno lavorato assieme per la vittoria di Massimo Zedda. Ragazzi e ragazze di tutta la Sardegna o tornati a casa da Bologna, da Milano, da Roma, qualcuno da New York per mettere a disposizione della coalizione di centrosinistra il loro sapere, le conoscenze, l’uso della Rete e il loro entusiasmo. Tutti uniti, "perché ora tocca a noi". E’ questa partecipazione la cifra stilistica, politica di questa vittoria. E’ l’unione delle forze il timbro di una svolta impensabile in una città la cui architettura è rimasta per decenni poggiata sui privilegi di alcuni.

La festa continua. C’è un tamburino sardo che guida un corteo fino in piazza del Carmine, il luogo storico della sinistra sarda. Ci sono bandiere di Sel, del Pd, dell’Idv, dell’Ulivo, bandiere dei Quattro Mori e quelle dei referendari. Ci sono striscioni fatti con le lenzuola e gente che batte le mani dai balconi, ci sono Renato Soru felice tra la folla che canta, e i vertici del Pd tra cui il segretario regionale Silvio Lai. In serata la piazza è stracolma. Oltre tremila. Tocca a loro riprendersi Cagliari, dove volano fenicotteri rosa e non anatre zoppe. Anche qui il vento del cambiamento è arrivato e ha il respiro potente di un Paese che guarda al futuro.

30 maggio 2011

 

 

 

Le altre città: centrosinistra dilaga

Pd: oltre tutte le aspettative

ballottaggi festa

Davide Zoggia, responsabile enti locali del Pd: "Oltre a Milano e a Napoli - sostiene - siamo abbondantemente avanti a Cagliari, a Trieste, a Pordenone, a Crotone. Abbiamo già vinto la provincia di Trieste e siamo avanti a Mantova, così come abbiamo vinto ad Arcore, a Chioggia, dovremo vincere anche a Domodossola e a Novara e a due terzi dello scrutinio siamo avanti anche a Rimini e a Cattolica". Poi aggiunge: "oltre le più rosee aspettative e indicano una vittoria del Pd e del centrosinistra su tutto il territorio nazionale".

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Ecco i risultati delle città principali

TRIESTE

A Trieste Cosolini, centro sinistra, ha il 57,1 con 161 sezioni su 238.

ARCORE AL CENTRO SINISTRA

Con 12 sezioni scrutinate su 16, la candidata di centrosinistra Piera Rosalba Colombo ha ottenuto il 56,18% delle preferenze (3.615 voti), rispetto al candidato del centro-destra Enrico Perego al 43,81% (2.819 voti).

 

NOVARA: BASTA LEGA, PASSA AL CENTROSINISTRA

Dopo 10 anni di governo di centrodestra e due mandati con un sindaco leghista, Novara cambia colore. Il nuovo sindaco, Andrea Ballarè, è di centrosinistra e ha sconfitto con il 52,91% dei voti il candidato del Carroccio, Mauro Franzinelli.

VARESE

Attilio Fontana centro destra 54,1%

Luisa Oprandi, centro sinistra 45,8%

 

 

PORDENONE

La città è del centrosinistra: Claudio Pedrotti ha il 59% rispetto a Pedicini con il 40% e a scrutinio quasi finito.

PAVIA

Nella città lombarda è un testa a testa. Daniele Bosone del centrosinistra va sul 50,5, Armando Ruggero sul 49,4.

 

GROSSETO 43 sezioni su 75

BONIFAZI EMILIO 12.307 56,3, centrosinistra

LOLINI MARIO 9.545 43,7

CASSINO

Dal '97 era della Destra. Ora passa alla sinistra. Giuseppe Golini Petrarcone batte Carmelo Palombo. La gente già festeggia in piazza.

 

MACERATA, PROVINCIA VERSO LA SINISTRA

Antonio Pettinari, centrosinistra, viaggia oltre il 53 mentre Franco Capponi, centro desrta, è sul 46,3.

 

REGGIO CALABRIA, PROVINCIA A DESTRA

Giuseppe Raffa, di centrodestra, conduce con il 52,2 contro il 47,8 di Giuseppe Mirabito per il centrosinistra.

 

CROTONE A SINISTRA (E BERLUSCONI SI ERA SPESO...)

Il candidato del centrosinistra Peppino Vallone è il nuovo sindaco di Crotone. Ha ottenuto il 59,41 dei voti. Ha battuto l'esponente del centrodestra Dorina Bianchi (40,58%) per quale si era speso in campagna elettorale anche Berlusconi. Crotone è l'unica città della Calabria conquistata dal centrosinistra ai ballottaggi.

 

NORD, LA DISFATTA DELLA DESTRA

Novara, feudo indiscusso del governatore leghista del Piemonte, ha rovesciato la precedente giunta di centrodestra per affidare il proprio futuro ad Andrea Ballarè, candidato del centrosinistra e protagonista di un recupero travolgente, visto che al primo turno era indietro di 14 punti. È solo uno dei tanti episodi elettorali che hanno segnato questi ballottaggi.

Gallarate è un'altra città simbolo della sconfitta del centrodestra. Lì il senatur aveva gettato nella mischia una sua fedelissima, Giovanna Bianchi Clerici, consigliere d'amministrazione della Rai. Il PdL, con la candidatura di Massimo Bossi, aveva però ribadito la sua determinazione a conservare quel Comune. È stato scontro aperto nel centrodestra, e Bianchi Clerici ne ha fatto le spese al primo turno. Al ballottaggio, però, è stato Massimo Bossi a pagare dazio per lo scontro interno al centrodestra: il risultato è stata la vittoria Edoardo Guenzani, candidato del centrosinistra.

In un'altra città simbolo del berlusconismo, Arcore, vince il centrosinistra con Rosalba Colombo, tanto che lo stesso Pisapia ritiene giusto darne annuncio ai militanti che lo acclamano nel suo quartier generale. Arcore sarà governata da una donna e avrà una giunta per il 50% composta da donne.

30 maggio 2011

 

 

Guerra a destra. Maroni: che sberla

Bossi contro La Russa

IMG

La guerra interna alla destra è già scoppiata. Manca solo la dichiarazione ufficiale delle ostilità belliche, le sciabole – affidate alle parole – sono già sguainate e volano fendenti. Le parole di Bossi e del direttore della Padania non lasciano adito a dubbi. Né quelle di Giovanardi, sottosegretario Pdl: "Abbiamo perso".

Maroni: è stata una sberla

Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha commentato i risultati dei ballottaggi chiedendo che ora si dia "un colpo d'ala, anzi, un colpo di frusta all'azione di governo. E' stata una sberla serve una riflessione".

 

Bossi: noi per strada, La Russa solo, non lo vedeva nessuno

Per la Lega lo sconfitto è il premier e solo il Carroccio ha fatto davvero il proprio dovere per difendere – invano – la roccaforte di Milano. Sentire per credere Bossi: "Siamo stati gli unici che in qualche modo siamo andati in strada, vabbè che La Russa è da solo, quindi anche se va in strada non lo vede nessuno".

Il Senatùr ha votato intorno alle 13.30. Appena in tempo utile. All'esterno dei seggi dove ha votato a Milano, gli hanno riferito le parole del ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa, che ha sostenuto che a Milano sono mancati i voti della Lega Nord. Bossi, prima di risalire in macchina, non ha voluto entrare nel merito dei problemi interni al Pdl. A chi gli chiedeva che cosa ne pensasse di una riorganizzazione del partito di Silvio Berlusconi dopo i ballottaggi, ha infatti risposto: "Non lo so, io devo già organizzare il mio partito ed è abbastanza". Poi la stoccata "Non potevamo far sì che si costruissero le moschee a Milano – continua il leader della Lega Nord - e che qualcuno dicesse che la Lega non ha rischiato e non si è presentata: noi ci siamo presentati. Siamo stati gli unici che in qualche modo siamo andati in strada. Vabbè che La Russa è da solo, quindi anche se va in strada non lo vede nessuno". esl/vmi

Boriani, Radio Padania: lo sconfitto è il premier

Leonardo Boriani, direttore della Padania, a Sky Tg24 commenta: "È una sconfitta molto pesante, e il grande sconfitto è il premier". I primi intention poll vedono perdenti sia Letizia Moratti a Milano che Gianni Lettieri a Napoli. A suo giudizio quella di Napoli è "una sorpresa" e ora serve "una grande riflessione", ma "non c'è dubbio che il grande sconfitto è Berlusconi". E come sberleffo - amaro per loro, si presume - l'emittente del Carroccio trasmette niente meno che "Bandiera rossa".

Pisanu, Pdl: maggioranza Parlamento diversa da quella reale

Beppe Pisanu, senatore Pdl, mette una pietra tombale anche sul governo: "La maggioranza è semisconfitta, sono cambiati i rapporti di forza. In Parlamento si mantiene la maggioranza che è diversa da quella reale, che abbiamo registrato nel paese con le amministrative".

 

Giovanardi: "Abbiamo perso". Il sottosegretario Pdl, interpellato pochi minuti dopo le 15 dal programma di Radio2 'Un Giorno da Pecora', ammesso la sconfitta. Berlusconi si dovrebbe dimettere con questi risultati - gli chiedono? "Non vedo perchè: abbiamo vinto tutte le elezioni precedenti. Queste - minimizza - sono solo due battute d'arresto".

30 maggio 2011

 

 

Indagati Berlusconi e Minzolini

per interviste tv a tappeto

Berlusconi via web al Pdl

La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i direttori del Tg1 Augusto Minzolini e quello pro tempore del Tg2 Mario De Scalzi per l'accusa di abuso di ufficio. I fatti si riferiscono al video delle interviste al premier trasmesse il 20 maggio scorso. La diffusione della notizia - vale la pena di notarlo - è avvenuta solo a urne chiuse, e quindi i magistrati non hanno voluto influenzare in alcun modo il voto.

Il fascicolo fa riferimento alla diffusione del video dell'intervista del premier trasmessa il 20 maggio scorso. Il filmato era stato oggetto, nei giorni scorsi, di una denuncia dei Radicali. A piazzale Clodio la formalizzazione dell'accusa è considerata un "atto dovuto". Il procuratore capo Giovanni Ferrara d'intesa con l'aggiunto Alberto Caperna hanno dato parere negativo alla richiesta di "sequestro delle videocassette e/o dei file originali dei messaggi trasmessi dai notiziari" compresi "eventuali `appuntì che ne avrebbero "accompagnato il recapito".

 

La posizione di Berlusconi non andrà al vaglio del Tribunale dei Ministri. La decisione della Procura è dovuta al fatto che in quel caso il premier ha agito come presidente del Pdl e non nella veste di presidente del Consiglio.

30 maggio 2011

 

 

 

 

2011-05-27

Milano canta in piazza per Pisapia sindaco

Molti stanno sfidando il brutto tempo per Giuliano Pisapia. Nonostante la pioggia, infatti, un discreto numero di persone sta seguendo l'"Evento di chiusura della campagna elettorale dell'avvocato che si sta tenedo in piazza Duomo. Sul palco l'animatore Bisio tiene le redini dello spettacolo, introducendo comici in attesa del discorso di Pisapia e di live, tra i quali quello di Daniele Silvestri e Elio e Le Storie Tese. Chi non ha resistito sotto la pioggia battente non ha comunque rinunciato alla serata e sta affollando i portici della piazza e gli esercizi commerciali più prossimi in attesa che il tempo migliori.

 

folla per pisapia

MILANO CANTA IN PIAZZA

Bersani sotto il palco

"Milano può dare un segno importante di questo risveglio. I segni di questo nuovo vento ci sono dappertutto, mi auguro che abbiano conferma e che siano una frustata di fiducia". È quanto ha affermato, in un incontro elettorale a Rimini, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Stasera alla festa di fine campagna elettorale di Pisapia a Milano "io andro sotto il palco - ha aggiunto Bersani -, ho voluto che il Pd si mettesse al servizio della riscossa civica perchè penso ci sia, prima di tutto, l'esigenza di una riscossa morale".

 

pisapia, bisio

Pisapia: vi hanno nutrito di menzogne

"Il vostro cuore è stato nutrito di menzogne mentre ha fame di verità. Voi ed io non cerchiamo rivincite politiche: vogliamo contribuire a costruire una città fatta da noi, per tutti noi. Una città aperta, che sappia guardare al futuro. Una città accogliente. Una città affettuosa". È stato questo uno dei passaggi del discorso di Giuliano Pisapia. Di fronte ad una piazza gremita nonostante la pioggia battente, Pisapia ha toccato l'argomento delle accuse che gli sono state rivolte citando Don Milani e il sociologo Danilo Dolci, ma anche scherzando a proposito dell'esplosione di creatività che ha investito la Rete dopo le accuse di estremismo formulate dal centrodestra: "Su Internet - ha detto Pisapia - ho visto le magliette con la scritta 'Pisapia ha incastrato Roger Rabbit', ho trovato un cortometraggio, un piccolo film bellissimo: 'Il fantastico mondo di Pisapie'. Da ieri sera circola anche un'altra battuta molto bella: 'Gigi D'Alessio non ha cantato ieri in piazza Duomo perchè l'ha rapito Pisapia'".

 

Pisapia, arcobaleno

Al di là dell'ilarità, l'avvocato ha ribadito le differenze con il centrodestra: "In questi anni, loro hanno seminato paura. Io coltiverò la fiducia. Loro non hanno avuto alcuno scrupolo nel discriminare alcuni cittadini per chiedere il voto di altri. Io non avrò alcuno scrupolo nel chiedervi di impegnarci insieme per il bene di tutti. Hanno fatto una politica ridicola. Noi faremo una politica responsabile". Non è mancato un riferimento ai referendum del 12 giugno, quelli nazionali che a Milano si combinano con quelli locali, e riferimenti ai contenuti e al programma: "Abbiamo detto - ha sottolineato - che la sicurezza è di tutti i milanesi, che matura e si consolida nella giustizia, nell'equità, nel rispetto dei doveri di ciascuno. Abbiamo proposto che la cultura sia un motore di idee, di stimoli e anche di ricchezza per la nostra città. Qualcuno ha detto che con la cultura non si mangia. Noi diciamo invece che l'Italia è una superpotenza della cultura". E quindi, l'auspicio che si fa convinzione: "Io credo che martedì mattina usciremo di casa con un sorriso, pensando 'mi piace essere quì. Io ci credo. È arrivato il tempo. È arrivato il nostro tempo".

 

Pisapia, concerto

Le Monde loda Pisapia

Giuliano Pisapia: il candidato moderato che minaccia il berlusconismo a Milano": questo il titolo di un lungo articolo che il quotidiano francese Le Monde consacra oggi al candidato del centrosinistra a Palazzo Marino, Giuliano Pisapia, finito ai ballottaggi contro la sfidante del centrodestra, Letizia Moratti.

"Nonostante una campagna rabbiosa, il rappresentante della sinistra potrebbe conquistare il municipio", scrive ancora Le Monde, che ironizza poi sulle accuse mosse in questi ultimi giorni da alcuni esponenti del centrodestra, a partire dalla Lega Nord,, secondo cui Pisapia è il "portavoce di al-Qaida in Lombardia", vuole "coprire Milano di moschee" e trasformare la capitale economica dell'Italia in una "zingaropoli islamica".

"Ci manca solo che lo accusino di voler vendere il teatro La Scala agli emiri....", scherza il corrispondente Philippe Ridet.

MILANO CANTA IN PIAZZA PER PISAPIA SINDACO

27 maggio 2011

 

 

 

Ballo ballottaggio, Moratti perde pure al concertone

di Roberto Brunelli | tutti gli articoli dell'autore

claudio bisio 304

È lo spirito dei tempi: Letizia Brichetto Arnaboldi coniugata Moratti - citiamo il triplo cognome perché pare che in queste elezioni conti solo l’innervosita borghesia meneghina - che tira fuori da una trentennale naftalina i sottintesi sessuali di Kid Creole & the Coconuts, l’ugola partenopea Gigi D’Alessio che si dà alla fuga da Milano per via degli insulti leghisti, una avvenente cantante rumena che canta ammiccando Param Pam Pam!, le leggende metropolitane su un possibile arrivo dei Bee Gees (sì, quelli della Febbre del sabato sera)...

Una bizzarra storia, quella della guerra di concerti sull’orlo dei ballottaggi. Più "kolossal" il concertone pro-Moratti tenutosi ieri sera in piazza Duomo, più satirico-postmoderna la serata "Èvento" organizzata stasera per la chiusura della campagna di Pisapia (SEGUI LA DIRETTA SU UNITA.IT), dove - sotto la conduzione di Claudio Bisio - si esibiranno Elio & le Storie Tese, Giuliano Palma and the Bluebeaters, Daniele Silvestri e, con i loro monologhi, Paolo Rossi, Lella Costa, Debora Villa e Gioele Dix. Ovviamente, nel campo destro tutta la baracca sta come sempre un po’ a metà strada tra il miracolistico e l’hollywoodiano: promette-ano anche "delle star a sorpresa", con vocine e vocione che invocavano inutilmente "i Bee Gees o Rod Stewart", e a comporre la parte sostanziosa della torta i quaranta elementi dell’Orchestra Lirica di Milano.

Tutto fantastico, non fosse che in tutto il guazzabuglio di significati e significanti la signora Brichetto Arnaboldi ha dovuto rinunciare al suo pezzo forte, il D’Alessio amatissimo da Re Silvio. I maligni pensano che l’ugolatore partenopeo sia stato costretto ad annullare la sua partecipazione al concertone per via della tempesta di insulti che si sono abbattuti sulla sua pagina Facebook, che il cantante s’è affrettato a chiudere in fretta e furia. Lui stesso, a pochi istanti prima dell’inizio del concerto, ha annunciato di aver dovuto dire di no "per il clima di estrema tensione che si è venuto a creare, sia attraverso i giudizi di chi ha un pensiero politico diverso, che i commenti ricevuti da parte di alcuni esponenti della Lega Nord, in quanto napoletano, mi hanno indotto a recedere dall' invito e lasciare Milano".

Oibò. Quel che è certo è che a strafare si è impazzita la torta, come direbbe la nonna Gina. Prendete il signor Kid Creole (che è cresciuto nella "zingaropoli" del Bronx, chissà se lo sa la sindacessa): ricordate i mirabolanti ammiccamenti fallici di "Stool Pigeon... ha-cha-cha-cha"? Beh, erano altre ere geologiche, quel- le, primi anni ottanta, roba assolutamente meticcia, buttata lì in mezzo ad una specie di luccicante rivista in cui spiccava, saltato fuori praticamente in corner, il tenebrosissimo Brian Ferry, messo lì accanto alle "nuove promesse della musica milanese" presentate da Franco Mussida, pensa te, e "ai panificatori che offriranno i propri prodotti".

Il bello del centrodestra è che anche sotto il profilo spettacolare non si fa mancare proprio nulla: oggi Moratti ha in agenda quattro o cinque "sagre" in periferia. Il problema è che per dimostrare la sua sensibilità sociale la prima cittadina ha deciso di portarsi dietro Iva Zanicchi, i Dik Dik e il sempregiovane Little Tony. Impossibile competere, per i Pisapia’s boys. Elio & le Storie tese cercano di controbattere con una meravigliosa cover da Raffaella Carrà: Ballo ballottaggio, già presentata a Parla con me. È vero che i centrodestri ci avevano provato anche con Bocelli, il dj Bob Sinclair e con Giovanni Allevi collezionando solo rifiuti, ma ai sinistri tocca accontentarsi dei "videomessaggi" di Jovanotti e Ligabue.

Per quanto riguarda il povero Gigi D’Alessio, pure i Verdi gli hanno rivolto una loro protesta ufficiale: "Le camice verdi ci odiano". Come non bastasse, a Napoli gli toccherà duettare con il Cavaliere in persona: e si sa come va a finire, ultimamente, quando scende in campo il premier. Andrà forse meglio a Milano, con la "Lady Gaga dei Carpazi", ossia Alexandra Stan, portatrice di successi indimenti- cabili come Lollipop (Param Pam Pam!) e Mr. Saxobeat: sapete, è lo spirito dei tempi. Per ora.

27 maggio 2011

 

 

Berlusconi: se perdiamo, escludo crisi

Berlusconi e Medvedev

Arrivato dalla Francia dove ha partecipato al G8, Silvio Berlusconi si è letteralmente chiuso in un hotel nel centro di Napoli dove sta rilasciando una serie di interviste alle tv locali. Questo fa sì che la sua presenza a piazza del Plebiscito per la chiusura della campagna elettorale di Gianni Lettieri slitti rispetto alla tabella di marcia. In piazza è tutto pronto per l'inizio del concerto di Gigi D'Alessio, mentre l'arrivo del Cavaliere è previsto non prima delle 22.

Escludo crisi, se perdiamo

"Lo escludo nel modo più categorico". Silvio Berlusconi risponde così all'intervistatore di 'Canale 21' che gli domanda se metta in conto una crisi di governo nel caso in cui vengano sconfitti i candidati sindaci Pdl a Milano e Napoli, cioè Moratti e Lettieri. Il presidente del Consiglio, nell'intervista rilasciata nel corso della sua presenza a Napoli, ricorda che "solo pochi giorni fa, per l'ennesima volta, la Camera ha confermato la sua fiducia ad una maggioranza nuova, quella che dopo la diaspora di Fini e Casini è numericamente inferiore ma politicamente più coesa di prima". Il premier conferma di vedere per il prossimo biennio che separa dal termine naturale della legislatura la possibilità per il governo di "realizzare le riforme di giustizia, fisco e architettura costituzionale che non è stato possibile realizzare in precedenza".

Sop demolizioni case e riforma giustizia

"Stiamo per varare un provvedimento per fermare gli abbattimenti fino alla fine dell'anno", afferma il premier nel corso di un'intervista a Canale21, rispondendo ad una domanda sul decreto per bloccare l'abbattimento delle case che il premier annunciò qualche settimana fa proprio nel capoluogo partenopeo. E sulla giustizia: "Serve la riforma del fisco ma anche quella della giustizia per fermare l'oppressione giudiziaria".

Silvio insiste: pm patologia, l'ho detto a tutti i leader

La giustizia in Italia è una "patologia, ma finalmente c'è una maggioranza che porterà alla riforma. Ed io ho parlato a tutti i leader, non soltanto a Obama, della patologia giudiziaria italiana". E' molto aggressivo il premier Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa al termine del G8, in corso nel nord della Francia, a Deauville. "Sono convinto di quello che dico e non abbandonerò la politica - ha aggiunto - finché non ci sarà una giustizia giusta con dei giudici che giudicano secondo merito e non perché un imputato è amico o nemico". Poi attacca la stampa: "È scandaloso che voi non vi scandalizziate per le 24 accuse che mi riguardano cadute nel nulla e che continuiate ad amplificarle. Mi permetto di dire ancora una volta 'vergognatevi". Quindi torna sul caso Obama: "Dovevo spiegare a Obama, era mio dovere. Ho visto i titoli di alcuni giornali che hanno dato ampio risalto ad una mia conversazione con Obama" di cui è stato "riportato solo un frammento fuori dal contesto di un ragionamento più ampio. È mio preciso dovere - ha aggiunto - ogni volta che mi trovo in un contesto internazionale spiegare quale sia la situazione in Italia anche di quelle vicende che possono minare la credibilità" dell'Italia.

"È fondamentale che si sappia a quale persecuzione sono stato sottoposto", continua il premier. Si deve conoscere, aggiunge, anche "il tentativo di colpirmi, anche sotto il profilo patrimoniale, con la sola logica di togliermi dalla scena politica per aiutare quella sinistra che non è riuscita con il responso delle urne".

Il premier Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa al G8, legge un messaggio scritto dove condanna "con assoluta fermezza" le "interferenze" della magistratura "con accuse completamente infondate" contro di lui.

"In Italia non è più tollerabile l'interferenza di alcuni magistrati della pubblica accusa nei confronti dei rappresentanti del popolo democraticamente eletti", accusa e rincara: "In Italia venuti meno bilanciamenti costituzione".

27 maggio 2011

 

 

 

Lazio, destra spaccata. Polverini: coalizione finita

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Il passaggio di due consiglieri dalla Lista Polverini al Pdl "è un atto di ostilità nei miei confronti e un gesto che mette fine alla coalizione che sino a oggi ha governato la Regione Lazio". Questo il duro commento della governatrice del Lazio Renata Polverini dopo la notizia del passaggio di Andrea Bernaudo e Giuseppe Melpignano dalla sua Lista al gruppo del Pdl.

"Avviare la compravendita dei consiglieri alla vigilia di un voto così importante è un caso di autolesionismo politico di rara efficacia e di totale mancanza di responsabilità che, se possibile, supera quello dello scorso anno quando non fu presentata la lista del partito rischiando di compromettere l'esito del voto. Non sono più disponibile - aggiunge la Polverini - a spendere la mia faccia per questi signori e a condividere certi metodi".

"Prendo atto che c'è una parte del Pdl che ha deciso di spostare l'equilibrio della maggioranza sperando, suppongo, di influenzare in questo modo le mie scelte e la mia indipendenza: non è così che ci si confronta in una coalizione, non è questo il mio progetto di vita e politico per i prossimi anni", conclude la presidente della Regione Lazio Renata Polverini.

Il passaggio dei due consiglieri avviene alla vigilia del ballottaggio alle comunali di Sora (Frosinone) e Terracina (Latina) dove si scontreranno candidati appartenenti alla Lista Polverini e al Pdl.

I consiglieri regionali della lista Polverini Giuseppe Melpignano e Andrea Bernaudo hanno manifestato l'intenzione di passare al gruppo del Pdl della Regione Lazio. "Gran parte delle persone che mi hanno votato dopo i noti fatti dell'esclusione della lista - spiega Bernaudo - lo hanno fatto perchè in me hanno visto una persona riconducibile al progetto di Silvio Berlusconi, un progetto che non credo sia superato e del quale voglio far pare senza tentennamenti. Ho voluto fare questa scelta prima dei ballottaggi di Sora e Terracina perchè da parte mia non c'è opportunismo: lascio la lista Polverini perchè non voglio partecipare ad una lista che vuole trasformarsi in partito e non voglio essere in contraddizione con le mie idee e il mio percorso politico". A Terracina e Sora i ballottaggi vedono contrapporsi due candidati di Città Nuove, la lista della governatrice, a due del Pdl.

 

Il sindaco di Roma si schiera con Polverini. "Esprimo forte preoccupazione per quanto sta avvenendo nei gruppi consiliari della Regione Lazio. Sono vicino al presidente Polverini nel momento in cui chiede un forte chiarimento per capire se questi passaggi siano frutto non di scelte personali ma di manovre politiche", ha detto Gianni Alemanno. "Oggi più che mai - ha aggiunto Alemanno - è necessario un forte chiarimento interno al Pdl, esteso a tutto il centrodestra laziale, per rilanciare un'azione unitaria basata sul rispetto di tutti i soggetti politici e di tutti gli iscritti al partito".

"Governo nazionale con Berlusconi, Regione Lazio con Polverini e Comune con Alemanno. Tre realtà che stanno implodendo e che sono ormai sull'orlo di una crisi istituzione e politica evidentissima. Per il Pdl è l'apocalisse. Le parole pronunciate oggi dal presidente della Regione Lazio sono l'ennesimo segnale chiaro e netto che il Pdl nel Lazio e a Roma è un partito finito. In queste situazioni occorre che la parola torni agli elettori". Lo dichiara in una nota il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli.

27 maggio 2011

 

 

Lazio, destra spaccata. Polverini: coalizione finita

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Il passaggio di due consiglieri dalla Lista Polverini al Pdl "è un atto di ostilità nei miei confronti e un gesto che mette fine alla coalizione che sino a oggi ha governato la Regione Lazio". Questo il duro commento della governatrice del Lazio Renata Polverini dopo la notizia del passaggio di Andrea Bernaudo e Giuseppe Melpignano dalla sua Lista al gruppo del Pdl.

"Avviare la compravendita dei consiglieri alla vigilia di un voto così importante è un caso di autolesionismo politico di rara efficacia e di totale mancanza di responsabilità che, se possibile, supera quello dello scorso anno quando non fu presentata la lista del partito rischiando di compromettere l'esito del voto. Non sono più disponibile - aggiunge la Polverini - a spendere la mia faccia per questi signori e a condividere certi metodi".

"Prendo atto che c'è una parte del Pdl che ha deciso di spostare l'equilibrio della maggioranza sperando, suppongo, di influenzare in questo modo le mie scelte e la mia indipendenza: non è così che ci si confronta in una coalizione, non è questo il mio progetto di vita e politico per i prossimi anni", conclude la presidente della Regione Lazio Renata Polverini.

Il passaggio dei due consiglieri avviene alla vigilia del ballottaggio alle comunali di Sora (Frosinone) e Terracina (Latina) dove si scontreranno candidati appartenenti alla Lista Polverini e al Pdl.

I consiglieri regionali della lista Polverini Giuseppe Melpignano e Andrea Bernaudo hanno manifestato l'intenzione di passare al gruppo del Pdl della Regione Lazio. "Gran parte delle persone che mi hanno votato dopo i noti fatti dell'esclusione della lista - spiega Bernaudo - lo hanno fatto perchè in me hanno visto una persona riconducibile al progetto di Silvio Berlusconi, un progetto che non credo sia superato e del quale voglio far pare senza tentennamenti. Ho voluto fare questa scelta prima dei ballottaggi di Sora e Terracina perchè da parte mia non c'è opportunismo: lascio la lista Polverini perchè non voglio partecipare ad una lista che vuole trasformarsi in partito e non voglio essere in contraddizione con le mie idee e il mio percorso politico". A Terracina e Sora i ballottaggi vedono contrapporsi due candidati di Città Nuove, la lista della governatrice, a due del Pdl.

 

Il sindaco di Roma si schiera con Polverini. "Esprimo forte preoccupazione per quanto sta avvenendo nei gruppi consiliari della Regione Lazio. Sono vicino al presidente Polverini nel momento in cui chiede un forte chiarimento per capire se questi passaggi siano frutto non di scelte personali ma di manovre politiche", ha detto Gianni Alemanno. "Oggi più che mai - ha aggiunto Alemanno - è necessario un forte chiarimento interno al Pdl, esteso a tutto il centrodestra laziale, per rilanciare un'azione unitaria basata sul rispetto di tutti i soggetti politici e di tutti gli iscritti al partito".

"Governo nazionale con Berlusconi, Regione Lazio con Polverini e Comune con Alemanno. Tre realtà che stanno implodendo e che sono ormai sull'orlo di una crisi istituzione e politica evidentissima. Per il Pdl è l'apocalisse. Le parole pronunciate oggi dal presidente della Regione Lazio sono l'ennesimo segnale chiaro e netto che il Pdl nel Lazio e a Roma è un partito finito. In queste situazioni occorre che la parola torni agli elettori". Lo dichiara in una nota il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli.

27 maggio 2011

 

 

Con #dilloaobama il web ridicolizza Silvio

di Giuseppe Rizzo | tutti gli articoli dell'autore

campagna dillo a obama su twitter 304

Le velleità aiutano a campare. O almeno a dormire. Se non altro ad arrivare composti alla prossima seduta dall'analista. Se poi si è capi di governi, può persino succedere che – appunto: velleitariamente – si può avvicinare il presidente degli Stati Uniti, prenderlo sottobraccio e confidargli: "Nel mio paese c'è una dittatura". Osservare la faccia incredula di Obama e insistere: "La dittatura dei magistrati". Incollare il proprio sguardo deluso sulle spalle dell'inquilino della Casa Bianca mentre se ne va via perplesso e sospirare "anche questa è fatta".

Meno velleitariamente, la rete, sull'esempio di Berlusconi, si sta sbizzarrendo in un gioco che sta già collezionando migliaia di click. #Dilloaobama, si chiama, e funziona così: ognuno fa la propria richiesta al Presidente e confida, un po' come Silvio, in un intervento della Cia, della Nato, o per lo meno di Steven Spielberg. Su Twitter è già uno dei temi con più "cinguettii". Si va dalla richiesta pietosa di Brunhilde: "Presidente Obama, la prego: usi la sua autorità per distogliere mio figlio dall'attrazione per la lurida scopettina del cesso!"; a quella finanziaria di chr2001: "Il cane del vicino era libero ed ha morso due dei miei cani! Ho speso 60€ di operazione e 23 di antibiotici. Cribbio!"; passando per le centinaia di scuse di gente che, come Matteo Macchi, rivolge al Presidente statunitense: "@BarackObama I'm sorry Mr President, I'm Italian. Mr Berlusconi is not speaking in my name".

Su Facebook è immediatamente nata la pagina "Dillo A Obama". Il claim è sempre quello: "Hai commenti, consigli, lamentele? Dillo a Obama!". E anche qui non mancano i desiderata, come quello di Ivan Cannavo': "Mr. President Obama, il mio collega di lavoro mi attacca le caccole sotto la scrivania e ogni volta che tocco con le ginocchia ci resto attaccato. Si può fare qualcosa? P.s. Mi perdoni se non so dirlo in Inglese, ma qualcuno mi ha rubato il dizionario Italiano-Inglese e i magistrati, nonostante avessero prove schiaccianti contro il colpevole, lo hanno assolto!!!"

27 maggio 2011

 

 

Napolitano incontra Obama

Calorosa stretta di mano

Giorgio Napolitano e il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama si sono salutati con una calorosa stretta di mano prima della cena di lavoro che avrà inizio fra poco al palazzo presidenziale di Varsavia e a cui partecipano i capi di Stato dell'Europa centrale, orientale e balcanica. I due presidenti hanno anche scambiato alcune parole.

napolitano e obama

27 maggio 2011

 

 

 

Napolitano firma decreto Omnibus

Su referendum deciderà Cassazione

napolitano commosso box 1

Il Presidente della Repubblica Napolitano ha promulgato la legge di conversione del dl Omnibus. È quanto si apprende da fonti parlamentari. Il Capo dello Stato ha promulgato la legge perché nella disposizione, così come riformulata dal Parlamento, non sono stati riscontrati palesi motivi di illegittimità costituzionale. Il sì al dl, per quel che riguarda le norme relative al nucleare, trova sostegno anche nella sentenza della Corte Costituzionale 68 del 1978 che demanda all'ufficio centrale elettorale presso la Corte di Cassazione il controllo sull'eventuale trasferimento dei quesiti referendari nel nuovo testo.

"Prendiamo atto e rispettiamo la decisione di Napolitano: non poteva fare altrimenti. Resta il fatto che gli effetti di questa legge sono una truffa ai danni dei cittadini, perché governo e maggioranza tentano in maniera prepotente di impedire che si svolga il referendum, calpestando il diritto di voto degli italiani". Lo afferma in una nota il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che aggiunge: "Per questa ragione, abbiamo già presentato un'istanza alla Corte di Cassazione e l'abbiamo rinnovata con una ulteriore memoria esplicativa. La Cassazione ha già fissato l'udienza per il 1 giugno". "Ci batteremo contro l'arroganza del governo Berlusconi al fine di impedire questo scippo di democrazia", conclude Di Pietro.

26 maggio 2011

 

 

Marcegaglia: l'Italia arretra

governo faccia riforme

emma marcegaglia box

MARCEGAGLIA: BASTA CONFLITTUALITA' POLITICA

Emma Marcegaglia: il numero uno di Confindustria parla all'assemblea annuale degli industriali in corso al Parco della Musica di Roma. E' la sua ultima relazione a questo incontro. In sala c'è anche Napolitano. Se la maggioranza esce dai ballottaggi rafforzata deve pensare solo alla crescita. Noi non vogliamo più la conflittualità negli schieramenti e tra gli schieramenti. Poi: la crisi della maggioranza è evidente, ma non vogliamo gli antagonismi che vediamo nelle opposizioni che sono frammentate.

 

 

MARCEGAGLIA: SENZA SVILUPPO CRESCE POPULISMO

Il numero uno di Confindustria parla all'assemblea annuale degli industriali in corso al Parco della Musica di Roma.

Siamo di fronte a "sfide epocali" che "non si possono vincere senza tornare a crescere". La leader degli industriali, Emma Marcegaglia, lo ha detto all'assemblea annuale di Confindustria. Dove avverte: "Alla lunga, senza sviluppo economico, senza crescita, alza la testa il populismo, vengono messi in discussione i fondamenti stessi della democrazia". "Noi vogliamo istituzioni forti e autorevoli", dice ancora Marcegaglia: "Istituzioni che sappiano recuperare la fiducia dei cittadini e delle imprese che oggi è gravemente erosa".

 

MARCEGAGLIA: PRONTI A BATTERCI FUORI DA IMPRESE

Emma Marcegaglia, lancia un "avviso finale" al mondo politico che "pensa ad altro", per mettere in cantiere tutte quelle riforme necessarie al Paese per tornare a crescere. Marcegaglia sottolinea che la bassa crescita è una "malattia" e avverte: "in un momento così, noi saremo pronti a batterci per l'Italia, anche fuori dalle nostre imprese".

IN GERMANIA, SCIOPERO CONSENSO 75% LAVORATORI

La presidente di Confindustria attacca sullo sciopero: in Germania per proclamarlo serve il consenso del 75% dei lavoratori. Un attacco ai sindacati.

MARCEGAGLIA CONTRO LA FIOM

La Fiom "è contraria per principio". Lo afferma il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nella relazione all'assemblea annuale in corso al Parco della Musica di Roma. Marcegaglia, portando anche l'esempio delle cause contro la Fiat, avverte: "Sia chiaro: chi continua a dire solo no si assume una grave responsabilità di fronte al Paese, ai giovani, al Mezzogiorno. Continuare a difendere l'occupazione in Italia sarà sempre più difficile". Il nuovo modello "che abbiamo perseguito conosce, certamente, anche strappi e fasi di tensione con la parte del sindacato che per principio è contraria, come la Fiom che intenta cause alla Fiat ma anche a tante altre aziende. Ma noi - prosegue - restiamo convinti che questo nuovo modello si costruisca meglio con un confronto incessante con i sindacati, ciascuno dei quali ha diritto alla rappresentanza, ciascuno dei quali può dire non ed essere magari poi smentito dal voto dei lavoratori, come finora è avvenuto". "Noi andremo avanti", assicura Marcegaglia, "restare aperti al confronto è l'unico modo perché le imprese possano continuare a crescere in questo Paese".

CANZONI BIPARTISAN: DA BELLA CIAO A FACCETTA NERA

Colonna sonora bipartisan: dal Va pensiero all'Inno di Mameli (cantato da tutta la platea in piedi), da Bella Ciao a Faccetta nera (l'accoppiata partigiani e fascisti che qualcuno voleva al festival di Sanrem), a canzoni che hanno fatto la nostra storia musicale come Volare di Modugno e Viva l'Italia di De Gregori.

APPLAUSI A NAPOLITANO

L'assemblea applaude compatta Napolitano.

BASSA CRESCITA PENALIZZA TUTTI

"La verità - ha affermato Marcegaglia - è che la bassa crescita penalizza tutti". Il numero uno degli industriali ha ricordato che il Pil italiano "è aumentato del 45,2% negli anni Settanta, del 26,9% negli Ottanta, del 17% nei Novanta e del 2,5% nell'ultimo decennio". Questa frenata è dovuta alla produttività, il cui incremento annuo "è precipitato dal 2,8% negli anni Settanta a zero nel passato decennio" e tale dinamica "non ha paragoni negli altri paesi". Inoltre, secondo la Marcegaglia, "l'Italia ha già vissuto un decennio perduto". "Fondamentali sono le liberalizzazioni e la riforme della pubblica amministrazione", ha sottolineato. Il Paese ha bisogno di "più mercato", di liberalizzazioni insomma: "il governo non ha ancora presentato - ha ricordato - la legge sulla concorrenza che andava varata l'anno scorso". E poi "occorrono interventi più incisivi su infrastrutture e sul fisco" e "va affrontato il tema della spesa dei fondi strutturali" perchè la "situazione è inaccettabile".

AUTONOMI DALLA POLITICA

Confindustria è "pronta a difendere la propria autonomia da ogni tentativo della politica e di gruppi di potere di ridurla a collateralismo. resta impermeabile a ogni strattone polemico, a ogni campagna giornalistica volta a collocarci cinque centimetri più vicini o lontani dal governo o dall'opposizione".

26 maggio 2011

 

 

 

 

 

2011-05-25

Berlusconi: senza cervello chi vota a sinistra

berlusconi porta a porta box

Berlusconi: senza cervello chi vota De Magistris o Pisapia

Berlusconi stasera parla e straparla a Porta a Porta, le agenzie diffondono cosa ha detto nella registrazione ed evidentemente non gli restano che agli insulti: "Non credo che ci sia una persona con la testa sulle spalle che possa votare per il signor De Magistris; uno che vota per il signor del De Magistris vada a casa, si guardi nello specchio e dica sono un uomo o una donna senza cervello". Anzi, chi vota a sinistra non ha cervello: "La Moratti e Lettieri sono persone che hanno gestito aziende, sono capaci di prendere delle decisioni, mentre gli altri sono amministratori improvvisati. Io credo che Pisapia e De Magistris non riusciranno a vincere, se a Milano e Napoli la gente andrà a votare senza lasciare a casa il cervello".

 

Pisapia è un agitatore politico

"Pisapia ha presentato leggi a tutela dei terroristi, di eversori e per l'eutanasia". Secondo il premier - che non può risparmiare il candidato a Milano - Pisapia non sarebbe in grado di amministrare Milano "perchè non ha amministrato nemmeno un'edicola" e invece "Moratti e Lettieri per Napoli hanno gestito aziende con fortissima capacità". Il concorrente di donna Letizia "è un agitatore politico"

A Milano ho perso per blocco mediatico a sinistra

Silvio Berlusconi individua nel "blocco mediatico di sinistra" la causa della non vittoria al primo turno a Milano di Letizia Moratti. Ospite di Porta a porta, il premier alla domanda di come è stato possibile aver perso Milano al primo turno, spiega: "Io credo ci sia una motivazione assolutamente precisa. Abbiamo contro un blocco mediatico terrificante, a partire dal Corriere della Sera, da Sky e La7 e le trasmissioni Rai pagate con i soldi di tutti che stanno con la sinistra".

Italia povera? Ma se spendiamo 10 miliardi in cosmetici

Dopo i dati Istat l'Italia è più povera? "Le esperienze di tutti noi ci dicono che è difficile trovare un posto al ristorante, prenotare un posto in aereo o in treno per le vacanze di Pasqua ed inoltre spendiamo 10 miliardi di euro per i cosmetici".

Al mio posto neppure Leonardo da Vinci ce la faceva

Poi si paragona nientemeno che a Leonardo da Vinci, uno dei genii dell'umanità: "Anche Leonardo sarebbe riuscito a terminare la Gioconda se dalla mattina alla sera qualcuno lo prendeva a schiaffi?". La metafora è di Silvio Berlusconi, che - lamenta a 'Porta a Portà - ha dovuto "fare il premier assediato da 30 processi, 24 dei quali già terminati. Ma ho la scorza dura, e una capacità di resistenza disumana...".

Sinistra impresentabile e giustizialista

"Non c'è nessuna possibilità che ci sia un'alternativa di governo diversa dalla nostra. La sinistra che c'è in italia è impresentabile". Torna a essere un fiume in piena. "Abbiamo la peggiore opposizione del mondo, peggio dell'armata Brancaleone". Secondo lui la sinistra coltiva "odio per l'avversario", è "giustizialista e vuole conquistare il potere per il clientelismo".

Io, assediato da 30 processi

A proposito dei magistrati e dei toni della campagna elettorale, il premier nega di aver concentrato l'attenzione sui giudici: "Non è vero che io ho parlato solo di magistratura. I comizi duravano un'ora e mezza, alle procure dedicavo 4 minuti, ma i tg prendevano solo quella parte lì. In questa campagna elettorale ho sentito più affetto nei miei confronti che negli anni passati. Forse perchè hanno capito il dolore, il disagio che ho provato a fare il premier assediato da 30 processi, 24 dei quali già terminati". Una condizione nella quale, si paragona il premier, "neanche Leonardo avrebbe finito la Gioconda...".

Stampa insorga contro scandalo miei processi

"Vado in tribunale e assisto a cose paradossali. Questa è una cosa scandalosa in una democrazia e non capisco come mai chi è nell'informazione non insorga contro questo".

Io, applaudito dappertutto

"Non è stato un voto contro di me. Non penso. Se vado in giro blocco le strade e quando vado in un negozio per uscire ci metto venti minuti. Sono applaudito dappertutto. Una volta quelli della sinistra mi facevano dei segnacci e ora sono diminuiti anche quelli".

Nessuna alternativa a me

"Lo escludo nella maniera più assoluta". Così Berlusconi, ospite di Porta a Porta, risponde alla domanda se ritiene possibile che qualcuno nella maggioranza gli chieda di farsi da parte. "Non ci sono alternative, purtroppo", alla sua leadership, "lo faccio con sacrificio".

Disposto a un passo indietro per area moderata

"Io sarei disposto a farlo, se questo favorisce la ricomposizione dell'area moderata e da tutti venisse riconosciuto qualcuno come leader". Così il premier risponde a chi gli chiede se sia disposto a fare un passo indietro se questo servisse a ricomporre il centrodestra con l'Udc.

Nessun governo senza di me

Esiste un governo senza Berlusconi e senza voto? "In questo momento mi sembra molto difficile. Se mi venisse un colpo domani mattina il Pdl avrebbe un mio successore da proporre alla Lega". Poi, serio: "Escludo questa possibilità".

Telefonata per Ruby? La facevo anche per Rosy Bindi

"Io sono una persona che soccorre le persone in pericolo. L'avrei fatto anche con Rosy Bindi". Il riferimento è alla telefonata alla questura di Milano per far uscire Ruby. "E' tutto regolarissimo e non mi sono pentito di aver fatto quella telefonata. è una montatura totale".

Mubarak, liberatelo, dirò che è zio di Ruby

"Il presidente Mubarak è stato trattato in modo indecente. Adesso telefonerò al nuovo governo egiziano e ne chiederò la scarcerazione assumendo che è lo zio di Ruby!!". Il premier si concede di scherzare sul Rubygate e sull'Egitto che ha cambiato regime.

Case abusive a Napoli? "Ci voleva la busta in bocca"

"Gli obbrobri si devono cancellare, e si cancelleranno, ma non si può prendere una famiglia e dirgli da domani sei sul marciapiede. Prendiamoci del tempo per fare, anche dal punto di vista umanitario, interventi ammissibili". Parlando degli abusi edilizi a Napoli l'ineffabile premier insiste: "Non è una sanatoria. Ma ci sono delle costruzioni che sono state costruite senza licenza perchè per averla a Napoli ci volevano almeno due anni di tempo. E mi si dice, anche con la busta in bocca". Con la bustarella quindi.

25 maggio 2011

 

 

De Magistris: spot per me le offese di Berlusconi

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"Le parole di Berlusconi? Uno spot elettorale per me. Berlusconi così offende i cittadini che mi hanno votato e una delle più belle città del mondo". Luigi De Magistris, candidato sindaco dell'Idv a Napoli, replica con queste parole alla trasmissione Otto e Mezzo, in onda su La7, al premier a 'Porta a Porta. "Non sono un demagogo - ha aggiunto De Magistris - ma una persona che ha proposte concrete per Napoli"

25 maggio 2011

 

 

Premier: sconfitta colpa dei candidati. Bonaiuti smentisce

berlusconi nero

È vero che "abbiamo caricato di significato politico il primo turno delle elezioni" ma è anche vero che "molto del risultato è dipeso dalle persone scelte come candidati sindaci". Diversi esponenti del Pdl riuniti oggi in conclave da Berlusconi per fare il punto sui ballottaggi, hanno riferito alle agenzie dello sfogo, virgolettato,del presidente del consiglio sui candidati del centrodestra nelle grandi città chiamate al ballottaggio: leggi, in primo luogo, Letizia Moratti. Che non l'avrebbe presa bene, come non sarebbe tanto contento di un giudizio simile l'ex presidente degli industriale di Napoli Lettieri.

Come si diffonde la notizia, il sottosegretario alla presidenza Paolo Bonaiuti si è affrettato a smentire anche perché significherebbe togliere terreno a chi già se lo sente slittare sotto i piedi: "Io ero dentro e questa cosa non l'ha detta", ha assicurato.

25 maggio 2011

 

 

 

Fassina, Pd: Berlusconi misura l'Italia dai ristoranti a cui va

stefano fassina pd

Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Partito democratico, agli attacchi del premier risponde così: "Con la disoccupazione giovanile e femminile che c'è in Italia, con le drammatiche crisi industriali in atto e alla vigilia di una manovra di tagli e sacrifici da 50 miliardi, il presidente del Consiglio va a Porta a Porta a raccontare barzellette, offendere gli elettori, a misurare lo stato di salute dell'economia dal numero degli avventori dei ristoranti che lui frequenta".

L'esponente Democratico aggiunge: "Se questo è il capo del centrodestra e dunque, teoricamente, anche l'uomo migliore che il centrodestra è in grado di presentare, è chiaro che ai ballottaggi c'è una ragione di più per andare a votare e per rompere questa cappa di banalità, incapacità ad affrontare i problemi veri del Paese e di spregio per la democrazia".

25 maggio 2011

 

 

 

D'Alema: "Il governo non reggerà al voto"

di Simone Collini | tutti gli articoli dell'autore

massimo D

Si parte dalle amministrative ma inevitabilmente si finisce per parlare anche di come sarebbe "dannoso e umiliante per il Paese" andare avanti così altri due anni e dell’enorme "responsabilità" che hanno ora le forze di opposizione. Massimo D’Alema non vuole infatti dare nulla per scontato sui ballottaggi ("sono un po’ superstizioso..."). Ma dice che in ogni caso è necessario aprire una nuova pagina. Quella del "dopo Berlusconi".

Dice che i tempi sono maturi?

"Ho girato molto per la campagna elettorale e ovunque si respira il clima dei momenti importanti. Si capisce che la maggioranza degli italiani vuole un cambiamento. Al Nord si avverte quasi un senso di liberazione, di riscatto, c’è la voglia di sentirsi capitale morale dopo che per tanto tempo l’immagine è stata decisamente diversa. E si capisce. Lunedì dopo aver girato per la provincia di Mantova ho chiuso la giornata a Desio. È a pochi chilometri dalla villa di Macherio e da Arcore. Si può capire con quale spirito vada alle urne per il ballottaggio chi in questi anni ha visto il proprio nome associato a certe vicende".

Sarà stato a contatto con elettori di centrosinistra, il loro entusiasmo non è garanzia che l’opposizione ai ballottaggi vada bene come al primo turno.

"L’opposizione dà la sensazione di grande serenità. Quando si vedono tante persone sorridenti è il segnale che si può vincere. Come nelle partite di pallone. È chi perde che tira calci. È quello che accade in questi giorni".

La destra però ora potrebbe cambiare tattica e recuperare i consensi persi al primo turno, non crede?

"Il risultato del primo turno non è figlio di una campagna elettorale sbagliata. È bizzarro il discorso secondo il quale Berlusconi ha sbagliato i toni. Non mi ricordo ne abbia mai avuto di diversi. Berlusconi moderato, ma quando è stato? Me lo sono perso. Altre volte questi toni hanno funzionato. Ma la questione vera, di fondo, di questo voto è il fallimento della destra e di Berlusconi al governo. Un fallimento che non è più possibile coprire con promesse o artifici propagandistici. Emerge drammaticamente dalla condizione della società italiana e da dati impressionanti forniti da Istat, Corte dei conti, agenzie di credito internazionali".

C'è però una crisi economica di cui bisogna tener conto.

"La crisi è internazionale e l’Italia è il fanalino di coda dei Paesi Ue. Si è registrato un distacco crescente rispetto agli Stati avanzati. Il problema è che il governo ha fornito la vulgata, falsa, che in questa crisi noi ce la caviamo meglio degli altri. E non ha saputo far fronte a un nostro specifico problema nazionale, ridare slancio all’economia. Di fronte a questo la destra e Berlusconi - che si era presentato come l’uomo in grado di modernizzare il Paese - hanno fallito. La società è ferma, crescono drammaticamente le ingiustizie e le diseguaglianze (unica crescita che hanno assicurato), siamo di fronte a una pubblica amministrazione inefficiente, a una perdita di credibilità internazionale che si riflette - basta guardare la Borsa - anche sui mercati finanziari. Berlusconi perde per questo, per l’azione fallimentare del governo. E ciò pone, al di là del tema delle amministrazioni locali, la questione di quale prospettiva si apra nei prossimi giorni".

Dice Berlusconi che non ci saranno ripercussioni sul governo. Lei che dice?

"Che Berlusconi si è talmente messo in gioco che il risultato non potrà non avere conseguenze politiche, al di là di quello che pensa lui. E che in ogni caso non è ragionevole restare con un governo così due anni ancora. Già non avevano particolare slancio e credibilità. All’indomani di un risultato per loro deludente - perché non mi pare si stiano dimostrando in grado di un grande recupero - rischiamo di trovarci un governo senza fiato e incapace di dare risposte al Paese. Un governo in balia dei cosiddetti Responsabili. E un premier messo nella condizione di non avere altra alternativa che acconsentire a tutte le richieste che gli verranno avanzate. Un mercato allarmante per il Paese".

Però, come dimostra il voto di fiducia, i numeri per andare avanti li hanno.

"Il ricorso ai voti di fiducia è una dimostrazione di debolezza. Volevano solo tentare di bloccare il referendum. Ed è vergognoso come stiano cercando di evitare il giudizio dei cittadini su un tema, il nucleare, che era stato presentato dal governo come la principale scelta di modernizzazione. Ora è stata frettolosamente accantonata per paura del quorum non sul nucleare, ma sul legittimo impedimento, perché Berlusconi non ha altra agenda in testa che quella riguardante le sue vicende personali".

Insisto, Berlusconi ha i numeri in Parlamento per non cadere.

"Berlusconi è il primo a sapere che rischia: i ministeri al Nord, la sanatoria sulle multe, sta tentando di tutto, siamo ai saldi di fine stagione. Ed è ridicolo che dica che bisogna andare avanti per le riforme, non fatte finora. Perfino i suoi hanno smesso di andargli dietro, perfino Alemanno o Formigoni gli danno sulla voce, si permettono di contraddirlo. Sono segnali forti di una prossima caduta".

E l'opposizione, in tutto questo?

"Ha una grande responsabilità. Auspico da parte di tutto il nostro elettorato, ai ballottaggi, uno sforzo a concentrare i consensi sui candidati alternativi alla destra, sia quando sono - come in molti casi - del Pd, sia quando non lo sono. Sapendo che dopo ci sarà un delicato e importante passaggio, per noi".

Pensa sempre che sia possibile un'alleanza col Terzo polo?

"La credibilità di una convergenza di tutte le forze democratiche si è dimostrata innanzitutto nel confronto con gli elettori. Noi abbiamo proposto una prospettiva per l’Italia, e abbiamo vinto. Vuol dire che è considerata importante dai cittadini. E ora dobbiamo insistere su questo. Una grande alleanza democratica, vasta, per ricostruire il Paese dopo Berlusconi, per fare le riforme e realizzare il processo di ricostruzione democratica, per ripristinare le regole fondamentali di cui il Paese ha bisogno".

La Lega propone di cambiare la legge elettorale: lei che dice?

"Sicuramente c’è la necessità di una riforma elettorale, non so se ci siano le condizioni. Di certo, non si può andare avanti così. O andiamo a elezioni, che sarebbe la scelta più limpida, oppure serve una soluzione utile per il Paese, con un governo che si occupi di cambiare la legge elettorale e poi porti al voto".

Con magari un nuovo partito, nato dalla fusione di Pd e Sel, come ipotizza qualche giornale?

"Un nuovo partito lo abbiamo già costruito e in queste elezioni si è dimostrato una forza vitale, in crescita. Il Pd è il primo partito nella gran parte delle principali città italiane. Non si può dare sempre la sensazione che si ricomincia da capo. Abbiamo collaborato positivamente con altre forze, c’è stato un grande spirito unitario. Bisogna continuare così, perché questa è la condizione per essere credibili agli occhi dei cittadini".

25 maggio 2011

 

 

 

Bersani: "Premier zittito?

Poverino, diamogli tutti i tg"

bersani, sorride

Per Fincantieri "serve subito un tavolo del governo con azienda e sindacati, politiche industriali, a partire dal sistema della cantieristica, investimenti delle committenze pubbliche, e serve assolutamente tenere viva una capacità produttiva". Lo ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, incontrando gli operai della Fincantieri di Monfalcone (Gorizia) davanti ai cancelli dello stabilimento isontino. "Noi - ha proseguito - aggiungeremo già dai prossimi giorni altre iniziative parlamentari oltre a quelle già prese nei mesi precedenti".

E su Berlusconi che si ritiene vittima dell'Agcom: "Non lo lasciano parlare? Poverino, se non parla abbastanza, venga questa sera a quattro, cinque tg. visto l'effetto che fa, glieli diamo tutti".

"Il governo ci ha abbandonato", sono le parole di sconforto degli operai della Fincantieri di Monfalcone dette a Bersani davanti ai cancelli dello stabilimento. "Noi siamo con voi e con i lavoratori di tutti gli altri stabilimenti - ha aggiunto Bersani stringendo le mani agli operai che lo hanno accolto con applausi - e aggiungeremo già dai prossimi giorni altre iniziative parlamentari oltre a quelle già prese nei mesi precedenti".

BALLOTTAGGI: MOLTO FIDUCIOSO, NON SOLO PER MILANO

Bersani si dice "molto fiducioso" per un risultato positivo al ballottaggio di Milano. "Il primo turno l'abbiamo vinto ora si tratta di vincere al ballottaggio e io sono molto, ma molto fiducioso. E non solo per Milano. io sono convinto che i cittadini con serenità appoggeranno l'idea di cambiamento. Il tentativo di drammatizzare, di creare terrore, di sollevare problemi che non sono poi i problemi principali degli italiani sia stato un tentativo inutile e forse neanche molto intelligente, francamente. Gli italiani hanno la concretezza della vita che li chiama a parlare di lavoro, di redditi, di servizi, di come si amministra una città. e noi ci siamo messi al servizio di questo. Su questa linea stiamo ottenendo risultati molto buoni".

25 maggio 2011

 

Famiglia Cristiana si schiera

Se vince Pisapia nulla di terribile

Pisapia e Moratti si stringono la mano

"Arroganza e ridicolo umiliano la politica". È il titolo dell'editoriale che Famiglia Cristiana dedica nel nuovo numero alle polemiche nelle due settimane precedenti i ballottaggi, soprattutto quelli di Milano e Napoli. Un periodo, scrive l'editorialista Beppe Del Colle, caratterizzato da "arroganza delle forme e ridicolo delle sostanze". "Sull'arroganza delle forme, più precisamente nelle (finte) interviste del presidente Berlusconi trasmesse quasi in contemporanea sui tre canali televisivi privati (i suoi) e sui due pubblici sotto il controllo del Governo (Tg1 e Tg2), molto è stato detto e scritto", mentre "sulla sostanza che ha sfiorato in diverse occasioni il ridicolo per la totale irrilevanza politico-costituzionale di alcune prese di posizione di Berlusconi e di Bossi, vale la pena di riflettere".

"Il premier ha denunciato in toni accorati il rischio che, se vincesse a Milano il candidato dell'opposizione Pisapia la metropoli lombarda diventerebbe preda di zingari, rom, drogati, immigrati, musulmani, centri sociali, sinistra estrema" scrive Beppe Del Colle, editorialista politico del settimanale, e "su un sito di area cattolica è apparsa per l'avvocato Pisapia l'accusa di 'Anticristo'".

Secondo il settimanale dei Paolini, "con questi atteggiamenti si negano decenni di storia civile di Milano, una città socialmente aperta e generosa sia sul piano pubblico sia su quello religioso cattolico".

Milano "non rischia nulla di terribile". Piuttosto, conclude Famiglia Cristiana (secondo cui anche la proposta leghista dei ministeri a Milano "non ha senso"), "se la polemica elettorale resta ferma all'anticomunismo, al taglio delle tasse (promesso da 17 anni), fino all'assurdo della cancellazione delle multe stradali, anche se domenica vincesse la Moratti quale riforma si potrebbe attendere per una politica così desolante come quella di oggi in Italia?".

25 maggio 2011

 

 

 

Storia di Mcm, il gioiello di Lettieri

non dà lavoro a nessuno

di Massimiliano Amato | tutti gli articoli dell'autore

lettieri, candidato Napoli per il pdl

Un capolavoro di industria e finanza creative o la madre di tutte le truffe? Questa storia è lunga sedici anni, e Franco Tavella, che quando è iniziata era un quadro dei tessili e oggi è il segretario generale della Cgil di Salerno, tuttora si chiede quanto tempo andrà avanti ancora.

La risposta è semplice: per Gianni Lettieri, aspirante sindaco di Napoli del Pdl, le Mcm, Manifatture Cotoniere Meridionali, rappresentano il "gioiello" di famiglia.

Nonostante siano da tempo una scatola vuota, che non dà lavoro a nessuno e che, con gli anni, ha più volte cambiato ragione sociale.

È il 1995 quando Lettieri, che ha non pochi problemi con la sua Ima Tessile di Calitri poi diventata Cdi, fallita giusto un anno fa, si lancia sull’affare delle antiche manifatture tessili salernitane. Un affare solo per lui, visto che Eni Risorse gliele cede gratis.....

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25 maggio 2011

 

 

 

 

 

2011-05-23

Comizi del premier, sanzioni massime a Tg1 e Tg4

berlusconi arrabbiato processo mediaset milano

A Tg1 e TG4 la sanzione nella misura massima prevista dalla legge (258.230 euro), in quanto recidivi, e sanzioni di 100 mila euro ciascuno a Tg2, Tg5 e Studio Aperto: lo ha deciso oggi a maggioranza la commissione Servizi e Prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dopo aver analizzato la trasmissione delle interviste al premier Berlusconi venerdì 20 maggio.

Nella riunione di oggi, La Commissione servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), allertata dai numerosi esposti presentati contro le apparizioni del premier su tutti i Tg di Rai e Mediaset, ha ritenuto che le interviste a Silvio Berlusconi, tutte contenenti opinioni e valutazioni politiche sui temi della campagna elettorale e omologhe per modalità di esposizione mediatica, abbiano determinato una violazione dei regolamenti elettorali emanati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza e dall'Agcom.

La Commissione ha pertanto deliberato, a maggioranza, di comminare a TG1 e TG4 la sanzione nella misura massima prevista dalla legge (258.230 euro), in quanto recidivi, e sanzioni di 100 mila euro ciascuno a TG2, TG5 e Studio Aperto. L'Autorità, in una nota ufficiale emessa al termine della riunione di oggi, ribadisce che vige il dovere di equilibrio e completezza di informazione fino alla conclusione della campagna elettorale con i ballottaggi in corso.

L'Autorità ha infine chiarito che il divieto di diffusione di sondaggi sulle intenzioni di voto rimane in vigore su tutto il territorio nazionale fino allo svolgimento del secondo turno delle elezioni amministrative.

 

I quattro commissari che hanno votato contro hanno scritto una dura nota congiunta: la decisione a maggioranza dell'Agcom di sanzionare Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto per le interviste al premier Berlusconi "costituisce un precedente che vulnera la certezza del diritto e il principio di legalità"., dichiarano Antonio Martusciello, Stefano Mannoni, Roberto Napoli, Enzo Savarese. I quattro aggiungono: "Occorre ribadire che nel periodo elettorale, secondo quanto previsto dal regolamento dell'Agcom e da quello della Commissione di Vigilanza della Rai, gli equilibri tra le varie forze politiche nei notiziari devono essere garantiti su base settimanale, ciò che è puntualmente avvenuto anche in questa circostanza. Pertanto l'intervista al presidente del Consiglio, andata in onda il giorno venerdì 20 maggio 2011, non ha alcuna autonoma rilevanza, nè integra di per sè alcuna violazione delle regole in tema di par condicio, il cui rispetto è stato pienamente garantito nell'arco della settimana. Inoltre, "non si possono limitare nè mortificare legittime scelte editoriali agitando lo spettro di violazioni inesistenti o modificando in corso d'opera i criteri sulla base dei quali rilevarle. A maggior ragione quando questo zelo si manifesta a senso unico -sottolineano i quattro commissari- l'Autorità non essendo mai intervenuta nei confronti di trasmissioni che continuamente violano il diritto a un equilibrata informazione, come nel caso di Annozero, è inevitabile pensare che alla decisione odierna non siano estranee le continue pressioni esercitate ossessivamente da vari esponenti della sinistra".

23 maggio 2011

 

 

Agcom, a destra ira funesta. Pd e Idv, bene ma è "tassa Minzolini"

Berlusconi via web al Pdl

La decisione dell'Agcom di multare Tg1, Tg4, Tg2, Tg5 e Studio Aperto per il Berlusconi dilagante di venerdì scorso scatena l'ira funesta di Mediaset, Minzolini, Gasparri, Mimun e sicuramente qualcun altro che si pronuncerà a breve, magari il premier in persona. I quali fanno finta di ignorare che esiste una legge come la Par Condicio molto severa sugli interventi in tv e ignorata in misura eclatante venerdì scorso. Radicalmente opposta la visione di partiti come Pd e Idv: multe giuste e doverose, peccato che per quanto riguarda la Rai diventino una sorta di "tassa Minzolini", nel senso che saranno pagate con denaro pubblico. Tanto che Di Pietro, al riguardo, presenta un esposto.

LE REAZIONI

Mediaset è "allibita per le sanzioni decise oggi dall'Agcom contro le quali ricorrerà immediatamente al Tar". Lo annuncia l'azienda in una nota. "Con questa decisione - sottolinea Mediaset - l'Authority impedisce di fatto alle televisioni di fare il proprio mestiere di informazione e in questo modo diventa parte anzichè arbitro, come la legge vorrebbe, del confronto politico".

Augusto Minzolini, direttore del Tg1, si dice "esterrefatto" per la decisione dell'Agcom di sanzionare Tg1 e Tg4 con mega-multe per l'intervista di venerdì scorso al premier Berlusconi. Sanzione, dice interpellato telefonicamente, che "riguarda tutti i tg che hanno fatto l'intervista al premier, ma c'era una notizia, non parlava da cinque giorni".

Il Pd lo attacca. "La multa che l`Agcom ha comminato ai telegiornali della Rai e, in particolare al Tg1 di oltre 250 mila euro, è una vera e propria `tassa Minzolini` che gli italiani ora saranno costretti in qualità di abbonati a pagare". Lo sottolinea Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria nazionale del Pd. "Una tassa che nasce dall'arroganza e dalla volontà di occupazione del presidente del Consiglio della televisione pubblica e non solo. Oltre al danno di un mancato pluralismo - rileva Migliavacca - per gli italiani arriva anche la beffa di una multa che sarà di fatto pagata dai contribuenti italiani. È una vera e propria 'tassa Minzolini'. Forse la Rai dovrebbe rivalersi nei suoi confronti".

Il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri parla di offesa al diritto: "La decisione dell'Agcom offende il diritto. L'equilibrio dei tg va visto nel complesso delle varie edizioni. Multino semmai chi manda in diretta sulla Rai Ciancimino. Non ci si illuda di far carriera a colpi di decisioni faziose". Appunto. E il Tg1 – dal suo punto di vista – è la vetrina più imparziale che ci sia, no?

Il direttore del Tg5, Clemente Mimun la butta sull'intimidazione subita: "E' assolutamente paradossale che intervistare il leader del partito di maggioranza relativa, nonché presidente del Consiglio, per commentare i risultati del primo turno delle amministrative, possa portare ad una sanzione da parte di un organismo di garanzia. Il Tg5 aveva chiesto autonomamente l'intervista al premier, l'ha realizzata non appena Silvio Berlusconi ha dato il suo assenso. È di una gravita inaudita. Si manifesta come una pesante intimidazione, che naturalmente verrà ignorata dagli organi di rappresentanza dei giornalisti italiani. Non cederemo". Che esista una cosa come la Par Condicio che gli altri devono rispettare è, per Mimum, del tutto irrilevante.

L'Italia dei Valori apprezza le sanzioni ma Antonio Di Pietro annuncia un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale per identificare i responsabili del grave costo che il servizio pubblico dovrà pagare per quelle interviste: "È assurdo che i cittadini paghino di tasca loro per le violazioni commesse dai responsabili dei Tg del servizio pubblico che ubbidiscono ai diktat di Palazzo Chigi e non informano correttamente gli italiani". Quanto all'Agcom, "una volta tanto - commenta il capogruppo dipietrista in Vigilanza Pancho Pardi- ne apprezziamo il tempismo, ma il meccanismo delle sanzioni non è più efficace".

Infine il senatore Fabrizio Morri, capogruppo Pd in commissione vigilanza Rai, approva "il massimo della sanzione prevista al Tg1 e al Tg4, sono recidivi e ormai assimilabili a un'unica testata diretta da palazzo Chigi". Anche lui osserva su chi paga per la Rai: "Sarebbe una beffa se le multe fossero pagate non dai direttori responsabili, che si sono prestati scientemente a una violazione di legge, ma dall'azienda pubblica con i soldi dei contribuenti".

23 maggio 2011

 

Governo pone fiducia. C'è nucleare, teme sconfitte

nucleare, Montaldo

Il governo ha posto alla Camera la questione di fiducia sul decreto omnibus. L'ha richiesta, "considerati i tempi ristretti", il ministro Elio Vito alla ripresa dell'esame del testo, dopo che la settimana scorsa si era tenuta la discussione generale.

Quella dei tempi suona però come una banale scusa. In realtà la maggioranza teme di incassare altre sconfitte in aula dopo quelle della settimana scorsa.

Stella Bianchi, Pd: rinviano, non abbandonano il nucleare

Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Partito Democratico, sulla fiducia posta dalla maggioranza è netta: "Con la decisione di mettere la fiducia sul decreto omnibus, il governo le prova tutte per sfuggire al voto degli italiani nel referendum indetto per il 12 e 13 giugno. Nelle norme che l'esecutivo vuole imporre non c'è nessun abbandono del piano nucleare ma solo un rinvio per evitare il giudizio dei cittadini che, come già dimostrato dal voto in Sardegna, è nettamente contrario al ritorno delle centrali nucleare in Italia".

23 maggio 2011

 

 

Montezemolo: centrodestra

populista paventa "invasioni"

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Italia futura, la fondazione di Luca Cordero di Montezemolo, critica duramente il centrodestra e la sua attuale politica: lo definisce populista, non moderata. In vista dei ballottaggi di "Milano e Napoli la coalizione di governo sembra avere scommesso sulla liquefazione di ogni strategia politica. Il presidente del consiglio ha occupato tutti i media televisivi usando toni ed espressioni che mal si conciliano con il suo ruolo istituzionale, così come hanno fatto i numerosi esponenti del governo che hanno paventato fantomatiche invasioni di gay, spacciatori, musulmani e zingari".

Lo scrive un editoriale pubblicato sul sito che rincara: "L'ultima settimana di campagna elettorale - si legge - riserverà nuove eccitanti sorprese e l'esito dei ballottaggi è tutt'altro che scontato. Ma di sicuro possiamo dire che questo centrodestra non ha più nulla a che fare, nei toni e nei contenuti, con quello che una forza moderata dovrebbe rappresentare in un grande paese europeo". Per Italia futura "lo spostamento a sinistra del Pd e l'evanescenza del Terzo polo che, decidendo di non scegliere, ha rinunciato persino a fare l'ago della bilancia, avrebbero dovuto semplificare il compito al Pdl nella riconquista degli elettori moderati. Invece di tornare ai contenuti tradizionali delle coalizioni di centrodestra si è deciso di procedere sulla strada di un populismo becero e confuso".

23 maggio 2011

 

Monito di Bagnasco:

no risse, politica inguardabile

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IL J'ACCUSE DEL CARDINALE

La politica è "inguardabile", "ridotta a litigio perenne", "noiosa". Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in apertura dell'assemblea generale dei vescovi italiani.

Bagnasco, che non ha risparmiato il ruolo dei media, ha denunciato, a pochi giorni dal ballottaggio per le amministrative, la "spirale dell'invettiva". "La politica che ha oggi visibilità è, non raramente, inguardabile, ridotta a litigio perenne, come una recita scontata e - se si può dire - noiosa", ha detto Bagnasco. "È il dramma del vaniloquio, dentro - come siamo - alla spirale dell'invettiva che non prevede assunzioni di responsabilità. La gente è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando sempre di più. Gli appelli a concentrarsi sulla dimensione della concretezza, del fare quotidiano, della progettualità, sembrano cadere nel vuoto. Ambiti come l'allerta emergenziale, che erano non solo funzionanti ma anche ragione di sollievo, oggi appaiono fiacchi e meno reattivi.

A potenziale contrasto - ha aggiunto Bagnasco - c'è una stampa che appare da una parte troppo fusa con la politica, tesa per lo più ad eccitare le rispettive tifoserie, e dall'altra troppo antagonista, e in altro modo eccitante al disfattismo, mentre dovrebbe essere fondamentalmente altro: cioè informazione non scevra da cultura, resoconto scrupoloso, vigilanza critica, non estranea ad acribia ed equilibrio. Ma segnaliamo lo iato - ha sottolineato Bagnasco - anche per dare voce all'invocazione interiore del Paese sano che è distribuito all'interno di ogni schieramento".

 

I vescovi italiani non intendono sottrarsi ai ripetuti appelli del Papa che chiede loro di impegnarsi per "preparare una generazione nuova di cittadini che abbiano la freschezza e l'entusiasmo di votarsi al bene comune, quale criterio di ogni pratica collettiva", ha detto il presidente della Cei, sottolineando che la richiesta di Papa Ratzinger mette al riparo dall'attuale visione della politica che sembra connotata dalle sue "degenerazioni ciniche", ma "si fa intelligenza amorosa della realtà e cambiamento positivo della stessa", senza indulgere a "un utopismo di maniera".

"Serve - spiega Bagnasco - una concezione della politica come 'complessa arte di equilibrio tra ideali e interessì". E servono persone, continua il cardinale, che "quale che sia l'ambito in cui si collocano, professionale, associativo, cooperativistico, sociale, mediatico, sindacale, partitico, istituzionale", avvertano "il dovere di una cittadinanza coscienziosa, partecipe, dedita all'interesse generale".

"Affinchè l'Italia goda di una nuova generazione di politici cattolici, la Chiesa - assicura Bagnasco - si sta impegnando a formare aree giovanili non estranee alla dimensione ideale ed etica, per essere presenza morale non condizionabile".

I GIOVANI E IL LAVORO

La comunità pensi ai giovani, "ponte" per il "futuro". E nessuno liquidi con sufficienza "le manifestazioni giovanili in atto in diverse piazze europee", ha detto il cardinale. "Vorremmo che i giovani, in particolare, - ha detto - avvertissero che la comunità pensa a loro e in loro scorge fin d'ora il ponte praticabile per il futuro. Le manifestazioni giovanili in atto, in diverse piazze europee, non possono essere liquidate da alcuno con sufficienza". Tra le preoccupazioni dei vescovi, poi è "la scuola, tutta la scuola, che - ha esortato il porporato - dobbiamo amare con predilezione, qualificando certo la spesa ma non prosciugando risorse che lasciano scoperti servizi essenziali come le materne, il tempo pieno, le scuole professionali, la ricerca".

"Il lavoro che manca, o è precario in maniera eccedente ogni ragionevole parametro - ha detto il cardinale è motivo di angoscia per una parte cospicua delle famiglie italiane. Questa angoscia è anche nostra: sappiamo infatti che nel lavoro c'è la ragione della tranquillità delle persone, della progettualità delle famiglie, del futuro dei giovani". "Vorremmo quindi - ha aggiunto - che niente rimanesse intentato per salvare e recuperare posti di lavoro. Vorremmo che si riabilitasse anche il lavoro manuale, contadino e artigiano. Vorremmo che gli adulti non trasmettessero ai figli atteggiamenti di sufficienza o disistima verso lavori dignitosi e tuttavia negletti o snobbati. Vorremmo che il denaro non fosse l'unica misura per giudicare un posto di lavoro. Vorremmo che i lavoratori non fossero lasciati soli e incerti rispetto ai cambiamenti necessari e alle ristrutturazioni in atto. Vorremmo che gli imprenditori si sentissero stimati e stimolati a garantire condizioni di sicurezza nell'ambiente di lavoro e a reinvestire nelle imprese i proventi delle loro attività. Vorremmo che tutti i cittadini sentissero l'onore di contribuire alle necessità dello Stato, e avvertissero come peccato l'evasione fiscale.

Vorremmo che il sindacato, libero mentalmente, fosse sempre più concentrato nella difesa sagace e concreta della dignità del lavoro e di chi lo compie, o non riesce ad averne. Vorremmo che le banche avvertissero come preminente la destinazione sociale della loro impresa e di quelle che ad esse si affidano". "Vorremmo - ha auspicato il card. Bagnasco - che scattasse da subito tra le diverse categorie un'alleanza esplicita per il lavoro che va non solo salvato, ma anche generato. Vorremmo che i giovani, in particolare, avvertissero che la comunità pensa a loro e in loro scorge fin d'ora il ponte praticabile per il futuro. Le manifestazioni giovanili in atto, in diverse piazze europee, non possono essere liquidate da alcuno con sufficienza".

IL DRAMMA PEDOFILIA

Confermando che 'la responsabilità nel trattare i delitti di abuso appartiene in primo luogo al Vescovo diocesano, si dovrà arrivare - avverte la lettera circolare inviata ad ogni Vescovo dalla Congregazione per la Dottrina della Fede - entro il mese di maggio 2012 ad un orientamento comune all'interno di ogni Conferenza Episcopale nazionale, aiutando ad armonizzare al meglio gli sforzi dei singoli Vescovi nel salvaguardare i minorì", ha detto Bagnasco. "A tale riguardo, riconoscendo su questo fronte un'infame emergenza non ancora superata, la quale causa danni incalcolabili a giovani vite e alle loro famiglie, cui non cessiamo di presentare il nostro dolore e la nostra incondizionata solidarietà, vorrei anche assicurare che da oltre un anno, su mandato della Presidenza Cei, è al lavoro un gruppo interdisciplinare di esperti proprio con l'obiettivo di 'tradurrè per il nostro Paese le indicazioni provenienti dalla Congregazione; obiettivo che sotto il nome di 'Linee guidà oggi viene autorevolmente richiesto a tutte le Conferenze Episcopali del mondo".

 

BOMBE E AIUTI

Nelle recenti vicende in Libia e nei Paesi arabi "non può non colpire il diverso atteggiamento adottato a livello internazionale tra la disponibilità all'interposizione armata e l'indisponibilità a suddividere il carico delle conseguenze umanitarie che lo scontro armato determina". "Ovvio - ha detto Bagnasco - che i cittadini d'Europa sinceramente comunitari vogliano a questo punto capire perchè per i missili c'erano soldi e intesa politica, mentre per i profughi non ci sono i primi ed è inesistente la seconda. Quando è di ogni evidenza ormai la necessità di individuare una 'via africanà verso il futuro, che dia speranza a quei giovani ma coinvolga significativamente anche i popoli dell'Occidente".

Il porporato ha ricordato la esposizione dell'Italia sul fronte degli aiuti e della prima accoglienza e ha detto che in generale "Il Paese non può non essere fiero di quel che gli è riuscito di offrire..." anche "se non tutto ha prontamente funzionato". Circa l'intervento Nato in Libia, ha osservato il cardinale, "difficile oggi non convenire che nel concreto non esistono interventi armati 'pulitì.

BIOTESTAMENTO

Il varo della legge sulla fine vita "si configura come un approdo importantissimo", ha aggiunto Bagnasco ricordando che il provvedimento non è solo atteso dalle famiglie che hanno al proprio interno casi di malati gravissimi ma è anche "altamente significativo per la composizione calibrata e ispirata al principio di precauzione dei beni in gioco, senza dimenticare che, come afferma la Costituzione, la salute è fondamentale diritto dell'individuo, ma anche interesse della collettività".

23 maggio 2011

 

 

 

2011-05-22

Bossi: "Pisapia a Milano? Ci tagliamo le balle"

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Giuliano Pisapia, candidato sindaco per il centrosinistra, esclude che un suo sostenitore possa aver aggredito la signora Franca Rizzi, ora ricoverata all'ospedale san Carlo di Milano. "Escludo assolutamente - ha detto Pisapia - che un mio sostenitore l'abbia malmenata o spintonata. In ogni caso, auguro alla signora Rizzi una pronta guarigione".

Secondo Pisapia, è arrivato il momento di far "cessare questa tensione eliminando la possibilità che ci siano episodi di violenza. Farò di tutto - ha proseguito - perchè questo avvenga, io l'ho fatto fino ad ora e ho sempre cercato di tenere la campagna elettorale solo a livello di confronto e della serietà degli impegni". Per Pisapia "c'è qualcuno che ha interesse" a far crescere la tensione. "Certo - ha concluso - non può avere interesse chi è vincente. Ognuno si assume le proprie responsabilità e io continuerò a fare appelli alla calma".

L'appello: porgete l'altra guancia

"La giornata di ieri è stata molto tesa e questo mi dispiace. Farò di tutto perchè non avvenga più": è partito da questo il candidato sindaco di Milano del centrosinistra, Giuliano Pisapia, per spiegare che ai suoi sostenitori ha detto "addirittura di porgere l'altra guancia qualora fossero provocati o ci fosse addirittura violenza nei loro confronti". Pisapia ne ha parlato, a margine di un incontro con i consiglieri comunali e i consiglieri di zona eletti, rispondendo a una domanda sulla giornata di ieri in cui ci sono stati scambi di accuse di aggressioni fra centrodestra e centrosinistra. "Sono successi incedenti sgradevoli - ha sottolineato l'avvocato -. Due dei miei sostenitori sono stati aggrediti e hanno presentato denuncia facendo nomi e cognomi. Sta indagando l'autorità giudiziaria". Secondo Pisapia, "ci sono delle responsabilità ben precise di cui si avrà certezza in tempi molto brevi".

22 maggio 2011

 

 

 

Silvio in tv, Giuliano Ferrara: "E' autogol"

FERRARA

"Va bene che Enzo Biagi faceva i suoi show elettorali con Benigni per bastonare il Cavaliere sotto elezioni quando era capo dell'opposizione, ma quale esperto di marketing politico ha suggerito al premier di presentarsi in tutti i tg come un propagandista, di diminuire la sua autorità e credibilità di presidente del Consiglio e di leader del partito di maggioranza relativa di una grande nazione occidentale con discorsi da bettola strapaesana?".

Così Giuliano Ferrara, in un'editoriale sulla prima pagina del Giornale critica le interviste rilasciate da Berlusconi sui tg di Rai e Mediaset. "Chiunque conosca Berlusconi e la storia del berlusconismo- scrive ancora il direttore del Foglio - sa quel che manca a questo punto della parabola: mancano la sicurezza di sè, un minimo di ottimismo, la capacità originaria di sfidare le convenzioni (...) manca il Berlusconi ilare e sapido che disintegra ogni forma di conformismo. Vedo in questa deriva - conclude - la vittoria dell'avversario di tutti questi anni e di quelle più incarognito e miserabile. Farsi simili alla caricatura di te è il peggiore errore politico per un leader politico".

Le argomentazioni di Giuliano Ferrara vengono 'bocciatè dal direttore del quotidiano Alessandro Sallusti che, sempre sulla prima pagina del Giornale, spiega perchè Berlusconi "ha fatto bene" ad andare in televisione: "Le analisi di Ferrara non sono mai banali - scrive - di quella che pubblichiamo oggi mi lasciano perplesso un paio di cose. Per esempio che Berlusconi agisca su consiglio di qualcuno". "A me sembra che Berlusconi da sempre ascolti tutti, ma poi decida di testa sua. Se Berlusconi ha deciso di continuare la campagna elettorale sulla linea dura è dunque solo farina del suo sacco, (...) prendiamo le contestate apparizioni dell'altra sera. Eccessive? Forse. Di certo - scrive il direttore del Giornale - l'opposizione non ha di queste necessità avendo gratuitamente spazi enormi. Gli spot di Bersani e Pisapia si chiamano Ballarò, Annozero e Che tempo che fa".

22 maggio 2011

 

 

 

Ministeri a Nord, Destra spaccata

Lega contro Alemanno e Formigoni

calderoli faccia assurda cravatta verde 304

Il trasferimento a Milano di alcuni dicasteri infiamma il centrodestra al suo interno. Renata Polverini, governatore del Lazio, e il sindaco di Roma Alemanno hanno chiesto un incontro urgente a Berlusconi. Calderoli risponde che "finisce l'albero della cuccagna". E Bossi, in un comizio a Milano, mima una pernacchia a Formigoni che ha detto che il trasloco non è una priorità. Mentre Caldoro, dalla Campania, ora reclama un ministero a Napoli.

In serata al premier i cronisti chiedono: "quanti Ministero arriveranno a Milano?". Berlusconi ha risposto: "Arriveranno probabilmente dei dipartimenti, Ci sono già a Milano dei dipartimenti delle opere pubbliche e del provveditorato scolastico. Penso che non ci sia nessuna difficoltà perchè alcuni ministeri possano venire a Napoli, in altre città, anche del Sud, che potranno essere in grado di lavorare conoscendo da vicino la situazione".

"Parola data non torna indietro, sulla questione dei ministeri Berlusconi è d'accordo. E i ministeri verranno" dichiara il ministro Umberto Bossi, parlando a Milano. Come a tagliare la discussione qui. E aggiunge: sarà un ministero "enorme" come quello dell'economia.

Al che a stretto giro di lancio d'agenzia Formigoni ribatte: "Senza i voti del Pdl la proposta della Lega non va lontano".

Calderoli da parte sua rilascia dichiarazioni che non rasserenano i vertici del centro destra nella capitale: "Che Alemanno dica di no lo posso anche capire, è chiaro che l'albero della cuccagna ad un certo punto doveva concludersi". Per il ministro alle Riforme e alla semplificazione è cosa fatta: "Io sono abituato che nel Pdl decide Berlusconi e lui ci ha detto di sì, a me basta". Parlando a una raccolta di firme della Lega per il trasloco ha aggiunto: "È indubbio che c'è anche un indotto economico dei ministeri, dunque è chiaro Alemanno e la Polverini non possono essere d'accordo, credo però che lo siano tutti gli altri governatori e tutti gli altri sindaci".

 

"Il rapporto fra l'attività di governo e il territorio può essere affrontato in modo positivo con conferenze periodiche fatte a Milano e a Roma fra i ministri economici e delle Infrastrutture con i presidenti di Regione e i sindaci dei Comuni capoluogo. In questo modo si possono evitare i complessi problemi istituzionali che il decentramento di alcuni ministeri puòporre e invece affrontare positivamente quello del rapporto fra i ministeri stessi e le realtàterritoriali". Lo affermano in una nota congiunta Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, capigruppo del Pdl al Senato e alla Camera.

E anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, dice la sua: "Spostare uno o due Ministeri al Nord qualche vantaggio lo porterebbe. Ma mi sembra molto complesso da realizzare. E poi non è la richiesta più pressante dei nostri imprenditori e dei nostri ceti produttivi".

22 maggio 2011

 

 

 

 

Silvio invade la tv e fa flop a rete unificate

di Simone Collini | tutti gli articoli dell'autore

Premier in tv, il crollo

In attesa di altri cambiamenti, gli italiani intanto cambiano canale quando vedono Berlusconi. Lo dicono i dati Auditel. Tutti i tg che venerdì hanno trasmesso le interviste-comizio hanno perso telespettatori. A beneficio degli altri (Tg3 e TgLa7) che hanno aumentato gli ascolti. Non solo. Il monitoraggio minuto per minuto dei telegiornali che hanno violato la par condicio dimostra che proprio quando è comparso il premier, in molti hanno messo mano al telecomando. Il Tg1 e il Tg5 hanno perso mezzo punto percentuale mentre Berlusconi cominciava a parlare di bandiere con falce e martello e del Duomo presto invaso da zingari e islamici. Un calo non da poco, visto che già quando i telespettatori hanno appreso delle interviste a Berlusconi durante i titoli di testa, hanno cercato qualcosa di meglio. Il Tg1 ha perso oltre due punti percentuali e 584mila telespettatori, rispetto al giorno prima. Il Tg2 188mila.

Non è andata meglio ai canali Mediaset. Il Tg5 ha perso 20mila telespettatori rispetto al giorno prima, il fedelissimo Tg4 75mila, passando dal 6,1% di share di giovedì al 5,8% di ieri, il non da meno Studio Aperto 124mila (dal 9,8% all’8,8%). Gli unici che non hanno perso rispetto alle sere precedenti sono i tg de La 7 e di Rai3, che ha registrato 161mila telespettatori in più (dal 13,8% di share di giovedì al 15,6 di venerdì). E anche se si guarda ai dati regionali si vede qualcosa di interessante: in Lombardia il Tg1 si è fermato al 17,2%, il Tg5 rispetto a 24 ore prima ha perso oltre due punti (dal 22,7% al 20%). David Sassoli, durante il sit-in di protesta organizzato dal Pd davanti alla sede dell’Agcom, prende come riferimento i dati per parlare del "flop televisivo dopo quello elettorale": "Altro che grande comunicatore - ironizza l’europarlamentare del Pd - dopo aver detto che Sgarbi aveva un ottimo programma e la performance di ieri, Berlusconi si presenta come un impresario suonato".

GARIMBERTI CHIEDE IL RIEQUILIBRIO

Ma la misera performance televisiva non diminuisce la gravità dell’accaduto. Ieri - dopo che si sono espressi contro la violazione della par condicio tutti i partiti d’opposizione, dopo che il Cdr del Tg1 ha chiesto di "rispettare l’equilibrio informativo", dopo che si sono espresse contro l’"occupazione televisiva" Usigrai e Fnsi (saranno martedì davanti alla Rai per protestare), dopo che il membro del Cda di viale Mazzini Nino Rizzo Nervo ha sollevato il tema di chi debba pagare le sanzioni ai tg Rai per responsabilità non dell’azienda ma dei direttori - Paolo Garimberti ha scritto una nota per dire che "un conto è dare una notizia" mentre "altro discorso è consentire che questa notizia diventi poi una sorta di comizio, per giunta senza un’adeguata compensazione con opinioni di altri candidati". Il presidente di viale Mazzini dice che ora è necessario che la Rai "riequilibri tempestivamente". Parole che non ammorbidiscono la posizione dell’opposizione.

PD: VERGOGNA INSANABILE

Dice Pier Luigi Bersani: "Vorrei evitare che adesso si potesse pensare di rimediare all’incredibile videomessaggio di Berlusconi lasciato passare a reti unificate mandando qualche immagine, qualche parola mia o di altri dirigenti nazionali dei partiti di opposizione. Ciò che è accaduto costituisce una vergogna insanabile". Per il leader Pd "non è possibile che si lasci mano libera al padrone e poi si pensi di risarcire con qualche compensazione i colpiti", anche perché "lo squilibrio e l’invasione dei teleschermi in campagna elettorale vanno evitati prima, non dopo". Bersani, che su Youdem lancia un appello agli elettori ("torniamo alle urne e mobilitiamoci per non fermare il cambiamento") punta il dito anche contro l’Agcom: "Deve chiedersi quale sia la propria attività e a che cosa serva se arriva sempre dopo". Un riequilibrio richiede comunque che sia data la parola a Pisapia, per il leader Pd. Che non ha accettato di partecipare a "Porta a porta". Bruno Vespa lo aveva invitato per martedì, mentre mercoledì sarebbe toccato a Berlusconi. Bersani è fermo sul faccia a faccia o niente ("non ci facciamo dettare l’agenda dal premier"). Vespa ha ripiegato su Di Pietro. Berlusconi ha accettato felice. Vedremo gli ascolti.

22 maggio 2011

 

 

Per Zedda sindaco si mobilitano i balconi

di Daniela Amenta | tutti gli articoli dell'autore

Massimo Zedda

L'ultima dei fan del candidato sindaco del centrosinistra a Cagliari è di attaccare uno striscione alla finestra con la scritta "Vota Massimo Zedda". Sull'immancabile Facebook hanno aperto anche un gruppo. "Va bene un lenzuolo, un foglio grande di carta, va bene tutto ma dobbiamo farcela, dobbiamo svegliare la città", scrivono in Rete postando foto di balconi celebri: da quello di San Pietro al davanzale di Buckingham Palace. Non che la città sia addormentata, visti gli ottimi risultati di Zedda. Il timore, semmai, è quello solito: un'informazione narcotizzata. Non è mistero, d’altraparte, che presidente dell’Unione Sarda è Carlo Ignazio Fantola, comproprietraio del Foglio di Ferrara e fratello di Massimo, l’uomo del centrodestra...

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22 maggio 2011

 

 

2011-05-21

Rai, Garimberti ai tg: basta comizi ora riequilibrio

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Serve un riequilibrio tempestivo per dare spazio a punti vista di candidati o leader di partiti diversi da quello del presidente del consiglio. Lo chiede il presidente della Rai Paolo Garimberti.

"Un conto è dare una notizia, e il primo commento del Presidente del Consiglio ai risultati delle amministrative certamente lo era. Altro discorso - dice Garimberti - è consentire che questa notizia diventi poi una sorta di comizio, per giunta senza un'adeguata compensazione con opinioni di altri candidati. Questo - ed è ben noto - nessun giornalista dovrebbe mai permetterlo, meno che mai i giornalisti del servizio pubblico che devono sempre avere chiara la missione fondamentale che è affidata loro: informare e dare al cittadino la possibilità di avere un panorama completo delle opinioni.

Alla luce di quanto accaduto, è necessario che la Rai - per adempiere appieno alla sua missione di Servizio Pubblico - riequilibri tempestivamente - conclude il presidente - dando spazio, sui temi delle amministrative, a punti di vista di candidati o leader di partiti diversi da quello del Presidente del Consiglio".

Si è sciolto ieri pomeriggioil sit-in organizzato dal Pd davanti alla sede dell'Agcom. Dopo l'invasione televisiva di ieri nei Tg serali di Rai e Mediaset, David Sassoli, deputato al Parlamento europeo, e Vincenzo Vita, senatore e membro della commissione di Vigilanza Rai, hanno promosso il presidio davanti a via Isonzo per chiedere all'Autorità garante nelle comunicazioni di intervenire sull'abuso della presenza in tv del presidente del Consiglio, in vista poi dei prossimi ballottaggi.

Contesto, ha spiegato Paolo Ferrero, presidente della Federazione della sinistra, "la mancanza del contraddittorio. In questo caso la democrazia ha subito un duro colpo". Le rassicurazioni del presidente dell'Autorità, Antonio Calabrò, che ha confermato di aver già "richiesto a Rai e Mediaset una chiarimento e di aver aperto un'istruttoria" sullo spazio riservato al premier sulle tv pubbliche e private, hanno placato gli animi e hanno fatto smettere di sventolare le bandiere non solo del Pd, ma anche di Sel, Fds e Popolo Viola. Tutti a casa quindi con appuntamento a lunedì quando l'organo collegiale si riunirà per decidere multe e, non si esclude, rimproveri ad personam.

FAMIGLIA CRISTIANA

Duro il commento di Famiglia Cristiana: "Il fatto che il premier irrompa nella campagna per Milano e Napoli usando le reti di sua proprietà dovrebbe far ricordare che c'è un piccolo inciampo, chiamato conflitto di interessi. Ma tutti zitti. E lo stesso, ciò che è peggio, per le reti a canone".

Lo scrive Famiglia Cristiana commentando sul suo sito internet le interviste rilasciate ieri da Silvio Berlusconi a diversi telegiornali. "Esiste una AgCom - ricorda il settimanale edito dai Paolini - che dovrebbe fissare le regole della comunicazione e, in caso di irregolarità, punire gli inadempienti.

Pare che la Commissione debba riunirsi mercoledi prossimo, lasciando che nel frattempo Berlusconi faccia altri monologhi davanti a reverenti cronisti. Nessuno dei quali, superfluo notarlo, si è sognato fin qui - conclude la nota - di avanzare contestazioni o anche semplici obiezioni".

SIT-IN LUNEDI' A VIALE MAZZINI

Fnsi e Usigrai hanno promosso per lunedì alle 17:00, davanti alla sede Rai di viale Mazzini, un sit-in di protesta per gli interventi in televisione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. "Non è accettabile l'uso padronale del servizio pubblico che il presidente del Consiglio sta facendo in queste ore", si legge in una nota della Federazione nazionale della Stampa italiana e del sindacato unitario dei giornalisti Rai.

"Bene ha fatto l'Agcom a proporsi stavolta di agire con tempestività. E bene ha fatto il presidente della Rai Garimberti a chiedere con urgenza interventi di riequilibrio. Il vertice Rai (Garimberti ma anche il neo direttore generale, Lorenza Lei, accolta nel nuovo incarico da un coro di consensi che ora va misurato sui fatti) non può non sentire il dovere di salvare la credibilità stessa dell'azienda, messa a rischio da quei direttori che stanno dando un'immagine così asservita delle loro testate. Il sindacato dei giornalisti", prosegue la nota, "intende contrastare nel modo più fermo questi oltraggi al pluralismo dell'informazione.

Perciò Fnsi e Usigrai convocano per lunedì 23 maggio, alle ore 17, un sit-in in viale Mazzini davanti alla sede della Rai. Sono invitate a partecipare le forze sindacali e sociali e tutti i cittadini che sentono leso il loro diritto ad avere dal servizio pubblico informazione e non propaganda".

21 maggio 2011

 

 

Berlusconi: con Bossi sì a decentrare ministeri

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Con Bossi abbiamo pensato di continuare la nostra attività di Governo, abbiamo pensato anche a qualche decentramento per alcune funzioni di Governo, ci siamo consolidati nella necessità di realizzare la riforma della giustizia, la riforma del fisco e dell'architettura istituzionale dello Stato": lo afferma il premier Silvio Berlusconi in una intervista a Telelombardia, di cui l'emittente ha diffuso un sunto, e che andrà in onda questa sera alle 20.30 "Con la Lega i rapporti sono i rapporti di sempre, la Lega è un alleato solido, un alleato leale, è un alleato che ha la consapevolezza della non esistenza, al di fuori dell'alleanza con noi, di possibilità per dare all'Italia un governo stabile che è necessario, soprattutto in momenti difficili come quelli di una crisi globale nella quale ancora siamo": lo ha detto Silvio Berlusconi nella intervista concessa a Telelombardia e che andrà in onda questa sera. Poi l'affondo contro Pisapia. Leggendo il programma di Pisapia viene fuori l'idea di una città caotica, disordinata, insicura". È quanto ha dichiarato Silvio Berluscono in un'intervista a Telelombardia che andrà in onda stasera. "Non credo proprio - prosegue il premier - che per i milanesi sia una priorità costruire una bella moschea nella loro città o avere nuovi centri sociali spacciati per residenze artistiche e creative. Non credo che questa sinistra possa far sgomberare i campi rom come ha fatto la giunta Moratti, perchè nel programma della sinistra, a proposito del diritto dei rom, si parla di autocostruzione". Lodi a Lettieri "Il programma di Letizia è un programma molto concreto con tantissime idee". È quanto dichiara Silvio Berlusconi, in un'intervista a Telelombardia che andrà in onda stasera. "Ve ne ricordo alcune: Expo 2015 che è una grande occasione, due importanti nuove linee della metropolitana, il Pgt grazie al quale avremo 30mila nuovi alloggi per le famiglie meno fortunate. Il tutto - prosegue - a spese dei privati senza oneri per il comune e l' incremento del verde di 3 milioni di metri quadrati. Ecopass sarà gratuito per i milanesi perchè la fase di sperimentazione di questo sistema è terminata". "L'inquinamento, il traffico e gli incidenti - aggiunge Berlusconi - sono, grazie all'ecopass, diminuiti e per questi motivi e per l'attuale congiuntura economica, la Moratti ha deciso di rendere gratuito l'ecopass. E sempre grazie alla giunta Moratti, Milano ha le tasse e le tariffe dei servizi più bassi d'Italia".

21 maggio 2011

 

 

Rivoluzione Pisapia, a Milano meno assessorati

di Laura Matteucci | tutti gli articoli dell'autore

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Nel giorno del suo 62esimo compleanno, Giuliano Pisapia regala a Milano un nuovo modello di organizzazione della macchina comunale: niente nomi ma la struttura e le deleghe della giunta, oltre che l’indicazione di una serie di delegati del sindaco e di organi di garanzia.

A partire da una linea guida rivoluzionaria nella sua semplicità: "Basta con la spartizione partitocratica, noi vogliamo partire dalle competenze per trovare la persone adatte". Perchè "andando a leggere le competenze attuali di sindaco e assessori - spiega il candidato del centrosinistra - l’impressione è che ci sia stata una spartizione partitocratica, non che si sia partiti dai bisogni della città". Mai si era visto a Milano un approccio tanto concreto alla macchina organizzativa, frutto del lavoro di mesi, presentato alla città prima ancora dell’investitura ufficiale.

Un organigramma messo a punto con il Comitato per il 51 animato da Piero Bassetti, strutturato e dettagliato ma aperto ad osservazioni e critiche da parte dei cittadini. "Gli elettori - spiega Pisapia - meritano si dia conto subito non solo di preoccupazioni generiche, ma di un approccio serio e concreto all’organizzazione". Riorganizzazione degli assessorati (uno - a termine - sarà dedicato all’Expo) con una razionalizzazione delle competenze, nomine di garanzia (tra cui un’autorità per la trasparenza e il dibattito pubblico) e creazione di nuove figure istituzionali, come quelle dei tre delegati del sindaco per l’ascolto immediato delle istanze dal basso. Il delegato ai rapporti con i cittadini, quello ai rapporti con il sistema delle imprese e il mondo del lavoro e quello ai rapporti con la Diocesi di Milano e con tutte le religioni praticate in città.

Due i presupposti di partenza: da un lato la previsione di legge che abbassa il numero di assessori da 16 a 12, nonostante Letizia Moratti non se ne sia accorta, dall’altro "l’analisi delle attuali competenze degli assessorati che mostra come ci sia una situazione irrazionale di deleghe che anzichè dare un punto di riferimento ai cittadini, li contringe ad un confronto con più assessorati sullo stesso tema determinando conflitti e uno spreco di energie che abbiamo valutato in circa il 40% di tempo perso e di forze non utilizzate". I 12 assessorati saranno "corposi" ma divisi in 3 macro-aree: una che raccoglie tutte le competenze istituzionali, un’altra per quelle economiche (compreso un assessorato all’occupazione e sviluppo e uno all’urbanistica con competenze sulle politiche per la casa), la terza per le competenze sociali.

Il sindaco ha la responsabilità delle strategie e del coordinamento generale. E si occuperà in prima persona anche del mondo giovanile, "perchè è un tema prioritario", dice Pisapia.

Mentre lui tira dritto con programmi e progetti, la Moratti e il centrodestra ormai allo sbando sparano a caso e tutte insieme le ultime cartucce. Anche lei, come Berlusconi, sta pianificando sortite televisive a tappeto (che, dato il suo noto appeal, rischiano di funzionare da deterrente), e nel frattempo si tuffa nel grottesco: via l’Ecopass per i residenti, dimenticando peraltro che non solo la tassa è prevista dal suo programma elettorale, ma che in realtà sarà oggetto di uno dei referendum di giugno.

Un tema, quindi, su cui la cittadinanza sarà chiamata ad esprimersi. Come dice Pisapia: "Non c’è alcuna valutazione sull’impatto di questa scelta, strumentale e propagandistica. Siamo ai saldi di fine stagione". E Milano se ne aspetta una raffica. Lady Moratti continua ad accusare Pisapia delle cose più bizzarre, dal voler introdurre nuove tasse, mentre loro promettono sgravi fiscali a gogò, al favorire gli immigrati nei concorsi pubblici, fino al volersi sottrarre ad un confronto pubblico cui peraltro lei lega l’intenzione di scusarsi per l’ultimo, quello in cui l’ha calunniato in diretta su Sky.

"Le scuse non sono condizionate, o le vuoi fare oppure no", replica Pisapia. "Quanto al confronto, per il primo turno ne sono stati chiesti 15: io ho partecipato a tutti, la Moratti a 3". Grottesca anche l’occupazione dei muri di Milano con i manifesti del Pdl "non lasciamo la città in mano alla sinistra", e quelli in arrivo della Lega contro "zingaropoli".

21 maggio 2011

 

 

La sorpresa di Calderoli? Una maxi sanatoria sulle multe

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Una maxi-sanatoria sulle contravvenzioni prese in città. Potrebbe essere questa la sorpresa elettorale annunciata nei giorni scorsi dal ministro della semplificazione Roberto Calderoli e messa a punto da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi in vista del ballottaggio per il sindaco di Milano.

L'indiscrezione spopola sui blog e viene rilanciata con evidenza da 'ilpolitico.it' secondo cui a lasciarsi sfuggire il contenuto dell'iniziativa sarebbe stato il presidente del consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni, durante un dibattito su una Tv locale.

Maxi sanatoria con la quale il sindaco uscente Letizia Moratti, del Pdl, conterebbe di convincere i milanesi a spostare su di lei il proprio voto e recuperare così gli oltre sei punti percentuali di svantaggilo che la separano da candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia.

21 maggio 2011

 

La Russa bisticcia con cronista:

"Sei partigiana di Pisapia"

Ignazio La Russa

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, incalzato dalle domande della giornalista della Rai Elisabetta Santon sulle elezioni a Milano, le ha detto: "Mi pare che più che una giornalista le sia una partigiana di Pisapia". Poi La Russa, a margine della festa della polizia, ha aggiunto: "Non c'è niente di male, lei per chi ha votato? Per chi hai votato, per chi hai votato?", ha ripeto il ministro. "Ha paura del ballottaggio?". "Noi no", è stato il botta e risposta.

Poi La Russa ha ammesso gli errori commessi in una campagna elettorale "surreale" in cui "non abbiamo saputo spiegare bene il programma della Moratti". Durante la campagna elettorale il clima è stato "acceso ma è una strategia della sinistra che non vuole confrontarsi sui programmi".

Prima di lasciare la festa della polizia, La Russa si è scusato con la giornalista e l'ha salutata con due baci.

Il bisticcio è avvenuto al termine della Festa della Polizia di Milano, nello stesso Teatro Dal Verme in cui La Russa, mesi fa ebbe un alterco, in quel caso ancora più acceso, con l'inviato di Annozero Corrado Formigli.

21 maggio 2011

 

 

Dirigenti senza concorso e laurea

E il ministro Brunetta tace

di Bianca Di Giovanni | tutti gli articoli dell'autore

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Altro che lotta ai fannulloni, tornelli, stipendi bloccati, scatti di anzianità eliminati. In tutta questa foga anti-pubblici, il governo targato Berlusconi e in particolare il vulcanico "Torquemada" del pubblico impiego Renato Brunetta hanno lasciato crescere a piacimento larghe nicchie di privilegi, di cui nessuno pare accorgersi.

Un dato valga per tutti: attualmente tra i dirigenti della Pubblica amministrazione ci sono circa 37 lavoratori che non hanno neanche la laurea (con una forte presenza a Palazzo Chigi), titolo che pure sarebbe richiesto per ricoprire quel ruolo. Come mai? E ancora: nonostante il rigorismo del governo, oltre a non avere una laurea, alcuni dirigenti non hanno neanche affrontato un concorso pubblico: eppure la selezione per l’ingresso nella pubblica amministrazione sarebbe richiesta addirittura dalla Carta Costituzionale. Insomma, c’è un "ramo storto" (tanto per usare un’espressione cara al ministro Giulio Tremonti) che tutti fingono di non vedere, mentre si esercitano su rabbiose lotte agli sprechi.

Una di queste "storie fantastiche" sta avvenendo proprio in questi giorni. Dopo una procedura di qualche mese (dall’estate scorsa), oggi i 17 dirigenti dell’Ipi (Istituto per la promozione industriale) "inglobati" nel ministero dello Sviluppo economico hanno scelto le divisioni da dirigere, e in breve tempo formalizzeranno il contratto. Due di loro sono sprovvisti del titolo universitario, ma fa lo stesso: stanno con tutti gli altri. Il tutto si deve a un paio di paragrafi dell’ultima manovra estiva di Giulio Tremonti: quella che ha tagliato in modo lineare stipendi, spese ministeriali e degli organi costituzionali.

Dopo una sforbiciata generalizzata, il solito annuncio della soppressione di enti "inutili" (se ne parla da anni, ma qualcosa di "inutile" resta sempre), con tanto di lista allegata, 15 sigle. Appena qualche riga, che dispone di centinaia di lavoratori dimenticando tutte le norme che regolano l’ingresso nelle strutture pubbliche. "Il personale a tempo indeterminato attualmente in servizio presso i predetti enti è trasferito alle amministrazioni e agli enti rispettivamente individuati - si legge nella legge - e sono inquadrati sulla base di un'apposita tabella di corrispondenza approvata con decreto del ministro interessato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione".

Insomma, scomparse le sigle, i dipendenti sono stati trasferiti "sic et simpliciter" nell’organico di altre strutture, in barba anche all’economicità dell’operazione annunciata. [

Il bello (si fa per dire) è che l’Ipi era un’associazione di natura privatistica, iscritta alla Camera di Commercio, ma detenuta per il oltre il 90% dallo Stato e per il resto da Unioncamere. Di fatto era il frutto di una lunga serie di "mutazioni genetiche" prodotte dalla fine della Prima Repubblica. Dalle ceneri della vecchia Agensud (che però era di natura pubblica) con i suoi enti collegati nacquero altre entità, tra cui per l’appunto l’Ipi. Molte funzioni passarono al ministero dell’Industria, che utilizzò questi enti esterni (nel frattempo diventati giuridicamente privati) per attingere a nuove professionalità, rimaste escluse dagli organci della pubblica amministrazione per via dei blocchi delle varie Finanziarie.

Così l’Ipi diventò una sorta di "agenzia interinale" di Via Veneto, per governi di tutti i colori politici. Lì lavoravano parecchie figure "pescate" sul mercato. Mentre l’amministrazione pubblica "dimagriva" per effetto del pensionamento e del blocco del turn-over, continuava ad ingrassare questa area grigia, alimentata anche dalla longa manus della politica, abituata a distribuire posti e carriere anche nella Seconda Repubblica, senza il rispetto delle procedure pubbliche. Naturalmente nel trasferimento tra l’Ipi e il ministero dello Sviluppo c’è chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso. Alcuni funzionari, ad esempio, con quelle "tabelle di trasferimento" di cui parla la legge, hanno visto falcidiati i loro compensi. Sta di fatto, però, che tra i dirigenti i bene informati parlano di alcuni stipendi tra i 110mila e i 180mila euro annui. Molto di più di un dirigente laureato e assunto per concorso: certamente superiore a un direttore generale nel caso dei 185mila euro.

21 maggio 2011

 

 

 

 

Altro che ladro d'auto: Pisapia sventa un furto

PISAPIA

Giuliano Pisapia è arrivato in leggero ritardo all'appuntamento di questa mattina con i cittadini a Quinto Romano perché ha sventato un furto d'auto e una tentata rapina.

LA SUA PAGINA FACEBOOK:

ALTRO CHE BATMAN...

Il candidato sindaco del centrosinistra, che in un confronto tv era stato accusato dal sindaco uscente Letizia Moratti di essere stato amnistiato (e non assolto come in realtà) per un furto d'auto, mentre passava con l'auto in via Vincenzo Monti insieme al suo staff ha sentito una donna urlare e chiedere aiuto e si è precipitato con i suoi collaboratori.

Loro stessi hanno raccontato che vedendo la signora che tentava di far scendere un uomo da un'utilitaria inizialmente hanno pensato che si trattasse di una lite fra fidanzati. Poi hanno capito che l'uomo, un trentenne visibilmente alterato, le aveva preso la borsa, era salito in auto e cercava di sottrarle la vettura. Così lo hanno fatto scendere mentre arrivavano altre persone. L'uomo comunque è riuscito a divincolarsi e a scappare.

21 maggio 2011

 

 

 

Bersani, video-appello agli elettori: "Noi, governeremo per tutti"

Un invito agli elettori di centrosinistra a tornare alle urne per "non fermare il cambiamento" cominciato con il primo turno delle elezioni amministrative. A lanciarlo, in un videomessaggio diffuso in rete da Youdem, è il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. "Agli elettori diciamo: se governiamo noi, governeremo per tutti e non saremo faziosi. Il governo nazionale - ha affermato - non può preoccuparsi solo dei processi di Berlusconi, dei responsabili o delle nomine di nuovi sottosegretari, ma deve occuparsi dei problemi degli italiani, innanzitutto del lavoro. Dai territori, dalle città può risvegliarsi un vento nuovo. Una settimana ci separa dai ballottaggi: andiamo porta per porta, quartiere per quartiere, mercato per mercato a convincere tutti i nostri elettori a tornare a votare e rafforzare così il grande successo che abbiamo ottenuto al primo turno. Serve lo sforzo di tutti, torniamo alle urne e mobilitiamoci per non fermare il cambiamento".

21 maggio 2011

 

Grillo, un Gattopardo a 5 stelle

Attacca tutti per non cambiare nulla

di Claudio Fava | tutti gli articoli dell'autore

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Ci sono solo due politici in Italia, con un passato di brillanti intrattenitori (l’uno di piazze, l’altro di croceristi) che pensano di dover esercitare il mestiere della politica in perfetta, onnipotente solitudine, senza mai incrociare le parole e la faccia con un avversario: sono Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Dei quali non si ricorda, negli ultimi dieci anni, un solo pubblico confronto (tv, teatro, strada) con qualcuno che non la pensi come loro.

Ci sono stati solo due politici capaci di dire, senza tema di apparire ridicoli, "io non sono né di destra né di sinistra: io sono oltre". Uno era Charles De Gaulle (e forse qualche titolo lo aveva), l’altro è Beppe Grillo: sul suo blog, due giorni fa. E siccome le parole sono cosa seria, sempre sul blog, dopo averci comunicato che il suo movimento ha preso un consigliere a Bovolone e un seggio a Sala Baganza col 9,58%, Grillo spiega che lui ai ballottaggi non si schiera, tanto Moratti o Pisapia "sono la stessa cosa".

Per Grillo, laggiù a Napoli, anche De Magistris e Lettieri sono la stessa cosa: stesso fiato pesante, stesso programma, stessa metaforica munnizza: perché dunque sporcarsi le mani appoggiando il candidato del centrosinistra? "Di errori ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri", scriveva settimane fa Beppe Grillo, "uno dei più imbarazzanti è stato Luigi de Magistris".

Eppure me lo ricordo, Grillo, quando sbarcò a Bruxelles con De Magistris e Marco Travaglio, per regalarci una tirata contro l’Europarlamento con toni e argomenti da casalinga di Marsiglia (l’elettorato forte di Le Pen): basta con i fondi di Agenda 2000 che tanto vanno tutti alla mafia, basta con questo parlamento cimitero di elefanti, basta con questo chiacchiericcio inconcludente.

È un peccato. Non che Grillo non dia indicazioni di voto che tanto gli italiani sono stufi marci di chi li tratta come soldatini di piombo e ai ballottaggi spiega loro cosa dire, cosa fare, cosa pensare. È un peccato che Grillo si sia smarrito in questo delirio d’onnipotenza, unto anch’egli dal Signore, dalle piazze e da minime, presunte, scontate verità: tutti uguali i politici, tutti indegni, tutti vecchi.

Me lo sono sentito ripetere per trent’anni, in Sicilia, a ogni tornata elettorale quando in lista c’erano i notabili da centomila preferenze, quelli che piazzavano i famigli negli assessorati e facevano carte false per gli amici di Cosa Nostra, quelli che si mangiavano la politica e la vita degli altri senza nemmeno chiedere permesso, quelli che ti organizzavano cento varianti ai piani regolatori per i cento terreni degli amici che bisognava benedire. Quelli. E quando tu dicevi, avanti, proviamo a mandarli a casa, proviamo a riprenderci questa terra maledetta, proviamo a dire le cose che pensiamo, a trovarne uno onesto, a tenere la schiena dritta, proviamoci per una volta… ecco, ce n’erano tanti, come Grillo, che ti facevano una carezza in testa e ti spiegavano che tanto è tutta la stessa merda, la stessa pasta, lo stesso inciucio, destra e sinistra, Cuffaro e Borsellino, Pisapia e Moratti, De Magistris e Cosentino, e allora tanto vale turarsi il naso e stare dalla parte dei peggiori che almeno sono i più forti, sono furbi antichi e impuniti, e se promettono cose sfacciate poi le mantengono.

Io non lo so se Grillo pensi di essere davvero l’unico capace di buon senso. E non so nemmeno se le cose che dice su Pisapia le pensi davvero. Se fa parte dell’etica del suo movimento dare del "busone" a Vendola. Non lo so, non ancora, se questo signore c’è o ci fa. Ma ogni giorno che passa, ogni strepito suo che m’arriva, mi mette sempre più tristezza.

21 maggio 2011

 

 

 

"Ho paura di falce

e martello a Milano..."

di Ninni Andriolo | tutti gli articoli dell'autore

Berlusconi manigiunte e ruby

Cambia idea, ci rimette la faccia e si appropria dell’armamentario propagandistico del Carroccio. A quattro giorni dal voto flop di Milano Silvio rompe il silenzio e invade tv private e pubbliche. A reti unificate e in versione leghista avverte i milanesi che Pisapia vuol dire zingari e moschee; e centri sociali e bandiere rosse. E tasse, violenti che scorrazzano per la "Stalingrado d’Italia", e danni per le famiglie, per le imprese, per l’Expo e chi più ne ha più ne metta.

Moratti non recupera di una virgola nei sondaggi e i giorni passano con i ballottaggi alle porte? Berlusconi torna a giocarsi il tutto per tutto, dopo il via libera del Senatur per un recupero in zona Cesarini della candidatura di donna Letizia azzoppata dal voto "inaspettato" di Milano. Si punta a una manifestazione di piazza, con Silvio e Umberto insieme sul palco.

Tanto, come ha spiegato il leader leghista, "se si perde perde Silvio e se si vince è anche merito del Carroccio" Silvio-blitz in quasi tutti i canali tv: Italia Uno, Tg4, Tg5, Tg1, Tg2 e Gr1. Le promesse? "Meno tasse per tutti" a Milano e "meno immondizia subito" a Napoli.

Altro che par condicio. L’opposizione chiede che l’Agcom intervenga e quattro commissari denunciano che è stata calpestata "ogni minima regola di corretta informazione". Ma Silvio va avanti lo stesso. E mescola premiership con leadership azzurra. Tricolore, bandiera europea e simbolo Pdl per ogni set tv pro Cavaliere.

"Non consegneremo Milano agli estremisti", promette ai moderati che hanno disertato le urne e che vorrebbe trascinare al ballottaggio in nome della guerra santa contro l’occupazione comunista di Palazzo Marino. Spaventato dallo spettro della depressione che coglie l’elettorato di centrodestra alla prese con la candidatura Moratti, Silvio torna sulla ribalta.

Aveva promesso campo libero a donna Letizia, per consentirle di mettere in piazza i suoi programmi senza il clamore dei predellini antitoghe e delle manifestazioni Pdl sulle scalinate del Tribunale. Ma il Cavaliere, ieri, ha cambiato di nuovo programma.

"Chi dice che mi defilo? - ha chiesto - Io sono in campo ogni giorno come cittadino di Milano e come leader del Pdl". E giù a iniettare cardiotonico nelle vene azzurre. "I milanesi non hanno premiato il Pd o il cosiddetto Terzo polo - incalza - Il Pdl è il primo partito e l'alleanza con la Lega è l’unica in grado di dar vita a un esecutivo stabile". Tutti tranquilli, quindi: "il governo non ha alternative" e la maggioranza "è più coesa" e farà "le riforme".

Italia Uno consente al Cavaliere un lungo assolo in avvio di telegiornale. Berlusconi in primo piano dietro la scrivania, un fascio di luce per illuminarlo. Stessa inquadratura e simbolo Pdl anche su Tg1 e Tg5, che trasmettono più o meno la stessa intervista sulla Milano "islamica" di Pisapia, la "zingaropoli" per i rom liberi di costruirsi le baracche dove meglio credono. Mezz'ora dopo, poi, Silvio appare al Tg2. Il 60% dell'audience televisivo per un blitz che promette di non rimanere unico.

Ma il premier cambia registro rispetto al primo turno. Niente attacchi alle procure e alle toghe (unica eccezione per "quel magistrato d’assalto e giustizialista di De Magistris"). Pisapia il rosso viene preso di mira direttamente, agitando lo spettro delle "bandiere con la falce e martello" che "turbano" Silvio. Niente politica nazionale e niente vittimismo da processi. Berlusconi si affida alla missione disperata di colmare i 7 punti di svantaggio che separano Moratti da Pisapia. Ma mette le mani avanti: se i ballottaggi del 29 dovessero andar male, avverte, "assolutamente non ci sarebbe nessuna ripercussione sul governo".

LA SORPRESA? MENO TASSE

Un regime di fiscalità agevolata per Milano che potrebbe tradursi in un sistema di 'flat tax' o in una 'no tax area', una zona franca per attrarre in particolare le imprese e capitali esteri, fino anche all'ipotesi cara alle bandiere verdi di uno spostamento di alcuni ministeri al nord. La campagna elettorale per il ballottaggio meneghino è stata investita da questi rumor innescati dall'annuncio di una "sorpresa" per Milano da parte del ministro Calderoli.

Una "sorpresa" che, con il calendario alla mano, potrebbe essere svelata i primi giorni della prossima settimana in una conferenza stampa congiunta di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi decisi a rilanciare la candidatura di Letizia Moratti. Anche se nulla è stato ancora definito nei particolari e non sembra che siano state superate ancora tutte le perplessità legate in primis alla copertura finanziaria che Tremonti sarebbe chiamato a garantire, le prime indiscrezioni hanno immediatamente suscitato una levata di scudi dell'opposizione. Il leader di Sel, Nichi Vendola, boccia senza mezzi termini: "Ormai credo che la disperazione sia la cifra del relativismo del centrodestra".

Anche l'Udc è intervenuta: il deputato Pierluigi Mantini non si dice contrario "per principio a una flat tax che incentivi gli investimenti e attragga gli investitori esteri". Ma, precisa, "occorre approfondire bene la misura perché Milano non è Livigno e una zona franca per la finanza non esiste nelle principali piazze europee". "Se questa è la sorpresa annunciata per le elezioni - osserva ancora Mantini - Berlusconi non dovrà poi sorprendersi se gli elettori milanesi gli volteranno ancora la faccia, perché le tasse occorre diminuirle alle famiglie, alle imprese e ai lavoratori non ai finanzieri". "La tassazione delle rendite finanziare - conclude - è già inferiore alla media europea e non è trasformando Milano in un paradiso fiscale che Berlusconi e Bossi vinceranno il ballottaggio".

20 maggio 2011

 

Ministeri spostati al Nord

L'ira di Alemanno: tutte balle

alemanno

Decentramento dei ministeri, due a Milano e forse uno a Napoli. Umberto Bossi e Roberto Calderoli, rilanciano in piena campagna elettorale un vecchio tormentone del Carroccio.

E tanto basta a far ripartire la polemica, con le opposizioni che si ribellano. Ma non solo: a farsi sentire sono soprattutto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il governatore del Lazio, Renata Polverini.

"Porteremo due ministeri a Milano. Doveva arrivare la Lega - ha detto il senatur - perché questo sogno si realizzasse". A illustrare l'intero progetto dalle colonne della Padania, è il ministro della Semplificazione che spiega gli step del cosiddetto cambio di passo che la Lega ha chiesto al governo e di cui fanno parte anche, spiega, riforma del fisco e delle istituzioni, con la creazione del Senato federale.

Parole che arrivano all'indomani dell'annuncio, fatto dallo stesso Calderoli, di una "sorpresa" che Umberto Bossi e Silvio Berlusconi dovrebbero lanciare la settimana prossima, nel rush finale della campagna elettorale per i determinanti ballottaggi di Milano e Napoli.

Contro l'ipotesi di far traslocare i ministeri si schiera l'opposizione. L'Italia dei valori, con il presidente dei senatori Felice Belisario, parla di "maggioranza logora, senza idee, incapace di andare oltre la solita vecchia e vuota propaganda".

Ma l'altolà più forte arriva proprio da due rappresentanti romani della maggioranza. Il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, non ci gira attorno e parla di "balle" fatte per "speculazione elettorale" e assicura che sul punto il premier è d'accordo con lui.

"Possono fare tutti gli annunci e i lanci che vogliono ma - ha sottolineato - Roma è Capitale, secondo Costituzione, e i ministeri e tutte le agenzie che hanno sede a Roma non si spostano e non si possono spostare".

Critica anche la governatrice del Lazio, Renata Polverini, che parla di "proposta insensata". "La Lega - ha detto - insiste su un falso problema. Capisca piuttosto che in questo momento, anche alla luce dei risultati elettorali, non serve ed è solo dannosa questa politica di divisione del Paese".

21 maggio 2011

 

 

 

 

 

2011-05-20

"Ho paura di falce e martello a Milano"

Berlusconi manigiunte e ruby

"Io penso che a Milano ci sia la possibilità di una vittoria e stiamo lavorando per una vittoria". Berlusconi inizia la sua "marcia di occupazione" dei tg proprio dal suo amico Emilio Fede e cerca di ostentare ottimismo dopo la cocente sconfitta alle elezioni comunali di Milano.

"Tanti milanesi come me sono rimasti turbati dalla visione delle bandiere rosse con la falce e il martello dei centri sociali, che sono dilagate nelle piazze e nelle strade per festeggiare i risultati del primo turno". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, in un'intervista questa volta spostandosi al Tg di Italia Uno.

"Ho parlato a lungo con Letizia, mi sembra molto determinata a recuperare il risultato di Milano. Vuole parlare con i cittadini di Milano per spiegare tutte le cose che sono state fatte". Ha detto il presidente del consiglio, questa volta parlando ai microfoni del Gr1. Il premier ha annunciato così che verrà presentato presto l'elenco delle "100 cose fatte e delle 100 cose da fare" per Milano. "La Moratti vuole togliere l'ecopass - ha proseguito - mentre il suo avversario (in tutta l'intervista non fa mai il nome di Giuliano Pisapia ndr) - non solo lo vuole lasciare, ma addirittura lo vuole aumentare".

"Dobbiamo riconquistare il consenso e la fiducia dei moderati per non consegnare Milano alla sinistra che non è più sinistra perché condizionata dalle frange più estreme". È l'obiettivo del premier Silvio Berlusconi in vista del ballottaggio a Milano, che, al Tg4, ammette che al primo turno c'è stata "un'astensione dei moderati" che però "non hanno scelto il terzo Polo".

"A Napoli c'è un magistrato giustizialista che si presenta come il nuovo e invece rappresenta solo il vecchio". Dice poi spostando la sua attenzione sul capoluogo partenopeo. "Napoli - aggiunge - è stata bloccata da 18 anni di cattiva gestione politica. È una città che ha bisogno di voltare pagina. Solo Lettieri sarà capace di assicurare una stagione di crescita". Il premier assicura quindi un duplice impegno del candidato sindaco e della maggioranza e si sbilancia con le sue promesse: sia per la "raccolta differenziata dei rifiuti", che "entro un anno dovrà arrivare al 50%", sia per la "costruzione del termovalorizzatore". "Io - racconta - avevo risolto il problema dei rifiuti in 58 giorni...". E dopo che è successo...?

"Il vero risultato politico è che non ci sono alternative alla nostra maggioranza e al nostro governo governo, che rimane forte e con una maggioranza più coesa di prima; un governo che può andare avanti a governare e a fare le riforme che prima non potevamo fare" a causa della presenza di alcune componenti che lo impedivano, mentre "adesso, invece, siamo in grado di è in grado di portare lavorare per la riforma del fisco e per la riforma della giustizia, riforme indispensabili per la modernizzazione del nostro Paese".

"I moderati di Milano, infatti - ha detto ancora il premier - avrebbero potuto votare per il 'Terzo Polo' e invece hanno scelto il Pdl confermandolo come prima forza politica della città". Berlusconi ha quindi sottolineato il "risultato negativo" ottenuto dalla coalizione che fa capo a Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli.

LA SORPRESA? MENO TASSE

Un regime di fiscalità agevolata per Milano che potrebbe tradursi in un sistema di 'flat tax' o in una 'no tax area', una zona franca per attrarre in particolare le imprese e capitali esteri, fino anche all'ipotesi cara alle bandiere verdi di uno spostamento di alcuni ministeri al nord. La campagna elettorale per il ballottaggio meneghino è stata investita da questi rumor innescati dall'annuncio di una "sorpresa" per Milano da parte del ministro Calderoli.

Una "sorpresa" che, con il calendario alla mano, potrebbe essere svelata i primi giorni della prossima settimana in una conferenza stampa congiunta di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi decisi a rilanciare la candidatura di Letizia Moratti. Anche se nulla è stato ancora definito nei particolari e non sembra che siano state superate ancora tutte le perplessità legate in primis alla copertura finanziaria che Tremonti sarebbe chiamato a garantire, le prime indiscrezioni hanno immediatamente suscitato una levata di scudi dell'opposizione. Il leader di Sel, Nichi Vendola, boccia senza mezzi termini: "Ormai credo che la disperazione sia la cifra del relativismo del centrodestra".

Anche l'Udc è intervenuta: il deputato Pierluigi Mantini non si dice contrario "per principio a una flat tax che incentivi gli investimenti e attragga gli investitori esteri". Ma, precisa, "occorre approfondire bene la misura perché Milano non è Livigno e una zona franca per la finanza non esiste nelle principali piazze europee". "Se questa è la sorpresa annunciata per le elezioni - osserva ancora Mantini - Berlusconi non dovrà poi sorprendersi se gli elettori milanesi gli volteranno ancora la faccia, perché le tasse occorre diminuirle alle famiglie, alle imprese e ai lavoratori non ai finanzieri". "La tassazione delle rendite finanziare - conclude - è già inferiore alla media europea e non è trasformando Milano in un paradiso fiscale che Berlusconi e Bossi vinceranno il ballottaggio".

20 maggio 2011

 

 

Berlusconi lancia l'offensiva in tv

Calderoli: con Bossi preparano sorpresa a Milano

berlusconi nero

Silvio Berlusconi rompe il silenzio che dura ormai da giorni, dall'esito del voto amministrativo per il primo turno, e torna a parlare attraverso interviste ai Tg.

Nella giornata di oggi, secondo quanto si apprende, il premier dovrebbe infatti registrare una serie di interviste ai tg nazionali e a due reti lombarde. Figurano nell'elenco il Tg1, Tg5, Tg2 e Studio Aperto, più due reti locali della Lombardia. In forse un'intervista al gr radio. Probabile che le interviste non vadano in onda tutte nei tg di questa sera, ma potrebbero essere dilazionate.

Calderoli annuncia una grossa sorpresa della coppia Bossi-Berlusconi. "Non è con i comizi che si attirano i voti o meno. Posso solo dire che ci sarà la settimana prossima una grossa sorpresa che sarà presentata da Berlusconi e Bossi che cambiera modo di pensare dei milanesi e di coloro che sono andati a votare". Così il ministro per la Semplificazione, leader leghista.

20 maggio 2011

 

L'Agcom rimprovera la Rai, informi bene sui referendum

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L'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, rimprovera la Rai: informi a dovere sui referendum del 12 e 13 giugno. Anche nei programmi di approfondimento.

La Commissione Servizi e Prodotti dell'organismo di controllo ha di fatto accolto gli esposti presentati dai Comitati promotori dei quesiti referendari e dall'Idv sul nucleare e sul legittimo impedimento il 18 maggio scorso. L'Agcom ha monitorato i programmi tv e si è trovata costretta a invitare formalmente Viale Mazzini affinché nei 30 giorni prima della consultazione (30 giorni già iniziati) "assicuri una rilevante presenza degli argomenti oggetto di referendum nei programmi di approfondimento, come prescritto dalle norme attuative della legge n. 28/00".

E per la collocazione dei contenitori per i messaggi autogestiti gratuiti l'Autorità ha segnalato il problema alla commissione parlamentare di vigilanza che dovrà decidere.

19 maggio 2011

 

 

 

Bersani attacca: Berlusconi in tv come Bielorussia

bersani, senza giacca

"Non siamo in Bielorussia". Il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, ha commentato così l'invasione di Silvio Berlusconi in televisione che ha annunciato, in vista dei ballottaggi della prossima settimana, diverse interviste e, già oggi, è apparso in numerosi tg, da Tg4, a Tg1, da Studio Aperto al Gr1, ecc.

Prima di partecipare alla presentazione del suo libro alla libreria 'Ambasciatori' di Bologna, Bersani ha criticato la decisione del premier di esprimersi direttamente sui temi delle elezioni amministrative e di non lasciare così spazio ai candidati delle varie città.

Per questo ha commentato "non siamo in Bielorussia" riferendosi anche alla decisione dell'Agcom di riunirsi per discutere di questo tema soltanto mercoledì. Il Partito democratico sarà domani ad un presidio davanti alla sede di Roma dell'Agcom.

20 maggio 2011

 

 

Bersani attacca: Berlusconi in tv come Bielorussia

bersani, senza giacca

"Non siamo in Bielorussia". Il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, ha commentato così l'invasione di Silvio Berlusconi in televisione che ha annunciato, in vista dei ballottaggi della prossima settimana, diverse interviste e, già oggi, è apparso in numerosi tg, da Tg4, a Tg1, da Studio Aperto al Gr1, ecc.

Prima di partecipare alla presentazione del suo libro alla libreria 'Ambasciatori' di Bologna, Bersani ha criticato la decisione del premier di esprimersi direttamente sui temi delle elezioni amministrative e di non lasciare così spazio ai candidati delle varie città.

Per questo ha commentato "non siamo in Bielorussia" riferendosi anche alla decisione dell'Agcom di riunirsi per discutere di questo tema soltanto mercoledì. Il Partito democratico sarà domani ad un presidio davanti alla sede di Roma dell'Agcom.

20 maggio 2011

 

 

Di Pietro: "Ora tutti iniseme

per il match finale

di Maria Zegarelli | tutti gli articoli dell'autore

Di Pietro incazzato

La linea telefonica cade continuamente. "Sono in viaggio, dobbiamo espugnare anche Porto Empedocle. Stiamo lavorando per l’uno-due che metterà fine all’epoca del berlusconismo piduista".

Antonio Di Pietro è in campagna elettorale in Sicilia e tra un comizio e l’altro manda cannonate verso Palazzo Chigi. Assicura: "Siamo tutti pancia a terra, per il match finale. L’Idv è pronta a lavorare ad un’alleanza per l’alternativa di governo.

Potevamo fare come i Grillini, metterci in competizione con loro a Bologna, avremmo preso qualche voto, ma avrebbe vinto la Lega. Noi già da un anno abbiamo deciso di fare le formichine e lavorare per un governo di centrosinistra".

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20 maggio 2011

 

 

Chiudere l'era Silvio, il centrosinistra corre unito

di Laura Matteucci | tutti gli articoli dell'autore

berlusconi nero

"Abbiamo tra le mani un’occasione straordinaria. A Milano con Giuliano Pisapia come in tutta la Lombardia. Dobbiamo giocarci il tutto per tutto, fino in fondo, perché una svolta epocale non rischi di essere lasciata a metà".

Il Pd chiama alla mobilitazione, strada per strada in ogni città fino ai ballottaggi del 29 e 30, passando per appuntamenti già in calendario, come quello di domani dal titolo eloquente "Tutti per Milano" (volantinaggio a tappeto e punti informativi in città, per chiudere nel pomeriggio in piazza Scala, davanti a Palazzo Marino), e invitando ad attivarsi giorno dopo giorno per i prossimi otto. Maurizio Martina, segretario del Pd lombardo, è da lunedì che sorride.

Il centrosinistra stavolta se la gioca nelle province di Mantova e Pavia (qui è indietro ma con ottime possibilità di rimonta), e in alcuni comuni in cui non era competitivo da anni: Gallarate nel varesotto, dove si va al ballottaggio contro il Pdl con la Lega all’opposizione (e con il sindaco leghista di Varese Attilio Fontana, che ha già dichiarato che voterebbe Pd), Rho nel milanese, dove la guerra fratricida Pdl-Lega ha prodotto un ballottaggio Carroccio-centrosinistra, Desio, Cassano d’Adda, Pioltello.

Arcore, città simbolo dove la destra ha clamorosamente fallito, il Pd è il primo partito seguito dal Pdl e il centrosinistra va al ballottaggio con quasi 7 punti di vantaggio. E Milano, certo: il centro del nord, la partita che vale tutto. Ma Martina sa molto bene che non è ancora finita....

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20 maggio 2011

 

 

I guru di casa Letizia: dal neo pagano all'ex dj

di Laura Matteucci | tutti gli articoli dell'autore

letizia moratti primo piano 640

La sera delle elezioni ha ritardato il suo arrivo al comitato elettorale di un’oretta. Lo fa spesso, per carità: anche l’altro giorno, per giocare davanti alla stampa la parte di novella Stakanov a Palazzo Marino, la beneducata signora Moratti si è palesata con un’ora di ritardo su quella pattuita (troppo lavoro, 5 anni in 2 settimane, nemmeno il Cepu tenterebbe l’impresa).

Ma lunedì sera più che la maleducazione potè l’inattesa batosta: il sindaco, cui proprio quel giorno le urne avevano consegnato la data di scadenza, si sarebbe appartata per un bel pezzo con uno dei suoi consiglieri più fidati, uno che le gira intorno da anni e che avrebbe acquisito un’influenza crescente sia su di lei che sul di lei consorte, Gianmarco.

Un politologo, un analista, un esperto di comunicazione, uno psichiatra munito di ansiolitici, un amico di quelli da proverbio - cui chiedere sostegno nel momento del bisogno? Macchè. Un noto pranoterapeuta, tale Mario Azzoni, titolare tra Milano e Como dell’istituto di biopsicotronica (tranquilli, nessuno sa cosa sia), un signore 50enne né medico né psicologo....

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20 maggio 2011

 

Napoli, scontro tv

tra Lettieri e De Magistris

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Accuse reciproche, battute pungenti. Nel confronto organizzato da SkyTg24, i candidati a sindaco di Napoli si punzecchiano tra una priorità e l'altra. "Sei il candidato di Cosentino e Berlusconi", dice Luigi De Magistris. "Rappresenti la continuità con la Iervolino e Bassolino", replica Lettieri.

L'esponente del Pdl ricorda all'europarlamentare dell'Idv che "nella sua carriera di magistrato ha sperperato soldi pubblici per inchieste che non hanno portato a nulla". L'ex pm di Catanzaro ribatte accusando il suo avversario di "non essere un imprenditore, ma un 'prenditorè, perchè utilizza soldi pubblici per rilevare aziende e poi le fa chiudere".

Pur sottolineando le diversità con il voto di Milano, De Magistris si dice sicuro che una sua eventuale vittoria "avrà ricadute sulla tenuta del governo Berlusconi".

Le analogie "non sono troppe" tra il caso Milano e quello di Napoli, dice, ma certo è che se il centrodestra perderà a Milano e "perderà sicuramente a Napoli", sarà un "segno di sconfitta per Berlusconi". "A Milano è un vero e proprio scontro tra il centrodestra e il centrosinistra - ha spiegato de Magistris - a Napoli c'è, invece, un mood nuovo di fare politica, dal basso, c'è un movimento popolare". "A Napoli non c'è, come a Milano, un referendum pro o contro Berlusconi - ha aggiunto - se perde in entrambe le città, come perderà qui, è un segnale di sconfitta per lui".

IL NODO RIFIUTI

Responsabilità, necessità di un inceneritore nella zona est della città, tempi per portare a regime la raccolta differenziata porta a porta. Questi i temi sui quali emergono le diversità di vedute per la soluzione della crisi dei rifiuti a Napoli tra i due candidati che si affronteranno nel ballottaggio .

"In pochi mesi - assicura Luigi De Magistris, il candidato sostenuto da Idv e Fds - porteremo la differenziata al 60%, grazie al contributo dell'Asia, che sarà protagonista di questa operazione". Una promessa che, per il candidato del Pdl, Gianni Lettieri, "è impossibile da realizzare. Mi impegno a raggiungere il 50% in dieci mesi. Assicuro, inoltre, che non ci sarà più spazzatura per casa, una settimana dopo la mia elezione".

L'ex presidente dell'Unione Industriali di Napoli ribadisce che, in questo compito, sarà coadiuvato dall'ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, "che ha già risolto l'emergenza nel 2008 e che continuerà ad aiutarci".

Le principali divergenze tra i due candidati riguardano la questione dell'impiantistica. Per De Magistris "non è necessario un inceneritore nell'area est di Napoli". Lettieri non si esprime direttamente su questo punto, ma spiega che "sarà costruito un impianto di compostaggio per gestire la fase di transizione. In attesa che la differenziata aumenti, c'è già la disponibilità di un Paese europeo che accoglierà una parte dei rifiuti di Napoli".

Entrambi i candidati considerano ingiusta la tariffa sui rifiuti solidi urbani. Per Lettieri va eliminata fino a quando ci saranno i rifiuti per strada. De Magistris la considera una "tassa abnorme che va sostituita con una tariffa più equa. Chi dimostra di avere comportamenti virtuosi - chiarisce - deve pagare meno".

Il candidato del Pdl attribuisce alle precedenti amministrazioni comunali e regionali, guidate dal centrosinistra, la responsabilità della situazione che Napoli sta vivendo. Per il suo avversario, invece, le responsabilità vanno divise tra "l'attuale sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, l'ex presidente della Regione, Antonio Bassolino, l'attuale governatore, Stefano Caldoro, il presidente della Provincia, Luigi Cesaro e il premier Berlusconi che, insieme a Bertolaso, hanno preso in giro i napoletani".

Lettieri sostiene con forza di amare Napoli e si dice pronto a tutto per il rilancio della sua città, "anche a litigare con Berlusconi e i suoi ministri".

20 maggio 2011

 

 

2011-05-18

Bossi molla Silvio: "Il Pdl non mi tirerà a fondo"

bossisuimmi

"Certo non mi farò trascinare a fondo ma il fatto è che vinceremo al ballottaggio". Così il leader della Lega, Umberto Bossi, ai cronisti che chiedevano se il Carroccio ha intenzione di abbandonare il Pdl in caso di sconfitta della Moratti al ballottaggio a Milano.

"Non fatevi illusioni", risponde ai cronisti a Montecitorio che gli chiedono se una sconfitta ai ballottaggi a Milano potrà avere conseguenze sulla tenuta del governo. "Abbiamo perso, abbiamo perso, abbiamo sbagliato campagna elettorale" dice Umberto Bossi. E se il centrodestra dovesse perdere al secondo turno? "Non perdiamo - risponde - aspettiamo per vedere cosa succede". Poi aggiunge: "Non ho sentito Berlusconi". Una secca risposta con cui il Senatur smentisce la telefonata con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

In serata intorno alle 21 invece arriva la notizia di un colloquio telefonico - il primo post voto - tra i due leader: domani, giovedì, si vedono a Palazzo Chigi dopo il consiglio dei ministri.

Sono le prime parole del Senatur dopo due giorni di silenzio, all'indomani della pesante sconfitta delle elezioni amministrative, che ha visto il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia addirittura sorpassare Letizia Moratti, candidata dal Pdl e (controvoglia) dalla Lega.

Bossi ha riunito lo stato maggiore del Carroccio e ha promesso ai suoi una "resa dei conti" dopo i ballottaggi. Ma la base scalpita: "Berlusconi in pensione!".

Il quale premier ha passato la giornata di mercoledì rintanato nel suo privato Palazzo Grazioli a Roma. Dove incontra Angelino Alfano, Michela Vittoria Brambilla, Renato Brunetta, Claudio Scajola (non necessariamente in quest'ordine), mentre più d'uno ha notato l'assenza di Sandro Bondi, coordinatore del Pdl ed ex ministro dei beni culturali, dalla conferenza stampa in via dell'Umiltà.

Quanto al Terzo Polo, che almeno per ora dice di non apparentarsi con il centrodestra né con il centrosinistra, il capo del Carroccio dice di non aver dubbi: "Ha fatto un accordo con la sinistra".

18 maggio 2011

 

 

Lega sotto shock, da Salvini a Tosi: il Pdl ci fa perdere

bandiere lega nord 304

"Si è sbagliato e va chiesto scusa ai milanesi. Se la Moratti avesse parlato delle cose fatte e da fare, se tutti fossero venuti a votare i risultati sarebbero stati diversi. È stato un errore. Inoltre, Pisapia ha fatto benissimo il suo lavoro".

Detto questo, "di Pisapia non me ne può fregar di meno del passato. C'è il programma elettorale. Parliamo di quello". Lo ha detto Matteo Salvini della Lega, commentando i risultati delle Amministrative milanesi.

"Se prendiamo il programma a pag.27 leggiamo che a Milano Pisapia vuole costruire un grande centro di cultura islamica. Dove? Questo la Moratti doveva chiedere. Chi se ne frega - ha continuato Salvini - dove ha rubato il furgone. Pisapia, dove lo fai il centro? Cosa vuol dire che il problema dei rom va risolto con l'autocostruzione di case? Quanto alle entrate si privilegerà il prelievo e il consumo sulla città: che significa? Chi paga di più, perchè?".

La lega non è nata a destra e non morirà a destra. Con il pdl è un matrimonio di interesse", ha affermato Salvini, quanto alla sinistra "non è un interlocutore. ci sono dodici sinistre. un conto è quella di Chiamparino, altro è quella di Bassolino e Vendola".

Attacca anche Flavio Tosi. Per il sindaco di Verona l'erosione di voti patita nelle amministrative dalla Lega Nord, anche in Veneto, è stata "colpa del Pdl" e "dei bombardamenti sulla Libia". Tosi afferma che il Pdl "ci fa perdere quando non ci permette di restare sulle cose concrete, sui programmi, sui problemi della gente".

"In questa campagna elettorale - aggiunge - qualcuno ha parlato di questioni che non c'entrano nulla con le amministrative, usando toni marcati assolutamente fuori luogo". L'altro aspetto che per Tosi ha pesato sull'elettorato di centrodestra è la guerra in Libia: "Non i profughi - osserva - che i veneti stanno accogliendo con le generosità che li contraddistingue; semmai dei bombardamenti sulla Libia, che stanno costringendo la povera gente ad imbarcarsi. Ma quello non è un errore nostro bensì di Berlusconi e del Pdl".

Tosi mette in guardia "se il governo non torna a parlare dei problemi concreti saranno guai, perchè la gente non ne può più di baruffe". Il sindaco di Verona, tuttavia, non crede che sia a rischio l'intesa tra il Carroccio e il Pdl.

18 maggio 2011

 

 

I Responsabili 'minacciano' Napolitano

"Non faccia esternazioni prima dei ballottaggi"

Luciano Sardelli, responsabili

Chiedendo alle Camere di esprimersi sulla nuova maggioranza parlamentare all'indomani della nomina degli ultimi sottosegretari, il presidente della Repubblica "non ha dato l'idea di un governo stabile e legittimo. Il suo è stato un richiamo improvvido, tenendo anche conto che due mesi fa aveva firmato il decreto per il ministro Romano". Luciano Sardelli, capogruppo di Iniziativa responsabile, forza di maggioranza e ora anche di governo, critica Giorgio Napolitano. Con le sue parole, ragiona con la Dire, non ha certo aiutato il centrodestra alle urne: "Se uno dice o fa qualcosa che produce risultati, non vuol dire che l'ha fatto in malafede- spiega- io credo nella buonafede del presidente, ma una critica al risultato che la sua esternazione può produrre credo sia permesso, no?".

Un passo, quello del Colle, che Sardelli auspica non venga bissato in vista dei ballottaggi: "Avendo grande considerazione del presidente Napolitano, spero saprà guardarsene bene e che, almeno in questa seconda fase, faccia attenzione e eviti le esternazioni". Il Colle, per il capogruppo Responsabile, "qualche volta può pure sbagliare tempi e modi, non è infallibile, non è la verità della vita. Certo - osserva - se Napolitano pone dubbi sul governo qualcosa significa... o non significa niente? Ha posto un problema sulla legittimità e la forza del governo in campagna elettorale, lo poteva porre una settimana dopo, no? È lapalissiano: se dobbiamo coprirci di ipocrisia lo facciamo, ma non quello è il linguaggio dei Responsabili".

Intanto è stato fissato il dibattito in Parlamento sulla maggioranza di governo chiesto da Giorgio Napolitano dopo la nomina dei nuovi sottosegretari: si svolgerà alla Camera dopo i ballottaggi delle amministrative. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, secondo secondo quanto riferito dal presidente dei deputati del Pd Dario Franceschini.

18 maggio 2011

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Effetto voto, governo battuto 5 volte

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Quinta sconfitta per la maggioranza alla Camera. Il governo è stato battuto in aula su un ordine del giorno presentato da Italia dei Valori, relativo alla legge di ratifica della Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle bombe a grappole che è risultato approvato.

Questa mattina il centrodestra era già stato sconfitto quattro volte sulle mozioni relative alle carceri, con approvazione a sopresa dei documenti dei gruppi di opposizione (Pd, Idv e Fli) e bocciaturta del documento presentato dalla maggioranza, con parere favorevole del Governo. Fatali sono state le assenze nell'Aula di deputati del Pdl, dei membri del governo (c'erano solo una decina tra ministri e sottosegretari) e di alcuni deputati Responsabili.

Bersani commenta a calso il colpo subito dal governo: "Beh, in buona salute non sta...". Così risponde, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, uando gli viene chiesto se i voti di oggi che hanno visto l'esecutivo battuto su quattro mozioni sulle carceri siano scricchiolii dopo il voto delle amministrative.

I Responsabili "delusi" si sono fatti sentire. È tra le file del neogruppo nato a sostegno del governo Berlusconi che si registrano le assenze più evidenti che hanno portato il governo ad andare sotto nella prima votazione a Montecitorio dopo la pausa elettorale. Nel gruppo di Scilipoti&co. gli assenti sono stati ben 12 su 29, tra i quali spiccano Francesco Pionati e Maria Grazia Siliquini che attendono ancora una nomina da sottosegretario.

Ha pesato anche l'assenza di molti deputati della maggioranza, compresi ministri e sottosegretari, sull'esito delle quattro votazioni per le mozioni carcere in cui il centrodestra è stato battuto oggi alla Camera. In Aula al momento della prima votazione, sul testo di Futuro e libertà, c'erano 522 deputati: 264 hanno votato sì e 254 no, mentre quattro sono stati gli astenuti. Non hanno partecipato al voto, tra assenti e in missione, 40 deputati del Pdl, 7 della Lega Nord e 14 dei Responsabili.

Assenti anche il neoministro Saverio Romano e Arturo Iannacone, il neoconsigliere economico del premier, Massimo Calearo e poi tra i neofiti della maggioranza si segnalano assenti anche Luca Barbareschi e Italo Tanoni. Non hanno partecipato al voto - che si è concluso con 264 sì per la mozione firmata dal finiano Della Vedova, e 254 no, 4 astenuti tra i quali i Pdl Luigi Vitali e Marcello De Angelis - anche 16 deputati del Pdl, tra i quali il vicecapogruppo Massimo Corsaro e Nicola Cosentino, e 2 dell'Mpa. Assenti anche due deputati della Lega.

In tutti i casi l'opposizione è stata compatta al voto, riuscendo a bocciare una parte della mozione della maggioranza, oltre a far passare i loro testi nelle parti su cui il governo aveva reso parere contrario.

L'aula della Camera ha votato a favore della prima parte di una mozione presentata dal Pd sul tema carceri e che aveva avuto parere contrario dell'esecutivo.

L'esecutivo era già stato battuto alla Camera sulla mozione di Fli sulla situazione delle carceri. Si tratta del primo voto dopo la ripresa dei lavori parlamentari dopo le amministrative.

Il testo, su cui il governo aveva espresso parere contrario, è passato con 254 no e 264 sì.

Il testo della mozione impegna il governo "ad assumere iniziative volte ad adeguare, in vista dei prossimi provvedimenti finanziari, la spesa pro capite per detenuto, prevedendo, rispetto alla base del 2007, una riduzione non superiore a quella media relativa al comparto Ministeri".

Nella mozione si chiede poi l'impegno dell'esecutivo "a predisporre sul piano normativo un complesso di riforme - dalla depenalizzazione dei reati minori, a una più ampia e più certa accessibilità delle misure alternative alla detenzione, dalla definizione di parametri più accessibili per la conversione delle pene detentive in pene pecuniarie, ad una più severa limitazione del ricorso alla custodia cautelare in carcere - che avrebbero, nel complesso, un effetto strutturalmente deflattivo, concorrendo a migliorare le condizioni di detenzione e a rendere servibili quegli strumenti di trattamento che perseguono le finalità rieducative costituzionalmente connesse alla pena".

Infine si chiede di "implementare il 'piano carcerì attraverso il ricorso a forme di partecipazione privata ai programmi di edilizia penitenziaria, utilizzando quegli strumenti di mercato che, anche sul piano urbanistico, possono incentivare gli investitori privati a collaborare con lo Stato ad un progetto di riconversione del sistema e dei modelli di detenzione e di riqualificazione delle case circondariali e di reclusione non più utilizzabili per l'ospitalità dei detenuti".

 

Infine, è stata approvata una parte della mozione dell'idv su cui il governo aveva dato parere contrario.

"Oggi abbiamo avuto la prova provata che questa maggioranza non c`è più, è sfaldata. Dopo la clamorosa sconfitta delle amministrative, in aula il governo è andato sotto più volte". Lo ha affermato, in una nota, il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. "E` la dimostrazione che questo esecutivo non ha né i numeri in Parlamento, né il consenso nel Paese - ha aggiunto -. E` il momento di voltare pagina e dare la parola ai cittadini".

18 maggio 2011

 

 

 

Ballottaggi, Terzo Polo per ora non si schiera

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"Chiunque pensi di creare divisioni nel terzo Polo in vista dei ballottaggi e nei futuri mesi dell'attività parlamentare è meglio che cambi programma". Lo ha detto il presidente della Camera e leader di Fli, Gianfranco Fini, in una conferenza stampa con gli altri due esponenti del Terzo Polo, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli

BALLOTTAGGI

Il Terzo polo conferma che non farà alcun apparentamento con i candidati che sono arrivati al ballottaggio alle elezioni comunali di Napoli e di Milano. Lo hanno annunciato in conferenza stampa i due candidati sindaco del Terzo polo delle due città che si rinnoveranno il Comune fra 15 giorni, Manfredi Palmeri (Milano) e Raimondo Pasquino (Napoli). Incontrando i giornalisti assieme ai leader del Terzo polo, Gianfrano Fini, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli, sia Palmeri che Pasquino hanno spiegato che "non faremo alcun apparentamento nè vogliamo ruoli di sottogoverno. Il nostro programma resta la nostra stella polare", hanno aggiunto i due candidati sindaco.

MILANO

"Nè con gli uni nè con gli altri". Così Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, sintetizza l'orientamento del Terzo Polo al ballottaggio per le comunali di Milano. Buttiglione ha fatto questa battuta ai cronisti al termine di un incontro tra i leader di Udc, Fli e Api, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli con il candidato del Terzo Polo a Milano, Manfredi Palmeri. Alla riunione hanno partecipato anche i coordinatori nazionali e regionali dei tre partiti.

NAPOLI

Non si schiererà né con Gianni Lettieri né con Luigi de Magistris il Terzo polo nei ballottaggi per le comunali a Napoli. È quanto è emerso dalla riunione che si è svolta questa mattina a Montecitorio tra i vertici nazionali di Udc, Fli e Api con i dirigenti locali e il candidato sindaco Raimondo Pasquino. Bocche cucite dei tre leader Gianfranco Fini, Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini che annunceranno ufficialmente la posizione del nuovo polo al secondo turno nel pomeriggio ma è il coordinatore regionale centrista Ciriaco De Mita a spiegare l'orientamento: "Perché ci dovremo schierare? È come se mi chiedesse di cambiare nome. Noi abbiamo già detto chi siamo".

18 maggio 2011

 

 

Tg1: proteste a Milano

Zaccaria, Pd: "E' la nuova strategia"

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Il Tg1 stasera, mercoledì, se n'è uscito con un servizio sui centri sociali a Milano che protestano sui tetti e creano disordini. La tesi neanche troppo sottintesa: attenti ai centri sociali. Roberto Zaccaria del Pd l'ha notato: "È scandaloso, Berlusconi non parla ma ci pensa direttamente il Tg1 a dettare la linea per i ballottaggi. Tutta l'apertura del telegiornale è stata centrata sulla ricostruzione di una tesi politica: il ritorno dell'estremismo di sinistra a Milano, a Napoli con servizi spudoratamente confezionati per dimostrare questa tesi".

L'ex presidente Rai riserva uno sguardo molto attento alla prima rete della tv pubblica e al tg guidato dal direttorissimo fedelissimo del premier. "Nella prima fase della campagna elettorale - aggiunge Zaccaria - il Tg1 si era limitato a presentare una cassa di risonanza molto amplificata delle esternazioni di Berlusconi. Adesso la strategia cambia e il Tg1 scende direttamente in campo. Sulla base dei dati oggettivi domani valuteremo se ci sono estremi per presentare un nuovo esposto ad Agcom". Intanto si può dedurre quale sarà la strategia: amplificare ogni disordine sociale per mettere i moderati – soprattutto milanesi – in allarme. E magari allontanarli da Pisapia, oltre che da De Magistris.

Va da sé che il Pdl si inalbera alla reazione di Zaccaria. Se ne incarica Vincenzo Fasano: "Ci risiamo. È bastato un risultato elettorale positivo a Milano per fare alzare la cresta dell'arroganza ai soliti noti del centrosinistra in servizio permanente effettivo contro il Tg1. Pretendono ancora di dettare la scaletta a Minzolini e alla sua redazione con argomentazioni totalmente false e giornalisticamente infondate". Dunque ora la sinistra "detta" l'agenda del telegiornale della prima rete pubblica? Ma il direttorissimo ha la schiena dritta, non si fa influenzare certo da quelli di sinistra e affini.

18 maggio 2011

 

 

 

Dopo voto, governo battuto 4 volte alla Camera

La "vendetta" dei Responsabili

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Il governo è stato battuto per quattro volte di seguito nell'Aula della Camera sulle votazioni sulle mozioni sulla situazione nelle carceri. Fatali sono state le assenze nell'Aula di deputati del Pdl, dei membri del governo (c'erano solo una decina tra ministri e sottosegretari) e di alcuni deputati Responsabili.

Bersani commenta a calso il colpo subito dal governo: "Beh, in buona salute non sta...". Così risponde, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, uando gli viene chiesto se i voti di oggi che hanno visto l'esecutivo battuto su quattro mozioni sulle carceri siano scricchiolii dopo il voto delle amministrative.

I Responsabili "delusi" si sono fatti sentire. È tra le file del neogruppo nato a sostegno del governo Berlusconi che si registrano le assenze più evidenti che hanno portato il governo ad andare sotto nella prima votazione a Montecitorio dopo la pausa elettorale. Nel gruppo di Scilipoti&co. gli assenti sono stati ben 12 su 29, tra i quali spiccano Francesco Pionati e Maria Grazia Siliquini che attendono ancora una nomina da sottosegretario.

Ha pesato anche l'assenza di molti deputati della maggioranza, compresi ministri e sottosegretari, sull'esito delle quattro votazioni per le mozioni carcere in cui il centrodestra è stato battuto oggi alla Camera. In Aula al momento della prima votazione, sul testo di Futuro e libertà, c'erano 522 deputati: 264 hanno votato sì e 254 no, mentre quattro sono stati gli astenuti. Non hanno partecipato al voto, tra assenti e in missione, 40 deputati del Pdl, 7 della Lega Nord e 14 dei Responsabili.

Assenti anche il neoministro Saverio Romano e Arturo Iannacone, il neoconsigliere economico del premier, Massimo Calearo e poi tra i neofiti della maggioranza si segnalano assenti anche Luca Barbareschi e Italo Tanoni. Non hanno partecipato al voto - che si è concluso con 264 sì per la mozione firmata dal finiano Della Vedova, e 254 no, 4 astenuti tra i quali i Pdl Luigi Vitali e Marcello De Angelis - anche 16 deputati del Pdl, tra i quali il vicecapogruppo Massimo Corsaro e Nicola Cosentino, e 2 dell'Mpa. Assenti anche due deputati della Lega.

In tutti i casi l'opposizione è stata compatta al voto, riuscendo a bocciare una parte della mozione della maggioranza, oltre a far passare i loro testi nelle parti su cui il governo aveva reso parere contrario.

L'aula della Camera ha votato a favore della prima parte di una mozione presentata dal Pd sul tema carceri e che aveva avuto parere contrario dell'esecutivo.

L'esecutivo era già stato battuto alla Camera sulla mozione di Fli sulla situazione delle carceri. Si tratta del primo voto dopo la ripresa dei lavori parlamentari dopo le amministrative.

Il testo, su cui il governo aveva espresso parere contrario, è passato con 254 no e 264 sì.

Il testo della mozione impegna il governo "ad assumere iniziative volte ad adeguare, in vista dei prossimi provvedimenti finanziari, la spesa pro capite per detenuto, prevedendo, rispetto alla base del 2007, una riduzione non superiore a quella media relativa al comparto Ministeri".

Nella mozione si chiede poi l'impegno dell'esecutivo "a predisporre sul piano normativo un complesso di riforme - dalla depenalizzazione dei reati minori, a una più ampia e più certa accessibilità delle misure alternative alla detenzione, dalla definizione di parametri più accessibili per la conversione delle pene detentive in pene pecuniarie, ad una più severa limitazione del ricorso alla custodia cautelare in carcere - che avrebbero, nel complesso, un effetto strutturalmente deflattivo, concorrendo a migliorare le condizioni di detenzione e a rendere servibili quegli strumenti di trattamento che perseguono le finalità rieducative costituzionalmente connesse alla pena".

Infine si chiede di "implementare il 'piano carcerì attraverso il ricorso a forme di partecipazione privata ai programmi di edilizia penitenziaria, utilizzando quegli strumenti di mercato che, anche sul piano urbanistico, possono incentivare gli investitori privati a collaborare con lo Stato ad un progetto di riconversione del sistema e dei modelli di detenzione e di riqualificazione delle case circondariali e di reclusione non più utilizzabili per l'ospitalità dei detenuti".

 

Infine, è stata approvata una parte della mozione dell'idv su cui il governo aveva dato parere contrario.

"Oggi abbiamo avuto la prova provata che questa maggioranza non c`è più, è sfaldata. Dopo la clamorosa sconfitta delle amministrative, in aula il governo è andato sotto più volte". Lo ha affermato, in una nota, il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. "E` la dimostrazione che questo esecutivo non ha né i numeri in Parlamento, né il consenso nel Paese - ha aggiunto -. E` il momento di voltare pagina e dare la parola ai cittadini".

18 maggio 2011

 

 

Ballottaggi, Terzo Polo per ora non si schiera

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MILANO

"Nè con gli uni nè con gli altri". Così Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, sintetizza l'orientamento del Terzo Polo al ballottaggio per le comunali di Milano. Buttiglione ha fatto questa battuta ai cronisti al termine di un incontro tra i leader di Udc, Fli e Api, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli con il candidato del Terzo Polo a Milano, Manfredi Palmeri. Alla riunione hanno partecipato anche i coordinatori nazionali e regionali dei tre partiti. Alle 16 Casini, Fini e Rutelli terranno una conferenza stampa per annunicare le decisioni prese.

 

NAPOLI

Il Terzo polo, che oggi ha riunito i vertici locali insieme ai leader Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli, annuncerà le sue decisioni in merito ai ballottaggi in una conferenza stampa prevista per le 16 di oggi, ed alla quale parteciperanno gli stessi tre leader.

"Abbiamo fatto una prima consultazione con i napoletani", ha detto Francesco Rutelli uscendo dalla riunione, "e alle 13,30 vedremo i milanesi". Poi, ha aggiunto sempre Rutelli, "vi annunceremo le nostre decisioni nella conferenza stampa di questo pomeriggio".

Incontri dai quali dovranno scaturire le decisioni su quali dei candidati dei due schieramenti eventualmente appoggiare nella corsa di fine maggio.

Non si schiererà né con Gianni Lettieri né con Luigi de Magistris il Terzo polo nei ballottaggi per le comunali a Napoli. È quanto è emerso dalla riunione che si è svolta questa mattina a Montecitorio tra i vertici nazionali di Udc, Fli e Api con i dirigenti locali e il candidato sindaco Raimondo Pasquino. Bocche cucite dei tre leader Gianfranco Fini, Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini che annunceranno ufficialmente la posizione del nuovo polo al secondo turno nel pomeriggio ma è il coordinatore regionale centrista Ciriaco De Mita a spiegare l'orientamento: "Perché ci dovremo schierare? È come se mi chiedesse di cambiare nome. Noi abbiamo già detto chi siamo".

18 maggio 2011

 

 

Anatomia di una vittoria, da Nord a Sud crollo Pdl

Cresce il Pd, la Lega arretra. Male Casini

di Roberto Brunelli | tutti gli articoli dell'autore

letizia moratti pisapia combo

Non parlano la lingua di Arcore, i numeri. Stanno lì, e nella loro sintetica brutalità vanno presi per quel che sono: una specie di mutazione genetica dell’Italia, consumatasi in meno di due anni. Una piccola rivoluzione copernicana, che riserva molte sorprese, soprattutto nel campo del centrodestra, ma anche a sinistra.

Certo, ci sono gli undici sindaci del centrosinistra eletti al primo turno (tra questi Torino e Bologna), c’è il "boom Pisapia", c’è quel 28,63% del Pd a Milano, pericolosamente vicino al 28,74% del Popolo delle libertà, c’è il 34,5% conquistato sempre dal Partito democratico nella capitale sabauda ed il 38,27% di Bologna.

Ma la vera notizia, aggregando i risultati su base nazionale, è una sola: lo sconfitto numero uno della consultazione è il Pdl.

Seguendo le analisi dell’Istituto Cattaneo di Bologna elaborate a urne ancora "calde" e sui dati definitivi, il quadro è limpido: mentre il centrodestra nel suo complesso raccoglie 885 mila voti, perdendo 56 mila voti rispetto alle comunali del 2006, il Pdl da solo sacrifica sul terreno 164 mila voti in confronti a quelli guadagnati da Forza Italia e An nelle precedenti consultazioni municipali.

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18 maggio 2011

 

 

Bersani: "Pdl, scoppola micidiale. Abbiamo vinto"

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Ecco le parole di Pier Luigi Bersani, segretario nazionale del Pd, al termine dei lavori del Coordinamento nazionale per commentare i risultati elettorali. La conferenza stampa era nella sede del Pd in via Sant'Andrea delle Fratte a Roma.

Da domani campagna per i referendum

"Aspettiamo i ballottaggi, dico subito che ci sarà una direzione del Pd fra ballottaggi e referendum. Partiremo già da domani con una campagna per il referendum, manifesti, manifestazioni pubbliche, materiali in distribuzione nei nostri circoli, perché crediamo che l'appuntamento referendario possa essere una tappa ulteriore del processo di cambiamento. Abbiamo alle spalle un'esperienza, l'unione, che non è stata tutta positiva, anche se per qualche scelta di governo andrà rivalutata".

Chiamparino entra nel coordinamento Pd

"Chiamparino entra nel coordinamento nazionale del Pd".

Ballottaggi, 28 candidati Pd su 35

A giornalisti che, dopo gli exploit di Pisapia e De Magistris, vedono "il Pd ostaggio degli estremismi" Bersani risponde: "In 35 città dove andiamo al ballottaggio, in 28 di queste c'è un candidato del Pd", dice il segretario democratico. "Voglio un Pd che cresca servendo, mettendosi cioè al servizio di un centrosinistra largo, aperto, capace di rivolgersi alle forze moderate e civiche, capace di prendersi il compito di costruire l'alternativa sui temi che interessano ai cittadini"

Messaggino a Tremonti: la sua politica ha un prezzo

"Vorrei mandare un messaggino a Tremonti: è la politica economica e sociale che alla lunga ha fatto pagare un prezzo".

Napoli, facciamo vincere De Magistris

"A Napoli ci sono stati problemi serissimi e dobbiamo avviare un lavoro di ricostruzione ma ora la questione è oltre: non dobbiamo consegnare Napoli alla destra e perciò lavoriamo per ricomporre il centrosinistra che renda vincente De Magistris". Dopo che nel capoluogo campano Morcone è stato battuto ed è fuori dal ballottaggio ora "dobbiamo trovare una chiave per ricomporre il centrosinistra".

Juventus, gaffe per le agenzie. Ma Berlinguer...

Le agenzie parlano di gaffe. Tifa Juventus anche Veltroni. Tifava bianconero Berlinguer.

Saremo giocatore nuovo, metà Bettega e metà Del Piero

"Il Pd deve essere un giocatore di tipo nuovo, a metà tra Del Piero e Bettega". Cioè un po' fantasista e un po' goleador. I Democratici giocheranno a tutto campo, "continuando a rivolgersi a moderati e progressisti, per verificare un'alleanza di governo" fondata sulle cose da fare. "Tocca a noi del Pd: dobbiamo un po' preparare il campo e un po' fare il centravanti", ribadisce Bersani, tifoso della Juve. Ovvero "fare un po' da punta e un po' da centrocampo, ma non da soli".

Io ci sono, ma alle elezioni prima il progetto, poi il candidato

Pier Luigi Bersani è pronto a guidare il centrosinistra alle prossime elezioni? "Io ci sono, ma non esiste che mi metto davanti al progetto. Prima di tutto viene il progetto, le riforme, la coalizione, si discute e si decide assieme. Chi mi conosce sa che dico sul serio, non così per dire".

Lega, o sta nel governo o all'opposizione

"Il Pd è alternativo alla Lega, io lancio una sfida al Carroccio", dice Bersani. "Non intendo far passare liscio un punto di base e cioè che non puoi raccontare che vuoi la sicurezza e poi fai il processo breve, che vuoi il federalismo e metti le tasse, che non vuoi i missili e poi gli baci anche la mano" a Gheddafi. Secondo Bersani, o la Lega "sta al governo o sta all'opposizione. Noi insisteremo perché non vogliamo che il nord sia preso in giro. Il nord ha avuto per primo la crisi ed ha ricevuto risposte oniriche, non reali". Il governo gli ha risposto con "delle fanfalucche. Noi batteremo su questo chiodo tutti i santi giorni".

Alternativi alla Lega, ma non spocchiosi

"Noi siamo alternativi alla Lega soprattutto in termini di regressione culturale, ma detto questo non siamo mai stati spocchiosi". L'occasione nasce dalla dichiarazione del sindaco di Varese Fontana che ha detto di votare per il candidato del Pd al ballottaggio. "La Lega è una formazione popolare e rappresentativa e noi la prendiamo di lì. A volte c'è un grandissimo contrasto con loro, ma combattiamo sullo stesso terreno che non mi sembra quello del miliardario. Questo è il messaggio, per cui non mi stupisco che Fontana dica che vota per il Pd".

Lega berlusconiana a Roma, leghista a casa

"Questa botta che prende il Pdl non solo non viene compensata dalla Lega ma la Lega va nettamente in difficoltà". "È successo - ha aggiunto - qualcosa di eclatante. Mi pare che confermi in modo netto quello che noi abbiamo detto in termini di sfida alla Lega. Dov'è la Lega di una volta? Questa Lega berlusconiana a Roma e leghista a casa dove va? I piedi in due scarpe oltre un certo limite non si possono tenere".

Se qualcuno ha perso, qualcuno ha vinto: noi

"Ieri io non sorridevo per rispetto al loro dolore, ma visto che oggi dicono che pareggiano, rido e rido di gusto". "Leggendo oggi un po' di commenti, si vede che il Pd non gode di una grandissima stampa, immagino che sia forse per colpa mia. Sui giornali sembra che ci siano dei perdenti, ma non dei vincitori. È curioso. Noi diciamo che se c'è un perdente, c'è un vincitore ed è il centrosinista e il Pd".

Pdl, scoppola micidiale

"Il Pdl prende una scoppola micidiale. Una botta che non solo non viene compensata dalla Lega, ma vede la stessa Lega andare in difficoltà, nettamente in difficoltà e arretra in luoghi significativi in tutto il nord".

Governo: o discute problemi del paese o va a casa

Se i ballottaggi confermeranno la tendenza del primo turno "noi ribadiremo l'esigenza di rivolgersi immediatamente ai problemi del paese. Siamo pronti a discutere con le nostre proposte. Se il governo e la maggioranza non fossero in condizioni di farlo, sarà meglio che vadano a casa, ma quello che chiediamo noi è di discutere dei problemi del paese". "Io ho detto che al 2013 secondo me non ci si arriva. Non penso che così possa durare molto".

Questo vento non calerà

"Questo vento non calerà". Lo assicura Pier Luigi Bersani in conferenza stampa dopo il voto alle amministrative. "Non so come reagiranno il Pdl e Berlusconi, ma questa linea estremista, oltranzista, divagante rispetto ai problemi del paese, è per loro perdente. Noi ne terremo un'altra e quando toccherà a noi governeremo per tutti. Noi nemici non ne abbiamo".

Governo Berlusconi-Scilipoti-Bossi

"Adesso più che una crisi di governo sembra annunciarsi un governo Berlusconi-Scilipoti-Bossi, il consolidamento di una maggioranza defunta. Ma se ammetteranno che non c'è una maggioranza non c'è altra strada che le elezioni anche se noi siamo pronti a ragionare di soluzioni che mettano in moto la situazione".

Terzo polo: possibile convergenza per ballottaggi

Sul Terzo polo: "ha ottenuto risultati alterni facendo una campagna elettorale prevalentemente in polemica con il centrodestra e quindi io mi rivolgo ancora a loro perché penso che ai ballottaggi sia possibile trovare una convergenza e voglio fare presente che l'estremismo è nel centrodestra".

17 maggio 2011

 

 

"Io sarei un’anatra zoppa?

Bufala della destra disperata"

di Maria Grazia Gerina | tutti gli articoli dell'autore

Massimo Zedda

I l vento del Nord, lo chiama Bersani. Ma certo soffia forte anche dalla Sardegna. DaOlbia, dove il candidato di Berlusconi è stato sconfitto la primo turno. A Cagliari, l'altra storica roccaforte del centrodestra, dove il trentacinquenne di SeL Massimo Zedda, capello sbarazzino alla Tom Cruise e curriculum da "ultimo pargolo del Pci-Pds-Ds", ha mandato al ballottaggio, superandolo, il suo avversario Massimo Fantola, sostenuto da una alleanza che aveva messo dentro tutto, persino l'Udc. E ora "rischia" di diventare il primo sindaco di centrosinistra dal dopoguerra.

"I sardi vogliono cambiare, questo vento è un avviso di sfratto per Cappellacci e Berlusconi, che perde non solo nella sua città, a Milano, ma anche in quella che ha voluto far passare per la "sua isola, mentre è solo l'isola delle sue vacanze", rilancia Zedda, il Pisapia di Cagliari, che la notte elettorale è passato a festeggiare il primo round con il segretario regionale Lai e con l'ex governatore Soru, nella sede del Pd, prima di correre tra i suoi spin doctor di SeL, Circolo Sergio Atzeni, tutti rigorosamente under 30.

I suoi avversari dicono già che se i cagliaritani sceglieranno lei si ritroveranno con un'anatra zoppa, perché i partiti che sostengono Fantola hanno comunque preso più del 50%.

Se c'è una anatra che esce zoppa da questi risultati elettorali è il centrodestra, alle prese con un tutti contro tutti e una maggioranza che si sta spaccando. Fantola non cavalchi argomenti che non stanno in piedi. Ci sono sentenze che parlano chiaro. Io sono avanti a lui in termini di voti. Mentre la somma dei voti di lista non raggiunge la metà degli elettori. Quindi, ora, ci confronteremo sui programmi e sulle idee. E se i cittadini voteranno per noi, come spero, scatterà il premiodi maggioranza. E poi occorre verificare se il50%lo superano anche in termini assoluti. In ogni caso la battaglia sulle liste finisce con il primo turno: al ballottaggio ci sono solodue nomi, due candidati, due programmi.

Molti elettori di centrodestra l'hanno già preferita al suo avversario. Che cosa hanno voluto dire i cagliaritani?

"Che c'è tanta stanchezza per le solite facce e tanta voglia di cambiare, di affidarsi a una speranza".

Bersani ha parlato di vento del Nord. E sulla Sardegna che vento tira?

"I cicloni avvengono quando si scontrano correnti opposte: per spazzare via il governo i venti devono provenire da Nord da sud e dalle isole. E in Sardegna il vento soffia forte. Il fatto che il governo non abbia fatto nulla per le persone e per il paese qui si avverte in maniera ancora più drammatica: chiudonole imprese, perdiamo posti di lavoro, il tasso di disoccupazione giovanile è al 54%. Dov'è la Sardegna che sorride raccontata da Cappellacci e da Berlusconi Non c'è. Molti hanno voluto mandare questo messaggio chiaro a livello regionale e nazionale".

Una rivincita dopo la sconfitta alle Regionali del 2009?

"Sì, certo. Il voto di queste amministrative è un avviso di sfratto per Cappellacci prima e per Berlusconi poi, che perde anche in quella che ha voluto far passare per la "sua" isola, mentre è solo l'isola delle sue vacanze dove il centrodestra non è stato in grado di ottenere le risorse che il governo "deve" alla Sardegna, come l’addizionale Irpef e Iva. La Sardegna ha anticipato fasi che poi hannoavuto esito su scala nazionale, anzi è statoun laboratorio. Penso al dopo '94: Occhetto con la "gioiosa macchina da guerra" aveva perso, ma in Sardegna con la candidatura Palomba sostenuta anche dai popolari, anticipammo l'Ulivo del '96".

E adesso quali sono gli elementi del laboratorio sardo?

"Se tutti quelli che ho incontrato in questacampagna elettorale, sindacati, associazioni di impresa, commercianti, artigiani, giovani e anziani mi hanno chiesto dialogo e porte aperte vuol dire che il blocco è lì: la mancanza di discussione sulle scelte allontana le persone".

Ma in termini di formule politiche?

"Non è con le formule aritmetiche che si coinvolge la gente".

E l'età del candidato quanto conta?

"Il problema non sono le persone avanti con l'età quanto quelli che sono diventati vecchi nel fare politica.

18 maggio 2011

 

 

 

Tutte le preferenze: l'anti-Minetti

la cognata e il supergiovane...

di ce.bu. | tutti gli articoli dell'autore

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IL FLOP DI SILVIO

Il più clamoroso flop personale è quello di Silvio Berlusconi, candidatosi capolista a Milano, e 'scelto' da 27.972 milanesi. Un tracollo rispetto alle 53mila preferenze che aveva raccolto cinque anni fa. Il premier è stato comunque il candidato più votato nel capoluogo meneghino.

BOERI PIU' VOTATO A SINISTRA

Alle sue spalle Stefano Boeri (Pd), che aveva sfidato, perdendo, Giuliano Pisapia alle primarie, a cui sono andati 12.861 voti personali. Segue Matteo Salvini (Lega Nord) con 8913 voti, poi il vice sindaco Riccardo De Corato con 5786 voti. Tra le altre liste a sostegno di Pisapia, 2293 consensi per Basilio Rizzo (Sinistra per Pisapia), 1866 per Marco Cappato (Radicali), 2352 per Enrico Fedrighini dei Verdi.

IL 'SUPERGIOVANE' DI ELIO E LA COGNATA DEL SINDACO

Buona affermazione per il candidato 'supergiovane' Mangoni, animatore del gruppo musicale Elio e le Storie Tese che ha superato le 1000 preferenze. Per Milly Moratti (candidata con la lista omonima in appoggio al centrosinistra), moglie del presidente dell'Inter Massimo Moratti e cognata del sindaco, 1678 voti che non bastano però per sedere ancora in consiglio.

LA ANTI-MINETTI CAVALCA IL TERZO POLO

Vero e proprio exploit per la ex pidiellina Sara Giudice che aveva pesantemente polemizzato con la consigliere regionale del suo partito Minetti per il suo coinvolgimento negli scandali sessuali di Berlusconi. Per lei, confluita nel frattempo nel 'terzo polo', oltre mille preferenze e la palma di più votata del suo schieramento, dati che però non le bastano a farsi eleggere.

BOLOGNA, VA MALE PER CINZIA

A Bologna flop per Cinzia Cracchi, la donna che è costata la poltrona di sindaco di Bologna a Flavio Delbono: la lista che l'ha candidata si è fermata sullo 0,21%. Sogno infranto per Salvatore Scalzo, il più giovane candidato alla poltrona di sindaco in un capoluogo di Regione a Catanzaro, battuto dal candidato di centrodestra Michele Traversa.

MOGLIE, MARITO E POCA AUTOSTIMA

Ma spulciando le liste nel resto d'Italia di curiosità ne emergono tante. In Abruzzo, a Pietraferrazzana ha vinto Pierino Liberatore, lista "Legalità, onestà e trasparenza", con il 78,25 per cento dei consensi. Vita facile per lui, visto che altri due candidati sindaco, Miccoli e D'Amelio, a capo di due liste civiche, hanno ottenuto zero voti. Quando si dice l'autostima... Nel chiuso del seggio hanno preferito tracciare la croce sul nome di qualche avversario o, più probabile, alle urne non sono neanche andati. A Casacanditella, sempre in Abruzzo, si sono fronteggiati, per la conquista della fascia tricolore, marito, Erminio Giuseppe D'Angelo, e moglie, Ada Canali. Il verdetto in favore del primo è stato impietoso: 705 voti contro i 38 della consorte.

FASCIOCOMUNISTI VANNO IN BIANCO...

È riuscito ad evitare il ballottaggio Giovanni Di Giorgi, sindaco di Latina eletto al primo turno, con il 50,9% dei voti, contro il candidato del centrosinistra Claudio Moscardelli, fermo al 35,5%. Le operazioni di spoglio dei voti sono andate avanti fino all'alba decretando poi la vittoria del candidato del Pdl che è riuscito sul filo ad evitare il ballottaggio con 40.076 preferenze rispetto alle 27.929 di Moscardelli. Le elezioni amministrative di Latina, nonostante il record di 13 candidati a sindaco, hanno segnato il flop delle liste civiche, compresa quella scaturita dall'esperimento "fasciocomunista" dello scrittore pontino Antonio Pennacchi che, pur non candidandosi, ha dato il dato il proprio nome a una lista di Futuro e libertà. Il candidato sindaco della lista Pennacchi per Latina-Fli, Filippo Cosignani, si è fermato infatti all'1,06%, con soli 831 voti.

17 maggio 2011

 

 

 

Bossi molla Silvio: "Il Pdl non mi tirerà a fondo"

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"Certo non mi farò trascinare a fondo ma il fatto è che vinceremo al ballottaggio". Così il leader della Lega, Umberto Bossi, ai cronisti che chiedevano se il Carroccio ha intenzione di abbandonare il Pdl in caso di sconfitta della Moratti al ballottaggio a Milano.

"Non fatevi illusioni", risponde ai cronisti a Montecitorio che gli chiedono se una sconfitta ai ballottaggi a Milano potrà avere conseguenze sulla tenuta del governo. "Abbiamo perso, abbiamo perso, abbiamo sbagliato campagna elettorale" dice Umberto Bossi. E se il centrodestra dovesse perdere al secondo turno? "Non perdiamo - risponde - aspettiamo per vedere cosa succede". Poi aggiunge: "Non ho sentito Berlusconi". Una secca risposta con cui il Senatur smentisce la telefonata con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Sono le prime parole del Senatur dopo due giorni di silenzio, all'indomani della pesante sconfitta delle elezioni amministrative, che ha visto il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia addirittura sorpassare Letizia Moratti, candidata dal Pdl e (controvoglia) dalla Lega.

Bossi ha riunito lo stato maggiore del Carroccio e ha promesso ai suoi una "resa dei conti" dopo i ballottaggi. Ma la base scalpita: "Berlusconi in pensione!".

18 maggio 2011

 

 

Bossi "irritato". Rabbia a Radio Padania

bossi microfono

Il leader della Lega Nord Umberto Bossi è arrivato nella sede federale di via Bellerio, a Milano, ed è entrato direttamente in auto nel cortile, per salire nel suo ufficio. Bossi si è limitato a fare un cenno con la mano ai cronisti che lo attendevano in strada e non si è fermato a parlare.

Bossi "irritato" e "stupito". Virgolettando i suoi umori le agenzie battono la notizia citando "fonti qualificate della Lega nord", e dunque voci interne che descrivono con i due aggettivi lo stato d'animo del segretario del Carroccio di fronte alle prime proiezioni delle elezioni amministrative.

Bossi di pessimo umore soprattutto per i dati sulle comunali di Milano, dove Pisapia è nettamente in vantaggio sul sindaco uscente, Letizia Moratti, e dove la Lega perde circa 4 punti percentuali rispetto alle ultime regionali del 2010. Lo stato maggiore del Carroccio attende l'esito del voto nel quartier generale di via Bellerio a Milano. Fino alle otto di sera nessuno si è però presentato nella saletta allestita per la stampa a commentare i risultati parziali della tornata elettorale.

Clima teso tra gli elettori padani: la Radio che fa riferimento al movimento di Umberto Bossi ieri sera ha chiuso i battenti per motivi elettorali. "Il forum di Radio Padania è momentaneamente chiuso", è la scritta che campeggia sul sito della Radio leghista. Mentre oggi il malumore leghista è palpabile.

Terrore per il ballottaggio

Durante il filo diretto di Radio Padania Libera con gli ascoltatori, prevalgono da un lato la delusione per il risultato registrato al primo turno delle amministrative milanesi e un vero e proprio "terrore" che il ballottaggio possa confermare la preferenza del capoluogo lombardo a Giuliano Pisapia. "È stato bruttissimo - ha detto un'ascoltatrice, lo vivo come un lutto, sto male fisicamente". La stessa donna non crede che al ballottaggio si possa determinare un cambiamento: "ormai è perso", ha detto. "Sono disperata ma ottimista - ha invece fatto sapere una seconda -, ma bisogna che la Lega dica qualcosa a proposito di quello che sta arrivando". Sono molti quelli che chiedono di tornare a parlare dei problemi dei cittadini condannando talvolta implicitamente, altre esplicitamente il piano di contenuti sviluppati da Silvio Berlusconi.

Calderoli su Milano: "Non me l'aspettavo"

In tarda serata Calderoli confessa il suo stupore su Milano: "Non me l'aspettavo". Bossi? "Non è amareggiato – ha risposto ai cronisti - si è riservato di commentare i risultati e lo farà probabilmente domani, perchè allo stato dell'arte non siamo in grado di dire chi ha vinto e chi ha perso". Quando gli viene chiesto se il premier ha sbagliato estremizzando i toni, il ministro della semplificazione replica: "Stare a pensare agli errori rischia di far perdere il ballottaggio, non siamo ancora stati sconfitti".

17 maggio 2011

 

 

Lega sotto shock, da Salvini a Tosi: il Pdl ci fa perdere

bandiere lega nord 304

"Si è sbagliato e va chiesto scusa ai milanesi. Se la Moratti avesse parlato delle cose fatte e da fare, se tutti fossero venuti a votare i risultati sarebbero stati diversi. È stato un errore. Inoltre, Pisapia ha fatto benissimo il suo lavoro".

Detto questo, "di Pisapia non me ne può fregar di meno del passato. C'è il programma elettorale. Parliamo di quello". Lo ha detto Matteo Salvini della Lega, commentando i risultati delle Amministrative milanesi.

"Se prendiamo il programma a pag.27 leggiamo che a Milano Pisapia vuole costruire un grande centro di cultura islamica. Dove? Questo la Moratti doveva chiedere. Chi se ne frega - ha continuato Salvini - dove ha rubato il furgone. Pisapia, dove lo fai il centro? Cosa vuol dire che il problema dei rom va risolto con l'autocostruzione di case? Quanto alle entrate si privilegerà il prelievo e il consumo sulla città: che significa? Chi paga di più, perchè?".

La lega non è nata a destra e non morirà a destra. Con il pdl è un matrimonio di interesse", ha affermato Salvini, quanto alla sinistra "non è un interlocutore. ci sono dodici sinistre. un conto è quella di Chiamparino, altro è quella di Bassolino e Vendola".

Attacca anche Flavio Tosi. Per il sindaco di Verona l'erosione di voti patita nelle amministrative dalla Lega Nord, anche in Veneto, è stata "colpa del Pdl" e "dei bombardamenti sulla Libia". Tosi afferma che il Pdl "ci fa perdere quando non ci permette di restare sulle cose concrete, sui programmi, sui problemi della gente".

"In questa campagna elettorale - aggiunge - qualcuno ha parlato di questioni che non c'entrano nulla con le amministrative, usando toni marcati assolutamente fuori luogo". L'altro aspetto che per Tosi ha pesato sull'elettorato di centrodestra è la guerra in Libia: "Non i profughi - osserva - che i veneti stanno accogliendo con le generosità che li contraddistingue; semmai dei bombardamenti sulla Libia, che stanno costringendo la povera gente ad imbarcarsi. Ma quello non è un errore nostro bensì di Berlusconi e del Pdl".

Tosi mette in guardia "se il governo non torna a parlare dei problemi concreti saranno guai, perchè la gente non ne può più di baruffe". Il sindaco di Verona, tuttavia, non crede che sia a rischio l'intesa tra il Carroccio e il Pdl.

18 maggio 2011

Vedi tutti gli articoli della sezione "Italia"

 

 

Bossi punta su Tremonti: se cade Milano via Silvio di A. Carugati

di Andrea carugati | tutti gli articoli dell'autore

bossisuimmi

Tremonti dopo Berlusconi. Cambiare inquilino a palazzo Chigi per salvare la legislatura e soprattutto la coalizione col Pdl. Al secondo di giorno di silenzio stampa dopo il flop elettorale, Umberto Bossi riunisce ancora una volta i colonnelli nella sede leghista di via Bellerio e cerca di limitare i danni.

Il day after, quando ormai i dati delle elezioni sono certi, è ancor più nero del precedente. La botta di Gallarate, dove Bossi e Maroni avevano investito tutta la loro potenza di fuoco in campagna elettorale, fa malissimo: Giovanna Bianchi Clerici è fuori dal ballottaggio, e pure il sindaco di Varese Attilio Fontana è costretto al secondo turno. Insomma, non è solo la crisi del Pdl a Milano a far perdere il Carroccio. Che, rispetto al 2010, cala in tutto il Nord: -3 a Torino, -6 a Pavia, -3 a Mantova dove correva un candidato leghista, -5 persino nella roccaforte di Treviso.

La Lega paga dazio anche in piccole roccaforti sparse la Lombardia, come Brebbia e Caronno Pertusella nel Varesotto, Costa Volpino nel Bergamasco, Codogno nel Lodigiano, San Giovanni Bianco e Sant’Omobono Imagna nella Val Brembana, dove il centrosinistra espugna i municipi. [

La parola d’ordine è tenere duro fino ai ballottaggi....

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18 maggio 2011

 

 

 

 

 

 

2011-05-17

Milano punisce Silvio. E lui convoca vertice

amministrative 2011 berlusconi sconfitto 640

Preferenze dimezzate rispetto al 2006 per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alle elezioni per il comune di Milano. Secondo i dati definitivi riportati dal sito del Comune, Berlusconi, capolista Pdl, ha raccolto 27.972 voti, poco più della metà rispetto alle 53.297 di cinque anni fa. Lo stesso premier aveva indicato in 53.000 preferenze l'obiettivo minimo da raggiungere. Considerando che il Pdl ha raccolto 171mila voti, Berlusconi ha avuto la preferenza del 16,3% degli elettori del proprio partito. Nel 2006, con 194mila voti per Forza Italia, Berlusconi aveva catturato il 27,3% delle preferenze disponibili. Berlusconi rimane comunque il candidato più votato tra tutti quelli che si sono presentati. Alle sue spalle Stefano Boeri (Pd), che aveva sfidato, perdendo, Giuliano Pisapia alle primarie, a cui sono andati 12.861 voti personali. Segue Matteo Salvini (Lega Nord) con 8913 voti, poi il vice sindaco Riccardo De Corato con 5786 voti. Tra le altre liste a sostegno di Pisapia, 2293 consensi per Basilio Rizzo (Sinistra per Pisapia), 1866 per Marco Cappato (Radicali), 2352 per Enrico Fedrighini dei Verdi, 1678 per Milly Moratti (lista omonima), moglie del presidente dell'Inter Massimo Moratti e cognata del sindaco. Nel Nuovo Polo per Milano (Manfredi Palmeri) la 'transfugà del Pdl Sara Giudice ha raccolto 1028 voti.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, atteso a breve a Roma per impegni istituzionali a Palazzo Chigi, avrebbe in programma di riunire nella sua residenza a via del Plebiscito lo stato maggiore del partito, per un'analisi del voto amministrativo. A quanto si apprende da fonti parlamentari di maggioranza, il vertice dovrebbe tenersi

alle 19.

17 maggio 2011

 

 

La stampa estera: un fragoroso schiaffo

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Primi commenti della stampa internazionale sulle elezioni amministrative in Italia. I quotidiani che riportano la notizia del voto puntano tutti sulla sconfitta di Silvio Berlusconi e di Letizia Moratti, la sua candidata sindaco a Milano.

"Elezioni municipali: grosso schiaffo per silvio Berlusconi a Milano", è il titolo del francese Libération. "Venuto in soccorso del sindaco uscente di Milano, Letizia Moratti, Silvio Berlusconi ha subito ieri un serio rovescio nella sua città natale, che è anche il suo collegio elettorale politico, al primo turno delle elezioni amministrative", spiega il quotidiano, che ricorda come il primo ministro italiano si sia "impegnato personalmente".

"Milano bastona Berlusconi alle municipali", è invece il titolo dello spagnolo El Pais. "Il centrosinistra conferma il suo feudo a Torino e Bologna, ma diventa la terza forza a Napoli", sottolinea il quotidiano alludendo al successo personale del candidato dell'Italia dei Valori, l'ex magistrato Luigi De Magistris.

Per il britannico The independent, "Berlusconi fallisce il test elettorale di Milano". "Il primo ministro Silvio Berlusconi è andato incontro a un'umiliazione politica nella sua città di Milano, dopo avere visto il candidato del centrosinistra scavalcare il suo candidato del centrodestra", commenta il quotidiano.

"Italia: il candidato di Berlusconi insegue nella corsa a Milano", scrive invece il New York times, ricordando il "fragoroso schiaffo" subito ieri da Letizia Moratti, sindaco uscente e candidata di Berlusconi alla guida della città. Coa

17 maggio 2011

 

 

 

Berlusconi flop: per salvarsi pensa al voto

di Ninni Andriolo | tutti gli articoli dell'autore

berlusconi nero

"Non ci sono dubbi, il governo è a rischio....". Gli umori dei fedelissimi riflettono la "via crucis" del Cavaliere che segue lo spoglio delle schede da villa San Martino, prima di cenare con Massimiliano Allegri, l’allenatore del Milan e dello scudetto. "Vinceremo i ballottaggi", assicurano da Arcore. Ma dietro la sicurezza dell’ufficialità trapela lo scoramento di chi sa che "il risultato è ormai compromesso". A Milano servirebbe "un miracolo" per "raddrizzare la situazione". L’esperienza della campagna elettorale dimostra, però, che "la presa" di Silvio non è quella di un tempo. "Milano è una sorpresa - rivela Denis Verdini - Avevamo un'altra aspettativa...".

Berlusconi "non se lo aspettava proprio il risultato deludente della Moratti", rivelano i fedelissimi. E ieri è apparso ai suoi "amareggiato", addirittura "infuriato". Sicuro di superare le 50mila e oltre preferenze, a metà scrutinio era fermo a 13700. La prima indicazione del premier ai suoi è stata quella di sviare l’attenzione da Milano per orientarla "verso le città e le province dove è andata meglio". Ad aver puntato tutte le carte sulla partita milanese è stato Berlusconi, in realtà. È stato Silvio a "politicizzare" le amministrative e a scendere in campo "a testa bassa" per portare a casa due risultati in uno: "il sindaco e il rilancio dell’azione di governo".

Ma il responso del 15 maggio è segnato dal passo falso di Letizia Moratti.

CONTROPIEDE

Silvio che "ci ha messo la faccia" cerca una via d’uscita e prende tempo. Sperando che la Lega non si smarchi e che non sbuchi fuori lo spettro del governo tecnico a guida Tremonti. Il Cavaliere proverà ad esorcizzarlo giocando in contropiede per guadagnare le urne? "Aspettiamo i ballottaggi..", temporeggiano dai dintorni di Arcore. I fedelissimi, che non escludono le elezioni anticipate, sono gli stessi che ammettano che "la politicizzazione delle amministrative non ha pagato". Si è smarrita per strada, in poche parole, la certezza del Cavaliere che scende in campo, sbaraglia l’avversario e vince solo contro tutti. "Di fronte alla debolezza della Moratti Silvio è stato costretto a muoversi in prima persona giocando all’attacco", spiegano. E gettano la croce addosso a donna Letizia. Che sconta "quel deficit di popolarità che già si conosceva" e che porta sulle spalle la responsabilità unica della figuraccia di Milano.

LO SCONTRO NEL PDL

Secondo Mariastella Gelmini, ad esempio, il sindaco ha sbagliato perché ha comunicato poco i risultati raggiunti dalla sua amministrazione. L’errore del Cavaliere, secondo i fedelissimi, è stato quello di "non aver avuto la forza di sostituire Moratti con un candidato diverso". Uno come Maurizio Lupi, ad esempio, "avrebbe vinto a mani basse". Bacchetta magica ormai spuntata, quella di Berlusconi? "No - si rassicurano i suoi - se Silvio dovesse tirare la volata a se stesso vincerebbe alla grande". Senza contare, poi, che potrebbe "fare un passo indietro, passare la mano a un delfino, farlo vincere e ritagliarsi un ruolo diverso".

Ragionamenti che rimarranno sotto traccia di qui ai ballottaggi. La strategia elettorale dei prossimi quindici giorni potrebbe essere diversa da quella voluta da Berlusconi in vista del primo turno: meno peso alla battaglia politica nazionale e maggiore rilievo ai temi locali. Il premier che mette da parte l’attacco ai pm e lascia la scena ai candidati Pdl: questa la scelta delle per evitare che una possibile sconfitta della Moratti investa in pieno un Cavaliere azzoppato dal primo turno. E che dovrà fare i conti con lo scontro che si riacutizza dentro il Pdl. "Doveva essere il partito della gente, della nostra gente - accusa Claudio Scajola - Ma nei mesi scorsi non lo è stato". Berlusconi è avvisato. "Se non si intesta un nuovo predellino e corre al voto - avverte uno degli uomini del premier - Rischia l’accerchiamento"

17 maggio 2011

 

 

Pisapia beffa Silvio. Bologna subito a Merola

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SPECIALE ELEZIONI: RISULTATI COMUNALI

-Milano (CLICCA PER I DATI)

Si va verso ballottaggio: Pisapia sorpassa Moratti

-Napoli (CLICCA PER I DATI)

De Magistris supera Morcone, al ballottaggio sinistra unita

-Bologna (CLICCA PER I DATI)

Merola sulla soglia del 50%, a un passo da Palazzo d'Accursio

-Torino (CLICCA PER I DATI)

Vittoria larga di Fassino: sarò sindaco di tutti.

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SPECIALE ELEZIONI: RISULTATI PROVINCIALI

LUCCA | TREVISO | RAVENNA | AREZZO

 

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Milano è la porta d'accesso al potere berlusconiano. Dopo il primo turno delle elezioni comunali, e la sorpresa di Giuliano Pisapia che va al ballottaggio con più consensi di Letizia Moratti, quella porta non è più blindata.

Non è stata aperta, ma da oggi è socchiusa e qualche chiavistello ha ceduto. È la sorpresa maggiore di questo primo turno elettorale che ha chiamato alle urne quasi 13 milioni di elettori ma con i riflettori accessi su quattro Comuni capoluogo come Torino, Milano, Bologna, Napoli.

Il primo a essere sorpreso è stato lo stesso Pisapia. Un attimo, perché subito dopo si è detto certo che al ballottaggio la fiducia dei milanesi raccolta oggi "aumenterà e porterà il consenso a oltre quel 51% che serve per cambiare Milano". Il ballottaggio era il traguardo importante su cui puntava e ha sintetizzato questo risultato ricordando che i suoi avversari lo consideravano "prima impossibile, poi improbabile, ora altamente probabile".

Il sindaco uscente Letizia Moratti non ha commentato ancora le proiezioni. Lo ha fatto il presidente della Lombardia. Non senza una punta di malizia, Formigoni ha lapalissianamente sintetizzato: l'unico dato certo è il ballottaggio. Errori della Moratti? Forse errori di "comunicazione", ha chiosato Formigoni. Poche battute per far trasparire la delusione e qualcosa di più per il risultato.

Il quadro politico uscito dalle urne del primo turno alle comunali è un'immagine nitida: si vede per certo un cedimento del centrodestra nei grandi centri del Nord, dove l'affluenza alle urne è stata addirittura superiore rispetto ad altre aree.

Il Pd esprime il solo candidato di Bologna, perché Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli incarnano altre anime della sinistra. E in queste due città la parola decisiva spetta al Terzo Polo. A Bologna sono i grillini, con un sorprendente 10%, ad aver fatto traballare fino alla fine Merola.

La mappa delle 11 province al voto è ancora tutta da disegnare. Prima del voto, il centrosinistra governava in 7 e il centrodestra in 4 province. Al momento, è sicuro che in tre province si va al ballottaggio, mentre centrodestra e centrosinistra hanno conquistato 2 province ciascuno.

Per altre quattro amministrazioni provinciali i dati dello scrutinio sono ancora troppo esigui per attribuire vittorie e sconfitte. L'unico punto fermo e forte nelle grandi città è la vittoria di Piero Fassino a Torino. Col passare delle ore le proiezioni hanno confermato la scelta netta dei torinesi che hanno premiato il progetto "Gran Torino" con oltre il 57% dei voti.

Per il resto ogni scelta è rinviata a domenica 29 maggio. Da qui ad allora i riflettori sono puntati su Milano. Per Moratti la via è tutta in salita. Il Terzo Polo, come ha preannunciato Casini, lascerà a Milano libertà di voto con il che lasciando capire che

 

 

Grillo festeggia sul blog

"Non ci aggreghiamo con nessuno"

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"Signori abbiamo messo in crisi, come era d'altronde l'intento, questa politica ormai fumosa, finita, che non dice più niente". Beppe Grillo, dalle pagine del suo blog, festeggia il risultato delle amministrative, che ha registrato un exploit del Movimento 5 Stelle a Bologna, come a Milano e Torino. "Noi non siamo nè a destra, nè a sinistra, siamo già andati oltre!", sottolinea Grillo. Che aggiunge: "Abbiamo bypassato questi partiti morti, non siamo il terzo polo di nessuno, Casini, Fini, Rutelli, questi fantasmi...".

Ecco il testo integrale del suo messaggio di commento alle elezioni amministrative, i cui risultati sono stati diffusi ieri.

"Siamo a Parigi Montmartre, Jean Claude, Jean Pierre si chiamano tutti così, siamo con il meet up di Parigi, ragazzi splendidi, hanno organizzato un convegno ieri sera sull’acqua pubblica che qua hanno resa pubblica dopo anni di impero della Veolia, è venuta la Vicesindaco di Parigi a parlare, una ragazza splendida, abbiamo fatto un’intervista che manderemo in onda. Da Parigi sembra tutto così un po’ offuscato, devo debuttare in teatro stasera, però stavo leggendo un po’ di cose, abbiamo fatto una roba… Sto leggendo due commenti e il più normale è: "Ahhhhh!!!", è una roba incredibile. Signori abbiamo messo in crisi, come era d’altronde l’intento, questa politica ormai fumosa, finita, che non dice più niente. Voglio rivolgermi e ringraziare chi ci ha dato il voto, vi ringrazio con il cuore, ma non pensate di averci delegato a fare qualcosa, vi siete autodelegati, vi siete dati il voto, avete messo uno di voi, un cittadino dentro il Comune, quindi adesso dovete lavorare in nero perché non vi paghiamo, quindi tutto in nero, è bellissimo, per fare progetti da mettere dentro il vostro Comune, avete un cittadino che è dentro, che ha due funzioni: quella di essere un terminale di un social network dei cittadini fuori e della Rete, che fa la sentinella, fa il disinfettante, mette fuori tutti i documenti pubblici, saranno veramente pubblici sulla Rete e conseguentemente sarà anche un terminale della Rete, un punto della Rete dove voi dovete progettare, voi, il taxista, il medico, il vigile, il cittadino normale darà delle indicazioni su come sarà la mobilità, come dovrebbe essere la sanità… sulle cose che vi riguardano. Quindi abbiamo bypassato questi partiti morti, non siamo il terzo polo di nessuno, Casini, Fini, Rutelli, questi fantasmi… non ci aggreghiamo con nessuno, destra e sinistra sono la stessa cosa, che facciano Pisapia o Moratti sindaco, faranno sempre l’Expo e milioni di metri cubi di cemento, che ci sia Fassino, che è un dipendente di De Benedetti, sicuramente vorrà fare la Tav e fare degli inceneritori, quindi fanno finta di bisticciare poi sulle scelte sono identici, sul cemento, sul conflitto di interessi, sulla legge elettorale che non hanno detto niente che è una porcata vergognosa, sullo scudo fiscale. Adesso nasce un nuovo scenario, ma vi voglio dare due dati perché è straordinario, quasi il 10% a Bologna, il 10% a Ravenna, il 15% a Rimini, il 5% a Torino, l’8% a Savona, ma ci sono delle cose meravigliose, Bovolone! Abbiamo un consigliere a Bovolone, abbiamo un seggio a Sala Baganza con il 9,58, abbiamo un ballottaggio a Rimini, siamo all’11,5 %, Savona il 9, Siena siamo al 3,6. A Varese, siamo entrati con un consigliere, a Varese della Lega che è venuto il fotografo dell’Ansa e ha fatto la foto della piazza vuota, poi si è riempita ovviamente, ma lui ha mandato le foto della piazza vuota. In Veneto sono felice per gli amici veneti perché sono veramente straordinari, mi duole e abbraccio con forza i napoletani e i salernitani, il più bel gruppo d’Europa, sono meravigliosi, non ce l’abbiamo fatta, ma lì lo capiamo, sappiamo il perché, ex amici e Rete che non c’è, voto di scambio, è molto più difficile. Una cosa importante è che se andiamo a vedere quanto abbiamo speso a voto, sarà 50 centesimi, sempre campagne da cifre enormi, 300/400 anche mille euro, di soldi che ci avete dato voi, quindi siete gli unici al mondo, siete i votanti paganti e è una cosa straordinaria togliere i soldi alla politica, perché se togli i soldi alla politica diventa veramente gioiosa, brillante, appassionante e onesta. vi abbraccio veramente e noi non siamo né a destra, né a sinistra, siamo già andati oltre!". Beppe Grillo

17 maggio 2011

 

 

Bossi "irritato" e "stupito"

Rabbia su Radio Padania

bossi microfono

Il leader della Lega Nord Umberto Bossi è arrivato nella sede federale di via Bellerio, a Milano, ed è entrato direttamente in auto nel cortile, per salire nel suo ufficio. Bossi si è limitato a fare un cenno con la mano ai cronisti che lo attendevano in strada e non si è fermato a parlare.

Bossi "irritato" e "stupito". Virgolettando i suoi umori le agenzie battono la notizia citando "fonti qualificate della Lega nord", e dunque voci interne che descrivono con i due aggettivi lo stato d'animo del segretario del Carroccio di fronte alle prime proiezioni delle elezioni amministrative.

Bossi di pessimo umore soprattutto per i dati sulle comunali di Milano, dove Pisapia è nettamente in vantaggio sul sindaco uscente, Letizia Moratti, e dove la Lega perde circa 4 punti percentuali rispetto alle ultime regionali del 2010. Lo stato maggiore del Carroccio attende l'esito del voto nel quartier generale di via Bellerio a Milano. Fino alle otto di sera nessuno si è però presentato nella saletta allestita per la stampa a commentare i risultati parziali della tornata elettorale.

Clima teso tra gli elettori padani: la Radio che fa riferimento al movimento di Umberto Bossi ieri sera ha chiuso i battenti per motivi elettorali. "Il forum di Radio Padania è momentaneamente chiuso", è la scritta che campeggia sul sito della Radio leghista. Mentre oggi il malumore leghista è palpabile.

Terrore per il ballottaggio

Durante il filo diretto di Radio Padania Libera con gli ascoltatori, prevalgono da un lato la delusione per il risultato registrato al primo turno delle amministrative milanesi e un vero e proprio "terrore" che il ballottaggio possa confermare la preferenza del capoluogo lombardo a Giuliano Pisapia. "È stato bruttissimo - ha detto un'ascoltatrice, lo vivo come un lutto, sto male fisicamente". La stessa donna non crede che al ballottaggio si possa determinare un cambiamento: "ormai è perso", ha detto. "Sono disperata ma ottimista - ha invece fatto sapere una seconda -, ma bisogna che la Lega dica qualcosa a proposito di quello che sta arrivando". Sono molti quelli che chiedono di tornare a parlare dei problemi dei cittadini condannando talvolta implicitamente, altre esplicitamente il piano di contenuti sviluppati da Silvio Berlusconi.

Calderoli su Milano: "Non me l'aspettavo"

In tarda serata Calderoli confessa il suo stupore su Milano: "Non me l'aspettavo". Bossi? "Non è amareggiato – ha risposto ai cronisti - si è riservato di commentare i risultati e lo farà probabilmente domani, perchè allo stato dell'arte non siamo in grado di dire chi ha vinto e chi ha perso". Quando gli viene chiesto se il premier ha sbagliato estremizzando i toni, il ministro della semplificazione replica: "Stare a pensare agli errori rischia di far perdere il ballottaggio, non siamo ancora stati sconfitti".

17 maggio 2011

 

 

Nucleare, la Sardegna dice no

Affluenza record al referendum

nucleare 2

Enorme affluenza e quorum raggiunto. Per il referendum consultivo regionale sul nucleare in Sardegna ha votato, alle ore 11, il 49,61% degli aventi diritto. Grande affluenza in provincia di Cagliari, dove si è recato alle urne questa mattina il 50,95% degli elettori, nel Nuorese il 50,48 per cento, nell`Oristanese il 49,42%, nel Medio Campidano il 52,62%, nella provincia di Carbonia-Iglesias addirittura il 56,81%, in provincia di Sassari il 44,08%, in Ogliastra il 50,73% e nella provincia di Olbia-Tempio il 47,29%. I dati sull`affluenza alle urne confluiscono dai Comuni direttamente al Servizio elettorale della Direzione generale della Presidenza della Regione. Ieri, nella prima giornata di apertura delle urne, il quorum si era attestato alla chiusura dei seggi al 39,82%, superando di oltre 6 punti percentuale quello di "almeno un terzo degli elettori" richiesto dalla legge regionale n. 20 del 1957 per considerare valida la consultazione referendaria. Oggi i seggi rimarranno aperti fino alle 15, seguiti dalle operazioni di scrutinio delle schede relative al referendum consultivo regionale che precedono, nei comuni interessati, lo spoglio delle schede per le elezioni comunali.

"Il superamento non solo del quorum, ma anche della metà degli aventi diritto al voto nel referendum consultivo sul nucleare in Sardegna, è la conferma indiretta ma evidente che il tentativo del governo Berlusconi di cancellare pro-tempore le norme sul programma nucleare è una truffa a danno dei cittadini per scongiurare il referendum nazionale di giugno". Lo dichiarano i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante. "I cittadini sardi - argomentano - recandosi in gran numero alle urne hanno dimostrato che gli elettori non hanno bisogno di essere messi sotto tutela, e hanno invece rivendicato il diritto di decidere sul proprio futuro e sulla tutela della propria salute. A questo punto - concludono - è tanto più importante impedire lo scippo del referendum e contrastare il silenzio imposto sui temi referendari in gran parte di media".

Grande la soddisfazione delle associazioni ambientaliste - da Legambiente al Wwf - mentre per Leoluca Orlando dell'Idv: "dalla Sardegna viene un segnale incoraggiante per l'intero Paese. Il raggiungimento del quorum dimostra che la scelta nuclearista del governo è scellerata ed errata. Il voto sardo è un magnifico viatico per la consultazione referendaria del 12 e 13 giugno. Tutti i cittadini devono andare a votare in massa quattro si perchè il Paese non è chiamato ad esprimere un voto per eleggere qualcuno, ma è chiamato ad esprimere un progetto per le future generazioni"

16 maggio 2011

 

 

 

Bersani: "Vinciamo noi, governo in bilico"

di Simone Collini | tutti gli articoli dell'autore

Con queste elezioni, dice Pier Luigi Bersani, "si apre una nuova fase". E anche se il segretario del Pd non lo dice esplicitamente come il suo vice Enrico Letta, ora aumenta la possibilità di un voto anticipato. Se finora era infatti soltanto l’opposizione a parlare di un "governo che non è in grado di governare", dalle urne è arrivata la conferma di una "crisi" che ora per Bersani "sicuramente si acuirà e arriverà a un punto di rottura". Soprattutto se tra due settimane i ballottaggi confermeranno l’"inversione di tendenza" registrata al primo turno.

Bersani incontra i giornalisti al quartier generale del Pd quando sono passate circa tre ore dalla chiusura dei seggi. Le percentuali date dalle proiezioni si sono abbastanza assestate. E la frase con cui tira le somme è decisamente sintetica: "Vinciamo noi e perdono loro". Il resto, le "possibili elucubrazioni" che già ha ascoltato mentre era nella sua stanza davanti alla tv, i vari La Russa e Gasparri che parlavano di una sconfitta del Pd perché a Milano e Napoli si sono imposti candidati non di questo partito, le liquida con un’alzata di spalle. E anzi, come già aveva fatto qualche minuto prima nei colloqui con Massimo D’Alema, Dario Franceschini, Walter Veltroni, rivendica il ruolo centrale del suo partito per il raggiungimento del risultato. Nel caso particolare di Milano: "I vincitori sono Pisapia e il Pd". E in generale in questa tornata elettorale: "Lo schieramento di centrosinistra, di cui il Pd è fondamentale protagonista, mostra la capacità di innestare una nuova fase. Il vento del Nord si è alzato contro il blocco Pdl-Lega. In questa campagna elettorale noi abbiamo parlato delle questioni che interessano agli italiani, di lavoro soprattutto. E abbiamo lasciato l’estremismo a Berlusconi. Ci ha voluto lanciare una sfida, che per lui si è rivelata un boomerang".

LA LINEA NON CAMBIA

Il risultato consente a Bersani non solo di lanciare una sorta di avviso di sfratto all’asse Pdl-Lega, ma anche di stoppare sul nascere la richiesta della minoranza interna di aprire una discussione sulla linea del partito. Se un paio di settimane fa Veltroni aveva annunciato la richiesta di un confronto dopo le amministrative (con qualche altro esponente di Modem che parlava anche della possibilità di un congresso anticipato), ora l’ex segretario si limita a commentare la "inequivoca sconfitta del centrodestra e della linea estremista di Berlusconi" e a sottolineare che ora "si aprono grandi spazi per il Pd e la sua sfida riformista".

Bersani ha convocato per oggi il coordinamento del partito, l’organismo di cui fanno parte tutti i big, per fare il punto. E a prescindere da come sarà andato nel corso della notte lo spoglio a Bologna, il segretario canterà vittoria, confermando un concetto, sulla gestione del partito e sulla politica delle alleanze: "La linea non cambia". Del resto, se qualcuno pensava di poter rimproverare qualcosa guardando alla città delle Due Torri, Bersani aveva detto in via preventiva a metà pomeriggio, quando Virginio Merola era dato stabilmente sotto il 50%: "Anche con Delbono, due anni fa, andammo al ballottaggio. Di che cosa stiamo parlando?".

Anche sulla strategia delle alleanze, Bersani difende l’impostazione data fin qui (e circa il fenomeno dei grillini ribadisce che "non si può dire che destra e sinistra sono uguali e non si può rimanere nell’infanzia, se si vuole fare politica bisogna assumersi delle responsabilità"), sapendo tra l’altro di poter contare sul rafforzamento dell’asse con gli ex-ppi che fanno capo a Franco Marini e Dario Franceschini. Non è casuale che poco dopo la chiusura delle urne l’ex presidente del Senato arrivi al quartier generale del Pd per brindare con Bersani, al quale porta una bottiglia di Montepulciano. Ma prima di entrare nella stanza del segretario, Marini si ferma a parlare con i giornalisti che incontra sulla terrazza del Nazareno: "Il voto premia la linea di Bersani, di un partito serio sul piano dei contenuti, che parla delle cose di cui la gente vuole sentire parlare. A cominciare dal lavoro".

Bersani incassa e si prepara alle prossime mosse. I ballottaggi, innanzitutto. E poi gli accordi di coalizione. "Il messaggio del Pd era, è e sarà creare l'alternativa a Berlusconi per ricostruire il Paese, con una convergenza tra forze progressiste e moderate. Sono sicuro che gli elettori capiscano, perché parliamo di Italia. Questo schema non ci ha portato male. E resta".

16 maggio 2011

il SOLE 24 ORE

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2011-06-10

 

 

 

 

2011-05-30

Pisapia sindaco di Milano: sconfitto un esercito con pochi soldi e tanta passione

a cura di Nicoletta Cottone e Celestina Dominelli Cronologia articolo30 maggio 2011

Pisapia e de Magistris sindaci, rispettivamente, di Milano e Napoli. Pisapia ha detto che sarà il sindaco di tutta Milano e ha chiamato il presidente Napolitano: il suo rigore morale è un esempio. Ha avuto un pensiero anche per Napoli: segnale importante. Segui sul soto del Sole 24 Ore i risultati degli 88 comuni e 6 province chiamate al ballottaggio.

Ore 22,44. Pisapia: impedite a chiunque di rovinare la festa

Dal palco di piazza Duomo il neosindaco di Milano Pisapia ha voluto in chiusura anche flanciare un appello alla calma perché nessuno rovini la festa di questa sera. "Ho avuto notizie - ha detto - che sotto casa dell'ex vice sindaco ci sono state un po' di scaramucce. Vi prego, noi vogliamo fare una bella politica. Impedite a chiunque di rovinare la nostra festa". In serata una cinquantina di militanti di centri sociali milanesi aveva inscenato una manifestazione davanti alla casa dell'ex assessore alla Sicurezza ed ex vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato.

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IL PUNTO/Il Paese è cambiato: quali le conseguenze (di Stefano Folli)

Il voto ai raggi X

Pisapia: "Sarò il sindaco di tutta Milano"

Vedi tutti "

Ore 22,39. Pisapia: non dimentichiamo veleni ma li superiamo

"La coda velenosa di questa campagna non l'abbiamo dimenticata, ma vogliamo superarla per il bene di questa città, del nostro futuro e di Milano". Questo l'appello con cui Giuliano Pisapia ha chiuso il suo discorso dal palco di Piazza Duomo per la festa della sua elezione a sindaco. "Però saremo inflessibili - ha quindi aggiunto il nuovo sindaco del capoluogo lombardo - non faremo mercato con nessuno, non cederemo su quello in cui crediamo".

Ore 22,30. Pisapia: sconfitto esercito con pochi soldi e tanta passione

Da Piazza Duomo Giuliano Pisapia ha ripercorso le tappe che lo hanno portato alla vittoria, iniziate con la candidatura alle Primarie, e lo ha paragonato alla "marcia del sale", quella fatta in India dal Mahatma Gandhi aggiungendo che "siamo diventati di più giorno dopo giorno". "Abbiamo sconfitto un esercito - ha aggiunto - con pochi soldi e tanta passione. Cambieremo il destino di Milano e il suo sarà un grande futuro".

Ore 22,25. Pisapia: dieci, cento, mille volte grazie

"Grazie è la prima parola che mi viene a mente: dieci, cento, mille volte grazie": questo ha voluto dire il nuovo sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, a chi è venuto a festeggiarlo in piazza Duomo. "Non lasciatemi solo - ha detto Pisapia - perchè abbiamo scoperto che insieme siamo fortissimi. Sarò il vostro sindaco, sarò il nostro sindaco".

Ore 22,20. Berlusconi: sono tranquillo, non ho rimorsi

"Sono assolutamente tranquillo". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi rispondendo ad una domanda sui risultati. Ai giornalisti che lo incalzavano chiedendogli se aveva delle responsabilità sui risultati elettorali, Berlusconi ha risposto: "Rimorsi non ne ho".

Ore 22,15. Di Pietro: a Napoli nessuno è fesso

"A Napoli nisciuno è fesso e quando Berlusconi ha detto senza cervello ha segnato la sua morte politica". Lo ha detto Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori, dal palco allestito in piazza Municipio, per la prima uscita di Luigi de Magistris, nuovo sindaco di Napoli.

Ore 22,10. Berlusconi: Bossi? È assolutamente sereno

Bossi non è molto contento? "Non mi risulta, è assolutamente sereno". Lo ha assicurato Silvio Berlusconi rispondendo ad una domanda sulle reazioni del leader della Lega alle elezioni amministrative da Bucarest.

Ore 22,05. De Magistris: abbiamo arruvutato

"Ci hanno detto che rappresentiamo i centri sociali e che c'è di male?. Abbiamo arruvutato (rivoltato, fatta una rivolta, ndr)". Lo ha urlato dal palco di piazza Municipio, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. "Nessuno ci credeva, nessuno e noi abbiamo vinto - ha aggiunto - siamo andati oltre previsione ed è tutto merito vostro. Ed ora governeremo".

Ore 21,58. Domani sera si riunisce Pdl: Berlusconi gestisca transizione

Sia Silvio Berlusconi stesso a gestire la fase di transizione per arrivare a un rilancio del partito e ad un candidato premier per il 2013. La proposta, contenuta probabilmente nero su bianco, arriverà domani sera all'ufficio di presidenza del Pdl e sarà condivisa, riferiscono, anche da diversi ministri. Che sottoporranno al Cavaliere anche il progetto di riorganizzazione del partito, a cominciare dall'idea di affidare ad Angelino Alfano il ruolo di coordinatore unico.

Ore 21,55. De Magistris: da domani via puzzo compromesso morale

"Da domani apriremo le finestre di per fare uscire il puzzo di compromesso morale e fare entrare il profumo della legalità". Lo ha detto dal palco di piazza Municipio, il neo sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, indicando le finestre di Palazzo San Giacomo, sede del Comune. "Stasera c'è una grande festa, lasciamo stare le provocazioni e guardiamo avanti - ha aggiunto - dimostreremo un nuovo modo di fare politica".

Ore 21,50. De Magistris: ho avuto un voto pulito dalla città

Al suo primo intervento da sindaco, Luigi De Magistris, in una piazza Municipio gremita ribadisce che "Napoli può essere la città più bella del mondo". Ai giovani dice: "Mai più scappare da questa città". Poi rivendica che lui ha avuto "un voto pulito". "Noi non siamo per la violenza". "Questa vittoria è merito vostro soprattutto di quei giovani che mi hanno accompagnato".

Ore 21,44. De Magistris in piazza a Napoli, tifo da stadio

Applausi, fuochi pirotecnici e tifo da stadio per l'arrivo in piazza Municipio del neo sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, accompagnato dal leader dell'Idv, Antonio Di Pietro. In piazza si canta anche Bella ciao e sventolano tantissime bandiere, dell'Idv, del Pd, di Rifondazione. La folla urla "Chi non salta Berlusconi è" e "sindaco, sindaco". Tra i molti cartelli anche "è turnato Masaniello".

Ore 21,40. Fassino festeggia Pisapia: è tsunami che cambia paese

La vittoria del candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia a Milano "è uno tsunami che cambia nel profondo la geografia politica italiana". A dichiararlo è il sindaco di Torino, Piero Fassino, giunto in piazza Duomo per festeggiare la vittoria di Pisapia.

Ore 21,35. Bindi: nuova vittoria saranno quattro sì al referendum

"Tra poco ci sarà il referendum e mi auguro un'altra vittoria dei cittadini italiani: raggiungeremo il quorum e avremo quattro sì". Lo ha detto il presidente del Pd Rosy Bindi nella trasmissione Otto e Mezzo.

Ore 21,30. Lega chiude sala stampa, nessun commento da Bossi

Il segretario federale ella Lega Nord, Umberto Bossi, ha lasciato la sede di via Bellerio insieme al ministro Roberto Calderoli senza rilasciare alcuna dichiarazione. Dopo la conferenza stampa dello stesso Calderoli, la sala stampa è stata chiusa. Calderoli e Bossi sono usciti dalla sede del Carroccio diretti a Roma, dove domani si svolgerà il Consiglio dei ministri.

Ore 21,25. Vertice Pdl a Milano: serve riflessione profonda

"Ognuno di noi ha concordato sulla necessità di una riflessione interna cui seguirà certamente un rilancio del Popolo della Libertà a Milano e in tutta la Lombardia". Così il senatore Mario Mantovani, coordinatore regionale Pdl, al termine del vertice di Milano, a cui hanno partecipato il coordinatore del Pdl e ministro Ignazio La Russa, il ministro Maria Stella Gelmini, il governatore lombardo Roberto Formigoni e il presidente della Provincia Guido Podestà.

Ore 21,20. Vecchioni: Milano libera e con gente onesta

"Siamo liberi, con gente onesta, che si può finalmente guardarsi allo specchio. È la nostra città teniamocela". Questo è il messaggio lanciato da piazza Duomo a Milano dal cantante Roberto Vecchioni, per la festa di Giuliano Pisapia sindaco.

Ore 21.12. La Russa: ringrazio Moratti e Pdl, si sono battuti

"Voglio ringraziare a Milano il modo Letizia Moratti per il modo in cui si è battuta, così come tutto il Pdl. La Moratti lascia una città assai migliore di quella che aveva trovato. Voglio poi fare i miei auguri di buon lavoro a Giuliano Pisapia". Lo afferma il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa.

Ore 21,00. Berlusconi: premier e governo non hanno colpe per sconfitta

"Abbiamo perso a Napoli, a Milano e in altre due città, guardando da vicino una per una le situazioni vengono fuori delle ragioni che non hanno niente a che vedere con l'attività di governo. E anch'io non ho colpe". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi parlando a Bucarest, a proposito dell'esito delle elezioni.

Ore 20,57. Fini: a Napoli la borghesia ha voluto rottura

È senza sorprese, per il presidente della Camera, l'esito del ballottaggio al Comune di Napoli. Commentando il successo di De Magistris, Gianfranco Fini, ha fatto notare che "già dal primo turno si scopre che De Magistris sfonda di più al Vomero e non nei quartieri operai: è la borghesia che, ad un certo punto, ha detto che ci vuole la rottura di un continuismo che è la caricatura della continuità".

Ore 20,53. Fontana (Lega): Varese nostra Stalingrado

"Varese è la nostra Stalingrado, il baluardo dal quale resistere e ripartire per riconquistare consensi". Lo ha detto il confermato sindaco di Varese, Attilio Fontana (Lega Nord), commentando il risultato elettorale dei ballottaggi sul territorio nazionale.

Ore 20,50. Berlusconi: lettura politica? Non sono d'accordo

L'opposizione offre una lettura politica del voto amministrativo e chiede le dimissioni del presidente del Consiglio, ma Silvio Berlusconi non è d'accordo: "Io sono in disaccordo sempre con la sinistra, vuole che dia ragione alla sinistra adesso? Ma dai...".

Ore 20,44. Berlusconi: allargare maggioranza? Sono a dieta

"Allargare? Allargare che cosa? Io faccio cure dimagranti per restare più in forma". Così Silvio Berlusconi risponde ai giornalisti che gli chiedono se dopo la sconfitta ai ballottaggi bisognerà allargare la maggioranza. E davanti all'insistenza dei cronisti, Berlusconi sorride e dice: "dai che mi aspettano a tavola...", riferendosi alla cena offerta dal primo ministro romeno in occasione del vertice intergovernativo Italia-Romania.

Ore 20,35. Prodi: un mio ritorno? Ho già fatto la mia scelta

Prodi, torna? "No, sono un sostenitore del centrosinistra, ma ho già fatto la mia scelta e sono coerente". Così Romano Prodi ha risposto a girnalisti al termine della manifestazione a piazza del Pantheon.

Ore 20.31. Berlusconi: via coordinatori Pdl? Serve radicare di più partito

"Adesso ci vediamo e faremo quello che serve per radicare molto di più il partito sul territorio, come eravamo già intenzionati a fare". Così il premier Silvio Berlusconi risponde ai giornalisti che gli chiedono cosa significa cambiare il partito, se può voler dire che vanno mandati via i coordinatori del Pdl.

Ore 20,30. Berlusconi: milanesi preghino, a Napoli si pentiranno

"Adesso i milanesi devono pregare il buon Dio che gli aiuti, che non gli succeda qualcosa di negativlo perché veramente la città non era amministrata male e quindi adesso speriamo che questi qui si improvvisino in un mestiere che non hanno mai fatto. Penso che a Napoli si pentiranno tutti moltissimo e spero che non debba succedere così anche a Milano". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi da Bucarest.

Ore 20,27. Bersani: pronti a fare proposta per il paese

"Siamo pronti a fare una proposta per il paese e a metterci al servizio della costruzione di un vero centrosinistra". Pier Luigi Bersani ha concluso così il suo discorso in piazza del Pantheon dove i sostenitori del centrosinistra sono accorsi per festeggiare il risultato delle amministrative.

Ore 20,25. Napoli: De Magistris avanti in 28 quartieri su 29

Vince in 28 quartieri su 29 Luigi de Magistris, neoeletto sindaco di Napoli. Le percentuali, a scrutinio terminato, riportate dal candidato di Idv e Federazione della sinistra hanno superato in molti quartieri il 70%. L'unico nel quale ha riportato maggiori preferenze è San Pietro a Patierno dove il candidato di centrodestra, Gianni Lettieri, con una percentuale del 53,92% contro il 46,08% di de Magistris.

Ore 20,23. Romano: non mi deprimo né mi esalto

"Sono elezioni amministrative, non mi deprimo per la sconfitta in alcune città seppur importanti e non mi esalto per la stravittoria del centrodestra in Sicilia". Così il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano, coordinatore dei Pid, i Popolari per l'Italia domani.

Ore 20,20. Calderoli: si vince e si perde tutti insieme

"Siamo sicuramente davanti a una sconfitta, ma si vince e si perde tutti insieme". Lo ha detto il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli durante una conferenza stampa nella sede leghista di via Bellerio, analizzando l'esito dei ballottaggi. "La migliore risposta ai problemi del Paese si dia affrontandoli", ha aggiunto.

Ore 20,18. Prodi: consigli a Berlusconi? Sono troppo giovane

"Consigli a Berlusconi? Sono troppo giovane per dare consigli a un politico maturo come Berlusconi". Così, con una battuta tagliente, Romano Prodi risponde ai giornalisti che gli chiedono quale consiglio voglia dare al premier dopo la sconfitta alle elezioni amministrative.

Ore 20,15. De Magistris: a Lettieri ho detto stop a polemiche

Tra le telefonate ricevute dal neosindaco Luigi de Magistris, c'è anche quella del candidato del centrodestra, Gianni Lettieri. "Sono stato contento di sentirlo - ha detto de Magistris in conferenza stampa - cosa gli ho detto? Gli ho detto basta polemiche, che è ora di smetterla con le divisioni e che bisogna ripartire tutti insieme".

Ore 20,13. A Cagliari 4mila in piazza per festeggiare Zedda

Oltre 4mila persone si sono radunate spontaneamente in piazza del Carmine, luogo simbolo delle manifestazioni del centrosinistra, per festeggiare la vittoria di Massimo Zedda a sindaco di Cagliari.

Ore 20,10. Bindi: vittoria netta, Berlusconi ora si dimetta

"Una vittoria netta, chiara". Così Rosy Bindi, presidente dell'assemblea del Pd, commenta giungendo a piazza del Pantheon il voto di oggi. Per Bindi si è trattato di una vittoria che ha premiato le capacità del Pd di cambiamento nella scelta dei candidati, nei programmi e nelle strategie. Ma è anche stata "una vittoria del centrosinistra e una sconfitta del modello amministrativo Pdl-Lega. L'Italia ha bocciato Berlusconi, Berlusconi si deve dimettere e deve aprirsi una fase nuova".

Ore 20,07. Camusso: Milano torni a occuparsi di se stessa

Milano è una città "che deve tornare a occuparsi di se stessa e a parlare dei suoi problemi". Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha commentato l'elezione a sindaco di Milano di Giuliano Pisapia sottolineando che "due settimane fa dopo la chiusura della campagna elettorale era evidente che era in corso un cambiamento ma l'idea era di arrivare ai ballottaggi".

Ore 20,05. Calderoli: adesso proseguire con riforme

Dopo l'esito dei ballottaggi "la risposta che deve seguire è proseguire lavorando ancora di più. È necessario proseguire dando maggiore vigore all'impronta riformatrice del governo". Lo ha detto il ministro Roberto Calderoli analizzando l'esito dei ballottaggi.

Ore 20,02. Berlusconi: Bossi d'accordo, avanti insieme

Silvio Berlusconi ha sentito al telefono da Bucarest il leader della Lega, Umberto Bossi. Non ha sentito invece il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. A riferirlo è lo stesso premier rispondendo ai giornalisti: "Ho sentito Bossi al telefono. È d'accordo ad andare avanti insieme". A chi gli chiede se abbia sentito anche Tremonti risponde: "no, non l'ho sentito, ho sentito Bossi".

Ore 20,01. Alemanno: serve riflessione seria e approfondita

"Non è tempo di dichiarazioni a caldo. La situazione che abbiamo di fronte richiede una riflessione molto seria e approfondita che metta da parte ogni forma di personalismo e di protagonismo. I fatti che oggi servono sono quelli della responsabilità, della autenticità e di una progettualità attentamente meditata". Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, commentando i risultati dei ballottaggi.

Ore 20,00. Berlusconi: maggioranza coesa, ora riforma fiscale

"La maggioranza è coesa e determinata" nel fare le riforme a cominciare dal "fisco, dalla giustizia e dal piano per il Sud". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, commentando i risultati delle amministrative. Il premier ha quindi aggiunto che "ogni volta che vengo sconfitto triplico le forze".

Ore 19.47. Berlusconi: abbiamo perso, è evidente

"Abbiamo perso, è evidente. L'unica strada è tenere i nervi saldi e andare avanti". Sono le prime parole del premier Silvio Berlusconi dopo il tracollo elettorale della maggioranza al secondo turno.

Ore 19,45. De Magistris: Pasquino guiderà consiglio comunale

Da domani, spiega, inizierà a lavorare alla Giunta, "metà donne, metà uomini, tanti giovani. E il neosindaco di Napoli, Luigi de Magistris, annuncia anche che Raimondo Pasquino, il candidato sindaco per il Terzo Polo, "sarà il presidente del Consiglio Comunale".

Ore 19,44. Pisapia: nuova giunta pronta in 15-20 giorni

La nuova giunta comunale sarà messa a punto nell'arco di "15-20 giorni". Lo ha detto il neosindaco di Milano, Giuliano Pisapia, di ritorno al Teatro Elfo Puccini, sottolineando che "questo sarà il tempo necessario, perché più che tempi veloci è la qualità della squadra che deve contare".

Ore 19,43. Bonino: a Milano bellissima vittoria di Pisapia

Per Emma Bonino, radicale del Pd e vicepresidente del Senato "a Milano c'è stata una bellissima vittoria, quella di Giuliano Pisapia che ha dimostrato di essere persona libera dai condizionamenti partitocratici e in grado di offrire un'alternativa a chi non è stato in grado di governare la città".

Ore 19,43. Storace: brutta botta, ma non dobbiamo mollare

"Brutta botta alle elezioni, ma abbiamo il dovere di non mollare". Lo scrive Francesco Storace, leader de La Destra, su Facebook commentando i ballottaggi.

Ore 19,40. Napoli (Pdl): verdetto urne netto e impietoso

"Il verdetto delle urne è netto e impietoso. Sento qualche dirigente tentato di sfumare il giudizio elettorale consolandosi con la vittoria a Pescorocchiano o non so dove. È da irresponsabili non guardare in faccia la realtà". È il giudizio sul risultato dei ballottaggi espresso da Osvaldo Napoli (Pdl) che dice ancora: "Dobbiamo ripartire con umiltà e soprattutto ripartire dal territorio".

Ore 19,37. De Magistris: farò in modo che Saviano torni qui

"Creerò le condizioni affinché Roberto Saviano possa tornare a vivere a Napoli in condizioni normali". Lo ha detto in conferenza stampa, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che ha aggiunto: "mi auguro di poter già nei prossimi giorni camminare con lui in una strada di Napoli".

Ore 19,36. Vendola: ora abbracciamo fratelli rom e musulmani

Il leader di Sel, Nichi Vendola, intervenendo dal palco in piazza Duomo in cui si sta festeggiando la vittoria di Giuliano Pisapia, ha rivolto un invito ad "abbracciare i nostri fratelli rom e musulmani". Lo ha detto in evidente polemica con quanto sostenuto dalla Lega Nord in campagna elettorale e ha aggiunto che "oggi la Milano dell'ipocrisia e dell'arroganza è stata sconfitta dalla mitezza di Giuliano" Pisapia.

Ore 19,34. Fini: Lettieri e Moratti non erano alternative valide

Mancanza di alternativa valide: così il presidente della Camera e leader di Fli, Gianfranco Fini, spiega in occasione del festival della felicità di Pesarola perdita dei candidati del centrodestra sia a Milano sia a Napoli. A Napoli, soprattutto, di fronte alla "rottura netta" rappresentata dalla candidatura di De Magistris il Pdl ha contrapposto un nome inopportuno.

Ore 19,31. Bersani: abbiamo vinto in 66 Comuni

"Nel 2006, anno di gran lunga più alto per il centrosinistra", in fatto di risultati,"vincemmo in 55 città. Facendo un paragone, oggi abbiamo vinto in 66 Comuni. È stato un risultato travolgente". Lo afferma il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dal palco nella piazza del Pantheon, dove è in corso una manifestazione del centrosinistra per festeggiare i risultati elettorali, in merito ai successi nei Comuni con più di 15mila abitanti.

Ore 19,29. Roma: Prodi arriva al Pantheon, abbraccio con Bersani

Arriva anche Romano Prodi al Pantheon per festeggiare la vittoria del centrosinistra alle amministrative. "Romano, Romano" scandisce la piazza mentre il Professore, a Roma per un convegno sulla Cina, sale sul palco e abbraccia a lungo Pier Luigi Bersani, che poi gli sorride affermando "siamo a casa tua".

Ore 19,28. Pisapia: da sindaco mi rivolgerò a tutti

"Voglio essere un sindaco che si rivolge a tutti". Lo ha detto il neosindaco di Milano Giuliano Pisapia. "Voglio essere il sindaco - ha aggiunto - di chi opera e lavora a Milano. Non è il luogo dove si nasce che è importante ma dove si vive e si lavora con onestà".

Ore 19,25. Cesa: Berlusconi si dimetta per aprire fase nuova

"Il premier prenda atto di questa sonora sconfitta e apra una fase nuova, non si può andare avanti in questa situazione". Così Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc, commenta al Tg3 i risultati dei ballottaggi. "Servono riforme serie - ha ribadito Cesa - da fare insieme: Berlusconi si dimetta e si apra una nuova fase".

Ore 19, 20. Maroni: ora riforma fiscale e completamento federalismo

"Serve un'azione forte per il rilancio del governo, di questo ho discusso con Berlusconi che è d'accordo sul continuare in un forte rilancio sul terreno dell'economia in primo luogo". Dunque, subito riforma fiscale "e completamento della riforma federale. Lo ha detto da Bucarest il ministro dell'Interno, Roberto Maroni.

Ore 19,18. Bersani: abbiamo smacchiato il giaguaro

"Abbiamo smacchiato il giaguaro". Con una battuta autoironica che riecheggia le imitazioni che di lui ha fatto Maurizio Crozza, Pier Luigi Bersani sale sul palco allestito a piazza del Pantheon per festeggiare i risultati dei ballottaggi e accolto da un lungo applauso saluta i sostenitori Pd.

Ore 19,17. Gasparri: no a spinte centrifughe

"Inutile sottolineare che siamo di fronte ad un risultato chiaramente ed ampiamente negativo. Sottovalutarne la portata sarebbe un errore. Ma alimentare spinte centrifughe nel centrodestra sarebbe un errore ancora più grande. Bisogna sostenere il governo Berlusconi e rilanciarne l'azione su temi ed obiettivi specifici". È il commento post voto di Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato.

Ore 19,14.Giovanardi a Radio 24: "con Pisapia spinello libero"

"Con De Magistris "spinello libero", l'ha detto lui stesso nelle interviste, confermo. Pisapia è un altro di quelli che differenzia le droghe leggere e quelle pesanti. Ma loro sono in Italia e devono sottostare alle leggi italiane, anche in materia di droga" Lo afferma il sottosegretario, Carlo Giovanardi, alla Zanzara su Radio 24.

Ore 19,08. Vendola: ora mi aspetto le elezioni anticipate

"Ora mi aspetto le elezioni anticipate, perchè finisca un incubo". Questo l'appello lanciato dal leader di Sel, Nichi Vendola, alla festa in piazza Duomo a Milano per l'elezione a sindaco di Giuliano Pisapia. "Oggi finisce la pornografia al potere - ha detto Vendola - con una bocciatura senza appello.

Pisapia sindaco di Milano: abbiamo vinto con il sorriso e l'ironia

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IL PUNTO/Il Paese è cambiato: quali le conseguenze (di Stefano Folli)

Il voto ai raggi X

Pisapia: "Sarò il sindaco di tutta Milano"

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Ore 19,05. De Magistris: giunta sarà fatta con massima autonomia

"Ascolterò i partiti, che non sono una maledizione, ma la giunta sarà selezionata da me con la massima autonomia". Lo dichiara il neosindaco di Napoli Luigi De Magistris, parlando in diretta a La7.

Ore 18,58. Camusso: non c'è più coalizione di governo

"Non c'è più una coalizione di governo". Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, arrivata da poco in piazza Duomo a Milano per la festa di Giuliano Pisapia.

Ore 18,54. Polverini: centrodestra recuperi rapporto con la gente

"Non era facile ribaltare il risultato del primo turno e, purtroppo, così non è stato; il centrodestra saprà trovare le ragioni di questa sconfitta e recuperare quel rapporto con la gente che, da diciassette anni, è alla base del successo di Silvio Berlusconi". È quanto dichiara la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, in merito ai risultati dei ballottaggi di Napoli e Milano.

Ore 18,52. D'Alema: giusto andare al voto, ma aperti ad altre soluzioni

"Sono convinto che sarebbe giusto andare alle elezioni, ma non siamo contrari a soluzioni che permettano le riforme necessarie per il Paese a cominciare dalla legge elettorale". Così l'ex premier Massimo D'Alema ha prefigurato un possibile scenario dopo i ballottaggi. Dal voto, ha spiegato, è arrivata "una diffusa domanda di cambiamento".

Ore 18,50. Frattini: ora rilancio del governo e primarie del Pdl

Il governo va avanti, ma serve un rilancio. Il Pdl? Bene l'idea delle primarie. È l'opinione di Franco Frattini. "Il governo va avanti. Del resto un'alternativa parlamentare neppure esiste: il Pd non ha certo vinto in queste amministrative che hanno visto in corsa, a Milano e Napoli, due candidati ben lontani dalla tradizione riformista e che hanno strapazzato già nelle primarie i suoi candidati".

Ore 18,46. Prodi: mezz'ora di festa, poi subito al lavoro

"Mezz'ora di festa, poi subito al lavoro". Perché il risultato dei ballottaggi ha sicuramente un significato politico nazionale, testimonia "stanchezza e insoddisfazione" ma questo non significa che il centrosinistra possa gioire troppo. L'ex premier Romano Prodi lo ha detto ai giornalisti a margine di un convegno, commentando i risultati delle amministrative. A chi gli chiedeva se dal voto arrivasse una spinta per il cambio del governo, Prodi ha risposto: "Può essere, ma al Governo ci si va quando si è pronti...".

Ore 18,45. Napoli: telefonata tra Napolitano e De Magistris

Telefonata tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il neo sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Nel corso del breve colloquio telefonico, de Magistris ha ribadito il suo impegno per la città di Napoli.

Ore 18,44. Vendola: sentirò Bersani stasera, ora con la gente

Bersani e Di Pietro "li sentirò stasera, adesso sto qui in mezzo alla gente". Lo dice Nichi Vendola, leader di Sel, parlando a Milano dove il leader di Sel sta festeggiando la vittoria di Giuliano Pisapia. "Stasera ci sarà il tempo delle telefonate - ha detto Vendola - adesso è il tempo di stare con la gente".

Ore 18,40. Maroni: dopo voto no crisi, ma serve colpo di frusta

Il Governo non è a rischio ma serve un "colpo di frusta" dopo la "sberla" del voto amministrativo. Lo ha detto a Bucarest il ministro dell'Interno Roberto Maroni, invocando "un colpo di frusta" per la "ripresa dell'azione di governo".

Ore 18,31. Dati Viminale: a Napoli De Magistris trionfa con il 65,37%

Finito lo spoglio del comune di Napoli. Al termine dello scrutinio di tutte le sezioni (886 )il candidato del centrosinistra, Luigi De Magistris è il nuovo sindaco di Napoli con il 65,37%. Gianni Lettieri si è fermato al 34,62%.

Ore 18,30. A piazza del Duomo si festeggia Pisapia

Giuliano Pisapia è appena giunto in Duomo dove ad attenderlo c'è una folla enorme che acclama il suo nome accompagnato da slogan come "Milano libera tutti" e "Finalmente Milano libera". Volano palloncini, sventolano bandiere arancioni sventolate, mentre una orchestrina ha intonato fra l'altro "Bella ciao".

Ore 18,22. Fini: per Pisapia ha votato anche l'elettorato moderato

Per Pisapia ha votato "una quota consistente dell'elettorato moderato del centrodestra che non ne può più di anatemi e di brutte figure collezionate dal governo". Questo il commento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando a Pesaro in diretta su Sky tg24.

Ore 18,18. Zedda nuovo sindaco di Cagliari: ho vinto grazie all'unità

"Eravamo tutti uniti, la coalizione di centrosinistra era unita e compatta e questo é l'elemento che ha contribuito alla vittoria". Lo ha detto Massimo Zedda, il nuovo sindaco di Cagliari, candidato Sel che conquistò le primarie, ha commentato a Sky Tg24 la sua vittoria al ballottaggio contro il candidato di centrodestra Massimo Fantola.

Ore 18,12. Il centrosinistra vince a Gallarate

È Edoardo Guenzani, candidato di Pd, Idv e Sel, il nuovo sindaco di Gallarate, che passa al centrosinistra. Il candidato di Pd, Idv e Sel ha ottenuto al ballottaggio il 54.97% delle preferenze, contro il 45.03% del vicesindaco Uscente Massimo Bossi (Pdl, Udc e liste civiche), che aveva

concluso il primo turno con un lieve vantaggio.

Ore 18,09. Berlusconi: non so ancora niente

"Non so ancora niente". È questo il primo commento da Bucarest del premier Silvio Berlusconi a chi gli chiede dell'esito del voto amministrativo. Ai cronisti che gli fanno notare che sono andate male, Berlusconi replica: "Vediamo, vado su (in stanza in albergo, ndr) e poi faccio dichiarazione".

Ore 18.07. Bersani: una vera e propria valanga

"Le elezioni sono state una vera e propria valanga", ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, durante una conferenza stampa nella sede del partito, ricordando che "nelle grandi città pareggiamo 4 a 0 se consideriamo anche le vittorie al primo turno e oggi arrivano notizie incredibili da tantissime altre città. Dentro questo risultato c'è innanzitutto una riscossa civica e morale che il centrosinistra ha saputo interpretare".

Ore 18,05. Tremonti non commenta

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti non risponde alle domande dei giornalisti sull'esito dei ballottaggi e sui risultati delle elezioni in generale. "Sapete che non parlo mai", dice ai cronisti e di fronte a diverse telecamere che lo seguono a margine dell'assemblea dell'associazione degli industriali di Brescia.

Ore 17,56. Pisapia chiama Napolitano: il suo rigore morale è un esempio

"Ho telefonato al presidente della Repubblica una volta chiaro l'esito del voto, ho parlato con lui in generale, per me il suo rigore morale é un esempio". Lo ha detto il neo sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, in conferenza stampa.

Ore 17,41. Pisapia: Milano è stata liberata

"Milano è stata liberata". È stato questo il primo commento di Giuliano Pisapia, nuovo sindaco di Milano, nel corso della conferenza stampa sul risultato dei ballottaggi di Milano. "Un pensiero anche a Napoli. Mio padre era napoletano, mia madre milanese credo che anche questo sia un segnale importante".

Ore 17,25. Auguri della Moratti al nuovo sindaco

Il sindaco di Milano uscente Letizia Moratto ha augurato buon lavoro al nuovo sindaco, Giuliano Pisapia, nel corso di una telefonata."Ho appena parlato con l'avvocato Pisapia per fargli le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro. Gli ho fatto auguri sinceri per rispetto verso gli elettori e le istituzioni che vengono prima di ogni differenza". Letizia Moratti ha detto che intensificherà il proprio impegno per la città e per l'Italia.

Ore 17,23. Salvini (lega nord): la Lega ha guadagnato

Quando si perde "si perde tutti", ma tra le elezioni del 2006 e quelle di oggi la Lega ha guadagnato voti mentre il Pdl ne ha persi. Lo ha detto il capogruppo della Lega nord in consiglio comunale di Milano, Matteo Salvini, commentando nella sede di via Bellerio i risultati del ballottaggio nel capoluogo lombardo. "La Lega ha guadagnato 35mila voti in cinque anni, qualcuno invece ne ha persi 75mila".

Ore 17,15. A Pavia Bosone in vantaggio

Al ballottaggio delle elezioni della Provincia di Pavia, il candidato del centrosinistra Daniele Bosone é in vantaggio con il 51,75% rispetto al candidato del centrodestra, Ruggero Armando Invernizzi, con il 48,24%. Il dato é relativo a 474 sezioni scrutinate su 606.

Ore 17,13. Ultima proiezione Ipr per Rai: de Magistris al 65,1%

Luigi de Magistris al 65,1%, Gianni Lettieri al 34,9%. È il risultato del ballottaggio per il sindaco di Napoli secondo la dodicesima e ultima proiezione (100% del campione) della Ipr Marketing per Rai.

Ore 17,12. Pisapia sindaco di Milano

Nella dodicesima e ultima proiezione IPR per Rai, al ballottaggio per il nuovo sindaco di Milano, con una copertura del 100% del campione, il candidato del centrosinistra, Giuliano Pisapia, risulta vincente con il 55,1% dei voti, rispetto al 44,9% del candidato del centrodestra, Letizia Moratti.

Ore 17,05. Trieste: Cosolini (centrosinistra) nuovo sindaco della città Anche al comune di Trieste vittoria del centro-sinistra: Roberto Cosolini, sostenuto da Pd, Sel, Idv e Fds è il nuovo sindaco della città con il 57,5% contro il 42,5% di Roberto Antonione, in corsa per il centro-destra.

Ore 17.04. Enrico Letta (Pd): vinciamo ovunque, schiaffo al centrodestra

I ballottaggi hanno riservato "uno schiaffo" al centrodestra, "il centrosinistra vince ovunque, da Cagliari a Domodossola". Lo ha detto il vicesegretario del Pd Enrico Letta: "Il risultato è generale e va oltre i già fondamentali risultati di Milano e Napoli. È particolarmente violento lo schiaffo che la maggioranza riceve al Nord, dove perde quasi ovunque. È un voto che archivia la stagione di Berlusconi e Bossi. Far finta di niente dopo questa debacle è impossibile per la maggioranza".

Ore 17,02. Lupi (Pdl): abbiamo perso

"Abbiamo perso. Punto". È il lapidario commento di Maurizio Lupi (Pdl), in collegamento con lo speciale Tg3 sui ballottaggi. "Dobbiamo trarre da questo voto le giuste considerazioni. Perdere Milano e Napoli non è una cosa da poco. Ma a Napoli il Pd è sparito".

Ore 16,50. A Pavia, Trieste e Mantova testa a testa

I risultati delle provinciali vedono il centrosinistra in testa a Trieste con Poropat al 58% e a Mantova con Pastacci al 57%. Al comune di Pavia scrutinio sul filo di lana, a metà sezioni Bosone del centrosinistra e Invernizzi del centrodestra sono pari.

Ore 16.50. Il centrodestra in vantaggio a Varese e Cosenza

il centrodestra, invece, guida il ballottaggio di Varese con Fontana al 53% e a Cosenza con Occhiuto sempre al 53%. A Vercelli c'é Vercellotti in testa con il 52,7%.

Ore 16,50. XI proiezione Ipr per Rai: Pisapia al 55,1%

Al ballottaggio per l'elezione del sindaco di Milano il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia é al 55,1%, Letizia Moratti del centrodestra al 44,9 per cento. Sono questi i dati Ipr per Rai relativi all'undicesima proiezione sul 98% della copertura del campione.

Ore 16,41. Dati definitivi affluenza

Questa l'affluenza alle urne (dati percentuali) alla chiusura definitiva dei seggi nei tredici comuni capoluogo dove si sono svolti i ballottaggi per l'elezione dei sindaci e il rinnovo dei Consigli comunali: Milano 67.24%, Napoli 50.57%, Trieste 51.56%; Cagliari 62.23%; Novara 59.28%; Varese 55.54%; Rovigo 59.93%; Pordenone 60.43%; Rimini 61.01%; Grosseto 62.98; Cosenza 55.43%; Crotone 56.95%; Iglesias 69.09 per cento.

Ore 16.38. Bersani: abbiamo pareggiato 4-0

"Abbiamo pareggiato 4-0". Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani scherza così con collaboratori e dirigenti del partito, alludendo al fatto che il Pdl aveva definito un pareggio l'esito del primo turno alle amministrative.

Ore 16,32. X proiezione Ipr per Rai: Pisapia al 53,5%

Il candidato del Sel, al ballottaggio per le elezioni a sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, secondo la decima proiezione Ipr per Rai, sul 20% del campione, avrebbe ottenuto il 53,5%, contro il 46,5% del candiato del centrodestra, Letizia Moratti.

Ore 16,31. Alle comunali calo dell'affluenza

Per i ballottaggi relativi alle elezioni dei sindaci e dei consigli comunali la percentuale di votanti rilevata alla chiusura definitiva dei seggi è stata del 60,08%. Al primo turno aveva votato il 68,58%%. Il calo percentuale dei votanti supera, dunque, gli otto punti percentuali.

Ore 16,26. Nona proiezione Rai: De Magistris al 61%

Ai ballottaggi per l'elezione del nuovo sindaco di Napoli, secondo la nona proiezione Ipr per Rai realizzata sul 22% del campione, il candidato dell'Idv, Luigi De Magistris, avrebbe ottenuto il 61%, rispetto al 39% di Gianni Lettieri.

Ore 16,26. Affluenza in netto calo alle provinciali

Affluenza in netta diminuzione in cinque delle sei province andate al ballottaggio. Secondo i dati definitivi diffusi dal sito del Viminale, la percentuale di coloro che si sono recati alle urne per il ballottaggio delle province di Reggio Calabria, Vercelli, Pavia, Mantova e Macerata é del 45,26%. In provincia di Trieste ha votato il 52,01% degli aventi diritto.

Ore 16,24. Pd: risultati oltre le più rosee speranze

I risultati dei ballottaggi vanno "oltre le più rosee aspettative e indicano una vittoria del Pd e del centrosinistra su tutto il territorio nazionale". Il responsabile enti locali del Pd Davide Zoggia analizza così i primi dati sull'esito dei ballottaggi. "Oltre a Milano e a Napoli - sostiene Zoggia - siamo abbondantemente avanti a Cagliari, a Trieste, a Pordenone, a Crotone. Abbiamo già vinto la provincia di Trieste e siamo avanti a Mantova, così come abbiamo vinto ad Arcore, a Chioggia, dovremo vincere anche a Domodossola e a Novara e a 2/3 dello scrutinio siamo avanti anche a Rimini e a Cattolica".

Ore 16,21. A Trieste sinistra verso la vittoria

Si avvicina alla vittoria la candidata di centro-sinistra alla provincia di Trieste: con 262 sezioni scrutinate su 276, Maria Teresa Bassa Poropat conquista il 58,69%, mentre il candidato di centro-destra Giorgio Ret è al 41,31%.

Ore 16,19. Viminale: netta vittoria di de Magistris a Napoli

Vittoria netta per il centrosinistra a Napoli: Luigi de Magistris è infatti dato al 64,6% dei consensi, con 51.703 voti, contro Gianni Lettieri, fermo al 35,3% con 28.288 voti. I dati si riferiscono a 201 sezioni scrutinate su 886, circa un quarto delle sezioni.

Ore 16,04. V Proieizione Ipr-Rai: a Milano Pisapia al 55%

Secondo la quinta proiezione IPR Marketing per Rai, riguardante il voto per il sindaco di Milano, il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia è al 55% mentre Letizia Moratti del centrodestra al 45%. Il dato si riferisce ad un campione del 50%.

Ore 16,03. V Proiezione Ipr-Rai: De Magistris vola al 64%

Secondo la quinta proiezione IPR Marketing per Rai sul voto per il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris è al 64% mentre Gianni Lettieri è al 36%. Il dato si riferisce ad un campione del 50%.

Ore 16,02. IV Proiezione Ipr-Rai: a Milano Pisapia al 54%

Nella quarta proiezione di Ipr Marketing diffusa da Rainews 24, con il campione statistico esaminato ormai al 40%, sale ancora il risultato attribuito a Giuliano Pisapia, candidato sindaco del centrosinistra, che arriva al 54%. Scende al 45,7% il sindaco uscente Letizia Moratti.

Ore 16,00. IV Proiezione Ipr-Rai: a Napoli De Magistris al 63%

Luigi De Magistris al 63%, Gianni Lettieri al 37%. È il risultato del ballottaggio secondo la quarta proiezione Ipr Marketing, diffusa dalla Rai, e calcolata su un campione del 45%.

Ore 15,58. Giovanardi (Pdl): abbiamo perso

"Abbiamo perso": Carlo Giovanardi, sottosegretario del Pdl, interpellato pochi minuti dopo le 15 dal programma di Radio2 'Un Giorno da Pecora ha ammesso con sincerità la sconfitta ascoltando i risultati dei primi intention poll sui ballottaggi delle elezioni comunali a Napoli e a Milano.

Ore 15,57. III Proiezione Ipr-Rai: Napoli, De Magistris al 62,5%

Secondo la terza proiezione IPR Marketing per Rai sul voto per il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris è al 62,5% mentre Gianni Lettieri è al 37,5%.

Ore 15,56. III Proiezione Ipr-Rai: Milano, Pisapia sale al 54%

Cresce ancora il vantaggio di Giuliano Pisapia, candidato sindaco di Milano per il centrosinistra, nella terza proiezione Ipr-Rai diffusa da Rai News24. Con il 25% del campione statistico la percentuale attribuita a Pisapia è il 54% contro il 46% della rivale del centrodestra Letizia Moratti.

Ore 15,54. Cagliari: Comune, Fantola al 53,05%, Zedda 46,9%

A Cagliari il candidato del centrodestra Massimo Fantola è in vantaggio con il 53,05% su Massimo Zedda (centrosinistra) con il 46,95%, quando sono state scrutinate 5 sezioni su 175. I dati provvisori sono stati anticipati dal Comune.

Ore 15.50. II Proiezione Ipr-Rai: Napoli, De Magistris al 61%

Secondo la seconda proiezione IPR Marketing per Rai sul voto per il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris è al 61% mentre Gianni Lettieri è al 39%.

Ore 15,48. II Proiezione Ipr-Rai: Milano, Pisapia al 53,5%

Secondo la seconda proiezione IPR Marketing per Rai, riguardante il voto per il Sindaco di Milano, il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia è al 53,5% mentre Letizia Moratti del centrodestra al 46,5%.

Ore 15,46. Milano: spoglio al 10%, Pisapia in vantaggio

Il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia è in vantaggio sul sindaco uscente Letizia Moratti, in base ai risultati pervenuti dalle prime 126 sezioni, che rappresentano il 10% del totale. Per Pisapia i consensi sono del 55,94%, contro il 44,06 di Letizia Moratti.

Ore 15,43: cresce Pisapia

Cresce Giuliano Pisapia nella seconda proiezione Emg, con una copertura del 16%. Il candidato del centrosinistra é al 52,3%, mentre la Moratti al 47,7%.

Ore 15,36. Proiezione Ipr-Rai: Napoli, De Magistris al 59%, Lettieri al 41%

Secondo la prima proiezione IPR Marketing per Rai sul voto per il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris è al 59,0% mentre Gianni Lettieri è al 41%.

Ore 15,35. Proiezione Ipr-Rai: Milano, Pisapia al 52% e Moratti al 48%

Secondo la prima proiezione IPR Marketing per Rai, riguardante il voto per il Sindaco di Milano, il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia è in vantaggio con il 52% mentre Letizia Moratti del centrodestra al 48%.

Ore 15,33. Quagliariello (Pdl): il Pdl è ancora il primo partito

"Quando un sondaggio ci dice che ancora il Pdl è il primo partito d'Italia dovrebbe spingere ad essere più cauti sul dire che per il governo sia finito tutto": lo afferma Gaetano Quagliariello del Pdl allo speciale elezioni de 'La 7' riferendosi a un sondaggio diffuso nel corso della trasmissione.

Ore 15,18. Testa a testa a Cagliari

È testa a testa a Cagliari tra Massimo Zedda (centrosinistra) e Massimo Fantola (centrodestra), secondo le stime dell'istituto di ricerche Tecnè. Il candidato sindaco del centrosinistra, in vantaggio al primo turno, è dato al 49-52%, mentre Fantola è al 48-51%. Il margine d'errore è del 3%.

Ore 15,09. Pisanu (Pdl): si apre fase di grande incertezza

Per Beppe Pisanu, senatore Pdl e presidente della commissione parlamentare Antimafia, dalle urne verrà una conferma del primo turno con una sconfitta della maggioranza. "La maggioranza é semisconfitta e sono cambiati i rapporti di forza. La maggioranza conserva i numeri in parlamento ma la situazione é diversa dal Paese". Una situazione che ha fatto dire a Pisanu che "si apre una fase di grave incertezza politica".

Ore 15,00. Avvio degli scrutini per i ballottaggi

Seggi chiusi e avvio degli scrutini intutta Italia. Si vota per i ballottaggi nelle 6 province e negli 88 comuni, tredici dei quali capoluogo di provincia, nei quali nessun candidato ha superato il 50% deiconsensi nella prima tornata elettorale del 15 e 16 maggio.Chiamati alla urne per i ballottaggi 6.605.806 elettori.

 

 

 

 

De Magistris doppia Lettieri a Napoli. "Città liberata, pagina senza precedenti"

di Francesco Prisco - All'interno articoli di Celestina DominelliCronologia articolo30 maggio 2011

di Francesco Prisco

Napoli è la città delle sorprese. Cinque anni fa, quando in molti davano il Centrosinistra fortemente indebolito dagli attacchi che cominciavano a piovere contro il bassolinismo imperante, Rosa Russo Iervolino stravinse al primo turno. Stavolta il ballottaggio ha incoronato sindaco Luigi de Magistris, l'esponente dell'Italia dei valori che soltanto un mese fa l'opinione pubblica inquadrava come "il terzo uomo", alle spalle del candidato del Pdl Gianni Lettieri e di quello del Pd Mario Morcone.

L'ex Pm di Catanzaro al secondo turno ha incassato il 65,3% infatti dei voti, a fronte del 34,7% dell'uomo sul quale scommetteva il Centrodestra. Un vero e proprio plebiscito che ribalta il risultato di quindici giorni fa, quando Lettieri appariva in vantaggio con il 38,5% e de Magistris si proponeva come l'outsider al 27,4 per cento. Per quanto fosse subito chiaro dalle dinamiche del voto disgiunto che l'europarlamentare viaggiava più veloce delle liste a suo sostegno, mentre l'ex presidente dell'Unione industriali di Napoli risultava più debole della coalizione.

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De Magistris festeggia: "Napoli è stata liberata. La città tornerà a essere libera perché io e la mia amministrazione non dovremo dare conto a nessuno se non alla voglia di far nascere un nuovo modo di fare politica. Sono profondamente commosso – ha continuato de Magistris – nel commentare un risultato che ha contribuito a scrivere una pagina senza precedenti". Lo sconfitto Lettieri, dal canto suo, saluta: "Faccio un grosso in bocca al lupo alla città che meriterebbe un buon lavoro. E ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato in questa avventura". Al nuovo sindaco vanno anche gli auguri del primo cittadino uscente Rosa Russo Iervolino.

Il voto di Napoli si presta a molteplici letture. Uno: l'astensionismo, inteso come forma di protesta nei confronti dei due poli che hanno caratterizzato la vita politica della seconda Repubblica, ha pesato particolarmente. Al ballottaggio ha votato il 50,58% degli aventi diritto, al primo turno il 60,33% a fronte del 66,7% delle amministrative di cinque anni fa. Due: nel capoluogo campano più che altrove ha pesato il ruolo del Terzo polo. Raimondo Pasquino, il candidato sindaco di Udc, Fli e Api, al primo turno aveva raccolto il 9,7% dei consensi.

Per quanto non ci siano stati apparentamenti ufficiali, le recenti dichiarazioni con le quali de Magistris apriva a Pasquino come presidente del consiglio comunale e, al tempo stesso, quelle degli esponenti di Fli ("Mai con i candidati di Berlusconi e Cosentino") inducevano a presagire a evoluzioni di questo tipo. Tre: l'esponente dell'Idv si è rivelato il candidato più forte sul piano mediatico. Più noto al grande pubblico dell'ex presidente degli imprenditori e del prefetto Morcone, grazie all'attività di questi anni all'Europarlamento poteva contare anche su una maggiore esperienza politica che ha fatto valere nei faccia a faccia. Adesso per lui arriva una sfida tutta nuova: amministrerà la terza città d'Italia. La più difficile da governare.

 

 

 

 

Al centrosinistra Cagliari e Trieste, la Lega perde Novara e Gallarate ma tiene Varese

di Celestina DominelliCronologia articolo30 maggio 201

La festa dei sostenitori di Pisapia

Centro-sinistra vincitore ai ballottaggi che si sono chiusi nel pomeriggio. Il centrosinistra ha infatti vinto tutte le sfide più importanti. Giuliano Pisapia è il nuovo sindaco di Milano avendo ottenuto il 55,1% dei voti contro il 44,9% del sindaco uscente Letizia Moratti. A Napoli il candidato dell'Idv, Luigi De Magistris, a scrutinio quasi concluso, con il 65,3% doppia il suo avversario Gianni Lettieri (34,7%). Roberto Cosolini (centrosinistra) è stato eletto sindaco di Trieste con il 57,5% dei voti, Massimo Zedda è il primo cittadino di Cagliari (59,3%).

Centro-sinistra avanti anche nelle province

Il centrosinistra vince anche a Novara (52,9%), Rimini (53,5%), Grosseto (57,4%), Crotone (59,4%) e Pordenone (59,6%). Per quanto riguarda i capoluoghi, il centrodestra la spunta solo a Varese (53,9%), Cosenza (53,3%), Rovigo (51%) e Iglesias (52,8%). Tre a due per il centrosinistra anche nei ballottaggi per le province: Macerata (54,5%), Mantova (57,3%) e Pavia (51,2%) vanno al centrosinistra, mentre il centrodestra vince a Reggio Calabria (53,3%) e Vercelli (50,9%).

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A Cagliari e a Novara vincono Zedda e Ballarè

A Cagliari vince così il candidato lanciato da Sel, Massimo Zedda, e che si era aggiudicato le primarie del centro-sinistra nei mesi scorsi: il giovane consigliere regionale di Vendola ottiene oltre 50mila preferenze, con 59,4% contro il 40,6% di Massimo Fantola, candidato del centro-destra. A Novara, invece, dopo 10 anni di governo di centrodestra e due mandati con un sindaco leghista,il nuovo sindaco, Andrea Ballarè, è di centrosinistra e ha sconfitto con il 52,91% dei voti il candidato del Carroccio, Mauro Franzinelli. La Lega conserva invece Varese confermando il sindaco uscente, Attilio Fontana, con il 53.89% delle preferenze, contro il 46.37% dello sfidante Luisa Oprandi, candidato di Pd, Idv, Sel e liste civiche. Anche a Gallarate sconfitta del centro-destra: è Edoardo Guenzani, candidato di Pd, Idv e Sel, il nuovo sindaco che ha ottenuto al ballottaggio il 54.97% delle preferenze, contro il 45.03% del vicesindaco uscente Massimo Bossi (Pdl, Udc e liste civiche), che aveva concluso il primo turno con un lieve vantaggio.

A Trieste 2 a 0 per l'opposizione

A Trieste, poi, netto 2 a 0 per il centro-sinistra. Alla provincia infatti si registra una schiacciante vittoria della presidente uscente sostenuta dal centrosinistra, Maria Teresa Bassa Poropat, che ha distanziato l'avversario del centrodestra, Giorgio Ret, di 18 punti percentuali, attestandosi al 58%. E anche al Comune vince il candidato di centrosinistra: Roberto Cosolini ha ottenuto il 57,5% delle preferenze (53.050 voti), mentre il candidato del centro-destra Roberto Antonione è al 42,5% (39.197 preferenze).

 

 

 

Partirà dal Poetto ma non andrà ad Arcore come Renzi: ecco chi è Massimo Zedda il neosindaco di Cagliari

di Celestina Dominelli Cronologia articolo30 maggio 2011Commenta

La prima telefonata, lo confessa lui stesso emozionato e anche sorpreso dal risultato, gli è arrivata da Fabio Mussi. Ma forse gli auguri più graditi sono quelli che, in conferenza stampa, gli sono giunti dal suo avversario Massimo Fantola. "Complimenti al nuovo sindaco di Cagliari. È stata una competizione importante e difficile, svolgerà un ruolo bellissimo e importantissimo. Ha raggiunto un grande obiettivo". Perché Massimo Zedda, 35 anni, sostenuto da Sel e Pd, è adesso il primo cittadino del capoluogo sardo, il sindaco, come spiega davanti alle telecamere, "anche di chi non mi ha sostenuto".

Zedda: il risultato era nell'aria

In testa ha ben chiaro cosa farà domani per la città che lo ha incoronato con oltre il 59% dei consensi. "Mi auguro di governare bene, per chi aspetta risposte, come disoccupati e precari. È stata una bella sfida, con stile. Il risultato era nell'aria: la città mi ha dato fiducia, è un sogno che si è realizzato". Un sogno che si è materializzato con il passare delle ore. Quando, dopo le prime proiezioni che lo davano ancora appaiato con Fantola, il consigliere regionale di Sel ha preso il volo verso la guida della città.

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Berlusconi: abbiamo perso, governo va avanti. Maroni: che sberla. Bersani: una valanga

Pisapia sindaco di Milano: sconfitto un esercito con pochi soldi e tanta passione

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Sel esulta: vittoria più bella dallo scudetto

Nichi Vendola che ha creduto in lui non l'ha ancora chiamato. "Stavo per sentirlo", ammette il neosindaco. Ma l'entusiamo del suo partito è evidente e si legge tutto nelle parole di Michele Piras, coordinatore regionale di Sel, pronunciate tra le lacrime. "È la più bella vittoria di Cagliari dallo scudetto (vinto nell'aprile del 1970, ndr) a oggi".

La prima mossa? Il Poetto, ma non andrà a cena da Berlusconi

Zedda incassa e intanto pensa già a come risolvere il futuro della spiaggia del Poetto, ma anche il ripascimento che l'ha deturpata nel 2003. Perché sarà questa la sua prima mossa. Ma non andrà a cena con il Cavaliere ad Arcore per ottenere denari per la sua città, come ha fatto qualche collega del centro-sinistra (leggi Matteo Renzi, sindaco di Firenze). "Per ottenere risorse per Cagliari, si va ai ministeri, non a cena da Silvio Berlusconi".

 

 

 

Berlusconi: abbiamo perso, governo va avanti. Maroni: che sberla. Bersani: una valanga

di Celestina Dominelli. All'interno analisi di Stefano Folli e una vignetta di Domenico RosaCronologia articolo30 maggio 2011

Silvio Berlusconi prende atto della batosta incassata dalla maggioranza al ballottaggio. "Abbiamo perso, è evidente - dice il capo del Governo da Bucarest, dove è volato oggi per un bilaterale italo-rumeno -. L'unica strada è tenere i nervi saldi e andare avanti". Poi l'agenda da portare avanti: "Ci restano alcune riforme, la riforma fiscale, della giustizia e il piano per il Sud". Infine un pensiero rivolto a Milano, andata al centro-sinistra dopo una lunga fase iniziata nel 1993 con il leghista Formentini: "Ora i milanesi devono pregare il buon Dio che non gli succeda qualcosa di negativo", ha commentato Berlusconi, assicurando che la città "non era amministrata male". E si è detto anche certo che a Napoli, dopo aver eletto De Magistris, "si pentiranno tutti moltissimo".

Bersani: è stata una valanga, ora Berlusconi si dimetta

Insomma, il premier non ha alcuna intenzione di mollare. Rincuorato, dice lui, anche dal sostegno di Umberto Bossi. Con il quale si confronta telefonicamente per precisare poi che "siamo d'accordo di andare avanti insieme". ll segretario del Pd, Pierluigi Bersani, per parte sua, non trattiene l'entusiamo per il risultato. "Tra il primo ed il secondo turno è stata una vera e propria valanga. C'è stata una riscossa civile e morale alla quale il Pd si è messo al servizio". Una riscossa che per la maggioranza corrisponde a una sonora sconfitta. "Una nuova fase politica si apre con le dimissioni del governo e dopo le dimissioni la strada maestra sono le elezioni. Noi però siamo pronti a considerare percorsi per fare una nuova legge elettorale con la quale sarebbe meglio andare al voto".

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La vignetta di Domenico Rosa. "Disarcionato"

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IL PUNTO/Il Paese è cambiato: quali le conseguenze (di Stefano Folli)

Il voto ai raggi X

Marcegaglia: se governo va avanti subito riforma fiscale

Non commenta invece la partita elettorale il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che da Brescia, davanti ai cronisti che la incalzano, si limita a una battuta. "Sarà il governo a decidere cosa fare dopo i voti di oggi". Ma ribadisce invece l'agenda per il futuro e la ricetta necessaria per tornare a crescere. La stessa che aveva sottolineato con forza qualche giorno fa all'assemblea annuale di Confindustria. "Se il governo deciderà di andare avanti, la riforma fiscale è da realizzare prima della fine della legislatura, deve entrare nella fase operativa". E lancia un messaggio alla politica: "Basta conflitti, il Paese non ne può più, c'è grande stanchezza".

Maroni: è stata una sberla, subito riforma fiscale

È invece molto esplicito sull'esito dei ballottaggi il ministro Roberto Maroni. "È stata una sberla, serve subito una riflessione". Poi il ministro leghista indica subito la road map. "La riforma fiscale e il completamento della riforma federale" sono i temi che dovrebbero essere messi nell'agenda del governo "per rilanciarne l'azione" dopo i risultati elettorali. Che il leader del suo partito, Umberto Bossi, ha invece commentato così. "La Lega - avverte - ha fatto il suo dovere". Nel Pdl, poi, gli accenti sono diversi. Così c'è chi, come Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, già mette le mani avanti minizzando gli effetti della batosta sul prosieguo della legislatura. "La sconfitta pressoché certa a Milano e a Napoli è un avvertimento serio" per la maggioranza "da cui però non traggo nessun elemento di valutazione generale" sulle sorti del governo.

Il Pdl incassa la sconfitta: abbiamo perso

Ma le analisi meste comunque non mancano, malgrado l'avvertimento di Cicchitto. È il caso di Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo al Senato del Pdl, che sottolinea come "se andasse secondo questi sondaggi si dovrebbe dire che le elezioni sono state perse, senza mezzi temini". Proprio quello che già dice il sottosegretario Carlo Giovanardi che ai microfoni di una tramissione radiofonica abbandona ogni prudenza. "Abbiamo perso". Mentre il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, mette l'accento sul fatto che "gli elettori scelgono in due grandi città rappresentanti che non vengono dal riformismo del partito Democratico, ma dalla sinistra estrema e da una cultura populista". Chi invece ancora non commenta i primi risultati è Silvio Berlusconi che, con molta probabilità, dovrà subire anche la beffa di un'amministrazione di centro-sinistra anche nella "sua" Arcore dove è in vantaggio la candidata dell'opposizione.

Il Pd: risultato oltre le più rosee aspettative

Una sconfitta che, visti i primi risultati a spoglio ancora in corso, si aggiunge alla débacle nelle grandi piazze. Tanto da far dire al centro-sinistra, per bocca di Davide Zoggia, responsabile Enti locali del Pd e stratega delle candidature, "il risultato dei ballottaggi è andato oltre le più rosee aspettative. C'è un segno omogeneo su tutto il territorio nazionale della vittoria del Pd e del centro-sinistra". Quasi tutti i big per ora tacciono, fatta eccezione per Bersani e l'ex ministro Beppe Fioroni. "Cosa succede oggi? Avremo un risultato molto simile a 25 giorni fa che darà due segnali chiari: il primo è un segnale di cambiamento, la voglia di girare pagina. Il secondo è l'indicazione di chi perde. E su questo non ci sono dubbi".

 

 

 

Fini: il berlusconismo è archiviato, ma il Fli non ha nulla da festeggiare

Cronologia articolo30 maggio 2011

"Dico a Berlusconi: non prendertela con gli altri ma con te stesso e i tuoi cattivi consiglieri, che sono tanti". Così il leader di Fli,Gianfranco Fini, ha commentato il risultato delle elezioni amministrative in occasione di un suo intervento al Festival della felicità di Pesaro. "Il risultato elettorale dimostra che chi semina vento raccoglie tempesta", ha aggiunto Fini, che "da uomo del centrodestra" si dichiara "tutt'altro che felice del risultato, ma ho la coscienza a posto perché quando, 15 mesi fa, misi in guardia il Presidente dalla deriva che si stava prendendo, fui messo alla porta".

Secondo Fini, per Giuliano Pisapia a Milano ha votato "una quota consistente dell'elettorato moderato del centrodestra che non ne può più di anatemi e di brutte figure collezionate dal governo".

Berlusconismo archiviato

Secondo Fini, "con il voto di Milano, Napoli, Trieste e Cagliari il berlusconismo è stato di fatto archiviato". Ma il "Fli non ha nulla da festeggiare, ma molto da capire e da fare. Perché il risultato delle amministrative è figlio in primo luogo della delusione degli elettori moderati che hanno capito che a un centrodestra culturalmente ispirato alla tradizione liberal-conservatrice europea, si è sostituita, in questi 15 mesi, una coalizione estremista e opportunista che nella politica interna, come in quella internazionale, ha radicalmente snaturato l'impostazione con cui si era presentata al Paese, ottenendone l'ampio consenso".

Costruire in fretta la casa comune dei moderati

Ora la sfida del Terzo polo, secondo Fini, è costruire "la casa comune per tutti gli italiani moderati e riformisti, quindi culturalmente e politicamente lontani dalla coalizione di sinistra oggi vittoriosa". "Oggi la casa comune non c'è: lo dimostrano i risultati, prevedibili ma non certo lusinghieri, delle candidature a sindaco alternative tanto al Pdl quanto alla sinistra. Costruirla in fretta - prosegue il leader di Fli - è l'obiettivo strategico che, insieme agli amici del Terzo Polo, dobbiamo porci con chiarezza e senza diversivi tattici".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2011-05-27

Gli imprenditori di Treviso scendono in piazza. Marcegaglia, la marcia non è contro nessuno

di Katy MandurinoCronologia articolo27 maggio 2011

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Argomenti: Imprese | Oreste Parisato | Emma Marcegaglia | Confindustria | Maurizio Sacconi | Luciano Benetton | Gainfranco Zoppas | Mario Moretti Polegato | Alessandro Vardanega

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La presidente della Confindustria Emma Marcegaglia durante la marcia di protesta a Treviso prima dell'assemblea di Unindustria Treviso (Ansa)La presidente della Confindustria Emma Marcegaglia durante la marcia di protesta a Treviso prima dell'assemblea di Unindustria Treviso (Ansa)

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Chi c'era e chi no all'assemblea di Confindustria

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Gli imprenditori trevigiani in marcia con la Marcegaglia

Emma Marcegaglia alla marcia silenziosa degli imprenditori di Treviso

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La grisaglia è di sartoria e il tailleur è firmato, non ci sono né slogan né bandiere, o fischietti. Ma il senso è quello di sempre: l'espressione di un malessere, di una obiezione forte sebbene silenziosa, ma visiva e fuori dagli schemi. È questo quello che gli imprenditori di Treviso hanno voluto esprimere oggi con un corteo che ha fatto seguito all'assemblea della confindustria territoriale. La marcia degli imprenditori veneti è partita dalla tensostruttura allestita allo stadio del rugby a Monigo, nei pressi della città, fino all'ex area Appiani, dove sorge la nuova sede della associazione industriali trevigiana.

Circa 2mila persone - delle 2.900 presenti in assemblea - hanno percorso i due chilometri, con in testa al corteo la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, il presidente di Confindustria Veneto, Andrea Tomat, e il presidente di Unindustria Treviso, Alessandro Vardanega. La manifestazione, hanno precisato sia Vardanega che la Marcegaglia, non ha connotazione politica o anti-governativa ma vuole sensibilizzare le istituzioni sulle istanze del mondo dell'impresa.

"Quello che chiediamo è una assunzione di responsabilità - precisa il presidentre trevigiano -. Facciamo fatica a riconoscerci in un paese nel quale lo scaricabarile è la norma e dove non si risponde più di quanto si è riusciti o non riusciti a realizzare. La via dello sviluppo passa attraverso una grande prova di responsabilità nazionale". Gli fa eco la presidente nazionale: "Con questa marcia non chiediamo niente - dice la Marcegaglia - se non il rispetto per quello che facciamo. Chiediamo alla politica solo di essere seria, di riprendere lo spirito di servizio e fare le cose che servono al paese".

Non ha partecipato alla marcia silenziosa né il governatore del Veneto Luca Zaia, né il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, presente all'assemblea, che però si è dichiarato perfettamente d'accordo con i motivi dell'iniziativa. Sacconi in assemblea ha ricordato analoghe iniziative in passato e ha sottolineato il valore di una protesta pacifica come questa: "Non contro qualcuno - ha detto - ma per noi, per la comunità". Sacconi ha aggiunto che oggi siamo "un paese diviso, lacerato, un paese in cui Milano potrebbe tornare agli anni Settanta. C'è bisogno di coesione".

All'assemblea trevigiana, la prima territoriale dopo quella di Confindustria nazionale, i vertici dell'istituzione hanno ribadito le priorità per le imprese: dalla riforma fiscale alla semplificazione burocratica, da un programma unitario per l'internazionalizzazione alla necessità di rivedere il rapporto con le banche. Ed è stato ribadito il concetto caro agli imprenditori: la necessità di tagliare la spesa pubblica e di privatizzare i tanti enti statali che rappresentano un inutile costo per la società.

 

 

Moratti svela la Giunta: Castelli vicesindaco. Pisapia ai milanesi: crediamoci, è arrivato il nostro tempo -

di Sara BianchiCronologia articolo27 maggio 2011

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Argomenti: Elezioni | Partiti politici | Giuliano Pisapia | Letizia Moratti | Roberto Calderoli | Italia | Carmelo Briguglio | Milano | Elio

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Ultima carta della Moratti: a Impregilo la gara per M4 Pisapia si prepara al concerto con Elio e le storie teseUltima carta della Moratti: a Impregilo la gara per M4 Pisapia si prepara al concerto con Elio e le storie tese

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Fiamme nella sede del comitato elettorale di Lettieri (Pdl)

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Napoli, incendio al comitato elettorale di Lettieri

Lettieri parla dopo l'incendio alla sede del comitato elettorale

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A poche ore dalla chiusura della campagna elettorale Letizia Moratti annuncia la sua squadra di governo in caso di rielezione. Roberto Castelli, viceministro alle infrastrutture, sarà vicesindaco con delega alla mobilità e trasporti; il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, assessore alle periferie, casa e territorio; il sottosegretario all'economia, Luigi Casero, assessore al bilancio; Paolo Del Debbio alla cultura. E poi: Daniela Mainini assessore alle attività produttive e ricerca; Giovanna Mavellia alla semplificazione, servizi ai cittadini e alle imprese e Evelina Flachi alla salute. Il resto della squadra sarà scelto dopo il ballottaggio tra personalità di Pdl, Lega e della lista Milano al centro. Il sindaco uscente annuncia anche che Annamaria Bernardini de Pace sarà presidente di una delle società partecipate, ma senza precisare quale. E Gabriele Albertini avrà un ruolo di primo piano.

Giuliano Pisapia, in piazza Duomo durante il concerto di Elio e le storie tese ha tenuto il discorso conclusivo della campagna elettorale. "Non cerchiamo rivincite politiche - ha sottolineato - vogliamo contribuire a costruire un città fatta da noi, per tutti noi". È una Milano "aperta, che sappia guardare al futuro" quella che il candidato del centrosinistra ha in mente. L'avvocato ai milanesi dice: "Saremo un esempio di civiltà, dimostreremo che dire 'bene comune' non vuol dire che l'aiuola davanti casa non é di nessuno, ma al contrario che appartiene a ciascuno di noi". Pisapia invita tutti ad andare alle urne domenica e lunedì per il ballottaggio: "abbiamo ripreso in mano il nostro destino - incalza - non facciamocelo sfuggire". Non mancano riferimenti alle accuse che gli sono state mosse in queste settimane, come quella di essere un estremista: "Mi hanno accusato di non essere moderato. Non capisco che cosa significa questa parola sulle loro labbra, questa parola che viene offesa e smentita ogni giorno da comportamenti indecenti". Poi declina la sua idea di politica con le parole di don Lorenzo Milani: 'Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia'. Fa leva sull'orgoglio dei milanesi Pisapia quando dice che "Milano è ancora il cuore d'Italia. È ancora il cuore dell'Europa. E soprattutto è ancora nel cuore dei milanesi". Della sua vittoria il candidato del centrosinistra è convinto. "Credo - dice - che martedì mattina usciremo di casa con un sorriso, pensando 'mi piace essere qui'. Io ci credo. È arrivato il tempo. È arrivato il nostro tempo".

L'ultima giornata di campagna elettorale

Per tutta la giornata tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia è stata ancora la questione delle scuse del sindaco, questa volta arrivate, a tenere banco nel confronto a distanza tra i due. Lei ieri ha inviato allo sfidante, in via privata - come da lui sollecitato - una lettera di scuse. "Deciderà lui se renderne pubblico il contenuto", aveva precisato. E lui aveva spiegato che le avrebbe risposto "personalmente con altrettanta riservatezza nei prossimi giorni".

 

erlusconi dal G8: mio dovere informare Obama, lascio dopo la riforma della giustizia

Cronologia articolo27 maggio 2011Commenti (27)

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Argomenti: Giustizia | Società dell'informazione | Silvio Berlusconi | Barack Obama | Italia | Il Cavaliere

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Berlusconi dal G8: in Italia interferenza intollerabile di alcuni pm. Contro di me aggressione patrimoniale (LaPresse)Berlusconi dal G8: in Italia interferenza intollerabile di alcuni pm. Contro di me aggressione patrimoniale (LaPresse)

Il giorno dopo il suo colloquio con il presidente Usa Barack Obama sulla presunta dittatura dei pm di sinistra in Italia, Silvio Berlusconi torna a Deauville, dove è volato ieri per il G8, sul quel faccia a faccia nel corso di una conferenza stampa per ribadire innanzitutto il suo affondo contro i giudici. "In Italia non è più tollerabile l'interferenza di alcuni magistrati della pubblica accusa nei confronti dei rappresentanti del popolo democraticamente eletti". Al presidente del Consiglio non sono infatti particolarmente piaciute le ricostruzioni dei giornali che parlavano di un "assalto" del premier al presidente Obama e di quest'ultimo imbarazzato per le rivelazioni di Berlusconi.

Berlusconi: ho parlato a tutti i leader del G8 della situazione in Italia

Il premier è un fiume in piena. "Ritengo mio preciso dovere istituzionale spiegare" ai capi di Stato stranieri "quale sia la situazione in Italia anche in relazione a vicende che potrebbero minare la credibilità di chi guida il Paese". Dunque, di mezzo non ci sono solo due minuti di colloquio con il presidente americano, ma un confronto anche con gli altri. "Quando torno in Italia volentieri tornerò sul tema della giustizia perché ritengo fondamentale che si sappia a quale persecuzione vengo sottoposto" e del "tentativo di aggredirmi anche sotto il profilo patrimoniale con una sentenza fuori da ogni logica, se non quella di favorire il mio avversario politico". Il refrain dell'accanimento giudiziario non cambia, dunque, anche al di là delle Alpi.

L'affondo contro la stampa: vergognatevi

I giornalisti lo incalzano poi sullo scambio con Obama, ma il premier perde le staffe. Così, davanti alla domanda di un inviato del quotidiano "La Repubblica", risponde attaccando tutti. "Vergognatevi. È scandaloso che voi non vi scandalizziate, quando avete avuto prova, per 24 volte che le accuse nei miei confronti erano infondate". Poi la pubblica reprimenda perché, prosegue il Cavaliere, "è completamente falso" che Obama abbia mostrato "distacco o freddezza nei miei confronti". Al contrario, chiarisce Berlusconi, c'è stata da parte sua grande "cordialità, rispetto, amicizia e sostegno".

L'annuncio: giustizia è patologia, lascio solo dopo averla riformata

Al duro attacco contro i magistrati, segue quello contro la giustizia. Che, rimarca Berlusconi, "è una patologia della nostra democrazia e non è cosa da poco. Anzi, è una cosa gravissima di cui è giusto parlare". Per questo confessa il Cavaliere "non abbandonerò la politica finché non ci sarà in Italia una giustizia giusta" che dia ai cittadini la garanzia che i magistrati giudichino "nel merito e non se uno è amico o nemico".

G8 sempre utile anche se esiste il G20

C'è spazio, ma solo in chiusura, per i temi al centro del G8 che, secondo Berlusconi, "sembrava dopo i primi G20 un summit da abbandonare via via, e invece resta utile per mettere insieme le più grandi economie del mondo, Cina esclusa. È opportuno che le grandi economie liberali possano delineare le loro posizioni anche in prospettiva di un G20 che si potrà tenere fra poco". Il Cavaliere precisa poi che sui negoziati di Doha per il commercio mondiale "si è registrato un generale pessimismo". E a Obama consegna un ultimo messaggio, ma niente giudici questa volta. "Al presidente Usa - prosegue Berlusconi - abbiamo risposto come sia giusto che l'euro sia forte, ma non così forte da rendere più difficile l'esportazione dei nostri prodotti negli Usa e nei paesi dell'area dollaro". (Ce. Do.)

 

 

 

Tensione prima del voto: a Napoli fiamme nel comitato di Lettieri, rissa a Milano tra sostenitori

Cronologia articolo27 maggio 2011Commenti (26)

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Argomenti: Elezioni | Gianni Lettieri | Luigi De Magistris | Silvio Berlusconi | Idv | Procura della Repubblica | Giuliano Pisapia | Letizia Moratti | Napoli

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Tensione prima del voto: a Napoli fiamme nel comitato di Lettieri, rissa a Milano tra sostenitoriTensione prima del voto: a Napoli fiamme nel comitato di Lettieri, rissa a Milano tra sostenitori

La campagna elettorale è alle battute finali, ma i toni tra i candidati nelle due sfide principali di Napoli e Milano restano accesissimi. Sotto il Vesuvio ad agitare ancor di più le acque è un nuovo scambio di accuse tra Gianni Lettieri e Luigi De Magistris dopo l'incendio che ieri notte ha colpito la sede del comitato elettorale dell'industriale in corsa per il Pdl. Mentre nel capoluogo lombardo la tensione è altissima in seguito a una rissa tra alcuni sostenitori dei due candidati a sindaco, Letizia Moratti e Giuliano Pisapia.

Fiamme nel comitato dell'industriale in corsa per il Pdl

A Napoli le fiamme hanno mandato in fumo volantini e manifesti e 26 gazebi che dovevano essere impiegati in occasione del comizio di chiusura del candidato del Pdl, in programma stasera in Piazza del Plebiscito. Dove, forse, potrebbe fare capolino anche il premier Silvio Berlusconi volato ieri a Deauville, in Francia, per il G8. I vigili del fuoco sono intervenuti rapidamente per domare l'incendio e hanno rinvenuto all'interno dei locali alcuni razzi e tracce di benzina. Elementi che farebbero pensare a un'origine dolosa dell'episodio sul quale indaga la polizia.

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Fiamme nella sede del comitato elettorale di Lettieri (Pdl)

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Napoli, incendio al comitato elettorale di Lettieri

Lettieri parla dopo l'incendio alla sede del comitato elettorale

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Dopo il rogo Lettieri attacca l'ex pm: è moralmente responsabile

Il rogo ha però scatenato nuove polemiche tra i due candidati con Lettieri che si è scagliato contro l'ex pm. "Considero Luigi De Magistris moralmente responsabile degli episodi di violenza che dal 15 aprile in poi si sono susseguiti nei miei confronti e dei miei collaboratori, da ultimo l'incendio appiccato questa sera ai locali del mio comitato elettorale. Siamo tornati agli anni di piombo" ha detto il candidato del Pdl Gianni Lettieri. L'industriale è poi arrivato nella sede del comitato dove nel frattempo era giunta un'ambulanza per prestare le cure al portiere dello stabile rimasto intossicato dal fumo.

De Magistris presenta un esposto. La replica: faccia i nomi

De Magistris ha però rispedito al mittente ogni accusa ("la mia storia di magistrato mi consente di andare a testa alta") e ha annunciato un esposto alla procura di Napoli. "Avevo già previsto che avrebbero tirato fuori a poche ore dal voto un tentativo di inquinamento democratico: oggi presenterò un esposto alla procura della repubblica di Napoli, sia sul voto di scambio che stanno portando avanti persone vicine al candidato Lettieri, sia sul tentativo di strategia della tensione messo in atto da ambienti e personaggi che stanno sostenendo la candidatura di Lettieri". Immediata la controreplica di Lettieri. "De Magistris è in preda alla confusione. Sta perdendo le elezioni. Lo ha capito e per questo reagisce così. Faccia i nomi oppure taccia".

A Milano scoppia una rissa tra sostenitori dei due candidati

Clima caldissimo anche a Milano dove la notte è stata scandita da una rissa, scoppiata in via Ripamonti, tra due sostenitori del sindaco uscente, tra cui il presidente dei commercianti Milano-Vigentina, e tre giovani supporter del candidato del centro-sinistra. Il gruppo, dopo gli insulti, è venuto alle mani. Sul posto sono quindi intervenuti i carabinieri che hanno denunciato i cinque per rissa (due di loro sono finiti anche in ospedale). (Ce. Do.)

 

 

 

 

 

2011-05-25

il premier a porta a porta

Berlusconi: nessuna manovra da 40 miliardi. A Milano sconfitti per colpa dei media - Vespa si scusa con Pisapia - Moratti da Sky, ma senza sfidante

di Claudio Tucci. Con un articolo di Sara Bianchi | 19:43 |

Credo che il codice unico fiscale possa vedere la luce a partire dal 2013: lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della registrazione della puntata di "Porta a Porta" che andrà in onda stasera, sottolineando che la riforma porterà alla "abrogazione di una infinità di leggi" che rendono difficile persino il lavoro di commercialisti e fiscalisti.

Il premier ha poi ribadito che "Non c'è nessuna possibilità che ci siano altre soluzioni" rispetto al Governo attuale. "Vorrei rassicurare tutti - ha rilanciato il premier - sul fatto che l'alleanza tra Pdl e Lega rimane l'unica alternativa e l'unica alleanza di Governo possibile" e "vorrei assicurare tutti che il Governo è forte di una maggioranza che lo sostiene e che porterà a termine la legislatura, facendo le riforme che sono indispensabili".

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Manovra da 40 miliardi? "Non è così"

Berlusconi ha risposto "Non è così" a una domanda sulla necessità di arrivare al pareggio di bilancio nel 2014 escludendo che si tratterà di un intervento da 40 miliardi come emerso in questi giorni. "Dobbiamo tendere a ridurre il deficit per il 2015 - spiega - siamo già in una buona situazione e quest'anno sarà al 4,3%". E anche per la riduzione successiva del debito (46 miliardi l'anno a partire dal 2015) spiega che "sarebbe impossibile". E che siamo chiamati piuttosto "a una gestione accorta del debito pubblico".

Il blocco mediatico della sinistra ha portato al ballottaggio la Moratti

Parlando invece delle elezioni amministrative e in vista dei ballottaggi, Berlusconi ha individuato nel "blocco mediatico di sinistra" la causa della non vittoria al primo turno a Milano di Letizia Moratti: "Abbiamo contro un blocco mediatico terrificante, a partire dal Corriere della Sera, da Sky e La7 e le trasmissioni Rai pagate con i soldi di tutti che stanno con la sinistra".

E sul fatto di aver preso meno preferenze personali a Milano rispetto alle scorse amministrative, ha rilanciato: il problema è il sistema di voto e la scheda elettorale: "Ho preso meno preferenze - attacca - perché chi faceva la croce sopra al simbolo del Pdl con il nome della Moratti, poichè era riportato anche il mio nome, credeva di avermi dato la preferenza".

Una stoccata anche a Giuliano Pisapia: "Ha presentato leggi a tutela dei terroristi, di eversori e per l'eutanasia". Secondo il premier Pisapia non sarebbe in grado di amministrare Milano "perchè non ha amministrato nemmeno un'edicola" e invece "Moratti e Lettieri per Napoli hanno gestito aziende con fortissima capacità". Ce ne è anche per Luigi De Magistris, i cui elettori, secondo il premier, sono "senza cervello", e per i magistrati: "Oggi in questo sistema malato la sovranità è di magistratura democratica e i suoi pm".

Abbiamo la legge elettorale migliore del mondo

Berlusconi ha poi sottolineato come il Pdl non debba lamentarsi "più degli altri partiti che hanno avuto tutti dei cali assolutamente importanti. Il Pd è sceso al 21,86%. È addirittura letteralmente crollato in regioni come Campania, Lazio e Calabria, mentre è andato meglio al Nord". Colpa dell'attuale legge elettorale? "Gli elettori - spiega il premier - sono poco sensibili a questi tecnicismi". Detto questo, Berlusconi afferma di credere "nel bipolarismo e noi riteniamo che questo sia il miglior sistema elettorale del mondo".

Un chiarimento anche sulla promessa a Napoli di non abbattere le case abusive: "Non ho detto aboliamo le demolizioni, ho detto rinviamo il termine dell'inizio delle demolizioni alla fine dell'anno" per utilizzare "i mesi mancanti per riflettere su nuovi strimenti urbanistici e nuovi strumenti ambientali".

Attacchi ad Annozero e Agcom

Il premier ha attaccato infine Annozero "una terrificante trasmissione" e definito "una follia" la decisione di Agcom di multare i tg Rai e Mediaset che lo hanno intervistato venerdì scorso. Secondo il Cavaliere, che ha spiegato di aver ricevuto le richieste in contemporanea dai telegiornali sanzionati, la "par condicio é una norma liberticida". Con questo chiarimento: "Sono stato in ogni tg tre minuti e mezzo, mi hanno fatto tre domande, ho fatto risposte di un minuto".

 

 

 

Il decreto omnibus è legge. Ultima parola alla Cassazione sui referendum sul nucleare

di Claudio TucciCronologia articolo25 maggio 2011

Disco verde definitivo al decreto omnibus. Il testo è stato approvato a Montecitorio con 301 sì, 280 no e due astenuti.

Leggi l'abc del provvedimento

Le votazioni sul dl omnibus sono state seguite anche in piazza Montecitorio dove, dall'inizio dei lavori d'aula, è ripreso il presidio-sit in dei promotori dei quattro referendum su nucleare, acqua e legittimo impedimento che manifestano per chiedere più informazione in tv sulla consultazione di giugno e "contro lo scippo del diritto dei cittadini a esprimersi" che l'approvazione del dl omnibus, a loro giudizio, potrebbe comportare rispetto al nucleare.

Sui referendum ultima parola alla Cassazione

Approvato dalla Camera, il dl passerà al Quirinale per la firma del capo dello Stato. A seguire, incassata la promulgazione da parte del Colle, il testo delle nuove norme sarà pubblicato in "Gazzetta Ufficiale" e quindi entrerà ufficialmente in vigore. Da quel momento è l'ufficio centrale della Cassazione per i referendum che sarà chiamato rapidamente a pronuciarsi per stabilire se le norme sullo stop al nucleare siano sufficienti o meno per dichiarare l'annullamento del referendum in materia.

A premere per la conferma dei referendum sul nucleare è il Pd che ha annunciato che manderà una documentata memoria sulla conferma dei referendum, nonostante le norme contenute sullo stop alle centrali nucleari nel dl omnibus del Governo.

Trattandosi della materia più sensibile per i cittadini, tanto più dopo il disastro di Fukushima, la celebrazione o meno del referendum sul nucleare potrà avere influenza sul raggiungimento o meno del quorum (50% +1 degli aventi diritto) nella consultazione referendaria di giugno, anche in materia di acqua e legittimo impedimento.

 

 

L'abc del decreto omnibus, dal restyling delle norme anti scalate allo stop al nucleare

di Nicoletta Cottone e Claudio TucciCronologia articolo

24 maggio 2011

Salta la moratoria del nucleare, sostituita dall'abrogazione delle norme sulla realizzazione dei nuovi impianti. Cassa depositi e prestiti, poi, in funzione anti scalate, potrà assumere partecipazioni in società di interesse nazionale, ma solo se l'azienda è sana e ha adeguate prospettive di redditività. Sono queste le principali modifiche apportate dal Senato al decreto cosiddetto omnibus, il n. 34 del 2011, che ha ricevuto oggi la fiducia della Camera e domani otterrà il voto finale su un testo identico a quello approvato da Palazzo Madama.

Il decreto del Tesoro che fissa regole e requisiti per individuare le società di interesse nazionale oggetto di possibile partecipazione da parte di Cdp dovrà essere trasmesso al Parlamento. Le norme del decreto omnibus intervengono anche in materia di proroga degli intrecci stampa-tv e di razionalizzazione dello spettro radioelettrico e sul rifinanziamento del Fondo unico per lo spettacolo.

Ecco in otto voci l'abc completo del "decreto omnibus".

Abruzzo, aziende sanitarie (articolo 6). Per le sole aziende sanitarie locali della regione Abruzzo, si modifica il parametro annuale su cui computare il limite percentuale della spesa sostenuta per il personale con contratti a tempo determinato o di collaborazione coordinata e continuativa, tenuto conto degli eventi sismici che hanno colpito il territorio nel mese di aprile 2009. L'articolo inoltre anche in coerenza con il programma operativo per il rientro del disavanzo sanitario della regione Abruzzo, demanda l'effettiva disciplina della fattispecie alla fonte dell'Ordinanza di protezione civile. La relazione tecnica precisa che l'articolo in esame non implica effetti finanziari.

Assunzioni per il programma straordinario dell'area archeologica di Pompei (articolo 2). Possibilità di assunzioni in deroga, nel limite di spesa di 900mila euro, di personale da destinare al servizio presso la Sovrintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, con il vincolo per i neo-assunti di permanenza nelle sedi afferenti alla Sovrintendenza per almeno cinque anni. Previsto anche il reclutamento di ulteriore personale specializzato, anche dirigenziale. Le assunzioni sono legate alla realizzazione del programma straordinario e urgente di interventi conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro necessari per assicurare adeguati livelli di tutela all'interno dell'area archeologica di Pompei. Il programma, predisposto dalla Sovrintendenza e dal direttore generale per le antichità, dopo il parere del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, dovrà essere adottato entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto. Per fare attuazione al programma è anche previsto l'utilizzo di fondi Fas e una quota maggioritaria dei proventi della Sovrintendenza, che saranno determinati da un decreto Beni culturali. Previsto anche il concorso della Regione Campania con una quota che la Regione stessa individuerà nell'ambito del Programma di interesse strategico regionale (Par) da sottoporre al Cipe per l'approvazione. Sono previste anche una serie di norme di semplificazione (affidamento diretto di servizi tecnici alla Ales, dimezzamento dei termini di presentazione delle richieste di invito e delle offerte, previsione di un solo progetto preliminare come requisito per l'affidamento dei lavori, dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza degli interventi del programma all'esterno del perimetro degli scavi e possibilità di realizzarli anche in deroga alle previsioni degli strumenti di pianificazione urbanistica, semplificazione delle procedure per le sponsorizzazioni per favorire l'apporto di risorse finanziarie per la realizzazione del programma straordinario di interventi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La gaffe di Vespa su Pisapia diventa un caso politico. Questa sera la rettifica, sotto gli occhi di Berlusconi

di Sara BianchiCronologia articolo25 maggio 201

Una gaffe di Bruno Vespa rischia di diventare un nuovo caso politico.

Il giornalista durante Porta a Porta, ieri, ha letto un'agenzia Ansa che dava conto di un'intervista a Vanity Fair della moglie di Giuliano Pisapia, Cinzia Sasso, giornalista di Repubblica. E nella fretta ha scambiato il candidato sindaco del centrosinistra a Milano con Silvio Berlusconi.

Cinzia Sasso a Vanity Fair racconta, tra le altre cose che a Giuliano Pisapia è simpatico Silvio Berlusconi. Spiega: "Lo trova divertente e simpatico come intrattenitore, ma inadatto a governare". Strano che lo trovi simpatico? "Giuliano è estremamente tollerante, non è prevenuto, e non giudica mai le persone. Ha un'eccezionale apertura mentale".

Bruno Vespa a Porta a Porta leggendo quell'agenzia attribuisce invece a Cinzia Sasso quel giudizio sul marito. Così Giuliano Pisapia risulta nel racconto della moglie come "una persona simpatica, estremamente tollerante, dotata di apertura mentale", e anche "un simpatico intrattenitore ma inadatto a governare". Il conduttore, dopo aver letto queste parole commenta: "Certo che la signora non ha fatto un gran piacere al marito".

Maurizio Baruffi, portavoce del candidato sindaco del centrosinistra e Vinicio Peluffo (Pd), membro della commissione di vigilanza Rai, chiedono a Bruno Vespa di rettificare quel "clamoroso scivolone" a danno di Giuliano Pisapia. Peluffo parla di "effetto distorsivo dell'errore compiuto" e chiede a Vespa una rettifica nella puntata di questa sera, in cui è ospite il presidente del Consiglio.

Il giornalista rettificherà e assicura che si è trattato di un errore in assoluta buona fede . "La verità, purtroppo - dice - è che pensavo che la gaffe l'avesse fatta la signora Sasso, tanto è vero che ho detto: vedremo se farà una smentita', tanto mi sembrava enorme la notizia. La mia rettifica, simpatica e doverosa, avverrà naturalmente questa sera durante la trasmissione con Berlusconi".

Se il clima della correzione di Vespa sarà goliardico è difficile immaginare che il presidente del Consiglio non voglia dire la sua. Come pure sulla campagna elettorale pre-ballottaggi: pur essendo agli sgoccioli entrerà per forza di cose nella discussione. Silvio Berlusconi cercherà anche e soprattutto di guardare oltre questo voto, di parlare dei temi che stanno a cuore agli elettori: il lavoro, lo sviluppo, la questione Sud e, naturalmente, il fisco. Con animo sereno e senza ricorrere allo scontro a tutti i costi, pratica mitigata nella seconda parte di campagna elettorale.

Berlusconi interviene a Porta a Porta dopo Antonio di Pietro che è stato ospite della puntata di martedì. Prima del leader Idv era stato interpellato Pierluigi Bersani come capo dell'opposizione, ma il segretario del Pd ha declinato l'invito.

 

 

 

 

 

 

 

 

2011-05-23

Maxi multe a Tg1 e Tg4 dopo le interviste elettorali di Berlusconi. Sanzionati Tg2, Tg5 e Studio Aperto

Cronologia articolo23 maggio 2011

La Rai temeva una maxi multa da parte di Agcom dopo le interviste ai tg del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. E maxi multa è stata, per un totale di 800mila euro. A Tg1 e alTg4 è andata la sanzione massima prevista dalla legge (258.230 euro), in quanto recidivi. Sanzioni di 100 mila euro ciascuno a Tg2, Tg5 e Studio Aperto: lo ha deciso oggi a maggioranza la commissione Servizi e Prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dopo aver analizzato la trasmissione delle interviste al premier Berlusconi venerdì 20 maggio. Subito dopo la decisione, sull'Authority sono piovute le critiche del centro-destra e dei diretti interessati. Così, in serata, il presidente Corrado Calabrò ha chiarito che dietro le sanzioni c'è "una valutazione strettamente giuridica e non politica. La commissione ha fatto una valutazione tecnica e giuridica della situazione: la violazione c'è e le sanzioni ne sono la naturale conseguenza".

La nota dell'Agcom: dovere di equilibrio si conclude con i ballottaggi

Insomma, l'autorità si è mossa in punta di diritto e nella nota diffusa oggi ha ribadito "che vige il dovere di equilibrio e completezza di informazione fino alla conclusione della campagna elettorale con i ballottaggi in corso". Secondo l'Agcom il divieto di diffusione di sondaggi sulle intenzioni di voto rimane in vigore su tutto il territorio nazionale fino allo svolgimento del secondo turno delle elezioni amministrative. Dunque, le interviste del premier sono state una palese violazione dei regolamenti elettorali emanati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza e dall'Agcom.

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Mediaset ricorrerà al Tar. Mimun: è intimidazione. Il Cdr si smarca

La reazione dei vertici dei telegiornali colpiti non si è però fatta attendere. Mediaset si è detta "allibita per le sanzioni decise oggi dall'Agcom contro le quali ricorrerà immediatamente al Tar", ha annunciato l'azienda in una nota. A stretto giro è poi arrivato anche il commento del direttore Clemente Mimun . "Quel che è accaduto è di una gravita inaudita. Si manifesta come una pesante intimidazione, che naturalmente verrà ignorata dagli organi di rappresentanza dei giornalisti italiani". Il direttore del Tg5 conclude dicendo "per quel che ci riguarda non cederemo né a interferenze né a intimidazioni di alcun genere". Già prima della decisione dell'Agcom anche il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri aveva difeso l'operato della società. "Se c'è un'azienda che è sempre stata corretta ed equilibrata siamo noi". Ma, in serata, il comitato di redazione del Tg5 (l'organismo sindacale della testata, ndr) si è smarcato dal commento del direttore sostenendo che la decisione dell'Agcom "non è un atto di intimidazione ai giornalisti".

Minzolini: esterrefatto. La sanzione al prossimo cda Rai

Anche la Rai ha commentato negativamente la decisione dell'Agcom. Il primo a intervenire è stato Augusto Minzolini, direttore del Tg1, che si è detto "esterrefatto" per la decisione dell'autorità di sanzionare Tg1 e Tg4 con mega-multe per l'intervista di venerdì scorso al premier Berlusconi. Sanzione, ha commentato telefonicamente il direttore del tg della rete ammiraglia della Rai, che "riguarda tutti i tg che hanno fatto l'intervista al premier, ma c'era una notizia, non parlava da cinque giorni". Della decisione si parlerà nel consiglio d'amministrazione della Rai, convocato per mercoledì e che ha inserito la sanzione Agcom all'ordine del giorno della riunione.

Il dibattito sul riequilibrio nei tg

"Il riequilibrio nei tg è necessario" aveva affermato poco prima del verdetto Giorgio Merlo, deputato del Pd e vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai. Secondo Roberto Zaccaria, coordinatore del gruppo di ascolto sul pluralismo televisivo "è chiaro che ormai è una provocazione ripetuta e ostentata: a poche dal previsto intervento dell'Agcom, i due principali Tg del servizio pubblico aprono con il videomessaggio diffuso stamattina da Berlusconi (è vietato diffondere video o audio messaggi durante le campagne elettorali)".

L'iniziativa di Radicali e Fds. Sit-in di protesta a viale Mazzini

Questa mattina, poi, Emma Bonino e Marco Cappato con l'assistenza dell'avvocato Giuseppe Rossodivita, avevano depositato una denuncia alla procure della Repubblica di Roma e di Milano contro Berlusconi ed i direttori dei tg che venerdì 20 maggio avevano trasmesso le "pseudo- interviste" registrate dal Cavaliere. Mentre Manuela Palermi del Pdci- Federazione della Sinistra aveva annunciato un'analoga iniziativa. "Abbiamo dato mandato ad un legale di preparare una denuncia da presentare all'Agcom" perché "l'oscuramento della Tv nei confronti della FdS continua". Davanti alla Rai di viale Mazzini, poi, dal primo pomeriggio di oggi si erano riuniti i rappresentanti di Fnsi, Usigrai, Associazioni e Idv per chiedere il rispetto della par condicio e un intervento adeguato da parte dell'Agcom dopo gli interventi del premier in televisione.

 

 

Berlusconi: con Pisapia Milano città islamica, a Napoli no alla sinistra giustizialista

Cronologia articolo

23 maggio 2011

Due messaggi a breve distanza sul sito del Pdl per lanciare la volata dei candidati del centro-destra a Milano e Napoli in vista dei ballottaggi. Silvio Berlusconi, dopo le interviste tv, sceglie oggi due video quasi identici per spingere gli elettori a mobilitarsi al secondo turno. Così, mentre a Milano il Cavaliere evoca il rischio di "una città islamica, una zingaropoli piena di campi rom e stranieri" nel caso di una vittoria del centro-sinistra, sotto il Vesuvio lo spot per Gianni Lettieri è tutto giocato sui rifiuti e su una emergenza irrisolta a causa "delle inadempienze delle amministrazioni locali e del Comune". Il premier non cita mai direttamente Luigi De Magistris, ma l'affondo contro il candidato dell'Idv arriva puntuale al terzo minuto del messaggio.

A Napoli il peggio del sistema politico italiano

Secondo il premier l'ex pm è infatti "il peggio del sistema politico italiano" frutto di una sinistra "estrema, rivoluzionaria, inquisitoria e giustizialista che, per di più, è priva di qualsiasi esperienza amministrativa". La scelta del Pdl, prosegue Berlusconi, "è invece caduta su un imprenditore napoletano che ha sempre dimostrato capacità, competenza e onestà". E che saprà risolvere il problema dei rifiuti. "Sta a voi - avverte Berlusconi - scegliere un'amministrazione, un sindaco all'altezza della situazione, capace di amministrare e di instaurare una buona collaborazione con gli altri enti locali, Regione e Provincia, e con il governo centrale, capace di creare le condizioni per la raccolta differenziata e realizzare in tempi brevissimi l'indispensabile termovalorizzatore. Solo così sarà possibile per Napoli tornare alla normalità e ridiventare una città civile, vivibile, rispettata, ammirata, meta dei turisti di tutto il mondo.

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Vincitori e vinti della notte elettorale

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Berlusconi: con Lettieri Napoli sarà piu' civile, vivibile e ammirata

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L'avviso del premier: con Pisapia Milano in mano agli zingari

Un doppio binario dunque per provare a conservare il primato nel capoluogo campano e a ribaltare il risultato sotto la Madonnina dove Berlusconi è ancora convinto della possibilità del sorpasso. E, per convincere l'elettorato meneghino, insiste sul pericolo dell'invasione degli stranieri. "Milano non può, alla vigilia dell'Expò 2015, diventare una città islamica - è l'avvertimento lanciato da Berlusconi nel messaggio ai milanesi postato stamane sul sito del Pdl -, una zingaropoli piena di campi rom e assediata dagli stranieri a cui la sinistra dà anche il diritto di voto".

Con la sinistra al potere avremo città disordinata e insicura

Il premier sottolinea l'importanza di votare domenica perché si tratta "di una scelta importante per il futuro della nostra città e per tutti noi. Milano - aggiunge - ha una storia che la colloca di diritto nella rosa delle capitali più importanti dell'Europa per l'intelligenza, la creatività e l'imprenditorialità. Una città così - insiste - non vorrà certo consegnarsi all'estrema sinistra con il rischio di diventare una città disordinata, caotica e insicura".

Tasse e tariffe tra le più basse

Nel messaggio agli elettori Berlusconi ricorda che "Albertini e la Moratti hanno sempre mantenuto i loro impegni e scegliendo il centrodestra sarà ancora così" e infine afferma che "grazie alla Giunta Moratti le tasse e le tariffe per i servizi pubblici sono le più basse in Italia". "Inoltre il Comune - continua il premier - ha da poco varato uno strumento importante, il piano di governo del territorio, grazie al quale avremo 30.000 nuovi alloggi a prezzi di favore per le famiglie meno fortunate il tutto a spese dei privati senza oneri per il Comune. Avremo anche tre milioni di metri quadrati di verde in più".

 

 

 

Stretta di mano Moratti-Pisapia. Primo segnale di distensione dopo l'attacco del sindaco su Sky

Cronologia articolo

23 maggio 2011

Rapida stretta di mano tra il sindaco di Milano uscente Letizia Moratti e lo sfidante di centrosinistra a Milano Giuliano Pisapia, che si sono incontrati oggi pomeriggio ai giardini Falcone Borsellino per la cerimonia in occasione del 19/mo anniversario della strage di Capaci.

Dopo il confronto in tv a Sky fra i due candidati in cui Letizia Moratti aveva accusato Pisapia di essere amnistiato (mentre è stato assolto) per furto d'auto, fra i due non c'era più stato scambio di saluti.

"Ho stretto la mano che mi ha dato come faccio sempre - ha spiegato Pisapia - con tutte le persone gentili e cortesi. Siccome sono gentile e cortese do la mano a chi me la porge".

Intanto l'ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, si dice disposto a collaborare con un'eventuale amministrazione Moratti ma senza ricoprire incarichi in giunta. "Non mi è ancora stata formalizzata alcuna proposta - ha detto Albertini a margine della commemorazione di Giovanni Falcone a Milano - ma sono a disposizione per collaborare con l'amministrazione Moratti" nel caso in cui venisse riconfermata.

Giuliano Pisapia ha incontrato il Questore, Alessandro Marangoni al quale ha chiesto "che sia più presente sul territorio". L'avvocato si è detto "particolarmente preoccupato del clima che si è instaurato in città, a mio avviso per responsabilità del centrodestra". Pisapia ha poi rassicurato il Questore sul fatto che "qualunque cosa potrà fare la mia coalizione e potrò fare io per far ritornare il clima sereno che aveva caratterizzato la campagna elettorale prima del voto di due domeniche fa sarà da me messo in atto".

 

 

Napolitano: in Italia eccesso di partigianeria politica

Cronologia articolo

23 maggio 201

In Italia c'è un "eccesso di partigianeria politica". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricevendo oggi al Quirinale il presidente dell'Associazione stampa estera in Italia, Tobias Piller, che ha presentato al Napolitano il nuovo Consiglio direttivo.

Durante l'incontro, al quale ha partecipato una rappresentanza di giornalisti di diverse testate internazionali, il Capo dello Stato ha rivendicato il suo ruolo di "rappresentante dell'unità nazionale" e ha utilizzato il termine "hyperpartisanship, coniato in Usa e molto efficae", per descrivere la situazione italiana. "C'è veramente molto spesso - ha ribadito - un eccesso di spirito di parte, un eccesso di spirito di partito o di partigianeria", in un momento, invece, nel quale i festeggiamenti per i 150 anni dell'unità d'Italia sono andati ben oltre le attese e con la partecipazione di tutto il Paese.

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Nessun motivo di gelosia

"Voi sapete - ha aggiunto il presidente - con quale spirito porto avanti il mio impegno, assolvo il mio mandato, francamente penso proprio che non ci sia per i politici italiani motivo di ingelosirsi, perchè viaggiamo su pianeti diversi, non ci sono comparazioni possibili, che non siano invece arbitrarie". Napolitano, ricordando l'articolo della Costituzione che regola le funzioni del Capo dello Stato, ha spiegato: "Il presidente della repubblica rappresenta l'unità nazionale, quindi la funzione del presidente della Repubblica è completamente diversa da quella dei leader politici, dei dirigenti dei partiti. Lo posso dire come politico ritiratosi da tempo da ogni posizione di parte, è normale che si guardi al presidente della Repubblica con questa fondamentale funzione segnata in Costituzione".

Antieuropeismo

I giornalisti stranieri, attraverso le parole del presidente dell'Associazione stampa estera Tobias Piller, hanno sottolineato come in Italia "si avvertano ventate di antieuropeismo". Napolitano ha replicato che questa non é una cosa solo italiana, ma il ripiegarsi su se stessi é una cosa grave, come grave é l'assenza di un impegno per l'Europa. "L'Unione europea - ha aggiunto il Capo dello Stato - deve essere un global player".

Collegamento con la stazione spaziale Iss

Napolitano ha ribadito l'importanza del progetto comune europeo in un successivo collegamento in diretta dal Quirinale con la stazione spaziale Iss, dove ci sono anche i due astronauti italiani, Paolo Nespoli e Roberto Vittori, che hanno dispiegato in diretta la bandiera tricolore. "L'Italia ha bisogno dell'Ue e del progetto comune dell'Europa per crescere" - ha detto Napolitano. Per progredire, insomma, "non basta lo sforzo di un singolo Paese: forse vedendo l'Italia dallo spazio, oltre a constatare che cosa meravigliosa sia il nostro Paese, credo si abbia anche molto forte la percezione di come siamo, un pezzo del pianeta, del mondo, che può vivere e progredire solo come membro attivo della comunità internazionale e in primo luogo della comunità europea".

 

 

Il richiamo di Bagnasco: basta risse in politica. Sulla pedofilia ora linee guida della Cei

Cronologia articolo

23 maggio 2011

Alla politica "inguardabile e rissosa" chiede "un soprassalto di responsabilità". Perché, avverte, "la gente è stanca di vivere nelle rissa e si sta disamorando sempre di più". E sulla pedofilia, in una Chiesa che stenta a riprendersi dopo gli ultimi casi di abusi sui minori, assicura il massimo impegno della Cei e annuncia che presto saranno pronte delle linee guida anti-pedofili, frutto di un gruppo interdisciplinare di esperti al lavoro da un anno. Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, mette in fila le priorità aprendo l'assemblea annuale dei vescovi e rivolge subito un monito alla politica, alla quale sollecita l'immediata approvazione della legge sul biotestamento. Ma non risparmia una dura reprimenda nemmeno ai media colpevoli di "fondersi troppo con la politica".

La politica è ormai inguardabile e ridotta a litigio perenne

Le prime parole del cardinale genovese sono tutte però per lo spettacolo messo in scena dai politici in campagna elettorale. "La politica che ha oggi visibilità è, non raramente, inguardabile, ridotta a litigio perenne, come una recita scontata e noiosa". Per Bagnasco questo "è il dramma del vaniloquio, dentro alla spirale dell'invettiva che non prevede assunzioni di responsabilità". Ad ogni modo, prosegue il cardinale, la Cei lavora per "preparare una generazione nuova di cittadini che abbiano la freschezza e l'entusiasmo di votarsi al bene comune. Affinché l'Italia goda di una nuova generazione di politici cattolici - chiarisce ancora il porporato - la Chiesa si sta impegnando a formare aree giovanili non estranee alla dimensione ideale ed etica, per essere presenza morale non condizionabile".

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La reprimenda alla stampa: troppo fusa con il Palazzo

Bagnasco rivolge anche un appello ai media criticandone l'eccessiva subalternità rispetto alla politica. "A potenziale contrasto - aggiunge Bagnasco - c'è una stampa che appare da una parte troppo fusa con la politica, tesa per lo più ad eccitare le rispettive tifoserie, e dall'altra troppo antagonista, e in altro modo eccitante al disfattismo, mentre dovrebbe essere fondamentalmente altro".Il cardinale avverte quindi che "la gente è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando sempre di più. Gli appelli a concentrarsi sulla dimensione della concretezza, del fare quotidiano, della progettualità, sembrano cadere nel vuoto".

Un gruppo di esperti al lavoro da un anno

Il presidente della Cei è poi tornato sulla piaga della pedofilia ("infame emergenza ancora non superata") e ha chiarito i termini dell'impegno dei vescovi. Un "gruppo interdisciplinare" di esperti, incaricato dalla presidenza della Cei, ha spiegato il cardinale, è al lavoro da oltre un anno per "tradurre" per l'Italia le indicazioni del Vaticano per le linee guida della Chiesa contro la pedofilia dei preti. E il risultato del suo lavoro "sarà presto portato all'esame" degli organi statutari della Conferenza episcopale italiana. Un annuncio che arriva a pochi giorni dall'arresto a Sestri Ponente di don Riccardo Seppia, parroco accusato di rapporti omosessuali anche con minorenni e di abuso di droghe. "Sull'integrità dei nostri sacerdoti non possiamo transigere, costi quel che costi. Anche un solo caso, in tale ambito, sarebbe troppo. Quando poi i casi si ripetono, lo strazio è indicibile e l'umiliazione totale", ha detto il cardinale Bagnasco ripetendo "il grido amaro già risuonato nell'assemblea dello scorso anno. Le ombre, anche le più gravi e dolorose, non possono oscurare il bene che c'è".

Nessun particolare sulla composizione della task force

Bagnasco non ha fornito particolari sul gruppo di esperti, ma la sua costituzione sembra in linea con l'azione intrapresa da tempo da altre Conferenze episcopali nel mondo per combattere la pedofilia. E con la necessità di raccogliere dati e informazioni a livello nazionale sui casi di pedofilia. Fino all'anno scorso i vescovi italiani non avevano ritenuto di procedere in tal senso. La scelta di collaborare con la giustizia civile invece è sempre stata affermata con decisione dalla Chiesa italiana, come pure la necessità di smascherare eventuali "coperture" da parte di vescovi a preti accusati di pedofilia. (Ce.Do.)

 

 

Camere, calendario leggero

di Roberto Turno e video di Nicoletta CottoneCronologia articolo

23 maggio 2011

l Governo ha posto la fiducia in Aula alla Camera sul decreto legge omnibus nel testo approvato dalle Commissioni, identico a quello del Senato. L'annuncio è stato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, appena iniziata la seduta. Il provvedimento va convertito in legge entro il 30 maggio prossimo. Il voto di fiducia si terrà domani pomeriggio, a 24 ore dall'apposizione (per derogare alla regola occorre l'unanimità dei gruppi parlamentari), con i tempi e le modalità che saranno definite dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. (Il Sole 24 Ore Radiocor)

di Roberto Turno

La legge contro l'omofobia che arriva oggi in aula a Montecitorio, ma con la pistola scarica dopo la bocciatura in commissione del testo della relatrice Anna Paola Concia (Pd), che intanto s'è dimessa e ha trovato la solidarietà perfino del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, contro la sua stessa maggioranza. Il decreto sviluppo che inizia la navigazione alla Camera con nuovi emendamenti del Governo e una guerra di competenze tra commissioni.

Poi il varo del decreto omnibus, con tanto di voto fiducia in arrivo, che spazia dai fondi alla cultura al divieto d'incrocio tv-quotidiani fino alla partecipazione della Cassa depositi e prestiti in società strategiche nazionali. Il Parlamento inizia una settimana di passione. Perché il faro dell'attività saranno i ballottaggi di domenica e lunedì, con quel voto di Milano che in caso di sconfitta del centro-destra potrebbe capovolgere come minimo tutti i calendari delle leggi in cantiere.

video

Parlamento 24, dal decreto omnibus alle novità per gli idonei ai concorsi (di Nicoletta Cottone)

documenti

Lavori parlamentari / Decreti

Lavori parlamentari / Atti Camera

Col voto finale nei comuni in bilico, questa settimana le Camere lavoreranno col freno tirato. Una mini-pausa che potrà esserci anche in vista dei referendum di metà giugno. E che dopo il voto a Milano potrebbe trasformarsi in una quasi paralisi legislativa. Non è un caso del resto che il Governo abbia intanto preferito tenere il profilo basso. Le leggi in favore del premier (prescrizione breve e processo lungo, intercettazioni telefoniche e riforma costituzionale) in questi giorni staranno ferme: se ne riparlerà dopo i ballottaggi, situazione politica permettendo. Anche il biotestamento è slittato a data da destinarsi.

Ma Camera e Senato hanno rinviato altri appuntamenti politici di primissima grandezza. Primo tra tutti, la risposta alla richiesta fatta dal capo dello Stato al Governo di ufficializzare la mutata composizione della sua maggioranza dopo l'ingresso dei "responsabili": una comunicazione del Governo con un "semplice" dibattito o un voto di fiducia? Lo decideranno i capigruppo tra una decina di giorni a urne chiuse. Quando eventuali riflessi del voto potrebbero spostare interamente l'asse della discussione sulla richiesta del Quirinale. Senza scordare un'altra partita solo apparentemente sullo sfondo: l'elezione del giudice che manca alla Corte costituzionale, proprio in vista di alcune sentenze sui temi più cari al Cavaliere.

Intanto la legge anti-corruzione ha ripreso il suo iter al Senato, ma la commissione Bilancio non si esprime. E la bicamerale sul federalismo ha all'esame altri decreti da mandare in fretta in porto. Per la Lega quella è ragione di vita e cercherà di evitare rallentamenti. Qualsiasi possa essere l'esito dei ballottaggi.

 

2011-05-22

Maggioranza divisa sui ministeri al Nord. Berlusconi: faremo forse dei dipartimenti, anche al Sud. Alemanno: equilibri a rischio

Cronologia articolo

22 maggio 2011

A Milano arriveranno dei dipartimenti. A dare l'annuncio è stato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Alla domanda "quanti Ministero arriveranno a Milano?", Berlusconi ha risposto: "Arriveranno probabilmente dei dipartimenti, Ci sono già a Milano dei dipartimenti delle opere pubbliche e del provveditorato scolastico. Penso che non ci sia nessuna difficoltà perché alcuni ministeri possano venire a Napoli, in altre città, anche del Sud, che potranno essere in grado di lavorare conoscendo da vicino la situazione".

Berlusconi: Governo avanti nonostante il ballottaggio

Il premier ha parlato anche delle possibili conseguenze dall'esito del ballottaggio di domenica. Secondo Berlusconi, qualsiasi esso sia, non avrà "assolutamente nessun peso per quanto riguarda la continuità di governo fino alla fine della legislatura e nessuno per quanto riguarda le riforme che questo governo, finalmente, con questa nuova maggioranza potrà assolutamente approvare".

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Maggioranza divisa sui ministeri al Nord

Le dichiarazioni del premier arrivano alla fine di una giornata di dichiarazioni contrastanti da parte della maggioranza, divisa sulla proposta di trasferire ministeri al Nord lanciata da Bossi. Dopo le dure critiche arrivate da due importanti esponenti del Pdl: il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della Regione Lazio Renata Polverini (che hanno chiesto un incontro urgente al premier Silvio Berlusconi per avere chiarimenti) il Pdl - attraverso una nota ufficiale dei capigruppo di Camera e Senato Gasparri e Cicchitto - ha frenato sulla proposta.

La nota dei capigruppo Pdl

"Il rapporto fra l'attività di governo e il territorio - si legga in una nota congiunta - può essere affrontato in modo positivo con conferenze periodiche fatte a Milano e a Roma fra i ministri economici e delle Infrastrutture con i presidenti di Regione e i sindaci dei Comuni capoluogo. In questo modo si possono evitare i complessi problemi istituzionali che il decentramento di alcuni ministeri può porre e invece affrontare positivamente quello del rapporto fra i ministeri stessi e le realtà territoriali".

Bossi: Berlusconi è d'accordo

Il comunicato appare un no secco alla proposta dell'alleato. Ma anche una sconfessione dello stesso Berlusconi che, in un'intervista a Telelombardia, aveva dichiarato di aver concordato con Bossi "qualche decentramento per alcune funzioni di governo". E sull'ok del premier alla linea leghista insistono gli stati maggiori della Lega. A partire dal leader Umberto Bossi. "Parola data non torna indietro - dice - sulla questione dei ministeri Berlusconi è d'accordo. E i ministeri verranno". Sulla stessa linea il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli. "Io sono abituato che nel Pdl decide Berlusconi e lui ci ha detto di sì, a me basta" ha ribattuto.

 

 

Botta e risposta tra De Magistris e Lettieri sull'emergenza rifiuti

Cronologia articolo

22 maggio 2011

La domanda di Lucia Annunziata, durante il faccia a faccia nella trasmissione "In mezz'ora" è secca: quanto costa la soluzione per l'emergenza rifiuti proposta dai candidati?. È su questo interrogativo si consuma lo scontro tra Gianni Lettieri (Pdl) e Luigi De Magistris (Idv e SeL), entrambi al ballottaggio per la poltrona di sindaco di Napoli.

"Risparmieremo perchè non vogliamo grandi opere pubbliche che inquinano ma pensiamo a cose semplici che fanno in tutte le città europee", resta nel vago l'ex pm, ribadendo l'elenco delle sue scelte, dal no al termovalorizzatore di Napoli Est, previsto per legge e con il bando di gara già avviato, alla differenziata porta a porta estesa a tutti i quartieri della città fino alla costruzione di siti di compostaggio e alla cancellazione della Tarsu in favore del pagamento di una tassa in base ai rifiuti prodotti.

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"Si faccia dire quanto costa!", sbotta Lettieri con il conduttore, che è già propenso a incalzare l'ex pm. "Nessun costo aggiuntivo, Lettieri aggiustati l'auricolare - dice De Magistris -: utilizzeremo per la differenziata e il compostaggio Asia (l'azienda a totale partecipazione del Comune che si occupa della raccolta e con i bilanci in rosso, ndr) più i cittadini che hanno fatto corsi di formazione nel settore ambiente".

"Ha la bacchetta magica!", esordisce Lettieri. Poi snocciola cifre: "Ci vogliono 1.600 persone per la differenziata, eliminando i cassonetti. Ci vogliono 90 milioni di euro, poi bisogna pagare 1.600 persone e altri 27-28 milioni per gli impianti di compostaggio. Il Comune è al dissesto, lo ha detto il sindaco uscente Rosa Russo Iervolino di avere le casse vuote. Servono 500 milioni di euro per evitare che i dipendenti comunali si vedano 400 euro in meno in busta paga con il dissesto e per i fornitori. Per questo ho chiesto una legge obiettivo come Catania e Roma, e come si appresta a fare Firenze, per portare soldi in cassa".

"Io nella mia giunta chiamerò persone oneste e coraggiose, tu pensi a Bertolaso", accusa ancora De Magistris. "L'ho chiamato come consulente - precisa l'imprenditore - in venti anni è l'unico che ha tolto due volte i rifiuti dalle strade".

 

 

 

 

Moratti: Pisapia vuole estendere l'ecopass. La replica: il sindaco conosce poco il bilancio

Cronologia articolo

22 maggio 2011

Il sindaco di Milano Letizia Moratti torna all'attacco del suo avversario al ballottaggio del 29 e 30 maggio, Giuliano Pisapia, affermando che l'annuncio di un'abolizione dell'ecopass contraddice il programma della coalizione di centrosinistra e le posizioni dei partiti che lo sostengono. "Sull'ecopass Pisapia si contraddice - ha affermato Letizia Moratti - visto che nel suo programma a pagina 13 sostiene il pedaggio di congestione esteso a tutta la città e a tutti i veicoli. Quando si parla di programmi è in evidente difficoltà".

Letizia Moratti, che per prima ha annunciato l'abolizione del ticket antismog per i residenti, ha riconosciuto i risultati sul traffico e sullo smog ottenuti in questi anni dal provvedimento, e proprio alla luce di questo ha decretato l'esaurimento della sua utilità. "Noi abbiamo abolito l'ecopass perchè ha portato risultati positivi ai milanesi - ha detto il sindaco - lui invece sostiene cose per le quali non avrà il sostegno della sua coalizione. Pisapia è solo, i partiti che lo sostengono sono infatti tutti a favore del pedaggio di congestione".

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Pisapia replica sulle multe

Letizia Moratti "conosce poco la situazione del bilancio": a denunciarlo è il candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia secondo cui "da una prima verifica effettuata risulta che una sanatoria generalizzata sulle multe provocherebbe un buco di bilancio superiore ai 50 milioni di euro".

Inoltre creerebbe "problemi di equità - ha proseguito - non facilmente risolvibili rispetto a cittadini che hanno già provveduto al pagamento". Secondo l'avvocato, "il sindaco conosce così poco la situazione del bilancio, che i suoi stessi revisori a palazzo Marino (Fabrizio Pezzani, Stefano Bellavite Pellegrini e Orlando Vetrano) l' hanno invitata, nell'ultima relazione ufficiale annuale, a 'prendere coscienza della particolare gravità in cui versa la finanza pubblica cittadina".

Sale la tensione: Il Pdl denuncia un'episodio di violenza, il Pd parla di razzismo

Il Popolo della Libertà della Lombardia denuncia "episodi di violenza verificatesi nelle ultime ore a Milano: in piazza Frattini - si legge in un comunicato - questa mattina una signora milanese che stava chiedendo informazioni presso un gazebo del PdL, è stata aggredita con un pugno da un consigliere di sinistra della Zona 6. La signora è stata ricoverata per un trauma in ospedale. Un altro caso di indescrivibile intimidazione e minacce pericolose si è verificato davanti alla sede del comitato elettorale del consigliere comunale del PdL Gallera, dove sono state bruciate bandiere del Popolo della Libertà.

La 2a versione dei fatti: un diverbio per un cane, tra madre e figlia italiane (con l'animale) da una parte, e una signora marocchina con marito e figli, dall'altra, è sfociata in una lite dai toni politici, questa mattina, a Milano. L'episodio è avvenuto alle 12 in piazza Frattini, nel quartiere Lorenteggio, dove c'è una festa rionale e dove sono piazzati due gazebo per le amministrative, uno di sostenitori del Pdl e l'altro del Pd. E così la lite delle donne ha presto trovato sostenitori nei due schieramenti: tra le due fazioni, però, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, non c'è stato alcun contatto. Da una parte, la marocchina, di 24 anni, che ha protestato in modo acceso con l'italiana perchè il suo cane, libero, aveva fatto cadere uno dei suoi bambini. Dall'altra, l'italiana, di 35, anche lei in piazza con il figlioletto e la madre, che negava dicendo che il cane era al guinzaglio. Poi sono volati gli insulti, che, secondo alcuni sostenitori del vicino gazebo del Pd, erano di tono razzista. E, da parte dell'italiana, l'accusa verso un esponente di Zona 6 del Pd di averla aggredita con uno schiaffo. L'italiana, che nel pomeriggio si è recata al pronto soccorso, ha riportato contusioni guaribili in 5 giorni. I carabinIeri, intervenuti due volte, non hanno ravvisato reati. L'attivista del Pd e le donne sono stati identificati e le generalità scambiate per eventuali querele.

I tifosi dell'Inter

Durante la partita Inter-Catania, oggi a San Siro, è apparso uno striscione polemico in curva nord, dove si trovano gli ultras nerazzurri, con la scritta: "Centrodestra, noi tesserati non vi abbiamo votato, Bossi e Berlusconi ringraziate Maroni". Gli ultras interisti, storicamente schierati a destra, hanno voluto in questo modo polemizzare col governo per l'introduzione della tessera del tifoso, facendo capire di non aver votato per Letizia Moratti al primo turno delle elezioni per il sindaco a Milano.

Berlusconi visita la mamma dell'assessore Rizzi

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è arrivato intorno alle 18.30 all'ospedale San Carlo di Milano per far visita a Franca Rizzi, madre dell'assessore Alan Rizzi, aggredita ieri mentre faceva volantinaggio per Letizia Moratti. I lati dell'ingresso principale dell'ospedale San Carlo sono stati transennati per contenere i numerosi giornalisti presenti nel piazzale antistante l'ospedale. Poco prima del premier è arrivato in auto anche il coordinatore regionale del Pdl, Mario Mantovani.

 

 

 

A confronto i programmi di Moratti e Pisapia

Cronologia articolo

22 maggio 2011

Milano fino al 2016. La delineerà il voto di domenica e lunedì quando al ballottaggio si sfideranno il candidato del centrodestra, Letizia Moratti, sindaco uscente, e del centrosinistra, l'avvocato Giuliano Pisapia. Dai loro programmi ufficiali ecco i punti chiave, anche se su alcuni argomenti, come l'Ecopass, negli ultimi giorni ci sono state prese di posizione contrastanti o cambi strategici.

Famiglia

Moratti: conferma del bonus bebè, 200 nuovi posti ai nidi di infanzia, il mantenimento della gratuità dei libri alle elementari e alle medie, l'ampliamento del fondo sostegno affitti e l'attivazione di nuove forme per genitori soli, separti, introduzione del "bonus nonno", tariffe meno care.

Pisapia: forti investimenti e di qualità su asili e scuole, politica delle tariffe dei servizi sociali improntata a rapporto reddico/carico familiare, forme di sostegno al genitore separato, ricostruzione di ruoli e funzioni per gli anziani (ad esempio come 'vicini di casa volontarì).

Sicurezza

Moratti: azzeramento campi nomadi abusivi, completamento della "mappa del rischio", più vigili sui mezzi pubblici, potenziamento servizi contro violenza donne e minori, più telecamere, ampliamento dei volontari per la sicurezza, illuminazione delle targhe delle vie, nuovi 8mila punti luce.

Pisapia: revoca delle ordinanze inutili, considerare l'esperienza multietnica di via Padova come un laboratorio, ridefinizione compiti polizia locale (sgravandola compiti pubblica sicurezza e rafforzando figura vigile di quartiere) più luce nei quartieri, incentivi a chi riapre negozi sfitti, aumento dei mezzi pubblici di notte.

Sviluppo economico

Moratti: applicazione regime fiscale per promuovere città come free tax zone e attrarre investimenti, introduzione della Imposta municipale unica (Imu), potenziamento strumenti aiuto imprese soprattutto di giovani, facilitare accesso a credito a chi vuole investire a Milano.

Pisapia: fondo di venture capital municipale capace di fungere da investitore (impegno finanziario previsto non inferiore a 50 milioni di euro), microcredito a sostegno della piccola impresa individuale, uno sportello per favorire imprenditoria giovane.

Inquinamento

Moratti: rafforzamanento delle misure di disincentivazione traffico (Ecopass), incentivi sostituzione di caldaie, sviluppo mobilità ciclabile, protezione itinerari mezzi pubblici, nuove modalità trasporti merce.

Pisapia: ridurre uso auto attraverso pedaggio di congestione, isole ecologiche, regolamentazione sosta, integrazione parcheggi-car sharing, ecologistica merci, rete diffusa ciclabilità, protezione mezzi pubblici, domeniche ecologiche.

 

 

2011-05-21

Decentramento ministeri e Senato federale: Bossi punta sulle riforme. Casini: "Sole promesse". Alemanno: "Dicasteri al nord? Balle"

Recepito il messaggio degli elettori, la Lega tenta la svolta. La parola d'ordine è portare a termine le riforme. Decentramento dei ministeri, Senato federale e costi standard anche per i dicasteri. Ma soprattutto la riforma fiscale. Le prossime mosse della Lega sono svelate sulla Padania dal ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Parla di "patto di cambiamento", sottolinea che "serve la vera svolta". E in 20 mesi. Una missione che Calderoli definisce "possibile". Sul voto milanese per il ministro ha pesato gli ultimi mesi di governo, "dove ha regnato il caos generato da Fini".

Bossi: porteremo due ministeri a Milano

Giunto a Varere se la festa della Polizia il Senatur ha ribadito che due ministeri saranno portati a Milano. E ha elencato tra le "riforme necessarie" dopo l'approvazione del federalismo fiscale, proprio quella che introduce il "decentramento dei ministeri. È dovuta venire la Lega per realizzare i sogni".

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Tremonti se vuole può ridurre le tasse

"È passato il federalismo fiscale che diminuisce il costo dello stato, quindi Tremonti se vuole può anche ridurre le tasse. Prima non si poteva, oggi si può", ha detto ancora Bossi ai microfoni di Sky Tg24.

Per Casini le promesse mirabolanti del premier non servono

Per il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, il premier lanciando una controffensiva in tv con una raffica di interviste "non ha ancora capito che non deve fare promesse mirabolanti tipo quella dello spostamento di ministeri che non si capisce se è ridicola o solo folle, ma dovrebbe essere serio. Mi sembra che non l'abbia capito e che continui a sbagliare". Per il leader dell'Udc il premier continua a non capire. "Pensa che il 47% dei milanesi che ha votato Pisapia sia reclutabile tra zingari, extracomunitari e amici".

Alemanno: ministeri al Nord? Pure balle

Le promesse della Lega di spostare i ministeri al Nord sono "pure balle". Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, spiega di aver ricevuto "garanzie assolute" sulla permanenza delle sedi nella capitale, "dal premier, dai capigruppo Pdl e da tutta la realtà governativa che risponde al Pdl. Ribadisco, ha detto Alemanno, che "sia alla Lega, sia al Pd che sotto sotto ci spera per poter far un po' di speculazione elettorale, che queste sono delle pure balle: i ministeri non si muovono e non si possono muovere". Al di là di annunci e lanci "Roma è capitale secondo Costituzione e i ministeri e tutte le agenzie nazionali che qui hanno sede non si spostano e non si possono spostare. Il Pdl è il primo garante di ciò".

La Polverini boccia il decrentramento dei ministeri

Il governatore della Regione Lazio, Renata Polverini, si schiera contro l'ipotesi di trasferimento di alcuni ministeri da Roma, ventilata dal ministro leghista Roberto Calderoli. "È semplicemente una proposta insensata, non c'è alcuna necessità di trasferire ministeri da Roma, mettendo in difficoltà lavoratori e famiglie. La Lega insiste su un falso problema, capisca piuttosto che in questo momento, anche alla luce dei risultati elettorali, non serve e è solo dannosa questa politica di divisione del Paese".

L'opposizione parte all'attacco sul trasferimento dei dicasteri

Il Pd romano nella mattinata aveva chiesto al sindaco Alemanno di opporsi all'ultima "follia del governo Berlusconi-Bossi - ha detto il segretario romano del Pd, Marco Miccoli, é quella di trasferire immediatamente alcuni ministeri da Roma a Milano. Si tratta di un'idea anti-economica, che aumenterebbe i costi per i cittadini e le lunghezze burocratiche". Per il capogruppo dell'Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, "Calderoli che s'inventa sorprese pirotecniche e scopiazza Berlusconi, promettendo meno tasse, riforme e lo spostamento dei ministeri al Nord, é la sintesi di una maggioranza logora, senza idee, incapace di andare oltre la solita vecchia e vuota propaganda e a cui gli italiani hanno da tempo smesso di credere". Una mossa "disperata della premiata ditta Berlusconi-Bossi, per il senatore Idv, Stefano Pedica.

 

 

 

Famiglia cristiana: arroganza del premier a reti unificate

Cronologia articolo

21 maggio 2011

"Sono state scritte due brutte pagine: una da un primo ministro e proprietario di televisioni che si arroga prerogative inaccessibili agli avversari politici; l'altra da un giornalismo Tv che non tiene dritta la schiena, ma si genuflette". Un forte attacco al premier Silvio Berlusconi arriva dal settimanale cattolico Famiglia Cristiana che in un editoriale pubblicato sul suo sito dal titolo "Berlusconi, l'arroganza a reti unificate", parla di "cinque interviste Tv" comandate "da Silvio Berlusconi per fare propaganda elettorale" e punta il dito contro "giornalisti in ginocchio" e l'Agcom "troppo occupata per intervenire".

Bersani: evitare che si rimedi con qualche parola dell'opposizione

Forti proteste nelle file dell'opposizione. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersai vorrebbe "evitare che adesso si potesse pensare di rimediare all'incredibile videomessaggio di Berlusconi lasciato passare ieri a reti unificate mandando qualche immagine, qualche parola mia o di altri dirigenti nazionali dei partiti di opposizione. Ciò che è accaduto ieri costituisce una vergogna insanabile". Il centrosinistra parla di modalità da "Bielorussia", mentre Umberto Bossi liquida la vicenda. "Il Pd, se potesse, ne farebbe cinquecento".

Berlusconi continua il tour delle tv

Berlusconi ieri è comparso sui tre telegiornali serali delle reti Mediaset, nonchè su Tg1 e Tg2. E si è fatto anche intervistare da RadioRai e da due tv lombarde. Oggi dai microfoni di Telelombardia conferma il decrentramento. " Con Bossi - ha detto Berlusconi - abbiamo pensato di continuare la nostra attività di governo, abbiamo pensato anche a qualche decentramento per alcune funzioni di governo". E dice che la Lega è un alleato solido, leale "che ha la consapevolezza della non esistenza, al di fuori dell'alleanza con noi, di nessuna possibilità per dare all'Italia un governo stabile".

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Il presidente della Rai Garimberti: serve un riequilibrio tempestivo

Per il presidente della Rai Paolo Garimberti serve un riequilibrio tempestivo. "Un conto è dare una notizia, e il primo commento del presidente del Consiglio ai risultati delle amministrative certamente lo era. Altro discorso è consentire che questa notizia diventi poi una sorta di comizio, per giunta senza un'adeguata compensazione con opinioni di altri candidati". Per il presidente della Rai questo "nessun giornalista dovrebbe mai permetterlo, meno che mai i giornalisti del servizio pubblico che devono sempre avere chiara la missione fondamentale che è affidata loro: informare e dare al cittadino la possibilità di avere un panorama completo delle opinioni". Secondo Garimberti quindi "è necessario che la Rai - per adempiere appieno alla sua missione di servizio pubblico - riequilibri tempestivamente dando spazio, sui temi delle amministrative, a punti di vista di candidati o leader di partiti diversi da quello del presidente del Consiglio".

Protesta sotto la sede dell'Agcom

Una manifestazione di protesta si è svolta dinanzi alla sede dell'Agcom. Che hanno anche consegnato una lettera al presidente dell'Agcom Corrado Calabrò. "I sottoscritti cittadini italiani riuniti davanti alla sede dell'Agcom, in merito agli episodi di grave violazione della legge sulla par condicio da parte del presidente del Consiglio, chiedono un immediato riquilibrio dei tempi di informazione radiotelevisiva a favore dei candidati di centrosinistra entro 48 ore nella medesima collocazione oraria". Al presidio erano presenti esponenti di Pd, Sel, Rifondazione, Idv, Popolo viola, Articolo 21, Move on italia e Libertà e giustizia.

Calabrò: chiesti chiarimenti a Rai e Mediaset

Calabrò sceso a parlare con i giornalisti ha precisato che l'Authority ha già inviato "lettere con richiesta di chiarimento alla Rai e a Mediaset" e che la commissione servizi e prodotti dell'authority che ha competenza in materia, si riunirà già lunedì prossimo. "Gli uffici stanno lavorando. Lunedì la commissione servizi e prodotti si riunirà. Monitoriamo ora per ora", ha detto Calabrò che ha spiegato: la seduta della commissione "è stata anticipata da me autonomamente ieri sera", dunque "indipendentemente dalla manifestazione" in corso. E in ogni caso non era mai stata prevista per mercoledì. La commissione si riunirà in termini "strettissimi" di legge, una volta passate le 24 ore previste perchè la Rai e Mediaset possano fornire la loro risposta. Le richieste di chiarimento, ha

quindi replicato ai cronisti Calabrò, riguardano l'esposizione mediatica e la conformità o meno di quanto accaduto alle regole. La commissione servizi e prodotti dell'Agcom è presieduta dallo stesso Calabrò, è un organo collegiale cui partecipano Sebastiano Sortino, Michele Lauria, Antonio Martuscello, Gianluigi Magri.

Tre gli esposti presentati all'autorità giudiziaria

Roberto Zaccaria, deputato Pd e coordinatore del gruppo d'ascolto sul pluralismo televisivo, ha presentato tre esposti all'autorità giudiziaria, presentati a nomi delle opposizioni. Uno per violazione della par condicio, visto che "Berlusconi ha parlato di Pisapia e di Milano, con dietro il proprio simbolo", senza contraddittorio, un altro sul conflitto di interessi. Il terzo, infine, sui tempi di esposizione mediatica. "Le interviste videomessaggio a reti unificate di ieri - denunci Zaccaria - hanno segnato una pagina nuova e inquietante della nostra democrazia. Berlusconi ha disapplicato, stracciato, la legge sulla par condicio senza farsi neppure scrupolo di passare in Parlamento per l'abrogazione".

 

 

Pisapia torna in piazza: butteranno ancora fango su di me. Calise: i grillini non voteranno Moratti

Cronologia articolo

18 maggio 2011

Il candidato sindaco del centrosinistra, Giuliano Pisapia, ha iniziato un giro nei quartieri di Milano in vista del ballottaggio del 29 e 30 maggio. E in piazzale Lavater, al centro di polemiche e proteste per il progetto di costruire un parcheggio, alle centinaia di persone presenti Pisapia ha ricordato di andare a votare per vincere. E quando qualcuno gli ha gridato "sarà dura", lui ha risposto che "non è dura. Basta che andiate a votare tutti".

"Sarà dura per me - ha aggiunto - perché cercheranno di buttare fango e raccontare menzogne". Pisapia però non è preoccupato più di tanto di una campagna di questo tipo e di eventuali manifesti del Pdl. "Più fango mi hanno gettato addosso - ha detto - più voti ho preso. Ho ottenuto la maggioranza in tutte le zone di Milano e non saranno dei manifesti falsi, che continuano a raccontare menzogne, a far cambiare opinione ai milanesi".

Come aveva già fatto su Facebook e in un primo appuntamento con i giornalisti oggi, Pisapia ha ripetuto l'importanza di votare per i referendum di giugno. E ha ribadito l'importanza della partecipazione dei cittadini nelle decisioni. "Vi garantisco che questo continuerà ad essere il mio modo di fare il sindaco. Decideranno i cittadini, non pochi chiusi nel palazzo". Dopo l'appuntamento in piazza Lavater il candidato del centrosinistra è andato a una vicina bocciofila a cielo aperto dove ha anche improvvisato due tiri.

Calise: i grillini non voteranno per la Moratti

"Secondo me nessuno dei nostri elettori voterà Letizia Moratti": a dirlo è Mattia Calise, che è stato candidato sindaco di Milano del Movimento 5 Stelle, oggi ospite del programma di Radio2 "Un Giorno da Pecora".

"Tutto è meglio della Moratti, anche se per l'altra parte non è certo un complimento", ha spiegato il grillino ripetendo che "ognuno sarà libero di votare chi vuole". "Ma secondo me - ha aggiunto - il match vero tra i nostri elettori sarà tra chi non andrà a votare e chi voterà Pisapia".

 

 

Decentramento ministeri e Senato federale: Bossi punta sulle riforme. Casini: "Sole promesse". Alemanno: "Dicasteri al nord? Balle"

di Nicoletta CottoneCronologia articolo

1 maggio 2011

Recepito il messaggio degli elettori, la Lega tenta la svolta. La parola d'ordine è portare a termine le riforme. Decentramento dei ministeri, Senato federale e costi standard anche per i dicasteri. Ma soprattutto la riforma fiscale. Le prossime mosse della Lega sono svelate sulla Padania dal ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Parla di "patto di cambiamento", sottolinea che "serve la vera svolta". E in 20 mesi. Una missione che Calderoli definisce "possibile". Sul voto milanese per il ministro ha pesato gli ultimi mesi di governo, "dove ha regnato il caos generato da Fini".

Bossi: porteremo due ministeri a Milano

Giunto a Varere se la festa della Polizia il Senatur ha ribadito che due ministeri saranno portati a Milano. E ha elencato tra le "riforme necessarie" dopo l'approvazione del federalismo fiscale, proprio quella che introduce il "decentramento dei ministeri. È dovuta venire la Lega per realizzare i sogni". A chi gli chiedeva se fosse il decentramento o un provvedimento fiscale la "sorpresa" che ha in serbo con Silvio Berlusconi il leader del Carroccio ha risposto: "tutte e due le cose sono possibili, perchè, passato il federalismo fiscale che diminuisce il costo dello Stato, Tremonti, se vuole, può ridurre le tasse". "E poi c'è anche la questione dei ministeri a Milano che non è cosa da poco".

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Per Casini le promesse mirabolanti del premier non servono

Per il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, il premier lanciando una controffensiva in tv con una raffica di interviste "non ha ancora capito che non deve fare promesse mirabolanti tipo quella dello spostamento di ministeri che non si capisce se è ridicola o solo folle, ma dovrebbe essere serio. Mi sembra che non l'abbia capito e che continui a sbagliare". Per il leader dell'Udc il premier continua a non capire. "Pensa che il 47% dei milanesi che ha votato Pisapia sia reclutabile tra zingari, extracomunitari e amici".

Alemanno: ministeri al Nord? Pure balle

Le promesse della Lega di spostare i ministeri al Nord sono "pure balle". Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, spiega di aver ricevuto "garanzie assolute" sulla permanenza delle sedi nella capitale, "dal premier, dai capigruppo Pdl e da tutta la realtà governativa che risponde al Pdl. Ribadisco, ha detto Alemanno, che "sia alla Lega, sia al Pd che sotto sotto ci spera per poter far un po' di speculazione elettorale, che queste sono delle pure balle: i ministeri non si muovono e non si possono muovere". Al di là di annunci e lanci "Roma è capitale secondo Costituzione e i ministeri e tutte le agenzie nazionali che qui hanno sede non si spostano e non si possono spostare. Il Pdl è il primo garante di ciò".

La Polverini boccia il decrentramento dei ministeri

Il governatore della Regione Lazio, Renata Polverini, si schiera contro l'ipotesi di trasferimento di alcuni ministeri da Roma, ventilata dal ministro leghista Roberto Calderoli. "È semplicemente una proposta insensata, non c'è alcuna necessità di trasferire ministeri da Roma, mettendo in difficoltà lavoratori e famiglie. La Lega insiste su un falso problema, capisca piuttosto che in questo momento, anche alla luce dei risultati elettorali, non serve e è solo dannosa questa politica di divisione del Paese".

L'opposizione parte all'attacco sul trasferimento dei dicasteri

Il Pd romano nella mattinata aveva chiesto al sindaco Alemanno di opporsi all'ultima "follia del governo Berlusconi-Bossi - ha detto il segretario romano del Pd, Marco Miccoli, é quella di trasferire immediatamente alcuni ministeri da Roma a Milano. Si tratta di un'idea anti-economica, che aumenterebbe i costi per i cittadini e le lunghezze burocratiche". Per il capogruppo dell'Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, "Calderoli che s'inventa sorprese pirotecniche e scopiazza Berlusconi, promettendo meno tasse, riforme e lo spostamento dei ministeri al Nord, é la sintesi di una maggioranza logora, senza idee, incapace di andare oltre la solita vecchia e vuota propaganda e a cui gli italiani hanno da tempo smesso di credere". Una mossa "disperata della premiata ditta Berlusconi-Bossi, per il senatore Idv, Stefano Pedica

 

 

 

I dieci motivi per cui l'Italia non cresce

di Vittorio Da RoldCronologia articolo30 aprile 2011

Perché l'Italia è in declino da almeno dieci anni e cresce meno dei suoi concorrenti più vicini, Germania e Francia, i due partner con cui occorre paragonarsi per dimensioni e popolazione? II Bel Paese soffre di dieci piccoli problemi che sommati diventano un macigno e ne rallentano il percorso.

Sotto accusa ci sono infrastrutture, istruzione, mentalità, sistema decisionale e politico, debolezza industria, ricerca e sviluppo, concorrenza nei servizi, eredità del debito pubblico, burocrazia. Insomma, la competitività del paese arranca, e questo si vede nel nostro calo delle quote di export. Vediamo di fare chiarezza in breve.

1) DEBITO. Il primo problema è il debito pubblico, pari al 116% del Pil. Le cause affondano nel decennio degli anni della "Milano da bere" del "deficit spending" facile dove con un crescita buona si innestò sciaguratamente anche il turbo della spesa pubblica, facendo così gonfiare più di ogni altro nostro partner Ue, il fardello del debito pubblico. La notizia recente, che in un decreto minore si è deciso di ripristinare di nascosto i tagli alla politica locale facendo tornare le indennità per i consiglieri circoscrizionali abolite un anno fa dal ministro dell'economia Giulio Tremonti, fa capire come sia diffcile recuperare il terreno perduto. Il costo del debito pubblico intanto costa 50 miliardi di euro di interessi all'anno, soldi che mancano all'economia reale come l'ossigeno nei polmoni.

2) RICERCA. Uno dei maggiori successi del paese fu la scoperta di Giulio Natta, ultimo Nobel italiano nel 1963 per la chimica, dei polimeri. Alcuni di questi polimeri vennero commercializzati dalla Montecatini con brevetti commercialiali di Moplen (prodotti di plastica) e Meraklon (fibra tessile). Natta, si laureò in ingegneria chimica al Politecnico di Milano nel 1924, a soli 21 anni. Nel 1925 Natta accettò una borsa di studio a Friburgo entrando in contatto con il prof. Hermann Staudinger che si occupava di macromolecole. Natta tornato a Milano proseguì gli studi sulla struttura cristallina di polimeri. Fu professore al Politecnico (1925-1932) all'Università di Milano (1929-1933), a Pavia nel 1933 e poi all'Università La Sapienza di Roma. Nel 1937 ricoprì la cattedra di chimica industriale al Politecnico di Torino. Cosa insegna la vicenda di Natta? Che una buona e selettiva università collegata al mondo delle imprese fa da volano per l'industria del paese. Oggi la chimica italiana è l'ombra di quello che era un tempo, proprio perchè quel legame si è rotto, occorre ripristinarlo.

3) L'ALTA VELOCITA'.Il costo del lavoro assorbe anche il costo delle inefficienze del paese. Un revisore di una grande società internazionale mi disse che a parità di stipendio un loro dipendente, che si doveva trasferire da Parigi a Lione, costava meno grazie al TGV, l'alta velocità, di un dipendente italiano che doveva trasferirsi da Milano a Roma. Oggi grazie all'alta velocità del Freccia Rossa questo divario si è parzialmente ridotto, ma ampie zone del paese come il Nord-est, o i collegamenti internazionali con la Francia a Modane e il corridoio orintale verso Kiev restano ancora escluse da questo elemento di modernità.

4) LA BANDA LARGA -Il secondo elemento di arretratezza delle infrastrutture del paese oltre l'alta velocità è la banda larga, un elemento che consente enormi aumenti di produttività.

Una velocità minima di connessione è un requisito indispensabile per la diffusione di servizi come il telelavoro, telemedicina, teleconferenza, videochiamata.

La disponibilità di una connessione a banda larga è considerata dai tecnici indispensabile in qualunque azienda che richieda un'interazione via rete web. Le Intranet aziendali già oggi dispongono di collegamenti ad alta velocità, ottenibili con investimenti propri dell'azienda. La disponibilità di una connessione Internet veloce dipende, invece, da decisioni di investimento di terzi, del provider. Se c'è una connessione lenta, diventano complessee operazioni quotidiane come l'invio di un file di qualche megabyte o l'apertura di pagine web, la consultazione del conto corrente on line, che non contiene solo testo. Le aziende senza banda larga subiscono una perdita di produttività, legata al tempo in più per svolgere attività rispetto ai concorrenti con connessione veloce.

La rete nazionale, in doppino in rame, è stata completata nei lontani e gloriosi anni '60 e quindi presenta gravi segni di obsolescenza. La banda larga è stata dichiarata servizio universale per la prima volta in Finlandia (la cosidetta Nokialand) nel 2005, seguita da Spagna e Svizzera. Il Giappone detiene il primato globale di copertura del paese e di velocità media di connessione. Tokio ha realizzato l'intervento pubblico più importante per diffondere la banda larga. Questo forse spiega qualcosa del miracolo nipponico.

5) I CONTRATTI DECENTRATI TERRITORIALMENTE. L'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, non cessa mai di raccomandare da anni all'Italia l'istituzione di livelli salariali differenti sul territorio, livelli che riflettano le diverse realtà di produttività e di costo della vita. Una mal compreso senso di uguaglianza da parte dei sindacati dei dipendenti ha fatto sì che questa suggerimento non venisse quasi mai recepito con danno degli stessi lavoratori delle zone meno progreddite del paese che hanno sulla carta salari identici a quelli del Nord senza però vedere mai arrivare gli investimenti. Non è pensabile dicono all'Ocse che un dipedente a Enna guadagni lo stesso di uno a Bolzano. IL "principio di realtà" non lo consente.

4) LIBERALIZZAZIONI. E' una vecchai battaglia che nessun governo di destra o di sinistra è riuscito ancora vincere. Ne sa qualcosa il professor Francesco Giavazzi dell'Università Bocconi di Milano che a causa di un suo articolo che chiedeva una deregolamentazione del settore dei taxi subì addirittura delle minacce sotto casa da parte di alcuni scalmanati appartenenti alla categoria "incriminata". Una deregolamentazione dei servizi di carburante alla pompa ad esempio farebbe calare il prezzo della benzina, ma la concessione di nuove licenze è spesso bloccata a livello regionale. In Francia la grande distribuzione ha ottenuto da tempo di poter aprire stazioni di carburante vicino ai propri supermercati con forti sconti al carburante. La parziale delregolamentzione delle farmacie (parafarmacie) ha scatenato forti reazioni da parte dei farmacisti stessi che per legge hanno un "diritto" di prelazione di trasmissione della licenza dell'attività ai propri eredi.

5) FISCO. Alberto Mingardi e Piercamillo Falasca dell'Istituto Bruno Leoni consigliano da anni di ridurre la pressione fiscale. L'elevata pressione fiscale è un ostacolo alla crescita economica. Dopo la Germania, in Europa abbiamo la maggiore tassazione sui profitti d'impresa (37,5%, 17 punti in più della media Ue), ma a differenza di Berlino anche la pressione sul capitale è penalizzante. Ridurre le tasse sui profitti e sul capitale, attraverso uno "scambio", meno tasse e meno sussidi alle imprese, non è un favore agli imprenditori, - dicono i due studiosi - ma una spinta alla creazione di ricchezza e all'attrazione di nuovi investimenti.

6) TEMPI LUNGHI DELLA GIUSTIZIA CIVILE. L'Italia ha il record dei tempi di attesa per una sentenza civile. Tempi lunghi equivalgono a incertezza del diritto. In Dopo!, Serena Sileoni suggerisce l'estensione a livello nazionale dei vademecum del Tribunale di Torino, uno strumento che ha consentito lo smaltimento del lavoro arretrato senza interventi legislativi, ma con l'applicazione di un metodo di lavoro aziendale all'interno dell'amministrazione della giustizia.

7) ETA' PENSIONABILE. L'aumento dell'età media è una fattore di progresso sociale ma ne consegue l'aumento dell'età pensionabile, anche attraverso la piena equiparazione tra uomini e donne. Un elemento che libererebbe risorse finanziarie utili l'occupazione giovanile e femminile. Invece si assiste a un sempre maggior ricorso a forme di prepensionamento, un non senso visto l'aumento dell'età media.

8) INVESTIMENTI STRANIERI. Come attrarre gli investimenti stranieri di norma sempre benvenuti se non sono ostili o di natura speculativa? Basta imitare quello che fanno gli altri. La Serbia ad esempio offre di pagare la differenza del Credit default swap, cioè il maggior rischio che il mercato chiede, rispetto al paese di provenienza dell'investitore. Un'idea semplice e poco costosa che garantisce l'investitore come se stesse investendo a casa propria. Ci vuole innovazione e capacità di attrarre, basta parlare di cibo buono e qualità della vita. Sciocchezze che non reggono più. Inoltre bisogna ridurre la burocrazia. Un solo ente per attrarre gli investitori stranieri ad esempio che risponda direttamente alla presidenza del Consiglio dei ministri per investimenti oltre una certa soglia. Questa la ricetta della Turchia. Anche in questo caso basta imitare e cercare di far meglio.

9) LA DEMOGRAFIA. Un altro elemento di debolezza del paese è la demografia in calo: l'Italia è il paese d'Europa con la minor sviluppo demografico (al pari della Spagna) e con la minore partecipazione al mercato del lavoro (intorno al 55% rispetto al 70-75% di molti paesi europei: il tasso di ocupazione quindi è troppo basso). Per di più è un paese che invecchia e quindi con scarsa propensione al consumo.

10) FARE SISTEMA ALL'ESTERO. Uno degli elementi di maggior capacità dei nostri partner europei è quello di essere presenti negli organismi internazionali e fare sistema: Parigi ha il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, e del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn mentre i tedeschi hanno il capo del fondo salva-stati Klaus Regling, e il capo economista della Bce, Jurgen Stark. Anche le sedi dei nuovi organismi delle tre autorità europee per banche, assicurazioni e Borse hanno trovato sede rispettivamente a Londra, Francoforte e Parigi. L'Italia è rimasta a bocca asciutta. Una sede internazionale è fonte di posti di lavoro di eccellenza e modernizzazione del tessuto sociale circostante. occorre divenatre europeisti pragmatici come i nostri partner.

 

 

 

2011-05-20

È la no tax zone la sorpresa di Berlusconi per Letizia. Pisapia promette una giunta senza spartizioni

di Sara BianchiCronologia articolo20 maggio 2011

Bossi non ha offeso solo lui ma tutti i milanesi che lo hanno votato. Giuliano Pisapia commenta così le dichiarazioni del leader leghista, poi ritrattate, che lo definivano "un matto" che "vuole riempire la città di immigrati e moschee". Forse Bossi non sa, dice il candidato sindaco del centrosinistra "che il centro multiculturale è già stato approvato dal piano del territorio del centrodestra". Quanto alle scuse offerte da Letizia Moratti dopo lo scontro nel faccia a faccia su Sky Tg 24 si dice disposto ad accettarle soltando se "lei dicesse apertamente chi le ha fornito le notizie false su di me e con chi ha organizzato quella messa in scena" in tv.

È a causa di quell'episodio, spiega Pisapia, che ora ha deciso di dire no a un nuovo dibattito con il sindaco uscente, da Vespa a Porta a Porta: "i confronti li faccio solo con persone leali". Intanto dal centrodestra Roberto Formigoni si rivolge direttamente ai giornalisti per puntualizzare che "la descrizione che è stata fatta della manifestazione dei disabili di giovedì non è corretta e non corrisponde integralmente alla verità". Secondo il governatore della Lombardia Letizia Moratti al termine del suo intervento è stata anche applaudita. Quei fischi, dice il sindaco uscente, non erano per me ma per il Governo.

Letizia Moratti è impegnata nella corsa ai quarantamila voti che la separano (almeno al primo turno) dal suo rivale. E dopo che il leader del Carroccio è sceso in campo per lei puntualizza: "Bossi difende i milanesi, Pisapia vuole modificare la legge affinchè i concorsi pubblici siano aperti agli stranieri in possesso del solo permesso di soggiorno o della residenza". In vista del ballottaggio Letizia Moratti ha già lanciato alcuni segnali nuovi: niente più ecopass per i residenti e 61 mila posti di lavoro all'anno grazie a Expo. Quanto alle cose fatte: "abbiamo messo sul tavolo 100 milioni per facilitare il microcredito per i giovani - dice il sindaco uscente - per le donne e chi assume, abbiamo dato prestiti d'onore a interessi minimi per incentivare la nascita e la crescita di giovani imprese. Abbiamo creato cinque incubatori di imprese che hanno fatto nascere 95 imprese giovani che oggi impiegano 550 ragazzi".

Giuliano Pisapia ha presentato il modello organizzativo che adoterrà per la macchina comunale in caso di elezione. Gli assessorati da 16 scendono a 12 (per legge) e lui li raggrupperà in 3 macro - aree: istituzionale, economica, sociale. Previsto un assessorato specifico per Expo, uno al branding della città (e comunicazione), un altro al benessere (tra i mandati c'è quello alla salute). Il sindaco, che terrà per se la delega al rapporto con i giovani, affiderà ad altrettanti uomini di fiducia i rapporti con tre aree specifiche perché gestioscano i rapporti con: cittadini (per diritti e pari opportunità), imprese e mondo del lavoro, diocesi e tutte le religioni praticate a Milano. Verranno inoltre istituiti tre nomine di garanzia: quella del presidente del consiglio regionale, che dovrà anche valutare l'efficacia delle politiche intraprese; l'autorità municipale per le garanzie civiche, chiamata a vigilare pure sulla trasparenza; il presidente della consulta per l'internazionalizzazione. Nomi: ancora nessuno, perché - dice Pisapia - "vogliamo partire dalle competenze per trovare le persone più adatte".

La nuova campagna del Pdl parte dai quartieri e dai mercati, dove da questa mattina militanti e candidati distribuiscono volantini che, citando letteralmente il programma di Giuliano Pisapia, avvertono i cittadini che con un sindaco di sinistra saranno meno sicuri, avranno meno lavoro e pagheranno più tasse. Sono stati predisposti volantini diversi quartiere per quartiere che spiegheranno il lavoro fatto in questi cinque anni dalla Giunta Moratti nelle zone. Il materiale arriverà anche in caseggiati e condomini, primo passo di una propaganda che approderà pure nei gazebo. La Lega ha pronti manifesti con l'espressione 'zingaropoli' utilizzata dal leader del Carroccio per definire la Milano di Pisapia. E il premier questa sera parla con una serie di interviste registrate a Tg1, Tg5, Tg2 ,Studio Aperto, più due reti locali della Lombardia.

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi stanno anche lavorando a quella che nel centrodestra viene definita "una grande sorpresa" per Milano. Forse un comizio con i due leader del centrodestra, ma tra le idee c'è anche l'ipotesi di rilanciare il progetto di una no tax area a Milano per l'attività finanziaria e gli investimenti delle imprese. Progetto al quale Letizia Moratti ha lavorato nei mesi scorsi con il ministro Giulio Tremonti.

L'idea dal centrosinistra è commentata da Nichi Vendola: "Ormai credo che la disperazione sia la cifra del relativismo del centrodestra". Quanto a Pisapia secondo il governatore della Puglia "è il grimaldello che consente di rompere il muro" creato dal "centrodestra, fatto di conservazione e affarismo".

Occhi puntati anche sul candidato del Terzo polo, Manfredi Palmeri i cui voti potrebbero essere determinanti per il ballottagio. Dall'assemblea nazionale di Fli Palmeri rivela di aver ricevuto avances da Letizia Moratti. "Mi ha cercato una collaboratrice del sindaco, mi ha detto che lei vorrebbe incontrarmi". Tentativo fallito, però (almeno per ora): "Ho risposto semplicemente che sono molto lieto che la signora abbia ritrovato il mio numero di telefono"

 

 

È la no tax zone la sorpresa di Berlusconi per Letizia. Pisapia promette una giunta senza spartizioni

di Sara BianchiCronologia articolo20 maggio 2011

È la no tax zone la sorpresa di Berlusconi per Letizia. Pisapia promette una giunta senza spartizioni

di Sara BianchiCronologia articolo20 maggio 2011

 

 

 

 

 

 

 

Berlusconi: il Pdl resta primo partito in Italia. Non daremo Milano agli estremisti

articoli di Celestina Dominelli e Sara BianchiCronologia articolo20 maggio 2011

Aveva lasciato intendere che non sarebbe tornato in campo in vista dei ballottaggi. E, invece, come già si era intuito ieri nel corso del vertice convocato a Palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi ha scelto di spendersi ancora in prima persona per ribaltare il risultato a Milano che per la prima volta giudica "inaspettato". Eccolo allora dare avvio a una controffensiva tv con cinque interviste a partire dal telegiornale di Studio aperto. "Non consegneremo Milano agli estremisti. Il dato milanese ci dice che i milanesi non hanno premiato il Pd e il terzo polo. Il risultato vero di queste elezioni è che il Pdl resta il primo partito in italia". Ma Pierluigi Bersani, segretario del Pd, non ci sta. "Invadere le testate tv nei prossimi giorni è una cosa inaccettabile, le testate non si mettono a disposizione di una telefonata del presidente del Consiglio, non siamo in Bielorussia, noi non ci stiamo e rompiamo questo giocattolo".

I "pannicelli caldi" dell'Agcom

Bersani in serata ha aggiunto: "Abbiamo assistito ad un incredibile diluvio mediatico del premier quasi a schermo unificato. Una vicenda insostenibile che umilia la coscienza democratica del Paese. Non è accettabile che i cittadini di Milano, Napoli, Trieste e tante altre città vedano la loro libera scelta sull'amministrazione della loro città inficiata dalla vergognosa propaganda di chi dovrebbe essere impegnato a dare risposte ai problemi dell`Italia. Non è possibile che l'Autorità garante delle comunicazioni attenda oltre per intervenire con fermezza e non con i pannicelli caldi di blande misure ex post".

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Vincitori e vinti della notte elettorale

I manifesti per il ballottaggio a Milano

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Berlusconi: no MIlano agli estremisti, turbati da bandiere rosse

Berlusconi: A Napoli buon risultato contro sistema di potere

Berlusconi: asse Lega-Pdl stabile, non c'è governo alternativo

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Moratti :i fischi non erano per me, ma ingiusti,per il governo

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Il premier: in caso di sconfitta nessuna conseguenza per il governo

Chi si aspettava comunque un premier rinunciatario dopo la batosta del primo turno è rimasto deluso. Perché Berlusconi torna in tv più carico che mai e pronto ad agitare la minaccia comunista. Ma avverte anche, intervistato poi dal Tg1 e dal Tg5, che non ci saranno conseguenze per il governo se il centro-destra capitolasse ai ballottaggi. "No, assolutamente no", precisa il Cavaliere che comunque è pronto al massimo impegno per la causa. "Sono in campo ogni giorno come cittadino di Milano e laeder del Pdl. Da milanese dico che i iei concittadini sapranno scegliere tra quello fatto e che garantisce la giunta Moratti e il rischioso programma della sinistra".

Botta e risposta tra Berlusconi e Pisapia sulle bandiere rosse

Quindi prova a parlare alla pancia dell'elettorato meneghino. I milanesi, spiega, "sono rimasti turbati come me dalla visione delle bandiere rosse con la falce e il martello dei centri sociali che sono dilagate nelle nostre strade e nelle nostre piazze per festeggiare i risultati del primo turno". Pisapia gli risponde a distanza con un pizzico di ironia. "Anch'io come milanese sono turbato per un presidente del Consiglio che confonde i colori delle bandiere.Quelle che può aver visto saranno state bandiere rossonere di tifosi milanisti che gioivano giustamente per la vittoria dello scudetto".

Non esiste alternativa all'allenza tra Pdl e Lega

Insomma, il nemico non è cambiato e Berlusconi tenta anche di minimizzare l'impatto delle elezioni."L'alleanza tra Pdl e Lega si conferma come l'unica in grado di esprimere un governo stabile, un governo credibile. A sinistra ormai predominano gli estremisti e non c'é quindi nessuna possibilità che esista una maggioranza alternativa alla nostra". Poi prova a virare sulle possibili conseguenze negative di una vittoria di Pisapia. Non tira fuori il rischio di una città invasa dalle moschee, come aveva fatto ieri Umberto Bossi, ma parla di un possibile addio all'Expo se trionferà Pisapia visto che "ci sono molti comitati dei no all'interno della sinistra". Di Letizia Moratti, ai microfoni del Gr1, aggiunge poi che "è molto determinata a recuperare il risultato" e ribadisce che vuole togliere l'ecopass "mentre il suo avversario non solo lo vuole lasciare, ma addirittura vuole aumentarlo". Presto, prosegue, "presenterà l'elenco delle "100 cose fatte e delle 100 cose da fare" per Milano.

L'affondo contro De Magistris: è solo copertura del vecchio potere

Il presidente del Consiglio sposta quindi l'attenzione su Napoli per demolire la candidatura dell'ex pm dipietrista. "A Napoli il risultato del Pdl è buono se si considera che occorreva scardinare il sistema delle clientele che ha amministrato in modo disastroso i cittadini e il territorio e che al ballottaggio sarà schierato per sostenere il candidato dell'estrema sinistra". La candidatura di De Magistris rappresenta, secondo Berlusconi, "una semplice copertura chiamata a coprire il vecchio sistema di potere".

Il Cavaliere: Lettieri può far tornare Napoli una capitale europea

Il tasto decisivo per la vittoria resta ovviamente quello dell'emergenza rifiuti ed è su questo che il premier prova a tirare la corsa di Lettieri. "Il nostro candidato risolverà il problema del dramma dei rifiuti per sempre, la soluzione sta nella raccolta differenziata e i termovalorizzatori che a sinistra rifiutano: è ancora la vecchia cultura che ha bloccato tutto, noi vogliamo che Napoli torni a essere una capitale europea e una città accogliente, vivibile, sicura e dove i giovani possano trovare lavoro per ricostruire il loro futuro". (Ce. Do.)

 

 

 

È la no tax zone la sorpresa di Berlusconi per Letizia. Pisapia promette una giunta senza spartizioni

di Sara BianchiCronologia articolo20 maggio 2011

Bossi non ha offeso solo lui ma tutti i milanesi che lo hanno votato. Giuliano Pisapia commenta così le dichiarazioni del leader leghista, poi ritrattate, che lo definivano "un matto" che "vuole riempire la città di immigrati e moschee". Forse Bossi non sa, dice il candidato sindaco del centrosinistra "che il centro multiculturale è già stato approvato dal piano del territorio del centrodestra". Quanto alle scuse offerte da Letizia Moratti dopo lo scontro nel faccia a faccia su Sky Tg 24 si dice disposto ad accettarle soltando se "lei dicesse apertamente chi le ha fornito le notizie false su di me e con chi ha organizzato quella messa in scena" in tv.

È a causa di quell'episodio, spiega Pisapia, che ora ha deciso di dire no a un nuovo dibattito con il sindaco uscente, da Vespa a Porta a Porta: "i confronti li faccio solo con persone leali". Intanto dal centrodestra Roberto Formigoni si rivolge direttamente ai giornalisti per puntualizzare che "la descrizione che è stata fatta della manifestazione dei disabili di giovedì non è corretta e non corrisponde integralmente alla verità". Secondo il governatore della Lombardia Letizia Moratti al termine del suo intervento è stata anche applaudita. Quei fischi, dice il sindaco uscente, non erano per me ma per il Governo.

Letizia Moratti è impegnata nella corsa ai quarantamila voti che la separano (almeno al primo turno) dal suo rivale. E dopo che il leader del Carroccio è sceso in campo per lei puntualizza: "Bossi difende i milanesi, Pisapia vuole modificare la legge affinchè i concorsi pubblici siano aperti agli stranieri in possesso del solo permesso di soggiorno o della residenza". In vista del ballottaggio Letizia Moratti ha già lanciato alcuni segnali nuovi: niente più ecopass per i residenti e 61 mila posti di lavoro all'anno grazie a Expo. Quanto alle cose fatte: "abbiamo messo sul tavolo 100 milioni per facilitare il microcredito per i giovani - dice il sindaco uscente - per le donne e chi assume, abbiamo dato prestiti d'onore a interessi minimi per incentivare la nascita e la crescita di giovani imprese. Abbiamo creato cinque incubatori di imprese che hanno fatto nascere 95 imprese giovani che oggi impiegano 550 ragazzi".

Giuliano Pisapia ha presentato il modello organizzativo che adoterrà per la macchina comunale in caso di elezione. Gli assessorati da 16 scendono a 12 (per legge) e lui li raggrupperà in 3 macro - aree: istituzionale, economica, sociale. Previsto un assessorato specifico per Expo, uno al branding della città (e comunicazione), un altro al benessere (tra i mandati c'è quello alla salute). Il sindaco, che terrà per se la delega al rapporto con i giovani, affiderà ad altrettanti uomini di fiducia i rapporti con tre aree specifiche perché gestioscano i rapporti con: cittadini (per diritti e pari opportunità), imprese e mondo del lavoro, diocesi e tutte le religioni praticate a Milano. Verranno inoltre istituiti tre nomine di garanzia: quella del presidente del consiglio regionale, che dovrà anche valutare l'efficacia delle politiche intraprese; l'autorità municipale per le garanzie civiche, chiamata a vigilare pure sulla trasparenza; il presidente della consulta per l'internazionalizzazione. Nomi: ancora nessuno, perché - dice Pisapia - "vogliamo partire dalle competenze per trovare le persone più adatte".

La nuova campagna del Pdl parte dai quartieri e dai mercati, dove da questa mattina militanti e candidati distribuiscono volantini che, citando letteralmente il programma di Giuliano Pisapia, avvertono i cittadini che con un sindaco di sinistra saranno meno sicuri, avranno meno lavoro e pagheranno più tasse. Sono stati predisposti volantini diversi quartiere per quartiere che spiegheranno il lavoro fatto in questi cinque anni dalla Giunta Moratti nelle zone. Il materiale arriverà anche in caseggiati e condomini, primo passo di una propaganda che approderà pure nei gazebo. La Lega ha pronti manifesti con l'espressione 'zingaropoli' utilizzata dal leader del Carroccio per definire la Milano di Pisapia. E il premier questa sera parla con una serie di interviste registrate a Tg1, Tg5, Tg2 ,Studio Aperto, più due reti locali della Lombardia.

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi stanno anche lavorando a quella che nel centrodestra viene definita "una grande sorpresa" per Milano. Forse un comizio con i due leader del centrodestra, ma tra le idee c'è anche l'ipotesi di rilanciare il progetto di una no tax area a Milano per l'attività finanziaria e gli investimenti delle imprese. Progetto al quale Letizia Moratti ha lavorato nei mesi scorsi con il ministro Giulio Tremonti.

L'idea dal centrosinistra è commentata da Nichi Vendola: "Ormai credo che la disperazione sia la cifra del relativismo del centrodestra". Quanto a Pisapia secondo il governatore della Puglia "è il grimaldello che consente di rompere il muro" creato dal "centrodestra, fatto di conservazione e affarismo".

Occhi puntati anche sul candidato del Terzo polo, Manfredi Palmeri i cui voti potrebbero essere determinanti per il ballottagio. Dall'assemblea nazionale di Fli Palmeri rivela di aver ricevuto avances da Letizia Moratti. "Mi ha cercato una collaboratrice del sindaco, mi ha detto che lei vorrebbe incontrarmi". Tentativo fallito, però (almeno per ora): "Ho risposto semplicemente che sono molto lieto che la signora abbia ritrovato il mio numero di telefono".

 

 

 

 

La dote del Terzo Polo vista da milanesi doc. Solo il recupero degli astenuti può ribaltare il risultato

di Sara BianchiCronologia articolo18 maggio 2011

Nessun apparentamento con nessuno. Il Terzo polo non starà né con Moratti né con Pisapia (idem a Napoli per Lettieri e De Magistris). I due candidati sindaco centristi tagliati fuori dai ballottaggi, Manfredi Palmeri (a Milano) e Raimondo Pasquino (a Napoli), spiegano che la loro stella polare resta il programma. E a chi azzarda retropensieri dicono: "Non vogliamo ruoli di sottogoverno". A Milano Manfredi Palmeri è arrivato al 5, 54%, una dote di 36.000 voti tutt'altro che trascurabile, 15mila preferenze in più delle due liste che lo sostenevano (Nuovo polo per Milano e Udc).

Quarantamila sono i voti che separano Moratti da Pisapia al primo turno. Sulla carta dunque non c'è, a Milano, una forza in grado (in termini di consenso elettorale) di ribaltare il risultato del primo turno. Detto questo "un Terzo polo diviso fa comodo a Giuliano Pisapia - spiega Stefano Draghi, esperto in analisi elettorali e sondaggi, docente di metodologia della ricerca sociale - perché non è in grado di cambiare la posizione di Letizia Moratti. Per lei resta molto difficile rimettersi in gioco". Del resto, dice Draghi "il Terzo polo comunque non sarebbe stato decisivo: racchiude componenti diverse ed è difficile che tutti i suoi elettori seguano un'indicazione precisa per quanto chiara possa essere".

I grillini non sono orientati a votare per il sindaco uscente, come conferma il loro candidato Matteo Calise: "Tutto è meglio della Moratti, anche se per l'altra parte non è certo un complimento". Ma "il match vero tra i nostri elettori - dice Calise - sarà tra chi non andrà a votare e chi voterà Pisapia".

Un Terzo polo favorevole al primo cittadino uscente oltre "a mettere in crisi l'eventuale successo di Pisapia avrebbe anche spostato alcuni moderati incerti, quelli che non sono andati a votare per Letizia Moratti, consentendo così di recuperare gli astenuti moderati", sottolinea Paolo Del Debbio, docente di etica e economia. In effetti il bacino vero dal quale Pdl e Lega possono recuperare voti è soprattutto quello degli astenuti. "Sono coloro che non hanno gradito questo modo di fare campagna elettorale, stanchi di liti e clima incandescente. Milano - prosegue Del Debbio - non è più abituata a un'atmosfera di questo genere". Il pensiero va all'ultimo mandato di Gabriele Albertini per il quale, come sindaco uscente, quasi non fece campagna elettorale lasciando parlare il suo operato. Proprio lui, secondo Del Debbio potrebbe ora dare una mano alla Moratti, pronunciarsi a suo favore, "immagino anche cartelloni in giro per la città con i volti di coloro che possono avere un ascendente importante: Albertini, ma pure Lupi e Formigoni".

Se il Terzo polo è costretto a dividersi per il ballottaggio è perché non ha compreso la logica di questo voto. Lo sostiene Piero Bassetti che ricorda come Giuliano Pisapia non abbia fatto appello a nessuna formazione organizzata. "Il suo approccio è diverso - dice Bassetti, presidente del Comitato 51 per cento - a Milano si è formata una coalizione che non è la somma dei partiti ma la somma dei cittadini". Questo "non vuol dire che il discorso di Fini e Casini non funzioni, ma un conto è il Parlamento, un altro sono gli elettori milanesi". Chi pensa che nel centrosinistra ci sia indifferenza per chi ha votato Terzo polo però sbaglia. Il fatto vero, sostiene Bassetti è che "in queste elezioni c'è un rimescolamento e una convergenza delle collocazioni, e i percorsi dei votanti sono diversi".

La scelta del Terzo polo di non schierarsi, dal punto di vista politico, non fa una grinza. Parola di Sergio Scalpelli. Che argomenta: "Ragionano sulla crisi del Pdl in modo da poter intercettare i movimenti del processo di uscita dal centrodestra". Non schierandosi "daranno anche un segno di rottura, in modo da conclamare in maniera limpida la crisi in atto". Milano è stato insomma "un segnale anticipatorio, perché se il centrosinistra ha preso tutti i suoi voti, gli stessi che andarono a Bruno Ferrante (candidato contro la Moratti nel 2006) c'è stato però un enorme smottamento dei moderati, una rottura profonda di un pezzo di quell'elettorato con la Moratti e il centrodestra". Una parte di quel voto il sindaco uscente lo riprenderà, Scalpelli ne è convinto. Anche se la campagna ora rischia di rimanere bloccata in un limbo: "per recuperare i moderati Letizia Moratti deve alzare il tiro, ma non può farlo nella maniera adottata nelle ultime settimane".

In politica mai dire mai è il motto di Paolo Pillitteri. "L'ho capito con l'esperienza", confessa l'ex primo cittadino meneghino. Secondo il quale "recuperare è problematico ma non impossibile. Ed è un'impresa per entrambi i candidati: Pisapia deve trovare altri voti e lo può fare solo con i grillini; Moratti può recuperare molto astensionismo". Se Pisapia è avvantaggiato sul piano numerico, ragiona Pillitteri "è più probabile che l'elettorato moderato voti per Letizia Moratti". A patto che il sindaco uscente recuperi "una campagna moderata sottolineando le cose che ha fatto". Pillitteri, che Milano la conosce bene ricorda: "è una città molto sobria, moderata, pacata, con un elettorato tranquillo". E con un'anima protesa al fare.

 

 

Pisapia torna in piazza: butteranno ancora fango su di me. Calise: i grillini non voteranno Moratti

Cronologia articolo18 maggio 2011

Il candidato sindaco del centrosinistra, Giuliano Pisapia, ha iniziato un giro nei quartieri di Milano in vista del ballottaggio del 29 e 30 maggio. E in piazzale Lavater, al centro di polemiche e proteste per il progetto di costruire un parcheggio, alle centinaia di persone presenti Pisapia ha ricordato di andare a votare per vincere. E quando qualcuno gli ha gridato "sarà dura", lui ha risposto che "non è dura. Basta che andiate a votare tutti".

"Sarà dura per me - ha aggiunto - perché cercheranno di buttare fango e raccontare menzogne". Pisapia però non è preoccupato più di tanto di una campagna di questo tipo e di eventuali manifesti del Pdl. "Più fango mi hanno gettato addosso - ha detto - più voti ho preso. Ho ottenuto la maggioranza in tutte le zone di Milano e non saranno dei manifesti falsi, che continuano a raccontare menzogne, a far cambiare opinione ai milanesi".

Come aveva già fatto su Facebook e in un primo appuntamento con i giornalisti oggi, Pisapia ha ripetuto l'importanza di votare per i referendum di giugno. E ha ribadito l'importanza della partecipazione dei cittadini nelle decisioni. "Vi garantisco che questo continuerà ad essere il mio modo di fare il sindaco. Decideranno i cittadini, non pochi chiusi nel palazzo". Dopo l'appuntamento in piazza Lavater il candidato del centrosinistra è andato a una vicina bocciofila a cielo aperto dove ha anche improvvisato due tiri.

Calise: i grillini non voteranno per la Moratti

"Secondo me nessuno dei nostri elettori voterà Letizia Moratti": a dirlo è Mattia Calise, che è stato candidato sindaco di Milano del Movimento 5 Stelle, oggi ospite del programma di Radio2 "Un Giorno da Pecora".

"Tutto è meglio della Moratti, anche se per l'altra parte non è certo un complimento", ha spiegato il grillino ripetendo che "ognuno sarà libero di votare chi vuole". "Ma secondo me - ha aggiunto - il match vero tra i nostri elettori sarà tra chi non andrà a votare e chi voterà Pisapia".

 

 

Una lunga stagione al tramonto, ma la nuova è ancora lontana

di Stefano Folli - all'interno analisi di Roberto D'AlimonteCronologia articolo17 maggio 2011

L'Italia sta cambiando volto. La grande ingessatura di questi anni, che ha dato l'illusione, e spesso solo quella, della stabilità, comincia a sgretolarsi. Non s'intravede una prospettiva chiara, una coerente direzione di marcia, ma tant'è. Il risultato del primo turno a Milano è clamoroso, visto l'impegno personale del presidente del Consiglio che aveva trasformato la campagna in un referendum su se stesso. Non a caso Berlusconi capeggiava la lista del Pdl e dal suo punto di vista non aveva nemmeno tutti i torti: sentiva di dover giocare tutte le carte nella città-simbolo della sua avventura politica. In altri tempi la scommessa sarebbe stata vinta con facilità; ieri si è trasformata in un calvario. Testimoniato anche dal drammatico arretramento nel numero di preferenze individuali.

A questo punto appare piuttosto mediocre il tentativo di scaricare ogni responsabilità su Letizia Moratti. È vero che il sindaco ci ha messo del suo, soprattutto negli ultimi giorni, con l'attacco sconsiderato a Giuliano Pisapia. Ma chi le aveva suggerito di abbracciare la linea oltranzista, così estranea alla sua storia personale e così incongrua in una città come Milano? Chi ha lasciato correre sul caso Lassini (autore dell'imbarazzante manifesto sui magistrati "brigatisti")? Chi ha dato vita all'ennesima e infine stucchevole crociata contro i magistrati "eversori"?

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La verità è che Berlusconi e certi suoi consiglieri stavolta hanno sbagliato i calcoli. Forse il premier avvertiva che il terreno gli sfuggiva sotto i piedi e allora ha reagito con la forza della disperazione, sforzandosi di mobilitare gli elettori intorno al proprio carisma. Ma i miracoli non si ripetono in eterno. La sconfitta è arrivata nel peggiore dei modi, trascinando nel baratro la Moratti, che si è rivelata comunque un candidato debole e impopolare di suo, e quel che è peggio la Lega. Questo è senza dubbio il punto politico più scabroso. Il silenzio cupo e irritato di Bossi dovrebbe preoccupare Berlusconi più delle percentuali uscite dalle urne.

La Lega sta contando i suoi voti. Vede che a Milano l'impronta berlusconiana l'ha danneggiata non poco. Scopre che altrove le cose non sono andate bene. Del resto, Bossi aveva più volte messo in guardia il suo alleato, dimostrando di non condividere i toni e i temi della campagna. Si tratterà di valutare adesso il dato complessivo, i risultati in tutti i comuni del Nord, nonché l'esito di Bologna, dove il candidato del Carroccio è andato in controtendenza e ha sfiorato l'accesso al ballottaggio.

Non sarà facile per i leghisti sostenere che non è successo niente. Bossi diceva che a Milano, se le cose andavano male, "a perdere era Berlusconi". Aveva ragione a metà. In effetti Berlusconi ha perso, ma la Lega ha perso con lui, su di una linea aspra e intransigente che il gruppo dirigente non coltiva più da tempo (come dimostra, tra l'altro, l'ottimo rapporto che Bossi ha costruito con Giorgio Napolitano). Molti militanti del Carroccio hanno compreso lo smacco e adesso il malessere diffuso contro il patto politico con il Pdl, sempre difeso dal vecchio leader, è destinato ad accentuarsi. Certo, prima occorrerà pensare ai ballottaggi, dove peraltro la Moratti si presenta in condizioni di grave incertezza. Ma nessuno s'illude che la vecchia intesa Berlusconi-Bossi possa sopravvivere agli eventi di ieri come se nulla fosse. I riflessi sugli assetti nazionali ci saranno e non saranno trascurabili. Solo un esempio: è impensabile che il governo possa navigare alla giornata di qui al 2013, con la sola preoccupazione di non incorrere in incidenti. Ed è altrettanto difficile credere che certe manovre di Berlusconi per acquisire consensi parlamentari possano proseguire come le abbiamo viste fin qui, con la moltiplicazione delle poltrone di sottosegretario.

 

 

Gli errori di Moratti e le mosse di Pisapia. Quando le elezioni si vincono soprattutto se le perdono gli altri

di Marco CacciottoCronologia articolo17 maggio 2011

"Le campagne elettorali non si vincono mai, sono gli altri a perderle", questa vecchia regola della comunicazione politica è la migliore spiegazione dell'esito del primo turno delle elezioni comunali a Milano. Se guardiamo i voti totali, e non le percentuali, il primo dato da considerare è che Pisapia è stato votato da 315.862 (Ferrante conquistò 319.487 voti cinque anni fa), mentre la Moratti ha ottenuto 273.401 voti contro i 353.409 del 2006.

Se calcoliamo che i votanti totali sono diminuiti di circa 23.000 unità, Pisapia non solo ha tenuto, ma ha incrementato leggermente l'area di consenso, mentre il sindaco uscente ha subito una vera e propria emorragia perdendo 80mila voti.

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Ed è da qui che bisogna partire per capire cosa è successo. Le elezioni che vedono un sindaco uscente si trasformano quasi sempre in un referendum sul suo operato: il bilancio di quanto fatto (e non fatto) diventa uno dei temi centrali della campagna per convincere gli elettori a confermare il voto o scegliere il cambiamento. Letizia Moratti nella sua campagna ha esattamente seguito questo schema provando prima a dimostrare di aver fatto (i manifesti 6x3 con dati e statistiche senza la sua immagine) e poi chiedendo agli elettori la possibilità di completare il lavoro avviato (la campagna multisoggetto con le sue foto e l'apertura comune dello slogan "stiamo lavorando per una Milano sempre più..."). Questa strategia si è scontrata però con l'indice di approvazione nei confronti del sindaco uscente: raramente candidati con un indice inferiore al 50% riescono a vincere. Le ricerche mostravano da tempo un giudizio negativo su Letizia Moratti e un malcontento tra i cittadini (che può trasformarsi in voglia di cambiamento).

I sentimenti che gli elettori provano nei confronti di un candidato, o di un partito, possono, infatti, diventare un elemento predittivo dell'esito elettorale. Ben sapendolo, Berlusconi ha provato a sopperire alla debolezza del sindaco in carica cercando di trasformare le elezioni comunali in elezioni a forte valenza politica (ancora una volta "la scelta di campo"). Solitamente il centrodestra ha un rendimento migliore (dovuto all'elevata mobilitazione) in sfide ritenute decisive e con una caratterizzazione politico-nazionale della campagna elettorale.

Il dato rilevante è che la strategia di Berlusconi questa volta non ha funzionato, in parte per le divisioni nel centrodestra ed in parte per una minore forza di un presidente del Consiglio che ha visto costantemente diminuire nell'ultimo anno i giudizi positivi nei suoi confronti. Non è servito agitare lo spauracchio delle tasse ed il colpo sferrato da Letizia Moratti durante il dibattito televisivo con Pisapia su Sky è stato addirittura controproducente. Quest'ultimo evento ha, da un lato, mobilitato ulteriormente gli elettori di centrosinistra, dall'altro ha acuito i "maldipancia" tra gli elettori moderati e leghisti.

La comunicazione è solo parte di un contesto più generale che include il giudizio sui candidati, la tenuta delle coalizioni, l'andamento dell'economia, cambiamenti nelle priorità e nel sistema valoriale degli elettori. La comunicazione deve partire da questi elementi ed assecondare il clima di opinione generale, se favorevole, o cercare di modificarlo, se sfavorevole, portando il giudizio degli elettori su elementi che possono giocare a favore. Lo sfidante di un sindaco uscente può vincere quando c'è un bisogno diffuso di cambiamento ed egli riesce ad interpretarlo.

La strategia di Pisapia si è dimostrata fino a questo momento vincente: ha tracciato una chiara differenza con l'avversario, basata sullo stile e sul tono del linguaggio in una campagna che appariva sin troppo tranquilla. Sembrava rivolta ad arrivare al ballottaggio con il minor distacco possibile ed invece, anche grazie agli errori e alle divisioni nello schieramento avversario, il candidato del centrosinistra si trova ora a dover gestire un vantaggio considerevole. Fino a questo momento è stato bravo, insieme al suo staff, a non commettere errori. Ora si apre una nuova partita, vincerà chi riuscirà a portare al ballottaggio più elettori tra quanti li avevano già votati al primo turno.

Letizia Moratti dovrà cercare anche di recuperare elettori che hanno scelto terze liste riconducibili all'area di centrodestra, ma si tratta di un'operazione ben più complicata. Sarà la capacità di mobilitazione a fare la differenza.

Marco Cacciotto, Consulente e analista politico, insegna "marketing politico e public affairs" presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano. E' autore di "Marketing politico", pubblicato da Il Mulino.

 

 

 

 

 

2011-05-18

Tg1: proteste a Milano

Zaccaria, Pd: "E' la nuova strategia"

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Il Tg1 stasera, mercoledì, se n'è uscito con un servizio sui centri sociali a Milano che protestano sui tetti e creano disordini. La tesi neanche troppo sottintesa: attenti ai centri sociali. Roberto Zaccaria del Pd l'ha notato: "È scandaloso, Berlusconi non parla ma ci pensa direttamente il Tg1 a dettare la linea per i ballottaggi. Tutta l'apertura del telegiornale è stata centrata sulla ricostruzione di una tesi politica: il ritorno dell'estremismo di sinistra a Milano, a Napoli con servizi spudoratamente confezionati per dimostrare questa tesi".

L'ex presidente Rai riserva uno sguardo molto attento alla prima rete della tv pubblica e al tg guidato dal direttorissimo fedelissimo del premier. "Nella prima fase della campagna elettorale - aggiunge Zaccaria - il Tg1 si era limitato a presentare una cassa di risonanza molto amplificata delle esternazioni di Berlusconi. Adesso la strategia cambia e il Tg1 scende direttamente in campo. Sulla base dei dati oggettivi domani valuteremo se ci sono estremi per presentare un nuovo esposto ad Agcom". Intanto si può dedurre quale sarà la strategia: amplificare ogni disordine sociale per mettere i moderati – soprattutto milanesi – in allarme. E magari allontanarli da Pisapia, oltre che da De Magistris.

Va da sé che il Pdl si inalbera alla reazione di Zaccaria. Se ne incarica Vincenzo Fasano: "Ci risiamo. È bastato un risultato elettorale positivo a Milano per fare alzare la cresta dell'arroganza ai soliti noti del centrosinistra in servizio permanente effettivo contro il Tg1. Pretendono ancora di dettare la scaletta a Minzolini e alla sua redazione con argomentazioni totalmente false e giornalisticamente infondate". Dunque ora la sinistra "detta" l'agenda del telegiornale della prima rete pubblica? Ma il direttorissimo ha la schiena dritta, non si fa influenzare certo da quelli di sinistra e affini.

18 maggio 2011

 

 

Tra Berlusconi e Bossi è di nuovo gelo: ecco la cronaca di un'amicizia a fasi alterne

di Celestina DominelliCronologia articolo18 maggio 2011Commenti (1)

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Argomenti: Partiti politici | Umberto Bossi | Silvio Berlusconi | PDS | Roberto Maroni | Italia | Massimo D'Alema | Gianfranco Fini | Rocco Buttiglione

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Silvio Berlusconi e Umberto Bossi si sono sentiti in serata per telefono e si sono dati appuntamento per giovedì a palazzo Chigi, dove si incontreranno al termine del Consiglio dei ministri. Lo riferiscono fonti parlamentari del Pdl. (Ansa)

Roberto Maroni, ministro del Carroccio, si affretta a gettare acqua sul fuoco. "Non c'è alcun ultimatum di Bossi a Berlusconi, non mi risulta che la Lega sia pronta a staccare la spina se si perde a Milano". Sia come sia, i rapporti tra Arcore e via Bellerio non sono mai stati così freddi come nelle ultime ore. Silvio Berlusconi e Umberto Bossi si guardano bene dall'incontrarsi per il momento, e chissà ancora per quanto, fatta salva una breve telefonata alquanto gelida subito dopo la certezza della débâcle.

Lo scontro sulla Libia e la minaccia del Carroccio

Insomma, le lancette dell'orologio sembrano essere tornate indietro a qualche settimana fa quando, sulla crisi in Libia e sulla scelta dell'Italia di aderire ai raid mirati contro il colonnello Gheddafi, si registrò il pericolosissimo strappo del Carroccio. Che arrivò a minacciare una crisi di governo in assenza di risposte convincenti alle richieste messe nero su bianco sulla mozione leghista poi approvata dalla Camera. Chiari segnali di appannamento di un rapporto che, mai come in questa legislatura, sta conoscendo più bassi che alti.

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L'ultimatum sul federalismo

Anche perché di ultimatum, al netto delle ultime fibrillazioni, il Senatur ne ha lanciati parecchi verso l'altra sponda, pronto sempre a marcare la distanza sui temi più cari al Carroccio. Così è stato per esempio sul federalismo, da sempre cavallo di battaglia di Bossi e i suoi, su cui, non a caso, a gennaio si è consumato un pesantissimo strappo. Con il Senatur che ha posto come condizione per far proseguire la legislatura ed evitare il voto anticipato il via libera ai decreti attuativi della riforma. Giornate di contatti continui tra il Pdl e il Carroccio che hanno fatto emergere l'improvvisa fragilità di un asse indebolito soprattutto dalle vicende personali del premier (su tutti il caso Ruby che è piaciuto poco dalle parti della Lega), ma anche dalle metamorfosi della maggioranza con l'uscita di scena di Fini.

L'offerta di Fini e la tentazione dello strappo

Proprio il presidente della Camera è stato, al tempo stesso, facilitatore e disturbatore nei rapporti tra il Cavaliere e il Senatur. Subito dopo il congresso del Pdl che sancì il divorzio tra Berlusconi e Fini, Bossi ha fatto buon viso a cattivo gioco. Accantonando, a un certo punto - erano i primi giorni di novembre - anche la strada della crisi pilotata ventilata dal ribelle Fini come possibile contropartita in cambio del sì al federalismo. Bossi, pur tentato dall'offerta, ha deciso però di confermare la sua fiducia al Cavaliere e, posto davanti a un bivio, ha scelto di rendere ancora più forte nel bel mezzo della burrasca il patto con il Pdl. Proprio come aveva fatto qualche mese prima davanti al corteggiamento serrato del Pd e dello stesso leader di Fli.

Tra le due sponde un rapporto di necessità

Berlusconi prima di tutto, insomma. Perché, come ha ripetuto il Senatur anche nei giorni scorsi, "con Silvio abbiamo i voti per cambiare lo Stato e fare le riforme. Chi ci dà i voti ha la nostra stima". Eccola qui tutta l'essenza del rapporto di necessità tra il Cavaliere e Bossi. Perché di questo si tratta anche se Berlusconi si fregia di avere con il Senatur un rapporto speciale, una grande amicizia che però attraversa fasi alterne e, sempre più spesso, momenti di difficoltà, come ha ammesso ieri lo stesso premier. Certo sono ormai lontani i tempi del ribaltone quando Bossi assestò al primo governo Berlusconi il colpo del ko grazie all'accordo con il Pds di Massimo D'Alema e il Ppi di Rocco Buttiglione. Come pure sono lontani i giorni in cui la Padania pubblicava (era l'agosto 1998) una prima pagina dal titolo eloquente: "Il mafioso di Arcore". Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e Bossi è diventato l'alleato migliore di Berlusconi. Ma molti, ai piani alti e nella base leghista, sono convinti che ormai sia giunto il momento di dirsi addio.

 

 

La linea del Terzo polo: nessun apparentamento per il voto a Milano e a Napoli

di Celestina Dominelli Cronologia articolo18 maggio 2011Commenti (1)

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Argomenti: Elezioni | Gianfranco Fini | Francesco Rutelli | Italo Bocchino | Raimondo Pasquino | Adolfo Urso | Manfredi Palmeri | Montecitorio | Pier Ferdinando Casini

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La linea del Terzo polo: nessun apparentamento per il voto a Milano e a NapoliLa linea del Terzo polo: nessun apparentamento per il voto a Milano e a Napoli

Libertà di scelta agli elettori in vista del secondo round delle amministrative. Il Terzo polo ai ballottaggi per le comunali nonfarà dunque alcun apparentamento né a Milano né a Napoli. Ad annunciarlo, in conferenza stampa a Montecitorio, i candidati terzopolisti Raimondo Pasquino e Manfredi Palmeri insieme ai leader di Udc, Fli e Api, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli. "Siamo determinanti al secondo turno - ha detto Pasquino - ma non siamo disposti ad alcun apparentamento né disposti a una situazione di sottogoverno. Il nostro programma sarà la stella polare e vogliamo che i candidati esprimano la loro condivisione".

La disamina di Fini: siamo solo all'inizio

Mani libere, dunque, come era già emerso ieri nel corso di alcuni incontri riservati e oggi l'ufficializzazione della linea. Insomma l'asse Casini-Fini-Rutelli si ricompatta in vista del secondo turno, per nulla turbato dalle performance non proprio entusiasmanti consegnate dalle urne. Gianfranco Fini, piuttosto defilato fino a questo momento, si limita a sottolineare che questo è solo l'inizio, un buon inizio dal loro punto di vista. "Il terzo polo ha mosso i suoi primi passi in queste elezioni amministrative e si sta organizzando".

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ll pressing del Pdl nei confronti dei finiani e dell'Udc

I tre leader sanno però benissimo che le pressioni nei loro confronti andranno via via aumentando. Bersani spera che alla fine si schierino e il Pdl pure. Ma intanto gli uomini del Cavaliere provano a lavorare ai fianchi per provare a sedurre l'Udc o per intercettare i voti di coloro (leggi Adolfo Urso e Andrea Ronchi) che hanno già pronunciato il loro pubblico endorsement a favore dei candidati del centro-destra. Insomma, Fli è attraversato di nuovo da pesanti fibrillazioni ed è per questo che proprio Fini si incarica di rispedire al mittente qualsiasi progetto che miri a frantumare l'unità del nuovo asse. "Chiunque pensi di creare divisioni nel terzo polo, in questi ballottaggi o in parlamento dove i prossimi mesi si annunciano particolarmente interessanti, é meglio che cambi i piani".

Venerdì si riunisce l'assemblea nazionale di Fli

Il leader di Fli sembra rivolgersi proprio a Urso e Ronchi quando traccia la road map di Fli in vista del prossimo passaggio elettorale. "Italo Bocchino - annuncia Fini - ha giustamente convocato per venerdì mattina l'assemblea nazionale di Futuro e libertà che aprirà con una sua elazione. Questa sarà sottoposta all'assemblea che sarà chiamata appunto a ratificare la scelta del non appoggio esplicito a nessuno dei due candidati così come ha stabilito il Terzo polo. A quel punto - puntualizza il leader di Fli - la scelta sarà ratificata dalla maggioranza e diventerà vincolante per tutti". Nessun dirigente o rappresentante di Fli potrà dunque, in disaccordo con la linea stabilita dalla maggioranza del partito, sostenere apertamente qualche candidato.

Ronchi si dimette da presidente dell'assemblea di Fli

Proprio quello che invece vorrebbero fare Urso e Ronchi che anche oggi sono tornati a schierarsi a favore della Moratti a Milano e di Lettieri a Napoli e che sono pronti allo strappo definitivo. "Chiedo a noi e a chi ha una cultura riformista e moderata, personalmente di centrodestra, di scegliere sulla base di questa evidenza. Non buttiamo anche il bambino con l'acqua sporca - ha ribadito oggi l'ex viceministro dello Sviluppo -. L'acqua sporca sarebbe il berlusconismo, cioè l'alzare i toni e personalizzare lo scontro; il bambino il centrodestra che va rinnovato. Al secondo i cittadini decidono sulla base della consonanza delle proprie idee con i programmi del candidato". E proprio Ronchi, oggi, si è dimesso da presidente dell'assemblea nazionale, l'organismo statutario più importante del partito, convocato per venerdì mattina per ratificare la linea di Fli sui ballottaggi. Insomma i "dissidenti" non mollano ma a questo punto la partita è chiara: o si riallineano alle decisioni della maggioranza o, per dirla con le parole di uno dei "falchi" di Fli, Fabio Granata, "saranno fuori dal partito".

 

 

 

 

Pessima ripartenza per Berlusconi. Governo battuto quattro volte alla Camera. Bossi: "Non fatevi illusioni"

di Celestina DominelliCronologia articolo18 maggio 2011Commenti (11)

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Argomenti: Elezioni | Montecitorio | PDL | Umberto Bossi | Saverio Romano | Daniela Melchiorre | Claudio Scajola | Francesco Pionati | Antonio Di Pietro

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Governo battuto quattro volte alla CameraGoverno battuto quattro volte alla Camera

Nel pieno delle fibrillazioni legate all'esito delle amministrative, anche da Montecitorio non arrivano buone notizie per la maggioranza e per Silvio Berlusconi. Il Governo è stato infatti battuto in Aula alla Camera nel corso delle votazioni delle mozioni sulla situazione delle carceri. L'esecutivo è andato sotto quattro volte: sui documenti presentati da Fli, dal Pd e da Idv su cui aveva espresso parere negativo e che invece sono stati approvati dall'Assemblea di Montecitorio, poi sul testo, respinto, presentato dalla maggioranza su cui il parere era positivo.

Bossi: non ci faremo trascinare a fondo

Intanto il leader della Lega, Umberto Bossi, rompe il silenzio dopo la batosta delle amministrative e avverte che non ci saranno conseguenze sulla tenuta del governo. "Non fatevi illusioni", sbotta il leader della lega, intercettato dai cronisti a Montecitorio. "Abbiamo perso, abbiamo perso. Abbiamo sbagliato campagna elettorale", ma "di certo non ci faremo trascinare a fondo e comunque non perderemo al ballottaggio". Il Senatur conversando con i cronisti a Montecitorio, analizza il voto a Milano e risponde così a chi gli chiede se "la Lega sia pronta a mollare il Pdl in caso di sconfitta al ballottaggio". Quindi nega che ci sia stata una telefonata chiarificatrice tra lui e Berlusconi. "Se l'ho sentito? No", taglia corto il Senatur.

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L'opposizione cavalca subito il risultato. Bersani: bene non stanno

Ma la ripartenza della maggioranza alla Camera non è delle migliori. Tanto che l'opposizione già cavalca il risultato. "Maggioranza battuta al primo voto in aula dopo le elezioni. Non male...". Scrive subito su Twitter il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini. Mentre l'Idv si spinge anche oltre arrivando a ipotizzare un passo indietro del Cavaliere. "La maggioranza è andata sotto tre volte nelle prime tre votazioni di questa mattina in Aula: è chiaro, ormai, che non ci sono più i numeri", spiega il portavoce dipietrista Leoluca Orlando. Poi arrivano alla spicciolata prima le dichiarazioni di Pierluigi Bersani, segretario del Pd: "Governo battuto in aula? Beh, in buona salute non sta". E, a stretto giro, anche il commento di Antonio Di Pietro, leader dell'Idv. "Oggi abbiamo avuto la prova provata che questa maggioranza non c`è più, è sfaldata".

Fatali le assenze nelle file del governo e della maggioranza

In effetti, i numeri della quadruplice batosta sono piuttosto impietosi per la maggioranza. L'assemblea di Montecitorio ha approvato con 269 sì e 255 no la parte della mozione Pd su cui c'era il parere contrario del governo; subito dopo è stata bocciata una parte della mozione del pdl su cui c'era invece il parere favorevole dell'esecutivo: in quest'ultima votazione i sì sono stati 255,i no 268. Infine è stata approvata con 269 voti favorevoli e 257 contrari una parte della mozione dell'Idv su cui il goerno aveva dato parere contrario. Poi è arrivato anche il quarto ko.

Responsabili subito sul banco degli imputati

Con conseguente corsa a individuare le responsabilità nelle fila della maggioranza visto che l'opposizione si è presentata compatta alla votazione. Fatali sono state le assenze nell'Aula di deputati del Pdl, dei membri del governo (c'erano solo una decina tra ministri e sottosegretari) e di alcuni deputati Responsabili. Proprio tra questi ultimi si registrano le assenze più evidenti considerando che dei 29 deputati iscritti a Ir, se ne contano in aula solo 12. E, certo spiccano i forfait di Francesco Pionati e Maria Grazia Siliquini, che sono rimasti a bocca asciutta dopo l'ultima tornata di nomine. Il notista politico del Tg1 è stato infatti escluso all'ultimo minuto dal rimpasto di governo, come pure l'avvocatessa torinese, ex Fli, che però, va detto aveva già ottenuto un riconoscimento per il suo sostegno al governo: la nomina nel cda delle Poste, poi respinta con una garbata lettera al Cavaliere.

Ben 16 forfait tra i deputati del Pdl

Assente durante le votazioni anche il duo liberaldemocratico composto da Italo Tanoni e dal neosottosegretario Daniela Melchiorre (che, però, risulta in missione). In aula manca anche Luca Barbareschi e impegni di governo hanno tenuto lontano da Montecitorio anche il ministro Saverio Romano e il nuovo consigliere del premier per l'export, Massimo Calearo. Ma anche il Pdl ha la sua buona dose di responsabilità visto che, solo nel partito del premier, si contano ben 16 forfait. Mancava in aula, tra gli altri, l'ex ministro Claudio Scajola (avvistato stamane a Palazzo Grazioli), come pure l'ex sottosegretario Nicola Cosentino. Niente voto, poi, per il coordinatore del Pdl Denis Verdini e il vicepresidente del gruppo pidiellino a Montecitorio Massimo Corsaro che minimizza l'accaduto. "C'è gente in giro, c'è gente distratta dalla campagna elettorale per i ballottaggi"- Tra gli assenti, infine, anche due deputati dell'Mpa e due della Lega.

 

 

L'astensionismo punisce Pdl e Lega Ma il Pd non cresce

Roberto D'Alimonte

Adesso il quadro comincia ad essere più chiaro. Con i dati definitivi e soprattutto con i dati in valore assoluto si capisce finalmente cosa è effettivamente successo nelle recenti elezioni amministrative. In realtà la spiegazione più attendibile del successo del centrosinistra e della sconfitta del centrodestra sembra essere più semplice di quanto appariva inizialmente. Si chiama astensionismo. Come in altre occasioni nella storia elettorale della Seconda Repubblica l'esito è dipeso non tanto dallo spostamento di voti da uno schieramento all'altro ma dal fatto che una parte degli elettori del centrodestra hanno deciso di non recarsi alle urne mentre non ci sono state, o sono state poche le defezioni, tra gli elettori del centrosinistra. È questo che viene fuori dall'analisi dei dati delle otto province in cui si è votato sia in questa tornata amministrativa che nelle regionali dell'anno scorso. Sono solo 8 province ma il dato è molto omogeneo.

In pagina sono riportati i risultati aggregati per partito e per coalizione in queste otto province (si vedano i grafici). Nell'interpretazione di questi dati va tenuto presente che l'insieme comprende sette province del Centro-Nord e solo una del Sud. Come si vede il risultato più rilevante è l'arretramento del centrodestra. A livello di coalizione la perdita è di circa 11 punti percentuali, dal 54,4% del 2010 al 43,7% di oggi. Nel 2010 avevano votato per i partiti del centrodestra 918.867 elettori. Nel 2011 sono stati 655.796. La differenza è di oltre 250.000 elettori. Dove sono andati? Non a sinistra visto che questo schieramento, pur guadagnando in percentuale, perde circa 13.000 voti. La risposta più plausibile è che una parte siano andati verso l'astensione. Infatti sono circa 200.000 gli elettori che hanno votato per un partito nel 2010 ma non lo hanno fatto nel 2011 mentre un'altra parte siano andati verso la galassia delle liste, anche civiche, che ruotano intorno genericamente al terzo polo e che complessivamente hanno raccolto l'11,6% dei voti.

A livello di singoli partiti il quadro non cambia. Il Pdl ottiene solo il 17,9% contro il 26,6% che aveva nel 2010. Perde circa 180.000 voti. La Lega ne perde 130.000 passando dal 21,5% al 15,4%. Il Pd resta stabile in percentuale intorno al 24% ma perde circa 30.000 voti. L'Idv invece ne perde 40.000. A sinistra guadagnano la Sel che raddoppia i suoi voti da circa 25.000 a più di 57.000 e fa bene anche la Federazione della sinistra che mantiene i suoi consensi. Quanto al terzo polo è difficile stimare la reale consistenza delle singole liste che ne fanno parte perché solo in pochi casi corrono da sole mentre nella maggior parte dei comuni si presentano insieme o con liste civiche. Va da sè che queste otto province non sono un campione rappresentativo. Ma in attesa di avere dati aggregati per tutti i comuni in cui si è votato, anche questi risultati parziali servono a comprendere quello che è successo. Il centrosinistra non ha allargato la sua base elettorale ma, a differenza di altre occasioni, è riuscito a mobilitare tutti i suoi elettori. Berlusconi invece non è riuscito a fare la stessa cosa. Inoltre occorre aggiungere che i suoi elettori delusi questa volta non hanno scelto la Lega come sbocco delle loro delusioni. Anzi la Lega arretra pesantemente. Avevamo già fatto notare ieri che il Carroccio aveva perso sistematicamente in tutti i comuni capoluogo del Centro Nord. Adesso registriamo anche un calo generalizzato a livello di province.

La partita però non è finita. In diverse province e in molto comuni ci sarà il ballottaggio. Sarà interessante vedere come si comporteranno gli astenuti del centrodestra. Riuscirà Berlusconi a convincerli a tornare a votare? Oppure la delusione è tale che resteranno comunque a guardare pur sapendo che la loro astensione farà vincere la sinistra? Dalla risposta a queste domande dipende molto di più dell'esito dei ballottaggi.

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La mappa dei Comuni sopra i 15mila abitantiConfermato Centro-destra 15 I numeri Confermato Centro-sinistra 23 Strappato dal Centro-destra 6 Strappato dal Centro-sinistra 5 Ballottaggio vantaggio Cd 39 Ballottaggio vantaggio Cs 39

Il trend dei partiti e delle coalizioni

Nei grafici qui sotto sono stati aggregati i dati relativi alle percentuali di Pdl, Pd e Lega e delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra nelle otto province che sono andate al voto sia quest'anno sia alle regionali dell'anno scorso. Dall'andamento si nota il vistoso calo della coalizione di centrodestra e dei suoi partiti e la sostanziale tenuta di Pd e coalizione di centrosinistra

 

 

"No all'Esecutivo ad personam"

Lina Palmerini

ROMA.

Lontano dai microfoni di Radio Padania – dove ieri gli ascoltatori leghisti hanno mandato in onda il "pensionamento" del premier – la delusione dei padani ha lo stesso nome e cognome: Silvio Berlusconi. "Leggi ad personam, la compravendita dei posti da sottosegretari e i cambi di casacca, la guerra in Libia da cui Bossi si è sganciato troppo tardi: la delusione è qui". Paolo Mauri, 36 anni, operatore finanziario di una nota banca del Nord, da anni milita nella Lega e anche in queste amministrative ha dato una mano ad organizzare la campagna elettorale di un comune della Brianza, Montevecchia, sentendo bene il clima che c'era. "Anche il federalismo non è ancora percepito come un fatto, è una cosa che ancora non si tocca e per il pragmatico Nord questo è ancora poco".

Un malumore diffuso che solo i militanti hanno saputo contenere "turandosi il naso" ma che ha disaffezionato quelli che nel 2010 avevano fatto un investimento sulla Lega. È proprio sull'avanzata di un anno fa che l'asticella delle aspettative leghista si era alzata fino alla delusione di lunedì notte. "Il problema è che siamo stati al traino dei problemi personali del Cavaliere. Anche a Milano ha parlato solo di giudici e processi mentre al Nord l'economia è al primo punto. Non solo: qui il patto di stabilità ha strozzato i comuni virtuosi che avrebbero invece voluto spendere per aiutare le piccole imprese". Sa di cosa parla Massimo Panzeri, 39 anni, assessore ai Lavori pubblici di Merate che punta l'indice su una premiership assente. Un'assenza soprattutto sulle cose concrete mentre anche il rigore alla Tremonti non sembra pagare. "C'è chi comincia a dire che se ci fossimo alleati con il Pd saremmo passati quasi ovunque al primo turno": chi lo dice vuole restare anonimo ma qualche tentazione in giro c'è. Per esempio a Gallarate dove la Lega è uscita dal ballottaggio e c'è chi vagheggia di un'alleanza con il Pd. Scenari alimentati da quella battuta a Radio Popolare di Attilio Fontana sindaco di Varese mandato al ballottaggio: "A Gallarate voterei Pd", ha detto e non si sa se per rabbia verso il Pdl o perché già si aprono nuove opzioni.

 

 

 

Dopo il voto leghisti pronti ad alzare il tiro

Luca OstellinoCronologia articolo18 maggio 2011

ROMA

Sono veramente arrabbiati. E non fanno nulla per nasconderlo. Dal vertice dei dirigenti del Carroccio, convocato ieri da Umberto Bossi nella sede del partito di via Bellerio, non esce però alcuna minaccia di rottura o di resa dei conti con il Pdl. Di certo non prima dei ballottaggi. "La Lega – assicura Roberto Calderoli – è riunita in queste ore proprio per trovare la strada per vincere i ballottaggi e Bossi per primo sta pensando a come vincere. E quando ci mettiamo ce la facciamo".

Farcela a Milano, dove la dimensione del risultato del primo tempo ha lasciato frastornati tanto i leader del Pdl che quelli della Lega, appare una sorta di "mission impossibile". Ma, forse, a credere alla possibilità di ribaltare la situazione e portare Letizia Moratti a superare il candidato del centro-sinistra Giuliano Pisapia in questo momento sono più in via Bellerio che ad Arcore.

L'impegno immediato è recuperare quella parte di elettori che non è andata a votare al primo turno, quella "quota di elettorato leghista volatile", come sottolineano fonti parlamentari del Carroccio, che è stata a casa domenica e lunedì. O ha addirittura votato Pisapia per dare un forte segnale di insoddisfazione.

"Solo con un marcato riposizionamento a nostro favore della coalizione e dell'azione di governo – si sostiene nel vertice della Lega - possiamo recuperare quei voti che oggi abbiamo perso per sostenere le politiche di Berlusconi". Questo significa che per "rimotivare" l'elettorato leghista occorre ricevere fin d'ora segnali in questa direzione. Si torna a parlare di decentramento dei ministeri e di un impegno "diverso" sul fronte immigrazione. Anche sulla gestione della vicenda libica la Lega non ha poco da rimproverare al Pdl, dallo stesso Silvio Berlusconi al ministro della Difesa Ignazio La Russa.

Altro obiettivo sensibile per il Carroccio, in ottica rimpasto di governo, è il ministero per le Politiche comunitarie. Il premier in realtà lo vorrebbe tenere libero per "restituirlo" ad Andrea Ronchi, qualora la colomba finiana volesse rientrare nei ranghi. Ma si tratta di un posto cui la Lega guarda da tempo con particolare attenzione, anche considerati i difficili rapporti con questa Unione europea. Un candidato sarebbe già pronto: Giacomo Stucchi, ex presidente della commissione parlamentare per le Politiche comunitarie.

All'indomani dei ballottaggi, comunque, e indipendentemente dall'esito di quello milanese, il Carroccio chiederà una verifica di maggioranza e di governo in vista di un'accelerazione immediata sulle riforme: riduzione dei parlamentari, Camera delle autonomie, e magari ulteriori competenze trasferite alle Regioni.

 

 

 

Berlusconi carica i suoi: a Milano serve il sostegno di tutti. Bossi assicura l'impegno della Lega ma resta il gelo

di Celestina Dominelli. All'interno analisi di Marco Cacciotto

17 maggio 2011

Cronologia articol

Da una parte, c'è Silvio Berlusconi deciso a non mollare e convinto che la batosta elettorale non abbia indebolito la maggioranza. "Il Governo è solido e si va avanti". Così ai suoi, riuniti a Palazzo Grazioli, ha chiesto il massimo sforzo in vista del match decisivo tra quindici giorni. "Adesso alla Moratti serve il sostegno di tutti. Al ballottaggio avrà l'appoggio di tutto il centrodestra unito". Dall'altra, il suo alleato Umberto Bossi che oggi pomeriggio si è chiuso per due ore con i colonnelli del Carroccio nel quartiere generale di Via Bellerio.

Il premier: problemi con il Carroccio, ora scelte più condivise

Nessuna indicazione specifica al termine dell'incontro, ma l'impegno a centrare l'obiettivo di mantenere Milano al ballottaggio nel timore che una sconfitta all'ombra della Madonnina possa provocare un "effetto domino" sul partito di Berlusconi e quindi sulla tenuta dell'alleanza con il Pdl. Il Cavaliere sa che ci sono difficoltà con il Carroccio e non si nasconde dietro un dito. "Con la Lega ci sono dei problemi derivanti da alcune scelte, che ci hanno diviso - ragiona con i suoi -, ma con Bossi il rapporto sarà recuperato anche perchè da adesso in poi ogni decisione sarà condivisa con il Carroccio".

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Pdl e Lega riorganizzano le truppe in attesa dell'incontro tra i leader

All'indomani dello choc per il risultato nel capoluogo meneghino, il premier e il Senatur provano a riorganizzare le truppe in attesa di un incontro chiarificatore tra i due. Dopo il breve scambio telefonico che si sarebbe registrato ieri secondo alcune voci non confermate. Quel che è certo è che gli strascichi del voto milanese sono tutt'altro che superati. Perché, se anche i lumbard garantiscono il "massimo impegno", resta la scottatura per un risultato che potrebbe far saltare l'ormai fragile asse tra Pdl e Lega.

Berlusconi a colloquio con la Moratti

Berlusconi, però, vuole per il momento concentrarsi sulla contesa di Milano. "La partita non è affatto chiusa, intendo impegnarmi al massimo e sono sicuro che alla fine vinceremo". Così, ieri, a tarda sera, parlando al telefono da Arcore, cercava di infondere ottimismo in alcuni parlamentari del Pdl. Nonostante i dati, soprattutto a Milano, indichino una chiara sconfitta, il leader del Pdl non intende rinunciare. Concetti che il Cavaliere ha espresso anche a Letizia Moratti nel corso di un colloquio oggi a Milano confermando che, nonostante tutto, l'alleanza con Lega continua ad essere solida. "È tornato a Roma riflessivo e pronto alla sfida dei ballottaggi", conferma uno dei più stretti collaboratori del premier.

La vittoria a Napoli e a Milano non è scontata

Ma è proprio quel termine, "riflessivo", ad indicare come lo stesso Cavaliere non sottovaluti il risultato della prima tornata elettorale. Anche per questo, sbrigati un paio di appuntamenti internazionali a palazzo Chigi il presidente del Consiglio ha riunito i vertici del Pdl per fare il punto della situazione, ma soprattutto per decidere quale strategia sia meglio adottare per la campagna elettorale per i ballottaggi. L'obiettivo è quello della vigilia: strappare Napoli e confermare Milano. Due risultati che al momento non sono affatto scontati. Anzi. Nel capoluogo lombardo, nonostante il vantaggio di Gianni Lettieri, il Pdl teme il candidato Luigi De Magistris e la sua capacità di raccogliere lo scontento dei napoletani, ormai disillusi dal governo locale ma anche da quello centrale sull'eterno problema dei rifiuti.

Resta il gelo tra le due sponde

Ancora più complessa la sfida in Lombardia dove servirà l'impegno di tutti, a cominciare dalla Lega, per sovvertire il risultato del primo turno. Fondamentale quindi chiarire il prima possibile con Umberto Bossi. Al di là delle voci su una breve ed interlocutoria telefonata, che al momento non trovano conferma, i due leader dovranno vedersi e capire quali contromosse adottare. Al gelo di queste ore, dunque, dovrà necessariamente seguire un rinnovato e comune impegno per cercare di sovvertire il risultato del primo turno. Pena una nuova débâcle.

 

 

 

La "carta sprecata" delle grandi opere

di Sara MonaciCronologia articolo18 maggio 2011Commenti (9)

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Argomenti: Città e comuni | Letizia Moratti | Gabriele Albertini | Linate | Borsa di Milano | Borsa Valori | Sea

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MILANO. Il risultato delle amministrative di Milano sorprende il centrodestra. Soprattutto alla luce dei progetti infrastrutturali avviati durante l'ultimo mandato: con la conquista di Expo, Milano potrà realizzare quelle opere rimaste nel cassetto per decenni. I ritardi, indubbiamente, ci sono. Eppure con due nuove linee di metropolitana, il nuovo sito espositivo ideato per la manifestazione internazionale, più la Brebemi e la Pedemontana (le due grandi connessioni stradali che aiuteranno ad alleggerire il traffico cittadino, inserite anch'esse nel dossier di candidatura per l'Expo) a Milano e nel territorio confinante verranno spesi entro il 2015 quasi 9 miliardi, mettendo insieme l'intervento finanziario governativo, quello comunale e quello privato.

Tre opere tra quelle appena elencate sono già partite: la linea 5 della metro, i cui lavori sono iniziati nel giugno 2007 e per cui Palazzo Marino sta investendo 50 milioni (su circa 750 totali) e che dovrebbe venire completata il prossimo anno; la Brebemi (Brescia-Bergamo-Milano), che verrà realizzata interamente in project financing per un investimento di 1,6 miliardi, e che sarà pronta nel 2012; la Pedemontana (da Dalmine a Malpensa), che dovrebbe essere completata nel 2014 grazie ad un investimento complessivo di 4,1 miliardi, in parte con finanziamenti pubblici e in parte con il project financing. A questo si dovrebbe aggiungere il passante ferroviario, cioè il treno cittadino che collega Rogoredo a Bovisa (da Nord a Sud della città), un'opera senza fine iniziata negli anni Ottanta e finita dopo 30 anni, nel 2008.

Oltre alle opere inserite nel dossier di candidatura di Expo, il mandato della Moratti si chiude con un altro traguardo nel settore della mobilità, condiviso in modo bipartisan con il centrosinistra: la quotazione in Borsa della Sea, la società aeroportuale di Malpensa e Linate controllata dal Comune di Milano. Deliberato dal consiglio comunale un mese fa, lo sbarco a Piazza Affari dovrebbe avvenire il prossimo autunno con un aumento di capitale del 35%, in modo che Palazzo Marino diluisca la propria quota dall'attuale 84,6% al 51% circa. Questa operazione servirà non solo a permettere a Palazzo Marino di prelevare dalla società aeroportuale un extradividendo da 160 milioni per far tornare il bilancio comunale, ma anche di garantire a Sea un potenziale finanziamento tra i 400 e i 500 milioni da parte del mercato, utili per portare avanti un piano industriale da 1,4 miliardi.

Alla luce di questi traguardi il centrodestra di Letizia Moratti pensava forse di avere gioco facile, di essere riconoscibile come una coalizione pragmatica e operativa. Probabilmente però sono entrati in gioco altri elementi, come la scarsa capacità di comunicare i progetti in corso. Oppure, si dice nello staff della Moratti in queste ore, l'"invasione" della politica romana dentro la campagna elettorale. Evidentemente però, rimanendo sul fronte delle grandi opere, sono state percepite più le criticità che i successi.

E in effetti qualche difficoltà c'è. Nel pacchetto Expo la metro 4, che collegherà Linate a Lorenteggio (da Sud Ovest a Sud Est), ha subito diversi ritardi, e indicativamente i cantieri apriranno un anno dopo il previsto. Ad oggi la gara non è stata ancora aggiudicata ufficialmente, e non è scontato che tutta l'opera, del valore di 1,2 miliardi (di cui 400 milioni comunali), venga realizzata interamente entro il 2015.

Anche il Piano di governo del territorio (Pgt), che ridisegna l'urbanistica della città per i prossimi 30 anni, ha creato non poche discussioni e qualche tensione nel mondo delle associazioni e dei comitati cittadini. I dubbi riguardano il rischio di una cementificazione fuori controllo e la scarsa integrazione con un piano di mobilità in grado di sostenere la crescita della popolazione. Sulla testa del prossimo sindaco peserà tra l'altro un ricorso al Tar contro il Pgt, fatto a febbraio da una ventina di consiglieri di opposizione. Le motivazioni sono di tipo formale, ovvero il mancato dibattito in consiglio comunale di alcuni punti. Tuttavia tra qualche mese il Tar potrebbe bloccare ancora il Piano, per la cui realizzazione c'è voluto più di un anno.

Pgt a parte, il mandato Moratti si chiude con il proseguimento di alcune iniziative urbanistiche iniziate dal predecessore Gabriele Albertini, che pensò di spostare in periferia la struttura della Fiera liberando l'area di City life, un quartiere a Nord di Milano dove oggi si stanno costruendo grattacieli per abitazioni di lusso e centri direzionali. I grandi investimenti immobiliari si sono estesi anche all'area di Porta nuova, nella parte Nord di Milano. Ma tutto questo non è bastato per vincere.

 

 

 

2011-04-28

Una lunga stagione al tramonto, ma la nuova è ancora lontana

di Stefano Folli - all'interno analisi di Roberto D'AlimonteCronologia articolo17 maggio 2011Commenti (49)

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Una lunga stagione al tramonto, ma la nuova è ancora lontanaUna lunga stagione al tramonto, ma la nuova è ancora lontana

L'Italia sta cambiando volto. La grande ingessatura di questi anni, che ha dato l'illusione, e spesso solo quella, della stabilità, comincia a sgretolarsi. Non s'intravede una prospettiva chiara, una coerente direzione di marcia, ma tant'è. Il risultato del primo turno a Milano è clamoroso, visto l'impegno personale del presidente del Consiglio che aveva trasformato la campagna in un referendum su se stesso. Non a caso Berlusconi capeggiava la lista del Pdl e dal suo punto di vista non aveva nemmeno tutti i torti: sentiva di dover giocare tutte le carte nella città-simbolo della sua avventura politica. In altri tempi la scommessa sarebbe stata vinta con facilità; ieri si è trasformata in un calvario. Testimoniato anche dal drammatico arretramento nel numero di preferenze individuali.

A questo punto appare piuttosto mediocre il tentativo di scaricare ogni responsabilità su Letizia Moratti. È vero che il sindaco ci ha messo del suo, soprattutto negli ultimi giorni, con l'attacco sconsiderato a Giuliano Pisapia. Ma chi le aveva suggerito di abbracciare la linea oltranzista, così estranea alla sua storia personale e così incongrua in una città come Milano? Chi ha lasciato correre sul caso Lassini (autore dell'imbarazzante manifesto sui magistrati "brigatisti")? Chi ha dato vita all'ennesima e infine stucchevole crociata contro i magistrati "eversori"?

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La verità è che Berlusconi e certi suoi consiglieri stavolta hanno sbagliato i calcoli. Forse il premier avvertiva che il terreno gli sfuggiva sotto i piedi e allora ha reagito con la forza della disperazione, sforzandosi di mobilitare gli elettori intorno al proprio carisma. Ma i miracoli non si ripetono in eterno. La sconfitta è arrivata nel peggiore dei modi, trascinando nel baratro la Moratti, che si è rivelata comunque un candidato debole e impopolare di suo, e quel che è peggio la Lega. Questo è senza dubbio il punto politico più scabroso. Il silenzio cupo e irritato di Bossi dovrebbe preoccupare Berlusconi più delle percentuali uscite dalle urne.

La Lega sta contando i suoi voti. Vede che a Milano l'impronta berlusconiana l'ha danneggiata non poco. Scopre che altrove le cose non sono andate bene. Del resto, Bossi aveva più volte messo in guardia il suo alleato, dimostrando di non condividere i toni e i temi della campagna. Si tratterà di valutare adesso il dato complessivo, i risultati in tutti i comuni del Nord, nonché l'esito di Bologna, dove il candidato del Carroccio è andato in controtendenza e ha sfiorato l'accesso al ballottaggio.

Non sarà facile per i leghisti sostenere che non è successo niente. Bossi diceva che a Milano, se le cose andavano male, "a perdere era Berlusconi". Aveva ragione a metà. In effetti Berlusconi ha perso, ma la Lega ha perso con lui, su di una linea aspra e intransigente che il gruppo dirigente non coltiva più da tempo (come dimostra, tra l'altro, l'ottimo rapporto che Bossi ha costruito con Giorgio Napolitano). Molti militanti del Carroccio hanno compreso lo smacco e adesso il malessere diffuso contro il patto politico con il Pdl, sempre difeso dal vecchio leader, è destinato ad accentuarsi. Certo, prima occorrerà pensare ai ballottaggi, dove peraltro la Moratti si presenta in condizioni di grave incertezza. Ma nessuno s'illude che la vecchia intesa Berlusconi-Bossi possa sopravvivere agli eventi di ieri come se nulla fosse. I riflessi sugli assetti nazionali ci saranno e non saranno trascurabili. Solo un esempio: è impensabile che il governo possa navigare alla giornata di qui al 2013, con la sola preoccupazione di non incorrere in incidenti. Ed è altrettanto difficile credere che certe manovre di Berlusconi per acquisire consensi parlamentari possano proseguire come le abbiamo viste fin qui, con la moltiplicazione delle poltrone di sottosegretario.

 

 

 

Verdini: a parte le grandi città è stato un pareggio, ma a Milano pensavamo a un risultato ribaltato

di Celestina Dominelli. All'interno articoli di Claudio Tucci, Sara Bianchi. Analisi di Marco CacciottoCronologia articolo17 maggio 2011Commenti (6)

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Argomenti: Elezioni | PDL | Denis Verdini | Letizia Moratti | Lega | Silvio Berlusconi | Pd | Udc | Pierluigi Bersani

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Letizia Moratti (Lapresse)Letizia Moratti (Lapresse)

A MIlano la débâcle è evidente: Letizia Moratti dietro, inaspettatamente, l'avvocato di Sel, Giuliano Pisapia. Anche a causa del mancato traino di Silvio Berlusconi che non ripete l'exploit di preferenze del 2006 e si ferma a 28mila voti. Così i volti lividi dello stato maggiore del Pdl in conferenza stampa parlano più di tante dichiarazioni. E Denis Verdini, abituato ad andare subito al sodo, lo dice senza troppi giri di parole. "Ci aspettavamo questo risultato ma ribaltato a nostro favore. Ci aspettavamo che il risultato di Pisapia fosse quello della Moratti. L'attenzione su Milano ha distratto un po' dagli altri risultati il Pdl in totale ha ottenuto il 26% il Pd 21%".

Verdini: c'è stato un sostanziale pareggio. Bersani: rido di gusto

Eccola qui la decodifica essenziale del voto di ieri: nessuno nel Pdl aveva messo in conto questa classifica con la Moratti costretta a inseguire e un ballottaggio dall'esito tutt'altro che scontato. E poco importa se poi, come chiarisce ancora il coordinatore del Pdl, "a parte e le grandi città, nel resto dei comuni sopra i 15mila abitanti - capoluoghi compresi - si è registrato quasi un sostanziale pareggio. Nei 29 Comuni capoluogo i dati totali parlano di "Pdl al 26,5%, Pd 21%, Udc al 5,5%, Fli 1,35%, Api 0,76% e Lega 5,2%". Ma Pierluigi Bersani, segretario del Pd, ha già pronta la replica. "Ieri non sorridevo per rispetto al loro dolore, ma visto che oggi dicono che pareggiano rido, rido di gusto. Il Pdl prende una scoppola micidiale. Una botta che non solo non viene compensata dalla Lega, ma vede la stessa Lega andare in difficoltà, nettamente in difficoltà e arretra in luoghi significativi in tutto il Nord".

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Il messaggio all'Udc: vince se si allea con noi

Le sfide principali, però, sono andate a finire nel modo peggiore, che nessuno davvero aveva messo in conto. Ecco perché dal Pdl parte subito il corteggiamento al terzo polo e a quel 5,51% racimolato da Manfredi Palmeri che sarebbe ossigeno puro per la risalita di Letizia Moratti. Il Terzo polo, dice Verdini, in alcuni casi "è diventato quarto polo". "Quando l'Udc si allea con noi vince, se va da sola va sotto, ma quando va con la sinistra perde". E comunque, avverte Verdini, non ci saranno passi indietro. "Io non sono abituato a dare le dimissioni", replica il coordinatore del Pdl a chi ventila questa possibilità visto l'esito negativo del voto di ieri.

 

 

 

Con il 'Berlusconi dimezzato' non vola nemmeno la Vanoni. Exploit di Mangoni (Elio e le Storie Tese)

di Sara BianchiCronologia articolo17 maggio 2011

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Argomenti: Elezioni | Ornella Vanoni | Striscia la notizia | Patricia Kieran | Lega delle Cooperative | Zelig Editori | Jacopo Gardella | Riccardo De Corato | Pd

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Il caso che più fa discutere (sul piano politico e non) è quello di Silvio Berlusconi, che dalle 52.000 preferenze del 2006 passa a 27.972. Ma c'è anche Riccardo De Corato che nel centrodestra cede il passo (con 5.786 preferenze) come secondo eletto al leghista Matteo Salvini, arrivato a 8.913 voti. Il Carroccio punta tutto su Salvini vicesindaco, basti pensare che - dopo di lui - chi ottiene maggior consenso nella Lega è Massimiliano Bastoni con 602 preferenze.

Il più votato in assoluto dopo Silvio Berlusconi è però Stefano Boeri. Il candidato sindaco mancato del Pd, battuto alle primarie del centrosinistra da Giuliano Pisapia arriva a 12.861, staccando parecchio Pier Francesco Maran che tra i democratici, con 3.530 voti, è secondo in termini di preferenze. Per Carlo Monguzzi ci sono 3.160 voti, 2.721 per il capogruppo uscente a Palazzo Marino Pier Francesco Majorino e 943 per Maria Grazia Guida, direttore della Casa della Carità.

Abbastanza deludenti le performance dei vip.

La più nota, la cantante Ornella Vanoni che correva nella lista civica di Letizia Moratti prende solo 36 voti, va meglio per Armida Armellini con 111 preferenze, peggio per Fabiola De Clerq che raccoglie solo 7 voti. L'ideatrice dell'Oasi delle farfalle, Patricia Kieran è a 188 voti, ma nella stessa lista c'è pure Sergio Cau, leader del movimento 'Partito Iva' che per Letizia Moratti ha rinunciato alla sua candidatura come sindaco e che arriva a 21 voti soltanto. Va meglio per Mario Vigo, vicepresidente di Confagricoltura (198 voti). Magdi Cristian Allam, capolista di 'Io Amo Milano Io Amo L'italia', in appoggio alla Moratti raggiunge quota 1.128 voti.

Dall'altro lato, nel centrosinistra, candidato con Sel c'è Roberto Escobar, che arriva a 112 voti. Milly Moratti che guida la sua lista arriva invece a 1.678 voti, dietro di lei fa il pieno anche Luca Mangoni architetto e performer di Elio e le Storie Tese con 1069 preferenze, non va male nemmeno per Ada Carla Gigli, moglie di Gaetano Marchetti, con 158 voti. Sempre nella stessa lista Gabriele Mazzotta, ex presidente dell'Accademia di Brera trova 141 voti, Saturno Brioschi invece, fondatore di Zelig si ferma a 10 e l'architetto Jacopo Gardella a 3 soltanto.

Nella lista civica di Giuliano Pisapia sono tutti debuttanti. Tra loro c'è anche Francesco Mazza, autore di Striscia la notizia, figlio del dentista di Silvio Berlusconi che raccoglie 304 preferenze, ma la più votata è Anna Scavuzzo, cattolica e dirigente di Agesci (1.044 voti). L'editore Giuseppe Anselmi arriva a 185 voti, va peggio per Grazia Francolini di Aldai, l'Associazione dei dirigenti dell'industria (71 preferenze), mentre Mattia Granata della Lega delle Cooperative arriva a 263 preferenze. Cheikh Tidiane Gaye, dirigente bancario senegalese è, tra i tre italiani di altri mondi in lista, il più votato: lo hanno scelto in 138.

Nel Terzo polo fa il pieno Sara Giudice, nota alle cronache per essere "l'anti Minetti": con 1028 preferenze è la più votata di Fli, seguita da Barbara Ciabò (782 voti).

 

 

Amministrative, sconfitta anche personale per Berlusconi (che perde voti anche ad Arcore)

di Elysa FazzinoCronologia articolo17 maggio 2011Commenti (5)

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Argomenti: Elezioni | Silvio Berlusconi | Renato Mannheimer | Giuliano Pisapia | Reuters | Italia del Nord | Agence France Presse | Abc.es | Gianfranco Fini

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Berlusconi sconfitto, punito, bastonato. E' soprattutto il voto di Milano a indicare alla stampa estera che gli umori dell'elettorato sono cambiati. Il risultato delle amministrative nella città del premier è alla ribalta nei titoli, il capo del governo ci ha messo il suo nome e questo "rende la sconfitta ancora più personale", nota il Financial Times, che titola "La coalizione di Berlusconi vacilla dopo il voto di Milano".

Le elezioni, che - ricorda il Ft - Berlusconi aveva presentato "come un referendum su se stesso e sul governo", hanno mostrato che il Pdl, il partito del primo ministro, e la Lega Nord, suo principale alleato, hanno "perso sostegno nel cuore del loro elettorato del Nord Italia".

A Milano, Berlusconi "ha costruito la sua carriera commerciale e politica". E proprio nella sua città è sotto processo. Il premier di recente ha indicato che potrebbe farsi da parte per le elezioni politiche del 2013. Il responso delle urne nella terra del suo elettorato è considerato "cruciale" per la sua decisione, sottolinea il Ft, il quale non manca di far notare che il primo ministro ha perso voti perfino ad Arcore, dove ha la sua villa.

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Tre province al centrosinistra, due al centrodestra. A Milano, sfida Pisapia-Moratti, a Torino vola Fassino

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"E' la prima volta in 20 anni che il centrodestra non è riuscito ad avere più del 50% del voto" a Milano, che andrà al ballottaggio. Un altro test chiave è Napoli, e anche qui ci sarà il ballottaggio, cosa che "porrà ulteriori difficoltà a Berlusconi, i cui sostenitori hanno storicamente dimostrato una bassa partecipazione al secondo turno".

Il Financial Times osserva che, secondo i commentatori, il risultato di Milano è un segnale che "il voto moderato si è allontanato da Berlusconi", dopo una campagna, sua e della Lega Nord, caratterizzata da "invettive anti-immigrati".

L'Independent parla di "umiliazione politica" per Berlusconi, bocciato nel "voto test di Milano. Il premier aveva "personalmente dominato" la campagna per assicurare la rielezione della candidata del Pdl, Letizia Moratti. Ma la campagna del centro-destra, fatta di "giochi sporchi e fango", si è ritorta contro di lei, osserva l'Independent. Con una puntualizzazione: Berlusconi ha avuto la cattiva notizia "appena qualche ora dopo" essere uscito dal tribunale di Milano dove è processato con l'accusa di corruzione.

Toni prudenti, in genere, sulla stampa francese, se si eccettua Libération che parla di "grosso ceffone" per Silvio Berlusconi a Milano. Il giornale economico Les Echos sotto il titolo "Berlusconi perde la prima manche dell'elezione del sindaco di Milano" sottolinea che il premier aveva fatto dell'elezione milanese "un test politico nazionale".

Milano è "la capitale economica e morale dell'Italia" ma anche la "culla" della coalizione di governo, la capitale "virtuale" della Padania per la Lega Nord. Berlusconi, che qui è "a casa sua", si era gettato "a corpo morto" nella competizione. Ma, preoccupati per i sondaggi sfavorevoli, i responsabili della maggioranza comunale avevano "moltiplicato i colpi bassi" contro lo sfidante di centro-sinistra. L'attacco in tv a Giuliano Pisapia, in cui la Moratti l'ha accusato del furto di un veicolo, "ha avuto l'effetto di un boomerang".

"La destra rischia di perdere Milano, la sinistra grida vittoria", titola il Nouvel Observateur. Nonostante "un forte calo di popolarità, scesa al 31% in aprile", il Cavaliere si è impegnato personalmente nella campagna per sostenere la Moratti. E alla vigilia del voto aveva giudicato "impensabile non vincere a Milano".

L'appoggio della Lega Nord, ricorda il Nouvel Obs, è indispensabile per la sopravvivenza del governo, "indebolito" dalla rottura con Gianfranco Fini e dai numerosi processi di Berlusconi.

Misuratissimo, Le Figaro mette sul suo sito web un lancio Afp con il titolo: "Berlusconi in ballottaggio a Milano". Per la prima volta in quindici anni, la destra di Berlusconi "si trova costretta al ballottaggio a Milano, la capitale economica del Paese".

Interlocutorio, lo spagnolo El Mundo segnala che "la destra non ottiene Milano al primo turno", come sperava invece Berlusconi.

"Le urne castigano Berlusconi nel suo feudo di Milano" titola El Pais. Il "depresso" centro-sinistra ha ripreso un po' di fiato nel luogo più inatteso. Il Pd ha confermato la vittoria a Torino e Bologna, ma è Milano, "la capitale finanziaria d'Italia e la città simbolo del magnate e primo ministro", che ha lanciato "il più inatteso messaggio di castigo" a Berlusconi e alla Lega Nord, suo alleato. Anche la Lega Nord ha peggiorato i suoi risultati. È "un'ammonizione seria" a una "casta politica che tende a eternizzarsi nelle sue cariche e prebende", scrive El Pais, che inizialmente aveva titolato online "Milano dà una bastonata a Berlusconi".

Le agenzie si susseguono sul sito di El Economista: "Berlusconi perde a Milano quello che aveva definito come un referendum sul governo"; "Berlusconi ‘sorpreso e rattristato' per il calo del Pdl".

 

 

 

Pisanu: la mafia è dentro la "questione settentrionale"

di Claudio TucciCronologia articolo17 maggio 2011

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Argomenti: Sicilia | Confindustria | Calabria | Campania | Sud | Pubblica Amministrazione | Beppe Pisanu | Puglia

Giuseppe Pisanu (Agf)Giuseppe Pisanu (Agf)

Le mafie in Italia "si sono globalizzate e in Italia sono entrate a far parte anche della cosiddetta questione settentrionale": lo ha detto il presidente della commissione Antimafia, Beppe Pisanu illustrando a palazzo San Macuto la sua relazione di metà mandato.

Il presidente dell'organismo di inchiesta ha detto che oltre alle quattro tradizionali regioni interessate (Sicilia, Puglia, Calabria e Campania) un'accentuazione si verifica nel Centro Nord, specialmente in vaste aree del Lazio, dell'Emilia Romagna, della Lombardia, della Liguria e del Piemonte. "È il segno evidente - ha spiegato Pisanu - di un progressivo spostamento delle pratiche e degli interessi mafiosi ben oltre i confini del Mezzogiorno". Un fenomeno, aggiunge, "non recente, perchè è da almeno 40 anni che le mafie hanno risalito la Penisola e hanno esteso via via i loro tentacoli in altri Paesi europei e nel resto del mondo".

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La mafia mangia il 15%-20% del Pil delle regioni del Sud

Pisanu ha poi sottolineato come l'attività mafiosa nella quattro regioni di origine - Sicilia, Campania, Calabria e Puglia - sia causa di un mancato sviluppo equivalente al 15-20% del Pil delle stesse regioni. E, ha rilanciato, nonostante l'impegno dello Stato le statische economiche "mandano segni allarmanti per il Mezzoggiorno". Il 53% dei referenti del sistema Confindustria del Sud reputa la propria area territoriale molto insicura; e il 42% attribuisce questa insicurezza alla criminalità organizzata e alla illegalità diffusa. Di qui il vero e proprio allarme lanciato da Pisanu: "La crisi generale, che colpisce con particolare durezza le Regioni e le categorie sociali più deboli, sembra preannunziare una ulteriore, grande sconfitta del Mezzogiorno". "Se si prospetta una manovra finanziaria biennale di circa 38 miliardi, l'opinione pubblica entra in fibrillazione. Ma se si afferma che solo sui giochi e le scommesse le organizzazioni criminali lucrano almeno 50 miliardi all'anno, pochi se ne curano!", ha sottolineato il presidente della commissione Antimafia.

Aspetti oscuri sulle stragi mafiose del '92-'93

Pisanu ha evidenziato anche che lo Stato "non può trattare alla pari e ancor meno, venire a patti, con l'anti-stato, riconoscendogli sostanzialmente il ruolo di naturale antagonista". "Non mi pare - ha proseguito - che lo Stato in quanto tale abbia mai ceduto", anche se, aggiunge, "non nego tuttavia che aspetti ancora oscuri del '92-'93, dalle ombre dei servizi segreti alla gestione del 41 bis, abbiano dato fondamento a timori e sospetti".

Secondo Pisanu infine "non si sono mai visti tanti interessi criminali scaricarsi pesantemente, senza neanche il velo della mediazione, sugli enti locali, sulle istituzioni regionali e sulla rappresentanza parlamentare. Gli organi di informazione, le indagini della magistratura, i primi controlli sulla formazione delle liste ci hanno dato in questo senso conferme inequivocabili". "Mi chiedo - ha concluso - come sia possibile battere militarmente la mafia, se non la si sconfigge contemporaneamente sul terreno dell'economia, delle relazioni sociali, della pubblica amministrazione e della stessa moralità politica".

 

 

 

 

 

I delusi del Cav non votano Bossi

di Roberto D'AlimonteCronologia articolo17 maggio 2011Commenti (12)

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Argomenti: Partiti politici | Lega | Milano | Di Pietro | Idv | Silvio Berlusconi | Torino | Napoli | Bologna

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È successo spesso nella storia della Seconda Repubblica che le elezioni amministrative abbiano avuto un impatto notevole sulla politica nazionale. E anche questa volta sembra profilarsi uno scenario del genere. Fu così nel 1993, quando le vittorie dei candidati di sinistra nei comuni al voto in quell'anno furono uno degli elementi che convinsero Silvio Berlusconi a scendere in campo.

Berlusconi voleva rimettere insieme i pezzi allo sbando dello schieramento moderato e contrastare così quella che appariva come una sicura vittoria dei "comunisti" nelle elezioni politiche dell'anno successivo. Nelle regioni del Nord l'operazione è riuscita. Intorno al Cavaliere si è costituito un blocco moderato che ha sistematicamente conquistato la maggioranza dei voti nella gran parte dei comuni e delle regioni di questa zona del Paese. Oggi sembra che qualcosa stia cambiando.

Non ci sono ancora certezze. I dati non sono definitivi e quindi la prudenza è d'obbligo. Da queste amministrative però arrivano segnali inequivocabili che qualcosa sta cambiando all'interno del centrodestra. E Milano è naturalmente il segnale più rivelatore.

Qualcuno aveva dato Pisapia in vantaggio sulla Moratti sulla base di qualche sondaggio. Nessuno però aveva previsto che il vantaggio potesse essere così vistoso. Addirittura 6 punti percentuali, con Pisapia al 48% e la Moratti al 42 per cento. Il dato è ancora più significativo perché la partecipazione elettorale è aumentata di tre punti rispetto alle regionali ed è identica a quella delle precedenti comunali. Quale che sarà il risultato del ballottaggio, questo è già un dato negativo per il centrodestra.

L'ultima volta che questo schieramento vinse al secondo turno fu nel 1997. Nel 2001 Albertini e nel 2006 la Moratti ce la fecero al primo. Ma la situazione di oggi è molto diversa da quella del 1997. Questi dati, se confermati, dicono che il risultato di ieri non è solo dovuto allo scarso appeal della candidata Moratti ma anche alla debolezza complessiva della sua coalizione e in particolare dei suoi due maggiori partiti. Che la Moratti godesse di scarsa popolarità era noto. La novità è che a Milano hanno perso consensi - rispetto alle regionali del 2010 - sia la Lega Nord sia il Pdl. A partire dal 1994 il centrodestra non era mai sceso sotto il 50% dei consensi a livello proporzionale. Adesso si parla di un 43 per cento.

Questa volta, a differenza del passato, non c'è stato scambio di voti tra Lega e Pdl. Ci sono invece state perdite nette dell'uno e dell'altro. Contrariamente alle aspettative i delusi di Berlusconi non hanno votato Bossi. E così tutto il centrodestra arretra.

Il problema non si presenta solo a Milano. Se così fosse la spiegazione potrebbe essere cercata in fattori locali. E quindi la rilevanza nazionale del voto andrebbe ridimensionata. E invece non è così. Rispetto alle ultime regionali Pdl e Lega perdono sistematicamente in tutto il Nord sia nei comuni che nelle province. La Lega perde in 14 dei 15 Comuni capoluogo dove era presente. Guadagna solo a Bologna. Perde più di 3 punti a Torino, 5 punti nella provincia di Treviso, 6 punti nella provincia di Pavia.

Il Pdl perde ancora di più: 12 punti a Ravenna, 10 a Rimini, 15 a Trieste, 10 a Bologna e così via. La presenza di liste civiche può spiegare una parte di queste perdite. Ma il trend è troppo generalizzato per essere spiegato solo in questo modo. È difficile immaginare che i rapporti tra i due partiti possano restare gli stessi dopo questo tornata elettorale. La collaborazione competitiva non funziona più come una volta. Ma è anche difficile immaginare per loro scenari alternativi nel breve periodo.

Quanto al centrosinistra può essere soddisfatto della sua performance mentre non si può dire la stessa cosa del terzo polo e delle sue componenti. Il partito di Bersani è andato bene a Torino e a Milano e in fondo anche a Bologna. A Napoli però ha dovuto cedere il passo all'Italia dei valori che però non ha molto di cui gioire a parte Napoli. Il partito di Di Pietro infatti sembra aver perso terreno quasi dappertutto. Probabilmente a favore del movimento di Grillo che ha confermato e in alcuni casi superato il risultato ottenuto nelle regionali del 2010. Il terzo polo, a parte Napoli, non si è visto.

Per il bilancio finale di queste elezioni dobbiamo aspettare i dati definitivi e soprattutto i ballottaggi. Per tirare le somme occorrono quanto meno i dati completi dei 29 comuni capoluogo e delle 11 province. Ma il test decisivo sarà a Milano. Se il 30 Maggio Pisapia diventerà sindaco si potrà dire che qualcosa è veramente cambiato al Nord e quindi nel Paese.

 

 

Bossi: il Pdl ci fa perdere

di Luca OstellinoCronologia articolo17 maggio 2011Commenti (11)

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Argomenti: Partiti politici | Umberto Bossi | Milano | PDL | Matteo Salvini | Il Cavaliere | Luca Zaia | Paolo Bonaiuti | Denis Verdini

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Secondo il Corsera il premier ieri avrebbe fatto una telefonata piuttosto fredda con Umberto Bossi e Denis Verdini, chiedendo di enfatizzare i dati nazionali, la raccolta complessiva di consensi e di vittorie, bypassando le notizie e le cifre su milano. "A me non risulta che ci sia né gelo né spaccatura. Abbiamo un programma da portare avanti e lo porteremo a conclusione", ha commentato così stamane Luca Zaia, presidente della regione Veneto, i presunti rapporti tesi tra Bossi e Berlusconi,

dopo il voto amministrativo.

di Luca Ostellino

Silvio Berlusconi parlerà solo oggi, come avverte il suo portavoce Paolo Bonaiuti, e Umberto Bossi, rimasto tutta la giornata chiuso nel suo ufficio nella sede della Lega di via Bellerio, lascia trapelare il suo "stupore" per il risultato di Milano, dove il candidato del centro-sinistra Giuliano Pisapia ha ribaltato i pronostici e si trova in netto vantaggio (a oltre il 48% dei voti) sul sindaco uscente. Colpa anche dei "troppi distinguo" di Bossi, ha detto ai suoi il Cavaliere.

Ma ogni valutazione è di fatto rimandata ai dati finali di questo primo tempo della consultazione amministrativa e ai ballottaggi, taglia corto Roberto Maroni. Da via Bellerio, però, a trapelare non è solo lo stupore del leader leghista, ma anche tutta la sua irritazione per il risultato "imbarazzante" di Milano dello stesso Carroccio, che perde terreno e che, più in generale, rappresenterebbe la conferma di un cambiamento di tendenza in atto: "Una volta – avrebbe sostenuto lo stesso Bossi – si diceva che il Pdl vince grazie alla Lega. Ora si può dire che la Lega perde per colpa del Pdl...".

Anche Roberto Calderoli avverte che il senatur si riserverà di commentare il voto solo oggi, quando sarà più chiaro "chi ha vinto e chi ha perso". Sorpreso per il risultato di Milano, "un'anomalia", Calderoli si è però detto convinto, come l'eurodeputato Matteo Salvini (il più votato a Milano nella lista della Lega), "che la partita non è ancora chiusa. Stare a pensare agli errori adesso rischia di far perdere al ballottaggio. Credo che invece bisogna impegnarsi per vincere, così gli errori si dimenticano", ha spiegato il ministro, rispondendo a chi gli chiedeva se Berlusconi abbia sbagliato impostazione della campagna elettorale.

Il clima nel Carroccio resta comunque pessimo. Oltre a registrare un arretramento del 3% rispetto alle politiche del 2008, a Milano la Lega deve infatti digerire un inatteso ballottaggio con una candidata che, fino all'ultimo, si era chiesto a Berlusconi di cambiare. Bossi starebbe mettendo in fila proprio gli errori compiuti da premier in questi ultimi mesi, che non sarebbero pochi, per fare pesare in seguito l'eventuale soccorso della Lega al ballottaggio.

Berlusconi, per parte sua, non parla. Ma lo shock per Milano, dove si era messo in gioco in prima persona, come capolista, è evidente. Il Cavaliere avrebbe raccolto molte meno preferenze delle 53mila registrate alle scorse comunali. Ma il premier punta il dito contro la Lega, nella convinzione, sostengono i suoi collaboratori, che i troppi distinguo del Carroccio abbiano pesato a sfavore della Moratti.

Anche i militanti del Pdl hanno già iniziato a commentare i risultati su "Spazio azzurro", il forum on line del Popolo della libertà. Al centro delle preoccupate reazioni e delle analisi impietose che continuano ad arrivare è soprattutto il voto di Milano. E tra gli argomenti più citati per spiegare questa quasi débâcle, questa "breccia di Pisapia", come è stata ironicamente definita la performance del candidato del centro-sinistra, ne emergono soprattutto due, strettamente legati tra loro: l'immigrazione e la guerra in Libia, e un terzo, relativo agli annunci mancati su riforme e liberalizzazioni.

Certo le colpe sono equamente distribuite tra la Moratti, mai veramente troppo "amata" dagli stessi elettori del centro-destra, ("non era il candidato giusto", scrivono in molti), la Lega, accusata di avere fatto mancare i voti decisivi ("se i primi dati venissero confermati a Milano ci sarebbe da chiedersi dove cavolo stanno i voti della lega?", si chiedono diversi militanti del Pdl) e lo stesso Berlusconi, criticato spesso apertamente: "Presidente, lasciata la politica ai Frattini e campo libero a Napolitano che fa il capo del governo, ti aspettavi una vittoria elettorale?", scrive un elettore Pdl, mentre un altro rilancia la questione libica: "Caro Berlusconi lo sconsiderato attacco alla Libia ti ha fatto perdere consenso. Rifletti su questo errore".

E ancora: "Caro Berlusconi è evidente che la lega ti ha fatto duramente pagare (si è astenuto dal voto il 40% dei leghisti) il tuo atteggiamento per la guerra in Libia". Guerra che peggiora il problema immigrati: "Avete tradito gli elettori sulla immigrazione, avete fatto solo annunci, ve lo avevo detto", incalza un militante. "Siete stati immobili e ora la gente ha ragione a farvi andare ai ballottaggi a Milano e Napoli. Riforme zero. Liberalizzazioni zero. Calo tasse zero", scrivono alcuni tesserati.

 

 

Altolà a Pdl e Lega, Milano in bilico

di Emilia PattaCronologia articolo17 maggio 2011Commenti (2)

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Argomenti: Partiti politici | Milano | PDL | Silvio Berlusconi | Virginio Merola | DS | Beppe Grillo | Roberto Cosolini | Piero Fassino

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Il risultato milanese appare come una vera e propria débacle per il centro-destra e per Silvio Berlusconi, che in questa campagna elettorale sotto il Duomo ci ha messo faccia e cuore. Non solo il centro-sinistra con il suo candidato Giuliano Pisapia strappa il ballottaggio al sindaco uscente Letizia Moratti, ma esce notevolmente in vantaggio dal primo turno: 48,6% (secondo le ultime proiezioni) contro il 40,7% raccolto dalla Moratti. Insomma, Pdl e Lega rischiano di perdere la città simbolo del berlusconismo. E nelle altre grandi città non va meglio per il centro-destra.

A Torino l'ultimo segretario dei Ds Piero Fassino diventa sindaco al primo turno con il 57% dei voti (il candidato del centro-destra Michele Coppola si ferma sulla soglia del 27%). Eletto sindaco al primo turno sia pure di un soffio anche Virginio Merola, il candidato sindaco espresso dal Pd, con il 51% (fermo al 30% il candidato leghista del centro-destra Manes Bernardini). Ballottaggio a Napoli, come nelle previsioni. Ma qui la sorpresa ha il volto dell'ex pm d'assalto Luigi De Magistris, dell'Idv: è lui, con il 27,7% delle preferenze, che sfiderà tra 15 giorni il candidato sindaco del centro-destra Gianni Lettieri, avanti con il 38,4%.

Nella città partenopea, dal 1993 amministrata dal centro-sinistra, l'opposizione sconta evidentemente la plateale divisione: il candidato del Pd Mario Morcone non ce l'ha fatta e si è fermato al 19%. Un risultato deludente per il partito di Bersani, che tuttavia guarda al complesso delle grandi città e taglia corto: "Noi abbiamo vinto, loro hanno perso". Delusione, amarezza e sorpresa, invece, nelle case leghista e azzurra.

Milano si prepara dunque al ballottaggio, e contro tutte le previsioni Pisapia comincia a sperare di poter varcare la soglia di palazzo Marino portando dopo due decenni il centro-sinistra alla guida della città. Saranno decisivi due fattori: l'astensionismo da ballottaggio, che tradizionalmente colpisce di più a destra, e l'atteggiamento che terrà il Terzo polo Udc-Fli-Api, che con il 5,7% raccolto da Manfredi Palmeri potrebbe essere l'ago della bilancia.

Un Terzo polo complessivamente deludente, per la verità: quasi ovunque si è attestato intorno al 5% (8% a Napoli), ben lontano dai risultati a due cifre di cui si è parlato come potenzialità nei mesi scorsi. Sul fronte opposto si conferma la sorpresa dei grillini: il movimento a cinque stelle del comico genovese Beppe Grillo diventa spesso il vero terzo polo, sottraendo al centro-sinistra una bella fetta del voto di protesta: 4% a Milano, 5,5% a Torino, fino all'exploit di Bologna dove sfiora il 10 per cento.

Il voto di lista nelle grandi città (si tratta ancora di proiezioni), con l'eccezione di Napoli, sembra confermare l'inversione di tendenza. Il Pdl cala a Milano toccando il punto più basso degli ultimi anni: 28,4% contro il 36% delle regionali del 2010, il 36,9% delle politiche 2008 e il 40,8% delle comunali 2006. Cala anche a Torino (18% circa contro il 21,8% del 2010), a Bologna (16,5% contro il 25,2% del 2010) e a Napoli (24,1% contro il 33,8% del 2010). Insomma, il partito del premier perde anche dove vincono i candidati del centro-destra, e perde parecchi punti. E il trend si conferma un po' in tutto il Nord (si veda l'articolo a pagina 11).

E cala a sorpresa anche la Lega, la cui "ascesa" a partito nazionale alla conquista del Centro Italia e delle grandi città, configuratasi tra il 2008 e il 2010, subisce con queste elezioni una brusca frenata: a Milano scende dal 14,5% del 2010 al 9,4%, a Torino dal 10,1 al 6,9%, e così in 14 dei 15 capoluoghi in cui è presente il simbolo del Carroccio: solo a Bologna, per effetto traino del candidato leghista Bernardini, cresce dall'8,6% al 10,6%. Tiene bene invece il Pd, con l'eccezione di Napoli dove crolla al 16,2% circa dal 25,4% del 2010. A Torino balza dal 25,1% del 2010 al 34,3%, a Bologna mantiene un buon 39% (41% nel 2010) nonostante la competition dei grillini, a Milano cresce dal 26,3% del 2010 al 28,5%, superando di un soffio il Pdl e diventando il primo partito meneghino. Il problema del Pd sembra essere semmai quello dell'offerta politica, laddove risultano vincenti candidati, come Pisapia e De Magistris, che non sono espressione del partito.

Il centro-sinistra riesce a strappare il ballottaggio anche a Trieste (Roberto Cosolini è avanti con circa il 40%) e a Cagliari (Massimo Zedda avanti con circa il 46%). Complessivamente, nei 30 capoluoghi dove si è votato, il centro-sinistra vince al primo turno in 10 Comuni mentre il centro-destra in 3: un Comune è stato "strappato" dal centro-sinistra, due dal centro-destra. Nelle 11 Province, il centro-sinistra vince al primo turno in 3, il centro-destra in 2, una delle quali "strappata" al centro-sinistra. Insomma, per il bilancio definitivo delle "bandierine" occorre attendere i ballottaggi. Ma il vento non sembra più spirare senza indugi a favore di Pdl e Lega.

 

 

 

A Napoli vince il voto di protesta. De Magistris (Idv) costringe Lettieri (Pdl) al ballottaggio

di Francesco PriscoCronologia articolo17 maggio 2011Commenti (2)

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Argomenti: Partiti politici | Luigi De Magistris | Idv | Gianni Lettieri | Napoli | Pd | PDL | Raimondo Pasquino | Udc

Luigi De Magistris (Ansa)Luigi De Magistris (Ansa)

Che il nome del nuovo sindaco di Napoli sarebbe venuto fuori da un ballottaggio era noto sin dalla vigilia. A sorprendere sono però i contorni che assumerà la sfida in programma tra quindici giorni: a sfidare il candidato del Pdl Gianni Lettieri, che ha ottenuto il 38,5% dei consensi, sarà infatti l'europarlamentare dell'Idv Luigi De Magistris (a quota 27,4%) e non l'uomo del Pd Mario Morcone (terzo con il 19,3% dei voti), come ci si aspettava.

E la cosa rappresenta un primo verdetto: il Partito Democratico lascia Palazzo San Giacomo dopo una stagione lunga quasi diciotto anni, cominciata con Antonio Bassolino e proseguita con Rosa Russo Iervolino. Colpa del can-can delle primarie annullate nonché delle responsabilità che pure ha avuto il comune nell'ultradecennale emergenza rifiuti. Ma il dato più significativo è, in ogni caso, un altro: nella città caratterizzata dal più alto tasso di astensionismo (l'affluenza ai seggi ha raggiunto il 60,33% contro il 66,7% di cinque anni fa), a sinistra prevale il voto di protesta. Buona in ogni caso l'affermazione di Raimondo Pasquino, candidato del Terzo polo che in virtù del 9,7% delle preferenze per il secondo turno si appresta a fare da ago della bilancia per la corsa a Palazzo San Giacomo.

La particolarità di questa tornata elettorale la si coglie piuttosto facilmente anche analizzando il rapporto tra i candidati a sindaco e le liste che li sostenevano: Pdl e resto del Centrodestra, intercettando il 42,9% dei consensi, vanno più forte di Lettieri. Al contrario, De Magistris deve aver beneficiato di un bel po' di voto disgiunto se consideriamo che l'Italia dei Valori e le altre liste che lo sostenevano hanno ottenuto solo il 16,7% delle preferenze. Morcone appare di gran lunga al di sotto della sua coalizione che mette a segno una performance del 22,8 per cento. Il Terzo conta invece su uno zoccolo duro pari all'11,4% dei votanti.

Per quanto riguarda i singoli partiti, la sigla che si impone su tutte è il Pdl (23,7%). Il Partito Democratico non va oltre il 16,8% delle preferenze mentre l'Italia dei Valori in città viaggia sull'8,2 per cento. Per il ruolo di quarta forza cittadina, è testa tra l'Udc e il movimento Noi Sud, entrambi al di sopra del cinque per cento. A guardare poi le novità dello scacchiere politico italiano, si scopre che Sinistra Ecologia Libertà a Napoli vale circa il 3,9% del bacino elettorale, analogamente a Fli (3,3%).

Quali sono gli scenari che a questo punto si aprono, in vista del ballottaggio del 29 maggio? Lettieri punterà a far breccia sugli elettori moderati, mentre De Magistris per raccogliere il mandato di primo cittadino dovrà cercare un'intesa con tutte le forze che a livello nazionale si oppongono al governo Berlusconi. A Napoli tutto può succedere. L'ex presidente dell'Unione industriali, che ancora qualche giorno fa aveva dichiarato di credere alla possibilità di una vittoria al primo turno, oggi esprime soddisfazione nel commentare quello che secondo lui è "un gran risultato, oltre le aspettative". E poi rincara la dose contro l'europarlamentare dell'Idv: "I napoletani sono esasperati e hanno bisogno di una progettualità, non di chi fa demagogia e usa la forca". De Magistris, dal canto suo, chiarisce: "Non sono il candidato sindaco dell'Idv, né di altri partiti. Sono il sindaco per Napoli, per tutti i napoletani". Se non altro, una cosa è certa: da qui ai prossimi quindici giorni saranno scintille.

 

 

Bologna, Merola si impone al primo turno, boom dei grillini

di Enrica SannaCronologia articolo17 maggio 2011Commenti (1)

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Argomenti: Partiti politici | Manes Bernardini | Beppe Grillo | Galeazzo Bignami | Italia | Gian Paolo Bettamio | Stefano Aldrovandi | Cinzia Cracchi | Rosi Mauro

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Bologna, Merola si impone al primo turno, boom dei grilliniBologna, Merola si impone al primo turno, boom dei grillini

Virginio Merola è il nuovo sindaco di Bologna con il 50,47% delle preferenze (106.070 voti). Un risultato che spazza via le ambizioni di andare al ballottaggio di Manes Bernardini che ha chiuso al 30,35 % ( 63799 voti). Boom dei grillini al 9,5 percento. Il Terzo Polo si ferma al 5,08%. Dopo una serata di nervosismo che ha visto le operazioni di scutinio andare a rilento, nella notte alle 2:45 è arrivato il risultato definitivo della competizione elettorale. Virginio Merola è riuscito - seppur sul filo di lana - dove Flavio Delbono, l'ex sindaco costretto alle dimissioni dal Cinzia-Gate aveva fallito: conquistare la fascia tricolore al primo turno.

Il neo sindaco ha raggiunto la sede del comitato elettorale, in via Val D'Aposa, nel centro storico della città dopo la chiusura definitiva delle operazioni di scrutinio. "Scusate il ritardo. Abbiamo lottato fino alla fine, ma ce l'abbiamo fatta". Queste le prime parole di Merola, arrivato alle 2.20 nella sua sede elettorale. Ad accoglierlo, circa 300 persone che, dopo una lunghissima attesa, hanno scandito: "Virginio, Virgino". Tra loro anche il presidente della Regione Vasco Errani."Voglio ringraziare tutti è una bellissima serata." ha detto Merola davanti alla folla di giornalisti, fotografi e sostenitori che lo attendevano dentro e fuori il comitato elettorale.

Manes Bernardini che sperava nel ballottaggio, ha raggiunto la sede del suo comitato elettorale in Via Nazario Sauro, a poche centinaia di metri da quella del suo avversario del Centrosinistra, verso le 2.

"Complimenti al nuovo sindaco, ma lavoreremo sodo come opposizione perché siamo convinti che Merola non è quello di cui Bologna ha bisogno" ha detto Bernardini in una conferenza stampa alle 2,30 del mattino, quando mancava ancora una sezione da scrutinare. "Anche la vicepresidente del Senato, la leghista Rosi Mauro, arrivata alla ‘Casa del sindaco' alle 22:40 non ha rilasciato dichiarazioni se non a tarda notte "Ora si apre una riflessione, perché mentre noi siamo cresciuti, il Pdl è calato dal 24% al 13%". Poche ore prima era stato Galeazzo Bignami, vicecoordinatore del Pdl cittadino, a criticare la Lega: "A Bernardini Chapeau, ma il fuoco di fila dei ministri delle Lega ha portato al Carroccio solo lo 0,8% in più rispetto alle consultazioni regionali".

Bernardini ha anche annunciato che farà ricorso su alcune irregolarità che si sarebbero presentate ai seggi. In questa tornata elettorale Lega+Pdl hanno superato la percentuale di voti ottenuta da Alfredo Cazzola nel 2009 che aveva ottenuto il 29,1% al primo turno.

ASTENSIONE Al 27,2%

A Bologna si è avuta un'affluenza del 72,8% (in calo del 3,58% rispetto alla tornata elettorale del 2009 che avevo portato alle urne il 76,38% dei bolognesi). Il dato è comunque in controtendenza rispetto alle regionali dello scorso anno, quando andò a votare appena il 67,4% degli aventi diritto.

 

 

 

 

 

 

 

Pisapia avanti a Milano, Moratti: serve nuova fase centrodestra. Fassino sindaco a Torino. Sorpresa Idv a Napoli

di N.Cottone, C. Dominelli, C. Tucci e A. Franceschi. All'interno articoli di F. Prisco e E. SannaCronologia articolo16 maggio 2011Commenti (63)

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Argomenti: Partiti politici | Elezioni | Pdl | Busto Arsizio | Stefano Baccelli | Gianfranco Spadoni | Milano | Raffaele Tibaldi | Riccardo De Corato

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I risultati del voto in diretta sul Sole.comI risultati del voto in diretta sul Sole.com

Chiuse le urne molte le sorprese dello spoglio. Pisapia avanti a Milano dove il candidato del centrosinistra stacca il sindaco uscente Letizia Moratti. Il Pd conquista invece Torino con Piero Fassino e anche a Bologna Virginio Merola passa al primo turno. Ballottaggio a Napoli. Ecco dati e commenti.

Ore 5,03. Alle provinciali di Campobasso vince De Matteis

Il candidato del centrodestra Rosario De Matteis è stato eletto presidente della Provincia di Campobasso al primo turno col 54,3% dei consensi. Micaela Fanelli della coalizione di centrosinistra si è fermata al 30,9%. Pierpaolo Nagni dell'Idv ha ottenuto il 6,6%.

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A Milano Pisapia sorpassa la Moratti e Lettieri non sfonda a Napoli: primo bilancio delle sfide principali

A Milano Pisapia davanti alla Moratti e Lettieri non sfonda a Napoli: primo bilancio nelle grandi città

Ore 3.31. A Bologna la Lega farà ricorso

A Bologna la Lega farà ricorso. Lo ha annunciato la reggente del Carroccio in Emilia-Romagna, Rosi Mauro: "Ci sono molte segnalazioni di elettori". Virginio Merola, candidato del centrosinistra, è stato eletto sindaco di Bologna al primo turno con il 50,5% dei voti. Il candidato leghista Manes Bernardini ha chiuso poco sopra il 30%. "Abbiamo lottato fino alla fine, ma ce l'abbiamo fatta", il commento a caldo di Merola.

Ore 2,50. Pepe nuovo sindaco di Benevento

Fausto Pepe con il 51,6 per cento dei consensi è il nuovo sindaco di Benevento.

Ore 2.00. Bologna: Merola (Pd) vince al primo turno

Il centrosinistra conferma il sindaco di Bologna al primo turno. Quando restano da scrutinare 3 sezioni su 449, Virginio Merola (candidato di Pd, Sel, Idv, Fds, Socialisti) ha il 50,45% dei voti. Fra le liste primo il Pd con il 38,1% dei voti, poi Pdl 16,6%, Lega 10,7%, Sel 10,2%, Movimento 5 stelle 9,4%.

Ore 1.55. Olbia: verso vittoria di Giovannelli (centrosinistra)

Si profila a Olbia la vittoria di Gianni Giovannelli, candidato sindaco di una coalizione civica di centrosinistra, primo cittadino uscente eletto con il Pdl e ricandidato dall'opposizione con un ampio schieramento che va dal Pd a Fli, più una parte dell'Udc. I risultati ufficiali parziali vanno a rilento, ma i dati che arrivano da entrambi gli schieramenti coincidono e danno ormai per certa l'affermazione di Giovannelli, con oltre il 50% sullo sfidante Settimo Nizzi, senatore del Pdl, coordinatore regionale del partito, già sindaco della città e uomo di punta di Berlusconi in Gallura, in ritardo di almeno 10 punti.

Ore 1.52. Cagliari: è testa a testa tra Fantola e Zedda

Deciderà il ballottaggio il nuovo sindaco di Cagliari, città tradizionalmente in mano al centrodestra. Questa volta, infatti, il candidato della coalizione non ha sfondato: Massimo Fantola, esponente dei Riformatori sardi, è stato addirittura in svantaggio sullo sfidante del centrosinistra, il giovane candidato di Sel Massimo Zedda. Ed ora è testa a testa. Quando sono state scrutinate 105 sezioni su 175 complessive,Fantola è attestato è al 45,3% contro il 44,6% di Zedda.

Ore 1.47. Torino: 900 sezioni su 919, Fassino è al 56,6%

Mancano ancora 19 sezioni ma Piero Fassino sarà il nuovo sindaco di Torino: il candidato del Pd è al 56,6% (dopo 900 sezioni scrutinate su 919), mentre Michele Coppola del Pdl è fermo al 27,3%.

Ore 1.45. Comunali: a Novara si andrà al ballottaggio

Il comune di Novara va al ballottaggio. Quando restano da scrutinare 5 sezioni su 91, Mauro Franzinelli, il candidato del centrodestra (Pdl, Lega) ha il 46% dei voti; Andrea Ballarè, il candidato del centrosinistra (Pd, Sel, Prc, Pensionati) ha il 31%; Luca Zacchero, il candidato del Movimento 5 stelle ha il 7,8%. L'attuale sindaco di Novara è di centrodestra. Fra le liste il primo partito è il Pdl con il 28,76%, seguono Pd 23,3% e Lega 19,6%.

Ore 1.40. Reggio Calabria: ballottaggio per le provinciali

Ballottaggio alle provinciali di Reggio Calabria. Questo l'esito del primo turno al termine dello spoglio delle 698 sezioni: Giuseppe Raffa (Pdl-Udc) al 45,4%, Giusppe Morabito (Pd e Prc) al 26,6%, Pietro Fuda (Polo di centro e Api) 21,8 per cento.

Ore 1.39. Bologna: 440 sezioni su 449, Merola al 50,4%

Nove sezioni ancora e poi con molta probabilità Virginio Merola restituirà la guida di Bologna al Pd. Quando sono state scrutinate 440 sezioni su 449, il candidato del Pd è al 50,43% e Manes Bernardini (Pdl-Lega) al 30.41per cento.

Ore 1.35. Milano: 1.140 sezioni su 1.251, Pisapia al 48,08%

Anche Milano si avvicina alla fine dello scrutinio e l'avvocato di Sel, Giuliano Pisapia resta sempre in vetta con il 48,08%. Alle sue spalle il sindaco uscente, Letizia Moratti, al 41,55 per cento.

Ore 1.30. Comunali: Caserta verso la vittoria del centro-destra

Quando sono state scrutinate 57 sezioni su 89, Pio Del Gaudio, sostenuto da Pdl e Udc, è in vantaggio nella corsa a sindaco di Caserta, Carlo Marino del Pd è fermo al 26,79 per cento.

Ore 1.27. Bologna: 437 sezioni su 449, Merola al 50,5%

A meno dodici sezioni dalla fine dello scrutinio Virginio Merola (Pd) passerebbe al primo turno alle comunali di Bologna con il 50,5%. Alle sue spalle il candidato di Pdl e Lega, Manes Bernardini, con 30,38%. Massimo Bugani, sostenuto dai grillini, stabilmente al terzo posto con il 9,45% dei consensi.

Ore 1.25. Milano: 1129 sezioni su 1251, Pisapia al 48,1%

Giuliano Pisapia (Pd-Sel-Idv) al 48,1%, Letizia Moratti (Pdl-Lega) al 41.53% e Manfredi Palmeri (Terzo polo) al 5,51%: ecco l'andamento del voto per le comunali di Milano dopo che sono state scrutinate 1.129 sezioni su 1.251.

Ore 1.19. Fontana (Lega-Pdl): a Varese penalizzati da dispersione voti

"Come coalizione ci siamo comportati bene, la Lega è cresciuta e l'alleanza con il Pdl si è confermata solida, ma purtroppo siamo stati penalizzati dalla dispersione dei voti di centrodestra in tante liste". È il commento del sindaco uscente di Varese Attilio Fontana, candidato per Lega Nord e Pdl, che andrà al ballottaggio contro il candidato di centrosinistra Luisa Oprandi.

Ore 1.15. Provinciali: 3 centrosinistra, 2 centrodestra, 6 al ballottaggio

Il primo turno delle provinciali 2011 assegna 3 province al centrosinistra (Gorizia, Lucca, Ravenna) e 2 province al centrodestra (Treviso, Campobasso). Andranno al ballotaggio 6 province: Vercelli, Pavia, Trieste, Mantova, Macerata, Reggio Calabria. Nelle precedenti elezioni il centrosinistra conquistò 7 province; il centrodestra 4. Per ora Campobasso è l'unicaprovincia che passa di mano, dal centrosinistra al

centrodestra.

Ore 1.14. Bologna: 433 sezioni su 449, Merola è al 50,3%

Mancano 16 sezioni al termine dello scrutinio e un soffio consentirebbe a Virginio Merola, candidato del Pd, di passare al primo turno: per ora è al 50,37% contro il 30,4% di Manes Bernardini.

Ore 1.08. Milano: 1108 sezioni su 1.251, Pisapia al 48,08%

Si avvicina la fine dello scrutinio a Milano e Giuliano Pisapia è sempre avanti con il 48,08% contro il 41,54% di Letizia Moratti. E questo quando sono state scrutinate 1108 sezioni su 1251. Al terzo posto si consolida Manfredi Palmeri (Terzo polo) con il 5,52% e al quarto Mattia Calise (grillini) con il 3,25 per cento.

Ore 1.00. Comunali: a Siena vince Ceccuzzi (Pd)

Il centrosinistra conferma il sindaco di Siena al primo turno. Quando restano da scrutinare 4 sezioni su 50, Franco Ceccuzzi (candidato di Pd, riformisti, Sel, Idv, Fds) ha il 54,6% dei voti. Alessandro Nannini (candidato di Pdl, Lega) ha il 18,35%. Fra le liste il Pd ha il 38,2%, il Pdl il 14,5%.

Ore 00.58. Napoli: 608 sezioni su 886, Lettieri al 38,3%, De Magistris al 27,1%

A 608 sezioni su 886 Gianni Lettieri del Pdl è al 38,31%, Luigi De Magistris (Idv) al 27,16% e Mario Morcone del Pd al 19,8%. È questa la fotografia aggiornata della corsa alla poltrona di primo cittadino di Napoli.

Ore 00.57. Comunali: a Savona centrosinistra conferma sindaco

Il centrosinistra conferma il sindaco di Savona al primo turno. Quando restano da scrutinare 4 sezioni su 61, Federico Berruti (candidato di Pd, Udc, Prc, Idv, Sel, Psi) ha il 57,46% dei voti. Fra le liste primo il Pd con il 27,1%; poi Pdl 16,7% e Movimento 5 stelle 8,4%.

Ore 00.54. Bologna: 425 sezioni su 449, Merola al 50,5%

Quando mancano 24 sezioni alla fine Virginio Merola resta davanti nella corsa alla guida della città di Bologna: il candidato del Pd è al 50,5% contro il 30,38% di Manes Bernardini sostenuto da Pdl e Lega.

Ore 00.50. Comunali: Rimini verso il ballottaggio

Il comune di Rimini andrà al ballottaggio. Quando restano da scrutinare 7 sezioni su 143, Andrea Gnassi, il candidato del centrosinistra (Pd, Idv, Prc, Verdi, Psi) ha il 37,76% dei voti; Gioenzo Renzi, il candidato del centrodestra (Pdl e Lega) ha il 35%; Luigi Camporesi, il candidato grillino ha l'11,15%. L'attuale sindaco di Rimini è di centrosinistra.

Ore 00.45. Grosseto: 60 sezioni su 75, Bonifazi (Pd) al 46%, Lolini (Pdl) al 35,3%

A Grosseto Emilio Bonifazi del Pd è al 46% contro il 35,3% di Mario Lolini, candidato del centro-destra. È questo l'esito delle comunali di Grosseto quando sono state scrutinate 60 sezioni su 75.

Ore 00.40. Comunali: Villacidro al centro-sinistra, Assisi al centro-destra

La lista civica di centrosinistra ha conquistato il comune di Villacidro, unico capoluogo di provincia (Medio Campidano in Sardegna) con meno di 15mila abitanti. Essendo un piccolo comune, Maria Teresa Pani è stata eletta con il 48,73% dei voti. Non è necessario ricorrere al ballottaggio. Villacidro aveva un sindaco di una lista civica. Ad Assisi, invece, passa il candidato del centrodestra, Claudio Ricci, con il 50,8% contro il 27,6% di Carlo Cianetti, sostenuto dal centro-sinistra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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